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	Commenti a: BADILI, PICCONI, LETTORI	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		<title>
		Di: @___@		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[@___@]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 May 2012 18:02:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;la burocrazia crescente, moltiplicata dall´ondata del digitale, che cannibalizza un terzo del nostro tempo per meno del cinque per cento del fatturato&quot;
&quot;la censura e l´autocensura che ogni giorno inquinano l´esercizio del mestiere. Perché non c´è da ingannarsi: raramente si è tanto denunciata la permissività di un´epoca e, d´altro canto, raramente l´opinione pubblica è stata tanto normativa e convenzionale, persino nella sua ortodossia dell´eterodossia…&quot;
qualcuno può spiegarmi cosa intende?
&quot;Questo naturalmente pone il problema della qualità dei libri che pubblichiamo&quot;
per qualità si intende qualità dell&#039;oggetto o qualità letteraria? questo problema è solo recente o c&#039;è sempre stato? qualcuno è stato obbligato a pubblicare libri non ritenuti di qualità?
&quot;La crescente mancanza di curiosità della nostra epoca, la sua “divizzazione”, il suo impoverimento emotivo e culturale non possono non riflettersi sul mondo dell´editoria, che cresce nel liquido amniotico della Francia - e, temo, delle democrazie mediatiche, individualiste e consumiste - del giorno d´oggi&quot;. quest&#039;uomo evidentemente non sta sa di cosa parla.
&quot;Abbiamo molti buoni autori, buoni libri, buoni editori, buoni venditori, buoni librai e buoni critici, ma cominciamo a mancare drammaticamente di buoni lettori…&quot;  abbiamo chi? il buon lettore cos&#039;è?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;la burocrazia crescente, moltiplicata dall´ondata del digitale, che cannibalizza un terzo del nostro tempo per meno del cinque per cento del fatturato&#8221;<br />
&#8220;la censura e l´autocensura che ogni giorno inquinano l´esercizio del mestiere. Perché non c´è da ingannarsi: raramente si è tanto denunciata la permissività di un´epoca e, d´altro canto, raramente l´opinione pubblica è stata tanto normativa e convenzionale, persino nella sua ortodossia dell´eterodossia…&#8221;<br />
qualcuno può spiegarmi cosa intende?<br />
&#8220;Questo naturalmente pone il problema della qualità dei libri che pubblichiamo&#8221;<br />
per qualità si intende qualità dell&#8217;oggetto o qualità letteraria? questo problema è solo recente o c&#8217;è sempre stato? qualcuno è stato obbligato a pubblicare libri non ritenuti di qualità?<br />
&#8220;La crescente mancanza di curiosità della nostra epoca, la sua “divizzazione”, il suo impoverimento emotivo e culturale non possono non riflettersi sul mondo dell´editoria, che cresce nel liquido amniotico della Francia &#8211; e, temo, delle democrazie mediatiche, individualiste e consumiste &#8211; del giorno d´oggi&#8221;. quest&#8217;uomo evidentemente non sta sa di cosa parla.<br />
&#8220;Abbiamo molti buoni autori, buoni libri, buoni editori, buoni venditori, buoni librai e buoni critici, ma cominciamo a mancare drammaticamente di buoni lettori…&#8221;  abbiamo chi? il buon lettore cos&#8217;è?</p>
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		<title>
		Di: chiara		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/badili-picconi-lettori/comment-page-1/#comment-128841</link>

