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	Commenti a: CACCIATORI DI PERBENISTE (INTANTO, IN FRANCIA&#8230;)	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		Di: Eva		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/cacciatori-di-perbeniste-intanto-in-francia/comment-page-1/#comment-134754</link>

		<dc:creator><![CDATA[Eva]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Dec 2013 14:50:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Se quelle urla e quelle lacrime erano vere, come lo stesso Bertolucci sostiene, allora di abuso si tratta: vogliamo parlare di &quot;abuso sul lavoratore&quot;, benissimo così. Del resto, quando il capo palpeggia la segretaria che ha paura di perdere il posto è abuso sessuale o sul lavoratore?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se quelle urla e quelle lacrime erano vere, come lo stesso Bertolucci sostiene, allora di abuso si tratta: vogliamo parlare di &#8220;abuso sul lavoratore&#8221;, benissimo così. Del resto, quando il capo palpeggia la segretaria che ha paura di perdere il posto è abuso sessuale o sul lavoratore?</p>
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		Di: donatellaleoni		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/cacciatori-di-perbeniste-intanto-in-francia/comment-page-1/#comment-134753</link>

		<dc:creator><![CDATA[donatellaleoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Nov 2013 17:49:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Bertolucci non era per nulla famoso, aveva trent&#039;anni ed era poco più grande della Schneider che, a quell&#039;epoca, non era una ragazzina, ma una donna adulta di 21 anni in grado di intendere e di volere, con un contratto fatto con una agenzia e un compenso equivalente a quattro anni e mezzo di lavoro di un&#039;operaio medio italiano. In Italia purtroppo una donna di 21 anni è considerata una ragazzina dal mammismo nostrano, mentre all&#039;estero già vive da sola da diversi anni. Non c&#039;è stata alcuna violenza contro una donna, ma un abuso, se vogliamo, sul posto di lavoro per una prestazione di lavoro. La violenza sessuale si definisce tale quando si tratta di un atto di libidine, ma qui non vi è atto di libidine, ma un atto recitativo. La scena è stata girata di fronte a decine e decine di tecnici, compresa Git Magrini, la costumista, che era classe 1914. Nessuno si è accorto che c&#039;è stata una &quot;violenza sessuale&quot;. Maria Schneider stessa non si è recata dalla polizia a denunciare nulla, ha difeso il film promuovendolo e non chiedendo che la scena venisse tagliata anche dopo. Semplicemente, nel corso degli anni ha cambiato idea...anche per le sue approfondite simpatie politiche. La polemica montata oggi e montata dalla Schneider è semplicemente strumentale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Bertolucci non era per nulla famoso, aveva trent&#8217;anni ed era poco più grande della Schneider che, a quell&#8217;epoca, non era una ragazzina, ma una donna adulta di 21 anni in grado di intendere e di volere, con un contratto fatto con una agenzia e un compenso equivalente a quattro anni e mezzo di lavoro di un&#8217;operaio medio italiano. In Italia purtroppo una donna di 21 anni è considerata una ragazzina dal mammismo nostrano, mentre all&#8217;estero già vive da sola da diversi anni. Non c&#8217;è stata alcuna violenza contro una donna, ma un abuso, se vogliamo, sul posto di lavoro per una prestazione di lavoro. La violenza sessuale si definisce tale quando si tratta di un atto di libidine, ma qui non vi è atto di libidine, ma un atto recitativo. La scena è stata girata di fronte a decine e decine di tecnici, compresa Git Magrini, la costumista, che era classe 1914. Nessuno si è accorto che c&#8217;è stata una &#8220;violenza sessuale&#8221;. Maria Schneider stessa non si è recata dalla polizia a denunciare nulla, ha difeso il film promuovendolo e non chiedendo che la scena venisse tagliata anche dopo. Semplicemente, nel corso degli anni ha cambiato idea&#8230;anche per le sue approfondite simpatie politiche. La polemica montata oggi e montata dalla Schneider è semplicemente strumentale.</p>
