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	Commenti a: ADESSO VE LO DICO	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		<title>
		Di: Alessandra		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/adesso-ve-lo-dico/comment-page-1/#comment-89642</link>

		<dc:creator><![CDATA[Alessandra]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Feb 2007 10:11:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La fan fiction spesso sviluppa proprio quelle innovative potenzialità narrative a cui accennavo, che magari certe serie si limitano solo a suggerire.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La fan fiction spesso sviluppa proprio quelle innovative potenzialità narrative a cui accennavo, che magari certe serie si limitano solo a suggerire.</p>
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		<title>
		Di: La Lipperini		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/adesso-ve-lo-dico/comment-page-1/#comment-89641</link>

		<dc:creator><![CDATA[La Lipperini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Feb 2007 07:38:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@Paola: i cartoni Disney non erano neutri, è vero, ma negli ultimi dieci anni si sono dichiaratamente ancor più differenziati. Non parlo solo di film o serie animate, ma anche di riviste e prodotti collegati, in questo Helena ha ragione (e, sì, i Pokémon effettivamente costituiscono un&#039;eccezione, peraltro rapidamente dimenticata).
@Claudio. Ragionare sulla libertà del corpo maschile e femminile è fondamentale: per tutto il decennio degli anni Novanta, in effetti, si sono portati avanti discorsi importanti in proposito (chi ricorda la mai esaurita discussione sul rapporto corpo-macchina, per dirne una?). Peccato che negli ultimi tempi quei discorsi si siano dissolti come neve al sole.
Però: quando ho citato, per esempio, le fan fiction yaoi, ho pensato proprio alla capacità di giocare con i ruoli, e di confonderli, che hanno le giovanissime autrici. Mi sembra un buon segnale, quanto meno.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Paola: i cartoni Disney non erano neutri, è vero, ma negli ultimi dieci anni si sono dichiaratamente ancor più differenziati. Non parlo solo di film o serie animate, ma anche di riviste e prodotti collegati, in questo Helena ha ragione (e, sì, i Pokémon effettivamente costituiscono un&#8217;eccezione, peraltro rapidamente dimenticata).<br />
@Claudio. Ragionare sulla libertà del corpo maschile e femminile è fondamentale: per tutto il decennio degli anni Novanta, in effetti, si sono portati avanti discorsi importanti in proposito (chi ricorda la mai esaurita discussione sul rapporto corpo-macchina, per dirne una?). Peccato che negli ultimi tempi quei discorsi si siano dissolti come neve al sole.<br />
Però: quando ho citato, per esempio, le fan fiction yaoi, ho pensato proprio alla capacità di giocare con i ruoli, e di confonderli, che hanno le giovanissime autrici. Mi sembra un buon segnale, quanto meno.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: Anonimo		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/adesso-ve-lo-dico/comment-page-1/#comment-89640</link>

		<dc:creator><![CDATA[Anonimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Feb 2007 06:58:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ helena:
sei sicura che i cartoon disney fossero “neutri”? li guardavamo senza porci troppe domande (e qui sta il problema) ma mi pare che abbiano veicolato in maniera molto chiara gli stereotipi  di cui abbiamo discusso finora.
@ claudio: partire dal corpo e dalle differenti possibilità che questo oggettivamente impone.
Non so se ha senso un discorso generalista su questo argomento. Ci sono donne forti e uomini deboli. Piuttosto mi vengono in mente riflessioni sulla “mascolinizzazione” del corpo femminile attraverso la frequentazione delle palestre e la pratica di attività sportive ”hard”.
Penso che sia un segno della distorsione con cui si è intesa l’emancipazione femminile, nel senso che se da un lato si sono potuti acquisire spazi un tempo vietati (e questo va bene), d’altronde si cerca sempre di più di assomigliare ad un modello estetico maschile per  affermare la capacità di competere col maschio “anche in quel campo”. Non credo sia la strada giusta infatti credo che il fitness dovrebbe essere motivato innanzi tutto dal benessere psicofisico personale.
Saluti, paola]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ helena:<br />
sei sicura che i cartoon disney fossero “neutri”? li guardavamo senza porci troppe domande (e qui sta il problema) ma mi pare che abbiano veicolato in maniera molto chiara gli stereotipi  di cui abbiamo discusso finora.<br />
@ claudio: partire dal corpo e dalle differenti possibilità che questo oggettivamente impone.<br />
Non so se ha senso un discorso generalista su questo argomento. Ci sono donne forti e uomini deboli. Piuttosto mi vengono in mente riflessioni sulla “mascolinizzazione” del corpo femminile attraverso la frequentazione delle palestre e la pratica di attività sportive ”hard”.<br />
Penso che sia un segno della distorsione con cui si è intesa l’emancipazione femminile, nel senso che se da un lato si sono potuti acquisire spazi un tempo vietati (e questo va bene), d’altronde si cerca sempre di più di assomigliare ad un modello estetico maschile per  affermare la capacità di competere col maschio “anche in quel campo”. Non credo sia la strada giusta infatti credo che il fitness dovrebbe essere motivato innanzi tutto dal benessere psicofisico personale.<br />
Saluti, paola</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: helena		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/adesso-ve-lo-dico/comment-page-1/#comment-89639</link>

