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	Commenti a: C&#039;E&#039; DI PEGGIO	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		Di: Passa la bellezza - Nuovo e Utile &#124; Teorie e pratiche della creatività.		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/ce-di-peggio/comment-page-6/#comment-110654</link>

		<dc:creator><![CDATA[Passa la bellezza - Nuovo e Utile &#124; Teorie e pratiche della creatività.]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Mar 2013 22:51:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[...] voglia di lasciare che l’accesa, affollata discussione (qui gli interventi di Lerner, Murgia, Sgarbi) innescata dagli apprezzamenti fuori luogo (qui il video) di Vespa nei confronti di Avallone, alla [...] ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] voglia di lasciare che l’accesa, affollata discussione (qui gli interventi di Lerner, Murgia, Sgarbi) innescata dagli apprezzamenti fuori luogo (qui il video) di Vespa nei confronti di Avallone, alla [&#8230;] </p>
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		<title>
		Di: Un Vespaio al Premio Letterario: diamo una mano a Bruno &#124; Francesca Sanzo		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/ce-di-peggio/comment-page-6/#comment-110653</link>

		<dc:creator><![CDATA[Un Vespaio al Premio Letterario: diamo una mano a Bruno &#124; Francesca Sanzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Nov 2011 12:34:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[...] C&#8217;è di peggio &#8211; Loredana Lipperini [...] ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] C&#8217;è di peggio &#8211; Loredana Lipperini [&#8230;] </p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Arta		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/ce-di-peggio/comment-page-6/#comment-110652</link>

		<dc:creator><![CDATA[Arta]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Nov 2010 19:22:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[in tutto questo: come si fa a definire quest&#039;uomo un intellettuale? come si fa solo a definirlo intelligente? parliamo di Sgarbi e del suo di corpo, visto che ci tiene tanto a far sapere che il corpo non dev&#039;essere mortificato. parliamo di quanto lui stesso si sia prostituito in questi anni (e magari senza il bisogno di pulirsi la bava altrui dalla scollatura del vestito), di quanto la sua risibile carriera sia costruita su facili scandali, sulla fama di tombeur de femme e su un fascino tutto presunto. per fortuna arriva un pezzo ridicolo come questo, che parte da un&#039;intuizione fintamente &quot;alta&quot; e poi si srotola nella banalità più trita e nell&#039;infantilismo del &quot;io ce l&#039;ho e tu no&quot;. a parte la poca pertinenza già sottolineata da altri, al nostro sembra sfuggire un piccolo particolare e cioè che la sua sub-cultura non ha un vero rispetto del corpo umano, perchè resta l&#039;assunto che un corpo, solo se &quot;canonicamente&quot; desiderabile, abbia valore d&#039;esistere. e anche se cerca di schernirsi tirando in ballo i maschi, non mi sembra che la desiderabilità del corpo maschile sia mai in questione: le donne non possono desiderare, ma solo essere desiderate o farsi da parte se non lo sono.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>in tutto questo: come si fa a definire quest&#8217;uomo un intellettuale? come si fa solo a definirlo intelligente? parliamo di Sgarbi e del suo di corpo, visto che ci tiene tanto a far sapere che il corpo non dev&#8217;essere mortificato. parliamo di quanto lui stesso si sia prostituito in questi anni (e magari senza il bisogno di pulirsi la bava altrui dalla scollatura del vestito), di quanto la sua risibile carriera sia costruita su facili scandali, sulla fama di tombeur de femme e su un fascino tutto presunto. per fortuna arriva un pezzo ridicolo come questo, che parte da un&#8217;intuizione fintamente &#8220;alta&#8221; e poi si srotola nella banalità più trita e nell&#8217;infantilismo del &#8220;io ce l&#8217;ho e tu no&#8221;. a parte la poca pertinenza già sottolineata da altri, al nostro sembra sfuggire un piccolo particolare e cioè che la sua sub-cultura non ha un vero rispetto del corpo umano, perchè resta l&#8217;assunto che un corpo, solo se &#8220;canonicamente&#8221; desiderabile, abbia valore d&#8217;esistere. e anche se cerca di schernirsi tirando in ballo i maschi, non mi sembra che la desiderabilità del corpo maschile sia mai in questione: le donne non possono desiderare, ma solo essere desiderate o farsi da parte se non lo sono.</p>
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		<title>
		Di: valeria		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/ce-di-peggio/comment-page-6/#comment-110651</link>

		<dc:creator><![CDATA[valeria]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Sep 2010 12:37:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sono rientrata in questo thread per leggere il commento di Adriana con cui concordo e ho avuto modo di rileggere la domanda che mi ha fatto diana.
