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	Commenti a: CONTI CHE NON TORNANO	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		Di: Tip Splitter		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Tip Splitter]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Aug 2026 04:24:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[The 1RM Calculator uses proven formulas trusted in strength training.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>The 1RM Calculator uses proven formulas trusted in strength training.</p>
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		<title>
		Di: sprunki game		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[sprunki game]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Jul 2026 02:27:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[The game&#039;s reliability has earned player trust.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>The game&#8217;s reliability has earned player trust.</p>
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			</item>
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		Di: M.T.		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/conti-che-non-tornano/comment-page-1/#comment-118439</link>

		<dc:creator><![CDATA[M.T.]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Apr 2011 12:46:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[C&#039;è tanto lavoro da fare, occorre far sì che le persone ricomincino a usar la propria testa senza appoggiarsi alla mentalità appoggiata dalla maggioranza (e non è inteso certo in senso politico). Soprattutto occorre che gli individui prendano coscienza che quanto gli accade è propria responsabilità.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è tanto lavoro da fare, occorre far sì che le persone ricomincino a usar la propria testa senza appoggiarsi alla mentalità appoggiata dalla maggioranza (e non è inteso certo in senso politico). Soprattutto occorre che gli individui prendano coscienza che quanto gli accade è propria responsabilità.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: laura a.		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/conti-che-non-tornano/comment-page-1/#comment-118438</link>

		<dc:creator><![CDATA[laura a.]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Apr 2011 21:21:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[donatella, sono d&#039;accordo anch&#039;io con quello che scrivi.
Sulla questione Petizione Vogue aggiungo un&#039;ultima cosa: nel 2006 il precedente esecutivo, nella persona della ministra Giovanna Melandri, mise a punto il &quot;Manifesto nazionale di autoregolazione della moda italiana contro l&#039;anoressia&quot;, controfirmato dalla Camera Nazionale della Moda Italiana. Il Manifesto puntualizzava la parte di responsabilità del settore (con affermazioni avallate da fonti competenti) e vincolava gli operatori ad impegni ben precisi riguardo ai modelli da proporre e ad una più ampia gamma di taglie da far sfilare.
Si può presumere che, caduto il governo, gli operatori abbiano tirato un sospiro di sollievo.
IL testo è leggibile qui:
http://www.politichegiovaniliesport.it/politiche-giovanili/news-politiche-giovanili/manifesto-nazionale-di-autoregolazione-della-moda-italiana-contro-lanoressia.html]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>donatella, sono d&#8217;accordo anch&#8217;io con quello che scrivi.<br />
Sulla questione Petizione Vogue aggiungo un&#8217;ultima cosa: nel 2006 il precedente esecutivo, nella persona della ministra Giovanna Melandri, mise a punto il &#8220;Manifesto nazionale di autoregolazione della moda italiana contro l&#8217;anoressia&#8221;, controfirmato dalla Camera Nazionale della Moda Italiana. Il Manifesto puntualizzava la parte di responsabilità del settore (con affermazioni avallate da fonti competenti) e vincolava gli operatori ad impegni ben precisi riguardo ai modelli da proporre e ad una più ampia gamma di taglie da far sfilare.<br />
Si può presumere che, caduto il governo, gli operatori abbiano tirato un sospiro di sollievo.<br />
IL testo è leggibile qui:<br />
<a href="http://www.politichegiovaniliesport.it/politiche-giovanili/news-politiche-giovanili/manifesto-nazionale-di-autoregolazione-della-moda-italiana-contro-lanoressia.html" rel="nofollow ugc">http://www.politichegiovaniliesport.it/politiche-giovanili/news-politiche-giovanili/manifesto-nazionale-di-autoregolazione-della-moda-italiana-contro-lanoressia.html</a></p>
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		<title>
		Di: donatella		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/conti-che-non-tornano/comment-page-1/#comment-118437</link>

		<dc:creator><![CDATA[donatella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Apr 2011 14:51:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Le ragioni per le quali ci si divide, in generale e in politica,  sono tante però credo che come donne disponiamo di una spiegazione in più che dovremmo aver presente.  Tendiamo ad essere divise le une dalle altre per via della divisione agita dal patriarcato tra la madre e la figlia. Mi scuso perché per molte di noi, la mia sarà sicuramente una ripetizione di un concetto già interiorizzato, ma vorrei essere più chiara possibile.
