<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	
	>
<channel>
	<title>
	Commenti a: DA VIA BROLETTO A CIUDAD JUAREZ, E RITORNO	</title>
	<atom:link href="https://www.lipperatura.it/da-via-broletto-a-ciudad-juarez-e-ritorno/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.lipperatura.it/da-via-broletto-a-ciudad-juarez-e-ritorno/</link>
	<description>di Loredana Lipperini</description>
	<lastBuildDate>Tue, 10 Dec 2013 16:10:59 +0000</lastBuildDate>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	
	<item>
		<title>
		Di: Giovanna		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/da-via-broletto-a-ciudad-juarez-e-ritorno/comment-page-1/#comment-135731</link>

		<dc:creator><![CDATA[Giovanna]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Dec 2013 16:10:59 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/?p=6296#comment-135731</guid>

					<description><![CDATA[Appena quindicenne Diego Enrique Osorno ha cominciato a lavorare nei giornali, secondo le modalità consentite in un Paese dove vige la regola del O ti compro o ti ammazzo.Ben presto intuisce che l’opinione pubblica si è assuefatta alle cronache di quotidiana efferatezza alla Tarantino, raccontate con indifferente cinismo dalla stampa, e riflette sulle regole del giornalismo impegnato, che ai 5 W sostituisce i 5 P, ove la P sta Porqué Porqué Porqué Porqué Porquè.
Riconoscendo nel giornalismo narrativo una validità empatica decide di ricorrere alla Sociologia, Storia, Letteratura al fine di (com)muovere le coscienze e sottrarle al lugubre fascino della Necropolitica, secondo una tradizione cronachistica che si può far risalire ai cronistas de Indias alle prese con l’arrivo degli Europei.
Alla fiera della piccola e media editoria di Roma ne ha parlato con Attilio Bolzoni, Giampiero Calapà, Alessandro Leogrande, Piero Melati, che, rispetto agli eccidi in oggetto, non hanno esitato a paragonarli “con le dovute proporzioni” alle stragi naziste e hanno apprezzato la cifra stilistica dell’Autore capace di spingerci a rompere l’incomprensibile indifferenza.
Ha suscitato grande interesse Z: La guerra dei narcos (La Nuova Frontiera) che racconta Tamaulipas, Messico, al confine con il Texas, come il nuovo regno del Male.
O meglio uno dei tanti centri malavitosi del pianeta, in competizione, purtroppo vincente, con i mafiamovie di Ridley Scott.
http://www.criticipercaso.it/2013/12/09/z-la-guerra-dei-narcos-diego-enrique-osorno/]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Appena quindicenne Diego Enrique Osorno ha cominciato a lavorare nei giornali, secondo le modalità consentite in un Paese dove vige la regola del O ti compro o ti ammazzo.Ben presto intuisce che l’opinione pubblica si è assuefatta alle cronache di quotidiana efferatezza alla Tarantino, raccontate con indifferente cinismo dalla stampa, e riflette sulle regole del giornalismo impegnato, che ai 5 W sostituisce i 5 P, ove la P sta Porqué Porqué Porqué Porqué Porquè.<br />
Riconoscendo nel giornalismo narrativo una validità empatica decide di ricorrere alla Sociologia, Storia, Letteratura al fine di (com)muovere le coscienze e sottrarle al lugubre fascino della Necropolitica, secondo una tradizione cronachistica che si può far risalire ai cronistas de Indias alle prese con l’arrivo degli Europei.<br />
Alla fiera della piccola e media editoria di Roma ne ha parlato con Attilio Bolzoni, Giampiero Calapà, Alessandro Leogrande, Piero Melati, che, rispetto agli eccidi in oggetto, non hanno esitato a paragonarli “con le dovute proporzioni” alle stragi naziste e hanno apprezzato la cifra stilistica dell’Autore capace di spingerci a rompere l’incomprensibile indifferenza.<br />
Ha suscitato grande interesse Z: La guerra dei narcos (La Nuova Frontiera) che racconta Tamaulipas, Messico, al confine con il Texas, come il nuovo regno del Male.<br />
O meglio uno dei tanti centri malavitosi del pianeta, in competizione, purtroppo vincente, con i mafiamovie di Ridley Scott.<br />
<a href="http://www.criticipercaso.it/2013/12/09/z-la-guerra-dei-narcos-diego-enrique-osorno/" rel="nofollow ugc">http://www.criticipercaso.it/2013/12/09/z-la-guerra-dei-narcos-diego-enrique-osorno/</a></p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Maurizio		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/da-via-broletto-a-ciudad-juarez-e-ritorno/comment-page-1/#comment-135730</link>

		<dc:creator><![CDATA[Maurizio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Dec 2013 11:10:01 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/?p=6296#comment-135730</guid>