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		<title>
		Di: Anonimo		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/cacciatori-di-perbeniste-intanto-in-francia/comment-page-1/#comment-134752</link>

		<dc:creator><![CDATA[Anonimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Sep 2013 15:09:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[«Detto questo, essendo stata fra coloro che all’epoca hanno difeso il film dal rogo (e lo rifarei)...» Il punto è che ora, sapendo che le scene che allora furono con ragioni sacrosante difese in nome della libertà dell&#039;arte, oggi vanno denunciate in nome della libertà della persona. ha senso difendere un film che è stato la violenza contro una donna? se no, anche  gli snuff movies sono arte.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>«Detto questo, essendo stata fra coloro che all’epoca hanno difeso il film dal rogo (e lo rifarei)&#8230;» Il punto è che ora, sapendo che le scene che allora furono con ragioni sacrosante difese in nome della libertà dell&#8217;arte, oggi vanno denunciate in nome della libertà della persona. ha senso difendere un film che è stato la violenza contro una donna? se no, anche  gli snuff movies sono arte.</p>
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		<title>
		Di: ilaria		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/cacciatori-di-perbeniste-intanto-in-francia/comment-page-1/#comment-134751</link>

		<dc:creator><![CDATA[ilaria]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Sep 2013 14:48:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@Eva Giusto a scanso di equivoci, magari non stai chiarendo a me, ma sono d&#039;accordo con te. L&#039;ambiguità a cui mi riferivo riguarda proprio l&#039;arroganza della sua autoassoluzione. Resta che ne ha parlato e per me è importante continuare a farlo a partire dal fatto che un dubbio è emerso, quasi certamente per via del grande dibattito in corso sulla violenza.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Eva Giusto a scanso di equivoci, magari non stai chiarendo a me, ma sono d&#8217;accordo con te. L&#8217;ambiguità a cui mi riferivo riguarda proprio l&#8217;arroganza della sua autoassoluzione. Resta che ne ha parlato e per me è importante continuare a farlo a partire dal fatto che un dubbio è emerso, quasi certamente per via del grande dibattito in corso sulla violenza.</p>
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		<title>
		Di: Eva		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/cacciatori-di-perbeniste-intanto-in-francia/comment-page-1/#comment-134750</link>

		<dc:creator><![CDATA[Eva]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Sep 2013 11:16:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non credo affatto che Bertolucci, confessando quanto accaduto sul set di &quot;Ultimo tango a Parigi&quot;,  volesse in qualche modo fare ammenda del comportamento tenuto nei confronti di Maria Schneider. La frase &quot;Forse sono colpevole, ma non potranno portarmi in tribunale per questo&quot;, mi sembra anzi di un&#039;arroganza sconcertante: prima di tutto per la presenza di  quel &quot;forse&quot;, poi per la certezza, nel momento in cui &quot;confessa&quot;, che tanto non pagherà per quello che ha fatto.
Per giunta, il racconto di come sia nata l&#039;idea di raggirare l&#039;attrice è offensivo quanto lo stesso stupro simulato: due vecchi bavosi davanti a una baguette che si lasciano andare a fantasie senza freno che già sanno di poter realizzare, a causa della loro posizione di potere rispetto alla giovane e inesperta Maria Schneider.
Se davvero Bertolucci fosse stato un regista degno della sua fama, non avrebbe dovuto far ricorso a un trucchetto tanto squallido per ottenere che le urla e le lacrime della Schneider fossero reali: si sarebbe preoccupato di dirigere la scena anche per ore e ore, fino ad ottenere l&#039;effetto voluto, oppure, più semplicemente, si sarebbe dovuto preoccupare di assumere un&#039;attrice più esperta: ma in quel caso, probabilmente, si sarebbe esposto a dei &quot;No&quot; molto più convinti di quelli opposti dall&#039;attrice, appena ventenne.
