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	Commenti a: ALL PASSION SPENT	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		Di: diamonds		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[diamonds]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Apr 2015 09:54:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[toni da bassissimo impero. Conviene aprire le porte e metterci comodi aspettando il rinascimento senza lasciarci spaventare. Molti sono cani da pagliaio(altri mi preoccupano un po di più, e spesso non sono nemmeno mascherati da poltergeist come quelli sopramenzionati)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>toni da bassissimo impero. Conviene aprire le porte e metterci comodi aspettando il rinascimento senza lasciarci spaventare. Molti sono cani da pagliaio(altri mi preoccupano un po di più, e spesso non sono nemmeno mascherati da poltergeist come quelli sopramenzionati)</p>
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		Di: girolamo de michele		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[girolamo de michele]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Apr 2015 09:32:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[È la prefigurazione del prossimo dibattito elettorale, al fondo della notte di una deriva che inutilmente era stata individuata, descritta, denunciata da molti – uno fra tutti, il Calvino delel &quot;Lezioni americane&quot;: «Alle volte mi sembra che un’epidemia pestilenziale abbia colpito l’umanità nella facoltà che più la caratterizza, cioè l’uso della parola, una peste del linguaggio che si manifesta come perdita di forza conoscitiva e di immediatezza, come automatismo che tende a livellare l’espressione sulle formule più generiche, anonime, astratte, a diluire i significati, a smussare le punte espressive, a spegnere ogni scintilla che sprizzi dallo scontro delle parole con nuove circostanze».
Un altro, con più attinenza al linguaggio della discussione politica: Javier Marías, &quot;Brutta e povera Italia&quot; (si, col titolo in italiano), su &quot;El País&quot; del 18 maggio 2008: «Quello che sta succedendo in Italia – e prima in Polonia, con i gemelli Kaczynski – è molto preoccupante. Siamo in presenza di politici vincenti che hanno abbattuto la frontiera tra ciò che si può e ciò che non si può dire in pubblico. Hanno scelto di parlare e comportarsi come molti dei loro elettori, con la differenza che questi possono farlo solo in privato. Una forma superiore di demagogia consiste nel non limitarsi a dire al popolo quello che questi desidera sentire, ma addirittura nell’adottarne i discorsi e il vocabolario brutale che fino a ieri erano confinati solo nel privato, e in tal modo legittimarli. “Quello che tu dici a bassa voce io lo dico ad alta voce, davanti alle telecamere e ai microfoni, e così ti autorizzo e ti adulo. Guarda: io sono in tutto e per tutto come te, e per di più non mi nascondo. Non nasconderti neanche tu: vieni fuori, e votami!”». (l&#039;integrale &lt;a href=&quot;http://elpais.com/diario/2008/05/18/eps/1211092015_850215.html&quot; rel=&quot;nofollow ugc&quot;&gt;qui&lt;/a&gt;).
Ciò che trovo agghiacciante non l&#039;esistenza di forze politiche, di &quot;governo&quot; e di &quot;opposizione&quot;, che sottraggono argomenti e ragionamenti alla società (sterilizzando la funzione quantomeno propulsiva delle minoranze attive) per tradurli in parole povere dette con la voce grossa, alla Fallaci (come conclude Fabbri nel suo saggio che viene qui citato).
