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	Commenti a: CORRUZIONI	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		Di: Marco B.		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco B.]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Jul 2011 16:53:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Forse ho capito cos&#039;è. Per questi scrittori, la storia di ieri non esiste. Tipico di un mondo istantaneo, come le zuppe liofilizzate. Ovvio che non c&#039;è un accenno ai collegamenti tra l&#039;oggi e il sempre.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Forse ho capito cos&#8217;è. Per questi scrittori, la storia di ieri non esiste. Tipico di un mondo istantaneo, come le zuppe liofilizzate. Ovvio che non c&#8217;è un accenno ai collegamenti tra l&#8217;oggi e il sempre.</p>
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		Di: Marco B.		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/corruzioni/comment-page-1/#comment-121057</link>

		<dc:creator><![CDATA[Marco B.]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Jul 2011 16:33:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[E poi ho notato una cosa dalle descrizioni: sembra assurdo, pensavo non fosse possibile ma i libri di verdenero non accennano a temi ampli e a problemi dell&#039;oggi concepiti come istanze nuove di esigenze di sempre. Sembra siano cose del qui ed ora, senza il respiro dell&#039;eternità e dell&#039;uomo, come se fossero accidentali. Sono nonsense, nel senso che sono fotografie mute, mere prese d&#039;atto che non inseriscono le cose in grandi circuiti di collegamenti extra ed intertestuali (e forse neanche intratematici/intratestuali). E così anche la coerenza, la struttura, la visione d&#039;insieme e la perpetua novità di testi anche non bellissimi ma universali ca a farsi benedire. Mi piacerebbe sapere perchè tutto questo realismo, poi, in epoca postmodernista: le persone sono anche reazioni, idee, non solo facce e pezzi di società, no? E poi questi scrittori ci diranno qualcosa di profondo e sentito?Vogliono essere scrittori-reporter, ma che ricerche ed esperienze hanno fatto sull&#039;argomento?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E poi ho notato una cosa dalle descrizioni: sembra assurdo, pensavo non fosse possibile ma i libri di verdenero non accennano a temi ampli e a problemi dell&#8217;oggi concepiti come istanze nuove di esigenze di sempre. Sembra siano cose del qui ed ora, senza il respiro dell&#8217;eternità e dell&#8217;uomo, come se fossero accidentali. Sono nonsense, nel senso che sono fotografie mute, mere prese d&#8217;atto che non inseriscono le cose in grandi circuiti di collegamenti extra ed intertestuali (e forse neanche intratematici/intratestuali). E così anche la coerenza, la struttura, la visione d&#8217;insieme e la perpetua novità di testi anche non bellissimi ma universali ca a farsi benedire. Mi piacerebbe sapere perchè tutto questo realismo, poi, in epoca postmodernista: le persone sono anche reazioni, idee, non solo facce e pezzi di società, no? E poi questi scrittori ci diranno qualcosa di profondo e sentito?Vogliono essere scrittori-reporter, ma che ricerche ed esperienze hanno fatto sull&#8217;argomento?</p>
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		<title>
		Di: Marco B.		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/corruzioni/comment-page-1/#comment-121056</link>

		<dc:creator><![CDATA[Marco B.]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Jul 2011 16:18:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@binaghi Quel reale lì è già immaginario: condiviso, spesso scontato, ma entra anche negli scrittori come idee del tempo presente. In passato molti libri si sono nutriti anche solo di questo e oggi sono molto rappresentativi dell&#039;epoca. Perchè la ricerca dell&#039;originalità a tutti i costi? Si può anche trattare bene di argomenti noti e con un approccio noto. Non si può essere tutti iniziatori e innovatori. Capisco cosa vuoi dire con verdenero. E&#039; tutto così costruito a tavolino, sembra con un bel calderone di ingredienti un po&#039; buttati là, senza temi che permeino i romanzi ma apparentemente con un po&#039; di questo, un po&#039; di quello, spesso banalizzando. Ecco, non è la scrittura o i temi che mancano ma piuttosto la capacità di credere, di trasportare in un mondo in modo convinto, non creando situazioni di cartapesta]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@binaghi Quel reale lì è già immaginario: condiviso, spesso scontato, ma entra anche negli scrittori come idee del tempo presente. In passato molti libri si sono nutriti anche solo di questo e oggi sono molto rappresentativi dell&#8217;epoca. Perchè la ricerca dell&#8217;originalità a tutti i costi? Si può anche trattare bene di argomenti noti e con un approccio noto. Non si può essere tutti iniziatori e innovatori. Capisco cosa vuoi dire con verdenero. E&#8217; tutto così costruito a tavolino, sembra con un bel calderone di ingredienti un po&#8217; buttati là, senza temi che permeino i romanzi ma apparentemente con un po&#8217; di questo, un po&#8217; di quello, spesso banalizzando. Ecco, non è la scrittura o i temi che mancano ma piuttosto la capacità di credere, di trasportare in un mondo in modo convinto, non creando situazioni di cartapesta</p>
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		Di: francesca violi		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/corruzioni/comment-page-1/#comment-121055</link>

