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	Commenti a: COLLANE SEPARATE	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		<title>
		Di: francesca violi		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesca violi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Jun 2012 07:12:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ecco che si cavalcano le polemiche su 50 sfumature...
si intervista un sessuologo che a quanto pare non ha letto il libro (vedansi ultime domande); all&#039;inizio dice che il libro è tutt&#039;altro che trasgressivo e destabilizzante, poiché ripropone stereotipi tranquillizanti (donna sottomessa uomo dominante);e poi nella parte finale dell&#039;intervista lui stesso ripropone una visione che più stereotipa non si può della sessualità sia maschile che femminile, dove non si parla mai di piacere ma sempre e solo di potere (la donna si finge sottomessa per dare l&#039;illusione di potere all&#039;uomo, &quot;ma è poi la donna l’unica tra i due che può incastrare l’altro perché lo strumento più potente in camera da letto lo possiede lei: la gravidanza&quot; :-&#124;).
http://d.repubblica.it/argomenti/2012/06/08/news/pelemiche_libri_femminismo-1073697/]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ecco che si cavalcano le polemiche su 50 sfumature&#8230;<br />
si intervista un sessuologo che a quanto pare non ha letto il libro (vedansi ultime domande); all&#8217;inizio dice che il libro è tutt&#8217;altro che trasgressivo e destabilizzante, poiché ripropone stereotipi tranquillizanti (donna sottomessa uomo dominante);e poi nella parte finale dell&#8217;intervista lui stesso ripropone una visione che più stereotipa non si può della sessualità sia maschile che femminile, dove non si parla mai di piacere ma sempre e solo di potere (la donna si finge sottomessa per dare l&#8217;illusione di potere all&#8217;uomo, &#8220;ma è poi la donna l’unica tra i due che può incastrare l’altro perché lo strumento più potente in camera da letto lo possiede lei: la gravidanza&#8221; :-|).<br />
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		<title>
		Di: Maurizio		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Jun 2012 12:59:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@Laura Atena: premesso che il parere di qualcuno più esperto e più aggiornato di me sarebbe benvenuto, penso che esistano case editrici dell&#039;uno e dell&#039;altro tipo. Pensiamo a Newton Compton, che magari i libri di qualità li pubblica pure (a diritti d&#039;autore scaduti), ma con traduzioni sulle quali è meglio sorvolare e un lavoro editoriale diciamo... discutibile, per non infierire. In economia (e in tutt&#039;altro ambito, a dire il vero) si dice che la moneta buona scaccia la cattiva: l&#039;ingresso sul mercato di operatori non specificamente culturali, ma alla semplice ricerca di profitto (in questo senso Newton Compton non è certo il peggiore) è uno dei fattori, io credo, che hanno spinto la competizione verso il basso e verso l&#039;emulazione del marketing dei detersivi. Probabilmente, come sta accadendo anche in molti altri mercati, si sta andando verso una segmentazione sempre più spinta dell&#039;offerta in base al target, dalla quale dipenderà la stessa sopravvivenza di molti marchi: libri dai contenuti e dalla veste editoriale di qualità per lettori evoluti, a prezzi purtroppo via via più elevati; e libri meno sofisticati per i palati forti. Poi magari qualche grande player sarà in grado di presidiare, come già oggi, segmenti diversi con marchi diversi. Ma, non essendoci spazio per tutti nell&#039;editoria di qualità, molti semplicemente chiuderanno. Ma, ripeto, ma mia è una visione poco aggiornata e magari già superata dai fatti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Laura Atena: premesso che il parere di qualcuno più esperto e più aggiornato di me sarebbe benvenuto, penso che esistano case editrici dell&#8217;uno e dell&#8217;altro tipo. Pensiamo a Newton Compton, che magari i libri di qualità li pubblica pure (a diritti d&#8217;autore scaduti), ma con traduzioni sulle quali è meglio sorvolare e un lavoro editoriale diciamo&#8230; discutibile, per non infierire. In economia (e in tutt&#8217;altro ambito, a dire il vero) si dice che la moneta buona scaccia la cattiva: l&#8217;ingresso sul mercato di operatori non specificamente culturali, ma alla semplice ricerca di profitto (in questo senso Newton Compton non è certo il peggiore) è uno dei fattori, io credo, che hanno spinto la competizione verso il basso e verso l&#8217;emulazione del marketing dei detersivi. Probabilmente, come sta accadendo anche in molti altri mercati, si sta andando verso una segmentazione sempre più spinta dell&#8217;offerta in base al target, dalla quale dipenderà la stessa sopravvivenza di molti marchi: libri dai contenuti e dalla veste editoriale di qualità per lettori evoluti, a prezzi purtroppo via via più elevati; e libri meno sofisticati per i palati forti. Poi magari qualche grande player sarà in grado di presidiare, come già oggi, segmenti diversi con marchi diversi. Ma, non essendoci spazio per tutti nell&#8217;editoria di qualità, molti semplicemente chiuderanno. Ma, ripeto, ma mia è una visione poco aggiornata e magari già superata dai fatti.</p>
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		<title>
		Di: In_mezzo_alla_segale		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/collane-separate/comment-page-1/#comment-129209</link>