Forse le madri e le figlie di oggi ne risentono meno, ma sono ancora al mondo quelle generazioni che l’hanno vissuta tutta intera, che spesso occupano posizioni importanti e sono in grado di informare di questa divisione non soltanto il loro agire ma anche quello altrui. Basti pensare a un qualsiasi ufficio con una donna in un posto di responsabilità, o che comunque può disseminare l’ambiente in cui vive e lavora di stati d’animo fondati su sentimenti di avversione e o di dominio sulle/sugli altri, in genere sulle altre. Non so se avete presente le ricerche che andavano per la maggiore non più tardi di una anno fa nelle quali si evidenziava, in ambienti organizzativi,  la “cattiveria” femminile, peggiore  di quella maschile e, più in generale, l’adozione femminile di comportamenti giudicati sfavorevoli agli ambienti di lavoro, come l’aggressività,  l’arroganza, l’intransigenza, il legalismo etc.  Ecco, credo che tutto questo andrebbe osservato ma anche spiegato correttamente cercando di capire le ragioni profonde che inducono comportamenti non desiderabili. Bisognerebbe capire se quei comportamenti sono realmente funzionali alle donne, alle loro carriere ad esempio, ma di più ancora alla loro felicità. E se invece quei comportamenti sono quelli che ci si aspetta, che magari si inducono culturalmente, psicologicamente  facendo leva sulla competitività per favorire, ancora una volta non le donne, alimentando di esse un’immagine screditata che giova a quel maschile non interessato alla libertà delle donne.  Non dico questo per sgravare l’universo femminile  delle responsabilità soggettive, sto cercando di rendere evidente un fenomeno, nelle mie possibilità.
Inoltre non sono certa che i migliori rapporti tra madre e figlia di oggi siano del tutto indenni da quella divisione e sarebbe interessante indagare a fondo, così come si è fatto, ad esempio, per alcune patologie più marcatamente femminili, come l’isteria (diciamo che la scienza  ne ha evidenziato prevalentemente il suo esprimersi nelle donne!)che, oggi si dice sia stata sostituita dai disturbi del comportamento alimentare. Non che io mi fidi ciecamente della scienza per andare a fondo delle nostre problematiche, ma una psicologia capace di osservare bene ciò che (ci)accade, io l’accoglierei con molto favore.
 Per parte mia devo dire che non sempre ce la faccio a far  valere la consapevolezza di questo che sto dicendo. Però posso dire  di sapere per esperienza che non è lo stesso mettersi di fronte a un problema con o senza la certezza che qualcosa agisce su me nonostante le mie intenzioni.
Molti anni fa, una ventina,  ho sentito Alessandra Bocchetti descrivere uno degli effetti possibili della nostra divisione, mi ha colpito moltissimo e spesso mi viene in mente,  se non proprio come primo pensiero, come secondo, quello della riflessione. Diceva che i nostri antagonismi si esprimono di frequente mediante una segreta considerazione: io non voglio quel posto, ma non voglio nemmeno che tu lo occupi. Credo non servano commenti ulteriori.
Molte volte qui ho sentito, Zauberei soprattutto, dire una cosa che reputo sacrosanta e che solo in apparenza, secondo me, si pone a contrasto dell&#039;idea di superare le divisioni. Zaub sembra attribuire il richiamo a unirsi  quasi ad una soppressione del diritto all&#039;individualità. C&#039;è anche questo e lo vedo con chiarezza. Lo vedo però, soprattutto, quando è difficile assumere le conseguenze delle proprie posizioni che spesso portiamo avanti in solitudine e, peggio, trovandoci di fronte schiere di avversari e avversarie temibilissimi/e  che non aspettano altro che di coglierci in contraddizione, o in condizione di debolezza perché magari siamo le sole a pensarla in un modo, a osservare dal punto di vista femminile un accadimento - pensiamo a quanto viene bastonata l&#039;autonomia femminile, quella che non aderisce ai modelli imposti-. Ma questi due modi di vedere (la necessità di unirsi e quella di esprimersi in autonomia) vanno visti secondo me in relazione profonda l&#039;uno con l&#039;altro. Pensiamo a cosa paghiamo, in realtà, con la nostra impossibilità a portare avanti battaglie comuni. Paghiamo carissimo, paghiamo cioè l&#039;insinuarsi delle ragioni di un maschile a noi avverso (non tutti gli uomini ci sono avversi ed è un peccato che io senta la necessità di precisarlo per prevenire gli assalti che in genere si subiscono quando si omette di farlo). Paghiamo il prevalere di modelli che negano precisamente la nostra individualità, la nostra autonomia, la nostra libertà, la nostra felicità, il diritto a realizzarci per come realmente saremmo se gli ostacoli che ci troveremmo davanti non fossero gravati da divieti non detti, non scritti eppure in vigore, eppure mortificanti, eppure misogini. E spesso anche scritti, nelle leggi. Oppure omessi, sempre nelle leggi.