		<dc:creator><![CDATA[chiara]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 May 2012 13:27:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;Abbiamo molti buoni autori, buoni libri, buoni editori, buoni venditori, buoni librai e buoni critici, ma cominciamo a mancare drammaticamente di buoni lettori…&quot;
A me sembra un punto chiave dell&#039;articolo. La mancata formazione di lettori forti, o comunque il mancato allargamento del loro numero, pesa in modo determinante sulla crisi attuale. però... però bisognerebbe anche chiedersi chi ha cominciato la rincorsa al lettore/non lettore, in nome dei fatturati, delle economie di scala e quant&#039;altro. E qui mi sembra che la responabilità - o parte cospicua della responsabilità - pesi proprio sugli editori. Che adesso si lamentano del mostro di Frankenstein che loro stessi hanno assemblato: vale a dire il lettore di paccottiglia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Abbiamo molti buoni autori, buoni libri, buoni editori, buoni venditori, buoni librai e buoni critici, ma cominciamo a mancare drammaticamente di buoni lettori…&#8221;<br />
A me sembra un punto chiave dell&#8217;articolo. La mancata formazione di lettori forti, o comunque il mancato allargamento del loro numero, pesa in modo determinante sulla crisi attuale. però&#8230; però bisognerebbe anche chiedersi chi ha cominciato la rincorsa al lettore/non lettore, in nome dei fatturati, delle economie di scala e quant&#8217;altro. E qui mi sembra che la responabilità &#8211; o parte cospicua della responsabilità &#8211; pesi proprio sugli editori. Che adesso si lamentano del mostro di Frankenstein che loro stessi hanno assemblato: vale a dire il lettore di paccottiglia.</p>
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		Di: Massimiliano		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/badili-picconi-lettori/comment-page-1/#comment-128840</link>

		<dc:creator><![CDATA[Massimiliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 May 2012 09:30:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Quanti sono quegli editori (editori) che producono titoli capaci di vendere almeno 5-600 copie ognuno (che poi credo sia la quantità minima per non andare in rimessa - parlo della carta)? A parte i grandi e qualche medio, praticamente  nessuno. E in molti casi la promozione è affidata alla buona volontà (leggi: sfruttamento) dello stesso autore. Anche i grandi ci riescono sempre meno tanto che, senza vergognarsi di espedienti cosmetico/comunicativi ridicoli (o peggio, compresa la  ormai sistematica pubblicazione di ben individuati &quot;prodotti&quot; esclusivamente commerciali mortificanti per se e per gli altri), si stanno indirizzando rapidissimi verso il self-publishing &quot;certificato&quot;, nome esotico buono per entrare senza tanti patemi inutili (!) nel fiume in piena degli Autori a Proprie Spese.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quanti sono quegli editori (editori) che producono titoli capaci di vendere almeno 5-600 copie ognuno (che poi credo sia la quantità minima per non andare in rimessa &#8211; parlo della carta)? A parte i grandi e qualche medio, praticamente  nessuno. E in molti casi la promozione è affidata alla buona volontà (leggi: sfruttamento) dello stesso autore. Anche i grandi ci riescono sempre meno tanto che, senza vergognarsi di espedienti cosmetico/comunicativi ridicoli (o peggio, compresa la  ormai sistematica pubblicazione di ben individuati &#8220;prodotti&#8221; esclusivamente commerciali mortificanti per se e per gli altri), si stanno indirizzando rapidissimi verso il self-publishing &#8220;certificato&#8221;, nome esotico buono per entrare senza tanti patemi inutili (!) nel fiume in piena degli Autori a Proprie Spese.</p>
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		Di: Nicoletta		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/badili-picconi-lettori/comment-page-1/#comment-128839</link>

		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 May 2012 08:23:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[mi rimbocco le maniche, prendo il badile e vado a lavorare, e grazie per l&#039;istigazione a resistere
Nicoletta]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>mi rimbocco le maniche, prendo il badile e vado a lavorare, e grazie per l&#8217;istigazione a resistere<br />
Nicoletta</p>
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		<title>
		Di: Valberici		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/badili-picconi-lettori/comment-page-1/#comment-128838</link>

