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	Commenti a: COME GLI ALTRI	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		Di: lalipperini		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[lalipperini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Oct 2011 17:58:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ilaria, visto :(
Sguardi, mi dispiace da morire non esserci. Piccolo consiglio non richiesto: non tralasciate i new media, perché anche nella rete ci possono essere e ci sono rappresentazioni della violenza femminile niente male. E violenza, anche, in assoluto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ilaria, visto 🙁<br />
Sguardi, mi dispiace da morire non esserci. Piccolo consiglio non richiesto: non tralasciate i new media, perché anche nella rete ci possono essere e ci sono rappresentazioni della violenza femminile niente male. E violenza, anche, in assoluto.</p>
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		Di: sguardi sui generis		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[sguardi sui generis]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Oct 2011 17:36:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Molto interessante! Un sacco di spunti utili per il nostro workshop sul confine tra forza e violenza che si terrà sabato 29 ottobre al csoa Askatasuna in occasione del feminist blog camp. E&#039; nostra intenzione anche aprire il dibattito analizzando le forme di rappresentazione della violenza femminile all&#039;interno dei media mainstram Un abbraccio! laboratorio sguardi sui generis]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Molto interessante! Un sacco di spunti utili per il nostro workshop sul confine tra forza e violenza che si terrà sabato 29 ottobre al csoa Askatasuna in occasione del feminist blog camp. E&#8217; nostra intenzione anche aprire il dibattito analizzando le forme di rappresentazione della violenza femminile all&#8217;interno dei media mainstram Un abbraccio! laboratorio sguardi sui generis</p>
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		Di: maddalena		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[maddalena]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Oct 2011 08:52:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Intervengo in ritardo in questa discussione, offrendo il mio punto di vista sul dibattito che finora ho letto. Ritengo strumentale la riflessione sull&#039;assioma &quot;donne buone, quindi, se ci fossero state non ci avremmo assistito agli episodi di violenza del 15 ottobre (scusate l&#039;esemplificazione)&quot;, perchè la sento inserita nel dibattito sulla mancata adesione del Comitato nazionale SNOQ alla manifestazione degli indignados. Non è che dica che non sia giusto discutere sul tema del &quot;seme&quot; di violenza che potrebbe essere insito in noi donne, ma mi domando perchè se ne parli solo adesso? Ad esempio, portando in giro per una scuola un questionario sulla violenza in famiglia, mi sono accorta di come ragazzine di 15/16 anni siano abituate a malmenare ed essere violente nei confronti delle proprie coetanee. Ciò mi induce a pensare che noi madri, noi insegnanti abbiamo perso il contatto con le nostre figlie e le nostre alunne e, se c&#039;è una ben che minima traccia di violenza nelle donne, come fenomeno in sè, non siamo riuscite a governarlo. Ma questo è un tema che non voglio nè posso mettere in relazione con la manifestazione dello scorso 15 ottobre, perchè è altro! Come pure sostenere che l&#039;ombrello salvifico del SNOQ avrebbe consentito alle donne presenti alla manifestazione di salvarla dalla violenza. Anche questo è un altro tema, che prevederebbe per onestà intellettuale un altro dibattito. A tal proposito penso che non sia giusto che ciò che sia nato con il 13 febbraio divenga rappresentativo di tutto l&#039;associazionismo femminile e femminista italiano, ma sia altrettanto ingiusto usare il SNOQ per coagulare in un&#039;unica sigla le varie realtà, solo perchè esso è più &quot;famoso&quot; (scusate la provocazione). Di tutto abbiamo bisogno noi donne per essere unite, ma certamente di non farci violenza l&#039;una con l&#039;altra................E qui ritorno al tema iniziale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Intervengo in ritardo in questa discussione, offrendo il mio punto di vista sul dibattito che finora ho letto. Ritengo strumentale la riflessione sull&#8217;assioma &#8220;donne buone, quindi, se ci fossero state non ci avremmo assistito agli episodi di violenza del 15 ottobre (scusate l&#8217;esemplificazione)&#8221;, perchè