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	Commenti a: CRONACHE DI DELITTI D&#039;ONORE 1.	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		Di: valentina		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[valentina]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Jun 2013 10:10:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Articolo molto interessante… questi di sicuro non sono i soliti consigli triti e ritriti… grazie per lo spunto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Articolo molto interessante… questi di sicuro non sono i soliti consigli triti e ritriti… grazie per lo spunto.</p>
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		Di: diamonds		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[diamonds]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Jul 2012 16:52:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[marciare sopra la propria ignoranza ( magari dopo essere andati a pestare un insegnante reo di avere insistito troppo per interagire col figlio)sinceramente dovrebbe cominciare a diventare un&#039;aggravante.A meno che non comincino a essere rese operative le chiamate di correo di coloro che dovrebbero avere delle resposabilità in materia di educazione civica(leggi media e istituzioni)
http://pjd.myvnc.com/Music/Simple_Minds/2002%20-%20Simple%20Minds%20-%20Cry/01%20Cry.mp3]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>marciare sopra la propria ignoranza ( magari dopo essere andati a pestare un insegnante reo di avere insistito troppo per interagire col figlio)sinceramente dovrebbe cominciare a diventare un&#8217;aggravante.A meno che non comincino a essere rese operative le chiamate di correo di coloro che dovrebbero avere delle resposabilità in materia di educazione civica(leggi media e istituzioni)<br />
<a href="http://pjd.myvnc.com/Music/Simple_Minds/2002%20-%20Simple%20Minds%20-%20Cry/01%20Cry.mp3" rel="nofollow ugc">http://pjd.myvnc.com/Music/Simple_Minds/2002%20-%20Simple%20Minds%20-%20Cry/01%20Cry.mp3</a></p>
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		Di: Maurizio		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Jul 2012 13:41:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non sono un esperto di diritto e non entro, quindi, nel discorso relativo ai &quot;motivi morali&quot;, che poco sopra ha spiegato m.p. La mia reazione sarebbe quella di ritenere inaccettabile una simile motivazione per un provvedimento giuridico, ma lo stesso m.p. circostanzia in modo tecnico l&#039;uso di quella locuzione e quindi sospendo il mio giudizio in materia per assoluta mancanza di competenza. Lo stesso vale per la classificazione del fatto come delitto d’onore o meno. Faccio quindi solo considerazioni istintive, più che altro per sottolineare quello che in realtà è già affiorato qua e là, in diversi commenti, e che credo rappresenti la chiave di comprensione più importante per questa storia. Non senza rilevare, però, che parlare di “provocazione” da parte della ragazza non depone bene rispetto ai giudici e al loro retroterra culturale, proprio per niente.
Comunque, a leggere questo racconto io - in quanto persona, non in quanto uomo - di vittime ne vedo due, e non soltanto la ragazza uccisa. Questa storia è figlia di un degrado, di una miseria, di un dolore e di una consuetudine con la violenza che non dovrebbero più avere cittadinanza in una società che ama definirsi evoluta e civile. Il ragazzo che ha brutalizzato fino alla morte sua sorella è un essere umano a cui, da quanto si capisce, fin dall’infanzia è stato negato il diritto di crescere, di imparare, di amare ed essere amato, di diventare consapevole di se stesso e degli altri. Un ragazzo investito del dovere di sostenere economicamente la propria famiglia in un’età in cui avrebbe dovuto giocare e studiare, e che ha forse impersonato in modo acritico il ruolo che le strutture arcaiche della società in cui viveva gli avevano assegnato: quello del  patriarca severo, giusto dispensatore di risorse (scarse) come di punizioni esemplari. Resta il fatto che il padre, in quella situazione, non avrebbe dovuto essere lui, e che in mancanza di figure adulte di adeguato spessore avrebbe dovuto avere il sostegno di una comunità, dello Stato. Credo che la profondità e la portata di questa tragedia non si possano capire riducendo l’assassino alla caricatura dell’orco: in questi fatti i protagonisti sono comunque due, e ciascuno va collocato