Agghiacciante è che questo contesto venga per un verso ampliato da chi ha la responsabilità di governo – non solo con le proprie pratiche e retoriche, ma soprattutto con la creazione di una legge elettorale che agisce, già ora che è solo scritta sulla carta, come promotore di questa nefasta &lt;i&gt;aloghia politica&lt;/i&gt;, in un perverso circolo vizioso – e dall&#039;altro ignorato dagli stessi nel non comprendere che queste, mostrate ieri per l&#039;ennesima volta, saranno le condizioni nelle quali si svolgerà un arengo politico nel quale gli elettori, non potendo essere altro che spettatori ai quali si chiede una mera alzata di mano, sostituiranno l&#039;esercizio critico con il tifo sugli spalti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È la prefigurazione del prossimo dibattito elettorale, al fondo della notte di una deriva che inutilmente era stata individuata, descritta, denunciata da molti – uno fra tutti, il Calvino delel &#8220;Lezioni americane&#8221;: «Alle volte mi sembra che un’epidemia pestilenziale abbia colpito l’umanità nella facoltà che più la caratterizza, cioè l’uso della parola, una peste del linguaggio che si manifesta come perdita di forza conoscitiva e di immediatezza, come automatismo che tende a livellare l’espressione sulle formule più generiche, anonime, astratte, a diluire i significati, a smussare le punte espressive, a spegnere ogni scintilla che sprizzi dallo scontro delle parole con nuove circostanze».<br />
Un altro, con più attinenza al linguaggio della discussione politica: Javier Marías, &#8220;Brutta e povera Italia&#8221; (si, col titolo in italiano), su &#8220;El País&#8221; del 18 maggio 2008: «Quello che sta succedendo in Italia – e prima in Polonia, con i gemelli Kaczynski – è molto preoccupante. Siamo in presenza di politici vincenti che hanno abbattuto la frontiera tra ciò che si può e ciò che non si può dire in pubblico. Hanno scelto di parlare e comportarsi come molti dei loro elettori, con la differenza che questi possono farlo solo in privato. Una forma superiore di demagogia consiste nel non limitarsi a dire al popolo quello che questi desidera sentire, ma addirittura nell’adottarne i discorsi e il vocabolario brutale che fino a ieri erano confinati solo nel privato, e in tal modo legittimarli. “Quello che tu dici a bassa voce io lo dico ad alta voce, davanti alle telecamere e ai microfoni, e così ti autorizzo e ti adulo. Guarda: io sono in tutto e per tutto come te, e per di più non mi nascondo. Non nasconderti neanche tu: vieni fuori, e votami!”». (l&#8217;integrale <a href="http://elpais.com/diario/2008/05/18/eps/1211092015_850215.html" rel="nofollow ugc">qui</a>).<br />
Ciò che trovo agghiacciante non l&#8217;esistenza di forze politiche, di &#8220;governo&#8221; e di &#8220;opposizione&#8221;, che sottraggono argomenti e ragionamenti alla società (sterilizzando la funzione quantomeno propulsiva delle minoranze attive) per tradurli in parole povere dette con la voce grossa, alla Fallaci (come conclude Fabbri nel suo saggio che viene qui citato).<br />
Agghiacciante è che questo contesto venga per un verso ampliato da chi ha la responsabilità di governo – non solo con le proprie pratiche e retoriche, ma soprattutto con la creazione di una legge elettorale che agisce, già ora che è solo scritta sulla carta, come promotore di questa nefasta <i>aloghia politica</i>, in un perverso circolo vizioso – e dall&#8217;altro ignorato dagli stessi nel non comprendere che queste, mostrate ieri per l&#8217;ennesima volta, saranno le condizioni nelle quali si svolgerà un arengo politico nel quale gli elettori, non potendo essere altro che spettatori ai quali si chiede una mera alzata di mano, sostituiranno l&#8217;esercizio critico con il tifo sugli spalti.</p>
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		Di: Maurizio		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Apr 2015 08:41:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Le due cose non sono slegate. Se il dibattito pubblico (e quello istituzionale, purtroppo) non fossero di questo tipo, se chi li anima fosse portatore di una migliore qualità umana e intellettuale, non sarebbe un giochetto così elementare porre la fiducia su una legge che per sua natura dovrebbe essere condivisa, riguardando il campo stesso in cui si deve giocare la partita. Ma se il livello dell&#039;opposizione è quello che emerge da questo florilegio di contumelie, come aspettarsi che chi vi ricorre abbia poi le capacità politiche per evitare di farsi mettere all&#039;angolo?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le due cose non sono slegate. Se il dibattito pubblico (e quello istituzionale, purtroppo) non fossero di questo tipo, se chi li anima fosse portatore di una migliore qualità umana e intellettuale, non sarebbe un giochetto così elementare porre la fiducia su una legge che per sua natura dovrebbe essere condivisa, riguardando il campo stesso in cui si deve giocare la partita. Ma se il livello dell&#8217;opposizione è quello che emerge da questo florilegio di contumelie, come aspettarsi che chi vi ricorre abbia poi le capacità politiche per evitare di farsi mettere all&#8217;angolo?</p>
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