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	Commenti a: ADDICTION	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		Di: Cose che inacidiscono la domenica. &#171; Ufficio Reclami		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cose che inacidiscono la domenica. &#171; Ufficio Reclami]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Nov 2012 13:10:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[...] dove si parla del nuovo capo della narrativa Mondadori, tale Laura Donnini.  Che ha rilasciato un&#8217;interessante intervista, riportata da Loredana Lipperini. Interessante perché spiega quali saranno i criteri con cui la [...] ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] dove si parla del nuovo capo della narrativa Mondadori, tale Laura Donnini.  Che ha rilasciato un&#8217;interessante intervista, riportata da Loredana Lipperini. Interessante perché spiega quali saranno i criteri con cui la [&#8230;] </p>
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		Di: Della Mondadori, di numeri e della women fiction &#124; Solo Sogni Blog		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Della Mondadori, di numeri e della women fiction &#124; Solo Sogni Blog]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Oct 2012 07:50:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[...] l’alto).   Ciò che si nota dall’intervista a Laura Donnini (che potete leggere integralmente qui) è che la narrativa ha sempre meno a che fare con la cultura e sempre più con il marketing. Unica [...] ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] l’alto).   Ciò che si nota dall’intervista a Laura Donnini (che potete leggere integralmente qui) è che la narrativa ha sempre meno a che fare con la cultura e sempre più con il marketing. Unica [&#8230;] </p>
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		Di: luciano pagano		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[luciano pagano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Oct 2012 12:48:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Me li immagino Céline, Bukowski, Melville, Nietzsche, e altri disperati, che si siedono a tavolino con la penna in mano e cercano di scoprire come &quot;intercettare i bisogni dei lettori sul piano dell’intrattenimento&quot;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Me li immagino Céline, Bukowski, Melville, Nietzsche, e altri disperati, che si siedono a tavolino con la penna in mano e cercano di scoprire come &#8220;intercettare i bisogni dei lettori sul piano dell’intrattenimento&#8221;</p>
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		Di: precariamamma		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[precariamamma]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Oct 2012 12:53:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Questa cosa del manager che applica i principi del marketing a prescindere dal prodotto fa tanto Wall Street, magari paga da un punto di vista commerciale, nell&#039;immediato, ma non aiuta l&#039;editoria in generale. A me delle 50 sfumature interessa meno di niente. Mi fa piacere che ci siano lettrici che si sono divertite nella lettura, non mi scandalizza né mi deprime. Considero normale che sia offerta anche una letteratura diciamo di serie B, e che questa sfrutti i canali più accessibili a quei &quot;consumatori&quot;. Questo genere di libri è in commercio da sempre, e ha un suo pubblico. Non priva me del diritto di comprare libri migliori: le librerie straripano di titoli molto più interessanti. Ma le cifre dell&#039;Aie dicono che i lettori sono pochi, e sono sempre di meno. Non credo che si tratti dei lettori forti, che posso immaginare siano una minoranza tenace. Penso piuttosto che ci sia una voragine tra questi lettori (che comprano magari decine di libri all&#039;anno) e quelli che sì e no ne comprano uno, magari le 50 sfumature. Come si fa a incentivare la lettura di questa fascia &quot;mediana&quot;, quella che magari comprerebbe 10-12 titoli in un anno? Applicando la logica per cui do al consumatore esattamente quello che vuole, come dice Donnini? Non mi convince. Perché se guardo al lettore come a un consumatore, devo rassegnarmi al fatto che &quot;consumerà&quot; prima altri prodotti e, a parità di prezzo, tra un libro e una borsetta comprerà la borsetta.
