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	Commenti a: ACCALCENTRO	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		Di: Anna Moroni		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Anna Moroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jun 2011 17:08:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Col liquore Strega e la sfoglia con le uova ci prepariamo delle squisite nepitelle per Natale: ma ve le siete lavate le mani, tesori?:D]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Col liquore Strega e la sfoglia con le uova ci prepariamo delle squisite nepitelle per Natale: ma ve le siete lavate le mani, tesori?:D</p>
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		Di: Valberici		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Valberici]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jun 2011 15:07:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Mioddio, lo Strega è sicuro! E se troviamo un regista anche la palma d&#039;oro per il film con sceneggiatura originale di Marcello Bacello è sicura!   :D]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mioddio, lo Strega è sicuro! E se troviamo un regista anche la palma d&#8217;oro per il film con sceneggiatura originale di Marcello Bacello è sicura!   😀</p>
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		Di: lalipperini		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[lalipperini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jun 2011 07:02:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Anna, sei un genio!!! Basta, &quot;Calamari precari&quot; allo Strega: ora, subito. Petizione!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Anna, sei un genio!!! Basta, &#8220;Calamari precari&#8221; allo Strega: ora, subito. Petizione!</p>
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		Di: Roberto Angioni		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Roberto Angioni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jun 2011 21:08:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Anna Moroni, mi inchino estasiato!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Anna Moroni, mi inchino estasiato!</p>
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		<title>
		Di: Anna Moroni		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Anna Moroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jun 2011 18:12:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;&lt;i&gt;Prima di comprarlo aspetto di leggere la recensione di Giulio Ferroni&lt;/i&gt;&quot;. Intanto c&#039;è quella di Cortellessa (su &quot;analfabeta2&quot;):
Per una volta il titolo va preso in parola: «Calamari precari». Anche perché «precario» non è annoverato fra gli epiteti promozionali dell’editoria &lt;i&gt;glam&lt;/i&gt; di oggi. E quale occasione più &lt;i&gt;gnam&lt;/i&gt; dell’esordio narrativo di un giovane precario, ispido pescatore di frodo per di più, che addirittura affronta il più abusato dei temi – il rapporto tra eros, cibo e precarietà? Ecco: se già vi state facendo un’idea, di che tipo di romanzo possa &lt;i&gt;Calamari precari&lt;/i&gt; di Marcello Bacello, mettetela subito da parte. Perché di &lt;i&gt;glamour/gnamour&lt;/i&gt;, qui, non ce n’è punto.
Nel paesaggio in rovine, nella &lt;i&gt;facies hippocratica&lt;/i&gt; del presente che illustra – tormentoso prima che esilarante, come pure non riesce a non essere – &lt;i&gt;Calamari precari&lt;/i&gt;, una scena in apparenza meno torrida di altre colpisce, però, con una violenza speciale. Siamo ancora in una fase primordiale di quello che, per la famiglia Voglia – paratatticamente discesi dai prolifici lombi di Nonna Mala –, diverrà la primavera seguente uno psicodramma vissuto in diretta sulla ribalta mediatica del porto di Bari: il ripetuto salto dei molluschi nel paniere di vimini, un &lt;i&gt;acting out&lt;/i&gt; da delirio psicotico – performato di fronte a un’esemplare scena mediatica – nella sua potenza icastica appare un’immagine degna di passare alla storia letteraria. Ma in che senso si può considerare il calamaro un fenomeno “letterario”? Anzitutto prendendo atto che è l’entità ittica più rilevante – &lt;i&gt;in sylva todaroderum, eledonium, penaeuus sepiarumque&lt;/i&gt; – nella zuppa adriatica, e tra le più importanti in assoluto.
Per questo, colpevolmente, il calamaro lo si apprezza con molta maggiore passione di quando era in vita. C’è una voluttà indicibile, si sa, nell’attestarsi sulle posizioni dell’Impero alla fine della Decadenza.
L’interfaccia che permette lo scambio simbolico fra le due dimensioni – quella fenomenica e quella letteraria – è per l’appunto la sua presentazione, cioè la &lt;i&gt;spettacolarizzazione&lt;/i&gt;, che prelude alla consumazione, al suo essere-per-la morte come precarietà della semplice presenza. La sede in cui cioè, nei &lt;i&gt;format gastrotelevisivi&lt;/i&gt; sempre più affermatisi negli ultimi anni, “si fa spettacolo” della propria cucina – a partire dal vissuto e dall’immagine corporea tanto del soggetto quanto dell&#039;oggetto parodizzato, clericizzato, vissanizzato.