		<dc:creator><![CDATA[Valberici]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 May 2012 07:48:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;cosicché risulta perduto tutto ciò che non viene convertito ogni dieci anni nell´ultimo standard...&quot; No, informaticamente parlando risulta perduto tutto ciò che non viene adeguatamente salvato, le conversioni sono sempre possibili.
Ma il problema è appunto nella conservazione, non tanto nel formato. E io sono sicuramente una Cassandra riguardo alla possibilità che una gran parte degli scritti possa essere irrimediabilmente perduta.
Io non penso tanto ala costruzione di badili e picconi, piuttosto penso alla costruzioni di &quot;monasteri&quot; in cui si conservi il sapere.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;cosicché risulta perduto tutto ciò che non viene convertito ogni dieci anni nell´ultimo standard&#8230;&#8221; No, informaticamente parlando risulta perduto tutto ciò che non viene adeguatamente salvato, le conversioni sono sempre possibili.<br />
Ma il problema è appunto nella conservazione, non tanto nel formato. E io sono sicuramente una Cassandra riguardo alla possibilità che una gran parte degli scritti possa essere irrimediabilmente perduta.<br />
Io non penso tanto ala costruzione di badili e picconi, piuttosto penso alla costruzioni di &#8220;monasteri&#8221; in cui si conservi il sapere.</p>
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		<title>
		Di: Marino Buzzi		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/badili-picconi-lettori/comment-page-1/#comment-128837</link>

		<dc:creator><![CDATA[Marino Buzzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 May 2012 07:39:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il sistema è al collasso e non funziona più. In questi anni si è puntato tutto sugli accordi commerciali, sul marketing, sui libri a basso prezzo, di intrattenimento, della star di turno. Le librerie, quelle di catena, non hanno capito che essere catena non significa essere tutte uguali. Sono spersonalizzate non hanno identità, i librai e le libraie sono ridotti a semplici commessi, non hanno più potere decisionale, sono sempre meno, devono fare sempre più cose e tutto questo va a discapito non solo del servizio al cliente ma anche del tempo da dedicare alla conoscenza del prodotto. Si ha l&#039;impressione, a volte, che sia tutta una grande bolla pronta ad esplodere da un momento all&#039;altro.
Le cose non vanno bene. Non vanno bene per i piccoli editori e non vanno bene per i grandi. In campo librario, per fortuna, almeno mi sembra, alcune piccole realtà riescono a sopravvivere (con difficoltà) a un mercato che uniforma e appiattisce. Le grandi catene invece vanno in crisi, sono spiazzate, non capiscono come sia possibile. Eppure è tutto talmente chiaro. Hanno ucciso l&#039;oggetto libro trattandolo come un prodotto qualsiasi, i libri rimangono sugli scaffali al massimo 3 mesi, gli editori pubblicano continuamente nuovi libri per riuscire a pescare il best seller. Non c&#039;è più tempo di capire, di studiare, di promuovere un libro. Dopo sei mesi è già vecchio, superato, avanti il prossimo e così sino al crollo totale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il sistema è al collasso e non funziona più. In questi anni si è puntato tutto sugli accordi commerciali, sul marketing, sui libri a basso prezzo, di intrattenimento, della star di turno. Le librerie, quelle di catena, non hanno capito che essere catena non significa essere tutte uguali. Sono spersonalizzate non hanno identità, i librai e le libraie sono ridotti a semplici commessi, non hanno più potere decisionale, sono sempre meno, devono fare sempre più cose e tutto questo va a discapito non solo del servizio al cliente ma anche del tempo da dedicare alla conoscenza del prodotto. Si ha l&#8217;impressione, a volte, che sia tutta una grande bolla pronta ad esplodere da un momento all&#8217;altro.<br />
Le cose non vanno bene. Non vanno bene per i piccoli editori e non vanno bene per i grandi. In campo librario, per fortuna, almeno mi sembra, alcune piccole realtà riescono a sopravvivere (con difficoltà) a un mercato che uniforma e appiattisce. Le grandi catene invece vanno in crisi, sono spiazzate, non capiscono come sia possibile. Eppure è tutto talmente chiaro. Hanno ucciso l&#8217;oggetto libro trattandolo come un prodotto qualsiasi, i libri rimangono sugli scaffali al massimo 3 mesi, gli editori pubblicano continuamente nuovi libri per riuscire a pescare il best seller. Non c&#8217;è più tempo di capire, di studiare, di promuovere un libro. Dopo sei mesi è già vecchio, superato, avanti il prossimo e così sino al crollo totale.</p>
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