		<dc:creator><![CDATA[helena]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Feb 2007 21:13:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Topolino e Paperino, Tom e Jerry, Joghi e Bubu, i Puffi, Calimero, l&#039;Ape Maia, persino HEIDI...un tempo non esistevano i cartoni per maschi e femmine, mentre oggi non me ne viene in mente quasi nessuno che sia &quot;unisex&quot; (i Pokémon?) E questa cosa, che giuro noto solo addesso, mi pare abbastanza impressionante...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Topolino e Paperino, Tom e Jerry, Joghi e Bubu, i Puffi, Calimero, l&#8217;Ape Maia, persino HEIDI&#8230;un tempo non esistevano i cartoni per maschi e femmine, mentre oggi non me ne viene in mente quasi nessuno che sia &#8220;unisex&#8221; (i Pokémon?) E questa cosa, che giuro noto solo addesso, mi pare abbastanza impressionante&#8230;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Claudio C.		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/adesso-ve-lo-dico/comment-page-1/#comment-89638</link>

		<dc:creator><![CDATA[Claudio C.]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Feb 2007 18:10:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Di recente ho letto un romanzo di Gaétan Soucy: &quot;la bambina che amava troppo i fiammiferi&quot;, raccontato con una grazia rude e spiazzante. Probabilmente lo conoscete già, a me è piaciuto, e mi sembrato di coglierci un lavoro molto interessante sull&#039;educazione e costruzione del corpo, in questo caso femminile. Mi/vi chiedo se ragionare sulla libertà del corpo e non (soltanto) su quella sessuale, sia più utile a bypassare i separatismi uomo/donna, concentrandosi su quello che rimane in mezzo. Oppure se secondo voi si tratta di una distinzione superflua, o non praticabile su questo piano.
Parlo un po&#039; in generale per evitare lo spoiler: quel romanzo secondo me propone di disinventare la pesante disciplina del corpo (che in quel caso è femminile ma il discorso vale anche per come sono costruiti i corpi maschili). Visto che Ilaria, Paola e La Lipperini mettono in luce che nelle questioni di genere si fa tragicamente confusione tra equivalenza e uguaglianza, con il risultato della sclerotizzazione dei ruoli, mi chiedevo se concentrarsi sui corpi e sulle loro storie può fungere da grimaldello per celebrarne le differenze in senso non esclusivo (ospitando modalità diverse di uomo donna e quant&#039;altro) evitando le regressioni al minimo comun denominatore.
Forse mi sono incartato, scusate. E comunque grazie per l&#039;ossigeno.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Di recente ho letto un romanzo di Gaétan Soucy: &#8220;la bambina che amava troppo i fiammiferi&#8221;, raccontato con una grazia rude e spiazzante. Probabilmente lo conoscete già, a me è piaciuto, e mi sembrato di coglierci un lavoro molto interessante sull&#8217;educazione e costruzione del corpo, in questo caso femminile. Mi/vi chiedo se ragionare sulla libertà del corpo e non (soltanto) su quella sessuale, sia più utile a bypassare i separatismi uomo/donna, concentrandosi su quello che rimane in mezzo. Oppure se secondo voi si tratta di una distinzione superflua, o non praticabile su questo piano.<br />
Parlo un po&#8217; in generale per evitare lo spoiler: quel romanzo secondo me propone di disinventare la pesante disciplina del corpo (che in quel caso è femminile ma il discorso vale anche per come sono costruiti i corpi maschili). Visto che Ilaria, Paola e La Lipperini mettono in luce che nelle questioni di genere si fa tragicamente confusione tra equivalenza e uguaglianza, con il risultato della sclerotizzazione dei ruoli, mi chiedevo se concentrarsi sui corpi e sulle loro storie può fungere da grimaldello per celebrarne le differenze in senso non esclusivo (ospitando modalità diverse di uomo donna e quant&#8217;altro) evitando le regressioni al minimo comun denominatore.<br />
Forse mi sono incartato, scusate. E comunque grazie per l&#8217;ossigeno.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Ilaria		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/adesso-ve-lo-dico/comment-page-1/#comment-89637</link>

