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	Commenti a: ANGELUS INNOVANS	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		Di: Sein Kampf &#8211; Liste di proscrizione nelle biblioteche veneziane &#171; P A N D I V E R		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/angelus-innovans/comment-page-2/#comment-115355</link>

		<dc:creator><![CDATA[Sein Kampf &#8211; Liste di proscrizione nelle biblioteche veneziane &#171; P A N D I V E R]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Jan 2011 11:52:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[...] Eluana Englaro. O simile alla stolida ignoranza con cui il ministro Gelmini e il governatore Cota respingono come &#8220;comizi&#8221; e &#8220;lezioni universitarie&#8221; (evidentemente per loro sono la [...] ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] Eluana Englaro. O simile alla stolida ignoranza con cui il ministro Gelmini e il governatore Cota respingono come &#8220;comizi&#8221; e &#8220;lezioni universitarie&#8221; (evidentemente per loro sono la [&#8230;] </p>
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		Di: broncobilly		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/angelus-innovans/comment-page-2/#comment-115354</link>

		<dc:creator><![CDATA[broncobilly]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Jan 2011 16:23:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ma non si tratta tanto di &quot;lazzaronaggine&quot; visto che la concorrenza al ribasso tra lavoratori c&#039; entra molto molto relativamente.
E, se non si fosse capito, vorrei ribadirlo ancora con qualche dato: negli ultimi trent&#039; anni (1980-2009) &quot;solo&quot; il 30% degli investimenti all&#039; estero ha preso la via dei &quot;paesi in via di sviluppo&quot;, il 43% ha preferito investire nei paesi del G8, ovvero con costo del lavoro molto più elevato (&lt;a href=&quot;http://unctadstat.unctad.org/TableViewer/tableView.aspx?ReportId=88&quot; rel=&quot;nofollow ugc&quot;&gt;fonte&lt;/a&gt;). Tanto per dire, il paese che ne ha ricevuti di più, gli USA, in questi trent&#039; anni hanno aumentato gli stipendi del 25% al netto dell&#039; inflazione (&lt;a href=&quot;ftp://ftp.bls.gov/pub/suppl/eci.ecconst.txt&quot; rel=&quot;nofollow ugc&quot;&gt;fonte&lt;/a&gt;).
Tu mi dici che l&#039; operaio non schiavizzato rende di più. Sono d&#039; accordo, ma se lo sappiamo noi grazie ad una mera intuizione vuoi che non lo sappia Marchionne? Il fatto che ci metta i soldi lo garantisce dal sospetto di doppi fini.
Cosa conta, allora? Contano i fattori di competitività, ed è proprio a quelli che accennavo.
Perdo ancora un secondo per menzionare un parametro: la produttività del lavoro. Questo paramentro ha due caratteristiche: 1)è fondamentale 2)in Italia ha un andamento disastroso.
Da cosa dipende la produttività? &lt;a href=&quot;http://mitpress.mit.edu/catalog/item/default.asp?tid=3746&#038;ttype=2&quot; rel=&quot;nofollow ugc&quot;&gt;L&#039; indagine internazionale più approfondita &lt;/a&gt;è forse quella di Prescott/Parente che conclude mettendo sul banco degli imputati in primo luogo gli interessi corporativi (sindacato): la loro eccessiva tutela politica crea immobilismo e paralisi nell&#039; innovazione. L&#039; innovazione contrattuale è decisiva e molta contribuisce alla stagnazione nelle forme contrattuali.&lt;a href=&quot;http://fahreunblog.blogspot.com/2011/01/pleonasmi-sospetti.html&quot; rel=&quot;nofollow ugc&quot;&gt;retorica sui diritti &lt;/a&gt;. Meno cultura dei diritti e più cultura del contratto, almeno per chi non fa politica ma fa sindacato.
In altre parole: domani le cose cambieranno certamente nel settore dell&#039; auto. Marchionne sta forse investendo in un paese flessibile dove potrà cambiare la sua organizzazione tenendo il passo?
