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	Commenti a: ANCORA TRE	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
	<lastBuildDate>Mon, 20 Sep 2010 10:02:46 +0000</lastBuildDate>
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		Di: Vivalascuola. Il silenzio degli intellettuali &#171; La poesia e lo spirito		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/ancora-tre/comment-page-2/#comment-110326</link>

		<dc:creator><![CDATA[Vivalascuola. Il silenzio degli intellettuali &#171; La poesia e lo spirito]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Sep 2010 10:02:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[...] testi e discussioni in rete sull&#8217;argomento qui, qui, [...] ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] testi e discussioni in rete sull&#8217;argomento qui, qui, [&#8230;] </p>
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		Di: 'povna		</title>
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		<dc:creator><![CDATA['povna]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Sep 2010 23:17:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[sono un&#039;insegnante. una dei tanti. prima di ogni altra considerazione, ti devo dire grazie: per aver puntato il dito sulla questione con tanta chiarezza, per lo spazio di dibattito, per la discussione.
di discussione c&#039;è bisogno, seria. perché pare impossibile che non si riesca a far passare quello che tu hai detto così bene: che affossare l&#039;educazione e la cultura dei suoi futuri cittadini, per un paese, significa andare avanti ciecamente verso il burrone. e pare anche più impossibile perché la scuola è davvero di tutti, almeno nei paesi occidentali avanzati dove vige un livello serio di istruzione obbligatoria. non di coloro che ci lavorano e basta. di tutti. oramai un diritto sociale.
è un processo lungo, quello del riscatto della scuola. che passa attraverso fasi e attenzioni diverse, io credo, di tutte le componenti del corpo sociale (da una riforma vera del sistema educazione, dall&#039;ideazione di un sistema reale di formazione e selezione degli insegnanti, da un&#039;attenzione all&#039;edilizia scolastica seria, perché il luogo dove tutti tracorrono, dai 3 almeno ai 16 se non ai 19 anni tanta parte del loro tempo possa essere adeguatamente formativo, fino ad arrivare a un recupero non snobistico della funzione dell&#039;insegnante da parte di chi fa cultura. e non per avere il gusto di essere citati su alias, ma perché inserire seriamente il modo di fare educazione nel dibattito di un paese significa poter portare avanti quella stessa educazione, e coloro che ne sono materialmente i protagonisti, in un altro modo).
scrivo molto in fretta, perché le idee sono tante e il tempo meno perché domani la scuola (a 50 km da casa) mi aspetta alle otto. ma quello che voglio dire è che solo così si creano le condizioni perché poi la scuola possa essere luogo di raccordo e insieme catalizzante di crescita, di educazione, di istruzione, perché sappia istillare curiosità, passioni, amori (perché no? anche odi), facendosi interprete di tutte quelle meravigliose cose che sono pertinenza di un ragazzo che cresce. ricordandosi che, grazie al cielo, se si vuole questo (anche se a prezzo di grande fatica, e con la sensazione di essere, fuori e dentro la scuola, molto molto soli) è ancora possibile. la scuola può ancora entusiasmare alla lettura, perché i protagonisti, grazie al cielo, alla fin fine, sono loro, gli studenti. ma a ch prezzo, ormai? e con la sensazione di predicare al buio. e, soprattutto, fino a quando?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>sono un&#8217;insegnante. una dei tanti. prima di ogni altra considerazione, ti devo dire grazie: per aver puntato il dito sulla questione con tanta chiarezza, per lo spazio di dibattito, per la discussione.<br />
di discussione c&#8217;è bisogno, seria. perché pare impossibile che non si riesca a far passare quello che tu hai detto così bene: che affossare l&#8217;educazione e la cultura dei suoi futuri cittadini, per un paese, significa andare avanti ciecamente verso il burrone. e pare anche più impossibile perché la scuola è davvero di tutti, almeno nei paesi occidentali avanzati dove vige un livello serio di istruzione obbligatoria. non di coloro che ci lavorano e basta. di tutti. oramai un diritto sociale.<br />
è un processo lungo, quello del riscatto della scuola. che passa attraverso fasi e attenzioni diverse, io credo, di tutte le componenti del corpo sociale (da una riforma vera del sistema educazione, dall&#8217;ideazione di un sistema reale di formazione e selezione degli insegnanti, da un&#8217;attenzione all&#8217;edilizia scolastica seria, perché il luogo dove tutti tracorrono, dai 3 almeno ai 16 se non ai 19 anni tanta parte del loro tempo possa essere adeguatamente formativo, fino ad arrivare a un recupero non snobistico della funzione dell&#8217;insegnante da parte di chi fa cultura. e non per avere il gusto di essere citati su alias, ma perché inserire seriamente il modo di fare educazione nel dibattito di un paese significa poter portare avanti quella stessa educazione, e coloro che ne sono materialmente i protagonisti, in un altro modo).<br />
scrivo molto in fretta, perché le idee sono tante e il tempo meno perché domani la scuola (a 50 km da casa) mi aspetta alle otto. ma quello che voglio dire è che solo così si creano le condizioni perché poi la scuola possa essere luogo di raccordo e insieme catalizzante di crescita, di educazione, di istruzione, perché sappia istillare curiosità, passioni, amori (perché no? anche odi), facendosi interprete di tutte quelle meravigliose cose che sono pertinenza di un ragazzo che cresce. ricordandosi che, grazie al cielo, se si vuole questo (anche se a prezzo di grande fatica, e con la sensazione di essere, fuori e dentro la scuola, molto molto soli) è ancora possibile. la scuola può ancora entusiasmare alla lettura, perché i protagonisti, grazie al cielo, alla fin fine, sono loro, gli studenti. ma a ch prezzo, ormai? e con la sensazione di predicare al buio. e, soprattutto, fino a quando?</p>
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		<title>
		Di: Anna Luisa		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/ancora-tre/comment-page-2/#comment-110324</link>