la sento inserita nel dibattito sulla mancata adesione del Comitato nazionale SNOQ alla manifestazione degli indignados. Non è che dica che non sia giusto discutere sul tema del &#8220;seme&#8221; di violenza che potrebbe essere insito in noi donne, ma mi domando perchè se ne parli solo adesso? Ad esempio, portando in giro per una scuola un questionario sulla violenza in famiglia, mi sono accorta di come ragazzine di 15/16 anni siano abituate a malmenare ed essere violente nei confronti delle proprie coetanee. Ciò mi induce a pensare che noi madri, noi insegnanti abbiamo perso il contatto con le nostre figlie e le nostre alunne e, se c&#8217;è una ben che minima traccia di violenza nelle donne, come fenomeno in sè, non siamo riuscite a governarlo. Ma questo è un tema che non voglio nè posso mettere in relazione con la manifestazione dello scorso 15 ottobre, perchè è altro! Come pure sostenere che l&#8217;ombrello salvifico del SNOQ avrebbe consentito alle donne presenti alla manifestazione di salvarla dalla violenza. Anche questo è un altro tema, che prevederebbe per onestà intellettuale un altro dibattito. A tal proposito penso che non sia giusto che ciò che sia nato con il 13 febbraio divenga rappresentativo di tutto l&#8217;associazionismo femminile e femminista italiano, ma sia altrettanto ingiusto usare il SNOQ per coagulare in un&#8217;unica sigla le varie realtà, solo perchè esso è più &#8220;famoso&#8221; (scusate la provocazione). Di tutto abbiamo bisogno noi donne per essere unite, ma certamente di non farci violenza l&#8217;una con l&#8217;altra&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;.E qui ritorno al tema iniziale.</p>
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		Di: broncobilly		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/come-gli-altri/comment-page-2/#comment-122804</link>

		<dc:creator><![CDATA[broncobilly]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Oct 2011 14:28:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Cavolo, che mazzata!
Nel volgere di mezzo rigo mi dai del “ragioniere” e a seguire dell’ “intelligentone esibizionista”. Non c’ è un certo contrasto?
Mi tengo il grigio del “ragioniere”. L’ intelligenza multicolor si &quot;esibisce&quot; molto meglio se libera d’ inventare sul quasi-nulla.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cavolo, che mazzata!<br />
Nel volgere di mezzo rigo mi dai del “ragioniere” e a seguire dell’ “intelligentone esibizionista”. Non c’ è un certo contrasto?<br />
Mi tengo il grigio del “ragioniere”. L’ intelligenza multicolor si &#8220;esibisce&#8221; molto meglio se libera d’ inventare sul quasi-nulla.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: lalipperini		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/come-gli-altri/comment-page-2/#comment-122803</link>

		<dc:creator><![CDATA[lalipperini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Oct 2011 11:10:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Broncobilly, perdonami: da mesi ti affanni a dimostrare su questo blog l&#039;ineluttabilità di esperti e statistiche. Ma anche gli esperti e le statistiche costituiscono, almeno nei commenti che posti, un punto di vista parziale. Per me conta molto più la riflessione di Donatella (&quot;esposta&quot; e viva) che i soliti grafici-numerelli-altro dietro i quali ti trinceri ogni volta. Non è l&#039;esibizione di intelligenze che si cerca qui. Non si vince niente. Scusa la franchezza.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Broncobilly, perdonami: da mesi ti affanni a dimostrare su questo blog l&#8217;ineluttabilità di esperti e statistiche. Ma anche gli esperti e le statistiche costituiscono, almeno nei commenti che posti, un punto di vista parziale. Per me conta molto più la riflessione di Donatella (&#8220;esposta&#8221; e viva) che i soliti grafici-numerelli-altro dietro i quali ti trinceri ogni volta. Non è l&#8217;esibizione di intelligenze che si cerca qui. Non si vince niente. Scusa la franchezza.</p>
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		<title>
		Di: broncobilly		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/come-gli-altri/comment-page-2/#comment-122802</link>

		<dc:creator><![CDATA[broncobilly]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Oct 2011 11:04:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Dobbiamo farci un’ idea dei comportamenti violenti di donne e uomini. Da quanto riesco a ricostruire esiste una differenza piuttosto marcata… che si assottiglia di molto se confrontiamo i sottogruppi “donne piazzaiole” e “uomini piazzaioli”.