C&#039;è poi un altro aspetto: i consumatori medio-forti di libri sono in genere persone che lavorano più o meno nella cultura. Insegnanti, redattori, lavoratori dello spettacolo, archeologhi eccetera. Categorie, che, guardacaso, sono anche quelle più sottoposte alla precarietà, con compensi spesso al limite della decenza. E allora l&#039;acquisto di un libro può diventare davvero una questione di soldi: posso permettermi di spendere 600 euro all&#039;anno in libri? Forse no. È un bel paradosso. Forse il dado star si vende anche se il lavoratore del supermercato è precario e sottopagato. Se il lavoratore dell&#039;editoria (o di altri settori della cultura) è precario e sottopagato, il libro non si vende...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questa cosa del manager che applica i principi del marketing a prescindere dal prodotto fa tanto Wall Street, magari paga da un punto di vista commerciale, nell&#8217;immediato, ma non aiuta l&#8217;editoria in generale. A me delle 50 sfumature interessa meno di niente. Mi fa piacere che ci siano lettrici che si sono divertite nella lettura, non mi scandalizza né mi deprime. Considero normale che sia offerta anche una letteratura diciamo di serie B, e che questa sfrutti i canali più accessibili a quei &#8220;consumatori&#8221;. Questo genere di libri è in commercio da sempre, e ha un suo pubblico. Non priva me del diritto di comprare libri migliori: le librerie straripano di titoli molto più interessanti. Ma le cifre dell&#8217;Aie dicono che i lettori sono pochi, e sono sempre di meno. Non credo che si tratti dei lettori forti, che posso immaginare siano una minoranza tenace. Penso piuttosto che ci sia una voragine tra questi lettori (che comprano magari decine di libri all&#8217;anno) e quelli che sì e no ne comprano uno, magari le 50 sfumature. Come si fa a incentivare la lettura di questa fascia &#8220;mediana&#8221;, quella che magari comprerebbe 10-12 titoli in un anno? Applicando la logica per cui do al consumatore esattamente quello che vuole, come dice Donnini? Non mi convince. Perché se guardo al lettore come a un consumatore, devo rassegnarmi al fatto che &#8220;consumerà&#8221; prima altri prodotti e, a parità di prezzo, tra un libro e una borsetta comprerà la borsetta.<br />
C&#8217;è poi un altro aspetto: i consumatori medio-forti di libri sono in genere persone che lavorano più o meno nella cultura. Insegnanti, redattori, lavoratori dello spettacolo, archeologhi eccetera. Categorie, che, guardacaso, sono anche quelle più sottoposte alla precarietà, con compensi spesso al limite della decenza. E allora l&#8217;acquisto di un libro può diventare davvero una questione di soldi: posso permettermi di spendere 600 euro all&#8217;anno in libri? Forse no. È un bel paradosso. Forse il dado star si vende anche se il lavoratore del supermercato è precario e sottopagato. Se il lavoratore dell&#8217;editoria (o di altri settori della cultura) è precario e sottopagato, il libro non si vende&#8230;</p>
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		<title>
		Di: lalipperini		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[lalipperini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Oct 2012 12:04:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Faccina. A Francoforte è stato appena presentato il rapporto annuale AIE (associazione italiana editori, ma penso che tu lo sappia molto bene). I dati sono durissimi, sono nudi e crudi e l&#039;intervento del presidente AIE è molto più che inquieto. Se la cosa non ti tange, non è detto che non debba interessare a noi. C&#039;è un limite anche alla fintatontaggine, eh.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Faccina. A Francoforte è stato appena presentato il rapporto annuale AIE (associazione italiana editori, ma penso che tu lo sappia molto bene). I dati sono durissimi, sono nudi e crudi e l&#8217;intervento del presidente AIE è molto più che inquieto. Se la cosa non ti tange, non è detto che non debba interessare a noi. C&#8217;è un limite anche alla fintatontaggine, eh.</p>
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		<title>
		Di: @___@		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[@___@]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Oct 2012 11:36:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ Anna Luisa
un po&#039; ho equivocato, ma non ti volevo dare dell&#039;ingenua. dicevo che dai commenti generali si conclude che se le case editrici puntano al profitto e basta poi per forza i lettori si disaffezionano.  noi stiamo qua a parlare dei &quot;lettori&quot; come fossero dei personaggi, delle cavie eccetera. ma a te davvero importa di cosa pensa Donnini? lei vende libri, non gli cambia nulla se leggi remarque o pinco pallo, basta che paghi. poi citi un dato ( onestamente non sembra credibile, persi che significa, che sono morti, che hanno smesso di botto di comprare libri, che non leggeranno mai più? ), il presunto calo dei lettori forti. se esiste qualcuno che legge tanto e un giorno scopre che le case editrici vogliono solo i suoi soldi e si indigna, beh, meglio tardi che mai ( cmq non è vero, e la mondadori stessa vende ottimi libri ). questo intendevo dire. io sono sorpreso per le tue reazioni di fronte a questa intervista, come sono sorpeso dalla reazione generale dei commenti, si parla di inquietudine addirittura. mi pare di cogliere uno sguardo etico su un fatto in cui l&#039;etica non c&#039;entra nulla.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ Anna Luisa<br />
un po&#8217; ho equivocato, ma non ti volevo dare dell&#8217;ingenua. dicevo che dai commenti generali si conclude che se le case editrici puntano al profitto e basta poi per forza i lettori si disaffezionano.  noi stiamo qua a parlare dei &#8220;lettori&#8221; come fossero dei personaggi, delle cavie eccetera. ma a te davvero importa di cosa pensa Donnini? lei vende libri, non gli cambia nulla se leggi remarque o pinco pallo, basta che paghi. poi citi un dato ( onestamente non sembra credibile, persi che significa, che sono morti, che hanno smesso di botto di comprare libri, che non leggeranno mai più? ), il presunto calo dei lettori forti. se esiste qualcuno che legge tanto e un giorno scopre che le case editrici vogliono solo i suoi soldi e si indigna, beh, meglio tardi che mai ( cmq non è vero, e la mondadori stessa vende ottimi libri ). questo intendevo dire. io sono sorpreso per le tue reazioni di fronte a questa intervista, come sono sorpeso dalla reazione generale dei commenti, si parla di inquietudine addirittura. mi pare di cogliere uno sguardo etico su un fatto in cui l&#8217;etica non c&#8217;entra nulla.</p>