		<dc:creator><![CDATA[Ilaria]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Feb 2007 17:07:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Paola, concordo con te ma secondo me il paradosso è che, di fronte a un mondo della scuola (e dell&#039;educazione) prevalentemente in mano a donne, spesso è proprio lì che si perpetuano posizioni retrive (per i motivi spiegati da Loredana nel commento sopra). Ragazze giovani uscite dall&#039;università e infarcite di pedagogia &quot;libertaria&quot; e attenta alle questioni di genere (parlo della mia università, Bologna) sono lì che vestono di rosa le figlie (per dire...) e fanno discorsi che potrebbe fare mia nonna... Poi ce ne saranno altrettante progressiste (come te, come cerco di essere io e come tante altre) ma io vedo proprio un&#039;arretratezza cuturale ancora, nel mondo femminile, anche giovane, su questi temi. Su questo bisogna lavorare ma, come dice Loredana, non con quell&#039;arroccamento rancoroso che appartiene a certe e che mi ha sempre allontanato (e come me, tante altre).
@Loredana: grazie tante per il tempo che hai dedicato a rispondermi. Mi sono accorta di essere molto più d&#039;accordo con te di quanto non credessi.
Concordo su tutto quel che hai scritto nel tuo ultimo commento e in effetti tutto quel che si può fare è, ognuno nel suo campo, contribuire a diffondere informazione e cultura, credendoci (quindi, ben venga la tua &quot;cosa&quot;, il tuo scritto...)
Grazie :-)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Paola, concordo con te ma secondo me il paradosso è che, di fronte a un mondo della scuola (e dell&#8217;educazione) prevalentemente in mano a donne, spesso è proprio lì che si perpetuano posizioni retrive (per i motivi spiegati da Loredana nel commento sopra). Ragazze giovani uscite dall&#8217;università e infarcite di pedagogia &#8220;libertaria&#8221; e attenta alle questioni di genere (parlo della mia università, Bologna) sono lì che vestono di rosa le figlie (per dire&#8230;) e fanno discorsi che potrebbe fare mia nonna&#8230; Poi ce ne saranno altrettante progressiste (come te, come cerco di essere io e come tante altre) ma io vedo proprio un&#8217;arretratezza cuturale ancora, nel mondo femminile, anche giovane, su questi temi. Su questo bisogna lavorare ma, come dice Loredana, non con quell&#8217;arroccamento rancoroso che appartiene a certe e che mi ha sempre allontanato (e come me, tante altre).<br />
@Loredana: grazie tante per il tempo che hai dedicato a rispondermi. Mi sono accorta di essere molto più d&#8217;accordo con te di quanto non credessi.<br />
Concordo su tutto quel che hai scritto nel tuo ultimo commento e in effetti tutto quel che si può fare è, ognuno nel suo campo, contribuire a diffondere informazione e cultura, credendoci (quindi, ben venga la tua &#8220;cosa&#8221;, il tuo scritto&#8230;)<br />
Grazie 🙂</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Anonimo		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/adesso-ve-lo-dico/comment-page-1/#comment-89636</link>