		<dc:creator><![CDATA[In_mezzo_alla_segale]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Jun 2012 12:48:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Lo scontro tra ciò che è bello e ciò che è vendibile c&#039;è sempre stato all&#039;interno delle case editrici. Solo che finché c&#039;erano margini si arrivava a un compromesso, mentre oggi, sotto la minaccia della sopravvivenza, ha prevalso il marketing su tutta la linea: scelta, lavorazione, confezione, posizionamento, promozione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lo scontro tra ciò che è bello e ciò che è vendibile c&#8217;è sempre stato all&#8217;interno delle case editrici. Solo che finché c&#8217;erano margini si arrivava a un compromesso, mentre oggi, sotto la minaccia della sopravvivenza, ha prevalso il marketing su tutta la linea: scelta, lavorazione, confezione, posizionamento, promozione.</p>
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		<title>
		Di: antonellaf		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/collane-separate/comment-page-1/#comment-129208</link>

		<dc:creator><![CDATA[antonellaf]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Jun 2012 12:32:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Esattamente come i prodotti in vendita al centro commerciale: i pomodori, belli rossi lucidi perfettamente tondeggianti, insomma dall&#039;aspetto invitante, ma che sono tossici e non sanno di niente, per esempio.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Esattamente come i prodotti in vendita al centro commerciale: i pomodori, belli rossi lucidi perfettamente tondeggianti, insomma dall&#8217;aspetto invitante, ma che sono tossici e non sanno di niente, per esempio.</p>
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		Di: Laura Atena		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/collane-separate/comment-page-1/#comment-129207</link>

		<dc:creator><![CDATA[Laura Atena]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Jun 2012 12:29:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@maurizio certo, ma secondo me una volta che si è fatto il botto con il best sellerone erotico bisognerebbe reinvestire il capitale in prodotti di qualità, se invece si insiste con operazioni commerciali e libri-fotocopia si finisce col fallire miseramente!
La domanda è: ma chi sceglie i libri da pubblicare? L&#039;addetto marketing o chi sa riconoscere un libro scritto bene? Oggi queste case editrici, così gestite, sanno ancora riconoscere un libro scritto bene o no? A qualcuno importa o no? Oltre al giusto intrattenimento gli interessa ancora fare cultura? Questo mi domando.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@maurizio certo, ma secondo me una volta che si è fatto il botto con il best sellerone erotico bisognerebbe reinvestire il capitale in prodotti di qualità, se invece si insiste con operazioni commerciali e libri-fotocopia si finisce col fallire miseramente!<br />
La domanda è: ma chi sceglie i libri da pubblicare? L&#8217;addetto marketing o chi sa riconoscere un libro scritto bene? Oggi queste case editrici, così gestite, sanno ancora riconoscere un libro scritto bene o no? A qualcuno importa o no? Oltre al giusto intrattenimento gli interessa ancora fare cultura? Questo mi domando.</p>
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		<title>
		Di: In_mezzo_alla_segale		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/collane-separate/comment-page-1/#comment-129206</link>

		<dc:creator><![CDATA[In_mezzo_alla_segale]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Jun 2012 12:25:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ah. Uh. Tristemente vero. Lo lessi per lavoro, noioso quasi quanto il verbale di una riunione di condominio. Non ho mai capito perché abbia stravenduto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ah. Uh. Tristemente vero. Lo lessi per lavoro, noioso quasi quanto il verbale di una riunione di condominio. Non ho mai capito perché abbia stravenduto.</p>
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		<title>
		Di: Maurizio		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/collane-separate/comment-page-1/#comment-129205</link>

		<dc:creator><![CDATA[Maurizio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Jun 2012 12:17:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[E che vuol dire che è scritto male? Ricordiamoci di Fazi, che dopo aver pubblicato un oceano di libri di alta qualità e scarsissimi volumi di vendita vide decollare il suo primo best seller grazie a una ragazzina di 16 anni. Si chiamava Melissa.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E che vuol dire che è scritto male? Ricordiamoci di Fazi, che dopo aver pubblicato un oceano di libri di alta qualità e scarsissimi volumi di vendita vide decollare il suo primo best seller grazie a una ragazzina di 16 anni. Si chiamava Melissa.</p>
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		<title>
		Di: In_mezzo_alla_segale		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/collane-separate/comment-page-1/#comment-129204</link>

		<dc:creator><![CDATA[In_mezzo_alla_segale]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Jun 2012 11:53:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Mmmh... creare un genere. Ovvero spostare lettori (lettrici) verso il proprio mulino, rubandole alla concorrenza, e se possibile espandere il bacino di utenza. E per un&#039;offensiva così ambiziosa il capostipite lo si sceglie scritto male? Ahi ahi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mmmh&#8230; creare un genere. Ovvero spostare lettori (lettrici) verso il proprio mulino, rubandole alla concorrenza, e se possibile espandere il bacino di utenza. E per un&#8217;offensiva così ambiziosa il capostipite lo si sceglie scritto male? Ahi ahi.</p>
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		<title>
		Di: Maurizio		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/collane-separate/comment-page-1/#comment-129203</link>