In effetti mi sono espressa in modo poco comprensibile, ma una delle ricorrenti polemiche che si accendono quotidianamente sui media mi ha chiarito un po’ le idee, per cui per chiarirmi dirò delle cose assolutamente banali ed auto evidenti, che però – se rimangono implicite – generano secondo me  parecchi equivoci.
.
L’affermazione che ha aperto un parapiglia verbale è quella di Stracquadanio, che facendo eco alla denuncia, poi rientrate, di Angela Napoli (alcune donne siedono in parlamento perché si sono prostituite), ha risposto: ‘E’ legittimo prostituirsi per fare carriera’.
Premetto che non sono riuscita ad ascoltare bene &lt;a href=&quot;http://www.youtube.com/watch?v=B9ml0YfUuH4&#038;feature=related&quot; rel=&quot;nofollow ugc&quot;&gt;l’intervista &lt;/a&gt;  rilasciata da Stracqudanio a Klaus Davi, perché l’audio è pessimo e neppure a leggere l’editoriale su ‘Il predellino’ perché il sito è sotto attacco hacker (il sospetto è che il fuoco sia amico, vista la pericolosa propensione di Stracquadanio a rendere esplicito ciò che il suo partito tende a dissimulare).
.
Dalle poche  reazioni che ho visto (a un certo punto mi sono stufata) mi pare che tutte si siano appuntate sulla scelta individuale, ovvero sulla legittimità di prostituirsi da parte di una donna (o un uomo, ma questo rimane sempre non esplicitato)  per fare carriera.
In realtà il problema, secondo me,  va posto in modo diverso:
“E’ legittimo reclutare i rappresentanti politici attraverso prestazioni sessuali?”.
.
Il punto era   questo  anche a proposito del cosiddetto velinismo, scoppiato a suo tempo su denuncia di Sofia Ventura e di Veronica Lario ma, se non si separano i due piani, (quello soggettivo e quello del contesto), la legittimazione di una scelta individuale  diventa la legittimazione di un contesto che permette  e, per me,  asseconda (eccome se asseconda) quella scelta soggettiva.
.
A questo punto le interferenze di cui mi chiede conto Diana sono più di ordine linguistico che fattuale, anche se poi l’uno tende a slittare inevitabilmente nell’altro.
E dunque  non si tratta più soltanto di riferimenti etici ed ideologici,  ma anche  di trattamento linguistico dei fatti e di repertori retorici, che sui media ormai sembrano andare in automatico, come in  quella storiella in cui in un manicomio i matti invece di raccontarsi le barzellette dicono solo il numero con cui le avevano numerate.
Ad esempio: per i nostri sedicenti liberali anche criticare il contesto diventa un giro di vite bolscevico o  una manifestazione di tristanzuolo e invidioso bacchettonismo o, va da sé, di odio nei confronti di Berlusconi..
Questa è la gag preferita dalla destra. Si può rispondere con un’altra gag di sinistra (mercificazione del corpo, diabolicità del mercato, danni del berlusconismo ecc. ecc. ecc.), oppure si può far notare che legittimare l’uso del corpo a fini politici diventa una lesione dei principi liberali stessi.
.
Uno dei cardini della democrazia liberale, se non sbaglio, è la meritocrazia, fondata sulla selezione in base alle competenze. E la competenza, sempre se non sbaglio, deve essere finalizzata alla funzione per la quale si viene selezionati.
Ora, qualcuno mi dovrebbe spiegare perché  per una donna, la bellezza o il concedere il proprio corpo a chi la esamina, diventi una competenza  che la abilita a svolgere funzioni legislative o di governo.
Stracquadanio, con una capriola argomentativa notevole, afferma che una donna selezionata attraverso delle prestazioni sessuali potrà, comunque, dimostrare a posteriori di essere anche brava (perché le donne belle possono essere anche brave, cosa che, secondo un assunto indimostrato della destra, la sinistra escluderebbe).
Capita certo. Ma allora perché la selezione preventiva? Andiamo per quote: tot bell*, tot brutt*, tot ladr*, tot onest*  tot mafios*   tot antimafios*ecc. ecc. ecc. E poi, verifichiamo nei fatti, le loro capacità (ammesso che noi votanti avessimo ancora la facoltà di decidere in base a verifiche).
.
E dunque, per concludere questo pistolotto,  io non  porrei il problema se sia legittimo o no prostituirsi per fare carriera a livello individuale, ma perché la selezione di una classe politica preveda come ‘competenza’ anche la prestazione sessuale (e altre competenze non pertinenti) e perché, soprattutto, per una donna, bellezza e propensione a prostituirsi siano considerate due competenze  passe partout.