Allora il problema forse dovremmo por (ce)lo così: come possiamo fare per esercitare il nostro diritto all’individualità e portare avanti progetti in cui siamo investite come genere femminile?  Come possiamo fare per non aderire a un’idea di donna che cancelli tutto il resto di noi stesse,  mentre constatiamo che non siamo una minoranza o una differenza qualsiasi  ma siamo più della metà del genere umano a veder minacciato il diritto alla nostra libertà? E quando si dice che le diversità sono più di quelle ascrivibili ai due sessi, a me viene da obiettare qualcosa che mi pare lapalissiano ma probabilmente che non lo è, per questo ve lo sottopongo: davvero pensate (mi rivolgo a chi lo pensa, ovviamente) che la discriminazione che subisce una donna nera sia la stessa di un uomo nero, quella di una donna omosessuale di quella di un uomo omosessuale, quella di una donna disabile…? A me non sembra né dal punto di vista né quantitativo  né qualitativo.
@Laura, sono d’accordo e forse l’impulso a distruggere( pur legittimamente nel caso in questione), più che a costruire è uno di quelli indotti per mortificare, ancora una volta,  quello alla creatività, alla propositività che tu e altre e, sì, mi ci metto anch’io se non altro per tutto il lavoro di cui mi (in)carico portiamo avanti, spesso conoscendoci e  incoraggiandoci tra di noi soltanto via web. Ma io ringrazio il web anche di questo perché per me è una fortuna avervi incontrate.
@Loredana, ho riflettuto a voce alta sulla domanda che ci hai posto, come vedi. A me una risposta sembra di averla e spero di averla argomentata. Oltre la risposta è necessaria la proposta. Io propongo di essere noi per prime a sostenere ciò che consideriamo valido, senza aspettarci né di ricevere un sostegno uguale quando saremo noi a proporre, e nemmeno di essere ben accolte nel proporci a sostegno. Lo so che ci si richiede uno sforzo non umano, uno sforzo che a nessun uomo verrebbe chiesto, ma credo che occorra prendere atto delle realtà, investire anche in ciò che non ci ritorna immediatamente, manco con un sorriso, figurarsi un grazie! Lo sto facendo da qualche anno e sono sfinita. La sola cosa con la quale mi rigenero è amplificare in me i pochi sorrisi che ricevo, i pochi riconoscimenti che mi vengono da qualcuna &quot;illuminata&quot; (la mia responsabile, appena trasferita, però) che riesce meglio di me a far agire in sé la consapevolezza del danno che la &quot;miseria simbolica&quot; che agisce fra di noi produce. E poi cerco di incarnare quella consapevolezza, non è la stessa cosa che riceverne i frutti, ma il dovere politico dà frutti un po&#039; più in là di dove ancora siamo. E&#039; dura.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le ragioni per le quali ci si divide, in generale e in politica,  sono tante però credo che come donne disponiamo di una spiegazione in più che dovremmo aver presente.  Tendiamo ad essere divise le une dalle altre per via della divisione agita dal patriarcato tra la madre e la figlia. Mi scuso perché per molte di noi, la mia sarà sicuramente una ripetizione di un concetto già interiorizzato, ma vorrei essere più chiara possibile.<br />
Forse le madri e le figlie di oggi ne risentono meno, ma sono ancora al mondo quelle generazioni che l’hanno vissuta tutta intera, che spesso occupano posizioni importanti e sono in grado di informare di questa divisione non soltanto il loro agire ma anche quello altrui. Basti pensare a un qualsiasi ufficio con una donna in un posto di responsabilità, o che comunque può disseminare l’ambiente in cui vive e lavora di stati d’animo fondati su sentimenti di avversione e o di dominio sulle/sugli altri, in genere sulle altre. Non so se avete presente le ricerche che andavano per la maggiore non più tardi di una anno fa nelle quali si evidenziava, in ambienti organizzativi,  la “cattiveria” femminile, peggiore  di quella maschile e, più in generale, l’adozione femminile di comportamenti giudicati sfavorevoli agli ambienti di lavoro, come l’aggressività,  l’arroganza, l’intransigenza, il legalismo etc.  