La follia più assurda, in tutto questo, è sapere che il film e il regista sono stati condannati per l&#039;&quot;offesa al pudore&quot;, ma nessuno pagherà per l&#039;offesa a Maria Schneider.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non credo affatto che Bertolucci, confessando quanto accaduto sul set di &#8220;Ultimo tango a Parigi&#8221;,  volesse in qualche modo fare ammenda del comportamento tenuto nei confronti di Maria Schneider. La frase &#8220;Forse sono colpevole, ma non potranno portarmi in tribunale per questo&#8221;, mi sembra anzi di un&#8217;arroganza sconcertante: prima di tutto per la presenza di  quel &#8220;forse&#8221;, poi per la certezza, nel momento in cui &#8220;confessa&#8221;, che tanto non pagherà per quello che ha fatto.<br />
Per giunta, il racconto di come sia nata l&#8217;idea di raggirare l&#8217;attrice è offensivo quanto lo stesso stupro simulato: due vecchi bavosi davanti a una baguette che si lasciano andare a fantasie senza freno che già sanno di poter realizzare, a causa della loro posizione di potere rispetto alla giovane e inesperta Maria Schneider.<br />
Se davvero Bertolucci fosse stato un regista degno della sua fama, non avrebbe dovuto far ricorso a un trucchetto tanto squallido per ottenere che le urla e le lacrime della Schneider fossero reali: si sarebbe preoccupato di dirigere la scena anche per ore e ore, fino ad ottenere l&#8217;effetto voluto, oppure, più semplicemente, si sarebbe dovuto preoccupare di assumere un&#8217;attrice più esperta: ma in quel caso, probabilmente, si sarebbe esposto a dei &#8220;No&#8221; molto più convinti di quelli opposti dall&#8217;attrice, appena ventenne.<br />
La follia più assurda, in tutto questo, è sapere che il film e il regista sono stati condannati per l'&#8221;offesa al pudore&#8221;, ma nessuno pagherà per l&#8217;offesa a Maria Schneider.</p>
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		<title>
		Di: ilaria		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/cacciatori-di-perbeniste-intanto-in-francia/comment-page-1/#comment-134749</link>

		<dc:creator><![CDATA[ilaria]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Sep 2013 14:00:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Un pensiero che mi nasce da quest&#039;ultimo commento e riguarda la capacità di ascoltare le vittime di violenza, e la sua relazione al loro sentirsi libere, capaci di riconoscere e dire la violenza. Ho scritto sopra che giudico, e invece in realtà più che giudicare ho risposto alle parole di Bertolucci, e come me tutti quelle e quelle che non sono rimasti indifferenti a quelle parole. Qualcuna in rete si è chiesta perché parlarne, da parte di Bertolucci, proprio ora. Forse, mi viene da pensare, perché è finito il silenzio che finora ha reso la società sorda, e cieca, di fronte alle innumerevoli violenze che si consumano quotidianamente. In questo senso è stato davvero un silenzio assordante, e io spero che continuiamo a parlarne come si sta facendo qui, e non con le frasi fatte della maggior parte dei media, perché la ritengo la strada che può finalmente condurcene fuori.
Se c&#039;è un dubbio che ho a proposito della parola femminicidio, senza per questo metterne in dubbio l&#039;importanza e l&#039;utilità, è che rischia di far trascurare ai più - e sottolineo ai più, non, ovviamente, a chi se ne occupa - tutta la violenza che magari non finisce &quot;male&quot;, non finisce sui giornali, quella in cui una donna non subisce violenza fisica, ma subisce tutto il resto del repertorio elencato nei centri antiviolenza: intimidire, abusare emotivamente (denigrare, colpevolizzare, umiliare, confondere), isolare, minimizzare, abusare dei privilegi del proprio ruolo, abusare economicamente, usare imposizioni e minacce.
Se non è creduta chi denuncia violenze fisiche, figuriamoci nel caso in cui le violenze non lasciano segni visibili. Riesce difficile ai più crederci, e fa fatica a crederci, a vederla per quello che è, anche chi subisce, forse anche in virtù di una dissonanza cognitiva che le permette di non soccombere del tutto quando non percepisce vie di uscita. E le vie di uscita sembrano chiuse proprio perché chi denuncia non è creduta.