		<dc:creator><![CDATA[Anonimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Feb 2007 16:50:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ho inviato alcuni post qui e in all the small…e come Ilaria anch’io insegno, ma al contrario di lei, posso dire di aver avuto il principale esempio di libertà proprio da mia madre, donna lavoratrice che, negli anni sessanta, ha cresciuto quattro figli affrontando le difficoltà di un ambiente familiare ostile a questa sua “modernità”: però attraverso questa strada mi ha trasmesso l’esigenza di raggiungere innanzi tutto la realizzazione personale “fuori dalle mura domestiche” e, insieme,  l’indipendenza economica. Piuttosto, mi rendo conto di aver scelto una professione tipicamente femminile: l’insegnamento. Il discorso è però, oggi, alquanto interessante dal momento in cui attraverso questa professione possiamo avviare una opportuna riflessione sull’argomento le giovani generazioni: penso all’insegnamento della storia dell’emancipazione femminile e della letteratura prodotta da scrittrici donne.
saluti, paola]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho inviato alcuni post qui e in all the small…e come Ilaria anch’io insegno, ma al contrario di lei, posso dire di aver avuto il principale esempio di libertà proprio da mia madre, donna lavoratrice che, negli anni sessanta, ha cresciuto quattro figli affrontando le difficoltà di un ambiente familiare ostile a questa sua “modernità”: però attraverso questa strada mi ha trasmesso l’esigenza di raggiungere innanzi tutto la realizzazione personale “fuori dalle mura domestiche” e, insieme,  l’indipendenza economica. Piuttosto, mi rendo conto di aver scelto una professione tipicamente femminile: l’insegnamento. Il discorso è però, oggi, alquanto interessante dal momento in cui attraverso questa professione possiamo avviare una opportuna riflessione sull’argomento le giovani generazioni: penso all’insegnamento della storia dell’emancipazione femminile e della letteratura prodotta da scrittrici donne.<br />
saluti, paola</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: La Lipperini		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/adesso-ve-lo-dico/comment-page-1/#comment-89635</link>

