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	Commenti a: COSE BUFFE	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
	<lastBuildDate>Sun, 16 Nov 2008 23:46:09 +0000</lastBuildDate>
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		<title>
		Di: Bruno Cumbo		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/cose-buffe/comment-page-1/#comment-97740</link>

		<dc:creator><![CDATA[Bruno Cumbo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Nov 2008 23:46:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Per Lucio.
La chiusa del mio intervento era un po&#039; cattiva. Apprezzo la tua ironia. Ho pescato dalla mia mente questo riferimento a Pitagora e non saprei dirti ora dove l&#039;ho letto, se in Porfirio o in altri.
La mia era una conclusione retoricamente ben impostata, con la citazione ad effetto di un&#039;autorità del passato, tesa a screditare indirettamente (e velatamente) il mio uditorio, piuttosto che quello televisivo di Calasso.
Ma mi chiedi di spiegarmi meglio. Ecco! Che faccio ora, ti dico tutto o adeguo il mio pensiero alle tue capacità di comprendermi? Non ti conosco abbastanza, e dunque ti dico l&#039;essenziale in breve.
“Adeguare il proprio pensiero all&#039;uditorio che  ci ascolta”. Questa frase ha un valore in sé. Pitagora potrebbe anche non averla mai detta. Ma è certo che vi si adeguasse. E come lui tanti altri.
Altri chi? Chiamiamoli sapienti, ma sarebbe meglio chiamarli dei poveri diavoli a cui è toccato in sorte di vivere in un mondo di sordi e di ciechi.
Ma a pensarci bene anche Cristo, che i diavoli li voleva scacciare, si è adeguato a questo principio, poiché al popolo raccontava parabole, e solo ai discepoli spiegava ogni cosa sul senso di quelle (Marco 4, 33-34).
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per Lucio.<br />
La chiusa del mio intervento era un po&#8217; cattiva. Apprezzo la tua ironia. Ho pescato dalla mia mente questo riferimento a Pitagora e non saprei dirti ora dove l&#8217;ho letto, se in Porfirio o in altri.<br />
La mia era una conclusione retoricamente ben impostata, con la citazione ad effetto di un&#8217;autorità del passato, tesa a screditare indirettamente (e velatamente) il mio uditorio, piuttosto che quello televisivo di Calasso.<br />
Ma mi chiedi di spiegarmi meglio. Ecco! Che faccio ora, ti dico tutto o adeguo il mio pensiero alle tue capacità di comprendermi? Non ti conosco abbastanza, e dunque ti dico l&#8217;essenziale in breve.<br />
“Adeguare il proprio pensiero all&#8217;uditorio che  ci ascolta”. Questa frase ha un valore in sé. Pitagora potrebbe anche non averla mai detta. Ma è certo che vi si adeguasse. E come lui tanti altri.<br />
Altri chi? Chiamiamoli sapienti, ma sarebbe meglio chiamarli dei poveri diavoli a cui è toccato in sorte di vivere in un mondo di sordi e di ciechi.<br />
Ma a pensarci bene anche Cristo, che i diavoli li voleva scacciare, si è adeguato a questo principio, poiché al popolo raccontava parabole, e solo ai discepoli spiegava ogni cosa sul senso di quelle (Marco 4, 33-34).</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: mario pandiani		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/cose-buffe/comment-page-1/#comment-97739</link>

		<dc:creator><![CDATA[mario pandiani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Nov 2008 20:44:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Capisco bene il tuo punto di vista, è anche naturale che i percorsi letterari di cui parli passino da altre strade, Adelphi era già troppo consolidata per promuovere una letteratura in cui l&#039;istanza critica è forte, non è mai stato un innovatore Calasso, come editore, piuttosto un ritrovatore, un archeologo, un feticista, un esteta, un amante della letteratura di qualità, ma non un innovatore.