Sento ora che i &quot;sì&quot; hanno vinto di misura e quindi i sindacati più politicizzati continueranno probabilmente a far sentire forte la loro voce. A Marchionne mi sento solo di dire quello che &lt;a href=&quot;http://www.youtube.com/watch?v=4bbzbK10vcw&#038;feature=related&quot; rel=&quot;nofollow ugc&quot;&gt;altri&lt;/a&gt; hanno detto ai giovani: via da qui.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ma non si tratta tanto di &#8220;lazzaronaggine&#8221; visto che la concorrenza al ribasso tra lavoratori c&#8217; entra molto molto relativamente.<br />
E, se non si fosse capito, vorrei ribadirlo ancora con qualche dato: negli ultimi trent&#8217; anni (1980-2009) &#8220;solo&#8221; il 30% degli investimenti all&#8217; estero ha preso la via dei &#8220;paesi in via di sviluppo&#8221;, il 43% ha preferito investire nei paesi del G8, ovvero con costo del lavoro molto più elevato (<a href="http://unctadstat.unctad.org/TableViewer/tableView.aspx?ReportId=88" rel="nofollow ugc">fonte</a>). Tanto per dire, il paese che ne ha ricevuti di più, gli USA, in questi trent&#8217; anni hanno aumentato gli stipendi del 25% al netto dell&#8217; inflazione (<a href="ftp://ftp.bls.gov/pub/suppl/eci.ecconst.txt" rel="nofollow ugc">fonte</a>).<br />
Tu mi dici che l&#8217; operaio non schiavizzato rende di più. Sono d&#8217; accordo, ma se lo sappiamo noi grazie ad una mera intuizione vuoi che non lo sappia Marchionne? Il fatto che ci metta i soldi lo garantisce dal sospetto di doppi fini.<br />
Cosa conta, allora? Contano i fattori di competitività, ed è proprio a quelli che accennavo.<br />
Perdo ancora un secondo per menzionare un parametro: la produttività del lavoro. Questo paramentro ha due caratteristiche: 1)è fondamentale 2)in Italia ha un andamento disastroso.<br />
Da cosa dipende la produttività? <a href="http://mitpress.mit.edu/catalog/item/default.asp?tid=3746&amp;ttype=2" rel="nofollow ugc">L&#8217; indagine internazionale più approfondita </a>è forse quella di Prescott/Parente che conclude mettendo sul banco degli imputati in primo luogo gli interessi corporativi (sindacato): la loro eccessiva tutela politica crea immobilismo e paralisi nell&#8217; innovazione. L&#8217; innovazione contrattuale è decisiva e molta contribuisce alla stagnazione nelle forme contrattuali.<a href="http://fahreunblog.blogspot.com/2011/01/pleonasmi-sospetti.html" rel="nofollow ugc">retorica sui diritti </a>. Meno cultura dei diritti e più cultura del contratto, almeno per chi non fa politica ma fa sindacato.<br />
In altre parole: domani le cose cambieranno certamente nel settore dell&#8217; auto. Marchionne sta forse investendo in un paese flessibile dove potrà cambiare la sua organizzazione tenendo il passo?<br />
Sento ora che i &#8220;sì&#8221; hanno vinto di misura e quindi i sindacati più politicizzati continueranno probabilmente a far sentire forte la loro voce. A Marchionne mi sento solo di dire quello che <a href="http://www.youtube.com/watch?v=4bbzbK10vcw&amp;feature=related" rel="nofollow ugc">altri</a> hanno detto ai giovani: via da qui.</p>
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		<title>
		Di: Capelli d'argento		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/angelus-innovans/comment-page-2/#comment-115353</link>

		<dc:creator><![CDATA[Capelli d'argento]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Jan 2011 14:10:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@broncobilly: mi sfugge il nesso logico tra recupero di competitività e riduzione di diritti. A me sembrerebbe vero il contrario: personale non schiavizzato, immagino, potrebbe condividere di più e meglio il progetto d&#039;impresa, mettendo maggiore impegno nel supportarlo. Tanto più che qui stiamo parlando di Mirafiori, dove non mi pare si possano accampare gli alibi invocati per Pomigliano, tutti incentrati sulla lazzaronaggine delle maestranze recalcitranti, sabotatrici e assenteiste. A Mirafiori, mi pare, la gente il suo dovere l&#039;ha fatto sempre, e ha fatto anche di più. La verità è che questi atteggiamenti da padrone delle ferriere Marchionne se li può permettere perché abbiamo una classe politica di fantocci, governo e opposizione. E un presidente del consiglio per il quale avrei bisogno di aggettivi che non sono ancora stati inventati. Una classe politica vera avrebbe detto al signor Marchionne, con una sola voce bipartisan: &quot;se vince il no lei se ne può andare, è un suo diritto. Chiaramente, da quel giorno lei in Italia non venderà più neppure un triciclo&quot;. E voglio vedere poi a chi sarebbe andato a venderli, quei catorci che escono dalla brillante mente dei suoi ingegneri.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@broncobilly: mi sfugge il nesso logico tra recupero di competitività e riduzione di diritti. A me sembrerebbe vero il contrario: personale non schiavizzato, immagino, potrebbe condividere di più e meglio il progetto d&#8217;impresa, mettendo maggiore impegno nel supportarlo. Tanto più che qui stiamo parlando di Mirafiori, dove non mi pare si possano accampare gli alibi invocati per Pomigliano, tutti incentrati sulla lazzaronaggine delle maestranze recalcitranti, sabotatrici e assenteiste. A Mirafiori, mi pare, la gente il suo dovere l&#8217;ha fatto sempre, e ha fatto anche di più. La verità è che questi atteggiamenti da padrone delle ferriere Marchionne se li può permettere perché abbiamo una classe politica di fantocci, governo e opposizione. E un presidente del consiglio per il quale avrei bisogno di aggettivi che non sono ancora stati inventati. Una classe politica vera avrebbe detto al signor Marchionne, con una sola voce bipartisan: &#8220;se vince il no lei se ne può andare, è un suo diritto. Chiaramente, da quel giorno lei in Italia non venderà più neppure un triciclo&#8221;. E voglio vedere poi a chi sarebbe andato a venderli, quei catorci che escono dalla brillante mente dei suoi ingegneri.</p>
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		<title>
		Di: il pronipote di Keynes		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/angelus-innovans/comment-page-2/#comment-115352</link>

		<dc:creator><![CDATA[il pronipote di Keynes]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Jan 2011 23:09:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Qualche considerazione, da dilettante.