Ecco, credo che tutto questo andrebbe osservato ma anche spiegato correttamente cercando di capire le ragioni profonde che inducono comportamenti non desiderabili. Bisognerebbe capire se quei comportamenti sono realmente funzionali alle donne, alle loro carriere ad esempio, ma di più ancora alla loro felicità. E se invece quei comportamenti sono quelli che ci si aspetta, che magari si inducono culturalmente, psicologicamente  facendo leva sulla competitività per favorire, ancora una volta non le donne, alimentando di esse un’immagine screditata che giova a quel maschile non interessato alla libertà delle donne.  Non dico questo per sgravare l’universo femminile  delle responsabilità soggettive, sto cercando di rendere evidente un fenomeno, nelle mie possibilità.<br />
Inoltre non sono certa che i migliori rapporti tra madre e figlia di oggi siano del tutto indenni da quella divisione e sarebbe interessante indagare a fondo, così come si è fatto, ad esempio, per alcune patologie più marcatamente femminili, come l’isteria (diciamo che la scienza  ne ha evidenziato prevalentemente il suo esprimersi nelle donne!)che, oggi si dice sia stata sostituita dai disturbi del comportamento alimentare. Non che io mi fidi ciecamente della scienza per andare a fondo delle nostre problematiche, ma una psicologia capace di osservare bene ciò che (ci)accade, io l’accoglierei con molto favore.<br />
 Per parte mia devo dire che non sempre ce la faccio a far  valere la consapevolezza di questo che sto dicendo. Però posso dire  di sapere per esperienza che non è lo stesso mettersi di fronte a un problema con o senza la certezza che qualcosa agisce su me nonostante le mie intenzioni.<br />
Molti anni fa, una ventina,  ho sentito Alessandra Bocchetti descrivere uno degli effetti possibili della nostra divisione, mi ha colpito moltissimo e spesso mi viene in mente,  se non proprio come primo pensiero, come secondo, quello della riflessione. Diceva che i nostri antagonismi si esprimono di frequente mediante una segreta considerazione: io non voglio quel posto, ma non voglio nemmeno che tu lo occupi. Credo non servano commenti ulteriori.<br />
Molte volte qui ho sentito, Zauberei soprattutto, dire una cosa che reputo sacrosanta e che solo in apparenza, secondo me, si pone a contrasto dell&#8217;idea di superare le divisioni. Zaub sembra attribuire il richiamo a unirsi  quasi ad una soppressione del diritto all&#8217;individualità. C&#8217;è anche questo e lo vedo con chiarezza. Lo vedo però, soprattutto, quando è difficile assumere le conseguenze delle proprie posizioni che spesso portiamo avanti in solitudine e, peggio, trovandoci di fronte schiere di avversari e avversarie temibilissimi/e  che non aspettano altro che di coglierci in contraddizione, o in condizione di debolezza perché magari siamo le sole a pensarla in un modo, a osservare dal punto di vista femminile un accadimento &#8211; pensiamo a quanto viene bastonata l&#8217;autonomia femminile, quella che non aderisce ai modelli imposti-. Ma questi due modi di vedere (la necessità di unirsi e quella di esprimersi in autonomia) vanno visti secondo me in relazione profonda l&#8217;uno con l&#8217;altro. Pensiamo a cosa paghiamo, in realtà, con la nostra impossibilità a portare avanti battaglie comuni. Paghiamo carissimo, paghiamo cioè l&#8217;insinuarsi delle ragioni di un maschile a noi avverso (non tutti gli uomini ci sono avversi ed è un peccato che io senta la necessità di precisarlo per prevenire gli assalti che in genere si subiscono quando si omette di farlo). Paghiamo il prevalere di modelli che negano precisamente la nostra individualità, la nostra autonomia, la nostra libertà, la nostra felicità, il diritto a realizzarci per come realmente saremmo se gli ostacoli che ci troveremmo davanti non fossero gravati da divieti non detti, non scritti eppure in vigore, eppure mortificanti, eppure misogini. E spesso anche scritti, nelle leggi. Oppure omessi, sempre nelle leggi.<br />