E’ questa legittimazione come ‘competenza’ trasversale della bellezza e delle prestazioni sessuali che io considero come ‘turbativa del mercato’, per esprimermi in termini cari ai nostri sedicenti liberali,  non la bellezza e le prestazioni sessuali in sé.
.
Ho fatto del tutto per essere chiara, non so se ci sono riuscita.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono rientrata in questo thread per leggere il commento di Adriana con cui concordo e ho avuto modo di rileggere la domanda che mi ha fatto diana.<br />
In effetti mi sono espressa in modo poco comprensibile, ma una delle ricorrenti polemiche che si accendono quotidianamente sui media mi ha chiarito un po’ le idee, per cui per chiarirmi dirò delle cose assolutamente banali ed auto evidenti, che però – se rimangono implicite – generano secondo me  parecchi equivoci.<br />
.<br />
L’affermazione che ha aperto un parapiglia verbale è quella di Stracquadanio, che facendo eco alla denuncia, poi rientrate, di Angela Napoli (alcune donne siedono in parlamento perché si sono prostituite), ha risposto: ‘E’ legittimo prostituirsi per fare carriera’.<br />
Premetto che non sono riuscita ad ascoltare bene <a href="http://www.youtube.com/watch?v=B9ml0YfUuH4&amp;feature=related" rel="nofollow ugc">l’intervista </a>  rilasciata da Stracqudanio a Klaus Davi, perché l’audio è pessimo e neppure a leggere l’editoriale su ‘Il predellino’ perché il sito è sotto attacco hacker (il sospetto è che il fuoco sia amico, vista la pericolosa propensione di Stracquadanio a rendere esplicito ciò che il suo partito tende a dissimulare).<br />
.<br />
Dalle poche  reazioni che ho visto (a un certo punto mi sono stufata) mi pare che tutte si siano appuntate sulla scelta individuale, ovvero sulla legittimità di prostituirsi da parte di una donna (o un uomo, ma questo rimane sempre non esplicitato)  per fare carriera.<br />
In realtà il problema, secondo me,  va posto in modo diverso:<br />
“E’ legittimo reclutare i rappresentanti politici attraverso prestazioni sessuali?”.<br />
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Il punto era   questo  anche a proposito del cosiddetto velinismo, scoppiato a suo tempo su denuncia di Sofia Ventura e di Veronica Lario ma, se non si separano i due piani, (quello soggettivo e quello del contesto), la legittimazione di una scelta individuale  diventa la legittimazione di un contesto che permette  e, per me,  asseconda (eccome se asseconda) quella scelta soggettiva.<br />
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A questo punto le interferenze di cui mi chiede conto Diana sono più di ordine linguistico che fattuale, anche se poi l’uno tende a slittare inevitabilmente nell’altro.<br />
E dunque  non si tratta più soltanto di riferimenti etici ed ideologici,  ma anche  di trattamento linguistico dei fatti e di repertori retorici, che sui media ormai sembrano andare in automatico, come in  quella storiella in cui in un manicomio i matti invece di raccontarsi le barzellette dicono solo il numero con cui le avevano numerate.<br />
Ad esempio: per i nostri sedicenti liberali anche criticare il contesto diventa un giro di vite bolscevico o  una manifestazione di tristanzuolo e invidioso bacchettonismo o, va da sé, di odio nei confronti di Berlusconi..<br />
Questa è la gag preferita dalla destra. Si può rispondere con un’altra gag di sinistra (mercificazione del corpo, diabolicità del mercato, danni del berlusconismo ecc. ecc. ecc.), oppure si può far notare che legittimare l’uso del corpo a fini politici diventa una lesione dei principi liberali stessi.<br />
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Uno dei cardini della democrazia liberale, se non sbaglio, è la meritocrazia, fondata sulla selezione in base alle competenze. E la competenza, sempre se non sbaglio, deve essere finalizzata alla funzione per la quale si viene selezionati.<br />
Ora, qualcuno mi dovrebbe spiegare perché  per una donna, la bellezza o il concedere il proprio corpo a chi la esamina, diventi una competenza  che la abilita a svolgere funzioni legislative o di governo.<br />