Difficile attrarre investimenti stranieri in Italia. Però, la scorsa estate, Vendola è tornato dall&#039;Expo di Shangai con in tasca un contratto da &lt;a href=&quot;http://www.poienergia.it/index.php?option=com_content&#038;view=article&#038;id=313:investimenti-cinesi-per-30-milioni-di-dollari-vendola-qsono-i-primi-fruttiq-&#038;catid=36:news&#038;Itemid=73&quot; rel=&quot;nofollow ugc&quot;&gt;30 milioni di euro&lt;/a&gt; per la Puglia (e futuri 100 milioni per altre località del meridione da individuare): la CECEP (China Energy Conservation &#038; Environment Protection Group) costruirà pannelli solari. E, si badi, il contratto parte da accordi con la regione del Guangdong, che pure è luogo di forti conflitti operai (&lt;a href=&quot;http://longhi.blogautore.repubblica.it/2010/12/31/da-pomigliano-al-guangdong/&quot; rel=&quot;nofollow ugc&quot;&gt;qui&lt;/a&gt;: ma agli investitori cinesi non sembrano interessare la limitazione preventiva dei diritti degli operai italiani (mentre sono costretti ad aumentare quelli degli operai cinesi), quanto il numero di giorni di sole per un potenziale mercato del solare. Naturalmente il contratto non nasce dal nulla, ma è stato preparato da un&#039;azione di tessitura di relazioni tra Puglia e Guangdond, da una diplomazia politico-economica che ha fatto di Vendola una specie di ambasciatore dell&#039;Italia all&#039;Expo: ma non è questo che la politica dovrebbe fare, soprattutto là dove la &quot;libera impresa&quot; non è capace?
Seconda considerazione. La FIAT costruirà a Mirafiori i SUV per il mercato americano. Un veicolo che sta diventando sempre meno appetibile perché sempre più costoso in termini di consumo, non un&#039;utilitaria a baso costo e ad alto rendimento per periodi di crisi. Non sentite odore di cerino acceso lasciato nelle mani dell&#039;operaio italiano, che si scotterà le dita quando il mercato del SUV calerà ulteriormente, e qualcuno si renderà conto che per starci dentro i SUV bisognerà comunque trasferirli a Belgrado? Io sì.
Terza considerazione. Se oggi vuoi comprare un&#039;auto, la paghi cara, perché te la vendono già fornita di gadget di dubbia utilità (condizionatore, alzacristalli elettrico, GPS, impianto stereo, sedile termoriscaldato, macchina del caffè espresso e grattaascelle di serie). Il modello asiatico, cioè indo-cinese, di auto, prevede invece l&#039;auto &quot;nuda&quot;, a basso costo, e i vari gadget à la carte: si parte da tot euro (l&#039;equivalente di una macchina usata messa male, che quindi costa poco ma consuma assai e inquina anche di più), poi i gadget li paghi uno per uno. È così difficile pensare, come alternativa ai ricatti di Marchionne e al suo Progetto Italia che nessuna ha ancora visto, chiedere a mister &lt;a href=&quot;&quot; rel=&quot;nofollow ugc&quot;&gt;Ratan Tata&lt;/a&gt;, o a un suo giovane e rampante concorrente indiano, se e a che condizioni gli interesserebbe produrre una nuova macchina di produzione italiana e di concezione indiana, a prezzi convenienti in un periodo di crisi globale, a Mirafiori, Pomigliano e Termini Imerese?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche considerazione, da dilettante.<br />
Difficile attrarre investimenti stranieri in Italia. Però, la scorsa estate, Vendola è tornato dall&#8217;Expo di Shangai con in tasca un contratto da <a href="http://www.poienergia.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=313:investimenti-cinesi-per-30-milioni-di-dollari-vendola-qsono-i-primi-fruttiq-&amp;catid=36:news&amp;Itemid=73" rel="nofollow ugc">30 milioni di euro</a> per la Puglia (e futuri 100 milioni per altre località del meridione da individuare): la CECEP (China Energy Conservation &amp; Environment Protection Group) costruirà pannelli solari. E, si badi, il contratto parte da accordi con la regione del Guangdong, che pure è luogo di forti conflitti operai (<a href="http://longhi.blogautore.repubblica.it/2010/12/31/da-pomigliano-al-guangdong/" rel="nofollow ugc">qui</a>: ma agli investitori cinesi non sembrano interessare la limitazione preventiva dei diritti degli operai italiani (mentre sono costretti ad aumentare quelli degli operai cinesi), quanto il numero di giorni di sole per un potenziale mercato del solare. Naturalmente il contratto non nasce dal nulla, ma è stato preparato da un&#8217;azione di tessitura di relazioni tra Puglia e Guangdond, da una diplomazia politico-economica che ha fatto di Vendola una specie di ambasciatore dell&#8217;Italia all&#8217;Expo: ma non è questo che la politica dovrebbe fare, soprattutto là dove la &#8220;libera impresa&#8221; non è capace?<br />
