<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	
	>
<channel>
	<title>
	Commenti a: DICE SARTRE	</title>
	<atom:link href="https://www.lipperatura.it/dice-sartre/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.lipperatura.it/dice-sartre/</link>
	<description>di Loredana Lipperini</description>
	<lastBuildDate>Tue, 26 Apr 2005 21:04:12 +0000</lastBuildDate>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	
	<item>
		<title>
		Di: roquentin		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/dice-sartre/comment-page-1/#comment-76494</link>

		<dc:creator><![CDATA[roquentin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Apr 2005 21:04:12 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/2005/04/23/dice-sartre/#comment-76494</guid>

					<description><![CDATA[Il mio ultimo post è pieno di refusi, me ne scuso (tra cui un &quot;non&quot; perso per strada).
Segnalo anche di aver riportato l&#039;intero discussione sul mio blog, dietro suggerimento, e ovviamente aprendo i commenti.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il mio ultimo post è pieno di refusi, me ne scuso (tra cui un &#8220;non&#8221; perso per strada).<br />
Segnalo anche di aver riportato l&#8217;intero discussione sul mio blog, dietro suggerimento, e ovviamente aprendo i commenti.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: roquentin		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/dice-sartre/comment-page-1/#comment-76493</link>

		<dc:creator><![CDATA[roquentin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Apr 2005 21:04:05 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/2005/04/23/dice-sartre/#comment-76493</guid>

