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	Commenti a: BLOG, INCIPIT, PENSIONI	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
	<lastBuildDate>Wed, 22 Jul 2009 16:20:06 +0000</lastBuildDate>
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		<title>
		Di: stefania terzi		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/blog-incipit-pensioni/comment-page-1/#comment-101546</link>

		<dc:creator><![CDATA[stefania terzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Jul 2009 16:20:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[... lessi il post di corsa, e mi trovai assolutamente d&#039;accordo con Saraceno. Ché il vero problema non è innalzare o abbassare l&#039;età di pensionamento, ma offrire delle soluzioni per continuare a far lavorare le persone anche dopo i sessant&#039;anni, tenendo conto delle esigenze di salute, famiglia, dei lavori usuranti, della possibilità di lavorare per meno ore guadagnando di meno ma mantenendo il reddito. Delle proposte di Saraceno mi inquieta soltanto il fatto che se in una famiglia lavora solo una persona (e non ne indico il sesso, anche nella maggior parte delle famiglie eterosessuali è il maschio) e l&#039;altra si occupa di casa-figli se ce n&#039;è-cure a persone anziane non autosufficienti non sarà possibile prevedere un qualche tipo di agevolazione relativa allo stipendio/alla pensione che tenga conto di questo lavoro &#039;non retribuito&#039; (o dovrebbe finire in qualche modo sulla busta paga del membro lavorante?).
Come d&#039;altra parte se una persona &#039;non ha famiglia&#039; ma si ritrova a a occuparsi di &#039;quella di provenienza&#039; (anche senza gravi problemi) non potrebbe rientrare nelle categorie di riferimento.
Insomma, non sarebbe più opportuno pensare diverse possibilità su come gestire il proprio tempo dedicato al lavoro e il reddito relativo a partire dai sessant&#039;anni, in modo che ciascun* scelga da sé?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8230; lessi il post di corsa, e mi trovai assolutamente d&#8217;accordo con Saraceno. Ché il vero problema non è innalzare o abbassare l&#8217;età di pensionamento, ma offrire delle soluzioni per continuare a far lavorare le persone anche dopo i sessant&#8217;anni, tenendo conto delle esigenze di salute, famiglia, dei lavori usuranti, della possibilità di lavorare per meno ore guadagnando di meno ma mantenendo il reddito. Delle proposte di Saraceno mi inquieta soltanto il fatto che se in una famiglia lavora solo una persona (e non ne indico il sesso, anche nella maggior parte delle famiglie eterosessuali è il maschio) e l&#8217;altra si occupa di casa-figli se ce n&#8217;è-cure a persone anziane non autosufficienti non sarà possibile prevedere un qualche tipo di agevolazione relativa allo stipendio/alla pensione che tenga conto di questo lavoro &#8216;non retribuito&#8217; (o dovrebbe finire in qualche modo sulla busta paga del membro lavorante?).<br />
Come d&#8217;altra parte se una persona &#8216;non ha famiglia&#8217; ma si ritrova a a occuparsi di &#8216;quella di provenienza&#8217; (anche senza gravi problemi) non potrebbe rientrare nelle categorie di riferimento.<br />
Insomma, non sarebbe più opportuno pensare diverse possibilità su come gestire il proprio tempo dedicato al lavoro e il reddito relativo a partire dai sessant&#8217;anni, in modo che ciascun* scelga da sé?</p>
]]></content:encoded>
		
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		Di: morgaine		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/blog-incipit-pensioni/comment-page-1/#comment-101545</link>

		<dc:creator><![CDATA[morgaine]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jul 2009 17:06:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Anch&#039;io penso che l&#039;assenza di commenti a questa saggia proposta sia indicativa della mentalità più diffusa in Italia, anche a sinistra evidentemente, di non cercare soluzioni pragmatiche che darebbero vera uguaglianza.
La posizione dei sindacati è palesemente sbagliata e perdente, soprattutto perhcé non pensa alle persone vere che lavorano e che curano bambini e anziani.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Anch&#8217;io penso che l&#8217;assenza di commenti a questa saggia proposta sia indicativa della mentalità più diffusa in Italia, anche a sinistra evidentemente, di non cercare soluzioni pragmatiche che darebbero vera uguaglianza.<br />
La posizione dei sindacati è palesemente sbagliata e perdente, soprattutto perhcé non pensa alle persone vere che lavorano e che curano bambini e anziani.</p>
]]></content:encoded>
		
