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	Commenti a: BROLLI E LA TRADUZIONE SUPREMA	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		<title>
		Di: Rossella		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/brolli-e-la-traduzione-suprema/comment-page-1/#comment-92507</link>

		<dc:creator><![CDATA[Rossella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Sep 2007 06:58:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Capito su questo blog via Liseuse e mi piace! Lo consiglierò ai miei allievi di traduzione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Capito su questo blog via Liseuse e mi piace! Lo consiglierò ai miei allievi di traduzione.</p>
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		<title>
		Di: nazzareno		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[nazzareno]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Sep 2007 06:59:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sulle questioni specifiche sollevate nel post, e poi nei commenti, non so dire, non avendo, come traduttore, mai avuto direttamente a che fare con Adelphi (a parte il tentativo, andato a vuoto, di proporre un’autrice spagnola), benché nell’ambiente voci su un preciso trattamento redazionale dei testi circolino eccome. Posso giusto segnalare che a fine mese, dal 28 al 30, a Urbino si terranno le &lt;a href=&quot;http://www.centroeditoria.it/index.php?option=com_content&#038;task=view&#038;id=38&#038;Itemid=0&quot; rel=&quot;nofollow ugc&quot;&gt;V Giornate della traduzione letteraria&lt;/a&gt;, con un paio di tavole rotonde e diversi seminari, uno dei quali, su editing e traduzione, tenuto da Ena Marchi, editor della narrativa francese e italiana proprio di Adelphi. Chi fosse interessato magari fa ancora in tempo a iscriversi, per poi, in quell’ambito, provare a tornare sull’argomento.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sulle questioni specifiche sollevate nel post, e poi nei commenti, non so dire, non avendo, come traduttore, mai avuto direttamente a che fare con Adelphi (a parte il tentativo, andato a vuoto, di proporre un’autrice spagnola), benché nell’ambiente voci su un preciso trattamento redazionale dei testi circolino eccome. Posso giusto segnalare che a fine mese, dal 28 al 30, a Urbino si terranno le <a href="http://www.centroeditoria.it/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=38&amp;Itemid=0" rel="nofollow ugc">V Giornate della traduzione letteraria</a>, con un paio di tavole rotonde e diversi seminari, uno dei quali, su editing e traduzione, tenuto da Ena Marchi, editor della narrativa francese e italiana proprio di Adelphi. Chi fosse interessato magari fa ancora in tempo a iscriversi, per poi, in quell’ambito, provare a tornare sull’argomento.</p>
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		<title>
		Di: lale		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[lale]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Sep 2007 13:32:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Pochi commenti, davvero pochi per un pezzo del genere.
Sarà perché il popolo dei lettori e il popolo degli internauti non coincidono perfettamente? Può darsi, ma io propendo per un&#039;altra ipotesi.
Questo post l&#039;hanno letto in tanti, soprattutto fra gli addetti ai lavori, se la segnalazione è arrivata a me che non leggo abitualmente Lipperatura e sono assolutamente marginale rispetto a quel mondo, vuol dire che certamente ha avuto una bella eco.