Ecco, io non credo che il dibattito sia inutile o dannoso, anzi. Che un uomo abbia ripensato oggi, seppure in termini molto ambigui, abbia riletto e ridefinito una certa situazione, a me sembra un frutto del lavoro faticoso di uscita dal silenzio e dalla prigione invisibile della violenza di genere.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un pensiero che mi nasce da quest&#8217;ultimo commento e riguarda la capacità di ascoltare le vittime di violenza, e la sua relazione al loro sentirsi libere, capaci di riconoscere e dire la violenza. Ho scritto sopra che giudico, e invece in realtà più che giudicare ho risposto alle parole di Bertolucci, e come me tutti quelle e quelle che non sono rimasti indifferenti a quelle parole. Qualcuna in rete si è chiesta perché parlarne, da parte di Bertolucci, proprio ora. Forse, mi viene da pensare, perché è finito il silenzio che finora ha reso la società sorda, e cieca, di fronte alle innumerevoli violenze che si consumano quotidianamente. In questo senso è stato davvero un silenzio assordante, e io spero che continuiamo a parlarne come si sta facendo qui, e non con le frasi fatte della maggior parte dei media, perché la ritengo la strada che può finalmente condurcene fuori.<br />
Se c&#8217;è un dubbio che ho a proposito della parola femminicidio, senza per questo metterne in dubbio l&#8217;importanza e l&#8217;utilità, è che rischia di far trascurare ai più &#8211; e sottolineo ai più, non, ovviamente, a chi se ne occupa &#8211; tutta la violenza che magari non finisce &#8220;male&#8221;, non finisce sui giornali, quella in cui una donna non subisce violenza fisica, ma subisce tutto il resto del repertorio elencato nei centri antiviolenza: intimidire, abusare emotivamente (denigrare, colpevolizzare, umiliare, confondere), isolare, minimizzare, abusare dei privilegi del proprio ruolo, abusare economicamente, usare imposizioni e minacce.<br />
Se non è creduta chi denuncia violenze fisiche, figuriamoci nel caso in cui le violenze non lasciano segni visibili. Riesce difficile ai più crederci, e fa fatica a crederci, a vederla per quello che è, anche chi subisce, forse anche in virtù di una dissonanza cognitiva che le permette di non soccombere del tutto quando non percepisce vie di uscita. E le vie di uscita sembrano chiuse proprio perché chi denuncia non è creduta.<br />
Ecco, io non credo che il dibattito sia inutile o dannoso, anzi. Che un uomo abbia ripensato oggi, seppure in termini molto ambigui, abbia riletto e ridefinito una certa situazione, a me sembra un frutto del lavoro faticoso di uscita dal silenzio e dalla prigione invisibile della violenza di genere.</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: Jo		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/cacciatori-di-perbeniste-intanto-in-francia/comment-page-1/#comment-134748</link>

		<dc:creator><![CDATA[Jo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Sep 2013 07:30:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Arrivo consapevolmente in ritardo e forse mi sto anche un po&#039; sfogando, di questo mi scuso anticipatamente.
Ho vissuto tutto questo dibattito sulle dichiarazioni di Bertolucci con profondo disgusto e con un senso di impotenza che non riesce ad abbandonarmi nemmeno dopo giorni.
Eppure ho un sacco di cose da fare e di pensieri da pensare ma è come se si fosse innescato un corto circuito nella mia testa e non riuscissi a superarlo.
Suppongo che a pochi/e in questa storia importino le parole di Maria Schneider che per tutta la vita (inascoltata) ha ribadito la simulazione delle scene sessuali, suppongo non siano così importanti perchè nella rete si parla di violenza carnale vera e sui social network volano parole grosse: &quot;mani nelle mutande&quot;, &quot;polsi tenuti fermi&quot; e un sacco di persone frugano morbosamente da giorni nella differenza tra verità e finzione.
Così come inascoltate sono state le parole di Maria Schneider sul fatto che sia stata avvisata poco prima di girare la scena (il tempo utile per attuare il raggiro) mentre il grande regista a cui abbiamo dato tanta importanza in questi giorni dice di non averla avvisata affatto.
Io continuo a chiedermi che senso abbia tutto questo, che servizio abbiamo reso a Maria Schneider che è morta e non può più nemmeno ribattere, che utilità abbiamo per le donne se non sappiamo nemmeno ascoltarle.