Entrambi ci sono necessari, credo, anche se quando ci si incammina la scelta è quella della contemporaneità, su questo sono d&#039;accordo, non me lo vedo Calasso o Ena Marchi a entusiasmarsi per Babsi Jones, a proposito, qualcuno di voi ne sa qualcosa?.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Capisco bene il tuo punto di vista, è anche naturale che i percorsi letterari di cui parli passino da altre strade, Adelphi era già troppo consolidata per promuovere una letteratura in cui l&#8217;istanza critica è forte, non è mai stato un innovatore Calasso, come editore, piuttosto un ritrovatore, un archeologo, un feticista, un esteta, un amante della letteratura di qualità, ma non un innovatore.<br />
Entrambi ci sono necessari, credo, anche se quando ci si incammina la scelta è quella della contemporaneità, su questo sono d&#8217;accordo, non me lo vedo Calasso o Ena Marchi a entusiasmarsi per Babsi Jones, a proposito, qualcuno di voi ne sa qualcosa?.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: lucio		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/cose-buffe/comment-page-1/#comment-97738</link>

		<dc:creator><![CDATA[lucio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Nov 2008 18:52:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Cumbo, Pitagora? Se fosse possibile adeguare il pensiero, se , sarebbe utile? A cosa?
La tua onorevole argomentazione circa l&#039;operare di Calasso e Adelphi mi sembra convincente, e proprio per questo sarei interessato a conoscere meglio il riferimento alla raccomandazione (pitagorica ?) sull&#039;adeguamento del pensiero. Letto così mi suona come una cosa sporca. Se non è un incrocio involontario tra l&#039;adeguamento del linguaggio e quello del pensiero; se non è una battuta spiritosa (volontaria o no), Cumbo, cos&#039;è?
lucio
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cumbo, Pitagora? Se fosse possibile adeguare il pensiero, se , sarebbe utile? A cosa?<br />
La tua onorevole argomentazione circa l&#8217;operare di Calasso e Adelphi mi sembra convincente, e proprio per questo sarei interessato a conoscere meglio il riferimento alla raccomandazione (pitagorica ?) sull&#8217;adeguamento del pensiero. Letto così mi suona come una cosa sporca. Se non è un incrocio involontario tra l&#8217;adeguamento del linguaggio e quello del pensiero; se non è una battuta spiritosa (volontaria o no), Cumbo, cos&#8217;è?<br />
lucio</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Bruno Cumbo		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/cose-buffe/comment-page-1/#comment-97737</link>

		<dc:creator><![CDATA[Bruno Cumbo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Nov 2008 16:03:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Con l&#039;eccezione di ANITA, ALLEMANDA e PANDIANI ho l&#039;impressione che i vostri discorsi siano minati alla base dal demone del pregiudizio e dall&#039;antipatia per la persona Calasso. Due comparsate da Fazio ne fanno per voi un presenzialista tv? E se a spingerlo in tv non siano state altro che ragioni legate ai bilanci adelphi? I libri bisogna pure venderli.
Il vostro pregiudizio era anche il mio. Non sopportavo l&#039;idea che uno scrittore pubblicasse i suoi libri con la sua casa editrice. Ma impostiamo la domanda in altro modo.
Chi è quell&#039;editore così sprovveduto che avrebbe rifiutato i suoi libri? Calasso avrebbe certamente potuto pubblicarli con altri editori, o a proprie spese come fanno tanti. Perché li ha pubblicati con Adelphi? Semplicemente perché, entrato a 21 anni in casa editrice, ha voluto a tutti i costi mettere insieme una serie di scrittori “fratelli”, di ogni latitudine e grado, e i suoi libri altrove sarebbero stati come &#039;fuori posto&#039;. Questo disegno che regge la scelta dei testi da oltre quarant&#039;anni si trova in parte svelato proprio nei libri di Calasso. Non vi sembra che le altre case editrici, pur pubblicando libri bellissimi, procedano come per accumulazione e non per affinità? Adelphi invece può essere letta come un unico libro, dove ogni cosa sta lì naturalmente e senza sforzo. E&#039; quasi magia...