		<dc:creator><![CDATA[francesca violi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Jul 2011 09:13:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Infatti secondo me il punto non è l&#039;oggetto della narrazione, ma la capacità del singolo autore: se l&#039;autore non è all&#039;altezza tecnicamentte, e , direi, poeticamente, cioè in estrema sintesi è scarso come scrittore, può parlare di quello che vuole ma produrrà un romanzo mediocre, sia che sia ambientato nel mondo contemporaneo e affronti anche temi di attualità spinta, sia che tratti di fatine o di vampiri. L&#039;impressione anche mia è che molti editori applichino lo stesso criterio dei libri sui vampiri anche alle tematiche &quot;di attualità&quot;, non importa se il libro è bello o brutto, bastsa che &quot;parli di&quot; che in questo periodo si vende.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Infatti secondo me il punto non è l&#8217;oggetto della narrazione, ma la capacità del singolo autore: se l&#8217;autore non è all&#8217;altezza tecnicamentte, e , direi, poeticamente, cioè in estrema sintesi è scarso come scrittore, può parlare di quello che vuole ma produrrà un romanzo mediocre, sia che sia ambientato nel mondo contemporaneo e affronti anche temi di attualità spinta, sia che tratti di fatine o di vampiri. L&#8217;impressione anche mia è che molti editori applichino lo stesso criterio dei libri sui vampiri anche alle tematiche &#8220;di attualità&#8221;, non importa se il libro è bello o brutto, bastsa che &#8220;parli di&#8221; che in questo periodo si vende.</p>
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		<title>
		Di: valter binaghi		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/corruzioni/comment-page-1/#comment-121054</link>

		<dc:creator><![CDATA[valter binaghi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Jul 2011 08:00:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@Marco B.
A rispondere a questa domanda (la distinzione fra reale e immaginario) dovremmo filosofare per giorni. Facciamola più semplice: chiamo &quot;reale&quot; il riflesso ideologico di senso comune, rimpallato dai media, su quello che si dice realtà. Non è un problema di argomenti ma di percezione diffusa, di linguaggio corrente, di antropologia implicita e stereotipata, presa com&#039;è e riproposta tale e quale con il carico del crimine e/o del sesso per attizzare sensi estenuati e la condanna politicamente corretta per rassicurare il perbenismo progressista del lettore medio. Un esempio? Prova a pensare alla differtenza tra l&#039;idea stessa di una collana come &quot;Verdenero&quot; (senza dire con questo che è composta solo di brutti libri) e un romanzo come &quot;Marcovaldo&quot; di Calvino. Si potrebbe dire che entrambi trattano temi ecologici, ma veramente è impossibile non notare come lo straniamento poetico, la rivelazione dell&#039;umana, stiano tutti dalla parte del secondo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Marco B.<br />
A rispondere a questa domanda (la distinzione fra reale e immaginario) dovremmo filosofare per giorni. Facciamola più semplice: chiamo &#8220;reale&#8221; il riflesso ideologico di senso comune, rimpallato dai media, su quello che si dice realtà. Non è un problema di argomenti ma di percezione diffusa, di linguaggio corrente, di antropologia implicita e stereotipata, presa com&#8217;è e riproposta tale e quale con il carico del crimine e/o del sesso per attizzare sensi estenuati e la condanna politicamente corretta per rassicurare il perbenismo progressista del lettore medio. Un esempio? Prova a pensare alla differtenza tra l&#8217;idea stessa di una collana come &#8220;Verdenero&#8221; (senza dire con questo che è composta solo di brutti libri) e un romanzo come &#8220;Marcovaldo&#8221; di Calvino. Si potrebbe dire che entrambi trattano temi ecologici, ma veramente è impossibile non notare come lo straniamento poetico, la rivelazione dell&#8217;umana, stiano tutti dalla parte del secondo.</p>
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		<title>
		Di: Marco B.		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/corruzioni/comment-page-1/#comment-121053</link>