		<dc:creator><![CDATA[Anna Luisa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Sep 2010 18:33:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;voi non l’avete incontrato un preside che di fronte ad un insegnante incapace trova come unica soluzione quello di spostarlo da una parte all’altra per ripartire il danno?Io sì, è quello di mio figlio&quot;.
Il Vaticano ha fatto scuola...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;voi non l’avete incontrato un preside che di fronte ad un insegnante incapace trova come unica soluzione quello di spostarlo da una parte all’altra per ripartire il danno?Io sì, è quello di mio figlio&#8221;.<br />
Il Vaticano ha fatto scuola&#8230;</p>
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		<title>
		Di: claudia b.		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/ancora-tre/comment-page-2/#comment-110323</link>

		<dc:creator><![CDATA[claudia b.]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Sep 2010 09:05:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@Biondillo: sacre parole.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Biondillo: sacre parole.</p>
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		<title>
		Di: michela		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/ancora-tre/comment-page-2/#comment-110322</link>

		<dc:creator><![CDATA[michela]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Sep 2010 22:31:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Lo sfascio della scuola è di parecchio precedente ai danni pur evidenti dei governi di centrodestra; forse sarebbe il caso di scindere il problema di chi ha bisogno di lavorare (ingannato per anni da costosissimi corsi abilitanti, ivi comprese le SSIS, utili soprattutto a riempire le casse delle Università, come sa chiunque li abbia frequentati, ma soprattutto chiunque ci abbia insegnato, come me) da quello  delle necessità delle  famiglie (la scuola primaria prevede ormai ALMENO 5 ore al giorno, una forma di crudeltà che ricorda i tempi di lavoro dei bambini londinesi dell’Ottocento. E per forza, chi li va a prendere i bambini, se le mamme e i papà lavorano? Ah, la socializzazione, già..va bene, ma che nessuno poi si lamenti della &quot;massa&quot;) da quello della capacità della scuola di fare formazione. A me pare che si siano innescati una serie di discutibili automatismi di ragionamento che vedono innanzitutto la scuola come UNICA agenzia formativa (buon vecchio Illich: aveva parecchie ragioni a mio avviso, io a 55 anni non conosco ancora nessuno che abbia imparato ad usare un computer a scuola ), ma soprattutto considerano assiomatica la coincidenza tra efficacia della formazione e TEMPO trascorso a scuola, considerano assiomatica la coincidenza tra efficacia della formazione e NUMERO delle discipline studiate (anche all’Università, è l’esito perverso dell’articolazione in crediti, termine –l’Europa mica le fa sempre tutte giuste, eh- che non avrebbe mai neanche dovuto fare capolino in un ambiente formativo; ma anche alle Medie, l’avete vista una pagella delle medie?arriviamo anche a 25 voti), considerano assiomatica la coincidenza tra efficacia della formazione e numero di persone addette a fornirla, ecc.ecc.
Se a questo si aggiunge la totale mancanza di strumenti di sanzione per gli studenti e per i docenti (voi non l’avete incontrato un preside che di fronte ad un insegnante incapace trova come unica soluzione quello di spostarlo da una parte all’altra per ripartire il danno? Io sì, è quello di mio figlio); se a questo si aggiunge il ruolo ambiguo dei sindacati (o vogliamo credere che i sindacati non abbiano avuto alcun interesse negli anni passati a mantenere una massa di precariato, in nome del quale rivendicare millemila sanatorie che hanno ficcato nella scuola chiunque?);