Un narcisista patologico non avrebbe fatto altro che ripetere in tv che “La folie Baudelaire” è la sesta parte di un&#039;opera in corso, di cui sono già usciti cinque volumi. Lui non ne ha fatto neanche parola.  Questo per me la dice lunga sul modo in cui Calasso riduce e semplifica il raggio del discorso dentro il mezzo televisivo. Lo raccomandava già Pitagora: adeguate il vostro pensiero al tipo di uditorio che vi ascolta.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Con l&#8217;eccezione di ANITA, ALLEMANDA e PANDIANI ho l&#8217;impressione che i vostri discorsi siano minati alla base dal demone del pregiudizio e dall&#8217;antipatia per la persona Calasso. Due comparsate da Fazio ne fanno per voi un presenzialista tv? E se a spingerlo in tv non siano state altro che ragioni legate ai bilanci adelphi? I libri bisogna pure venderli.<br />
Il vostro pregiudizio era anche il mio. Non sopportavo l&#8217;idea che uno scrittore pubblicasse i suoi libri con la sua casa editrice. Ma impostiamo la domanda in altro modo.<br />
Chi è quell&#8217;editore così sprovveduto che avrebbe rifiutato i suoi libri? Calasso avrebbe certamente potuto pubblicarli con altri editori, o a proprie spese come fanno tanti. Perché li ha pubblicati con Adelphi? Semplicemente perché, entrato a 21 anni in casa editrice, ha voluto a tutti i costi mettere insieme una serie di scrittori “fratelli”, di ogni latitudine e grado, e i suoi libri altrove sarebbero stati come &#8216;fuori posto&#8217;. Questo disegno che regge la scelta dei testi da oltre quarant&#8217;anni si trova in parte svelato proprio nei libri di Calasso. Non vi sembra che le altre case editrici, pur pubblicando libri bellissimi, procedano come per accumulazione e non per affinità? Adelphi invece può essere letta come un unico libro, dove ogni cosa sta lì naturalmente e senza sforzo. E&#8217; quasi magia&#8230;<br />
Un narcisista patologico non avrebbe fatto altro che ripetere in tv che “La folie Baudelaire” è la sesta parte di un&#8217;opera in corso, di cui sono già usciti cinque volumi. Lui non ne ha fatto neanche parola.  Questo per me la dice lunga sul modo in cui Calasso riduce e semplifica il raggio del discorso dentro il mezzo televisivo. Lo raccomandava già Pitagora: adeguate il vostro pensiero al tipo di uditorio che vi ascolta.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: andrea barbieri		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/cose-buffe/comment-page-1/#comment-97736</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea barbieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Nov 2008 13:08:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ma Pandiani, io non voglio diciamo così delegittimare Calasso. Ha un catalogo con libri importanti, è uno che ha costruito dal nulla.
Volevo solo far riflettere su una cosa che è successa a me. Ho iniziato leggendo i libri adelhi per il loro, chiamiamolo così, appeal culturale e anche estetico. E dalle altre case editrici cercavo un po&#039; le stesse cose. Poi nel 2000 ho cambiato dieta. Ho letto per la prima volta autori italiani contemporanei. Il primo libro,  per me una folgorazione, era stato Totò, Peppino e la guerra psichica (Luther Blissett), poi Quella particolare forma d’anestesia chiamata morte  (Galiazzo), poi Questo è il giardino (Mozzi) e Forme d&#039;onda (Voltolini), Il vulcano (Moresco) eccetera. Il cambio di dieta mi ha cambiato completamente la prospettiva non solo sulla mia esperienza, sul mondo reale insomma, ma anche su come potevano essere letti quei libri diciamo &#039;classici&#039; che editori come Adelphi o Einaudi pubblicavano. Ecco l&#039;importanza di leggere (e pubblicare) i contemporanei italiani. Ed ecco il senso che la tradizione in sè non esiste se non è messa in relazione ad un punto di arrivo, a un luogo e momento in cui il lettore se ne serve.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ma Pandiani, io non voglio diciamo così delegittimare Calasso. Ha un catalogo con libri importanti, è uno che ha costruito dal nulla.<br />
Volevo solo far riflettere su una cosa che è successa a me. Ho iniziato leggendo i libri adelhi per il loro, chiamiamolo così, appeal culturale e anche estetico. E dalle altre case editrici cercavo un po&#8217; le stesse cose. Poi nel 2000 ho cambiato dieta. Ho letto per la prima volta autori italiani contemporanei. Il primo libro,  per me una folgorazione, era stato Totò, Peppino e la guerra psichica (Luther Blissett), poi Quella particolare forma d’anestesia chiamata morte  (Galiazzo), poi Questo è il giardino (Mozzi) e Forme d&#8217;onda (Voltolini), Il vulcano (Moresco) eccetera. Il cambio di dieta mi ha cambiato completamente la prospettiva non solo sulla mia esperienza, sul mondo reale insomma, ma anche su come potevano essere letti quei libri diciamo &#8216;classici&#8217; che editori come Adelphi o Einaudi pubblicavano. Ecco l&#8217;importanza di leggere (e pubblicare) i contemporanei italiani. Ed ecco il senso che la tradizione in sè non esiste se non è messa in relazione ad un punto di arrivo, a un luogo e momento in cui il lettore se ne serve.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: mario pasqualotto		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/cose-buffe/comment-page-1/#comment-97735</link>

		<dc:creator><![CDATA[mario pasqualotto]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Nov 2008 10:10:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ma Calasso fa vera &quot;lipperatura&quot;? (nel senso: scrittura di pop-cultura, cosciente dei tempi - direi quasi delle ere - collegato a un mondo vivo e vegeto, non solo cripto-sofistico.)