Seconda considerazione. La FIAT costruirà a Mirafiori i SUV per il mercato americano. Un veicolo che sta diventando sempre meno appetibile perché sempre più costoso in termini di consumo, non un&#8217;utilitaria a baso costo e ad alto rendimento per periodi di crisi. Non sentite odore di cerino acceso lasciato nelle mani dell&#8217;operaio italiano, che si scotterà le dita quando il mercato del SUV calerà ulteriormente, e qualcuno si renderà conto che per starci dentro i SUV bisognerà comunque trasferirli a Belgrado? Io sì.<br />
Terza considerazione. Se oggi vuoi comprare un&#8217;auto, la paghi cara, perché te la vendono già fornita di gadget di dubbia utilità (condizionatore, alzacristalli elettrico, GPS, impianto stereo, sedile termoriscaldato, macchina del caffè espresso e grattaascelle di serie). Il modello asiatico, cioè indo-cinese, di auto, prevede invece l&#8217;auto &#8220;nuda&#8221;, a basso costo, e i vari gadget à la carte: si parte da tot euro (l&#8217;equivalente di una macchina usata messa male, che quindi costa poco ma consuma assai e inquina anche di più), poi i gadget li paghi uno per uno. È così difficile pensare, come alternativa ai ricatti di Marchionne e al suo Progetto Italia che nessuna ha ancora visto, chiedere a mister <a href="" rel="nofollow ugc">Ratan Tata</a>, o a un suo giovane e rampante concorrente indiano, se e a che condizioni gli interesserebbe produrre una nuova macchina di produzione italiana e di concezione indiana, a prezzi convenienti in un periodo di crisi globale, a Mirafiori, Pomigliano e Termini Imerese?</p>
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		<title>
		Di: broncobilly		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/angelus-innovans/comment-page-2/#comment-115351</link>

		<dc:creator><![CDATA[broncobilly]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Jan 2011 23:07:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ma di cosa ci meravigliamo?
Se un opinionista come FURIO COLOMBO dice che per Marchionne il sindacalista deve diventare un kapò;
se un politico come LUIGI DE MAGISTRIS ci dà il &quot;benvenuto nel nuovo schiavismo&quot;  Fiat;
se un suo collega come BEPPE GIULIETTI afferma che finalmente saremo alla pari con Corea del Nord e Birmania.
se un sociologo come LUCIANO GALLINO puo&#039; sostenere che la legislazione amerikana sul lavoro è quella di un paese arretrato e sottosviluppato;
se un giurista come STEFANO RODOTA&#039; parla di ritorno al medioevo...
se la nostra élite (parlavamo di mentalità...) reagisce con questo genere di iperboli...
... Potrà bene il popolo, qui nella persona di don cave, parlare di &quot;fanatismo&quot; allorchè si pensi anche solo lontanamente di migliorare un pochetto superando quei &quot;libertarians&quot; del Burkina Faso nelle classifiche di competitività economica che finiscono sulla prima pagina del Wall Street Journal un giorno sì e l&#039; altro pure.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ma di cosa ci meravigliamo?<br />
Se un opinionista come FURIO COLOMBO dice che per Marchionne il sindacalista deve diventare un kapò;<br />
se un politico come LUIGI DE MAGISTRIS ci dà il &#8220;benvenuto nel nuovo schiavismo&#8221;  Fiat;<br />
se un suo collega come BEPPE GIULIETTI afferma che finalmente saremo alla pari con Corea del Nord e Birmania.<br />
se un sociologo come LUCIANO GALLINO puo&#8217; sostenere che la legislazione amerikana sul lavoro è quella di un paese arretrato e sottosviluppato;<br />
se un giurista come STEFANO RODOTA&#8217; parla di ritorno al medioevo&#8230;<br />
se la nostra élite (parlavamo di mentalità&#8230;) reagisce con questo genere di iperboli&#8230;<br />
&#8230; Potrà bene il popolo, qui nella persona di don cave, parlare di &#8220;fanatismo&#8221; allorchè si pensi anche solo lontanamente di migliorare un pochetto superando quei &#8220;libertarians&#8221; del Burkina Faso nelle classifiche di competitività economica che finiscono sulla prima pagina del Wall Street Journal un giorno sì e l&#8217; altro pure.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: tuscan foodie in America		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/angelus-innovans/comment-page-2/#comment-115350</link>