					<description><![CDATA[Spettatrice, tutto ciò che hai scritto era una premessa indispensabile, non mi sembra per nulla obnubilata. Sono d&#039;accordo punto per punto, sarebbe stato d&#039;accordo pure Sartre (mi prendo questa innocua responsabilità, nessuno avrà il coraggio di negarlo sulla base delle sue parole). Senza la coerenza non si va da nessuna parte; l&#039;avevo già &quot;presa per buona&quot;, ma ti ringrazio della lucidissima spiegazione. Al fondamento stesso della filosofia dell&#039;esistenza c&#039;è il problema dell&#039;onestà, o la sua versione (lievemente declinata) della &quot;autenticità&quot;. Mi sento un po&#039; come un aguzzino, ma insisto: già prima di Sartre, il problema del poter-essere-se-stessi, per utilizzare la formula filosofica più di moda, si poneva di fronte ai limiti del mondo e dell&#039;individuo: da una parte i fatti e la reazione ai fatti, dall&#039;altra la  progettualità di un uomo, all&#039;interno di un pensiero che lo PRETENDE consapevole, e spesso coerente fino alle estreme conseguenze. E&#039; un pensiero rischioso, è questo il punto. La coerenza non è tutto, ma io (impersonale) la voglio. Senza di essa, ogni altro genere di pretesa viene a mancare persino di fondamento logico. In nome di cosa potrei mai pretendere alcunché se non di un coraggio che deriva dalla coerenza dei miei atti e dei miei pensieri? E in più, in nome di quale logica, se quella per cui dall&#039;idea si passa all&#039;azione, senza fare dell&#039;idea un trastullo e dell&#039;azione un caso fortunato? Noi vogliamo agire in piena consapevolezza!
(ovviamente, tutto ciò è semplificato e sembra macchietta:  ma l&#039;apparenza, in questo caso, fa torto alla sostanza, perché siamo &quot;seri&quot; fino in fondo).
Allo stesso modo io mi sento defraudata della mia capacita&#039; di dare senso a discussioni come quelle su NI quando non mi e&#039; per niente chiaro che cosa stanno cercando di evidenziare gli interlocutori oltre a luoghi comuni e generiche affermazioni sul mondo editoriale. In poche parole non riesco a distinguere le loro differenze e complessita&#039; neanche quando sembra si stiano scannando per qualcosa: mi sembrano indistinti e intercambiabili e ...vabbe&#039;
hai scritto:
&quot;Allo stesso modo io mi sento defraudata della mia capacita&#039; di dare senso a discussioni come quelle su NI quando non mi e&#039; per niente chiaro che cosa stanno cercando di evidenziare gli interlocutori oltre a luoghi comuni e generiche affermazioni sul mondo editoriale. In poche parole non riesco a distinguere le loro differenze e complessita&#039; neanche quando sembra si stiano scannando per qualcosa: mi sembrano indistinti e intercambiabili e ...vabbe&#039;
Certo si tratta di miei limiti di comprensione e, visto che il filosofare non mi appartiene, anche di limiti come strumenti di analisi, per questo sono contenta (nonostante la febbre) di dovermi sforzare a dar risposta. Sia mai che finisco col partorire qualcosa.
In attesa che tu faccia le pulci alle mie elucubrazioni. &quot;
Io sono molto più presuntuoso di te, e sostengo che siano in questione i limiti dei ragazzi di Nazione Indiana, e non i tuoi. Innanzitutto, la maggior parte dei loro dibattiti mi sembra mimata.  In secondo luogo, sembra che abbiano difficoltà a concentrarsi attorno ad un concetto chiaro, ed a farlo in modo comprensibile. Si resta sempre nel vago, dove è persino difficile sbagliare...quale che sia l&#039;idea di errore. Ora, a parte il fatto che non sono uno sprovveduto, a parte il fatto che, con una luminosa eccezione, su Nazione Indiana non si vedono studiosi di letteratura (e perciò mi chiedo cosa discutano a fare); tutto quel rumore, per come la vedo io, hai connotati dell&#039;impostura (utilizzo il termine nell&#039;accezione sartriana, ma in qualunque altra non sarebbe fuori luogo). Una specie di autorappresentazione di se stessi &quot;come&quot;: e tu devi riempire il &quot;come&quot; di prevedibili inchini, segni di riverenza, attributi della letteratura malamente intesa e pateticamente recitata. Per come la vedo io, mancano di vere e proprie idee, è molto semplice.