Secondo me no.
Cadmo è stato l&#039;ultimo che ho letto, e lo resterà per un bel po&#039;. Le sue furbellime comparse dal Fazio me lo confermano: lancio una volta la riedizione che più completa non si può di Simenon (ben venga!), vengo a parlare dell&#039;ultimo cripto-sofismo che mi è passato per la testa, e tutti in santa pace.
Francesco Dimitri ci dovrebbe andare. La Lippa ci dovrebbe, e molti altri. Includo anche la De Mari, forse la migliore narratrice del fantastico di sempre per il suolo italico. Ma è un format Endemol. Forse nel prossimo format, funzionale al 2015, i citati e i non citati compariranno.
Con questo, un saluto alla lippa nazionale del post-Lucca Games. Ammiro la tua convergenza su temi che non ti aggradano poi così tanto, rispetto alla ricostruzione (rivalutazione) di un&#039;epica italiana per le folle in attesa, degnamente scritta e soprattutto penetrativa (che gergo masculo , oggi!) nell&#039;immaginario. Insomma, quella cosa che sa fare l&#039;anglosassone ogni giorno, che impariamo a fare anche noi finalmente, e che forse avrà tracciato (se non l&#039;ha già fatto) un cardo e un decumano sui lettori.
Calasso, bontà sua, è spremitura di cervellotica.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ma Calasso fa vera &#8220;lipperatura&#8221;? (nel senso: scrittura di pop-cultura, cosciente dei tempi &#8211; direi quasi delle ere &#8211; collegato a un mondo vivo e vegeto, non solo cripto-sofistico.)<br />
Secondo me no.<br />
Cadmo è stato l&#8217;ultimo che ho letto, e lo resterà per un bel po&#8217;. Le sue furbellime comparse dal Fazio me lo confermano: lancio una volta la riedizione che più completa non si può di Simenon (ben venga!), vengo a parlare dell&#8217;ultimo cripto-sofismo che mi è passato per la testa, e tutti in santa pace.<br />
Francesco Dimitri ci dovrebbe andare. La Lippa ci dovrebbe, e molti altri. Includo anche la De Mari, forse la migliore narratrice del fantastico di sempre per il suolo italico. Ma è un format Endemol. Forse nel prossimo format, funzionale al 2015, i citati e i non citati compariranno.<br />
Con questo, un saluto alla lippa nazionale del post-Lucca Games. Ammiro la tua convergenza su temi che non ti aggradano poi così tanto, rispetto alla ricostruzione (rivalutazione) di un&#8217;epica italiana per le folle in attesa, degnamente scritta e soprattutto penetrativa (che gergo masculo , oggi!) nell&#8217;immaginario. Insomma, quella cosa che sa fare l&#8217;anglosassone ogni giorno, che impariamo a fare anche noi finalmente, e che forse avrà tracciato (se non l&#8217;ha già fatto) un cardo e un decumano sui lettori.<br />
Calasso, bontà sua, è spremitura di cervellotica.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: BetteDavis		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/cose-buffe/comment-page-1/#comment-97734</link>

		<dc:creator><![CDATA[BetteDavis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Nov 2008 06:47:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sono molto d&#039;accordo con Pandiani...ma sono il solo che trova che pubblicare i propri libri con la propria casa editrice sia leggermente cafonesco? Vostro, BD
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono molto d&#8217;accordo con Pandiani&#8230;ma sono il solo che trova che pubblicare i propri libri con la propria casa editrice sia leggermente cafonesco? Vostro, BD</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: mario pandiani		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/cose-buffe/comment-page-1/#comment-97733</link>

		<dc:creator><![CDATA[mario pandiani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Nov 2008 23:26:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Caro Andrea, io parlavo di quando le edizioni adelphi erano bollate come &quot;cultura di destra&quot;, di quando fare certe scelte editoriali significava andare contro una cultura dominante ideologizzata, certo che se parliamo degli anni recenti, lui è relativamente un editore avendo venduto la casa editrice, e il nuovo padrone considera che il campo d&#039;azione di adelphi sia limitato alla mitteleuropa o poco più in la.