Penso di non essermi fatto un’ idea sulla base di “preferenze” personali (… “io preferisco seguire il pensiero di Banditer…) ma chiedendo all’ esperto che sperimenta in questo settore e registrando le sue risposte.
Se questo approccio è corretto, m’ inquieta un po’ sentire:
&lt;blockquote&gt;
&lt;em&gt;… a mio avviso sostenere “la bontà” delle donne è molto più distruttivo… per le donne&lt;/em&gt;&lt;/blockquote&gt;
Ma a noi interessa sapere cosa è “distruttivo” o come stanno probabilmente i fatti? Le due cose andrebbero tenute distinte per conservare credibilità.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dobbiamo farci un’ idea dei comportamenti violenti di donne e uomini. Da quanto riesco a ricostruire esiste una differenza piuttosto marcata… che si assottiglia di molto se confrontiamo i sottogruppi “donne piazzaiole” e “uomini piazzaioli”.<br />
Penso di non essermi fatto un’ idea sulla base di “preferenze” personali (… “io preferisco seguire il pensiero di Banditer…) ma chiedendo all’ esperto che sperimenta in questo settore e registrando le sue risposte.<br />
Se questo approccio è corretto, m’ inquieta un po’ sentire:</p>
<blockquote><p>
<em>… a mio avviso sostenere “la bontà” delle donne è molto più distruttivo… per le donne</em></p></blockquote>
<p>Ma a noi interessa sapere cosa è “distruttivo” o come stanno probabilmente i fatti? Le due cose andrebbero tenute distinte per conservare credibilità.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: Paolo S		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/come-gli-altri/comment-page-1/#comment-122801</link>

		<dc:creator><![CDATA[Paolo S]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Oct 2011 10:10:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Di rimbalzo questo discorso, che condivido appieno, aggredisce anche il nesso, troppo spesso dato per scontato, violenza_maschile.
Sottolineo anch&#039;io però che una certa retorica del femminile dolce/maschile violento è circolata e circola tuttora anche in ambienti femminili, e le accuse all&#039;uomo violento in quanto uomo sono moneta spicciola in molte discussioni.
E che varie forme di violenza, e le loro cause scatenanti sono invece iscritte nelle società in modelli culturali prevalentemente associati al maschile o al femminile: modelli culturali che possono saltare in determinati casi e contesti, casi e contesti interessanti da analizzare, proprio perché mettono in questione i luoghi comuni.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Di rimbalzo questo discorso, che condivido appieno, aggredisce anche il nesso, troppo spesso dato per scontato, violenza_maschile.<br />
Sottolineo anch&#8217;io però che una certa retorica del femminile dolce/maschile violento è circolata e circola tuttora anche in ambienti femminili, e le accuse all&#8217;uomo violento in quanto uomo sono moneta spicciola in molte discussioni.<br />
E che varie forme di violenza, e le loro cause scatenanti sono invece iscritte nelle società in modelli culturali prevalentemente associati al maschile o al femminile: modelli culturali che possono saltare in determinati casi e contesti, casi e contesti interessanti da analizzare, proprio perché mettono in questione i luoghi comuni.</p>
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		<title>
		Di: donatella		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/come-gli-altri/comment-page-1/#comment-122800</link>

		<dc:creator><![CDATA[donatella]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Oct 2011 22:32:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Certo Barbara che è importante ragionare sulla violenza pubblica anche se era appunto di questo che cercavo di parlare quando accennavo ad una sorta di impreparazione generale ad affrontarla, come dice Badinter, ad ammetterla. Forse è importante capire perché non si riesce ad ammetterla ed io mettevo a disposizione l&#039;esperienza di una, io, che invece l&#039;ammette eccome, e che testimonia direttamente che  il problema non si esaurisce lì. Voglio dire che una volta ammessa, come nel mio caso, sorge il problema sia delle sua gestione, che delle sue radici. Mi dirai che delle radici abbiamo parlato tanto, come donne, in psicoanalisi e non solo, ma mi premeva sottolineare una sorta di circolo continuo che io cercavo di mostrare parlando dello stupore che in me che l&#039;ammetto, si genera ogni volta e che dovrebbe essere sintomo di un nodo che è un intreccio di psicologia, di simbolico, di sociale, di immaginario... oppure non ho capito cosa intendi?