Il fatto è che Brolli dice cose vere e risapute nel mondo editoriale. Solo che pochi (o nessuno) di quelli che stanno al fondo della piramide hanno il coraggio di dire apertamente certe cose, e farle diventare di dominio pubblico, per paura delle conseguenze (dice Brolli stesso che &quot;ai corsi di traduzione letteraria l’aspirazione massima è tradurre per Adelphi, come vertice di un percorso professionale&quot;, e la speranza è sempre l&#039;ultima a morire, no?). Chi non ha niente da perdere può esporsi a dire che il re è nudo, tutti gli altri della corte se ne stanno zitti e accettano lo &quot;status quo&quot;.
Dice Tiziano Scarpa a proposito di quell&#039;ambiente, anche se da un punto di vista lievemente spostato: &quot;Scrivere critica letteraria è un lavoro di merda: se scrivi quello che pensi la paghi in forme talmente divertenti e rocambolesche, sùbito o a distanza di tempo, in angoli della psiche altrui o in assai più concreti frangenti della cosiddetta industria culturale…&quot;
Se poi mi obiettate che al &quot;popolo dei lettori&quot; non gliene può fregare di meno di essere informato di un &quot;dettaglio&quot; del genere, e che si accontenta di leggere i libri Adelphi perché sono belli... che dire, probabilmente avete ragione. I traduttori però, da questa e altre questioni, potrebbero riguadagnare un po&#039; della loro dignità bistrattata.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pochi commenti, davvero pochi per un pezzo del genere.<br />
Sarà perché il popolo dei lettori e il popolo degli internauti non coincidono perfettamente? Può darsi, ma io propendo per un&#8217;altra ipotesi.<br />
Questo post l&#8217;hanno letto in tanti, soprattutto fra gli addetti ai lavori, se la segnalazione è arrivata a me che non leggo abitualmente Lipperatura e sono assolutamente marginale rispetto a quel mondo, vuol dire che certamente ha avuto una bella eco.<br />
Il fatto è che Brolli dice cose vere e risapute nel mondo editoriale. Solo che pochi (o nessuno) di quelli che stanno al fondo della piramide hanno il coraggio di dire apertamente certe cose, e farle diventare di dominio pubblico, per paura delle conseguenze (dice Brolli stesso che &#8220;ai corsi di traduzione letteraria l’aspirazione massima è tradurre per Adelphi, come vertice di un percorso professionale&#8221;, e la speranza è sempre l&#8217;ultima a morire, no?). Chi non ha niente da perdere può esporsi a dire che il re è nudo, tutti gli altri della corte se ne stanno zitti e accettano lo &#8220;status quo&#8221;.<br />
Dice Tiziano Scarpa a proposito di quell&#8217;ambiente, anche se da un punto di vista lievemente spostato: &#8220;Scrivere critica letteraria è un lavoro di merda: se scrivi quello che pensi la paghi in forme talmente divertenti e rocambolesche, sùbito o a distanza di tempo, in angoli della psiche altrui o in assai più concreti frangenti della cosiddetta industria culturale…&#8221;<br />
Se poi mi obiettate che al &#8220;popolo dei lettori&#8221; non gliene può fregare di meno di essere informato di un &#8220;dettaglio&#8221; del genere, e che si accontenta di leggere i libri Adelphi perché sono belli&#8230; che dire, probabilmente avete ragione. I traduttori però, da questa e altre questioni, potrebbero riguadagnare un po&#8217; della loro dignità bistrattata.</p>
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		<title>
		Di: susi		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/brolli-e-la-traduzione-suprema/comment-page-1/#comment-92504</link>

