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	Commenti a: 7. MANOVRE DI ESERCITI	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		Di: girolamo		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/7-manovre-di-eserciti/comment-page-1/#comment-130480</link>

		<dc:creator><![CDATA[girolamo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Sep 2012 12:34:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ Maurizio: grazie per la segnalazione.
Sull&#039;identità di genere di alcuni ministri (io uso il neutro, vecchia scuola tedesca, per sottolineare la prevalenza della funzione su chi la esercita): è un falso problema, con questo governo come col precedente come con quello precedente del precedente. Se stiamo ai fatti, dobbiamo registrare da un lato una &quot;femminilizzazione del lavoro&quot;, cioè l&#039;attribuzione al lavoratore, quale che sia la sua identità di genere, di quelle &quot;qualità&quot; storicamente attribuite al soggetto femminile – flessibilità, capacità di adattamento, disponibilità a un surplus di lavoro, passività: condizione necessaria per la precarizzazione del lavoro. Al tempo stesso, la precarizzazione espelle dal lavoro soggetti femminili, ovvero li confina in quel mercato dell&#039;affettività – badanti, cura, assistenza domiciliare, in parte anche educazione scolastica – che a sua volta nasce attorno alle qualità &quot;domestiche&quot; che si suppone sianoi proprie della &quot;natura femminile&quot;. Alle donne che vogliono resistere a questa selezione malthusiana viene chiesto di &quot;mascolinizzarsi&quot;, di mostrare una maggiore capacità di messa in atto di quelle qualità che si suppone essere proprie della &quot;natura maschile&quot;: individualismo, cinismo, carrierismo, in una parola stronzaggine.
Ogni politica che sposti di una tacca più in alto l&#039;asticella della precarizzazione del lavoro, e favorisca in qualsivoglia maniera i processi di finanziarizzazione dell&#039;economia – che necessitano di un lavoro precario e flessibile – è una politica che favorisce le condizioni strutturali della discriminazione dei soggetti socialmente deboli, ossia dotati di minore forza contrattuale, e tra essi le donne: che gli attori di questa strategia politica si chiamino Lanzillotta e Pollastrini, oppure Carfagna, Prestigiacomo e Meloni, oppure Fornero (che è una e trina, avendo accorpato lavoro, politiche sociali e pari opportunità) non fa differenza, né politica né di genere.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ Maurizio: grazie per la segnalazione.<br />
Sull&#8217;identità di genere di alcuni ministri (io uso il neutro, vecchia scuola tedesca, per sottolineare la prevalenza della funzione su chi la esercita): è un falso problema, con questo governo come col precedente come con quello precedente del precedente. Se stiamo ai fatti, dobbiamo registrare da un lato una &#8220;femminilizzazione del lavoro&#8221;, cioè l&#8217;attribuzione al lavoratore, quale che sia la sua identità di genere, di quelle &#8220;qualità&#8221; storicamente attribuite al soggetto femminile – flessibilità, capacità di adattamento, disponibilità a un surplus di lavoro, passività: condizione necessaria per la precarizzazione del lavoro. Al tempo stesso, la precarizzazione espelle dal lavoro soggetti femminili, ovvero li confina in quel mercato dell&#8217;affettività – badanti, cura, assistenza domiciliare, in parte anche educazione scolastica – che a sua volta nasce attorno alle qualità &#8220;domestiche&#8221; che si suppone sianoi proprie della &#8220;natura femminile&#8221;. Alle donne che vogliono resistere a questa selezione malthusiana viene chiesto di &#8220;mascolinizzarsi&#8221;, di mostrare una maggiore capacità di messa in atto di quelle qualità che si suppone essere proprie della &#8220;natura maschile&#8221;: individualismo, cinismo, carrierismo, in una parola stronzaggine.<br />
Ogni politica che sposti di una tacca più in alto l&#8217;asticella della precarizzazione del lavoro, e favorisca in qualsivoglia maniera i processi di finanziarizzazione dell&#8217;economia – che necessitano di un lavoro precario e flessibile – è una politica che favorisce le condizioni strutturali della discriminazione dei soggetti socialmente deboli, ossia dotati di minore forza contrattuale, e tra essi le donne: che gli attori di questa strategia politica si chiamino Lanzillotta e Pollastrini, oppure Carfagna, Prestigiacomo e Meloni, oppure Fornero (che è una e trina, avendo accorpato lavoro, politiche sociali e pari opportunità) non fa differenza, né politica né di genere.</p>
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		Di: Anonimo		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/7-manovre-di-eserciti/comment-page-1/#comment-130479</link>

