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	Commenti a: CELEBRITY	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
	<lastBuildDate>Wed, 10 Oct 2012 16:58:05 +0000</lastBuildDate>
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		<title>
		Di: Paola Di Giulio		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/celebrity/comment-page-1/#comment-130721</link>

		<dc:creator><![CDATA[Paola Di Giulio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Oct 2012 16:58:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Personalmente, un solo libro in vendita in maniera totalmente de-contestualizzata (senza che in qualche modo si riesca ad entrare in contatto col suo contenuto, con l&#039;autore, col mondo stesso del libro), è difficile da capire.  Andrebbero bene le agenzie di viaggio che vendessero anche libri di viaggio ad esempio, o come già si vede nelle enoteche, i libri di enogastronomia... &#039;bibliotechine&#039; su certi argomenti, ovunque, e la loro vendita. In un contesto, e soprattutto in varietà. Ovvero vari libri in tema, secondo i gusti del negoziante.
Ma la visibilità per un libro, ottenuta con la sua distribuzione nei posti più impensati, a tappeto, con colonne di 2 metri quadri di base, in locali che ospitano tutt&#039;altro, ha il problema secondo me che non dice nulla sul contenuto. Che sarebbe la vera &#039;cosa&#039; in vendita. Allora il libro diventa un oggetto, e già ci sono le scatole-libri, le tende-libri, i contenitori-libri, ecc. Insomma, i libri possono stare ovunque, un solo libro no.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Personalmente, un solo libro in vendita in maniera totalmente de-contestualizzata (senza che in qualche modo si riesca ad entrare in contatto col suo contenuto, con l&#8217;autore, col mondo stesso del libro), è difficile da capire.  Andrebbero bene le agenzie di viaggio che vendessero anche libri di viaggio ad esempio, o come già si vede nelle enoteche, i libri di enogastronomia&#8230; &#8216;bibliotechine&#8217; su certi argomenti, ovunque, e la loro vendita. In un contesto, e soprattutto in varietà. Ovvero vari libri in tema, secondo i gusti del negoziante.<br />
Ma la visibilità per un libro, ottenuta con la sua distribuzione nei posti più impensati, a tappeto, con colonne di 2 metri quadri di base, in locali che ospitano tutt&#8217;altro, ha il problema secondo me che non dice nulla sul contenuto. Che sarebbe la vera &#8216;cosa&#8217; in vendita. Allora il libro diventa un oggetto, e già ci sono le scatole-libri, le tende-libri, i contenitori-libri, ecc. Insomma, i libri possono stare ovunque, un solo libro no.</p>
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		<title>
		Di: ArtNite - Arturo Robertazzi		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/celebrity/comment-page-1/#comment-130720</link>

		<dc:creator><![CDATA[ArtNite - Arturo Robertazzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Oct 2012 08:50:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Cara Lipperini,
Se da una parte mi pare ovvio che gli scrittori di oggi, se vogliono essere davvero espressione del proprio tempo, dovrebbero conoscere e usare gli strumenti social - primo fra tutti il blog - dall&#039;altra il problema dell&#039;equilibrio non e&#039; affatto banale.
Una prima domanda e&#039;: quanto vogliamo/dobbiamo dedicare, come scrittori, alla presenza online?
La seconda domanda e&#039;: siamo proprio sicuri che bisogna usare i social network per fare promozione? Lo scopo non dovrebbe essere, invece, &quot;to share&quot; e &quot;to connect&quot;?
Non ho risposte precise al momento, prima o poi ne parlero&#039; su Scrittore Computazionale, quello di cui sono sicuro e&#039; che quando parliamo della presenza online dello scrittore stiamo assumendo che:
1) Lo scrittore scrive.
2) Lo scrittore scrive un&#039;ottima storia.
Senza 1 e 2, la discussione sui social network non ha piu&#039; molto senso.
Arturo
Ps: perdona l&#039;assenza di accenti e l&#039;eccesso di apostrofi. E&#039; tutta colpa della tastiera tedesca.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cara Lipperini,<br />
Se da una parte mi pare ovvio che gli scrittori di oggi, se vogliono essere davvero espressione del proprio tempo, dovrebbero conoscere e usare gli strumenti social &#8211; primo fra tutti il blog &#8211; dall&#8217;altra il problema dell&#8217;equilibrio non e&#8217; affatto banale.<br />
Una prima domanda e&#8217;: quanto vogliamo/dobbiamo dedicare, come scrittori, alla presenza online?<br />
La seconda domanda e&#8217;: siamo proprio sicuri che bisogna usare i social network per fare promozione? Lo scopo non dovrebbe essere, invece, &#8220;to share&#8221; e &#8220;to connect&#8221;?<br />
Non ho risposte precise al momento, prima o poi ne parlero&#8217; su Scrittore Computazionale, quello di cui sono sicuro e&#8217; che quando parliamo della presenza online dello scrittore stiamo assumendo che:<br />
1) Lo scrittore scrive.<br />
2) Lo scrittore scrive un&#8217;ottima storia.<br />
Senza 1 e 2, la discussione sui social network non ha piu&#8217; molto senso.<br />
Arturo<br />
Ps: perdona l&#8217;assenza di accenti e l&#8217;eccesso di apostrofi. E&#8217; tutta colpa della tastiera tedesca.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Edoardo Cavazzuti		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/celebrity/comment-page-1/#comment-130719</link>