Allora il problema forse dovremmo por (ce)lo così: come possiamo fare per esercitare il nostro diritto all’individualità e portare avanti progetti in cui siamo investite come genere femminile?  Come possiamo fare per non aderire a un’idea di donna che cancelli tutto il resto di noi stesse,  mentre constatiamo che non siamo una minoranza o una differenza qualsiasi  ma siamo più della metà del genere umano a veder minacciato il diritto alla nostra libertà? E quando si dice che le diversità sono più di quelle ascrivibili ai due sessi, a me viene da obiettare qualcosa che mi pare lapalissiano ma probabilmente che non lo è, per questo ve lo sottopongo: davvero pensate (mi rivolgo a chi lo pensa, ovviamente) che la discriminazione che subisce una donna nera sia la stessa di un uomo nero, quella di una donna omosessuale di quella di un uomo omosessuale, quella di una donna disabile…? A me non sembra né dal punto di vista né quantitativo  né qualitativo.<br />
@Laura, sono d’accordo e forse l’impulso a distruggere( pur legittimamente nel caso in questione), più che a costruire è uno di quelli indotti per mortificare, ancora una volta,  quello alla creatività, alla propositività che tu e altre e, sì, mi ci metto anch’io se non altro per tutto il lavoro di cui mi (in)carico portiamo avanti, spesso conoscendoci e  incoraggiandoci tra di noi soltanto via web. Ma io ringrazio il web anche di questo perché per me è una fortuna avervi incontrate.<br />
@Loredana, ho riflettuto a voce alta sulla domanda che ci hai posto, come vedi. A me una risposta sembra di averla e spero di averla argomentata. Oltre la risposta è necessaria la proposta. Io propongo di essere noi per prime a sostenere ciò che consideriamo valido, senza aspettarci né di ricevere un sostegno uguale quando saremo noi a proporre, e nemmeno di essere ben accolte nel proporci a sostegno. Lo so che ci si richiede uno sforzo non umano, uno sforzo che a nessun uomo verrebbe chiesto, ma credo che occorra prendere atto delle realtà, investire anche in ciò che non ci ritorna immediatamente, manco con un sorriso, figurarsi un grazie! Lo sto facendo da qualche anno e sono sfinita. La sola cosa con la quale mi rigenero è amplificare in me i pochi sorrisi che ricevo, i pochi riconoscimenti che mi vengono da qualcuna &#8220;illuminata&#8221; (la mia responsabile, appena trasferita, però) che riesce meglio di me a far agire in sé la consapevolezza del danno che la &#8220;miseria simbolica&#8221; che agisce fra di noi produce. E poi cerco di incarnare quella consapevolezza, non è la stessa cosa che riceverne i frutti, ma il dovere politico dà frutti un po&#8217; più in là di dove ancora siamo. E&#8217; dura.</p>
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		<title>
		Di: laura a.		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/conti-che-non-tornano/comment-page-1/#comment-118436</link>

		<dc:creator><![CDATA[laura a.]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Apr 2011 13:11:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[donatella, da quando l&#039;ho conosciuto il lavoro di Lorella io - come te e molte altre - mi sono impegnata costantemente e concretamente sul territorio per diffonderlo; proprio perché anch&#039;io preferisco agire che discutere, mi è parso il caso di auspicare azioni positive e concrete da parte di altri in prima persona, al posto di comode scappatoie come la proposta di chiusura di siti altrui.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>donatella, da quando l&#8217;ho conosciuto il lavoro di Lorella io &#8211; come te e molte altre &#8211; mi sono impegnata costantemente e concretamente sul territorio per diffonderlo; proprio perché anch&#8217;io preferisco agire che discutere, mi è parso il caso di auspicare azioni positive e concrete da parte di altri in prima persona, al posto di comode scappatoie come la proposta di chiusura di siti altrui.</p>
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		<title>
		Di: labiondaprof		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/conti-che-non-tornano/comment-page-1/#comment-118435</link>

		<dc:creator><![CDATA[labiondaprof]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Apr 2011 08:09:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[A me quella della Sozzani e di Vogue sembra una proposta ipocrita. Le modelle stampelle le useranno ancora...