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Spettatrice, tutto ciò che hai scritto era una premessa indispensabile, non mi sembra per nulla obnubilata. Sono d&#8217;accordo punto per punto, sarebbe stato d&#8217;accordo pure Sartre (mi prendo questa innocua responsabilità, nessuno avrà il coraggio di negarlo sulla base delle sue parole). Senza la coerenza non si va da nessuna parte; l&#8217;avevo già &#8220;presa per buona&#8221;, ma ti ringrazio della lucidissima spiegazione. Al fondamento stesso della filosofia dell&#8217;esistenza c&#8217;è il problema dell&#8217;onestà, o la sua versione (lievemente declinata) della &#8220;autenticità&#8221;. Mi sento un po&#8217; come un aguzzino, ma insisto: già prima di Sartre, il problema del poter-essere-se-stessi, per utilizzare la formula filosofica più di moda, si poneva di fronte ai limiti del mondo e dell&#8217;individuo: da una parte i fatti e la reazione ai fatti, dall&#8217;altra la  progettualità di un uomo, all&#8217;interno di un pensiero che lo PRETENDE consapevole, e spesso coerente fino alle estreme conseguenze. E&#8217; un pensiero rischioso, è questo il punto. La coerenza non è tutto, ma io (impersonale) la voglio. Senza di essa, ogni altro genere di pretesa viene a mancare persino di fondamento logico. In nome di cosa potrei mai pretendere alcunché se non di un coraggio che deriva dalla coerenza dei miei atti e dei miei pensieri? E in più, in nome di quale logica, se quella per cui dall&#8217;idea si passa all&#8217;azione, senza fare dell&#8217;idea un trastullo e dell&#8217;azione un caso fortunato? Noi vogliamo agire in piena consapevolezza!<br />
(ovviamente, tutto ciò è semplificato e sembra macchietta:  ma l&#8217;apparenza, in questo caso, fa torto alla sostanza, perché siamo &#8220;seri&#8221; fino in fondo).<br />
Allo stesso modo io mi sento defraudata della mia capacita&#8217; di dare senso a discussioni come quelle su NI quando non mi e&#8217; per niente chiaro che cosa stanno cercando di evidenziare gli interlocutori oltre a luoghi comuni e generiche affermazioni sul mondo editoriale. In poche parole non riesco a distinguere le loro differenze e complessita&#8217; neanche quando sembra si stiano scannando per qualcosa: mi sembrano indistinti e intercambiabili e &#8230;vabbe&#8217;<br />
hai scritto:<br />
&#8220;Allo stesso modo io mi sento defraudata della mia capacita&#8217; di dare senso a discussioni come quelle su NI quando non mi e&#8217; per niente chiaro che cosa stanno cercando di evidenziare gli interlocutori oltre a luoghi comuni e generiche affermazioni sul mondo editoriale. In poche parole non riesco a distinguere le loro differenze e complessita&#8217; neanche quando sembra si stiano scannando per qualcosa: mi sembrano indistinti e intercambiabili e &#8230;vabbe&#8217;<br />
Certo si tratta di miei limiti di comprensione e, visto che il filosofare non mi appartiene, anche di limiti come strumenti di analisi, per questo sono contenta (nonostante la febbre) di dovermi sforzare a dar risposta. Sia mai che finisco col partorire qualcosa.<br />
In attesa che tu faccia le pulci alle mie elucubrazioni. &#8221;<br />
Io sono molto più presuntuoso di te, e sostengo che siano in questione i limiti dei ragazzi di Nazione Indiana, e non i tuoi. Innanzitutto, la maggior parte dei loro dibattiti mi sembra mimata.  In secondo luogo, sembra che abbiano difficoltà a concentrarsi attorno ad un concetto chiaro, ed a farlo in modo comprensibile. Si resta sempre nel vago, dove è persino difficile sbagliare&#8230;quale che sia l&#8217;idea di errore. Ora, a parte il fatto che non sono uno sprovveduto, a parte il fatto che, con una luminosa eccezione, su Nazione Indiana non si vedono studiosi di letteratura (e perciò mi chiedo cosa discutano a fare); tutto quel rumore, per come la vedo io, hai connotati dell&#8217;impostura (utilizzo il termine nell&#8217;accezione sartriana, ma in qualunque altra non sarebbe fuori luogo). Una specie di autorappresentazione di se stessi &#8220;come&#8221;: e tu devi riempire il &#8220;come&#8221; di prevedibili inchini, segni di riverenza, attributi della letteratura malamente intesa e pateticamente recitata. Per come la vedo io, mancano di vere e proprie idee, è molto semplice.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: ilpostodellalavanderianotturna.it		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/dice-sartre/comment-page-1/#comment-76492</link>