Poi non so se gli autori che hai citato centrino con quella linea editoriale.
Secondariamente credo che fosse necessario in italia un editore che pubblicasse una letteratura straniera che non si riducesse a pochi nomi importanti ma mostrasse come la letteratura abbia anche una dimensione diversa, e, in italia, fino ad allora, sconosciuta.
Si possono usare tante parole per ridimensionare la figura di Calasso, manierista, narcisista... vanno tutte bene, ma credo che gli scrittori italiani di cui parli, Andrea, se guardano i loro scaffali, troveranno parecchi adelphi cui debbono molto.
Un amico che lo incontrò mi raccontò questo aneddoto, Federico Zeri, facendogli i complimenti per il suo lavoro, gli disse con un po&#039; di sprezzo; c&#039;è una sola cosa che non posso perdonarle Calasso, ...tutte quelle donnnnette che leggono adelphi..
Calasso replicò; Caro Zeri, quelle lettrici sono il sale della vita.
Io credo che il grande merito di Calasso stia nel fatto di aver reso popolare la letteratura, o meglio, di aver mostrato che la grande letteratura è popolare e non elitaria, (a parte i suoi libri).
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Andrea, io parlavo di quando le edizioni adelphi erano bollate come &#8220;cultura di destra&#8221;, di quando fare certe scelte editoriali significava andare contro una cultura dominante ideologizzata, certo che se parliamo degli anni recenti, lui è relativamente un editore avendo venduto la casa editrice, e il nuovo padrone considera che il campo d&#8217;azione di adelphi sia limitato alla mitteleuropa o poco più in la.<br />
Poi non so se gli autori che hai citato centrino con quella linea editoriale.<br />
Secondariamente credo che fosse necessario in italia un editore che pubblicasse una letteratura straniera che non si riducesse a pochi nomi importanti ma mostrasse come la letteratura abbia anche una dimensione diversa, e, in italia, fino ad allora, sconosciuta.<br />
Si possono usare tante parole per ridimensionare la figura di Calasso, manierista, narcisista&#8230; vanno tutte bene, ma credo che gli scrittori italiani di cui parli, Andrea, se guardano i loro scaffali, troveranno parecchi adelphi cui debbono molto.<br />
Un amico che lo incontrò mi raccontò questo aneddoto, Federico Zeri, facendogli i complimenti per il suo lavoro, gli disse con un po&#8217; di sprezzo; c&#8217;è una sola cosa che non posso perdonarle Calasso, &#8230;tutte quelle donnnnette che leggono adelphi..<br />
Calasso replicò; Caro Zeri, quelle lettrici sono il sale della vita.<br />
Io credo che il grande merito di Calasso stia nel fatto di aver reso popolare la letteratura, o meglio, di aver mostrato che la grande letteratura è popolare e non elitaria, (a parte i suoi libri).</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Allemanda		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/cose-buffe/comment-page-1/#comment-97732</link>

		<dc:creator><![CDATA[Allemanda]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Nov 2008 18:55:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Anch&#039;io sto leggendo Calasso, e solo gli dèi sanno a quali dosi omeopatiche procedo. Quindi, ne ho lette solo una cinquantina di pagine, e non ho la cultura necessaria per capire quale sia il livello di correttezza scientifica. Premesso questo, io non ho mai pensato che il libro in questione fosse un libro su Baudelaire, ma un libro su Calasso che sicuramente ama Baudelaire e si perde dietro il filo (contorto ma interessante) delle sue passioni. Compresa la sua passione per la propria scrittura. Ecco, diciamo che mi sto godendo il suo piacevole punto di vista. Poi, magari, se avessi necessità di una lettura scientifica sui personaggi citati, cercherei altrove. Ma adesso non chiedetemi dove, perché non ho studiato.