		<dc:creator><![CDATA[Anonimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Sep 2012 10:33:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Chiedo scusa, sono partita anonima: Sonia]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Chiedo scusa, sono partita anonima: Sonia</p>
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		Di: Anonimo		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/7-manovre-di-eserciti/comment-page-1/#comment-130478</link>

		<dc:creator><![CDATA[Anonimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Sep 2012 10:32:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il gender gap purtroppo inizia anche da prima... Tempo fa gestivo un sito sulla legge 30. Mi scrisse un imprenditore: &quot;le donne dopo i 30 anni non si possono assumere perché sono a rischio gravidanza. Io i loro cv non li leggo proprio&quot;. Basta sfogliare qualsiasi giornale di lavoro, i limiti d&#039;età sono severi: ricollocarsi nel mondo della flessibilità è impossibile. Se poi tra laurea, master, lavoro in nero, poi cocopro, poi ritenuta d&#039;acconto, poi partita iva farlocca, poi tempo determinato magari part-time perché &quot;non ci sono i soldi per i contributi&quot; arrivi ai 30, è la fine. Ed è accaduto, sta accadendo, a tutta una generazione. Allo step di essere discriminate per la maternità non siamo proprio arrivate: abbiamo iniziato a soffrire già dalle selezioni, nelle vesti di portatrici sane di utero. E io, che di anni ce ne ho 34, come lo dico che ho alte possibilità di essere in menopausa a 38? Devo scriverlo sul c.v.? A un datore di lavoro o a un collaboratore interessa più il mio status ovarico che 10 anni di gavetta? Mi sembra un segno molto chiaro della lungimiranza di una classe dirigente, che risica e si spippola sul centesimo e non investe sulle competenze, sulla formazione, sul futuro. Tristezz...
Poi, io, alla vecchia favola che i soldi non ci sono, non credo più. Entro nelle case di questa gente, non sono cieca né sorda e il mio salario non è legato al mio qi: non sono scema. I soldi ci sono, si tratta di scelte di allocazione... Chiedo scusa per il commento un po&#039; alluvionale e solipsistico ma è un tema che mi fa tanto male quello della discriminazione sul lavoro. L&#039;ho subito, l&#039;ho vissuto e nemmeno ho figli... figuriamoci chi li ha...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il gender gap purtroppo inizia anche da prima&#8230; Tempo fa gestivo un sito sulla legge 30. Mi scrisse un imprenditore: &#8220;le donne dopo i 30 anni non si possono assumere perché sono a rischio gravidanza. Io i loro cv non li leggo proprio&#8221;. Basta sfogliare qualsiasi giornale di lavoro, i limiti d&#8217;età sono severi: ricollocarsi nel mondo della flessibilità è impossibile. Se poi tra laurea, master, lavoro in nero, poi cocopro, poi ritenuta d&#8217;acconto, poi partita iva farlocca, poi tempo determinato magari part-time perché &#8220;non ci sono i soldi per i contributi&#8221; arrivi ai 30, è la fine. Ed è accaduto, sta accadendo, a tutta una generazione. Allo step di essere discriminate per la maternità non siamo proprio arrivate: abbiamo iniziato a soffrire già dalle selezioni, nelle vesti di portatrici sane di utero. E io, che di anni ce ne ho 34, come lo dico che ho alte possibilità di essere in menopausa a 38? Devo scriverlo sul c.v.? A un datore di lavoro o a un collaboratore interessa più il mio status ovarico che 10 anni di gavetta? Mi sembra un segno molto chiaro della lungimiranza di una classe dirigente, che risica e si spippola sul centesimo e non investe sulle competenze, sulla formazione, sul futuro. Tristezz&#8230;<br />
Poi, io, alla vecchia favola che i soldi non ci sono, non credo più. Entro nelle case di questa gente, non sono cieca né sorda e il mio salario non è legato al mio qi: non sono scema. I soldi ci sono, si tratta di scelte di allocazione&#8230; Chiedo scusa per il commento un po&#8217; alluvionale e solipsistico ma è un tema che mi fa tanto male quello della discriminazione sul lavoro. L&#8217;ho subito, l&#8217;ho vissuto e nemmeno ho figli&#8230; figuriamoci chi li ha&#8230;</p>
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		<title>
		Di: Maurizio		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/7-manovre-di-eserciti/comment-page-1/#comment-130477</link>