		<dc:creator><![CDATA[tuscan foodie in America]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Jan 2011 21:58:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@Lucio: la questione della Merkel e del sindacato tedesco fu complessa. In Germania lo Stato - anche a livello locale - gioca un ruolo molto importante nell&#039;industria, soprattutto automobilistica, con rappresentanza diretta nell&#039;ufficio dei bottoni di alcune aziende. Credo che il &quot;nein&quot; a Marchionne sia stato dato anche perche&#039; all&#039;epoca i tedeschi speravano in un salvatore nazionale (o almeno germanofono). Senza conoscere le carte - e bisogna sempre leggere i piani industriali, anche quelli che NON sono pubblici per conoscere tutti i risvolti di queste negoziazioni, soprattutto quando coinvolgono Primi Ministri e compagnia - la mia impressione fu quella. Magari sbaglio, ci mancherebbe. Molto semplicemente non lo so.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Lucio: la questione della Merkel e del sindacato tedesco fu complessa. In Germania lo Stato &#8211; anche a livello locale &#8211; gioca un ruolo molto importante nell&#8217;industria, soprattutto automobilistica, con rappresentanza diretta nell&#8217;ufficio dei bottoni di alcune aziende. Credo che il &#8220;nein&#8221; a Marchionne sia stato dato anche perche&#8217; all&#8217;epoca i tedeschi speravano in un salvatore nazionale (o almeno germanofono). Senza conoscere le carte &#8211; e bisogna sempre leggere i piani industriali, anche quelli che NON sono pubblici per conoscere tutti i risvolti di queste negoziazioni, soprattutto quando coinvolgono Primi Ministri e compagnia &#8211; la mia impressione fu quella. Magari sbaglio, ci mancherebbe. Molto semplicemente non lo so.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: tuscan foodie in America		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/angelus-innovans/comment-page-2/#comment-115349</link>

		<dc:creator><![CDATA[tuscan foodie in America]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Jan 2011 21:52:33 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/?p=4202#comment-115349</guid>

					<description><![CDATA[@ Don Cave:
Non ho mai fatto la premessa dalla quale tu parti per le tue osservazioni. Non ho mai parlato di &quot;disinvestimento dei capitali dalla produzione, con conseguente “riconversione” finanziaria&quot;.
Sono due tipi d&#039;investimento completamente distinti. Non c&#039;e&#039; riconversione &quot;conseguente&quot; ne&#039; automatica. Ho anche detto che non e&#039; necessariamente vero che si produce meno, ma che si produce con meno &quot;capitale umano&quot;. Le fabbriche che producono microchip hanno sicuramente meno operai di altre fabbriche, ma sono pur sempre industria.
La questione delle regole del mercato e&#039; troppo grande da poter risolverla in un commento ad un post (letterario per giunta!).
Se domani io fossi Ministro dell&#039;industria, mi farei una domanda molto semplice: e&#039; in atto una reorganizzazione mondiale del lavoro? mi risponderei di si&#039;. Poi mi chiederei: L&#039;italia ha le carte in regola per avere un ruolo, se non di primo, almeno di secondo piano nell&#039;attirare investimenti, e quindi lavoro? A mio avviso al momento no. (Tralascio la questione piu&#039; filosofica sul sia o meno cosa buona e giusta voler attirare investimenti: so bene - e lo si e&#039; visto in commenti qui sopra - che non e&#039; opinione condivisa in Italia).
Un&#039;ultima osservazione. Si continua a dire che nel caso Fiat non si tratterebbe di attirare investimenti, ma di trattenere un produttore italiano. Questo ragionamento e&#039; sbagliato.
Dal poco che ho letto, a Mirafiori si produrrebbero piattaforme automobilistiche da esportare in Europa, Nord America e America Latina. Quindi, a ben vedere:
1) La Fiat deve decidere dove piazzare una nuova linea di produzione per un prodotto globale (non da vendere solo nel mercato ristretto dell&#039;Italia), linea di produzione che attualmente non esiste --&#062; si tratta di un investimento nuovo.
2) La Fiat e&#039; un&#039;azienda di fatto globale. Ha impianti di produzione - se non sbaglio - non solo in Italia, ma in Europa dell&#039;Est, Nord America (con Chrysler) e Argentina e Messico (e forse Cina, ma non ricordo): tutte queste unita&#039; produttive potrebbero tranquillamente essere scelte per produrre la piattaforma in questione.
Il motivo per cui probabilmente Mirafiori e&#039; avvantaggiata e&#039; che c&#039;e&#039; spazio disponibile a iosa, senza dover spendere troppi soldi nell&#039;espandere i locali, e c&#039;e&#039; tutta una serie di fornitori a Torino che altrove potrebbe essere piu&#039; sparpagliata. Ma queste, davvero, sono solo speculazioni mie, che si basano su intuizioni (forse sbagliate) ma non su dati in mio possesso (che non ho).
