<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	
	>
<channel>
	<title>
	Commenti a: CESOIE	</title>
	<atom:link href="https://www.lipperatura.it/cesoie/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.lipperatura.it/cesoie/</link>
	<description>di Loredana Lipperini</description>
	<lastBuildDate>Thu, 15 Nov 2012 22:27:54 +0000</lastBuildDate>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	
	<item>
		<title>
		Di: chiara sbarigia		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/cesoie/comment-page-1/#comment-131194</link>

		<dc:creator><![CDATA[chiara sbarigia]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Nov 2012 22:27:54 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/?p=5609#comment-131194</guid>

					<description><![CDATA[non è un caso che quando si parla di eccellenza del servizio pubblico sempre si finisce per citare la BBC. cos&#039;ha di diverso l&#039;emittente inglese dalle altre emittenti? rispetta le regole. che c&#039;entrano le regole con la produzione televisiva, sia pur essa fiction? c&#039;entrano. i prodotti televisivi di buona qualità, addirittura &quot;artistici&quot;, in certi casi, sono realizzati dai produttori indipendenti che lavorano assieme agli sceneggiatori, agli attori e ai registi in libertà. non sottomessi alle spinte suicide di dirigenti televisivi, obnubilati dalla necessità di far tornare i conti della politica o delle raccomandazioni, quando &quot;commissionano&quot; una fiction. il sistema produttivo è debole, non solo per l&#039;opportunismo del dirigente di turno, ma anche per la voracità dell&#039;ormai ex monopolista in tema di acquisizione dei diritti. è strano, perché in italia avviene il contrario di ciò che avviene in tutti gli altri paesi: le emittenti si tengono tutti i diritti delle opere che producono, depauperando le società di produzione che non patrimonializzano (olivetti? e chi è costui?) e non si rafforzano. e il pluralismo dell&#039;offerta non c&#039;è. e invece di scandalizzarci, sentiamo solo di revanchisti che vorrebbero riportare la produzione tutta all&#039;interno, come fosse una proposta rivoluzionaria. le regole che le emittenti devono rispettare, primo. poi dei produttori forti, motivati, sperimentatori, capaci di esportare. poi i libri, gli scrittori, gli sceneggiatori, i registi, gli attori, le troupes, gli spettatori: è un sistema, che se gli tagli la testa, non cammina. e come mai, in un ventennio berlusconiano, siamo ancora al medioevo della tv? chissà...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>non è un caso che quando si parla di eccellenza del servizio pubblico sempre si finisce per citare la BBC. cos&#8217;ha di diverso l&#8217;emittente inglese dalle altre emittenti? rispetta le regole. che c&#8217;entrano le regole con la produzione televisiva, sia pur essa fiction? c&#8217;entrano. i prodotti televisivi di buona qualità, addirittura &#8220;artistici&#8221;, in certi casi, sono realizzati dai produttori indipendenti che lavorano assieme agli sceneggiatori, agli attori e ai registi in libertà. non sottomessi alle spinte suicide di dirigenti televisivi, obnubilati dalla necessità di far tornare i conti della politica o delle raccomandazioni, quando &#8220;commissionano&#8221; una fiction. il sistema produttivo è debole, non solo per l&#8217;opportunismo del dirigente di turno, ma anche per la voracità dell&#8217;ormai ex monopolista in tema di acquisizione dei diritti. è strano, perché in italia avviene il contrario di ciò che avviene in tutti gli altri paesi: le emittenti si tengono tutti i diritti delle opere che producono, depauperando le società di produzione che non patrimonializzano (olivetti? e chi è costui?) e non si rafforzano. e il pluralismo dell&#8217;offerta non c&#8217;è. e invece di scandalizzarci, sentiamo solo di revanchisti che vorrebbero riportare la produzione tutta all&#8217;interno, come fosse una proposta rivoluzionaria. le regole che le emittenti devono rispettare, primo. poi dei produttori forti, motivati, sperimentatori, capaci di esportare. poi i libri, gli scrittori, gli sceneggiatori, i registi, gli attori, le troupes, gli spettatori: è un sistema, che se gli tagli la testa, non cammina. e come mai, in un ventennio berlusconiano, siamo ancora al medioevo della tv? chissà&#8230;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Barbara F		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/cesoie/comment-page-1/#comment-131193</link>