		<dc:creator><![CDATA[Maurizio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Sep 2012 09:04:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@GIrolamo: questo blogger sa quel che dice, capisce davvero di economia (certo più di quelli del Foglio)  e sulla FIAT ha detto questo:
http://phastidio.net/2012/03/19/monti-la-fiat-e-la-transizione-italiana-verso-la-poverta/]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@GIrolamo: questo blogger sa quel che dice, capisce davvero di economia (certo più di quelli del Foglio)  e sulla FIAT ha detto questo:<br />
<a href="http://phastidio.net/2012/03/19/monti-la-fiat-e-la-transizione-italiana-verso-la-poverta/" rel="nofollow ugc">http://phastidio.net/2012/03/19/monti-la-fiat-e-la-transizione-italiana-verso-la-poverta/</a></p>
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		<title>
		Di: Maurizio		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/7-manovre-di-eserciti/comment-page-1/#comment-130476</link>

		<dc:creator><![CDATA[Maurizio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Sep 2012 08:13:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La Fornero diice &quot;bambola, non c&#039;è una lira&quot;, ma riflettiamo su un intervento a costo zero che la ministra potrebbe fare e non fa: il tanto vituperato governo Prodi le dimissioni in bianco le aveva cancellate con un provvedimento semplicissimo, che prescriveva l&#039;obbligo di formalizzare le dimissioni presso un organo istituzionale (mi pare fosse la Provincia) alla presenza di un rappresentante sindacale, rendendo così nullo qualsiasi atto pregresso firmato in bianco. Norma abolita dal successivo governo Berlusconi già nel primo mese, ovviamente. Costa zero: perché la Fornero, ministro del lavoro, non la ripristina?
Questo fatto la dice lunga su quali siano le posizioni ideologiche di questa signora.
A suo tempo l&#039;insediamento di tre ministre è stato salutato come un fatto assolutamente positivo, in virtù del fatto che sono donne. A me questa cosa non ha mai convinto, e l&#039;operato della Fornero mi dà purtroppo ragione, in una delle rare occasioni in cui davvero mi sarebbe piaciuto avere torto marcio.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La Fornero diice &#8220;bambola, non c&#8217;è una lira&#8221;, ma riflettiamo su un intervento a costo zero che la ministra potrebbe fare e non fa: il tanto vituperato governo Prodi le dimissioni in bianco le aveva cancellate con un provvedimento semplicissimo, che prescriveva l&#8217;obbligo di formalizzare le dimissioni presso un organo istituzionale (mi pare fosse la Provincia) alla presenza di un rappresentante sindacale, rendendo così nullo qualsiasi atto pregresso firmato in bianco. Norma abolita dal successivo governo Berlusconi già nel primo mese, ovviamente. Costa zero: perché la Fornero, ministro del lavoro, non la ripristina?<br />
Questo fatto la dice lunga su quali siano le posizioni ideologiche di questa signora.<br />
A suo tempo l&#8217;insediamento di tre ministre è stato salutato come un fatto assolutamente positivo, in virtù del fatto che sono donne. A me questa cosa non ha mai convinto, e l&#8217;operato della Fornero mi dà purtroppo ragione, in una delle rare occasioni in cui davvero mi sarebbe piaciuto avere torto marcio.</p>
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		<title>
		Di: lalipperini		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/7-manovre-di-eserciti/comment-page-1/#comment-130475</link>

		<dc:creator><![CDATA[lalipperini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Sep 2012 07:45:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Perlappunto: la vignetta è un favore, altro che satira libera hip hip urrà.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Perlappunto: la vignetta è un favore, altro che satira libera hip hip urrà.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: girolamo		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/7-manovre-di-eserciti/comment-page-1/#comment-130474</link>