		<dc:creator><![CDATA[Marco B.]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 Jul 2011 23:07:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@Binaghi Quale sarebbe la distinzione fra reale ed immaginario? Il reale non sono le cose, i &quot;facts&quot; degli inglesi, gli avvenimenti, ma è la cultura dell&#039;oggi, il modo di vivere e pensare, che produce invenzioni, eventi, tipi umani e soprattutto li connota, tanto da produrre un paesaggio mentale applicabile, dopo la sua invenzione, ad epoche e momenti successivi (di qui l&#039;universalità, che riscatta dalla contingenza della &quot;sociologia&quot; anche quando essa è massicciamente presente, che si garantisce i lettori del domani). In altre parole il reale è l&#039;immaginario del mondo che ti sta intorno. Quale altro reale esiste? Persino i nostri sensi sono un&#039;interfaccia interpretativa e il nostro cervello lo è alla seconda...gli oggetti? Checcenefrega degli oggetti? Anche la scienza ha rinunciato all&#039;oggettività, accontentandosi di una pragmatica predittività.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Binaghi Quale sarebbe la distinzione fra reale ed immaginario? Il reale non sono le cose, i &#8220;facts&#8221; degli inglesi, gli avvenimenti, ma è la cultura dell&#8217;oggi, il modo di vivere e pensare, che produce invenzioni, eventi, tipi umani e soprattutto li connota, tanto da produrre un paesaggio mentale applicabile, dopo la sua invenzione, ad epoche e momenti successivi (di qui l&#8217;universalità, che riscatta dalla contingenza della &#8220;sociologia&#8221; anche quando essa è massicciamente presente, che si garantisce i lettori del domani). In altre parole il reale è l&#8217;immaginario del mondo che ti sta intorno. Quale altro reale esiste? Persino i nostri sensi sono un&#8217;interfaccia interpretativa e il nostro cervello lo è alla seconda&#8230;gli oggetti? Checcenefrega degli oggetti? Anche la scienza ha rinunciato all&#8217;oggettività, accontentandosi di una pragmatica predittività.</p>
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		<title>
		Di: Marco B.		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/corruzioni/comment-page-1/#comment-121052</link>

		<dc:creator><![CDATA[Marco B.]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 Jul 2011 22:50:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Un sacco di altri autori, anche nel passato più remoto, hanno &quot;fatto sociologia&quot;. Il che di solito dava un contenuto in più alla loro letteratura (o l&#039;arte deve parlare sempre solo del suo mondo, in altre parole peccare di autoriflessività). Il romanzo e la narrativa spesso raccontano l&#039;oggi. In passaato, se ancora ce ne ricordiamo, l&#039;hanno fatto bene, argutamente, rappresentativamente e non senza una certa espressività (non erano un saggio, ma di sicuro, togliendogli tutti i riferimenti ad un certo contesto o al confronto con il loro tempo poco ne sarebbe restato: non esiste solo una bellezza della forma, ma anche una dei rapporti, dei contenuti, della &quot;struttura&quot;, del cosa si dice oltre del come lo si dice. Basta coll&#039;estetismo). Come mai, vi chiede il lettore svogliato e poco aggiornato di cui sopra, quella degli ultimi venti (ormai trenta) anni sarebbe d&#039;accatto e quella di un Dickens, di un Calvino o di una Austen sarebbe invece degna di un capolavoro? Per sfuggire agli &quot;ululati alla luna&quot; provate a fare un&#039;analisi, anche prolissa se volete: cosa manca a queste opere? In cosa sono state mutilate da questi tempi di speculazioni pubblicitarie? E, per dio, c&#039;è un&#039;essere su questa terra che mi dia una definizione, un manifesto della New Italian Epic? (o come io credo è solo un&#039;autodefinizione di stile, come quella di certi metallari settari che si definiscono &quot;nu bombastic grind post-metal&quot; dov&#039;è chiaro che spesso le uniche cose che si capiscono sono che è &quot;metal&quot; e che il movimento in questione è così particolare che l&#039;artista in questione è il fondatore, il sostenitore e spesso anche l&#039;ultimo epigono del medesimo?)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un sacco di altri autori, anche nel passato più remoto, hanno &#8220;fatto sociologia&#8221;. Il che di solito dava un contenuto in più alla loro letteratura (o l&#8217;arte deve parlare sempre solo del suo mondo, in altre parole peccare di autoriflessività). Il romanzo e la narrativa spesso raccontano l&#8217;oggi. In passaato, se ancora ce ne ricordiamo, l&#8217;hanno fatto bene, argutamente, rappresentativamente e non senza una certa espressività (non erano un saggio, ma di sicuro, togliendogli tutti i riferimenti ad un certo contesto o al confronto con il loro tempo poco ne sarebbe restato: non esiste solo una bellezza della forma, ma anche una dei rapporti, dei contenuti, della &#8220;struttura&#8221;, del cosa si dice oltre del come lo si dice. Basta coll&#8217;estetismo). Come mai, vi chiede il lettore svogliato e poco aggiornato di cui sopra, quella degli ultimi venti (ormai trenta) anni sarebbe d&#8217;accatto e quella di un Dickens, di un Calvino o di una Austen sarebbe invece degna di un capolavoro? Per sfuggire agli &#8220;ululati alla luna&#8221; provate a fare un&#8217;analisi, anche prolissa se volete: cosa manca a queste opere? In cosa sono state mutilate da questi tempi di speculazioni pubblicitarie? E, per dio, c&#8217;è un&#8217;essere su questa terra che mi dia una definizione, un manifesto della New Italian Epic? (o come io credo è solo un&#8217;autodefinizione di stile, come quella di certi metallari settari che si definiscono &#8220;nu bombastic grind post-metal&#8221; dov&#8217;è chiaro che spesso le uniche cose che si capiscono sono che è &#8220;metal&#8221; e che il movimento in questione è così particolare che l&#8217;artista in questione è il fondatore, il sostenitore e spesso anche l&#8217;ultimo epigono del medesimo?)</p>
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		<title>
		Di: gigi		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/corruzioni/comment-page-1/#comment-121051</link>