		<dc:creator><![CDATA[ilpostodellalavanderianotturna.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Apr 2005 19:04:41 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/2005/04/23/dice-sartre/#comment-76492</guid>

					<description><![CDATA[Spettatrix, però forse tu hai ragione e sono tonta io. O ho ragione io, e...no, tu non saresti tonta, solamente saresti più attrezzata alla vita. Oppure, 3. bisogna vivere come se: come se gli altri fossero in buona fede: Come se gli altri quando ti dicono, &quot;Ma io non volevo dire quello!&quot;, davvero non avessero voluto dire, quello. Se no, io (mi sto riferendo a NI) perchè prendo per buone certe forme di aggressività (dico, sono determinate da fondamentale onestà di fondo? Siccome è di senso di responsabilità, onestà intellettuale, che si sta parlando, perchè non mi spieghi bene quel punto, visto che tu sei raffredata e io sto nella solita lavanderia notturna ad aspettare che il tempo passi?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Spettatrix, però forse tu hai ragione e sono tonta io. O ho ragione io, e&#8230;no, tu non saresti tonta, solamente saresti più attrezzata alla vita. Oppure, 3. bisogna vivere come se: come se gli altri fossero in buona fede: Come se gli altri quando ti dicono, &#8220;Ma io non volevo dire quello!&#8221;, davvero non avessero voluto dire, quello. Se no, io (mi sto riferendo a NI) perchè prendo per buone certe forme di aggressività (dico, sono determinate da fondamentale onestà di fondo? Siccome è di senso di responsabilità, onestà intellettuale, che si sta parlando, perchè non mi spieghi bene quel punto, visto che tu sei raffredata e io sto nella solita lavanderia notturna ad aspettare che il tempo passi?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: spettatrice		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/dice-sartre/comment-page-1/#comment-76491</link>