Pochi testi al pari di questo, introducendo catarticamente il lettore nella dimensione del pescatore irregolare, mettono voglia, a chi legga, di correre a lavarsi le mani  – &lt;i&gt;&quot;Ti sei lavata le mani tesoro?&quot;&lt;/i&gt; – olfattivamente eukaryotizzate. Parrebbe di trovarsi  &lt;i&gt;Ready Steady Cook&lt;/i&gt;, il tormentoso  Grand Guignol televisivo condotto nel cono d&#039;ombra della sentenza «a berlingaccio chi non ha ciccia ammazza il gatto», ma deprivato d’ogni farsa metafisica: l’inferno della precarietà è tale proprio perché spietatamente fisico – cioè &lt;i&gt;psichicamente calamarico&lt;/i&gt;, le cui domande che singhiozzano il dettato sono per lo più senza punto interrogativo: emergenza tragica, cioè senza soluzione (&lt;i&gt;E che caspio c’hai da trementare, uaglio&#039;! E mmo&#039;!&lt;/i&gt;), che lascia ammirati quanto sconvolti.
Ma non è solo un testo «precarizzante». Se il calamaro ha questa straordinaria capacità di infettare l’immaginario di chi legge, è in quanto ente &lt;i&gt;precarizzato&lt;/i&gt;. Col coraggio e l’ostinazione che ha per insegna, Marcello Bacello s’è foggiata – s’è dovuto insediare (come un pisello nel suo Bacello) in una &lt;i&gt;lingua del precario&lt;/i&gt;: fatta non solo dell’amato sgrammaticato libero (&lt;i&gt;Se Parigi avesse lu mère, saresse &#039;na piccola Bère&lt;/i&gt;), ma anche di un’orgia di interruzioni e ripetizioni che fanno sboccare il monologo delirante del sottoproletario afasico in un’efflorescenza di muffe paraipotattiche o prosimetriche, sempre che capiate cosa voglio dire.
Naturalmente, fra i molti possibili &lt;i&gt;connubi gastronomici&lt;/i&gt;, uno ce ne sarebbe in grado di dare invece una soluzione, tragica in quanto inappellabile, alla malattia di tutti noi. Ma la coazione a ripetere su cui si conclude &lt;i&gt;Calamari precari&lt;/i&gt; – il «sì» col quale l&#039;afasico protagonista pronuncia il suo unico monosillabo, conferma l’opinione di un maestro segreto di questo libro, Buster Keaton: se la vita è «la malattia della materia», alla materia culinaria non potremo mai rinunciare. Perché malgrado tutto è il cibo, appunto, che ci tiene in vita.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;<i>Prima di comprarlo aspetto di leggere la recensione di Giulio Ferroni</i>&#8220;. Intanto c&#8217;è quella di Cortellessa (su &#8220;analfabeta2&#8221;):<br />
Per una volta il titolo va preso in parola: «Calamari precari». Anche perché «precario» non è annoverato fra gli epiteti promozionali dell’editoria <i>glam</i> di oggi. E quale occasione più <i>gnam</i> dell’esordio narrativo di un giovane precario, ispido pescatore di frodo per di più, che addirittura affronta il più abusato dei temi – il rapporto tra eros, cibo e precarietà? Ecco: se già vi state facendo un’idea, di che tipo di romanzo possa <i>Calamari precari</i> di Marcello Bacello, mettetela subito da parte. Perché di <i>glamour/gnamour</i>, qui, non ce n’è punto.<br />
Nel paesaggio in rovine, nella <i>facies hippocratica</i> del presente che illustra – tormentoso prima che esilarante, come pure non riesce a non essere – <i>Calamari precari</i>, una scena in apparenza meno torrida di altre colpisce, però, con una violenza speciale. Siamo ancora in una fase primordiale di quello che, per la famiglia Voglia – paratatticamente discesi dai prolifici lombi di Nonna Mala –, diverrà la primavera seguente uno psicodramma vissuto in diretta sulla ribalta mediatica del porto di Bari: il ripetuto salto dei molluschi nel paniere di vimini, un <i>acting out</i> da delirio psicotico – performato di fronte a un’esemplare scena mediatica – nella sua potenza icastica appare un’immagine degna di passare alla storia letteraria. Ma in che senso si può considerare il calamaro un fenomeno “letterario”? Anzitutto prendendo atto che è l’entità ittica più rilevante – <i>in sylva todaroderum, eledonium, penaeuus sepiarumque</i> – nella zuppa adriatica, e tra le più importanti in assoluto.<br />
Per questo, colpevolmente, il calamaro lo si apprezza con molta maggiore passione di quando era in vita. C’è una voluttà indicibile, si sa, nell’attestarsi sulle posizioni dell’Impero alla fine della Decadenza.<br />
L’interfaccia che permette lo scambio simbolico fra le due dimensioni – quella fenomenica e quella letteraria – è per l’appunto la sua presentazione, cioè la <i>spettacolarizzazione</i>, che prelude alla consumazione, al suo essere-per-la morte come precarietà della semplice presenza. La sede in cui cioè, nei <i>format gastrotelevisivi</i> sempre più affermatisi negli ultimi anni, “si fa spettacolo” della propria cucina – a partire dal vissuto e dall’immagine corporea tanto del soggetto quanto dell&#8217;oggetto parodizzato, clericizzato, vissanizzato.<br />