Pero&#039; e&#039; un investimento nuovo: se ho capito bene non si tratta di &quot;trattenere&quot; una produzione esistente.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ Don Cave:<br />
Non ho mai fatto la premessa dalla quale tu parti per le tue osservazioni. Non ho mai parlato di &#8220;disinvestimento dei capitali dalla produzione, con conseguente “riconversione” finanziaria&#8221;.<br />
Sono due tipi d&#8217;investimento completamente distinti. Non c&#8217;e&#8217; riconversione &#8220;conseguente&#8221; ne&#8217; automatica. Ho anche detto che non e&#8217; necessariamente vero che si produce meno, ma che si produce con meno &#8220;capitale umano&#8221;. Le fabbriche che producono microchip hanno sicuramente meno operai di altre fabbriche, ma sono pur sempre industria.<br />
La questione delle regole del mercato e&#8217; troppo grande da poter risolverla in un commento ad un post (letterario per giunta!).<br />
Se domani io fossi Ministro dell&#8217;industria, mi farei una domanda molto semplice: e&#8217; in atto una reorganizzazione mondiale del lavoro? mi risponderei di si&#8217;. Poi mi chiederei: L&#8217;italia ha le carte in regola per avere un ruolo, se non di primo, almeno di secondo piano nell&#8217;attirare investimenti, e quindi lavoro? A mio avviso al momento no. (Tralascio la questione piu&#8217; filosofica sul sia o meno cosa buona e giusta voler attirare investimenti: so bene &#8211; e lo si e&#8217; visto in commenti qui sopra &#8211; che non e&#8217; opinione condivisa in Italia).<br />
Un&#8217;ultima osservazione. Si continua a dire che nel caso Fiat non si tratterebbe di attirare investimenti, ma di trattenere un produttore italiano. Questo ragionamento e&#8217; sbagliato.<br />
Dal poco che ho letto, a Mirafiori si produrrebbero piattaforme automobilistiche da esportare in Europa, Nord America e America Latina. Quindi, a ben vedere:<br />
1) La Fiat deve decidere dove piazzare una nuova linea di produzione per un prodotto globale (non da vendere solo nel mercato ristretto dell&#8217;Italia), linea di produzione che attualmente non esiste &#8211;&gt; si tratta di un investimento nuovo.<br />
2) La Fiat e&#8217; un&#8217;azienda di fatto globale. Ha impianti di produzione &#8211; se non sbaglio &#8211; non solo in Italia, ma in Europa dell&#8217;Est, Nord America (con Chrysler) e Argentina e Messico (e forse Cina, ma non ricordo): tutte queste unita&#8217; produttive potrebbero tranquillamente essere scelte per produrre la piattaforma in questione.<br />
Il motivo per cui probabilmente Mirafiori e&#8217; avvantaggiata e&#8217; che c&#8217;e&#8217; spazio disponibile a iosa, senza dover spendere troppi soldi nell&#8217;espandere i locali, e c&#8217;e&#8217; tutta una serie di fornitori a Torino che altrove potrebbe essere piu&#8217; sparpagliata. Ma queste, davvero, sono solo speculazioni mie, che si basano su intuizioni (forse sbagliate) ma non su dati in mio possesso (che non ho).<br />
Pero&#8217; e&#8217; un investimento nuovo: se ho capito bene non si tratta di &#8220;trattenere&#8221; una produzione esistente.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: Don Cave		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/angelus-innovans/comment-page-2/#comment-115348</link>

		<dc:creator><![CDATA[Don Cave]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Jan 2011 19:51:25 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/?p=4202#comment-115348</guid>

					<description><![CDATA[@Tuscan Foodie
.
La questione del disinvestimento dei capitali dalla produzione, con conseguente &quot;riconversione&quot; finanziaria, secondo me è centrale.
.
Ti esprimo quindi una mia perplessità. Di fronte ad un capitale che può muoversi liberamente attraverso i confini nazionali, e i cui movimenti non sono soggetti a nessuna regolamentazione da parte di istituzioni globali soggette ad un controllo democratico, non pensi che la logica stessa del &quot;sistema-paese&quot; ne esca di fatto fortemente ridimensionata?
.
La competizione fra gli stati per attirare capitali e investimenti non mi sembra dipenda più dal classico &quot;gioco&quot; delle sovranità nazionali in competizione, ma mi pare che manifesti più che altro una forma di dipendenza del potere statale dalle dinamiche del grande capitale finanziario.
.
Il mio timore è che questa tendenza generi una forma &quot;perversa&quot; di competizione, dove gli stati che non hanno altre carte da giocare (magari a causa di un particolare retaggio storico... e questi stati mi pare siano la maggioranza) puntano &quot;al ribasso&quot;, cioè a comprimere i salari (svalorizzando il lavoro) e a dar fondo alle proprie risorse territoriali (magari massacrando il territorio con opere pubbliche faraoniche quanto, alla lunga, inutili e dannose).
.