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		Di: valeria		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/blog-incipit-pensioni/comment-page-1/#comment-101544</link>

		<dc:creator><![CDATA[valeria]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jul 2009 21:23:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Innanzi tutto, Loredana,  belli i blog che hai proposto.
Rispetto all&#039;articolo della Saraceno, invece, mi ha stupito  il fatto che nessuno sia intervenuto a proposito.
Io trovo le sue proposte molto sensate, ma temo che vadano a cozzare contro una cultura difficilie da scalfire.
Che la donna vada in pensione cinque anni prima rispetto agli uomini è un palese contentino: per circa quarant&#039;anni lavorativi, cara donna, sobbarcati  un doppio lavoro, non chiedere servizi di welfare, accetta mansioni e pagamenti inferiori a quelli di un uomo,  però poi - a fine di tutto - avrai un abbuono di cinque anni lavorativi. Chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato.
E&#039; una differenziazione tra uomini e donne che qualcuno maschera quasi come un atto di cavalleria (prima le donne e i bambini, come si sa), chi invece fa  pesare quasi come un privilegio (ma come: avete voluto la parità, però andate in pensione cinque anni prima), comunque di fatto rimane un patteggiamento su basi implicite accettate da tutti.
Introdurre invece delle differenziazioni esplicite e misuralbili tra donne (ma anche uomini, se non ho capito male) in base alla variabile &lt;i&gt;cura&lt;/i&gt;  temo sia molto più difficile da mandare giù, andrebbe a cozzare contro quella &lt;i&gt;cultura&lt;/i&gt; della  uguaglianza tra lavoratori (di fatto: lavoratrici) che poi in realtà è una finzione, perché se è vero che le donne sono gravate dal doppio lavoro e dal lavoro di cura  rispetto agli uomini, non è vero che tutte le donne lo sono o lo sono nella stessa misura.
Quello della Saraceno mi pare un discorso sensato, circostanziato e realistico, ma molto impopolare.  Che poi sul lavoro di dovrebbe aprire un dibattito molto più ampio   è un&#039;altra questione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Innanzi tutto, Loredana,  belli i blog che hai proposto.<br />
Rispetto all&#8217;articolo della Saraceno, invece, mi ha stupito  il fatto che nessuno sia intervenuto a proposito.<br />
Io trovo le sue proposte molto sensate, ma temo che vadano a cozzare contro una cultura difficilie da scalfire.<br />
Che la donna vada in pensione cinque anni prima rispetto agli uomini è un palese contentino: per circa quarant&#8217;anni lavorativi, cara donna, sobbarcati  un doppio lavoro, non chiedere servizi di welfare, accetta mansioni e pagamenti inferiori a quelli di un uomo,  però poi &#8211; a fine di tutto &#8211; avrai un abbuono di cinque anni lavorativi. Chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato.<br />
E&#8217; una differenziazione tra uomini e donne che qualcuno maschera quasi come un atto di cavalleria (prima le donne e i bambini, come si sa), chi invece fa  pesare quasi come un privilegio (ma come: avete voluto la parità, però andate in pensione cinque anni prima), comunque di fatto rimane un patteggiamento su basi implicite accettate da tutti.<br />
Introdurre invece delle differenziazioni esplicite e misuralbili tra donne (ma anche uomini, se non ho capito male) in base alla variabile <i>cura</i>  temo sia molto più difficile da mandare giù, andrebbe a cozzare contro quella <i>cultura</i> della  uguaglianza tra lavoratori (di fatto: lavoratrici) che poi in realtà è una finzione, perché se è vero che le donne sono gravate dal doppio lavoro e dal lavoro di cura  rispetto agli uomini, non è vero che tutte le donne lo sono o lo sono nella stessa misura.<br />
Quello della Saraceno mi pare un discorso sensato, circostanziato e realistico, ma molto impopolare.  Che poi sul lavoro di dovrebbe aprire un dibattito molto più ampio   è un&#8217;altra questione.</p>
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