Stracquadanio, con una capriola argomentativa notevole, afferma che una donna selezionata attraverso delle prestazioni sessuali potrà, comunque, dimostrare a posteriori di essere anche brava (perché le donne belle possono essere anche brave, cosa che, secondo un assunto indimostrato della destra, la sinistra escluderebbe).<br />
Capita certo. Ma allora perché la selezione preventiva? Andiamo per quote: tot bell*, tot brutt*, tot ladr*, tot onest*  tot mafios*   tot antimafios*ecc. ecc. ecc. E poi, verifichiamo nei fatti, le loro capacità (ammesso che noi votanti avessimo ancora la facoltà di decidere in base a verifiche).<br />
.<br />
E dunque, per concludere questo pistolotto,  io non  porrei il problema se sia legittimo o no prostituirsi per fare carriera a livello individuale, ma perché la selezione di una classe politica preveda come ‘competenza’ anche la prestazione sessuale (e altre competenze non pertinenti) e perché, soprattutto, per una donna, bellezza e propensione a prostituirsi siano considerate due competenze  passe partout.<br />
E’ questa legittimazione come ‘competenza’ trasversale della bellezza e delle prestazioni sessuali che io considero come ‘turbativa del mercato’, per esprimermi in termini cari ai nostri sedicenti liberali,  non la bellezza e le prestazioni sessuali in sé.<br />
.<br />
Ho fatto del tutto per essere chiara, non so se ci sono riuscita.</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: Adrianaaaa		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/ce-di-peggio/comment-page-6/#comment-110650</link>

		<dc:creator><![CDATA[Adrianaaaa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Sep 2010 23:03:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[riprendo lo spunto di zauberei su gonne e colloqui per scrivere qualcosa di sicuramente banale. sono arrabbiata e non posso trattenermi. della avallone non ho letto il romanzo nè conosco nulla, quindi mettermi nei suoi panni in questo caso è un&#039;operazione quasi letterale. immagino me stessa (sua coetanea) in quella situazione. non ho un gran gusto in fatto di vestiti, ammettiamolo, quindi approfitto della serata per conciarmi come jennifer lopez che è uno sfizio che sotto sotto ho sempre sognato di togliermi prima o poi nella vita (certo che sono condizionata, come tutti). sarò anche una scrittrice, ma quando mi chiamano sul palco sono imbambolata comunque, le energie tutte proiettate su cose stupidissime come non inciampare e mantenere un&#039;espressione vagamente sensata. accade tutto in una frazione di secondo. sorrido alle parole del bavoso pensando alla direzione in cui voltarmi, e la sua mano appiccicosa sulla spalla mi fa quasi piacere, almeno so che se vado dove va lui non farò grosse figure di merda. quando torno al mio posto quelle parole affiorano man mano più nitide, e la mano sulla spalla mi appare per quello che è, un gesto appena più decente che pizzicarmi disinvoltamente il culo. ecco, ora mi sento di merda.
ovviamente nello stesso modo in cui ipotizzo l&#039;ingenuità della scrittrice potrei ipotizzarne la malizia (magari anche più fondatamente, non so, come ho detto non conosco nulla di lei). io, in quel frangente, sarei stata completamente in palla, e incapace di reagire opportunamente, con ogni probabilità, neanche a una domanda sulla tabellina del 3. allora ecco che il viscido di turno abbozza una molestia, proprio in quel momento lì, me la butta in faccia senza che io quasi me ne accorga. come quando, scellerata, mi siedo su un gradino mentre indosso una gonna un pò corta e mi metto a pensare ai fatti miei, accorgendomi dopo alcuni minuti che un tizio si è quasi sdraiato sul selciato per sbirciarmi le mutande. come quando l&#039;istruttore di scuola guida mi ha messo una mano sulla coscia, mentre stavo cambiando una marcia in una curva difficile, in mezzo al traffico.non abbassare la guardia neanche un secondo, è questa la regola. non sto affermando che avallone sia una vittima, o che lo siano tutte le donne e bla bla. figuriamoci. ma il fatto che una debba stare sempre in guardia, calcolare minuziosamente il vestito, avere la risposta pronta anche nelle situazioni più impervie, lo trovo inaccettabile. lo so che è necessario se si vuole (nei termini più