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	Commenti a: C&#039;ERA UNA VOLTA	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
	<lastBuildDate>Mon, 26 Aug 2013 17:22:55 +0000</lastBuildDate>
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		Di: Giuliano Spagnul		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuliano Spagnul]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Aug 2013 17:22:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non so se sia stata l&#039;idea di poter avere una &quot;profonda nostalgia&quot; per una discussione datata 2010 a farmi provare uno strano senso di sfasamento temporale, come se io e Antonio avessimo scritto quella &quot;Storia di una cassetta degli attrezzi&quot; quarant&#039;anni invece di soli quattro anni fa. Fatto sta è vero, sono vecchio e Antonio da sei mesi non c&#039;è più. Con lui ho &quot;nostalgicamente&quot; discusso ancora solo l&#039;anno scorso nell&#039;introduzione alla ristampa di &quot;Nei labirinti della fantascienza&quot;, in cui vedevamo nell&#039;irriducibilità delle nuove lotte, nella resistenza dei ragazzi (nel bene e nel male senza più utopie), una rinnovata capacità di creare conflitto. E&#039; nostalgico tutto questo? Con autentica nostalgia riporto una dedica di Antonio sul frontespizio di un libro: &quot;Sai che niente esiste naturalmente? Sai che ogni cosa che esiste, esiste solo in virtù di una sfida che ad essa è lanciata, e a cui essa è obbligata a rispondere?&quot; Tanti anni sono passati, le utopie sono finite, la domanda, per fortuna, resta.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non so se sia stata l&#8217;idea di poter avere una &#8220;profonda nostalgia&#8221; per una discussione datata 2010 a farmi provare uno strano senso di sfasamento temporale, come se io e Antonio avessimo scritto quella &#8220;Storia di una cassetta degli attrezzi&#8221; quarant&#8217;anni invece di soli quattro anni fa. Fatto sta è vero, sono vecchio e Antonio da sei mesi non c&#8217;è più. Con lui ho &#8220;nostalgicamente&#8221; discusso ancora solo l&#8217;anno scorso nell&#8217;introduzione alla ristampa di &#8220;Nei labirinti della fantascienza&#8221;, in cui vedevamo nell&#8217;irriducibilità delle nuove lotte, nella resistenza dei ragazzi (nel bene e nel male senza più utopie), una rinnovata capacità di creare conflitto. E&#8217; nostalgico tutto questo? Con autentica nostalgia riporto una dedica di Antonio sul frontespizio di un libro: &#8220;Sai che niente esiste naturalmente? Sai che ogni cosa che esiste, esiste solo in virtù di una sfida che ad essa è lanciata, e a cui essa è obbligata a rispondere?&#8221; Tanti anni sono passati, le utopie sono finite, la domanda, per fortuna, resta.</p>
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		Di: Ekerot		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/cera-una-volta/comment-page-1/#comment-132424</link>

		<dc:creator><![CDATA[Ekerot]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Feb 2013 10:01:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Serena, sono d&#039;accordo con la tua osservazione, anche se ovviamente esistono valide eccezioni alla norma.
L&#039;horror, in quanto esplorazione delle paure più profonde e radicate all&#039;interno dell&#039;io, si manifesta in una dialettica tra eroe e mostro, in cui il mostro quasi mai ha valenze &quot;sociali&quot; (intendendo le relazioni, i sistemi di potere su larga scala, etc...).
La fantascienza riesce ad andare oltre, come scrivi tu. E poi, secondo me, esiste anche un altro fattore che rafforza il suo fascino: la sua natura &quot;profetica&quot;. Se io vedo &quot;Blade Runner&quot; io ho l&#039;occasione di osservare uno dei futuri possibili, un futuro nero, ma assolutamente credibile. E immediatamente nasce in me l&#039;angoscia, la rabbia per evitare che quel destino si avveri. Detto molto banalmente, la syfy ci spinge ad essere migliori (come tutta la buona letteratura, ma con una marcia in più).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Serena, sono d&#8217;accordo con la tua osservazione, anche se ovviamente esistono valide eccezioni alla norma.<br />
L&#8217;horror, in quanto esplorazione delle paure più profonde e radicate all&#8217;interno dell&#8217;io, si manifesta in una dialettica tra eroe e mostro, in cui il mostro quasi mai ha valenze &#8220;sociali&#8221; (intendendo le relazioni, i sistemi di potere su larga scala, etc&#8230;).<br />
La fantascienza riesce ad andare oltre, come scrivi tu. E poi, secondo me, esiste anche un altro fattore che rafforza il suo fascino: la sua natura &#8220;profetica&#8221;. Se io vedo &#8220;Blade Runner&#8221; io ho l&#8217;occasione di osservare uno dei futuri possibili, un futuro nero, ma assolutamente credibile. E immediatamente nasce in me l&#8217;angoscia, la rabbia per evitare che quel destino si avveri. Detto molto banalmente, la syfy ci spinge ad essere migliori (come tutta la buona letteratura, ma con una marcia in più).</p>
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		<title>
		Di: serena		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/cera-una-volta/comment-page-1/#comment-132423</link>