nel quadro psicologico, materiale, sociale, intellettuale ed emotivo che gli è proprio. Assassino compreso, se si vuole andare oltre l’indignazione per capire la dinamica degli eventi e individuare le azioni necessarie a scongiurarne il ripetersi in casi analoghi. Quindi, se vogliamo assumere questa storia tristissima come paradigma delle degenerazioni della società patriarcale, probabilmente siamo nel giusto; se la usiamo per testimoniare l’inclinazione all’indulgenza del nostro sistema giudiziario verso una certa tipologia di crimini siamo (secondo me) in errore. Se la detenzione fosse stata accompagnata da interventi adeguati in senso psicologico per permettere alla persona che si è macchiata di questo orrore di prendere coscienza di cosa aveva fatto e perché, e se questi interventi fossero proseguiti anche nel regime di semilibertà successivo, non avremmo motivo di lamentarci: la pena nell’ordinamento italiano dovrebbe essere sempre riabilitativa, mai afflittiva. E’ un’utopia, ma una di quelle utopie che dovrebbero servire a renderci umani, elevandoci al di sopra della legge del taglione. Non sappiamo come è andata, se questa persona è stata accompagnata o no in un percorso di presa di coscienza, e quindi anche su questo credo che non si possa trarre alcuna conclusione. E comunque credo anch’io, con Claudio e Zaudberei, che la ricerca delle cause determinanti di tanti fatti violenti che hanno per vittime le donne debba allontanarsi dagli stereotipi, che possono rivelarsi consolatori ma assolutamente inefficaci per la prevenzione di questi avvenimenti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non sono un esperto di diritto e non entro, quindi, nel discorso relativo ai &#8220;motivi morali&#8221;, che poco sopra ha spiegato m.p. La mia reazione sarebbe quella di ritenere inaccettabile una simile motivazione per un provvedimento giuridico, ma lo stesso m.p. circostanzia in modo tecnico l&#8217;uso di quella locuzione e quindi sospendo il mio giudizio in materia per assoluta mancanza di competenza. Lo stesso vale per la classificazione del fatto come delitto d’onore o meno. Faccio quindi solo considerazioni istintive, più che altro per sottolineare quello che in realtà è già affiorato qua e là, in diversi commenti, e che credo rappresenti la chiave di comprensione più importante per questa storia. Non senza rilevare, però, che parlare di “provocazione” da parte della ragazza non depone bene rispetto ai giudici e al loro retroterra culturale, proprio per niente.<br />
Comunque, a leggere questo racconto io &#8211; in quanto persona, non in quanto uomo &#8211; di vittime ne vedo due, e non soltanto la ragazza uccisa. Questa storia è figlia di un degrado, di una miseria, di un dolore e di una consuetudine con la violenza che non dovrebbero più avere cittadinanza in una società che ama definirsi evoluta e civile. Il ragazzo che ha brutalizzato fino alla morte sua sorella è un essere umano a cui, da quanto si capisce, fin dall’infanzia è stato negato il diritto di crescere, di imparare, di amare ed essere amato, di diventare consapevole di se stesso e degli altri. Un ragazzo investito del dovere di sostenere economicamente la propria famiglia in un’età in cui avrebbe dovuto giocare e studiare, e che ha forse impersonato in modo acritico il ruolo che le strutture arcaiche della società in cui viveva gli avevano assegnato: quello del  patriarca severo, giusto dispensatore di risorse (scarse) come di punizioni esemplari. Resta il fatto che il padre, in quella situazione, non avrebbe dovuto essere lui, e che in mancanza di figure adulte di adeguato spessore avrebbe dovuto avere il sostegno di una comunità, dello Stato. Credo che la profondità e la portata di questa tragedia non si possano capire riducendo l’assassino alla caricatura dell’orco: in questi fatti i protagonisti sono comunque due, e ciascuno va collocato nel quadro psicologico, materiale, sociale, intellettuale ed emotivo che gli è proprio. Assassino compreso, se si vuole andare oltre l’indignazione per capire la dinamica degli eventi e individuare le azioni necessarie a scongiurarne il ripetersi in casi analoghi. Quindi, se vogliamo assumere questa storia tristissima come paradigma delle degenerazioni della società patriarcale, probabilmente siamo nel giusto; se la usiamo per testimoniare l’inclinazione all’indulgenza del nostro sistema giudiziario verso una certa tipologia di crimini siamo (secondo me) in