		<dc:creator><![CDATA[girolamo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Sep 2012 07:43:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sul &lt;a href=&quot;http://www.ilmanifesto.it/area-abbonati/in-edicola/manip2n1/20120918/manip2pg/07/manip2pz/328796/&quot; rel=&quot;nofollow ugc&quot;&gt;manifesto&lt;/a&gt; di ieri, Guido Viale ricorda che il 18 giugno 2010 il &quot;Foglio&quot; gli dedicò un&#039;intera pagina (ben 7 articoli) di sberleffi per aver messo in discussione (lui come altri) la serietà e la fattibilità del progetto-Marchionne. In forme diverse, anche se non così evidenti, è capitato a chiunque abbia detot o scritto qualcosa di meno che servile ed encomiastico su FIAT, Marchionne, mercato dell&#039;auto. Beh, gli editorialisti del &quot;Foglio&quot; potranno essere dei pirla (=non sanno quasi nulla di economia e industria, ma ne parlano come se...), ma Fornero, Monti, Passera no. Perché delle due l&#039;una: o a &quot;Fabbrica Italia&quot; hanno creduto davvero, e allora dovrebbero alzare non le mani, ma le lettere di dimissioni, essendo le persone sbagliate nel posto sbagliato. O, al contrario, sanno fare bene analisi e conti, e dunque sapevano sin dall&#039;inizio che Marchionne stava facendo il gioco delle tre carte (o forse quattro: faccio notare, di passaggio, che al presunto bisogno di acciaio da parte della FIAT viene correlato il supposto futuro dell&#039;ILVA di Taranto). E quindi non sono né pirla, né ministri-squillo: sono qualcosa di peggio. Sono correi (e lo stesso Vauro fa loro un doppio favore, nel deviare il discorso dal vero punto, e nello sminuire la loro attiva e fattiva complicità). Stanno lì a passare una mano di smalto &quot;tecnico&quot; sulla prosecuzione – e neanche con altri mezzi – di una politica che usa la crisi per rendere precaria un&#039;intera nazione, a cominciare dalle figure che il comune sentire associa come &quot;più vicine&quot; (per vocazione? per natura?) alla precarietà: donne, giovani, migranti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sul <a href="http://www.ilmanifesto.it/area-abbonati/in-edicola/manip2n1/20120918/manip2pg/07/manip2pz/328796/" rel="nofollow ugc">manifesto</a> di ieri, Guido Viale ricorda che il 18 giugno 2010 il &#8220;Foglio&#8221; gli dedicò un&#8217;intera pagina (ben 7 articoli) di sberleffi per aver messo in discussione (lui come altri) la serietà e la fattibilità del progetto-Marchionne. In forme diverse, anche se non così evidenti, è capitato a chiunque abbia detot o scritto qualcosa di meno che servile ed encomiastico su FIAT, Marchionne, mercato dell&#8217;auto. Beh, gli editorialisti del &#8220;Foglio&#8221; potranno essere dei pirla (=non sanno quasi nulla di economia e industria, ma ne parlano come se&#8230;), ma Fornero, Monti, Passera no. Perché delle due l&#8217;una: o a &#8220;Fabbrica Italia&#8221; hanno creduto davvero, e allora dovrebbero alzare non le mani, ma le lettere di dimissioni, essendo le persone sbagliate nel posto sbagliato. O, al contrario, sanno fare bene analisi e conti, e dunque sapevano sin dall&#8217;inizio che Marchionne stava facendo il gioco delle tre carte (o forse quattro: faccio notare, di passaggio, che al presunto bisogno di acciaio da parte della FIAT viene correlato il supposto futuro dell&#8217;ILVA di Taranto). E quindi non sono né pirla, né ministri-squillo: sono qualcosa di peggio. Sono correi (e lo stesso Vauro fa loro un doppio favore, nel deviare il discorso dal vero punto, e nello sminuire la loro attiva e fattiva complicità). Stanno lì a passare una mano di smalto &#8220;tecnico&#8221; sulla prosecuzione – e neanche con altri mezzi – di una politica che usa la crisi per rendere precaria un&#8217;intera nazione, a cominciare dalle figure che il comune sentire associa come &#8220;più vicine&#8221; (per vocazione? per natura?) alla precarietà: donne, giovani, migranti.</p>
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