Insomma: i concorrenti non solo non partono da condizioni paritarie, ma si trovano a giocare un gioco sulle cui regole non hanno nessun controllo; e in cui quanto più svantaggiata è la condizione di partenza, tanto più gravi sono le conseguenze di una simile mancanza di controllo.
.
Non per tracciare distinzioni manichee, ma penso che, riguardo a questo tema, ci sia una chiara separazione tra le responsabilità della politica nazionale e quelle della società civile.
.
La storia è fatta di processi del genere: popolazioni e comunità politiche in conflitto che giocano al reciproco massacro per ottenere vantaggi sui concorrenti o per accaparrarsi risorse... ma ora il gioco al massacro mi sembra sia tutto fra un capitale finanziario che sembra quasi onnipotente e una popolazione mondiale che, fatta eccezione per poche isole felici, naviga dritta verso la disperazione più nera.
.
Per cui riesco anche (fino ad un certo punto) a mettermi nei panni di un politico che si trova a far quadrare il bilancio economico di uno stato, ma certo non mi riconosco in quel ruolo. Anzi, più l&#039;azione politica si piega esclusivamente alla questione di &quot;come attirare investimenti&quot;, più mi sento preoccupato, da semplice cittadino, delle conseguenze di una logica del genere, soprattutto in un contesto in cui il profitto (meglio: gli enormi profitti di cui va a caccia i grande capitale finanziario) prevale di fatto su qualunque vincolo sociale, morale o culturale.
.
Le cose che sto dicendo sono state espresse da altri in questa discussione (tra l&#039;altro in modo più semplice ed incisivo...). E la conclusione è semplice: va bene preoccuparsi per il rischio che deriva dall&#039;incapacità da parte dell&#039;economia nazionale di attirare investimenti; ma non trovi giustificata la preoccupazione per la mancanza di qualsiasi forma di &quot;controllo&quot; democratico sul modo in cui viene gestita l&#039;economia a livello globale?
.
Tenere viva questa preoccupazione secondo me è centrale. Premesso infatti che i vecchi &quot;vincoli&quot; al mercato (penso alle forme dello Stato Sociale keynesiano) mostrano sempre più la corda, mi pare che ci sia il bisogno di immaginarne (e costruirne) di nuovi...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Tuscan Foodie<br />
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La questione del disinvestimento dei capitali dalla produzione, con conseguente &#8220;riconversione&#8221; finanziaria, secondo me è centrale.<br />
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Ti esprimo quindi una mia perplessità. Di fronte ad un capitale che può muoversi liberamente attraverso i confini nazionali, e i cui movimenti non sono soggetti a nessuna regolamentazione da parte di istituzioni globali soggette ad un controllo democratico, non pensi che la logica stessa del &#8220;sistema-paese&#8221; ne esca di fatto fortemente ridimensionata?<br />
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La competizione fra gli stati per attirare capitali e investimenti non mi sembra dipenda più dal classico &#8220;gioco&#8221; delle sovranità nazionali in competizione, ma mi pare che manifesti più che altro una forma di dipendenza del potere statale dalle dinamiche del grande capitale finanziario.<br />
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Il mio timore è che questa tendenza generi una forma &#8220;perversa&#8221; di competizione, dove gli stati che non hanno altre carte da giocare (magari a causa di un particolare retaggio storico&#8230; e questi stati mi pare siano la maggioranza) puntano &#8220;al ribasso&#8221;, cioè a comprimere i salari (svalorizzando il lavoro) e a dar fondo alle proprie risorse territoriali (magari massacrando il territorio con opere pubbliche faraoniche quanto, alla lunga, inutili e dannose).<br />
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Insomma: i concorrenti non solo non partono da condizioni paritarie, ma si trovano a giocare un gioco sulle cui regole non hanno nessun controllo; e in cui quanto più svantaggiata è la condizione di partenza, tanto più gravi sono le conseguenze di una simile mancanza di controllo.<br />
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Non per tracciare distinzioni manichee, ma penso che, riguardo a questo tema, ci sia una chiara separazione tra le responsabilità della politica nazionale e quelle della società civile.<br />
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La storia è fatta di processi del genere: popolazioni e comunità politiche in conflitto che giocano al reciproco massacro per ottenere vantaggi sui concorrenti o per accaparrarsi risorse&#8230; ma ora il gioco al massacro mi sembra sia tutto fra un capitale finanziario che sembra quasi onnipotente e una popolazione mondiale che, fatta eccezione per poche isole felici, naviga dritta verso la disperazione più nera.<br />
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Per cui riesco anche (fino ad un certo punto) a mettermi nei panni di un politico che si trova a far quadrare il bilancio economico di uno stato, ma certo non mi riconosco in quel ruolo. Anzi, più l&#8217;azione politica si piega esclusivamente alla questione di &#8220;come attirare investimenti&#8221;, più mi sento preoccupato, da semplice cittadino, delle conseguenze di una logica del genere, soprattutto in un contesto in cui il profitto (meglio: gli enormi profitti di cui va a caccia i grande capitale finanziario) prevale di fatto su qualunque vincolo sociale, morale o culturale.<br />