errore. Se la detenzione fosse stata accompagnata da interventi adeguati in senso psicologico per permettere alla persona che si è macchiata di questo orrore di prendere coscienza di cosa aveva fatto e perché, e se questi interventi fossero proseguiti anche nel regime di semilibertà successivo, non avremmo motivo di lamentarci: la pena nell’ordinamento italiano dovrebbe essere sempre riabilitativa, mai afflittiva. E’ un’utopia, ma una di quelle utopie che dovrebbero servire a renderci umani, elevandoci al di sopra della legge del taglione. Non sappiamo come è andata, se questa persona è stata accompagnata o no in un percorso di presa di coscienza, e quindi anche su questo credo che non si possa trarre alcuna conclusione. E comunque credo anch’io, con Claudio e Zaudberei, che la ricerca delle cause determinanti di tanti fatti violenti che hanno per vittime le donne debba allontanarsi dagli stereotipi, che possono rivelarsi consolatori ma assolutamente inefficaci per la prevenzione di questi avvenimenti.</p>
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		Di: zauberei		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/cronache-di-delitti-donore-1/comment-page-1/#comment-129925</link>

		<dc:creator><![CDATA[zauberei]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Jul 2012 12:04:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sono piuttosto d&#039;accordo con Claudio sulla cautela nel generalizzare con cause e paragoni per spiegare l&#039;azione violenta. Allora, come ora come nel 1920. Ma mi pare che quando si commenta la violenza di genere, si tende sempre a concentrarsi sulle dinamiche del comportamento, il movente  - spesso anche dicendo cose piuttosto generalizzanti o sottintendendole - invece che su tutto quello che segue e incornicia il comportamento violento, che lo decodifica in un senso come nell&#039;altro. Anche questo è importante da fare, allora l&#039;esemplarità di questo caso, non è tanto nella narrazione dell&#039;evento, evento del cui interno non sappiamo davvero niente - ma di quello che ne ha fatto l&#039;esterno, come lo ha qualificato riletto e riproposto. E come la mentalità di oggi possa venire da quella di ieri - mentalità giornalistica e giuridica prima di tutto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono piuttosto d&#8217;accordo con Claudio sulla cautela nel generalizzare con cause e paragoni per spiegare l&#8217;azione violenta. Allora, come ora come nel 1920. Ma mi pare che quando si commenta la violenza di genere, si tende sempre a concentrarsi sulle dinamiche del comportamento, il movente  &#8211; spesso anche dicendo cose piuttosto generalizzanti o sottintendendole &#8211; invece che su tutto quello che segue e incornicia il comportamento violento, che lo decodifica in un senso come nell&#8217;altro. Anche questo è importante da fare, allora l&#8217;esemplarità di questo caso, non è tanto nella narrazione dell&#8217;evento, evento del cui interno non sappiamo davvero niente &#8211; ma di quello che ne ha fatto l&#8217;esterno, come lo ha qualificato riletto e riproposto. E come la mentalità di oggi possa venire da quella di ieri &#8211; mentalità giornalistica e giuridica prima di tutto.</p>
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		<title>
		Di: claudio		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/cronache-di-delitti-donore-1/comment-page-1/#comment-129924</link>

		<dc:creator><![CDATA[claudio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Jul 2012 11:00:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sono l&#039;anonimo :-)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono l&#8217;anonimo 🙂</p>
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		<title>
		Di: Anonimo		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/cronache-di-delitti-donore-1/comment-page-1/#comment-129923</link>

