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	Commenti a: BIBLIOGRAFIA DISARMATA: LA MARCIA DEL SALE	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		Di: Fabio La Marca		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio La Marca]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 Apr 2022 09:59:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Quando il conflitto che si sta consumando appena fuori dall&#039;Europa più evoluta e civile (si può dire?), nel cuore del Vecchio Continente, è iniziato, Gandhi è stata la prima persona a cui ho pensato, e la marcia del sale il suo gesto che me lo ha riportato alla mente. La pace si fa con la pace, null&#039;altro è propedeutico, null&#039;altro funziona. E trovo orribile la retorica della guerra in tutte le sue forme, che infine istiga, e come una salsa grassa viene usata per spalmare un senso e una giustificazione alle morti, su tutte quelle vittime. Tutte. Trovo ipocrita il chiacchiericcio morboso che si nutre di armi, di strategie, di previsioni e altre mostruosità con un linguaggio che ormai si è sgretolato e svuotato di fronte ad anni di guerre lontane, lontanissime, innanzitutto dalla ragione. Non una resa, non una rinuncia, ma alzare le mani e restare decisamente immobili è innanzitutto il rifiuto del linguaggio di morte, per cercare altri linguaggi, altri modi, altri gesti di pace. Grazie per averne parlato e per aver riportato alla memoria di tutti quel gesto di Gandhi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando il conflitto che si sta consumando appena fuori dall&#8217;Europa più evoluta e civile (si può dire?), nel cuore del Vecchio Continente, è iniziato, Gandhi è stata la prima persona a cui ho pensato, e la marcia del sale il suo gesto che me lo ha riportato alla mente. La pace si fa con la pace, null&#8217;altro è propedeutico, null&#8217;altro funziona. E trovo orribile la retorica della guerra in tutte le sue forme, che infine istiga, e come una salsa grassa viene usata per spalmare un senso e una giustificazione alle morti, su tutte quelle vittime. Tutte. Trovo ipocrita il chiacchiericcio morboso che si nutre di armi, di strategie, di previsioni e altre mostruosità con un linguaggio che ormai si è sgretolato e svuotato di fronte ad anni di guerre lontane, lontanissime, innanzitutto dalla ragione. Non una resa, non una rinuncia, ma alzare le mani e restare decisamente immobili è innanzitutto il rifiuto del linguaggio di morte, per cercare altri linguaggi, altri modi, altri gesti di pace. Grazie per averne parlato e per aver riportato alla memoria di tutti quel gesto di Gandhi.</p>
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