		<dc:creator><![CDATA[Barbara F]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Nov 2012 22:51:16 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/?p=5609#comment-131193</guid>

					<description><![CDATA[Commento del tutto O.T., ma vorrei sfatare un pregiudizio. Non è vero che la cucina inglese fa schifo o che si mangi male - se non altro perché la loro società multiculturale consente loro di importare senza ritegno piatti delle cucine di tutto il mondo. In UK ho mangiato il miglior sushi di sempre (battuto solo da quello cucinato da giapponesi veri), ottimi piatti indiani e libanesi, ma anche piatti tradizionali rivisitati e ripensati (ricordo bene una &#039;surprise carrot cake&#039; da urlo, che era di fatto preparata con la barbabietola, insalate di mango e crostacei, il pesce fresco delle channel islands - oltre che le ottime tazze di té, chiaro). Marks &#038; Spencer, una semplice catena di supermercati, vende cibi preparati si&#039;, ma con un approccio fusion che noi ce lo sognamo - e vendono l&#039;hummous già pronto (un OTTIMO hummous già pronto, per inciso), a volte anche in pratiche porzioncine con bastoncini di carote e sedano, mentre in Italia devo piangere greco per trovare anche solo il tahini.
Gli inglesi hanno sicuramente alcune glorie nazionali, letterarie e non, uno spirito patriottico che a volte risulta imbarazzante (tutte quelle tazze-regalo di William e Kate ne sono la prova) ma sono anche in grado, culturalmente e gastronomicamente, di riprendere, adattare e a volte persino migliorare cio&#039; che di buono arriva dalle altre culture e dalle loro semplici tradizioni.
Io, questa caratteristica, non la disprezzerei troppo...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Commento del tutto O.T., ma vorrei sfatare un pregiudizio. Non è vero che la cucina inglese fa schifo o che si mangi male &#8211; se non altro perché la loro società multiculturale consente loro di importare senza ritegno piatti delle cucine di tutto il mondo. In UK ho mangiato il miglior sushi di sempre (battuto solo da quello cucinato da giapponesi veri), ottimi piatti indiani e libanesi, ma anche piatti tradizionali rivisitati e ripensati (ricordo bene una &#8216;surprise carrot cake&#8217; da urlo, che era di fatto preparata con la barbabietola, insalate di mango e crostacei, il pesce fresco delle channel islands &#8211; oltre che le ottime tazze di té, chiaro). Marks &amp; Spencer, una semplice catena di supermercati, vende cibi preparati si&#8217;, ma con un approccio fusion che noi ce lo sognamo &#8211; e vendono l&#8217;hummous già pronto (un OTTIMO hummous già pronto, per inciso), a volte anche in pratiche porzioncine con bastoncini di carote e sedano, mentre in Italia devo piangere greco per trovare anche solo il tahini.<br />
Gli inglesi hanno sicuramente alcune glorie nazionali, letterarie e non, uno spirito patriottico che a volte risulta imbarazzante (tutte quelle tazze-regalo di William e Kate ne sono la prova) ma sono anche in grado, culturalmente e gastronomicamente, di riprendere, adattare e a volte persino migliorare cio&#8217; che di buono arriva dalle altre culture e dalle loro semplici tradizioni.<br />
Io, questa caratteristica, non la disprezzerei troppo&#8230;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: stefania		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/cesoie/comment-page-1/#comment-131192</link>

		<dc:creator><![CDATA[stefania]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Nov 2012 18:32:10 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/?p=5609#comment-131192</guid>

					<description><![CDATA[e aggiungo. Noi mettiamo nel ruolo di coprotagonista la starlette di turno passata dal divano/letto/mercedes del potente.
il 90% degli attori della BBc - e parlo di questa rete poichè vedo ormai solo le loro produzioni - sono bravi e hanno alle spalle anni di teatro e gavetta. Da noi, a parte pocho attori, si pesca nei reality show -.-&quot;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>e aggiungo. Noi mettiamo nel ruolo di coprotagonista la starlette di turno passata dal divano/letto/mercedes del potente.<br />
il 90% degli attori della BBc &#8211; e parlo di questa rete poichè vedo ormai solo le loro produzioni &#8211; sono bravi e hanno alle spalle anni di teatro e gavetta. Da noi, a parte pocho attori, si pesca nei reality show -.-&#8220;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: DonRodrigo		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/cesoie/comment-page-1/#comment-131191</link>