		<dc:creator><![CDATA[spettatrice]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Apr 2005 19:04:36 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/2005/04/23/dice-sartre/#comment-76491</guid>

					<description><![CDATA[....che ci permette di non raccontarcela e di non raccontarla, ma di vivere con una basilare onesta&#039; .......
al posto di onesta&#039; meglio sarebbe dire coerenza...sorry]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8230;.che ci permette di non raccontarcela e di non raccontarla, ma di vivere con una basilare onesta&#8217; &#8230;&#8230;.<br />
al posto di onesta&#8217; meglio sarebbe dire coerenza&#8230;sorry</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: spettatrice		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/dice-sartre/comment-page-1/#comment-76490</link>

		<dc:creator><![CDATA[spettatrice]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Apr 2005 17:04:30 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/2005/04/23/dice-sartre/#comment-76490</guid>

					<description><![CDATA[Roquentin, dannazione :-) mi costringi a pensare e spiegare anche se l&#039;unica cosa che voglio e&#039; bere un te e mettermi a letto per smaltire questo penoso raffreddore. Vabbe&#039; ti dovrai accontentare dei miei limiti e della mia ovattata sensibilità (mi sembra infatti di avere il cervello pieno di cotone idrofilo, altro che memi, mementi o memoria)
Nella mia ovatta la &#039;consapevolezza&#039; e&#039; una base di partenza in cui, a seconda delle persone, possono rientrare visioni del mondo molto differenti ed e&#039; quel sentire, teorizzare, agire che ci permette di non raccontarcela e di non raccontarla, ma di vivere con una basilare onesta&#039; intellettuale e di azione sia nei nostri confronti che nei confronti del mondo. Ritornando al tuo esempio di Hitler e alla mia descrizione di consapevolezza posso dire che sì Lui era sicuramente consapevole e agiva in funzione del mondo che voleva creare. Altrettanto consapevoli erano i partigiani che si opponevano alle sue truppe.
Quindi con &#039;conta&#039; non esprimevo un giudizio morale.
Se adesso ti stai chiedendo perchè reputo la &#039;consapevolezza&#039; tanto importante anche se comprende Hitler e il partigiano e&#039; presto detto: perchè penso che sia la base di una vera dialettica tra umani. Non c&#039;e&#039; dialogo ne&#039; crescita quando si ha la pretesa di essere e agire facendo finta che tutto sia accozzaglia indistinta e informe. Molti se lo raccontano e ce lo raccontano, ma c&#039;è una sostanziale malafede di fondo. Per questo credo che ci faccia stare così male il fatto di assimilare ex salo&#039; a ex partigiani. Ci stanno defraudando non solo della memoria storica, ma anche della possibilita&#039; di definire noi stessi.
Allo stesso modo io mi sento defraudata della mia capacita&#039; di dare senso a discussioni come quelle su NI quando non mi e&#039; per niente chiaro che cosa stanno cercando di evidenziare gli interlocutori oltre a luoghi comuni e generiche affermazioni sul mondo editoriale. In poche parole non riesco a distinguere le loro differenze e complessita&#039; neanche quando sembra si stiano scannando per qualcosa: mi sembrano indistinti e intercambiabili e ...vabbe&#039;
Certo si tratta di miei limiti di comprensione e, visto che il filosofare non mi appartiene, anche di limiti come strumenti di analisi, per questo sono contenta (nonostante la febbre) di dovermi sforzare a dar risposta. Sia mai che finisco col partorire qualcosa.
In attesa che tu faccia le pulci alle mie elucubrazioni.
Besos
Piccola parentesi
Vero poi che i libri sono merci e che la funzione sociale si sottrae a autori e lettori. Volendo essere pessimisti, si potrebbe dire che si sottrae e basta, poi che si e&#039; atrofizzata e morta. A quel punto potremo anche chiederci se noi siamo vivi e lo siamo mai stati. Non dico di avere ottimismo, ma almeno che so, facciamoci un sorriso, continuiamo a scriverci e facciamo pure qualcosa di pratico che altrimenti al raffreddore si aggiunge la depressione.
In riferimerimento a uno dei post di cui sopra, trovare un pò dell&#039;energia della nonna di Switters non puo&#039; che farci bene.
Insomma Roquentin, per concludere con uno dei detti WM (e non solo loro): si puo&#039; quel che si fa.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Roquentin, dannazione 🙂 mi costringi a pensare e spiegare anche se l&#8217;unica cosa che voglio e&#8217; bere un te e mettermi a letto per smaltire questo penoso raffreddore. Vabbe&#8217; ti dovrai accontentare dei miei limiti e della mia ovattata sensibilità (mi sembra infatti di avere il cervello pieno di cotone idrofilo, altro che memi, mementi o memoria)<br />
Nella mia ovatta la &#8216;consapevolezza&#8217; e&#8217; una base di partenza in cui, a seconda delle persone, possono rientrare visioni del mondo molto differenti ed e&#8217; quel sentire, teorizzare, agire che ci permette di non raccontarcela e di non raccontarla, ma di vivere con una basilare onesta&#8217; intellettuale e di azione sia nei nostri confronti che nei confronti del mondo. Ritornando al tuo esempio di Hitler e alla mia descrizione di consapevolezza posso dire che sì Lui era sicuramente consapevole e agiva in funzione del mondo che voleva creare. Altrettanto consapevoli erano i partigiani che si opponevano alle sue truppe.<br />
Quindi con &#8216;conta&#8217; non esprimevo un giudizio morale.<br />
Se adesso ti stai chiedendo perchè reputo la &#8216;consapevolezza&#8217; tanto importante anche se comprende Hitler e il partigiano e&#8217; presto detto: perchè penso che sia la base di una vera dialettica tra umani. Non c&#8217;e&#8217; dialogo ne&#8217; crescita quando si ha la pretesa di essere e agire facendo finta che tutto sia accozzaglia indistinta e informe. Molti se lo raccontano e ce lo raccontano, ma c&#8217;è una sostanziale malafede di fondo. Per questo credo che ci faccia stare così male il fatto di assimilare ex salo&#8217; a ex partigiani. Ci stanno defraudando non solo della memoria storica, ma anche della possibilita&#8217; di definire noi stessi.<br />
Allo stesso modo io mi sento defraudata della mia capacita&#8217; di dare senso a discussioni come quelle su NI quando non mi e&#8217; per niente chiaro che cosa stanno cercando di evidenziare gli interlocutori oltre a luoghi comuni e generiche affermazioni sul mondo editoriale. In poche parole non riesco a distinguere le loro differenze e complessita&#8217; neanche quando sembra si stiano scannando per qualcosa: mi sembrano indistinti e intercambiabili e &#8230;vabbe&#8217;<br />
Certo si tratta di miei limiti di comprensione e, visto che il filosofare non mi appartiene, anche di limiti come strumenti di analisi, per questo sono contenta (nonostante la febbre) di dovermi sforzare a dar risposta. Sia mai che finisco col partorire qualcosa.<br />
In attesa che tu faccia le pulci alle mie elucubrazioni.<br />
Besos<br />
Piccola parentesi<br />
Vero poi che i libri sono merci e che la funzione sociale si sottrae a autori e lettori. Volendo essere pessimisti, si potrebbe dire che si sottrae e basta, poi che si e&#8217; atrofizzata e morta. A quel punto potremo anche chiederci se noi siamo vivi e lo siamo mai stati. Non dico di avere ottimismo, ma almeno che so, facciamoci un sorriso, continuiamo a scriverci e facciamo pure qualcosa di pratico che altrimenti al raffreddore si aggiunge la depressione.<br />
In riferimerimento a uno dei post di cui sopra, trovare un pò dell&#8217;energia della nonna di Switters non puo&#8217; che farci bene.<br />
Insomma Roquentin, per concludere con uno dei detti WM (e non solo loro): si puo&#8217; quel che si fa.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: elio-c		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/dice-sartre/comment-page-1/#comment-76489</link>

		<dc:creator><![CDATA[elio-c]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Apr 2005 06:04:54 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/2005/04/23/dice-sartre/#comment-76489</guid>