		<dc:creator><![CDATA[Anonimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Jul 2012 10:58:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non sono sicuro che si possa equiparare l&#039;onore degli anni 60/80 con l&#039;onore dei giorni nostri. Ci sono indubbiamente origini in comune, ma il contesto sociale e&#039; mutato. Siamo sicuri che il femminicidio in aree metropolitane,oggi, sia figlio dello stesso &quot;onore&quot; del pescatore siciliano negli anni 80?  Quanti sono oggi i fratelli che si interessano alla moralità delle sorelle?  l&#039;ira che scatta implacabile e porta alla mattanza delle donne ha a che vedere con il discredito sociale?  La relazione malata che porta alle tragedie quotidiane a mio avviso ha fondamenta più intime, vedo sempre più uomini che non crescono, guidati da una rabbia infantile, la stessa rabbia che hanno i bambini quando gli viene sottratto il giocattolo e pestano i piedi urlando]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non sono sicuro che si possa equiparare l&#8217;onore degli anni 60/80 con l&#8217;onore dei giorni nostri. Ci sono indubbiamente origini in comune, ma il contesto sociale e&#8217; mutato. Siamo sicuri che il femminicidio in aree metropolitane,oggi, sia figlio dello stesso &#8220;onore&#8221; del pescatore siciliano negli anni 80?  Quanti sono oggi i fratelli che si interessano alla moralità delle sorelle?  l&#8217;ira che scatta implacabile e porta alla mattanza delle donne ha a che vedere con il discredito sociale?  La relazione malata che porta alle tragedie quotidiane a mio avviso ha fondamenta più intime, vedo sempre più uomini che non crescono, guidati da una rabbia infantile, la stessa rabbia che hanno i bambini quando gli viene sottratto il giocattolo e pestano i piedi urlando</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: pinetta		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/cronache-di-delitti-donore-1/comment-page-1/#comment-129922</link>

		<dc:creator><![CDATA[pinetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Jul 2012 10:58:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ci sono anche i casi che non presentano ignoranza e nerissima miseria, ma ugualmente lo stesso livello di insofferenza verso le scelte femminili, soprattutto quando queste si collocano fuori dai vincoli familiari (ribellioni ai fratelli e ai padri, separazioni, richieste di affidamento dei figli...).
In Italia oggi il femminicidio mi pare si rivolga sempre di più verso le donne che scelgono, che non subiscono decisioni prese da altri sulla propria vita. Ed è tragicamente trasversale alle classi sociali, ai livelli di istruzione, alle etnie e alle diverse zone del Paese.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono anche i casi che non presentano ignoranza e nerissima miseria, ma ugualmente lo stesso livello di insofferenza verso le scelte femminili, soprattutto quando queste si collocano fuori dai vincoli familiari (ribellioni ai fratelli e ai padri, separazioni, richieste di affidamento dei figli&#8230;).<br />
In Italia oggi il femminicidio mi pare si rivolga sempre di più verso le donne che scelgono, che non subiscono decisioni prese da altri sulla propria vita. Ed è tragicamente trasversale alle classi sociali, ai livelli di istruzione, alle etnie e alle diverse zone del Paese.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: m.p.		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/cronache-di-delitti-donore-1/comment-page-1/#comment-129921</link>

		<dc:creator><![CDATA[m.p.]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Jul 2012 10:47:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In un articolo precedente Loredana diceva che il delitto d’onore «è ancora radicato nella coscienza di questo paese». In generale, sono propenso a crederci; la mia percezione, per lo meno, mi conferma un’ipotesi del genere. Dopodiché, direi di andarci cauti con le parole e con gli esempi.
Abbiamo l’esigenza di narrare diversamente, è vero, e dunque di cambiare l’uso del linguaggio; non possiamo però assegnare dei significati arbitrari alle parole.
Ora, il caso presentato è un «delitto», ma non è un delitto «d’onore». Il delitto d’onore è legato al tradimento, o comunque a una «illegittima relazione carnale»; nel caso di specie, un fratello punisce la sorella perché rientrava tardi e frequentava cattive compagnie.
Attenzione anche a trovare corrispondenze tra i termini usati. Se parliamo di delitto, il Codice Penale è un riferimento importante; ebbene, nel CP è fatta una netta distinzione tra  «motivi morali» e «causa d’onore». E sono tenuti distinti a tal punto da tenere distinte anche le possibilità di riconoscere le attenuanti (come ho già scritto, nel caso di un delitto d’onore non sono ricomosciute le attenuanti rubricate sotto la definzione di «motivi morali»). Insomma, il testo di riferimento dei delitti, di ogni tipo di delitto, non stabilisce alcuna coincidenza.
Ma anche il vocabolario distingue i due termini («morale» e «onore») nel loro significato.