		<dc:creator><![CDATA[DonRodrigo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Nov 2012 15:25:19 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/?p=5609#comment-131191</guid>

					<description><![CDATA[M. è quello che dico. Ma cosa c&#039;è dietro le produzioni bellissime della Bbc? Shakespeare. La cultura del teatro, la cultura del viaggio e della scoperta, i tanti artisti che non hanno paura della povertà, una cultura storica pubblica (non statale, non commerciale, semplicemente pubblica) e la solidità dell&#039;azienda. Non tanto il successo economico di certe produzioni di qualità, fatte da persone affette da solipsismi autoriali che incassano denari pescati dalle tasche dei cittadini. E&#039;un modo di ragionare diverso dal nostro. Noi mandiamo a male l&#039;azienda attraverso pessimi amministratori, al posto di parlare di pubblico, parliamo di stato, come se fosse un nostro possedimento (la roba, la roba), e poi pensiamo di salvarci vendendo &quot;cose di qualità&quot;, finanziate senza criterio, a gente che non saprebbe da che parte iniziare per valutare.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>M. è quello che dico. Ma cosa c&#8217;è dietro le produzioni bellissime della Bbc? Shakespeare. La cultura del teatro, la cultura del viaggio e della scoperta, i tanti artisti che non hanno paura della povertà, una cultura storica pubblica (non statale, non commerciale, semplicemente pubblica) e la solidità dell&#8217;azienda. Non tanto il successo economico di certe produzioni di qualità, fatte da persone affette da solipsismi autoriali che incassano denari pescati dalle tasche dei cittadini. E&#8217;un modo di ragionare diverso dal nostro. Noi mandiamo a male l&#8217;azienda attraverso pessimi amministratori, al posto di parlare di pubblico, parliamo di stato, come se fosse un nostro possedimento (la roba, la roba), e poi pensiamo di salvarci vendendo &#8220;cose di qualità&#8221;, finanziate senza criterio, a gente che non saprebbe da che parte iniziare per valutare.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Maurizio		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/cesoie/comment-page-1/#comment-131190</link>

		<dc:creator><![CDATA[Maurizio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Nov 2012 14:54:17 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/?p=5609#comment-131190</guid>