		<dc:creator><![CDATA[susi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Sep 2007 08:21:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[zauberei,
celebrale a parte, si capisse cosa vuoi dire! Un filino di oldine velbale, in quel celebro?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>zauberei,<br />
celebrale a parte, si capisse cosa vuoi dire! Un filino di oldine velbale, in quel celebro?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: zauberei		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/brolli-e-la-traduzione-suprema/comment-page-1/#comment-92503</link>

		<dc:creator><![CDATA[zauberei]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Sep 2007 20:58:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Farouche magari ci hai ragione, non lo credo - che possiamo discutere sulle sensazioni:)? sarebbe buffo no? -  ma potrebbe essere. Minimum fax ha il merito di aver pubblicato tante cose che mi piacciono, cose di americanoni e jazzisti, ci ho ritrovato la coerenza di una linea editoriale in un autore che è molto fuori da quella linea ecco.
ma mi piace la proposta di bibliofilo, salvo il fatto di ignorare che razza di lettori semo noi italici! Noi italici alla traduzione non ci facciamo granchè caso. salvo casi eclatantissimi: per esempio io uno che mi ritraduca Henry Roth Call it Slip, lo pagherei di persona perchè la traduzione garzanti ha delle antichezze proprio buffe. E mi pare non ce ne siano altre in giro, correggetemi se sbaglio.  Questa cosa del far caso alla traduzione è qualcosa di molto celebrale - ma molti lettori medi hanno per quanto possano essere colti, un piacere molto sentimentale e istintivo della lettura. Pensare alla resa in lingua richiede una sospensione celebrale che non sempre abbiamo voglia di attuare. Di soliito ci faccio caso quando un libro non mi piace. Se mi piace .... pippa!
  Ma i quesiti tuoi. beh Io credo che una traduzione in una lingua altra da quella di chi scrive sia sempre un tradimento e mi sfugge il perchè l&#039;italico lettore non sarebbe pronto a una fedeltà semantica. Tanto più che in Italia leggono in pochi e spesso. Magari non fanno caso ai traduttori, ma son destri eh! per il resto la gente al massimo ragiona de doppiaggio. Solo che, l&#039;idea di una fedeltà semantica, per come la vedo io riesce bene solo se c&#039;è il potenziale per una familiarità mentale. Vabbè questo l&#039;ho già detto. mi fermo:)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Farouche magari ci hai ragione, non lo credo &#8211; che possiamo discutere sulle sensazioni:)? sarebbe buffo no? &#8211;  ma potrebbe essere. Minimum fax ha il merito di aver pubblicato tante cose che mi piacciono, cose di americanoni e jazzisti, ci ho ritrovato la coerenza di una linea editoriale in un autore che è molto fuori da quella linea ecco.<br />
ma mi piace la proposta di bibliofilo, salvo il fatto di ignorare che razza di lettori semo noi italici! Noi italici alla traduzione non ci facciamo granchè caso. salvo casi eclatantissimi: per esempio io uno che mi ritraduca Henry Roth Call it Slip, lo pagherei di persona perchè la traduzione garzanti ha delle antichezze proprio buffe. E mi pare non ce ne siano altre in giro, correggetemi se sbaglio.  Questa cosa del far caso alla traduzione è qualcosa di molto celebrale &#8211; ma molti lettori medi hanno per quanto possano essere colti, un piacere molto sentimentale e istintivo della lettura. Pensare alla resa in lingua richiede una sospensione celebrale che non sempre abbiamo voglia di attuare. Di soliito ci faccio caso quando un libro non mi piace. Se mi piace &#8230;. pippa!<br />
  Ma i quesiti tuoi. beh Io credo che una traduzione in una lingua altra da quella di chi scrive sia sempre un tradimento e mi sfugge il perchè l&#8217;italico lettore non sarebbe pronto a una fedeltà semantica. Tanto più che in Italia leggono in pochi e spesso. Magari non fanno caso ai traduttori, ma son destri eh! per il resto la gente al massimo ragiona de doppiaggio. Solo che, l&#8217;idea di una fedeltà semantica, per come la vedo io riesce bene solo se c&#8217;è il potenziale per una familiarità mentale. Vabbè questo l&#8217;ho già detto. mi fermo:)</p>
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		<title>
		Di: riccardo valla		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/brolli-e-la-traduzione-suprema/comment-page-1/#comment-92502</link>

		<dc:creator><![CDATA[riccardo valla]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Sep 2007 14:23:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Probabilmente Brolli ha ragione ma sarebbe interessante vedere dei casi specifici]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Probabilmente Brolli ha ragione ma sarebbe interessante vedere dei casi specifici</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: bibliofilo59		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/brolli-e-la-traduzione-suprema/comment-page-1/#comment-92501</link>