E comunque, come si diceva una volta, ci tocca partire riconoscendo in noi ciò che vediamo negli altri per comprenderlo e io, guardandomi (dici che mi senti esposta, grazie per la delicatezza, ma l&#039;ho fatto con tutta l&#039;intenzione di farlo, a questo sì che sono abituata!) ho visto che potenzialmente potrei far convergere in forme collettive quelle certe rabbie che in me ci sono e che un super-io esagerato tiene a bada :-)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Certo Barbara che è importante ragionare sulla violenza pubblica anche se era appunto di questo che cercavo di parlare quando accennavo ad una sorta di impreparazione generale ad affrontarla, come dice Badinter, ad ammetterla. Forse è importante capire perché non si riesce ad ammetterla ed io mettevo a disposizione l&#8217;esperienza di una, io, che invece l&#8217;ammette eccome, e che testimonia direttamente che  il problema non si esaurisce lì. Voglio dire che una volta ammessa, come nel mio caso, sorge il problema sia delle sua gestione, che delle sue radici. Mi dirai che delle radici abbiamo parlato tanto, come donne, in psicoanalisi e non solo, ma mi premeva sottolineare una sorta di circolo continuo che io cercavo di mostrare parlando dello stupore che in me che l&#8217;ammetto, si genera ogni volta e che dovrebbe essere sintomo di un nodo che è un intreccio di psicologia, di simbolico, di sociale, di immaginario&#8230; oppure non ho capito cosa intendi?<br />
E comunque, come si diceva una volta, ci tocca partire riconoscendo in noi ciò che vediamo negli altri per comprenderlo e io, guardandomi (dici che mi senti esposta, grazie per la delicatezza, ma l&#8217;ho fatto con tutta l&#8217;intenzione di farlo, a questo sì che sono abituata!) ho visto che potenzialmente potrei far convergere in forme collettive quelle certe rabbie che in me ci sono e che un super-io esagerato tiene a bada 🙂</p>
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		<item>
		<title>
		Di: barbara		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/come-gli-altri/comment-page-1/#comment-122799</link>

		<dc:creator><![CDATA[barbara]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Oct 2011 22:03:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Donatella credo che un padre avrebbe detto le stesse cose, sortendo il medesimo effetto. Principio d&#039;autorità in senso buono. Cerco di essere più delicata possibile perché ti sei molto esposta - almeno questa è stata la mia sensazione - e mi scuso in anticipo se qualcosa dovesse urtare una tua sensibilità. Dal mio punto di vista c&#039;è una differenza tra la violenza privata e quella politica. Dansi il caso di maschi e femmine praticanti violenza pubblica (lotta armata e dintorni) e persone squisite in private, come il suo contrario persone non violente nella prassi politica e usi ad abusi nelle relazioni personali. Credo sia interessante ragionare sull&#039;agire politico violento delle donne, anche quando riteniamo non sia necessario.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Donatella credo che un padre avrebbe detto le stesse cose, sortendo il medesimo effetto. Principio d&#8217;autorità in senso buono. Cerco di essere più delicata possibile perché ti sei molto esposta &#8211; almeno questa è stata la mia sensazione &#8211; e mi scuso in anticipo se qualcosa dovesse urtare una tua sensibilità. Dal mio punto di vista c&#8217;è una differenza tra la violenza privata e quella politica. Dansi il caso di maschi e femmine praticanti violenza pubblica (lotta armata e dintorni) e persone squisite in private, come il suo contrario persone non violente nella prassi politica e usi ad abusi nelle relazioni personali. Credo sia interessante ragionare sull&#8217;agire politico violento delle donne, anche quando riteniamo non sia necessario.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: donatella		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/come-gli-altri/comment-page-1/#comment-122798</link>

		<dc:creator><![CDATA[donatella]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Oct 2011 21:33:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Io non ho problemi a riconoscere la negatività femminile comunque si presenti, tutt’altro. Forse dipende dalla possibilità che ho avuto di sperimentarla  abbastanza presto nella mia vita , sia per averla subita, sia per averla individuata  dentro di me. Non ho letto Badinter né ho al momento la possibilità di farlo  ma credo abbia ragione nel dire che in genere si fa fatica ad ammettere la violenza femminile e credo anche che ciò sia da attribuire ad una sorta di incredulità indotta e ben diffusa nelle coscienze delle donne e degli uomini: gli stereotipi, appunto. Questo, come dicevo, non vale per me, io ne ho paura. Tanta quella che mi fa quella maschile ma con contenuti emotivi diversi. Non so se sarebbe interessante parlare di questo, magari lo sarebbe se ne condividessimo l’opportunità di farlo, vedremo come e se si svilupperà ancora questa discussione, per ora mi limito a parlarvi della mia paura.