					<description><![CDATA[Una piccola considerazione in merito a quella legge della domanda che secondo alcuni sarebbe scolpita nella roccia. Nello spaventoso smaronamento che ci hanno propinato sul genio di Steve Jobs, una cosa almeno vale la pena di trattenere: la sua capacità di crearla, la domanda, a partire da bisogni latenti che spesso le persone non hanno ancora razionalizzato e non sanno neppure di avere. Lo sceneggiatore del post ci racconta del manager - formatore - praticone, che avendo avuto la fortuna di trovarsi al posto giusto nel momento giusto (estrapolazione mia) pensa che il trucco per vendere, sempre valido, sia quello di continuare a somministrare quello che si è passato ieri, manco fosse un antibiotico. Ma chiunque si sia davvero occupato di marketing sa che non è così che funziona, che per stare sul mercato devi continuamente lambiccarti il cervello alla ricerca di qualcosa di nuovo e di meglio sia di quello che hai venduto ieri, sia di quello che la concorrenza sta facendo bollire in pentola. E forse è questo un altro dei motivi di tanto scadimento, il fatto che in TV di concorrenza non ce ne sia affatto, in questo paese. Tanto che i due maggiori incumbent - RAI e Mediaset - appaiono letteralmente presi di sorpresa da quello che la rete sta sfornando, come se queste “novità” non fossero state ampiamente annunciate da anni. Certo questi cosiddetti manager fanno parecchio ridere, nella loro dabbenaggine e nelle loro contraddizioni: da una parte idolatrano il citato Steve Jobs e recitano la parte degli iperliberisti, dall’altra dicono che non c’è domanda. Dovrebbero saperlo, che secondo il loro stesso vangelo è l’offerta a creare la domanda (legge di Say, corso di Economia I, giorno 1). Nella pratica lavorativa sposano tutti l’aborrito Keynes? O sono solo ignoranti, punto e basta, e non sanno niente né di Say, né di Keynes e tanto meno del mercato?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una piccola considerazione in merito a quella legge della domanda che secondo alcuni sarebbe scolpita nella roccia. Nello spaventoso smaronamento che ci hanno propinato sul genio di Steve Jobs, una cosa almeno vale la pena di trattenere: la sua capacità di crearla, la domanda, a partire da bisogni latenti che spesso le persone non hanno ancora razionalizzato e non sanno neppure di avere. Lo sceneggiatore del post ci racconta del manager &#8211; formatore &#8211; praticone, che avendo avuto la fortuna di trovarsi al posto giusto nel momento giusto (estrapolazione mia) pensa che il trucco per vendere, sempre valido, sia quello di continuare a somministrare quello che si è passato ieri, manco fosse un antibiotico. Ma chiunque si sia davvero occupato di marketing sa che non è così che funziona, che per stare sul mercato devi continuamente lambiccarti il cervello alla ricerca di qualcosa di nuovo e di meglio sia di quello che hai venduto ieri, sia di quello che la concorrenza sta facendo bollire in pentola. E forse è questo un altro dei motivi di tanto scadimento, il fatto che in TV di concorrenza non ce ne sia affatto, in questo paese. Tanto che i due maggiori incumbent &#8211; RAI e Mediaset &#8211; appaiono letteralmente presi di sorpresa da quello che la rete sta sfornando, come se queste “novità” non fossero state ampiamente annunciate da anni. Certo questi cosiddetti manager fanno parecchio ridere, nella loro dabbenaggine e nelle loro contraddizioni: da una parte idolatrano il citato Steve Jobs e recitano la parte degli iperliberisti, dall’altra dicono che non c’è domanda. Dovrebbero saperlo, che secondo il loro stesso vangelo è l’offerta a creare la domanda (legge di Say, corso di Economia I, giorno 1). Nella pratica lavorativa sposano tutti l’aborrito Keynes? O sono solo ignoranti, punto e basta, e non sanno niente né di Say, né di Keynes e tanto meno del mercato?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Veero		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/cesoie/comment-page-1/#comment-131189</link>

		<dc:creator><![CDATA[Veero]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Nov 2012 14:21:08 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/?p=5609#comment-131189</guid>

					<description><![CDATA[La fiction italiana è esattamente uno dei motivi principali per cui ho smesso da anni di guardare la televisione. Se non proprio il principale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La fiction italiana è esattamente uno dei motivi principali per cui ho smesso da anni di guardare la televisione. Se non proprio il principale.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: M.		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/cesoie/comment-page-1/#comment-131188</link>

		<dc:creator><![CDATA[M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Nov 2012 14:15:55 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/?p=5609#comment-131188</guid>

					<description><![CDATA[@Giorgia P.
:-) Hai dipinto il quadro domestico dei miei suoceri (Don Matteo 32 e la partita o il poliziesco/sparatutto)... Oppure l&#039;unico sabato in cui mio figlio è stato da loro la nonna gli ha proposto un format sui bambini canterini. Quante volte si dice ma se non ti piace o è di cattiva qualità, spegni. Il problema è che ad una certa età piace.
Quoto Maurizio il cambiamento dovrebbe venire da menti illuminate e desiderose di rischiare in proprio, ma l&#039;epoca degli Olivetti è tramontata ere fa.
@Don Rodrigo
I Britannici avranno perso anche le tradizioni culinarie ma la BBC -pur essendo scaduta molto- non ti propina la solita sbobba e non affida la divulgazione scientifica alla famigghia Angela o a chi soffre di insonnia,  insomma si può ancora scegliere se attivare i neuroni o meno. (Non ho la tv eppure su youtube trovo una quantità di trasmissioni targate bbc davvero stimolanti, certo un po&#039; di inglese lo devi masticare, e come giustamente ha fatto notare prima Giorgia, questo è un nostro limite).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Giorgia P.<br />
🙂 Hai dipinto il quadro domestico dei miei suoceri (Don Matteo 32 e la partita o il poliziesco/sparatutto)&#8230; Oppure l&#8217;unico sabato in cui mio figlio è stato da loro la nonna gli ha proposto un format sui bambini canterini. Quante volte si dice ma se non ti piace o è di cattiva qualità, spegni. Il problema è che ad una certa età piace.<br />
Quoto Maurizio il cambiamento dovrebbe venire da menti illuminate e desiderose di rischiare in proprio, ma l&#8217;epoca degli Olivetti è tramontata ere fa.<br />
@Don Rodrigo<br />
I Britannici avranno perso anche le tradizioni culinarie ma la BBC -pur essendo scaduta molto- non ti propina la solita sbobba e non affida la divulgazione scientifica alla famigghia Angela o a chi soffre di insonnia,  insomma si può ancora scegliere se attivare i neuroni o meno. (Non ho la tv eppure su youtube trovo una quantità di trasmissioni targate bbc davvero stimolanti, certo un po&#8217; di inglese lo devi masticare, e come giustamente ha fatto notare prima Giorgia, questo è un nostro limite).</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Giobix		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/cesoie/comment-page-1/#comment-131187</link>