		<dc:creator><![CDATA[serena]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Feb 2013 20:48:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[da lettrice - non certo da critico - ti dico una cosa ,Ekerot : l&#039;horror - in senso ampio - ha a che fare con il porsi del sè nei confronti dei vari gradi e passaggi dell&#039; esistenza . in questo senso l&#039;horror è solipsistico perchè presuppone esclusivamente il sè nella sua interiorità e nel suo evolversi( o involversi) in senso autonomo. la fantascienza è già un gradino più avanti ( in senso ontologico) in quanto presuppone il sè nel suo relazionarsi con la realtà esterna e con la percezione di questa mediata dalla costruzione filosofica che sempre - anche in quella di bassa lega.. - la sottende. Non so se tutto questo favorisca la crescita di quegli esseri umani appassionati di parole.. Ma certo offre una formidabile chiave di lettura che - in un verso o nell&#039;altro , letteralmente - ci conduce verso una o l&#039;altra interpretazione della realtà . Certo supporta il nostro stare al mondo come soggetti rielaboranti e non solo come ricettacoli di passività.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>da lettrice &#8211; non certo da critico &#8211; ti dico una cosa ,Ekerot : l&#8217;horror &#8211; in senso ampio &#8211; ha a che fare con il porsi del sè nei confronti dei vari gradi e passaggi dell&#8217; esistenza . in questo senso l&#8217;horror è solipsistico perchè presuppone esclusivamente il sè nella sua interiorità e nel suo evolversi( o involversi) in senso autonomo. la fantascienza è già un gradino più avanti ( in senso ontologico) in quanto presuppone il sè nel suo relazionarsi con la realtà esterna e con la percezione di questa mediata dalla costruzione filosofica che sempre &#8211; anche in quella di bassa lega.. &#8211; la sottende. Non so se tutto questo favorisca la crescita di quegli esseri umani appassionati di parole.. Ma certo offre una formidabile chiave di lettura che &#8211; in un verso o nell&#8217;altro , letteralmente &#8211; ci conduce verso una o l&#8217;altra interpretazione della realtà . Certo supporta il nostro stare al mondo come soggetti rielaboranti e non solo come ricettacoli di passività.</p>
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		<title>
		Di: Ekerot		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/cera-una-volta/comment-page-1/#comment-132422</link>

		<dc:creator><![CDATA[Ekerot]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Feb 2013 15:18:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non ho la preparazione adatta per dissertare, diciamo così, ontologicamente sulla fantascienza.
Quel che so da lettore è che un romanzo di fantascienza - grosso modo come quelli horror - accendono le grandi domande filosofiche. E&#039; come aprire uno squarcio all&#039;interno del nostro io che altrimenti ci resterebbe precluso.
Cosa accadrebbe se? Forse questa è una delle domande fondamentali.
Qualsiasi lettore avrà notato come i &quot;futuri&quot; prospettati dalla syfy siano perlopiù delle distopie, anche quando sono presentati come utopici, in realtà ciò che scoprono i protagonisti è il marciume che si nasconde dietro quei sistemi.
C&#039;è quindi una sorta di bisogno morale dietro la syfy. Anche un grido di dolore, talvolta, quando è impossibile sfogare altrimenti le nostra necessità.
E&#039; un bellissimo giocattolo. E penso che, attraverso la manifesta bugia che è alla base di ogni forma d&#039;arte ivi compresa la letteratura, possa fornire delle risposte non certo definitive ma alquanto stimolanti per la nostra crescita come esseri umani.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non ho la preparazione adatta per dissertare, diciamo così, ontologicamente sulla fantascienza.<br />
Quel che so da lettore è che un romanzo di fantascienza &#8211; grosso modo come quelli horror &#8211; accendono le grandi domande filosofiche. E&#8217; come aprire uno squarcio all&#8217;interno del nostro io che altrimenti ci resterebbe precluso.<br />
Cosa accadrebbe se? Forse questa è una delle domande fondamentali.<br />
Qualsiasi lettore avrà notato come i &#8220;futuri&#8221; prospettati dalla syfy siano perlopiù delle distopie, anche quando sono presentati come utopici, in realtà ciò che scoprono i protagonisti è il marciume che si nasconde dietro quei sistemi.<br />
C&#8217;è quindi una sorta di bisogno morale dietro la syfy. Anche un grido di dolore, talvolta, quando è impossibile sfogare altrimenti le nostra necessità.<br />
E&#8217; un bellissimo giocattolo. E penso che, attraverso la manifesta bugia che è alla base di ogni forma d&#8217;arte ivi compresa la letteratura, possa fornire delle risposte non certo definitive ma alquanto stimolanti per la nostra crescita come esseri umani.</p>
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		<title>
		Di: annunciit		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/cera-una-volta/comment-page-1/#comment-132421</link>

		<dc:creator><![CDATA[annunciit]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Feb 2013 13:45:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ottimo articolo,complimenti]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ottimo articolo,complimenti</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: diamonds		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/cera-una-volta/comment-page-1/#comment-132420</link>

		<dc:creator><![CDATA[diamonds]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Feb 2013 10:01:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Papini praticava la fantascienza affrontando il tragico quotidiano come un pilota cieco,spesso non potendo fare altrimenti.Esemplare in tal senso quel suo racconto in cui un vanaglorioso nerovestito(eravamo nel 40.Ma non faticherebbe a trovare casi similari,mascherati da cravatte diverse nel nostro presente)si presentò a casa sua proponendogli l&#039;abbattimento di tutte le forme di vita,a suo parere parassitarie,esclusa quella umana,lasciando che lo stesso di fronte al suo diniego rifece le scale al contrario chiedendosi,per interpolarci con flaiano, cosa non fosse stato apprezzato del suo ottimismo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Papini praticava la fantascienza affrontando il tragico quotidiano come un pilota cieco,spesso non potendo fare altrimenti.Esemplare in tal senso quel suo racconto in cui un vanaglorioso nerovestito(eravamo nel 40.Ma non faticherebbe a trovare casi similari,mascherati da cravatte diverse nel nostro presente)si presentò a casa sua proponendogli l&#8217;abbattimento di tutte le forme di vita,a suo parere parassitarie,esclusa quella umana,lasciando che lo stesso di fronte al suo diniego rifece le scale al contrario chiedendosi,per interpolarci con flaiano, cosa non fosse stato apprezzato del suo ottimismo</p>
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