Ne parlo qui http://labiondaprof.splinder.com/post/24329505/quando-si-dice-la-coerenza]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A me quella della Sozzani e di Vogue sembra una proposta ipocrita. Le modelle stampelle le useranno ancora&#8230;<br />
Ne parlo qui <a href="http://labiondaprof.splinder.com/post/24329505/quando-si-dice-la-coerenza" rel="nofollow ugc">http://labiondaprof.splinder.com/post/24329505/quando-si-dice-la-coerenza</a></p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: lalipperini		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/conti-che-non-tornano/comment-page-1/#comment-118434</link>

		<dc:creator><![CDATA[lalipperini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Apr 2011 07:45:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sono molto d&#039;accordo. Ma tanto perchè la situazione sia molto chiara, pongo una questione: conosco tutte queste iniziative, le seguo, le leggo (ti assicuro che i troll mi occupano pochissimo tempo: sono in black list). Mi chiedo però come mai non si è riusciti a presentare un unico documento che riassuma le diverse posizioni. Perchè Pari o Dispare procede per conto suo senza quasi tener conto delle altre iniziative?  Perchè moltiplicare i gruppi di lavoro invece che unirli? Non si poteva arrivare ad una piattaforma unica? Perchè le divisioni devono sempre prevalere sulle unioni? Dobbiamo agire insieme, e si è visto che quando ci riusciamo - il 13 febbraio - lasciamo il segno. Sarebbe dunque il caso di superare i narcisismi personali, visto che la partita è grossa.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono molto d&#8217;accordo. Ma tanto perchè la situazione sia molto chiara, pongo una questione: conosco tutte queste iniziative, le seguo, le leggo (ti assicuro che i troll mi occupano pochissimo tempo: sono in black list). Mi chiedo però come mai non si è riusciti a presentare un unico documento che riassuma le diverse posizioni. Perchè Pari o Dispare procede per conto suo senza quasi tener conto delle altre iniziative?  Perchè moltiplicare i gruppi di lavoro invece che unirli? Non si poteva arrivare ad una piattaforma unica? Perchè le divisioni devono sempre prevalere sulle unioni? Dobbiamo agire insieme, e si è visto che quando ci riusciamo &#8211; il 13 febbraio &#8211; lasciamo il segno. Sarebbe dunque il caso di superare i narcisismi personali, visto che la partita è grossa.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: donatella		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/conti-che-non-tornano/comment-page-1/#comment-118433</link>

		<dc:creator><![CDATA[donatella]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Apr 2011 21:42:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Penso che chi ha coscienza del problema, e oramai siamo in tante e tanti, più che attribuire la responsabilità alle donne,  dovrebbe evitare al massimo, io credo, di alimentare le possibili divisioni  e metterci tutte/i al lavoro più intensamente di quanto già facciamo.
.
Le proposte ci sono. Dal sito di Lorella Zanardo , per fare un esempio, è stato lanciato un messaggio al senatore Zavoli, presidente della Commissione di Vigilanza della RAI, messaggio che dovrebbe essere sostenuto, secondo me, soprattutto nella parte in cui si richiede l’istituzione di una figura che lì è stata denominata Difensora degli spettatori e che prende spunto dall’esperienza spagnola, come Ilaria ha documentato nel sito di Zanardo.
.
Credo che la responsabilità maggiore, invece, sia della politica, tutta, sia di quella che produce costitutivamente il problema, sia di quella che non lo contrasta, così come non contrasta efficacemente il resto dei problemi che questo governo ha creato e crea al Paese.
.
Tu, Loredana, ci richiami spesso e giustamente all’unità degli intenti e dei comportamenti, bene, credo sia arrivato il momento di dimostrarlo ancor più concretamente. Il governo italiano è al capolinea, lo si dice da tempo.  Non so quanto ancora durerà in carica continuando a danneggiare gravemente l’Italia, ad ogni modo in questo ultimo periodo diverse prese di coscienza collettive della gravità della situazione ci sono state e la manifestazione del 13 febbraio ne è stata una meravigliosa testimonianza, segno che il lavoro di preparazione è in atto.
 Dobbiamo procedere ed essere pronte/i a formulare le nostre proposte in modo diretto e chiaro anche per rivolgerle  a quei politici che non si sono dati la pena di approfondire problematiche come quelle di cui parliamo e che presumibilmente andranno a governare fra non molto. In assenza del nostro contributo, la loro azione politica sarà più povera, sarà la solita, e, temo, non molto diversa da quella di chi già ci governa e ci distrugge. Dobbiamo approfittare della loro, seppure apparente, disponibilità all’ascolto e della loro mancanza di idee: dobbiamo fornire le nostre!  Ipolitici si sono adagiati nelle loro rendite di posizione, non hanno sviluppato una progettualità  degna di questo nome. Tra di loro ci sono i presuntuosi, ci sono coloro che, come dicevo, non hanno un’idea di società molto diversa di chi sta governando, ma dobbiamo almeno provare ad alimentare quel residuo di sinistra che oggi ancora vive in Italia.
 Si potrebbe sostenere il documento della Zanardo, intanto,  e mi pare che pratiche di segnalazione dei problemi siano già disposte nell’azione di  blogger come Giorgia Vezzoli ed altre, dovremmo solo unire le forze intorno alle idee che condividiamo e partire con un’azione decisa e condivisa al massimo delle possibilità. Dopo la manifestazione di febbraio si sono verificate ulteriori frammentazioni , non parlerei più delle divisioni ma mi metterei a cercare tutto quello che, invece, di nuovo sta accadendo.