		<dc:creator><![CDATA[bibliofilo59]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Sep 2007 14:10:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Lasciando stare le polemiche di ogni sorta, a me lo spunto di discussione appare meritevole di approfondimenti. Lancio quindi alcune provocazioni, chiedendovi se secondo voi:
- In Italia piacciono di più (alle case editrici? ai lettori?) le traduzioni addomesticate, e/o riscritte?
- E&#039; vero che importa meno l&#039;aderenza al significato originale, del fatto che sia scritto &quot;in bell&#039;italiano&quot;? [basta vedere gli strafalcioni presenti sulla maggior parte dei libri in commercio, che un buon parlante di lingue estere riconosce a colpo sicuro]. E quindi, un buon traduttore deve saper scrivere bene in italiano più di quanto conosce la lingua da cui traduce?
- E&#039; vero che il lettore e/o gli editori italiani non sono ancora pronti a recepire traduzioni &quot;fedeli&quot; dei contemporanei stranieri, anche se meno olezzanti di &quot;belle lettere&quot;? A volte l&#039;impressione è che si debba sempre e comunque alzare il tono di un testo perché questo abbia dignità letteraria.
Si può definire definire un&#039;estetica della buona traduzione in italiano?
Questi sono solo alcuni degli interrogativi senza risposta che nascono a uno come me, che legge tanto anche nelle lingue originali.
Grazie dell&#039;ospitalità.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lasciando stare le polemiche di ogni sorta, a me lo spunto di discussione appare meritevole di approfondimenti. Lancio quindi alcune provocazioni, chiedendovi se secondo voi:<br />
&#8211; In Italia piacciono di più (alle case editrici? ai lettori?) le traduzioni addomesticate, e/o riscritte?<br />
&#8211; E&#8217; vero che importa meno l&#8217;aderenza al significato originale, del fatto che sia scritto &#8220;in bell&#8217;italiano&#8221;? [basta vedere gli strafalcioni presenti sulla maggior parte dei libri in commercio, che un buon parlante di lingue estere riconosce a colpo sicuro]. E quindi, un buon traduttore deve saper scrivere bene in italiano più di quanto conosce la lingua da cui traduce?<br />
&#8211; E&#8217; vero che il lettore e/o gli editori italiani non sono ancora pronti a recepire traduzioni &#8220;fedeli&#8221; dei contemporanei stranieri, anche se meno olezzanti di &#8220;belle lettere&#8221;? A volte l&#8217;impressione è che si debba sempre e comunque alzare il tono di un testo perché questo abbia dignità letteraria.<br />
Si può definire definire un&#8217;estetica della buona traduzione in italiano?<br />
Questi sono solo alcuni degli interrogativi senza risposta che nascono a uno come me, che legge tanto anche nelle lingue originali.<br />
Grazie dell&#8217;ospitalità.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: farouche		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/brolli-e-la-traduzione-suprema/comment-page-1/#comment-92500</link>

		<dc:creator><![CDATA[farouche]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Sep 2007 12:51:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ah. curioso.
perché si tratta della traduzione di Mario Biondi (non il musicista, che poi non è nemmeno rockettaro) pubblicata da Mondadori nel 1984, che ha concesso ai revisori di cambiare solo qualche virgola e poco altro, e ha personalmente approvato ogni riga della versione pubblicata.
fra l&#039;altro, Mario Biondi è milanese.
suggestione?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ah. curioso.<br />
perché si tratta della traduzione di Mario Biondi (non il musicista, che poi non è nemmeno rockettaro) pubblicata da Mondadori nel 1984, che ha concesso ai revisori di cambiare solo qualche virgola e poco altro, e ha personalmente approvato ogni riga della versione pubblicata.<br />
fra l&#8217;altro, Mario Biondi è milanese.<br />
suggestione?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: zauberei		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/brolli-e-la-traduzione-suprema/comment-page-1/#comment-92499</link>

		<dc:creator><![CDATA[zauberei]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Sep 2007 12:38:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[A Farouche, Il Migliore.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A Farouche, Il Migliore.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: farouche		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/brolli-e-la-traduzione-suprema/comment-page-1/#comment-92498</link>

		<dc:creator><![CDATA[farouche]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Sep 2007 12:29:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@zauberei:
per curiosità, quale libro di Malamud hai letto?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@zauberei:<br />
per curiosità, quale libro di Malamud hai letto?</p>
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