mediocri) mantenere un pò di autostima di fronte a tutti i vespa del mondo, e magari anche migliorare un pochino l&#039;umanità, ma non è in fondo un&#039;altra versione del miraggio di donna perfetta che ci propinano da quando siamo nate? non è un pò la stessa cosa dell&#039;eroina sempre sexy anche dopo due ore di calci volanti contro una flotta di super cattivi? non si sta giudicando lei, dite voi, eppure a me sembra che un pò lo si faccia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>riprendo lo spunto di zauberei su gonne e colloqui per scrivere qualcosa di sicuramente banale. sono arrabbiata e non posso trattenermi. della avallone non ho letto il romanzo nè conosco nulla, quindi mettermi nei suoi panni in questo caso è un&#8217;operazione quasi letterale. immagino me stessa (sua coetanea) in quella situazione. non ho un gran gusto in fatto di vestiti, ammettiamolo, quindi approfitto della serata per conciarmi come jennifer lopez che è uno sfizio che sotto sotto ho sempre sognato di togliermi prima o poi nella vita (certo che sono condizionata, come tutti). sarò anche una scrittrice, ma quando mi chiamano sul palco sono imbambolata comunque, le energie tutte proiettate su cose stupidissime come non inciampare e mantenere un&#8217;espressione vagamente sensata. accade tutto in una frazione di secondo. sorrido alle parole del bavoso pensando alla direzione in cui voltarmi, e la sua mano appiccicosa sulla spalla mi fa quasi piacere, almeno so che se vado dove va lui non farò grosse figure di merda. quando torno al mio posto quelle parole affiorano man mano più nitide, e la mano sulla spalla mi appare per quello che è, un gesto appena più decente che pizzicarmi disinvoltamente il culo. ecco, ora mi sento di merda.<br />
ovviamente nello stesso modo in cui ipotizzo l&#8217;ingenuità della scrittrice potrei ipotizzarne la malizia (magari anche più fondatamente, non so, come ho detto non conosco nulla di lei). io, in quel frangente, sarei stata completamente in palla, e incapace di reagire opportunamente, con ogni probabilità, neanche a una domanda sulla tabellina del 3. allora ecco che il viscido di turno abbozza una molestia, proprio in quel momento lì, me la butta in faccia senza che io quasi me ne accorga. come quando, scellerata, mi siedo su un gradino mentre indosso una gonna un pò corta e mi metto a pensare ai fatti miei, accorgendomi dopo alcuni minuti che un tizio si è quasi sdraiato sul selciato per sbirciarmi le mutande. come quando l&#8217;istruttore di scuola guida mi ha messo una mano sulla coscia, mentre stavo cambiando una marcia in una curva difficile, in mezzo al traffico.non abbassare la guardia neanche un secondo, è questa la regola. non sto affermando che avallone sia una vittima, o che lo siano tutte le donne e bla bla. figuriamoci. ma il fatto che una debba stare sempre in guardia, calcolare minuziosamente il vestito, avere la risposta pronta anche nelle situazioni più impervie, lo trovo inaccettabile. lo so che è necessario se si vuole (nei termini più mediocri) mantenere un pò di autostima di fronte a tutti i vespa del mondo, e magari anche migliorare un pochino l&#8217;umanità, ma non è in fondo un&#8217;altra versione del miraggio di donna perfetta che ci propinano da quando siamo nate? non è un pò la stessa cosa dell&#8217;eroina sempre sexy anche dopo due ore di calci volanti contro una flotta di super cattivi? non si sta giudicando lei, dite voi, eppure a me sembra che un pò lo si faccia.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: diana		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/ce-di-peggio/comment-page-5/#comment-110649</link>

		<dc:creator><![CDATA[diana]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Sep 2010 11:25:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[x valeria:
scrivi: &quot;le azioni di quella soggettività inerferiscono con la mia, direttamente o intervenendo sul contesto in cui io come soggetto sono inserita.&quot;
in che modo, esattamente?
e la &quot;soggettività&quot; è quella di Vespa (la sua squallida uscita), la Rai (che la manda in onda),  la Avallone (che non reagisce a quella uscita, o che indossa quell&#039;abito x), ecc.