					<description><![CDATA[Ringrazio Roquentin per la cortese risposta, i cui contenuti mi trovano in sostanziale sintonia. Concordo anche sui &quot;memi&quot;, il cui concetto adoperavo soltanto per l&#039;opportunità di &quot;dirla in breve&quot;. Ciao]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ringrazio Roquentin per la cortese risposta, i cui contenuti mi trovano in sostanziale sintonia. Concordo anche sui &#8220;memi&#8221;, il cui concetto adoperavo soltanto per l&#8217;opportunità di &#8220;dirla in breve&#8221;. Ciao</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: diamonds		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/dice-sartre/comment-page-1/#comment-76488</link>

		<dc:creator><![CDATA[diamonds]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Apr 2005 23:04:10 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/2005/04/23/dice-sartre/#comment-76488</guid>

					<description><![CDATA[sbaglierò,ma a me pare che le vostre visioni siano infettate(nel senso più notturno del termine) più che dal Sartre-pensiero dai batteri del Fumo di Turgenev]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>sbaglierò,ma a me pare che le vostre visioni siano infettate(nel senso più notturno del termine) più che dal Sartre-pensiero dai batteri del Fumo di Turgenev</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: roquentin		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/dice-sartre/comment-page-1/#comment-76487</link>

		<dc:creator><![CDATA[roquentin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Apr 2005 19:04:32 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/2005/04/23/dice-sartre/#comment-76487</guid>