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Le cose che sto dicendo sono state espresse da altri in questa discussione (tra l&#8217;altro in modo più semplice ed incisivo&#8230;). E la conclusione è semplice: va bene preoccuparsi per il rischio che deriva dall&#8217;incapacità da parte dell&#8217;economia nazionale di attirare investimenti; ma non trovi giustificata la preoccupazione per la mancanza di qualsiasi forma di &#8220;controllo&#8221; democratico sul modo in cui viene gestita l&#8217;economia a livello globale?<br />
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Tenere viva questa preoccupazione secondo me è centrale. Premesso infatti che i vecchi &#8220;vincoli&#8221; al mercato (penso alle forme dello Stato Sociale keynesiano) mostrano sempre più la corda, mi pare che ci sia il bisogno di immaginarne (e costruirne) di nuovi&#8230;</p>
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		<title>
		Di: lucio		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/angelus-innovans/comment-page-2/#comment-115347</link>

		<dc:creator><![CDATA[lucio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Jan 2011 17:29:50 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/?p=4202#comment-115347</guid>

					<description><![CDATA[Tuscan &quot;creare un sistema che attragga investimenti, mentre si mantengono (o si creano?) diritti e dignita’ del lavoratore, esattamente come hanno fatto altri paesi occidentali vicino a casa nostra. E’ possibile farlo in Italia? E’ una domanda non retorica la mia.&quot;
Fingo di credere che non sia retorica anche se dimostri di conoscere abbastanza la situazione del Paese e ti rispondo che secondo me non è possibile.
Anch&#039;io non conosco bene l&#039;accordo Marchionne-Bonanni-Berlusconi-Bersani-Renzi, ma ricordo che tra i primi viaggi della speranza Marchionne tentò con la Merkel ed entrambi furono bloccati dal sindacato tedesco. L&#039;Italia è un ripiego dove le sue condizioni contrattuali con l&#039;appoggio di governo, sindacato e &quot;opposizione&quot; hanno enormi possibilità di essere trangugiate dai lavoratori, e Pomigliano ce l&#039;ha insegnato, testa di ponte per abbassare retribuzioni e diritti a tutti i lavoratori italiani. Ma oggi in quanti ci ricordiamo di quelle lavoratrici della fabbrica di calze - che produceva in attivo- licenziate per trasferire la produzione all&#039;est? 2 anni fa? 3? Sono il primo a non ricordare. Così non ci ricorderemo tra un paio d&#039;anni di Pomigliano, così - temo- finiremo per cedere tutti alle prepotenze della cricca.
Bisogna  fare qualcosa adesso, magari manifestare insieme il 28 anche senza dipendere dalla fiat.
lucio]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tuscan &#8220;creare un sistema che attragga investimenti, mentre si mantengono (o si creano?) diritti e dignita’ del lavoratore, esattamente come hanno fatto altri paesi occidentali vicino a casa nostra. E’ possibile farlo in Italia? E’ una domanda non retorica la mia.&#8221;<br />
Fingo di credere che non sia retorica anche se dimostri di conoscere abbastanza la situazione del Paese e ti rispondo che secondo me non è possibile.<br />
Anch&#8217;io non conosco bene l&#8217;accordo Marchionne-Bonanni-Berlusconi-Bersani-Renzi, ma ricordo che tra i primi viaggi della speranza Marchionne tentò con la Merkel ed entrambi furono bloccati dal sindacato tedesco. L&#8217;Italia è un ripiego dove le sue condizioni contrattuali con l&#8217;appoggio di governo, sindacato e &#8220;opposizione&#8221; hanno enormi possibilità di essere trangugiate dai lavoratori, e Pomigliano ce l&#8217;ha insegnato, testa di ponte per abbassare retribuzioni e diritti a tutti i lavoratori italiani. Ma oggi in quanti ci ricordiamo di quelle lavoratrici della fabbrica di calze &#8211; che produceva in attivo- licenziate per trasferire la produzione all&#8217;est? 2 anni fa? 3? Sono il primo a non ricordare. Così non ci ricorderemo tra un paio d&#8217;anni di Pomigliano, così &#8211; temo- finiremo per cedere tutti alle prepotenze della cricca.<br />
Bisogna  fare qualcosa adesso, magari manifestare insieme il 28 anche senza dipendere dalla fiat.<br />
lucio</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: Don Cave		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/angelus-innovans/comment-page-2/#comment-115346</link>

		<dc:creator><![CDATA[Don Cave]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Jan 2011 16:15:09 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/?p=4202#comment-115346</guid>

					<description><![CDATA[@ tuscan foodie:
Intanto, grazie per le riflessioni. Appena riesco butto giù alcune considerazioni ulteriori.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ tuscan foodie:<br />
Intanto, grazie per le riflessioni. Appena riesco butto giù alcune considerazioni ulteriori.</p>
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