		<dc:creator><![CDATA[Giobix]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Nov 2012 14:15:02 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/?p=5609#comment-131187</guid>

					<description><![CDATA[Forse conveniva un po&#039; a tutti l&#039;abbassamento di livello, certe produzioni tutte uguali e i cinepanettoni di successo sono un perfetto esempio di &quot;minimo sforzo - massima resa&quot;.
Forse la cuccagna sta finenendo sia per il fenomeno delle serie americane che riabituano alla qualità, e  un po&#039; per il momento critico (una banda di cafoni che fa le vacanze di lusso ricorda troppo la cronaca politica).
Anche qui, come in letteratura, si è arrivati a due estremi: commercialità becera oppure autoralità fine a se stessa.
A Venezia ci sono state le solite polemiche per il leone mancato all&#039;italia, io ho visto sia il vicitore che Bella Addormentata di Bellocchio. Non c&#039;è gara.
Pietà di Kim Ki Duk è un film d&#039;autore che parte innanzitutto da una storia, e da lì  va a costruire una riflessione sul tema della pietà, ma ci da dentro di phatos, invenzioni, e  scene madri (tutte cose che l&#039;autorame italiano sembra schifare).
Un film girato senza grandi mezzi, ma che sa pensare in grande.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Forse conveniva un po&#8217; a tutti l&#8217;abbassamento di livello, certe produzioni tutte uguali e i cinepanettoni di successo sono un perfetto esempio di &#8220;minimo sforzo &#8211; massima resa&#8221;.<br />
Forse la cuccagna sta finenendo sia per il fenomeno delle serie americane che riabituano alla qualità, e  un po&#8217; per il momento critico (una banda di cafoni che fa le vacanze di lusso ricorda troppo la cronaca politica).<br />
Anche qui, come in letteratura, si è arrivati a due estremi: commercialità becera oppure autoralità fine a se stessa.<br />
A Venezia ci sono state le solite polemiche per il leone mancato all&#8217;italia, io ho visto sia il vicitore che Bella Addormentata di Bellocchio. Non c&#8217;è gara.<br />
Pietà di Kim Ki Duk è un film d&#8217;autore che parte innanzitutto da una storia, e da lì  va a costruire una riflessione sul tema della pietà, ma ci da dentro di phatos, invenzioni, e  scene madri (tutte cose che l&#8217;autorame italiano sembra schifare).<br />
Un film girato senza grandi mezzi, ma che sa pensare in grande.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Maurizio		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/cesoie/comment-page-1/#comment-131186</link>

		<dc:creator><![CDATA[Maurizio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Nov 2012 13:31:21 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/?p=5609#comment-131186</guid>