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		<title>
		Di: Dario		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/addiction/comment-page-1/#comment-130710</link>

		<dc:creator><![CDATA[Dario]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Oct 2012 11:33:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[io ho trovato l&#039;intervista piuttosto deprimente, se non altro per il tono un tantino sprezzante che Laura Donnini sembrava avere. Aldilà del fatto che non abbia letto I Buddenbrook (libro che peraltro le consiglierei di sfogliare, così en passant) mi ha colpito molto che considerasse buona parte del pubblico femminile come una massa di casalinghe/madri/piccole borghesi alla ricerca di romanzi rosa alla Harmony o nella nuova versione porno-soft di &quot;50 sfumature di grigio&quot;. Chiaramente Mondadori cerca di vendere il più possibile, ma a questo punto da lettore se devo scegliere tra Faletti e E.L. James, forse è meglio dedicarsi a qualche altra attività - fosse anche accendere la tv e guardarsi una buona fiction come &quot;Mad Men&quot; o &quot;Downton Abbey&quot;. Con buona pace di Donnini , va bene vendere ma un romanzo degno di questo nome non può essere trattato alla stregua di una scatola di fagioli o di una confezione di dadi Star...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>io ho trovato l&#8217;intervista piuttosto deprimente, se non altro per il tono un tantino sprezzante che Laura Donnini sembrava avere. Aldilà del fatto che non abbia letto I Buddenbrook (libro che peraltro le consiglierei di sfogliare, così en passant) mi ha colpito molto che considerasse buona parte del pubblico femminile come una massa di casalinghe/madri/piccole borghesi alla ricerca di romanzi rosa alla Harmony o nella nuova versione porno-soft di &#8220;50 sfumature di grigio&#8221;. Chiaramente Mondadori cerca di vendere il più possibile, ma a questo punto da lettore se devo scegliere tra Faletti e E.L. James, forse è meglio dedicarsi a qualche altra attività &#8211; fosse anche accendere la tv e guardarsi una buona fiction come &#8220;Mad Men&#8221; o &#8220;Downton Abbey&#8221;. Con buona pace di Donnini , va bene vendere ma un romanzo degno di questo nome non può essere trattato alla stregua di una scatola di fagioli o di una confezione di dadi Star&#8230;</p>
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		<title>
		Di: Federica		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/addiction/comment-page-1/#comment-130709</link>

		<dc:creator><![CDATA[Federica]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Oct 2012 10:55:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Gian Arturo Ferrari, che è stato dg (non ricordo con esattezza esatta la carica, ma era comunque al vertice) di Mondadori per secoli, una volta ci fece una lezione all&#039;università. Ricordo come fosse ieri anche se sono passati più di 10 anni. Disse che in altri paesi stavano molto più avanti di noi perché lì trattavano i libri come fossero scatole di fagioli e con gli stessi criteri cercavano di venderli. Come quasi sempre avviene, la questione è di valori. Per tante persone la &quot;vendibilità&quot; è un valore e tutto viene considerato in ragione della sua vendibilità, le persone in primo luogo. Mi sembra che questa stessa logica sia presente in colei che oggi raccoglie l&#039;antica eredità di Ferrari. Per altri non è così, sono diversi i valori che contano, e in un libro si offre e si cerca altro dalle emozioni preconfezionate in salsa rosa, nera, gialla o grigia che sia. Però che molte persone amino le emozioni in scatola non lo si può negare. Uno dei motivi (ma non certo l&#039;unico) è forse nei cortocircuiti tipici su cui fanno leva le comunicazioni di massa, in quelle profezie che si autoavverano per cui se bombardi la gente di un bisogno, poi quel bisogno per tante persone diventa reale, e ci si potrà più facilmente coprire dietro un &quot;così vuole la gente&quot;.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gian Arturo Ferrari, che è stato dg (non ricordo con esattezza esatta la carica, ma era comunque al vertice) di Mondadori per secoli, una volta ci fece una lezione all&#8217;università. Ricordo come fosse ieri anche se sono passati più di 10 anni. Disse che in altri paesi stavano molto più avanti di noi perché lì trattavano i libri come fossero scatole di fagioli e con gli stessi criteri cercavano di venderli. Come quasi sempre avviene, la questione è di valori. Per tante persone la &#8220;vendibilità&#8221; è un valore e tutto viene considerato in ragione della sua vendibilità, le persone in primo luogo. Mi sembra che questa stessa logica sia presente in colei che oggi raccoglie l&#8217;antica eredità di Ferrari. Per altri non è così, sono diversi i valori che contano, e in un libro si offre e si cerca altro dalle emozioni preconfezionate in salsa rosa, nera, gialla o grigia che sia. Però che molte persone amino le emozioni in scatola non lo si può negare. Uno dei motivi (ma non certo l&#8217;unico) è forse nei cortocircuiti tipici su cui fanno leva le comunicazioni di massa, in quelle profezie che si autoavverano per cui se bombardi la gente di un bisogno, poi quel bisogno per tante persone diventa reale, e ci si potrà più facilmente coprire dietro un &#8220;così vuole la gente&#8221;.</p>
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		<title>
		Di: Anna Luisa		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/addiction/comment-page-1/#comment-130708</link>

		<dc:creator><![CDATA[Anna Luisa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Oct 2012 10:20:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ faccina:“se un lettore perde la fiducia nella mondadori o nell’editoria bisogna che qualcuno gli dica che è ora di crescere. oggi c’è un’offerta sterminata e tutta la possibilità mai avuta prima di informarsi.”