 Comunque sia, so che dalle donne si tende ad aspettarsi il bene e non so se  ciò sia del tutto riconducibile agli stereotipi o se il fatto di avere avuto tutte e tutti una madre possa influire su tale aspettativa. Anche nel caso in cui si abbia ricevuto il male, da una madre, intendo. E la madre non è uno stereotipo, è un dato di realtà pur essendo la sua figura  a sua volta gravata dagli stereotipi. Credo che ciò che ci aspettiamo da lei sia solo in parte frutto di stereotipi. Forse sbaglio e non sono in grado al momento di argomentare diversamente il mio pensiero, me ne scuso e spero di essere compresa  comunque in ciò che a me appare sufficientemente intuitivo, ma , ripeto, posso sbagliare.
Dunque io faccio i conti con la violenza femminile senza farmi preventivamente problemi di tipo etico in ciascuna delle sue possibili manifestazioni: conosco alla perfezione la violenza morale femminile e sarei in grado di declinarla in moltissimi particolari anche per il fatto di aver lavorato e lavorare  in contesti prevalentemente costituiti da donne, al servizio  e non,  delle stesse, ma comunque con tante donne. La mia formazione professionale è avvenuta in questi contesti e anche quella politica. Ho lavorato e lavoro anche con uomini e questo mi permette di distinguere le differenze ad ogni livello, oltre ad averne esperienza nei miei legami personali, ma se dovessi quantificare direi senza dubbio di aver incontrato molte più donne che uomini, nel lavoro e in politica. Dico questo per rendere comprensibile il fatto che la mia esperienza di violenza femminile è in qualche modo significativa per la quantità, se non altro, delle esperienze che ne ho avuto. Continua a farmi paura, non mi abituo anche nei casi in cui si mostra simile alle volte precedenti. Non voglio continuare a precisare che quella maschile me ne fa altrettanta, sto al focus del post e dico questo  perché il soffermarsi sulla negatività femminile è sottoposto al rischio dell’indugio misogino, ma spero capirete il mio intento e il mio sforzo di portare un’esperienza e una visione che vuole essere molto autentica e, mi auguro, utile a ciò sul quale andiamo riflettendo.
Il tratto che in me la contraddistingue da quella maschile è quello poco sopra menzionato: non mi abituo. Mentre nei confronti di quella maschile conservo una sorta di rassegnazione (anche qui gli stereotipi, io credo)e sempre di meno mi stupisce (mi può allarmare ma me l’aspetto),  quella femminile io l’ammetto senza difficoltà ma non me l’aspetto mai. Più si ripete, più mi stupisce. La trovo storta. Non voglio dire che io la trovi innaturale (non amo questo approccio, sono d’accordo con Paola), la trovo un’esagerazione circa la sua necessità. La trovo uno spreco. La trovo tanto dolorosa. Se solo immaginassi di ricevere la stessa violenza da un uomo, io so che ne soffrirei di meno, ma anche pescando nei ricordi, posso garantire di aver sofferto di meno per l’inflizione di uno stesso tipo di violenza morale da parte di un uomo. Penso al mobbing, ad esempio. Si tratta di una sofferenza che con un uomo sa concludersi, con una donna sembra continuare alla prossima occasione, una sorta di continuum che sembra tramandarsi e che si deposita in accumuli di grande dispiacere.