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Anch&#8217;io sto leggendo Calasso, e solo gli dèi sanno a quali dosi omeopatiche procedo. Quindi, ne ho lette solo una cinquantina di pagine, e non ho la cultura necessaria per capire quale sia il livello di correttezza scientifica. Premesso questo, io non ho mai pensato che il libro in questione fosse un libro su Baudelaire, ma un libro su Calasso che sicuramente ama Baudelaire e si perde dietro il filo (contorto ma interessante) delle sue passioni. Compresa la sua passione per la propria scrittura. Ecco, diciamo che mi sto godendo il suo piacevole punto di vista. Poi, magari, se avessi necessità di una lettura scientifica sui personaggi citati, cercherei altrove. Ma adesso non chiedetemi dove, perché non ho studiato.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: andrea barbieri		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/cose-buffe/comment-page-1/#comment-97731</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea barbieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Nov 2008 17:06:11 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2008/11/10/cose-buffe/#comment-97731</guid>

					<description><![CDATA[X Pandiani
Ho commentato la frase &quot;[Calasso] l’unico editore italiano che abbia pubblicato cose impublicabili da un editore italiano&quot; dicendo che questo l&#039;ha fatto Bollati mentre non l&#039;ha fatto Calasso.
Un &#039;editore italiano&#039; pubblica libri italiani. Un libro impubblicabile è un libro rischioso (per la critica e per le vendite) che apre una via.
Faccio alcuni esempi: &#039;Una intuizione metropolitana&#039; (Voltolini), &#039;Codice&#039; (Giorgi), &#039;Clandestinità&#039; (Moresco) li ha pubblicati Bollati non Adelphi. Calasso libri così, pur avedo le spalle coperte dal grande fatturato, non ne ha mai pubblicati.
La frase non verteva su chi è grande imprenditore e chi no. Se l&#039;argomento era quello, avrei scritto che esistono collane di grandi editori da un lato generaliste e dall&#039;altro con un piccolo margine di &#039;innovazione&#039; che riescono a volte a pubblicare libri che non rientrano nei canoni del mercato, per esempio &#039;Gomorra&#039; o &#039;Sappiano le mie parole di sangue&#039;. Alcuni poi si trasformano in successi editoriali.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>X Pandiani<br />
Ho commentato la frase &#8220;[Calasso] l’unico editore italiano che abbia pubblicato cose impublicabili da un editore italiano&#8221; dicendo che questo l&#8217;ha fatto Bollati mentre non l&#8217;ha fatto Calasso.<br />
Un &#8216;editore italiano&#8217; pubblica libri italiani. Un libro impubblicabile è un libro rischioso (per la critica e per le vendite) che apre una via.<br />
Faccio alcuni esempi: &#8216;Una intuizione metropolitana&#8217; (Voltolini), &#8216;Codice&#8217; (Giorgi), &#8216;Clandestinità&#8217; (Moresco) li ha pubblicati Bollati non Adelphi. Calasso libri così, pur avedo le spalle coperte dal grande fatturato, non ne ha mai pubblicati.<br />
La frase non verteva su chi è grande imprenditore e chi no. Se l&#8217;argomento era quello, avrei scritto che esistono collane di grandi editori da un lato generaliste e dall&#8217;altro con un piccolo margine di &#8216;innovazione&#8217; che riescono a volte a pubblicare libri che non rientrano nei canoni del mercato, per esempio &#8216;Gomorra&#8217; o &#8216;Sappiano le mie parole di sangue&#8217;. Alcuni poi si trasformano in successi editoriali.</p>
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