					<description><![CDATA[Da quello che dice questo sceneggiatore nel post e dalle informazioni che altri danno nei commenti (Anna Luisa, per esempio) mi sa che possiamo prosaicamente e tristemente ricondurre tutte le ragioni del fenomeno a due dei più grandi mali del nostro paese: il conformismo, per cui si preferisce l&#039;usato sicuro al nuovo fino al limite estremo del suicidio politico e/o commerciale; e la desolante incapacità degli &quot;imprenditori&quot; nostri compatrioti di intraprendere alcunché, a meno che non si tratti di farlo con i soldi dello stato. Cioè nostri, che possono essere tranquillamente sperperati nei progetti strampalati che questa gente contrabbanda per innovativi. Non chiedetegli di rischiare in proprio, per carità, che gli viene l&#039;orticaria.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da quello che dice questo sceneggiatore nel post e dalle informazioni che altri danno nei commenti (Anna Luisa, per esempio) mi sa che possiamo prosaicamente e tristemente ricondurre tutte le ragioni del fenomeno a due dei più grandi mali del nostro paese: il conformismo, per cui si preferisce l&#8217;usato sicuro al nuovo fino al limite estremo del suicidio politico e/o commerciale; e la desolante incapacità degli &#8220;imprenditori&#8221; nostri compatrioti di intraprendere alcunché, a meno che non si tratti di farlo con i soldi dello stato. Cioè nostri, che possono essere tranquillamente sperperati nei progetti strampalati che questa gente contrabbanda per innovativi. Non chiedetegli di rischiare in proprio, per carità, che gli viene l&#8217;orticaria.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: DonRodrigo		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/cesoie/comment-page-1/#comment-131185</link>

		<dc:creator><![CDATA[DonRodrigo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Nov 2012 13:30:42 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/?p=5609#comment-131185</guid>

					<description><![CDATA[Forse non vi accorgete che il presupposto da cui partite è proprio la commercializzazione. Dunque la legge del mercato. Dunque la vince il mercato. In Inghilterra i consumatori non hanno gusto per il cibo, hanno perso le tradizioni culinarie, e quindi i pasti tendono a fare schifo. Questo è quello che succede anche alla cultura. In generale, quando si accettano le regole del commercio, si accettano anche i gusti della maggioranza, che si fondano su quanto c&#039;è. Dunque, tendenzialmente si va verso il basso. Tendenzialmente, perché alcuni paesi hanno delle eccezioni. Tuttavia se tutti ragionassero in termini commerciali, se il bello fosse sottoposto alla sua commercializzazione, cioè se non vi fossero artisti, cioè gente che accetta la possibilità della povertà, i gusti della maggioranza tenderebbero allo zero, perché non saprebbe giudicare. Forse è proprio questo che accade al sistema culturale italiano e meno in altre parti del mondo, dove esistono ancora artisti che, per l&#039;appunto, mantengono acceso il timido  fuocherello dell&#039;arte, rischiando la povertà, e che, magari alla fine della loro vita, riescono ad assistere a una miracolosa commercializzazione della loro opera.
Ma se non avessimo le nostre letture, sapremmo davvero capire la differenza fra una fiction e l&#039;altra? E allora forse è proprio questo il problema. Non una discussione sul meno peggio, che fra qualche anno sarà spostata ancora più in basso.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Forse non vi accorgete che il presupposto da cui partite è proprio la commercializzazione. Dunque la legge del mercato. Dunque la vince il mercato. In Inghilterra i consumatori non hanno gusto per il cibo, hanno perso le tradizioni culinarie, e quindi i pasti tendono a fare schifo. Questo è quello che succede anche alla cultura. In generale, quando si accettano le regole del commercio, si accettano anche i gusti della maggioranza, che si fondano su quanto c&#8217;è. Dunque, tendenzialmente si va verso il basso. Tendenzialmente, perché alcuni paesi hanno delle eccezioni. Tuttavia se tutti ragionassero in termini commerciali, se il bello fosse sottoposto alla sua commercializzazione, cioè se non vi fossero artisti, cioè gente che accetta la possibilità della povertà, i gusti della maggioranza tenderebbero allo zero, perché non saprebbe giudicare. Forse è proprio questo che accade al sistema culturale italiano e meno in altre parti del mondo, dove esistono ancora artisti che, per l&#8217;appunto, mantengono acceso il timido  fuocherello dell&#8217;arte, rischiando la povertà, e che, magari alla fine della loro vita, riescono ad assistere a una miracolosa commercializzazione della loro opera.<br />
Ma se non avessimo le nostre letture, sapremmo davvero capire la differenza fra una fiction e l&#8217;altra? E allora forse è proprio questo il problema. Non una discussione sul meno peggio, che fra qualche anno sarà spostata ancora più in basso.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
	</channel>
</rss>