Pochi testi al pari di questo, introducendo catarticamente il lettore nella dimensione del pescatore irregolare, mettono voglia, a chi legga, di correre a lavarsi le mani  – <i>&#8220;Ti sei lavata le mani tesoro?&#8221;</i> – olfattivamente eukaryotizzate. Parrebbe di trovarsi  <i>Ready Steady Cook</i>, il tormentoso  Grand Guignol televisivo condotto nel cono d&#8217;ombra della sentenza «a berlingaccio chi non ha ciccia ammazza il gatto», ma deprivato d’ogni farsa metafisica: l’inferno della precarietà è tale proprio perché spietatamente fisico – cioè <i>psichicamente calamarico</i>, le cui domande che singhiozzano il dettato sono per lo più senza punto interrogativo: emergenza tragica, cioè senza soluzione (<i>E che caspio c’hai da trementare, uaglio&#8217;! E mmo&#8217;!</i>), che lascia ammirati quanto sconvolti.<br />
Ma non è solo un testo «precarizzante». Se il calamaro ha questa straordinaria capacità di infettare l’immaginario di chi legge, è in quanto ente <i>precarizzato</i>. Col coraggio e l’ostinazione che ha per insegna, Marcello Bacello s’è foggiata – s’è dovuto insediare (come un pisello nel suo Bacello) in una <i>lingua del precario</i>: fatta non solo dell’amato sgrammaticato libero (<i>Se Parigi avesse lu mère, saresse &#8216;na piccola Bère</i>), ma anche di un’orgia di interruzioni e ripetizioni che fanno sboccare il monologo delirante del sottoproletario afasico in un’efflorescenza di muffe paraipotattiche o prosimetriche, sempre che capiate cosa voglio dire.<br />
Naturalmente, fra i molti possibili <i>connubi gastronomici</i>, uno ce ne sarebbe in grado di dare invece una soluzione, tragica in quanto inappellabile, alla malattia di tutti noi. Ma la coazione a ripetere su cui si conclude <i>Calamari precari</i> – il «sì» col quale l&#8217;afasico protagonista pronuncia il suo unico monosillabo, conferma l’opinione di un maestro segreto di questo libro, Buster Keaton: se la vita è «la malattia della materia», alla materia culinaria non potremo mai rinunciare. Perché malgrado tutto è il cibo, appunto, che ci tiene in vita.</p>
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		<title>
		Di: Valberici		</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Jun 2011 14:17:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Eheheh, ho cominciato a ridere da quando Paolino si è esibito col flauto dolce  :D]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Eheheh, ho cominciato a ridere da quando Paolino si è esibito col flauto dolce  😀</p>
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		Di: Robi		</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Jun 2011 13:23:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Roberto sei stato fantastico, l&#039;acca al centro è sempre stata al centro dei miei sorrisi sin dai tempi di Sinibaldi al pari della lista dei collaboratori in testa e in coda al programma :):):)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Roberto sei stato fantastico, l&#8217;acca al centro è sempre stata al centro dei miei sorrisi sin dai tempi di Sinibaldi al pari della lista dei collaboratori in testa e in coda al programma :):):)</p>
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		Di: Anna Luisa		</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Jun 2011 12:00:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Lippa, la sigla coi gargarismi dovresti farcela dal vivo, prima o poi ;-))]]></description>
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		<title>
		Di: paperinoramone		</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Jun 2011 11:42:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;come perdere 20 anni dietro a una scemenza&quot;
e la recenzione &quot;sulla strada&quot;  fantastici]]></description>
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		<title>
		Di: lalipperini		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/accalcentro/comment-page-1/#comment-120502</link>

		<dc:creator><![CDATA[lalipperini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jun 2011 11:40:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non usiamo mica le webcam, Gregori: al Messaggero fate così? :)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non usiamo mica le webcam, Gregori: al Messaggero fate così? 🙂</p>
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