					<description><![CDATA[Caro Valberici, stavolta mi tocca dissentire da te. E non potrebbe essere altrimenti, dato il mestiere che faccio. Io non penso che il richiamo di Osorno sia veramente un appello a fare a meno della dimensione quantitativa di ciò che si racconta: semmai può essere un invito ad andare oltre, a non fermarsi a quella. Ma ignorarla... beh, in Italia abbiamo molti fulgidi esempi di giornalismo orgogliosamente analfabeta rispetto ai numeri e alla logica, e non mi pare che ci sia bisogno di incoraggiare la tendenza. Più che infrarealista, direi oltremondano: la realtà semplicemente non interessa, si preferisce inventarne una. Nel nostro paese è prassi usuale lo scontro su temi di principio che si rivelano di lana caprina quando qualcuno si decide a fare finalmente luce sulle vere dimensioni dei problemi; così come è usuale ignorare questioni enormi solo perché poco appassionanti dal punto di vista narrativo (ma forse voyeuristico è un aggettivo più adatto). Su cosa ci abbia portato a questa idiosincrasia per i numeri ho delle idee, che però in questo contesto non servono a molto; serve invece ragionare sulle conseguenze dell’analfabetismo logico-matematico, che come tutti gli analfabetismi è amputazione ed è strettamente funzionale agli assetti di potere dominanti. Non sapere e non volere leggere i numeri significa lasciarsi prendere per i fondelli su tutti i temi che riguardano la vita associata, la quale piaccia o non piaccia occupa uno spazio misurabile, appunto, con i numeri. E così abbiamo Grillo che può sparare la bufala del reddito di cittadinanza, perché nessuno si pone il problema di chiedergli quanto costerebbe, dove prenderebbe i soldi e, soprattutto, a chi li toglierebbe: Grillo, notoriamente, pensa che le risorse siano infinite e i soldi basti stamparli; abbiamo politici che vanno in trasmissione a farsi belli per “aver finanziato gli asili nido” con una manciata di euro che non basterebbero a realizzarne uno, e la fanno franca perché in Italia la gente non riesce ad afferrare intuitivamente la differenza tra le centinaia di migliaia, i milioni e i miliardi; e via così. No, la realtà è complessa e la strada per raccontarla non può passare attraverso la sua amputazione. Siamo noi che dobbiamo fare uno sforzo e integrare i due aspetti, entrambi fondamentali: quello della storia e quello delle dimensioni. Altrimenti si corre il rischio di diventare degli imbonitori. E degli imbonitori essere paradossalmente anche vittime.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Valberici, stavolta mi tocca dissentire da te. E non potrebbe essere altrimenti, dato il mestiere che faccio. Io non penso che il richiamo di Osorno sia veramente un appello a fare a meno della dimensione quantitativa di ciò che si racconta: semmai può essere un invito ad andare oltre, a non fermarsi a quella. Ma ignorarla&#8230; beh, in Italia abbiamo molti fulgidi esempi di giornalismo orgogliosamente analfabeta rispetto ai numeri e alla logica, e non mi pare che ci sia bisogno di incoraggiare la tendenza. Più che infrarealista, direi oltremondano: la realtà semplicemente non interessa, si preferisce inventarne una. Nel nostro paese è prassi usuale lo scontro su temi di principio che si rivelano di lana caprina quando qualcuno si decide a fare finalmente luce sulle vere dimensioni dei problemi; così come è usuale ignorare questioni enormi solo perché poco appassionanti dal punto di vista narrativo (ma forse voyeuristico è un aggettivo più adatto). Su cosa ci abbia portato a questa idiosincrasia per i numeri ho delle idee, che però in questo contesto non servono a molto; serve invece ragionare sulle conseguenze dell’analfabetismo logico-matematico, che come tutti gli analfabetismi è amputazione ed è strettamente funzionale agli assetti di potere dominanti. Non sapere e non volere leggere i numeri significa lasciarsi prendere per i fondelli su tutti i temi che riguardano la vita associata, la quale piaccia o non piaccia occupa uno spazio misurabile, appunto, con i numeri. E così abbiamo Grillo che può sparare la bufala del reddito di cittadinanza, perché nessuno si pone il problema di chiedergli quanto costerebbe, dove prenderebbe i soldi e, soprattutto, a chi li toglierebbe: Grillo, notoriamente, pensa che le risorse siano infinite e i soldi basti stamparli; abbiamo politici che vanno in trasmissione a farsi belli per “aver finanziato gli asili nido” con una manciata di euro che non basterebbero a realizzarne uno, e la fanno franca perché in Italia la gente non riesce ad afferrare intuitivamente la differenza tra le centinaia di migliaia, i milioni e i miliardi; e via così. No, la realtà è complessa e la strada per raccontarla non può passare attraverso la sua amputazione. Siamo noi che dobbiamo fare uno sforzo e integrare i due aspetti, entrambi fondamentali: quello della storia e quello delle dimensioni. Altrimenti si corre il rischio di diventare degli imbonitori. E degli imbonitori essere paradossalmente anche vittime.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Valberici		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/da-via-broletto-a-ciudad-juarez-e-ritorno/comment-page-1/#comment-135729</link>

		<dc:creator><![CDATA[Valberici]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Dec 2013 09:34:54 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/?p=6296#comment-135729</guid>

					<description><![CDATA[Ci vorrebbe anche qui in italia un po&#039; di giornalismo infrarealista. Un giornalismo che ignori le cifre e le percentuali di probabili tasse e improbabili riprese economiche. Un giornalismo che non si limiti a osservare i ribellismi suscitati dalla destra, ma che li compenetri svelando la loro visione della realtà.
Un giornalismo che non sia solo sterile cronaca o isterico omaggio dei potenti, ma che sia innesco per la comprensione che è condizione necessaria al mutamento, alla rivoluzione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci vorrebbe anche qui in italia un po&#8217; di giornalismo infrarealista. Un giornalismo che ignori le cifre e le percentuali di probabili tasse e improbabili riprese economiche. Un giornalismo che non si limiti a osservare i ribellismi suscitati dalla destra, ma che li compenetri svelando la loro visione della realtà.<br />
Un giornalismo che non sia solo sterile cronaca o isterico omaggio dei potenti, ma che sia innesco per la comprensione che è condizione necessaria al mutamento, alla rivoluzione.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
	</channel>
</rss>