Vorrei capire meglio come si sviluppa l&#039;interferenza al contrario, perché è qualcosa di cui effettivamente qui si è parlato meno.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>x valeria:<br />
scrivi: &#8220;le azioni di quella soggettività inerferiscono con la mia, direttamente o intervenendo sul contesto in cui io come soggetto sono inserita.&#8221;<br />
in che modo, esattamente?<br />
e la &#8220;soggettività&#8221; è quella di Vespa (la sua squallida uscita), la Rai (che la manda in onda),  la Avallone (che non reagisce a quella uscita, o che indossa quell&#8217;abito x), ecc.<br />
Vorrei capire meglio come si sviluppa l&#8217;interferenza al contrario, perché è qualcosa di cui effettivamente qui si è parlato meno.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: valter binaghi		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/ce-di-peggio/comment-page-5/#comment-110648</link>

		<dc:creator><![CDATA[valter binaghi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Sep 2010 09:19:21 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/?p=3877#comment-110648</guid>

					<description><![CDATA[E io ritiro i cazzotti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E io ritiro i cazzotti.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Simone Regazzoni		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/ce-di-peggio/comment-page-5/#comment-110647</link>

		<dc:creator><![CDATA[Simone Regazzoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Sep 2010 07:53:12 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/?p=3877#comment-110647</guid>

					<description><![CDATA[@  Valter Binaghi: sono in totale disaccordo con lei, come chiaramente emerge. Il fatto che mi voglia spaccare la faccia non è carino, ma capita anche a me di desiderarlo qui o là. Lei ha detto parole che non mi piacciono su Silvia Avallone, ma ammetto di aver esagerato a definirla maschio violento e sessista. Ritiro quelle parole.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@  Valter Binaghi: sono in totale disaccordo con lei, come chiaramente emerge. Il fatto che mi voglia spaccare la faccia non è carino, ma capita anche a me di desiderarlo qui o là. Lei ha detto parole che non mi piacciono su Silvia Avallone, ma ammetto di aver esagerato a definirla maschio violento e sessista. Ritiro quelle parole.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<item>
		<title>
		Di: valeria		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/ce-di-peggio/comment-page-5/#comment-110646</link>

		<dc:creator><![CDATA[valeria]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Sep 2010 00:34:15 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/?p=3877#comment-110646</guid>

					<description><![CDATA[Sono entrata solo adesso nel blog di Loredana e ho visto che questa discussione è continuata in modo animato e per me a volte incomprensibile, come se non riuscissi di nuovo a capire alcuni passaggi.
.
Sono d&#039;accordo con tutte le varie puntualizzazioni che è andata facendo di volta in volta Loredana e mi sento spiazzata perché  mi sembra di essere d&#039;accordo contemporaneamente con posizioni contrapposte: Regazzoni-Zaub vs Wu ming 1e4.
Mi piacerebbe, anzi mi sarebbe piaciuto, che Zaub avesse esplicitato meglio il suo intervento dell&#039;1.14 perché mi pare che lì ci sia  un nodo irrisolto tra il primo e il secondo punto, per me non così dicotomici e opposti.
Tralascio i massimi sistemi, manteniamoci pure sui dettagli come dice Regazzoni, ma per me  la discussione su un dettaglio trattato singolarmente, in una specie di vuoto spinto, diventa surreale.
Quello che voglio dire è che i dettagli, nella vita reale, sono correlati tra loro e con il contesto. Di questo anche la teoria deve tener conto, credo.
.
Mi sta benissimo la descrizione fenomenologica della realtà  e,  quindi, di una persona che dice di essere libera io non posso che prendere atto del fatto che &#039;dica&#039; di essere libera e, nello stesso tempo, non posso non prendere atto del contesto in cui avviene quella dichiarazione.
Non mi spingo nemmeno a interpretare i fatti o a stabilire una correlazione tra la dichiarazione e il contesto, ma terrò a mente tutti i dettagli, relativi alla soggettività (quello che sento che il soggetto dice di sé e quello che vedo di lui) e al contesto.
Non mi indigno, non impongo, non catechizzo. Osservo.
.
Ora, quello che non è stato preso in considerazione in questo thread (o mi è sfuggito nella lettura) è l&#039;effetto che le scelte soggettive (libere o meno non mi interessa) hanno sul contesto. Perché è stato considerato sempre l&#039;aspetto contrario, quello che va da contesto a soggetto, mai quello che va da soggetto a contesto.
Eppure esiste anche questo, o sbaglio?
E dunque o sto osservando come sperimentatore un campo di osservazione dato, in cui le interazioni tra soggetti e tra soggetti e contesti non mi coinvolge per niente (non ha effetti anche su di me) oppure sono, a pieno titolo, uno dei soggetti inserito in un contesto e su cui le azioni degli altri hanno effetto.
A questo punto in me (ma la reazione può essere sbagliata, non sto a volermi dare ragione per forza) scatta qualcosa di diverso, che non si limita più all&#039;osservazione neutrale e puramente fenomenologica, ma va oltre, nel giudizio per esempio, nell&#039;approvazione, nell&#039;indignazione, o altro.
E io non giudico, non approvo, non mi indigno per sopraffare la soggettività che mi sta davanti, ma perché le azioni di quella soggettività inerferiscono con la mia,  direttamente o intervenendo sul contesto in cui io come soggetto sono inserita.
E&#039; qui, a questo punto, che il piano da puramente soggettivo si fa politico, nel senso più ampio possibile della parola.
Scusami, Zaub, perché ti incazzeresti con le veline altrimenti?
.
Riprendo l&#039;esempio di Pomigliano, perché non lo trovo così peregrino come fanno Zaub e Regazzoni.