		<dc:creator><![CDATA[gigi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 Jul 2011 17:44:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non so se mi sono espresso male, ma dicendo che leggo raramente non vuol dire che non  leggo, ma che non vado a caso o a moda o a pubblcità ma che scelgo dopo attenta riflessione. Tanto per fare un esempio, al tempo si preferiva Teleman a Bach...ecco, per quel che mi riguarda preferirei evitare questi abbagli (che ci riesca o meno è un&#039;altro paio di maniche).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non so se mi sono espresso male, ma dicendo che leggo raramente non vuol dire che non  leggo, ma che non vado a caso o a moda o a pubblcità ma che scelgo dopo attenta riflessione. Tanto per fare un esempio, al tempo si preferiva Teleman a Bach&#8230;ecco, per quel che mi riguarda preferirei evitare questi abbagli (che ci riesca o meno è un&#8217;altro paio di maniche).</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Sascha		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/corruzioni/comment-page-1/#comment-121050</link>

		<dc:creator><![CDATA[Sascha]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 Jul 2011 07:24:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[E&#039; una vera fortuna che nel corso dei secoli vi sia sempre stata abbastanza gente stupida, superficiale o modaiola disposta a leggere la narrativa o la poesia (o la musica o il cinema o la pittura etc) del proprio tempo invece di concentrarsi sulla grande grande arte del passato: avremmo finito per averne molto poca, di grande arte del passato...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; una vera fortuna che nel corso dei secoli vi sia sempre stata abbastanza gente stupida, superficiale o modaiola disposta a leggere la narrativa o la poesia (o la musica o il cinema o la pittura etc) del proprio tempo invece di concentrarsi sulla grande grande arte del passato: avremmo finito per averne molto poca, di grande arte del passato&#8230;</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: gigi		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/corruzioni/comment-page-1/#comment-121049</link>

		<dc:creator><![CDATA[gigi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 Jul 2011 18:28:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ho il vago sospeto che Beradinelli a volte faccia ululati alla luna come i coyotes in Tex Willer. Almeno per quel che mi riguarda leggo raramente i contemporanei, e del resto come si fa a prenderli in mano prima di avere letto tutta la letteratura o la poesia del passato che ha lasciato memoria e tracce durature? Ma mi rendo conto che con questo modo di pensare generalizzato molti dovrebbero rimanere disoccupati...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho il vago sospeto che Beradinelli a volte faccia ululati alla luna come i coyotes in Tex Willer. Almeno per quel che mi riguarda leggo raramente i contemporanei, e del resto come si fa a prenderli in mano prima di avere letto tutta la letteratura o la poesia del passato che ha lasciato memoria e tracce durature? Ma mi rendo conto che con questo modo di pensare generalizzato molti dovrebbero rimanere disoccupati&#8230;</p>
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