		<dc:creator><![CDATA[La Lipperini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Feb 2007 15:41:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ilaria, hai centrato molti punti dolenti nel tuo intervento.
Parto dall&#039;ultimo: è vero che molto spesso sono le figure maschili ad educare alla libertà e altrettanto spesso quelle femminili a comprimerla. Ma questo è (purtroppo) logico: è attraverso le donne (che alla libertà sono poco abituate) che si tramanda (due volte purtroppo) la subordinazione. Proprio Gianini Belotti ha scritto pagine bellissime quanto, trentatre anni dopo, non superate sulla formazione del &quot;branco&quot; femminile sui banchi delle materne e delle elementari. Dove alle bambine si insegna-ancora- che il lamento che tu sottolineavi a proposito di tua madre è vincente rispetto all&#039;irrequietezza dei bambini. Se leggi questo discorso alla rovescia, troverai che è altrettanto ingiusto e frustrante dal punto di vista maschile.
Per esempio: perchè nelle pubblicità dei giocattoli, ancora oggi, le pubblicità dell&#039;abbigliamento per l&#039;infanzia mostrano maschietti in atteggiamento da duri e femminucce in veste di provocanti lolite?
Punto due: il più doloroso. Questi discorsi sembrano superati, vecchi, biliosi e quant&#039;altro perchè molto femminismo si è arroccato a difesa. Analogamente a quanto fanno alcuni critici  letterari, parlano a piccoli gruppi e raramente intervengono sulla materia bassa e/o popolare.
Punto tre: il più difficile. La libertà sessuale è una cosa (e continuo a difenderla), la trasformazione delle bambine-ragazze-donne in prede o predatrici un&#039;altra.
Io non ho nulla, per esempio, contro la pornografia a differenza dell&#039;ala dura americana alla McKinnon. Ma non penso nemmeno, come molte esponenti del filone &quot;raunch&quot; che la pornografia sia una strada per la liberazione.
Ma altra cosa è la &quot;pornizzazione&quot; del mondo dell&#039;immaginario: altra cosa è quando l&#039;ipersesso cala nelle pubblicità, in ogni angolo di trasmissione televisiva, nei servizi di moda. Eccetera. Quando il sesso diventa un modo per consumare e definire la propria immagine-non la propria presenza-nel mondo. E quando questo consumo avviene attraverso il corpo femminile. Questa enfasi non è libertà sessuale. Semmai, contribuisce, per come la vedo io, a ridefinire confini rigidi, come scrivevo l&#039;altro giorno: e a far oscillare il pendolo, di nuovo, tra la puttana e la mamma. Questa, come hai detto tu, è tutt&#039;altra cosa dalla libertà.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ilaria, hai centrato molti punti dolenti nel tuo intervento.<br />
Parto dall&#8217;ultimo: è vero che molto spesso sono le figure maschili ad educare alla libertà e altrettanto spesso quelle femminili a comprimerla. Ma questo è (purtroppo) logico: è attraverso le donne (che alla libertà sono poco abituate) che si tramanda (due volte purtroppo) la subordinazione. Proprio Gianini Belotti ha scritto pagine bellissime quanto, trentatre anni dopo, non superate sulla formazione del &#8220;branco&#8221; femminile sui banchi delle materne e delle elementari. Dove alle bambine si insegna-ancora- che il lamento che tu sottolineavi a proposito di tua madre è vincente rispetto all&#8217;irrequietezza dei bambini. Se leggi questo discorso alla rovescia, troverai che è altrettanto ingiusto e frustrante dal punto di vista maschile.<br />
Per esempio: perchè nelle pubblicità dei giocattoli, ancora oggi, le pubblicità dell&#8217;abbigliamento per l&#8217;infanzia mostrano maschietti in atteggiamento da duri e femminucce in veste di provocanti lolite?<br />
Punto due: il più doloroso. Questi discorsi sembrano superati, vecchi, biliosi e quant&#8217;altro perchè molto femminismo si è arroccato a difesa. Analogamente a quanto fanno alcuni critici  letterari, parlano a piccoli gruppi e raramente intervengono sulla materia bassa e/o popolare.<br />
Punto tre: il più difficile. La libertà sessuale è una cosa (e continuo a difenderla), la trasformazione delle bambine-ragazze-donne in prede o predatrici un&#8217;altra.<br />
Io non ho nulla, per esempio, contro la pornografia a differenza dell&#8217;ala dura americana alla McKinnon. Ma non penso nemmeno, come molte esponenti del filone &#8220;raunch&#8221; che la pornografia sia una strada per la liberazione.<br />
Ma altra cosa è la &#8220;pornizzazione&#8221; del mondo dell&#8217;immaginario: altra cosa è quando l&#8217;ipersesso cala nelle pubblicità, in ogni angolo di trasmissione televisiva, nei servizi di moda. Eccetera. Quando il sesso diventa un modo per consumare e definire la propria immagine-non la propria presenza-nel mondo. E quando questo consumo avviene attraverso il corpo femminile. Questa enfasi non è libertà sessuale. Semmai, contribuisce, per come la vedo io, a ridefinire confini rigidi, come scrivevo l&#8217;altro giorno: e a far oscillare il pendolo, di nuovo, tra la puttana e la mamma. Questa, come hai detto tu, è tutt&#8217;altra cosa dalla libertà.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Ilaria		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/adesso-ve-lo-dico/comment-page-1/#comment-89634</link>