Maria parla di manipolazione, noi gridiamo allo stupro e all&#039;abuso.
Grazie per la pazienza, Loredana.
http://www.dailymail.co.uk/tvshowbiz/article-469646/I-felt-raped-Brando.html]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Arrivo consapevolmente in ritardo e forse mi sto anche un po&#8217; sfogando, di questo mi scuso anticipatamente.<br />
Ho vissuto tutto questo dibattito sulle dichiarazioni di Bertolucci con profondo disgusto e con un senso di impotenza che non riesce ad abbandonarmi nemmeno dopo giorni.<br />
Eppure ho un sacco di cose da fare e di pensieri da pensare ma è come se si fosse innescato un corto circuito nella mia testa e non riuscissi a superarlo.<br />
Suppongo che a pochi/e in questa storia importino le parole di Maria Schneider che per tutta la vita (inascoltata) ha ribadito la simulazione delle scene sessuali, suppongo non siano così importanti perchè nella rete si parla di violenza carnale vera e sui social network volano parole grosse: &#8220;mani nelle mutande&#8221;, &#8220;polsi tenuti fermi&#8221; e un sacco di persone frugano morbosamente da giorni nella differenza tra verità e finzione.<br />
Così come inascoltate sono state le parole di Maria Schneider sul fatto che sia stata avvisata poco prima di girare la scena (il tempo utile per attuare il raggiro) mentre il grande regista a cui abbiamo dato tanta importanza in questi giorni dice di non averla avvisata affatto.<br />
Io continuo a chiedermi che senso abbia tutto questo, che servizio abbiamo reso a Maria Schneider che è morta e non può più nemmeno ribattere, che utilità abbiamo per le donne se non sappiamo nemmeno ascoltarle.<br />
Maria parla di manipolazione, noi gridiamo allo stupro e all&#8217;abuso.<br />
Grazie per la pazienza, Loredana.<br />
<a href="http://www.dailymail.co.uk/tvshowbiz/article-469646/I-felt-raped-Brando.html" rel="nofollow ugc">http://www.dailymail.co.uk/tvshowbiz/article-469646/I-felt-raped-Brando.html</a></p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Ivano		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/cacciatori-di-perbeniste-intanto-in-francia/comment-page-1/#comment-134747</link>

		<dc:creator><![CDATA[Ivano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Sep 2013 15:36:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ultimo Tango è in assoluto uno dei film che amo di più. Un sentimento che non mi impedisce quì di affermare che proprio le due scene di sodomia (non viene mai ricordato che Brando/Paul, successivamente alla scena del burro, si fa penetrare con le dita da Schneider/Jeanne) rappresentano forzature narrative che non aggiungono alcun valore alla storia.
Sicuramente hanno attirato l&#039;attenzione del pubblico e dei censori....
Il significato attibuito all&#039;atto è inevitabilmente cripto-cattolico (vedere il dizionario medico del Paolo Mantegazza, inizi &#039;900, per un confronto): Brando punisce Schneider per il suo essere piccolo-borghese, sodomizzando in realtà quell&#039;idea di famiglia.
Allo stesso modo, si fa punire da Jeanne quando tra loro iniziano a parlare d&#039;amore e le vuole dimostrare quale sacrifici quella dimensione comporti.
In entrambi i casi, non credo si possa fraintendere il senso dell&#039;azione.
Sulla querelle post-lavorazione con l&#039;attrice, credo questa meriti il rispetto del silenzio dovuto a chi non c&#039;è più.
Quella scena poteva anche essere una furbata commerciale e sicuramente ha contribuito alla notorietà del film. Vantaggio del quale hanno, ai tempi, usufruito tutti.
Il valore di Ultimo Tango è altrove, nell&#039;atmosfera tenuta dalla luce di Storaro e le musiche di Barbieri, per dirne una. In certe parti secondarie, come quella di Massimo Girotti. L&#039;idea stupenda di questo amante copia conforme del marito venuto a noia.
E&#039; un film struggente, triste e maliconico, ispirato e sincero. Di fronte a tanta generosità, certe sbavature sono trascurabili.