Non so se questo che sto dicendo ci può aiutare a comprendere cosa hanno inteso  le donne che in questi giorni si sono esposte a dire che se la manifestazione fosse stata convocata dalle nostre simili, sarebbe andata diversamente.  Mi viene in mente un’assurdità che però voglio condividere anche nella speranza di essere ripresa  e contraddetta da voi che mi state leggendo. Mi viene in mente che alle donne sembra competere un controllo particolare della violenza in sé proprio perché ne possono controllare le espressioni e la durata. Mi direte che considero le donne onnipotenti, ma non è così che la nostra cultura considera un po’ le donne per via della potenza materna che viene loro attribuita? E non potrebbe essere che in seno a questo macro-stereoptipo si sia creata la convinzione comune che le donne possano avere il controllo di tutta la violenza, anche di quella maschile, potenziale, in atto e sperimentata? Non è forse a questo che si appellano certi uomini, che a noi appaiono in malafede, quando dicono che la violenza maschile è spesso provocata dalle donne stesse? Cosa intendono in realtà con il verbo provocare? Non potrebbe voler dire che si attribuisce alle donne la facoltà di impedire che la violenza si manifesti? Può sembrare molto reazionario quel che sto dicendo, me ne rendo conto, e anche pericoloso perché può apparire che io stia giustificando la violenza degli uomini sulle donne. Non è così, vi assicuro, sto cercando di capire a mia volta e mi è necessario farlo in compagnia di chi sta ragionando sullo stesso problema.
Qualche sera fa si è svolta una rissa tra adolescenti davanti casa mia. Per motivi futili, una birra, mi pare. Una delle loro madri si è affacciata alla finestra e li ha dispersi semplicemente urlando loro: cosa fate? Siete sempre insieme! Siete amici! Hanno immediatamente cessato di darsi botte e spintoni, immediatamente. Eppure ha detto soltanto una verità, che sono amici. Mi ha molto impressionata. Come spegnere una radio con un semplice tac.  Possibile una tale potenza nel solo ricordare l’amicizia che lega questi ragazzi? E avrebbe sortito lo stesso effetto un padre? E, soprattutto, cosa avrebbe detto un padre?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Io non ho problemi a riconoscere la negatività femminile comunque si presenti, tutt’altro. Forse dipende dalla possibilità che ho avuto di sperimentarla  abbastanza presto nella mia vita , sia per averla subita, sia per averla individuata  dentro di me. Non ho letto Badinter né ho al momento la possibilità di farlo  ma credo abbia ragione nel dire che in genere si fa fatica ad ammettere la violenza femminile e credo anche che ciò sia da attribuire ad una sorta di incredulità indotta e ben diffusa nelle coscienze delle donne e degli uomini: gli stereotipi, appunto. Questo, come dicevo, non vale per me, io ne ho paura. Tanta quella che mi fa quella maschile ma con contenuti emotivi diversi. Non so se sarebbe interessante parlare di questo, magari lo sarebbe se ne condividessimo l’opportunità di farlo, vedremo come e se si svilupperà ancora questa discussione, per ora mi limito a parlarvi della mia paura.<br />
 Comunque sia, so che dalle donne si tende ad aspettarsi il bene e non so se  ciò sia del tutto riconducibile agli stereotipi o se il fatto di avere avuto tutte e tutti una madre possa influire su tale aspettativa. Anche nel caso in cui si abbia ricevuto il male, da una madre, intendo. E la madre non è uno stereotipo, è un dato di realtà pur essendo la sua figura  a sua volta gravata dagli stereotipi. Credo che ciò che ci aspettiamo da lei sia solo in parte frutto di stereotipi. Forse sbaglio e non sono in grado al momento di argomentare diversamente il mio pensiero, me ne scuso e spero di essere compresa  comunque in ciò che a me appare sufficientemente intuitivo, ma , ripeto, posso sbagliare.<br />