Cerco di descrivere la questione nel modo più neutro possibile.
Un certo giorno a Pomigliano agli operai è stato chiesto da parte di Marchionne (amministratore delegato del gruppo Fiat, datore di lavoro degli operai) di esprimere il loro parere: volevano che l&#039;azienda rimanesse a Pomigliano a certe condizioni decise da Marchionne e non trattabili oppure che si trasferisse in Polonia, con conseguente licenziamento degli stessi rispondenti?
Il 64% mi pare dei lavoratori hanno &#039;scelto&#039; che l&#039;azienda rimanesse a Pomigliano, dichiarando successivamente di avere scelto tenendo conto delle condizioni in cui erano stati chiamati a scegliere.
Oggi, ho sentito Gasparri che, basando il suo ragionamento sulla &#039;libertà&#039; di quella scelta, ha legittimato  la politica economica del governo come ieri la confindustria ha legittimato la sua.
Dunque, su questa libera &#039;scelta&#039; viene giustificato il giro di vite che sta torchiando il mondo del lavoro.
Riepilogando: una &#039;libera&#039; scelta che avviene in un dato contesto costrittivo (fondato sull&#039;aut aut) influisce a sua volta sul contesto rendendelo ancora più costrittivo. E, cosa ancora più paradossale, lo legittima.
Ovviamente nessuno giudica gli operai di Pomigliano, ci mancherebbe, ma di fronte alle dichiarazioni di Gasparri e della Confindustria non può che tornare al contesto di origine e elencarne, dettaglio per dettaglio, tutti gli elementi che hanno portato a quella &#039;libera&#039; scelta, senza ledere - credo- facendo questo,  la soggettività di nessuno, ma mettendo in rilevo come quella scelta tanto libera non può essere considerata e se una scelta non è libera, a rigore non è nemmeno una scelta.
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Io non credo che la questione di Pomigliano, considerata nel suo schema astratto, sia così lontana dalle altre questioni che trattiamo qui. Nello schema dico, e non nel livello di coercizione esercitata da contesti diversi, ovviamente.
Per questo do ragione a Loredana quando invita a conoscere e ad essere consapevoli del frame in cui si sta mettendo in scena la propria vita. E poi ognuno faccia quello che vuole. Anzi lo faccia comunque, però non mi si venga a dire che tra una scelta agita in un contesto di cui conosco, per come mi è possibile almeno,  i meccanismi e quella agita in un contesto di cui   conosco poco o niente non c&#039;è nessuna differenza.
La differenza c&#039;è, e per me, scusate la parola, è politica.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono entrata solo adesso nel blog di Loredana e ho visto che questa discussione è continuata in modo animato e per me a volte incomprensibile, come se non riuscissi di nuovo a capire alcuni passaggi.<br />
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Sono d&#8217;accordo con tutte le varie puntualizzazioni che è andata facendo di volta in volta Loredana e mi sento spiazzata perché  mi sembra di essere d&#8217;accordo contemporaneamente con posizioni contrapposte: Regazzoni-Zaub vs Wu ming 1e4.<br />
Mi piacerebbe, anzi mi sarebbe piaciuto, che Zaub avesse esplicitato meglio il suo intervento dell&#8217;1.14 perché mi pare che lì ci sia  un nodo irrisolto tra il primo e il secondo punto, per me non così dicotomici e opposti.<br />
Tralascio i massimi sistemi, manteniamoci pure sui dettagli come dice Regazzoni, ma per me  la discussione su un dettaglio trattato singolarmente, in una specie di vuoto spinto, diventa surreale.<br />
Quello che voglio dire è che i dettagli, nella vita reale, sono correlati tra loro e con il contesto. Di questo anche la teoria deve tener conto, credo.<br />
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Mi sta benissimo la descrizione fenomenologica della realtà  e,  quindi, di una persona che dice di essere libera io non posso che prendere atto del fatto che &#8216;dica&#8217; di essere libera e, nello stesso tempo, non posso non prendere atto del contesto in cui avviene quella dichiarazione.<br />
Non mi spingo nemmeno a interpretare i fatti o a stabilire una correlazione tra la dichiarazione e il contesto, ma terrò a mente tutti i dettagli, relativi alla soggettività (quello che sento che il soggetto dice di sé e quello che vedo di lui) e al contesto.<br />
Non mi indigno, non impongo, non catechizzo. Osservo.<br />
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Ora, quello che non è stato preso in considerazione in questo thread (o mi è sfuggito nella lettura) è l&#8217;effetto che le scelte soggettive (libere o meno non mi interessa) hanno sul contesto. Perché è stato considerato sempre l&#8217;aspetto contrario, quello che va da contesto a soggetto, mai quello che va da soggetto a contesto.<br />