Lo penso tutte le volte che lo rivedo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ultimo Tango è in assoluto uno dei film che amo di più. Un sentimento che non mi impedisce quì di affermare che proprio le due scene di sodomia (non viene mai ricordato che Brando/Paul, successivamente alla scena del burro, si fa penetrare con le dita da Schneider/Jeanne) rappresentano forzature narrative che non aggiungono alcun valore alla storia.<br />
Sicuramente hanno attirato l&#8217;attenzione del pubblico e dei censori&#8230;.<br />
Il significato attibuito all&#8217;atto è inevitabilmente cripto-cattolico (vedere il dizionario medico del Paolo Mantegazza, inizi &#8216;900, per un confronto): Brando punisce Schneider per il suo essere piccolo-borghese, sodomizzando in realtà quell&#8217;idea di famiglia.<br />
Allo stesso modo, si fa punire da Jeanne quando tra loro iniziano a parlare d&#8217;amore e le vuole dimostrare quale sacrifici quella dimensione comporti.<br />
In entrambi i casi, non credo si possa fraintendere il senso dell&#8217;azione.<br />
Sulla querelle post-lavorazione con l&#8217;attrice, credo questa meriti il rispetto del silenzio dovuto a chi non c&#8217;è più.<br />
Quella scena poteva anche essere una furbata commerciale e sicuramente ha contribuito alla notorietà del film. Vantaggio del quale hanno, ai tempi, usufruito tutti.<br />
Il valore di Ultimo Tango è altrove, nell&#8217;atmosfera tenuta dalla luce di Storaro e le musiche di Barbieri, per dirne una. In certe parti secondarie, come quella di Massimo Girotti. L&#8217;idea stupenda di questo amante copia conforme del marito venuto a noia.<br />
E&#8217; un film struggente, triste e maliconico, ispirato e sincero. Di fronte a tanta generosità, certe sbavature sono trascurabili.<br />
Lo penso tutte le volte che lo rivedo.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: ilaria		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/cacciatori-di-perbeniste-intanto-in-francia/comment-page-1/#comment-134746</link>

		<dc:creator><![CDATA[ilaria]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Sep 2013 13:24:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Visto che su Bertolucci mi ritrovo nelle parole di molti qui, e in particolare di Girolamo, mi limito a ribadire la gravità, per me, dell&#039;umiliazione e della violenza nel veder negata la propria libertà di scelta, e questo proprio nella rappresentazione di uno stupro. Lasciando da parte le mie opinioni personali sui suoi film, io qui sto proprio giudicando il suo comportamento e non mi sento per nulla perbenista nel sentire violato, oltretutto, il mio rapporto di fiducia di spettatrice, fatto che anche se secondario alla violenza subita da Maria Schneider a me non pare da poco. (Ed è un discorso generale, indipendente dal momento in cui vengo a saperlo.)
Ma vorrei spostarmi sull&#039;altro argomento del post, i concorsi per bambine.  Quest&#039;estate sono stata negli USA, e per ben due volte io e mio marito siamo stati invitati a fare indossare alla nostra figlia più piccola, di otto anni, un reggiseno (in realtà un reggi-idea-di-un-seno-che-non-c&#039;è-ancora), una volta in una piscina comunale in una cittadina del Midwest, una seconda volta a Chicago, dove una poliziotta l&#039;ha avvicinata mentre giocava nell&#039;acqua in un parco chiedendole chi fossero i suoi genitori e poi ci ha intimato di farle indossare qualcosa per coprire il seno. Per loro era &quot;indecent exposure&quot;, ci hanno detto in piscina, o forse ci accusavano di esporla a sguardi potenzialmente pedofili. A noi è proprio il coprirla che è sembrato una forma di sessualizzazione precoce, per non dire che la consideriamo una discriminazione grave, ma lì nessuno pare ribellarsi. I concorsi sono, a mio avviso, solo un passo ulteriore, e che in Francia si faccia qualcosa e negli Stati Uniti invece molte madri si coalizzino a difenderli (ho appena trovato un servizio della ABC in proposito), a me  conferma che il perbenismo e il moralismo - decisamente più diffusi negli USA - sono proprio da parte di chi non trova da ridire sui concorsi e sulle immagini che influenzano e costruiscono l&#039;immaginario collettivo. Incluso quello delle madri. Dire questo non significa assolverle, ma, come sempre, non prendere in considerazione gli squilibri di potere rende a mio avviso inutile e anzi estremamente dannoso ragionare in termini di corresponsabilità. Il che vale per tutti e tre i casi citati.