		<dc:creator><![CDATA[Edoardo Cavazzuti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Oct 2012 08:25:48 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/?p=5540#comment-130719</guid>

					<description><![CDATA[Credo che i fondatori di Facebook, ebay e Amazon abbiano capito esattamente come trasformare la rete in un business, e anche piuttosto grosso.
Pare che Facebook abbia superato i 3,8 miliardi di dollari di raccolta pubblicitaria nel 2011. Solo che non ha nessun interesse nel dividerli con gli inserzionisti e/o preoccuparsi del ROI degli investimenti di questi.
Oltre al tuo gustosissimo esempio delle cifre percentuali (80% dell&#039; 80%) che indica un dato quantitativo, vorrei aggiungere che, per un autore, non basta acquistare recensioni o passare del tempo sui social network a parlare di gatti, cibo e sport, perché in tutto questo, manca la costruzione di un&#039;autorevolezza che, invece, è il motore del Word of mouth (il vecchio passaparola).
Sono quindi d&#039;accordo che un&#039;autore dovrebbe concentrarsi al 100% sul testo, perché indipendentemente dalla promozione, è la performance che conta. E in questo caso, stiamo parlando di libri, di storie.
Penso che, tra qualche anno, non ci sarà velo tra la vita reale e quella digitale e che i nuovi autori saranno in rete più o meno ciò che sono al bar. E forse l&#039;attenzione sarà riportata sul contenuto. O sui gatti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Credo che i fondatori di Facebook, ebay e Amazon abbiano capito esattamente come trasformare la rete in un business, e anche piuttosto grosso.<br />
Pare che Facebook abbia superato i 3,8 miliardi di dollari di raccolta pubblicitaria nel 2011. Solo che non ha nessun interesse nel dividerli con gli inserzionisti e/o preoccuparsi del ROI degli investimenti di questi.<br />
Oltre al tuo gustosissimo esempio delle cifre percentuali (80% dell&#8217; 80%) che indica un dato quantitativo, vorrei aggiungere che, per un autore, non basta acquistare recensioni o passare del tempo sui social network a parlare di gatti, cibo e sport, perché in tutto questo, manca la costruzione di un&#8217;autorevolezza che, invece, è il motore del Word of mouth (il vecchio passaparola).<br />
Sono quindi d&#8217;accordo che un&#8217;autore dovrebbe concentrarsi al 100% sul testo, perché indipendentemente dalla promozione, è la performance che conta. E in questo caso, stiamo parlando di libri, di storie.<br />
Penso che, tra qualche anno, non ci sarà velo tra la vita reale e quella digitale e che i nuovi autori saranno in rete più o meno ciò che sono al bar. E forse l&#8217;attenzione sarà riportata sul contenuto. O sui gatti.</p>
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