Eppure esiste anche questo, o sbaglio?<br />
E dunque o sto osservando come sperimentatore un campo di osservazione dato, in cui le interazioni tra soggetti e tra soggetti e contesti non mi coinvolge per niente (non ha effetti anche su di me) oppure sono, a pieno titolo, uno dei soggetti inserito in un contesto e su cui le azioni degli altri hanno effetto.<br />
A questo punto in me (ma la reazione può essere sbagliata, non sto a volermi dare ragione per forza) scatta qualcosa di diverso, che non si limita più all&#8217;osservazione neutrale e puramente fenomenologica, ma va oltre, nel giudizio per esempio, nell&#8217;approvazione, nell&#8217;indignazione, o altro.<br />
E io non giudico, non approvo, non mi indigno per sopraffare la soggettività che mi sta davanti, ma perché le azioni di quella soggettività inerferiscono con la mia,  direttamente o intervenendo sul contesto in cui io come soggetto sono inserita.<br />
E&#8217; qui, a questo punto, che il piano da puramente soggettivo si fa politico, nel senso più ampio possibile della parola.<br />
Scusami, Zaub, perché ti incazzeresti con le veline altrimenti?<br />
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Riprendo l&#8217;esempio di Pomigliano, perché non lo trovo così peregrino come fanno Zaub e Regazzoni.<br />
Cerco di descrivere la questione nel modo più neutro possibile.<br />
Un certo giorno a Pomigliano agli operai è stato chiesto da parte di Marchionne (amministratore delegato del gruppo Fiat, datore di lavoro degli operai) di esprimere il loro parere: volevano che l&#8217;azienda rimanesse a Pomigliano a certe condizioni decise da Marchionne e non trattabili oppure che si trasferisse in Polonia, con conseguente licenziamento degli stessi rispondenti?<br />
Il 64% mi pare dei lavoratori hanno &#8216;scelto&#8217; che l&#8217;azienda rimanesse a Pomigliano, dichiarando successivamente di avere scelto tenendo conto delle condizioni in cui erano stati chiamati a scegliere.<br />
Oggi, ho sentito Gasparri che, basando il suo ragionamento sulla &#8216;libertà&#8217; di quella scelta, ha legittimato  la politica economica del governo come ieri la confindustria ha legittimato la sua.<br />
Dunque, su questa libera &#8216;scelta&#8217; viene giustificato il giro di vite che sta torchiando il mondo del lavoro.<br />
Riepilogando: una &#8216;libera&#8217; scelta che avviene in un dato contesto costrittivo (fondato sull&#8217;aut aut) influisce a sua volta sul contesto rendendelo ancora più costrittivo. E, cosa ancora più paradossale, lo legittima.<br />
Ovviamente nessuno giudica gli operai di Pomigliano, ci mancherebbe, ma di fronte alle dichiarazioni di Gasparri e della Confindustria non può che tornare al contesto di origine e elencarne, dettaglio per dettaglio, tutti gli elementi che hanno portato a quella &#8216;libera&#8217; scelta, senza ledere &#8211; credo- facendo questo,  la soggettività di nessuno, ma mettendo in rilevo come quella scelta tanto libera non può essere considerata e se una scelta non è libera, a rigore non è nemmeno una scelta.<br />
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Io non credo che la questione di Pomigliano, considerata nel suo schema astratto, sia così lontana dalle altre questioni che trattiamo qui. Nello schema dico, e non nel livello di coercizione esercitata da contesti diversi, ovviamente.<br />
Per questo do ragione a Loredana quando invita a conoscere e ad essere consapevoli del frame in cui si sta mettendo in scena la propria vita. E poi ognuno faccia quello che vuole. Anzi lo faccia comunque, però non mi si venga a dire che tra una scelta agita in un contesto di cui conosco, per come mi è possibile almeno,  i meccanismi e quella agita in un contesto di cui   conosco poco o niente non c&#8217;è nessuna differenza.<br />
La differenza c&#8217;è, e per me, scusate la parola, è politica.</p>
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		<title>
		Di: valter binaghi		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/ce-di-peggio/comment-page-5/#comment-110645</link>

		<dc:creator><![CDATA[valter binaghi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Sep 2010 22:56:07 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/?p=3877#comment-110645</guid>

					<description><![CDATA[Getto la spugna. Sei proprio de coccio.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Getto la spugna. Sei proprio de coccio.</p>
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