lo sfascio è bello e completo.
Ah, no, manca ancora una cosa..le teorie pedagogiche, sulla base delle quali, grazie alle iniziative illuminate di migliaia di insegnanti, presidi, formatori in servizio e sperimentatori di ogni natura (la sperimentazione Brocca, e chi se la scorda?), si è deciso per esempio che in questo paese dai sei ai diciotto anni nessuno studi più un minimo di geografia.
Ho grande solidarietà verso chi perde il lavoro, ma per cortesia separiamo le cose, perché se come insegnante sono solo avvilita, come genitore sono fuori di me.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lo sfascio della scuola è di parecchio precedente ai danni pur evidenti dei governi di centrodestra; forse sarebbe il caso di scindere il problema di chi ha bisogno di lavorare (ingannato per anni da costosissimi corsi abilitanti, ivi comprese le SSIS, utili soprattutto a riempire le casse delle Università, come sa chiunque li abbia frequentati, ma soprattutto chiunque ci abbia insegnato, come me) da quello  delle necessità delle  famiglie (la scuola primaria prevede ormai ALMENO 5 ore al giorno, una forma di crudeltà che ricorda i tempi di lavoro dei bambini londinesi dell’Ottocento. E per forza, chi li va a prendere i bambini, se le mamme e i papà lavorano? Ah, la socializzazione, già..va bene, ma che nessuno poi si lamenti della &#8220;massa&#8221;) da quello della capacità della scuola di fare formazione. A me pare che si siano innescati una serie di discutibili automatismi di ragionamento che vedono innanzitutto la scuola come UNICA agenzia formativa (buon vecchio Illich: aveva parecchie ragioni a mio avviso, io a 55 anni non conosco ancora nessuno che abbia imparato ad usare un computer a scuola ), ma soprattutto considerano assiomatica la coincidenza tra efficacia della formazione e TEMPO trascorso a scuola, considerano assiomatica la coincidenza tra efficacia della formazione e NUMERO delle discipline studiate (anche all’Università, è l’esito perverso dell’articolazione in crediti, termine –l’Europa mica le fa sempre tutte giuste, eh- che non avrebbe mai neanche dovuto fare capolino in un ambiente formativo; ma anche alle Medie, l’avete vista una pagella delle medie?arriviamo anche a 25 voti), considerano assiomatica la coincidenza tra efficacia della formazione e numero di persone addette a fornirla, ecc.ecc.<br />
Se a questo si aggiunge la totale mancanza di strumenti di sanzione per gli studenti e per i docenti (voi non l’avete incontrato un preside che di fronte ad un insegnante incapace trova come unica soluzione quello di spostarlo da una parte all’altra per ripartire il danno? Io sì, è quello di mio figlio); se a questo si aggiunge il ruolo ambiguo dei sindacati (o vogliamo credere che i sindacati non abbiano avuto alcun interesse negli anni passati a mantenere una massa di precariato, in nome del quale rivendicare millemila sanatorie che hanno ficcato nella scuola chiunque?);<br />
lo sfascio è bello e completo.<br />
Ah, no, manca ancora una cosa..le teorie pedagogiche, sulla base delle quali, grazie alle iniziative illuminate di migliaia di insegnanti, presidi, formatori in servizio e sperimentatori di ogni natura (la sperimentazione Brocca, e chi se la scorda?), si è deciso per esempio che in questo paese dai sei ai diciotto anni nessuno studi più un minimo di geografia.<br />
Ho grande solidarietà verso chi perde il lavoro, ma per cortesia separiamo le cose, perché se come insegnante sono solo avvilita, come genitore sono fuori di me.</p>
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		<title>
		Di: valeria		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/ancora-tre/comment-page-2/#comment-110321</link>