Ho sentito parlare di responsabilità della vittima di violenza (&quot;tanto quanto&quot; è l&#039;espressione che ha usato) perfino da parte di una aspirante volontaria di un centro antiviolenza, di recente, per dire quanto è dura uscire da questo stereotipo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Visto che su Bertolucci mi ritrovo nelle parole di molti qui, e in particolare di Girolamo, mi limito a ribadire la gravità, per me, dell&#8217;umiliazione e della violenza nel veder negata la propria libertà di scelta, e questo proprio nella rappresentazione di uno stupro. Lasciando da parte le mie opinioni personali sui suoi film, io qui sto proprio giudicando il suo comportamento e non mi sento per nulla perbenista nel sentire violato, oltretutto, il mio rapporto di fiducia di spettatrice, fatto che anche se secondario alla violenza subita da Maria Schneider a me non pare da poco. (Ed è un discorso generale, indipendente dal momento in cui vengo a saperlo.)<br />
Ma vorrei spostarmi sull&#8217;altro argomento del post, i concorsi per bambine.  Quest&#8217;estate sono stata negli USA, e per ben due volte io e mio marito siamo stati invitati a fare indossare alla nostra figlia più piccola, di otto anni, un reggiseno (in realtà un reggi-idea-di-un-seno-che-non-c&#8217;è-ancora), una volta in una piscina comunale in una cittadina del Midwest, una seconda volta a Chicago, dove una poliziotta l&#8217;ha avvicinata mentre giocava nell&#8217;acqua in un parco chiedendole chi fossero i suoi genitori e poi ci ha intimato di farle indossare qualcosa per coprire il seno. Per loro era &#8220;indecent exposure&#8221;, ci hanno detto in piscina, o forse ci accusavano di esporla a sguardi potenzialmente pedofili. A noi è proprio il coprirla che è sembrato una forma di sessualizzazione precoce, per non dire che la consideriamo una discriminazione grave, ma lì nessuno pare ribellarsi. I concorsi sono, a mio avviso, solo un passo ulteriore, e che in Francia si faccia qualcosa e negli Stati Uniti invece molte madri si coalizzino a difenderli (ho appena trovato un servizio della ABC in proposito), a me  conferma che il perbenismo e il moralismo &#8211; decisamente più diffusi negli USA &#8211; sono proprio da parte di chi non trova da ridire sui concorsi e sulle immagini che influenzano e costruiscono l&#8217;immaginario collettivo. Incluso quello delle madri. Dire questo non significa assolverle, ma, come sempre, non prendere in considerazione gli squilibri di potere rende a mio avviso inutile e anzi estremamente dannoso ragionare in termini di corresponsabilità. Il che vale per tutti e tre i casi citati.<br />
Ho sentito parlare di responsabilità della vittima di violenza (&#8220;tanto quanto&#8221; è l&#8217;espressione che ha usato) perfino da parte di una aspirante volontaria di un centro antiviolenza, di recente, per dire quanto è dura uscire da questo stereotipo.</p>
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		<title>
		Di: barbara		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/cacciatori-di-perbeniste-intanto-in-francia/comment-page-1/#comment-134745</link>

		<dc:creator><![CDATA[barbara]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Sep 2013 12:33:10 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/?p=6150#comment-134745</guid>

					<description><![CDATA[No, certo che la violenza non è soltanto fisica. Non qui, ma nel resto della rete il dibattito è sullo stupro. Che ci sia stato un comportamento scorretto, violento è ok ma uno stupro è un&#039;altra cosa.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>No, certo che la violenza non è soltanto fisica. Non qui, ma nel resto della rete il dibattito è sullo stupro. Che ci sia stato un comportamento scorretto, violento è ok ma uno stupro è un&#8217;altra cosa.</p>
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