A Milano c’è al lavoro un gruppo virtuale promosso da Marina Terragni, si chiama Tavolozero e se ne possono trovare informazioni sul blog di Marina. In sostanza si tratta di un gruppo di discussione focalizzato sul “doppio sguardo” nei confronti della politica, caratterizzato da una forte ricerca di dialogo con gli uomini.  Credo che dovremmo superare le resistenze a confrontarci con ciò che sta avvenendo e capire che non è il momento  di avversare le posizioni di altre ma, magari, di fare un passo per sostenere attivamente ciò che riconosciamo abbia un valore per i nostri obiettivi.
C’è Pari o Dispare che ha elaborato un Manifesto per  l’utilizzo responsabile della figura femminile in advertising a  cui hanno già aderito alcune  multinazionali. E anche questa è un’iniziativa che merita  sostegno attivo.
Delle volte ho la sensazione che la discussione nei blog, già abbondantemente interferita dai troll più o meno facilmente identificabili come tali, assorba tutte le nostre energie e non ci ponga di fronte alla necessità di agire fuori dagli spazi virtuali. Io ho una grandissima considerazione di questi ultimi perché sono stati e sono strumenti utilissimi per costituirsi un’opinione mediante il contributo di tutti, persino dei disturbatori che problematizzano le nostre affermazioni ma che così ci danno anche il modo per chiarire ulteriormente idee e posizioni. Però non dobbiamo fermarci qui, perché non basta. Dobbiamo agire insieme.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Penso che chi ha coscienza del problema, e oramai siamo in tante e tanti, più che attribuire la responsabilità alle donne,  dovrebbe evitare al massimo, io credo, di alimentare le possibili divisioni  e metterci tutte/i al lavoro più intensamente di quanto già facciamo.<br />
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Le proposte ci sono. Dal sito di Lorella Zanardo , per fare un esempio, è stato lanciato un messaggio al senatore Zavoli, presidente della Commissione di Vigilanza della RAI, messaggio che dovrebbe essere sostenuto, secondo me, soprattutto nella parte in cui si richiede l’istituzione di una figura che lì è stata denominata Difensora degli spettatori e che prende spunto dall’esperienza spagnola, come Ilaria ha documentato nel sito di Zanardo.<br />
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Credo che la responsabilità maggiore, invece, sia della politica, tutta, sia di quella che produce costitutivamente il problema, sia di quella che non lo contrasta, così come non contrasta efficacemente il resto dei problemi che questo governo ha creato e crea al Paese.<br />
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Tu, Loredana, ci richiami spesso e giustamente all’unità degli intenti e dei comportamenti, bene, credo sia arrivato il momento di dimostrarlo ancor più concretamente. Il governo italiano è al capolinea, lo si dice da tempo.  Non so quanto ancora durerà in carica continuando a danneggiare gravemente l’Italia, ad ogni modo in questo ultimo periodo diverse prese di coscienza collettive della gravità della situazione ci sono state e la manifestazione del 13 febbraio ne è stata una meravigliosa testimonianza, segno che il lavoro di preparazione è in atto.<br />
 Dobbiamo procedere ed essere pronte/i a formulare le nostre proposte in modo diretto e chiaro anche per rivolgerle  a quei politici che non si sono dati la pena di approfondire problematiche come quelle di cui parliamo e che presumibilmente andranno a governare fra non molto. In assenza del nostro contributo, la loro azione politica sarà più povera, sarà la solita, e, temo, non molto diversa da quella di chi già ci governa e ci distrugge. Dobbiamo approfittare della loro, seppure apparente, disponibilità all’ascolto e della loro mancanza di idee: dobbiamo fornire le nostre!  Ipolitici si sono adagiati nelle loro rendite di posizione, non hanno sviluppato una progettualità  degna di questo nome. Tra di loro ci sono i presuntuosi, ci sono coloro che, come dicevo, non hanno un’idea di società molto diversa di chi sta governando, ma dobbiamo almeno provare ad alimentare quel residuo di sinistra che oggi ancora vive in Italia.<br />
 Si potrebbe sostenere il documento della Zanardo, intanto,  e mi pare che pratiche di segnalazione dei problemi siano già disposte nell’azione di  blogger come Giorgia Vezzoli ed altre, dovremmo solo unire le forze intorno alle idee che condividiamo e partire con un’azione decisa e condivisa al massimo delle possibilità. Dopo la manifestazione di febbraio si sono verificate ulteriori frammentazioni , non parlerei più delle divisioni ma mi metterei a cercare tutto quello che, invece, di nuovo sta accadendo.<br />