		<dc:creator><![CDATA[valeria]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Sep 2010 22:10:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ma sei un vero precog, Walter, nella scuola padana ci avevi messo dentro pure la trota. Comunque, belli tutti  e tre i racconti. Mi sarebbe piaciuto ridere, ma non ci sono riuscita.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ma sei un vero precog, Walter, nella scuola padana ci avevi messo dentro pure la trota. Comunque, belli tutti  e tre i racconti. Mi sarebbe piaciuto ridere, ma non ci sono riuscita.</p>
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		<title>
		Di: valter binaghi		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/ancora-tre/comment-page-2/#comment-110320</link>

		<dc:creator><![CDATA[valter binaghi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Sep 2010 21:44:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ma allora esiste veramente una &quot;scuola padana&quot;?
Pensa che un po&#039; di tempo fa me l&#039;ero inventata in un racconto, giusto per far ridere...
http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2007/07/11/in-morte-di-napoleone-e-della-storia/]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ma allora esiste veramente una &#8220;scuola padana&#8221;?<br />
Pensa che un po&#8217; di tempo fa me l&#8217;ero inventata in un racconto, giusto per far ridere&#8230;<br />
<a href="http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2007/07/11/in-morte-di-napoleone-e-della-storia/" rel="nofollow ugc">http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2007/07/11/in-morte-di-napoleone-e-della-storia/</a></p>
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		<title>
		Di: valeria		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/ancora-tre/comment-page-2/#comment-110319</link>

		<dc:creator><![CDATA[valeria]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Sep 2010 20:43:09 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilgiornale.it/interni/dono_lady_bossi_arrivano_800mila_euro_scuola_padana/12-07-2010/articolo-id=460214-page=0-comments=1" rel="nofollow ugc">link corretto.</a>Spero.</p>
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		Di: valeria		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/ancora-tre/comment-page-2/#comment-110318</link>

		<dc:creator><![CDATA[valeria]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Sep 2010 20:39:50 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="ady_bossi_arrivano_800mila_euro_scuola_padana/12-07-2010/articolo-id=460214-page=0-comments=1" rel="nofollow ugc">una goccia di acido muriatico.</a></p>
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		<title>
		Di: valeria		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/ancora-tre/comment-page-2/#comment-110317</link>

		<dc:creator><![CDATA[valeria]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Sep 2010 20:35:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@Walter Binaghi. Conosco poco il mondo della scuola, un po&#039; di più quello della ricerca, per cui posso parlare con un po&#039; più di cognizione di causa solo di uno spicchio di questo.
La mia domanda si riferiva alla percezione del mondo del lavoro e di se stessi in quanto lavoratori, e del modo di immaginare, formulare, rappresentare autonomamente questa percezione in modo politico,  al di là dei referenti &#039;politici&#039; istituzionali e delle rappresetazioni esterne, carenti e il più delle volte inesistenti (vedi la distrazione degli &#039;intellettuali&#039;).
L&#039;impressione è che si sia persa  da tempo la dimensione collettiva e politica  dei problemi e che questa non si possa recuperare, in fretta e furia, di fronte ai disastri, peraltro ampiamente annunciati.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Walter Binaghi. Conosco poco il mondo della scuola, un po&#8217; di più quello della ricerca, per cui posso parlare con un po&#8217; più di cognizione di causa solo di uno spicchio di questo.<br />
La mia domanda si riferiva alla percezione del mondo del lavoro e di se stessi in quanto lavoratori, e del modo di immaginare, formulare, rappresentare autonomamente questa percezione in modo politico,  al di là dei referenti &#8216;politici&#8217; istituzionali e delle rappresetazioni esterne, carenti e il più delle volte inesistenti (vedi la distrazione degli &#8216;intellettuali&#8217;).<br />
L&#8217;impressione è che si sia persa  da tempo la dimensione collettiva e politica  dei problemi e che questa non si possa recuperare, in fretta e furia, di fronte ai disastri, peraltro ampiamente annunciati.</p>
]]></content:encoded>
		
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