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	Commenti a: 4. LA COGNIZIONE DEL DOLORE	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		<title>
		Di: Silvia Cavalieri		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/4-la-cognizione-del-dolore/comment-page-1/#comment-130928</link>

		<dc:creator><![CDATA[Silvia Cavalieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Dec 2012 18:24:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Quando ho letto questo articolo, molto bello, mi è tornato alla mente un romanzo portoghese che ho letto qualche anno fa e in questi giorni ne ho scritto qui:
http://www.levocianti.it/2012/12/anatomia-di-un-femminicidio-questo-e-il-mio-corpo-di-filipa-melo/
Grazie per gli spunti e per la tua analisi, Giulia, veramente interessanti!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando ho letto questo articolo, molto bello, mi è tornato alla mente un romanzo portoghese che ho letto qualche anno fa e in questi giorni ne ho scritto qui:<br />
<a href="http://www.levocianti.it/2012/12/anatomia-di-un-femminicidio-questo-e-il-mio-corpo-di-filipa-melo/" rel="nofollow ugc">http://www.levocianti.it/2012/12/anatomia-di-un-femminicidio-questo-e-il-mio-corpo-di-filipa-melo/</a><br />
Grazie per gli spunti e per la tua analisi, Giulia, veramente interessanti!</p>
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		Di: Anatomia di un femminicidio. “Questo è il mio corpo”, di Filipa Melo		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/4-la-cognizione-del-dolore/comment-page-1/#comment-130927</link>

		<dc:creator><![CDATA[Anatomia di un femminicidio. “Questo è il mio corpo”, di Filipa Melo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Dec 2012 18:19:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[...] la sofferenza e la disperazione è proprio ciò che invita a fare l’antropologa Giulia Zanini in un articolo molto bello che, insieme all’incontro con Nerina Cocchi e Daniel Pinheiro che mi hanno raccontato il progetto [...] ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] la sofferenza e la disperazione è proprio ciò che invita a fare l’antropologa Giulia Zanini in un articolo molto bello che, insieme all’incontro con Nerina Cocchi e Daniel Pinheiro che mi hanno raccontato il progetto [&#8230;] </p>
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		Di: Paola Di Giulio		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/4-la-cognizione-del-dolore/comment-page-1/#comment-130926</link>

		<dc:creator><![CDATA[Paola Di Giulio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Oct 2012 20:41:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Mi hanno colpito alcuni punti, quando Giulia Zanini dice:  &quot;Perchè ritengono legittimo essere estremamente gelosi, essere ubbiditi, &quot; ecc.,  e poi:  &quot;Credo anche che questi sentimenti e comportamenti siano diffusi perchè hanno un riconoscimento nella nostra società.&quot; Ecco, qui non c&#039;è niente di personale, come sentimenti o emozioni, ma molto di culturale - atavico, non so come chiamarlo, primitivo?
La delegittimazione non solo delle conseguenze ma anche delle motivazioni mi sembra una chiave importante, che deriva e si riflette su tutta la problematica delle relazioni. Ci sarà pure qualcuno nelle scuole (e non solo) in grado di fare delle riflessioni sulle motivazioni, non solo sugli effetti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi hanno colpito alcuni punti, quando Giulia Zanini dice:  &#8220;Perchè ritengono legittimo essere estremamente gelosi, essere ubbiditi, &#8221; ecc.,  e poi:  &#8220;Credo anche che questi sentimenti e comportamenti siano diffusi perchè hanno un riconoscimento nella nostra società.&#8221; Ecco, qui non c&#8217;è niente di personale, come sentimenti o emozioni, ma molto di culturale &#8211; atavico, non so come chiamarlo, primitivo?<br />
La delegittimazione non solo delle conseguenze ma anche delle motivazioni mi sembra una chiave importante, che deriva e si riflette su tutta la problematica delle relazioni. Ci sarà pure qualcuno nelle scuole (e non solo) in grado di fare delle riflessioni sulle motivazioni, non solo sugli effetti.</p>
]]></content:encoded>
		
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		Di: Giorgia P.		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/4-la-cognizione-del-dolore/comment-page-1/#comment-130925</link>