1) Faccina, ti rispondo in modo sintetico e senza intenti polemici, davvero. Non sono un lettore sprovveduto, al contrario, quando entro in una libreria per acquistare un libro ho sempre le idee molto chiare su ciò che sto comprando. Perdona la franchezza, ma visto che  mi hai dipinto a metà tra un’ingenua e una sprovveduta…
2) Quello che mi irrita è da un lato leggere dichiarazioni stomachevoli da parte di certi addetti ai lavori (sì stomachevoli, questa intervista mi ha davvero disgustata. Laura Donnini parla delle sue potenziali lettrici nello stesso modo in cui potrebbe esprimersi un cinico pusher che cerca di fidelizzare clienti tossici rifilandogli roba tagliata male) e dall’altro dover leggere le lamentele degli stessi addetti ai lavori (è il mantra del momento) perché in un anno si sono persi  700000 mila lettori forti. Ecco, per me questo è il punto. I motivi di questo calo sono di sicuro variegati, ma la forza del lettore sta anche nel rifiutare certe sciatte e dozzinali dinamiche di marketing sottese a prodotti editoriali di scarsa qualità.
P.S.
Ora, in barba alla Donnini (e a tutte le sue sicurezze sui gusti delle lettrici) esco e vado a comprarmi *Niente di nuovo sul fronte occidentale*: un grande classico della letteratura di guerra. Mi dispiace per questi manager puri di terza generazione ma io – e come me altre lettrici - sono fuori target.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ faccina:“se un lettore perde la fiducia nella mondadori o nell’editoria bisogna che qualcuno gli dica che è ora di crescere. oggi c’è un’offerta sterminata e tutta la possibilità mai avuta prima di informarsi.”<br />
1) Faccina, ti rispondo in modo sintetico e senza intenti polemici, davvero. Non sono un lettore sprovveduto, al contrario, quando entro in una libreria per acquistare un libro ho sempre le idee molto chiare su ciò che sto comprando. Perdona la franchezza, ma visto che  mi hai dipinto a metà tra un’ingenua e una sprovveduta…<br />
2) Quello che mi irrita è da un lato leggere dichiarazioni stomachevoli da parte di certi addetti ai lavori (sì stomachevoli, questa intervista mi ha davvero disgustata. Laura Donnini parla delle sue potenziali lettrici nello stesso modo in cui potrebbe esprimersi un cinico pusher che cerca di fidelizzare clienti tossici rifilandogli roba tagliata male) e dall’altro dover leggere le lamentele degli stessi addetti ai lavori (è il mantra del momento) perché in un anno si sono persi  700000 mila lettori forti. Ecco, per me questo è il punto. I motivi di questo calo sono di sicuro variegati, ma la forza del lettore sta anche nel rifiutare certe sciatte e dozzinali dinamiche di marketing sottese a prodotti editoriali di scarsa qualità.<br />
P.S.<br />
Ora, in barba alla Donnini (e a tutte le sue sicurezze sui gusti delle lettrici) esco e vado a comprarmi *Niente di nuovo sul fronte occidentale*: un grande classico della letteratura di guerra. Mi dispiace per questi manager puri di terza generazione ma io – e come me altre lettrici &#8211; sono fuori target.</p>
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		<item>
		<title>
		Di: Federica		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/addiction/comment-page-1/#comment-130707</link>

		<dc:creator><![CDATA[Federica]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Oct 2012 09:08:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ah, non pensavo fosse il titolo di Repubblica, certo, è giusto così. Grazie!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ah, non pensavo fosse il titolo di Repubblica, certo, è giusto così. Grazie!</p>
]]></content:encoded>
		
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