		<dc:creator><![CDATA[Ilaria]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Feb 2007 15:19:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Giusto, l’informazione e l’educazione. Ma a volte penso che sia una battaglia persa. Esempio: lavoro in una scuola, vedo ragazzine sempre più giovani, già dagli 11 anni, completamente asservite ai maschi: (s)vestite (con madri compiacenti), che pur di non essere rifiutate o di non restare “indietro” assecondano ogni volontà del maschio di turno… Questa non è libertà sessuale, è schiavitù sessuale. Per questo non capisco perché molte, per es. anche tu in alcuni post precedenti, insistono sulla libertà sessuale quando, se non c’è prima tutto il resto, questa non significa niente.
Altra cosa: alle mie amiche o alle coetanee (parliamo di trentenni) che incontro sul lavoro eccetera, queste cose che a te stanno a cuore (compreso il dicorso anche per me fondamentale del simbolico) sembrano cose “vecchie” da fuggire come la peste. E’ come se ci fossero le donne che si sentono molto coinvolte da questi argomenti e quelle che li disprezzano.
Come dici tu, molti libri scolastici scritti da donne sono sessisti. Io quando posso propongo letture non sessiste (non tutta la letteratura per ragazzi contemporanea è da buttare, sotto questo aspetto), ma mi sembra una goccia nel mare.
Ultima cosa, e scusa la lunghezza: io cerco da una vita di accostarmi a questi argomenti, anche come educatrice mi interessano. Ma devo dire che le uniche figure significative per la mia crescita sono stati uomini, a partire da mio padre. Se cammino su questa terra con piede libero e sicuro, lo devo a lui, non alle lamentele di donne come mia madre. E, non so se è un mio pregiudizio, noto che molte donne libere ed emancipate hanno avuto importanti figure maschili nella loro vita. Io credo che siano una minoranza, per i motivi storici e culturali che sappiamo, le donne che sanno educare le figlie alla libertà. Ecco forse perché faccio tanta fatica, nonostante i tuoi discorsi mi interessino.
(Scusa la lunghezza)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Giusto, l’informazione e l’educazione. Ma a volte penso che sia una battaglia persa. Esempio: lavoro in una scuola, vedo ragazzine sempre più giovani, già dagli 11 anni, completamente asservite ai maschi: (s)vestite (con madri compiacenti), che pur di non essere rifiutate o di non restare “indietro” assecondano ogni volontà del maschio di turno… Questa non è libertà sessuale, è schiavitù sessuale. Per questo non capisco perché molte, per es. anche tu in alcuni post precedenti, insistono sulla libertà sessuale quando, se non c’è prima tutto il resto, questa non significa niente.<br />
Altra cosa: alle mie amiche o alle coetanee (parliamo di trentenni) che incontro sul lavoro eccetera, queste cose che a te stanno a cuore (compreso il dicorso anche per me fondamentale del simbolico) sembrano cose “vecchie” da fuggire come la peste. E’ come se ci fossero le donne che si sentono molto coinvolte da questi argomenti e quelle che li disprezzano.<br />
Come dici tu, molti libri scolastici scritti da donne sono sessisti. Io quando posso propongo letture non sessiste (non tutta la letteratura per ragazzi contemporanea è da buttare, sotto questo aspetto), ma mi sembra una goccia nel mare.<br />
Ultima cosa, e scusa la lunghezza: io cerco da una vita di accostarmi a questi argomenti, anche come educatrice mi interessano. Ma devo dire che le uniche figure significative per la mia crescita sono stati uomini, a partire da mio padre. Se cammino su questa terra con piede libero e sicuro, lo devo a lui, non alle lamentele di donne come mia madre. E, non so se è un mio pregiudizio, noto che molte donne libere ed emancipate hanno avuto importanti figure maschili nella loro vita. Io credo che siano una minoranza, per i motivi storici e culturali che sappiamo, le donne che sanno educare le figlie alla libertà. Ecco forse perché faccio tanta fatica, nonostante i tuoi discorsi mi interessino.<br />
(Scusa la lunghezza)</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: La Lipperini		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/adesso-ve-lo-dico/comment-page-1/#comment-89633</link>

		<dc:creator><![CDATA[La Lipperini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Feb 2007 14:26:11 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/2007/02/02/adesso-ve-lo-dico/#comment-89633</guid>

					<description><![CDATA[Ilaria, sono d&#039;accordo: quello che veniva chiamato separatismo non porta da nessuna parte. Bisogna ripartire: e ripartire dall&#039;informazione. Ovvero, dall&#039;analisi di quello che i &quot;piccoli dettagli&quot; nascondono (anche perchè purtroppo, noto, non pochi testi scolastici sessisti, per dirne una, sono opera di donne).
Per Paola: certo che possono, e debbono. Biondillo (e non solo lui) ne è un esempio...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ilaria, sono d&#8217;accordo: quello che veniva chiamato separatismo non porta da nessuna parte. Bisogna ripartire: e ripartire dall&#8217;informazione. Ovvero, dall&#8217;analisi di quello che i &#8220;piccoli dettagli&#8221; nascondono (anche perchè purtroppo, noto, non pochi testi scolastici sessisti, per dirne una, sono opera di donne).<br />
Per Paola: certo che possono, e debbono. Biondillo (e non solo lui) ne è un esempio&#8230;</p>
]]></content:encoded>
		
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