					<description><![CDATA[per spettatrice, quandi dici:
&quot;Giusto per finire: dal mio punto di vista (oltremodo modesto) è la consapevolezza che conta, il sapere dove ci si trova e cosa si sta facendo (da qualsiasi punto di vista uno voglia valutare la cosa: marxista, di destra o altro), le opere poi prendono strada da sole e sono loro e l&#039;autore a fare quella funzione sociale che puo&#039; beccarsi dagli applausi agli insulti e dare avvio alle rivoluzioni o ai forni crematori. In sintesi: che non se la raccontino e che non ce la raccontino.&quot;
Ma la consapevolezza non è tutto se con quel &quot;conta&quot; vuoi esprimere un giudizio morale. Pare che Adolf Hitler fosse un uomo perfettamente consapevole dei propri atti, lucidamente progettati e terribilmente portati a compimento (o quasi).  La consapevolezza ha bisogno ancora di qualcosa, ed è per la ricerca di questo &quot;supplemento&quot; che si può tirare ancora in ballo Sartre (che non risolse certo il problema, perché &quot;morì domandando&quot;). Prendi per un istante Sartre come un simbolo (lo è di certo, simbolo di qualcosa: ma prendilo come un simbolo attenuato): onestà, responsabilità, libertà: giustizia. La consapevolezza è compresa nel prezzo, ma come si arriva alla giustizia, su che muro bisogna sbattere la testa dal momento che dio è morto e sepolto? La vecchia questione &quot;se dio è morto tutto è concesso&quot; deve trovare una soluzione adatta. La risposta: tocca a noi stabilire la direzione, quando non sia vincolante per tutti, diviene fallimentare. E non è vincolante per tutti, in nessun modo...chiunque la può rifiutare, e di fatto così accade. Io dico che &quot;scelgo di scegliere&quot;, (io, non Sartre, adesso): non ogni atto è equivalente ad ogni altro atto, non mi piace il nichilismo, voglio la mia volontà: i suoi atti, cioè la sua deriva, fabbricano uno spazio che non è, per costituzione, una gabbia. Compio atti nel mondo, e non li compio da istruttore di menti, né vado ammaestrando alcuno alle mie briciole di filosofia (come direbbe Adorno): la mia scelta e miei atti si sottopongono all&#039;altrui giudizio. Perdo oggi e perderò domani, ma non sono in cerca della vittoria. Voglio una vita, e che sia autentica.
Una nota a margine: la funzione sociale si sottrae, purtroppo, al limitato potere dell&#039;autore, e spesso a quello del lettore. Prima ancora di essere letteratura i libri sono merci, prodotti che entrano in un mercato, con le inevitabili e convenienti etichette (le etichette non badano mai alle intenzioni dell&#039;autore).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>per spettatrice, quandi dici:<br />
&#8220;Giusto per finire: dal mio punto di vista (oltremodo modesto) è la consapevolezza che conta, il sapere dove ci si trova e cosa si sta facendo (da qualsiasi punto di vista uno voglia valutare la cosa: marxista, di destra o altro), le opere poi prendono strada da sole e sono loro e l&#8217;autore a fare quella funzione sociale che puo&#8217; beccarsi dagli applausi agli insulti e dare avvio alle rivoluzioni o ai forni crematori. In sintesi: che non se la raccontino e che non ce la raccontino.&#8221;<br />
Ma la consapevolezza non è tutto se con quel &#8220;conta&#8221; vuoi esprimere un giudizio morale. Pare che Adolf Hitler fosse un uomo perfettamente consapevole dei propri atti, lucidamente progettati e terribilmente portati a compimento (o quasi).  La consapevolezza ha bisogno ancora di qualcosa, ed è per la ricerca di questo &#8220;supplemento&#8221; che si può tirare ancora in ballo Sartre (che non risolse certo il problema, perché &#8220;morì domandando&#8221;). Prendi per un istante Sartre come un simbolo (lo è di certo, simbolo di qualcosa: ma prendilo come un simbolo attenuato): onestà, responsabilità, libertà: giustizia. La consapevolezza è compresa nel prezzo, ma come si arriva alla giustizia, su che muro bisogna sbattere la testa dal momento che dio è morto e sepolto? La vecchia questione &#8220;se dio è morto tutto è concesso&#8221; deve trovare una soluzione adatta. La risposta: tocca a noi stabilire la direzione, quando non sia vincolante per tutti, diviene fallimentare. E non è vincolante per tutti, in nessun modo&#8230;chiunque la può rifiutare, e di fatto così accade. Io dico che &#8220;scelgo di scegliere&#8221;, (io, non Sartre, adesso): non ogni atto è equivalente ad ogni altro atto, non mi piace il nichilismo, voglio la mia volontà: i suoi atti, cioè la sua deriva, fabbricano uno spazio che non è, per costituzione, una gabbia. Compio atti nel mondo, e non li compio da istruttore di menti, né vado ammaestrando alcuno alle mie briciole di filosofia (come direbbe Adorno): la mia scelta e miei atti si sottopongono all&#8217;altrui giudizio. Perdo oggi e perderò domani, ma non sono in cerca della vittoria. Voglio una vita, e che sia autentica.<br />
Una nota a margine: la funzione sociale si sottrae, purtroppo, al limitato potere dell&#8217;autore, e spesso a quello del lettore. Prima ancora di essere letteratura i libri sono merci, prodotti che entrano in un mercato, con le inevitabili e convenienti etichette (le etichette non badano mai alle intenzioni dell&#8217;autore).</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: roquentin		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/dice-sartre/comment-page-1/#comment-76486</link>

		<dc:creator><![CDATA[roquentin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Apr 2005 19:04:26 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/2005/04/23/dice-sartre/#comment-76486</guid>