		<dc:creator><![CDATA[Giorgia P.]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Oct 2012 10:56:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Molto interessante questa nuova angolatura da cui vedere il problema violenza sulla donna. Di nuovo la distorsione nasce dall&#039;errata interpretazione del verbo amare. E&#039; davvero un fraintendimento che provoca un sacco di danni. Ormai siamo abituati a declinare &quot;amare&quot; come qualcosa di passivo e al più riflessivo: l&#039;importante è che lei/lui mi ami, che questo amore mi procuri qualche beneficio e se guardiamo all&#039;univero maschile i benefici attesi sono quelli citati dall&#039;articolo... varie forme di riconoscimento.
Questo significato economico/mercantile del verbo amare crea grandi aspettative, ci si appoggia volentieri all&#039;amore. Ha distorto le nostre relazioni e quando i conti economici non tornano più ci incazziamo e qualcuno dei maschi diventa violento.
Invece l&#039;amore è qualcosa di attivo, se vediamo l&#039;amore come una continua azione verso il bene dell&#039;altro scopriamo innanzi tutto che è anti-economico: io mi dono, io mi dedico. Ma non delude perchè non ha aspettative particolari, è il sentimento più bello, è regale, il regalo di sé all&#039;altro. Gratis.
Certo correggere la prospettiva comune con cui viviamo l&#039;amore ormai è quasi impossibile, però occorre partire da lì.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Molto interessante questa nuova angolatura da cui vedere il problema violenza sulla donna. Di nuovo la distorsione nasce dall&#8217;errata interpretazione del verbo amare. E&#8217; davvero un fraintendimento che provoca un sacco di danni. Ormai siamo abituati a declinare &#8220;amare&#8221; come qualcosa di passivo e al più riflessivo: l&#8217;importante è che lei/lui mi ami, che questo amore mi procuri qualche beneficio e se guardiamo all&#8217;univero maschile i benefici attesi sono quelli citati dall&#8217;articolo&#8230; varie forme di riconoscimento.<br />
Questo significato economico/mercantile del verbo amare crea grandi aspettative, ci si appoggia volentieri all&#8217;amore. Ha distorto le nostre relazioni e quando i conti economici non tornano più ci incazziamo e qualcuno dei maschi diventa violento.<br />
Invece l&#8217;amore è qualcosa di attivo, se vediamo l&#8217;amore come una continua azione verso il bene dell&#8217;altro scopriamo innanzi tutto che è anti-economico: io mi dono, io mi dedico. Ma non delude perchè non ha aspettative particolari, è il sentimento più bello, è regale, il regalo di sé all&#8217;altro. Gratis.<br />
Certo correggere la prospettiva comune con cui viviamo l&#8217;amore ormai è quasi impossibile, però occorre partire da lì.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: Paolo S		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/4-la-cognizione-del-dolore/comment-page-1/#comment-130924</link>

		<dc:creator><![CDATA[Paolo S]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Oct 2012 10:45:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Testo estremamente ricco di spunti; concordo con la maggior parte di quanto viene detto.
Sull’immaturità emotiva, non ci piove. Sullo spezzare i legami tra immaturità emotiva, frustrazione e azione violenta, ottimo: non saprei dirlo meglio di così.
Ma non ho conosciuto direttamente uomini che hanno esercitato o esercitano violenza, e non riesco a pronuciarmi sul fatto che “siano coscienti e consapevoli” come categoria.
Il che non vuol dire che invoco l&#039;incapacità di intendere e di volere per questi atti –anzi! – ma che penso che coscienza e consapevolezza si costruiscono negli individui e non possono essere attribuiti alle categorie.
Per me, gli uomini violenti restano un grosso mistero. Credo che Luigi Zoja, nel suo “Centauri. Mito e violenza maschile” indichi una strada per fare luce su questo mistero, ma nemmeno le sue risposte mi hanno convinto del tutto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Testo estremamente ricco di spunti; concordo con la maggior parte di quanto viene detto.<br />
Sull’immaturità emotiva, non ci piove. Sullo spezzare i legami tra immaturità emotiva, frustrazione e azione violenta, ottimo: non saprei dirlo meglio di così.<br />
Ma non ho conosciuto direttamente uomini che hanno esercitato o esercitano violenza, e non riesco a pronuciarmi sul fatto che “siano coscienti e consapevoli” come categoria.<br />
Il che non vuol dire che invoco l&#8217;incapacità di intendere e di volere per questi atti –anzi! – ma che penso che coscienza e consapevolezza si costruiscono negli individui e non possono essere attribuiti alle categorie.<br />
Per me, gli uomini violenti restano un grosso mistero. Credo che Luigi Zoja, nel suo “Centauri. Mito e violenza maschile” indichi una strada per fare luce su questo mistero, ma nemmeno le sue risposte mi hanno convinto del tutto.</p>
]]></content:encoded>
		
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		Di: Paolo1984		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/4-la-cognizione-del-dolore/comment-page-1/#comment-130923</link>

		<dc:creator><![CDATA[Paolo1984]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Oct 2012 09:57:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[E&#039; normale star male, soffrire, essere frustrati anche arrabbiati per essere stati lasciati o traditi (e peraltro non è una esclusiva degli uomini), è normale pure la gelosia (se non diventa un&#039;ossessione di controllo che soffoca la virta dell&#039;altro e pure la tua) non tutti coloro che provano queste cose cercano di uccidere la compagna in quanto la vedono come una cosa di loro proprietà. Si tratta appunto di saper gestire ed elaborare emozioni che a tutti capita di provare nella vita. Il femminicida non è chi non prova certe cose, ma chi questa elaborazione non la sa e/o non la vuole fare]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; normale star male, soffrire, essere frustrati anche arrabbiati per essere stati lasciati o traditi (e peraltro non è una esclusiva degli uomini), è normale pure la gelosia (se non diventa un&#8217;ossessione di controllo che soffoca la virta dell&#8217;altro e pure la tua) non tutti coloro che provano queste cose cercano di uccidere la compagna in quanto la vedono come una cosa di loro proprietà. Si tratta appunto di saper gestire ed elaborare emozioni che a tutti capita di provare nella vita. Il femminicida non è chi non prova certe cose, ma chi questa elaborazione non la sa e/o non la vuole fare</p>
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