Dunque io faccio i conti con la violenza femminile senza farmi preventivamente problemi di tipo etico in ciascuna delle sue possibili manifestazioni: conosco alla perfezione la violenza morale femminile e sarei in grado di declinarla in moltissimi particolari anche per il fatto di aver lavorato e lavorare  in contesti prevalentemente costituiti da donne, al servizio  e non,  delle stesse, ma comunque con tante donne. La mia formazione professionale è avvenuta in questi contesti e anche quella politica. Ho lavorato e lavoro anche con uomini e questo mi permette di distinguere le differenze ad ogni livello, oltre ad averne esperienza nei miei legami personali, ma se dovessi quantificare direi senza dubbio di aver incontrato molte più donne che uomini, nel lavoro e in politica. Dico questo per rendere comprensibile il fatto che la mia esperienza di violenza femminile è in qualche modo significativa per la quantità, se non altro, delle esperienze che ne ho avuto. Continua a farmi paura, non mi abituo anche nei casi in cui si mostra simile alle volte precedenti. Non voglio continuare a precisare che quella maschile me ne fa altrettanta, sto al focus del post e dico questo  perché il soffermarsi sulla negatività femminile è sottoposto al rischio dell’indugio misogino, ma spero capirete il mio intento e il mio sforzo di portare un’esperienza e una visione che vuole essere molto autentica e, mi auguro, utile a ciò sul quale andiamo riflettendo.<br />
Il tratto che in me la contraddistingue da quella maschile è quello poco sopra menzionato: non mi abituo. Mentre nei confronti di quella maschile conservo una sorta di rassegnazione (anche qui gli stereotipi, io credo)e sempre di meno mi stupisce (mi può allarmare ma me l’aspetto),  quella femminile io l’ammetto senza difficoltà ma non me l’aspetto mai. Più si ripete, più mi stupisce. La trovo storta. Non voglio dire che io la trovi innaturale (non amo questo approccio, sono d’accordo con Paola), la trovo un’esagerazione circa la sua necessità. La trovo uno spreco. La trovo tanto dolorosa. Se solo immaginassi di ricevere la stessa violenza da un uomo, io so che ne soffrirei di meno, ma anche pescando nei ricordi, posso garantire di aver sofferto di meno per l’inflizione di uno stesso tipo di violenza morale da parte di un uomo. Penso al mobbing, ad esempio. Si tratta di una sofferenza che con un uomo sa concludersi, con una donna sembra continuare alla prossima occasione, una sorta di continuum che sembra tramandarsi e che si deposita in accumuli di grande dispiacere.<br />
Non so se questo che sto dicendo ci può aiutare a comprendere cosa hanno inteso  le donne che in questi giorni si sono esposte a dire che se la manifestazione fosse stata convocata dalle nostre simili, sarebbe andata diversamente.  Mi viene in mente un’assurdità che però voglio condividere anche nella speranza di essere ripresa  e contraddetta da voi che mi state leggendo. Mi viene in mente che alle donne sembra competere un controllo particolare della violenza in sé proprio perché ne possono controllare le espressioni e la durata. Mi direte che considero le donne onnipotenti, ma non è così che la nostra cultura considera un po’ le donne per via della potenza materna che viene loro attribuita? E non potrebbe essere che in seno a questo macro-stereoptipo si sia creata la convinzione comune che le donne possano avere il controllo di tutta la violenza, anche di quella maschile, potenziale, in atto e sperimentata? Non è forse a questo che si appellano certi uomini, che a noi appaiono in malafede, quando dicono che la violenza maschile è spesso provocata dalle donne stesse? Cosa intendono in realtà con il verbo provocare? Non potrebbe voler dire che si attribuisce alle donne la facoltà di impedire che la violenza si manifesti? Può sembrare molto reazionario quel che sto dicendo, me ne rendo conto, e anche pericoloso perché può apparire che io stia giustificando la violenza degli uomini sulle donne. Non è così, vi assicuro, sto cercando di capire a mia volta e mi è necessario farlo in compagnia di chi sta ragionando sullo stesso problema.<br />
Qualche sera fa si è svolta una rissa tra adolescenti davanti casa mia. Per motivi futili, una birra, mi pare. Una delle loro madri si è affacciata alla finestra e li ha dispersi semplicemente urlando loro: cosa fate? Siete sempre insieme! Siete amici! Hanno immediatamente cessato di darsi botte e spintoni, immediatamente. Eppure ha detto soltanto una verità, che sono amici. Mi ha molto impressionata. Come spegnere una radio con un semplice tac.  Possibile una tale potenza nel solo ricordare l’amicizia che lega questi ragazzi? E avrebbe sortito lo stesso effetto un padre? E, soprattutto, cosa avrebbe detto un padre?</p>
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