		<dc:creator><![CDATA[Maurizio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Jun 2012 11:15:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Io credo che questa vicenda, almeno per quanto riguarda gli aspetti di marketing e comunicazione, possa essere tristemente inquadrata nell&#039;inflazionatissima categoria del conformismo. Chi si occupa di marketing, per mia più che decennale esperienza, è tutt&#039;altro che creativo come vorrebbe la vulgata e anzi, nella ricerca della ricetta promozionale è più portato a mettersi al riparo dalle critiche che a valorizzare il prodotto, qualunque esso sia. I libri per costoro non fanno eccezione. Si cerca la strategia sperimentata, tranquilllizzante per il committente, ortodossa e quindi fatalmente conformista. E così i detersivi sono tornati ad appartenere a un universo di casalinghe anni cinquanta (addio anche all&#039;uomo in ammollo), le bambine devono giocare con le bambole, i maschietti con le pistole e, ovviamente, devono esistere letture per maschi e letture per femmine. Dico questo non per banalizzare il fenomeno, ma per liberare l&#039;analisi che se ne sta facendo qui dall&#039;equivoco che sia il marketing il responsabile. Lo è, il marketing, nella stessa misura in cui lo è per gli altri esempi che ho fatto. Marketing e comunicazione, tolte le immancabili pregevoli eccezioni, subiscono supinamente il vento che spira dalla società: è lì e nelle sue trasformazioni, secondo me, che va cercata la radice di questi fenomeni. Nel caso specifico del marketing editoriale la mia esperienza è ormai molto vecchia, ma guardando le cose dall&#039;esterno mi sembra  che non sia sbagliato osservare come il mestiere sia diventato man mano meno specifico, e che vendere libri o pomodori per molti cosiddetti esperti del settore non faccia poi questa gran differenza. Da cui lo scivolamento verso modelli conformisti tipici della promozione dei prodotti di largo consumo e la conseguente genderizzazione del marketing librario.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Io credo che questa vicenda, almeno per quanto riguarda gli aspetti di marketing e comunicazione, possa essere tristemente inquadrata nell&#8217;inflazionatissima categoria del conformismo. Chi si occupa di marketing, per mia più che decennale esperienza, è tutt&#8217;altro che creativo come vorrebbe la vulgata e anzi, nella ricerca della ricetta promozionale è più portato a mettersi al riparo dalle critiche che a valorizzare il prodotto, qualunque esso sia. I libri per costoro non fanno eccezione. Si cerca la strategia sperimentata, tranquilllizzante per il committente, ortodossa e quindi fatalmente conformista. E così i detersivi sono tornati ad appartenere a un universo di casalinghe anni cinquanta (addio anche all&#8217;uomo in ammollo), le bambine devono giocare con le bambole, i maschietti con le pistole e, ovviamente, devono esistere letture per maschi e letture per femmine. Dico questo non per banalizzare il fenomeno, ma per liberare l&#8217;analisi che se ne sta facendo qui dall&#8217;equivoco che sia il marketing il responsabile. Lo è, il marketing, nella stessa misura in cui lo è per gli altri esempi che ho fatto. Marketing e comunicazione, tolte le immancabili pregevoli eccezioni, subiscono supinamente il vento che spira dalla società: è lì e nelle sue trasformazioni, secondo me, che va cercata la radice di questi fenomeni. Nel caso specifico del marketing editoriale la mia esperienza è ormai molto vecchia, ma guardando le cose dall&#8217;esterno mi sembra  che non sia sbagliato osservare come il mestiere sia diventato man mano meno specifico, e che vendere libri o pomodori per molti cosiddetti esperti del settore non faccia poi questa gran differenza. Da cui lo scivolamento verso modelli conformisti tipici della promozione dei prodotti di largo consumo e la conseguente genderizzazione del marketing librario.</p>
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		<title>
		Di: lalipperini		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/collane-separate/comment-page-1/#comment-129202</link>

		<dc:creator><![CDATA[lalipperini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Jun 2012 10:59:24 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/?p=5331#comment-129202</guid>

					<description><![CDATA[Valter, ogni tanto succede: sono perfettamente d&#039;accordo con te. Sì, ha nuociuto, e parecchio. Salvo, ovviamente, eccezioni anche numerose. Ma attenzione a non dare la colpa alle redazioni, perché non sempre le redazioni e gli editor hanno, ormai, piena libertà decisionale. Anzi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Valter, ogni tanto succede: sono perfettamente d&#8217;accordo con te. Sì, ha nuociuto, e parecchio. Salvo, ovviamente, eccezioni anche numerose. Ma attenzione a non dare la colpa alle redazioni, perché non sempre le redazioni e gli editor hanno, ormai, piena libertà decisionale. Anzi.</p>
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