Scusate la mia pedanteria. Io credo davvero nell’esigenza di arrivare a narrare diversamente questi eventi; sono altresì convinto che, per andare in quella direzione, sia quanto mai necessario “pesare” ogni parola e nominare gli atti di violenza con precisione. Altrimenti ... Altrimenti vince la narrazione dominante.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In un articolo precedente Loredana diceva che il delitto d’onore «è ancora radicato nella coscienza di questo paese». In generale, sono propenso a crederci; la mia percezione, per lo meno, mi conferma un’ipotesi del genere. Dopodiché, direi di andarci cauti con le parole e con gli esempi.<br />
Abbiamo l’esigenza di narrare diversamente, è vero, e dunque di cambiare l’uso del linguaggio; non possiamo però assegnare dei significati arbitrari alle parole.<br />
Ora, il caso presentato è un «delitto», ma non è un delitto «d’onore». Il delitto d’onore è legato al tradimento, o comunque a una «illegittima relazione carnale»; nel caso di specie, un fratello punisce la sorella perché rientrava tardi e frequentava cattive compagnie.<br />
Attenzione anche a trovare corrispondenze tra i termini usati. Se parliamo di delitto, il Codice Penale è un riferimento importante; ebbene, nel CP è fatta una netta distinzione tra  «motivi morali» e «causa d’onore». E sono tenuti distinti a tal punto da tenere distinte anche le possibilità di riconoscere le attenuanti (come ho già scritto, nel caso di un delitto d’onore non sono ricomosciute le attenuanti rubricate sotto la definzione di «motivi morali»). Insomma, il testo di riferimento dei delitti, di ogni tipo di delitto, non stabilisce alcuna coincidenza.<br />
Ma anche il vocabolario distingue i due termini («morale» e «onore») nel loro significato.<br />
Scusate la mia pedanteria. Io credo davvero nell’esigenza di arrivare a narrare diversamente questi eventi; sono altresì convinto che, per andare in quella direzione, sia quanto mai necessario “pesare” ogni parola e nominare gli atti di violenza con precisione. Altrimenti &#8230; Altrimenti vince la narrazione dominante.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Paolo E.		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/cronache-di-delitti-donore-1/comment-page-1/#comment-129920</link>

		<dc:creator><![CDATA[Paolo E.]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Jul 2012 10:16:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Una storia amara e terribile, fatta di ignoranza e di nerissima miseria. Qui ci sono due fronti su cui combattere secondo me. Quello di cui si sta parlando da diverso tempo qui ovvero cercare di capire cosa succede nella testa dell&#039;aggressore quando si arriva alll&#039;omicidio per futile motivo, ma anche vedere cosa si può fare a livello politico economicoe  sociale, perchè situazioni di degrado e miseria cosi gravi sono sempre meno accettabili e sono la porta poi di questi tragici eventi. Forse anche tenendo conto di questo infernale beackground gli sono state riconosciute le attenuanti (sbagliando).
Detto questo, resta comunque una vergogna che un omicidio risulti punito solo con un anno e mezzo di prigione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una storia amara e terribile, fatta di ignoranza e di nerissima miseria. Qui ci sono due fronti su cui combattere secondo me. Quello di cui si sta parlando da diverso tempo qui ovvero cercare di capire cosa succede nella testa dell&#8217;aggressore quando si arriva alll&#8217;omicidio per futile motivo, ma anche vedere cosa si può fare a livello politico economicoe  sociale, perchè situazioni di degrado e miseria cosi gravi sono sempre meno accettabili e sono la porta poi di questi tragici eventi. Forse anche tenendo conto di questo infernale beackground gli sono state riconosciute le attenuanti (sbagliando).<br />
Detto questo, resta comunque una vergogna che un omicidio risulti punito solo con un anno e mezzo di prigione.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Ale		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/cronache-di-delitti-donore-1/comment-page-1/#comment-129919</link>

		<dc:creator><![CDATA[Ale]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Jul 2012 09:52:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;Perché faceva troppo tardi  la sera&quot; del  1987  equivale al &quot;perché era geloso&quot; del 2012.
Leggere del 1987 mi  chiarisce  il passato italiano.
Nata in un  paese  così ostile alle donne.
Vorrei vedere FINALMENTE in Italia una manifestazioni  di Uomini che  dicono  NO  a  tutto questo ORRORE.
Dove  siete?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Perché faceva troppo tardi  la sera&#8221; del  1987  equivale al &#8220;perché era geloso&#8221; del 2012.<br />
Leggere del 1987 mi  chiarisce  il passato italiano.<br />
Nata in un  paese  così ostile alle donne.<br />
Vorrei vedere FINALMENTE in Italia una manifestazioni  di Uomini che  dicono  NO  a  tutto questo ORRORE.<br />
Dove  siete?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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