A Milano c’è al lavoro un gruppo virtuale promosso da Marina Terragni, si chiama Tavolozero e se ne possono trovare informazioni sul blog di Marina. In sostanza si tratta di un gruppo di discussione focalizzato sul “doppio sguardo” nei confronti della politica, caratterizzato da una forte ricerca di dialogo con gli uomini.  Credo che dovremmo superare le resistenze a confrontarci con ciò che sta avvenendo e capire che non è il momento  di avversare le posizioni di altre ma, magari, di fare un passo per sostenere attivamente ciò che riconosciamo abbia un valore per i nostri obiettivi.<br />
C’è Pari o Dispare che ha elaborato un Manifesto per  l’utilizzo responsabile della figura femminile in advertising a  cui hanno già aderito alcune  multinazionali. E anche questa è un’iniziativa che merita  sostegno attivo.<br />
Delle volte ho la sensazione che la discussione nei blog, già abbondantemente interferita dai troll più o meno facilmente identificabili come tali, assorba tutte le nostre energie e non ci ponga di fronte alla necessità di agire fuori dagli spazi virtuali. Io ho una grandissima considerazione di questi ultimi perché sono stati e sono strumenti utilissimi per costituirsi un’opinione mediante il contributo di tutti, persino dei disturbatori che problematizzano le nostre affermazioni ma che così ci danno anche il modo per chiarire ulteriormente idee e posizioni. Però non dobbiamo fermarci qui, perché non basta. Dobbiamo agire insieme.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: annamaria		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/conti-che-non-tornano/comment-page-1/#comment-118432</link>

		<dc:creator><![CDATA[annamaria]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Apr 2011 18:03:04 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/?p=4480#comment-118432</guid>

					<description><![CDATA[Concordo con Loredana. Il lavoro è più lungo e complesso. E un segno della sbrigatività con la quale la questione viene affrontata è, mi pare, proprio la proposta di chiudere i siti. Ammesso che sia possibile, questo potrebbe essere interpretato come una sfida o una vessazione intollerabile. Con tutte le pessime possibili reazioni che ciascuno di noi riesce a immaginare.
Certo: più facile negare, cancellare, nascondere (è la logica del make up, dopotutto) che cercare con pazienza e delicatezza, e con supporti esperti, una qualsiasi possibilità di discorso. Di interazione.
Se, più modestamente e più concretamente, Vogue ospitasse ogni tanto un servizio con modelle che non corrispondono (per età, fisionomia, fisico) allo stereotipo della femmina abbigliata come moda comanda. E se facendo questo Vogue esprimesse la sua indubbia capacità di fare moda anche con questi corpi, queste facce, queste età della vita, di certo il contributo sarebbe migliore. E permanente.
Ma questo potrebbe interferire con la sacra filosofia estetica della testata. Mentre una facile campagna antianoressia lascia tutto quanto come prima.
Però. Che ci si cominci a fare qualche domanda. Anche se è la domanda sbagliata. E anche se, di conseguenza, la risposta non può essere giusta, è in sé, dopotutto, un fatto positivo. Di domanda in domanda, nel rimbalzo dei media, magari qualcuno prima o poi riesce a raddrizzare il tiro.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Concordo con Loredana. Il lavoro è più lungo e complesso. E un segno della sbrigatività con la quale la questione viene affrontata è, mi pare, proprio la proposta di chiudere i siti. Ammesso che sia possibile, questo potrebbe essere interpretato come una sfida o una vessazione intollerabile. Con tutte le pessime possibili reazioni che ciascuno di noi riesce a immaginare.<br />
Certo: più facile negare, cancellare, nascondere (è la logica del make up, dopotutto) che cercare con pazienza e delicatezza, e con supporti esperti, una qualsiasi possibilità di discorso. Di interazione.<br />
Se, più modestamente e più concretamente, Vogue ospitasse ogni tanto un servizio con modelle che non corrispondono (per età, fisionomia, fisico) allo stereotipo della femmina abbigliata come moda comanda. E se facendo questo Vogue esprimesse la sua indubbia capacità di fare moda anche con questi corpi, queste facce, queste età della vita, di certo il contributo sarebbe migliore. E permanente.<br />
Ma questo potrebbe interferire con la sacra filosofia estetica della testata. Mentre una facile campagna antianoressia lascia tutto quanto come prima.<br />
Però. Che ci si cominci a fare qualche domanda. Anche se è la domanda sbagliata. E anche se, di conseguenza, la risposta non può essere giusta, è in sé, dopotutto, un fatto positivo. Di domanda in domanda, nel rimbalzo dei media, magari qualcuno prima o poi riesce a raddrizzare il tiro.</p>
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