					<description><![CDATA[Per Elio.
Evitare i malintesi non è, evidentemente, la cosa che mi riesce meglio. Quale mondo disprezzo? Certo, alla maniera di Camus griderei volentieri contro il dio inoperoso e distratto, ma mi mancano le forze, e in ogni caso sarebbe un &quot;dovere da personaggio&quot;, perché un ateo sano di mente non ha nulla da dire a chi non si preoccupa nemmeno di esistere. Io amo gli uomini, non ho amato altro che uomini (non in senso di genere, ma di specie): non tutti, ma alcuni. Non posso amare l&#039;umanità, perché il mio irreligioso amore non prevede altra possibilità che d&#039;essere intimo. Disprezzo il mondo solo in quanto lo giudico &quot;fatto male&quot;, come disprezzerei l&#039;opera di un demiurgo, se tale demiurgo fosse mai esistito: perciò giudico e disprezzo l&#039;opera degli uomini che si chiama mondo, è vero: ma da un punto di vista storico, perché ciò che non mi piace è fissato in modi, legislazioni e costumi che non sono nati dalla barbarie delle  bestie e che si possono cambiare. Il mio disprezzo ha un valore politico, serve a dire: non sono soddisfatto, non lo sarò mai, non dovete essere soddisfatti, non dovete esserlo mai. Giacché non sono un profeta, né aspiro ad esserlo, tutta questa è una prolissa spiegazione per metafore e paradossi. E&#039; la società che non mi piace, ma fai attenzione: questo pensiero contiene un ottimismo della volontà praticamente illimitato, ed una illimitata fiducia nella capacità degli uomini di cambiare e migliorare. Quante persone potevano leggere e studiare nel medioevo? Quante possono  leggere e studiare oggi? Quanti morivano per malattie che si pensava fossero incurabili?
Si migliora, ma non basta.
Quanti, oggi, muoiono prima ancora di poter pensare, di fame e di stenti? Di chi dovrebbe essere la responsabilità, in un mondo in cui le bestie non amministrano nulla, e l&#039;organizzazione è nelle mani di una sola specie? (più, certamente, di quella pseudo organizzazione che è l&#039;ecosistema).
Brevemente, sui memi. Non ci sono memi nella mia testa: i memi sono un&#039;ipotesi scientifica, o a carattere scientifico, da Dawkins a Dennett, che serve a spiegare un gruppo di fenomeni che si può spiegare benissimo senza di essi. In più, tendono a spiegare fenomeni di cui è già complicato constatare la veridicità, fenomeni di tipo sociale, oserei dire. Ho certamente dei geni: ma che io abbia dei memi, dipende soltanto dalla mia accettazione o meno di una certa spiegazione pseudoscientifica (alla fine, lo dico: riduzionista).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per Elio.<br />
Evitare i malintesi non è, evidentemente, la cosa che mi riesce meglio. Quale mondo disprezzo? Certo, alla maniera di Camus griderei volentieri contro il dio inoperoso e distratto, ma mi mancano le forze, e in ogni caso sarebbe un &#8220;dovere da personaggio&#8221;, perché un ateo sano di mente non ha nulla da dire a chi non si preoccupa nemmeno di esistere. Io amo gli uomini, non ho amato altro che uomini (non in senso di genere, ma di specie): non tutti, ma alcuni. Non posso amare l&#8217;umanità, perché il mio irreligioso amore non prevede altra possibilità che d&#8217;essere intimo. Disprezzo il mondo solo in quanto lo giudico &#8220;fatto male&#8221;, come disprezzerei l&#8217;opera di un demiurgo, se tale demiurgo fosse mai esistito: perciò giudico e disprezzo l&#8217;opera degli uomini che si chiama mondo, è vero: ma da un punto di vista storico, perché ciò che non mi piace è fissato in modi, legislazioni e costumi che non sono nati dalla barbarie delle  bestie e che si possono cambiare. Il mio disprezzo ha un valore politico, serve a dire: non sono soddisfatto, non lo sarò mai, non dovete essere soddisfatti, non dovete esserlo mai. Giacché non sono un profeta, né aspiro ad esserlo, tutta questa è una prolissa spiegazione per metafore e paradossi. E&#8217; la società che non mi piace, ma fai attenzione: questo pensiero contiene un ottimismo della volontà praticamente illimitato, ed una illimitata fiducia nella capacità degli uomini di cambiare e migliorare. Quante persone potevano leggere e studiare nel medioevo? Quante possono  leggere e studiare oggi? Quanti morivano per malattie che si pensava fossero incurabili?<br />
Si migliora, ma non basta.<br />
Quanti, oggi, muoiono prima ancora di poter pensare, di fame e di stenti? Di chi dovrebbe essere la responsabilità, in un mondo in cui le bestie non amministrano nulla, e l&#8217;organizzazione è nelle mani di una sola specie? (più, certamente, di quella pseudo organizzazione che è l&#8217;ecosistema).<br />
Brevemente, sui memi. Non ci sono memi nella mia testa: i memi sono un&#8217;ipotesi scientifica, o a carattere scientifico, da Dawkins a Dennett, che serve a spiegare un gruppo di fenomeni che si può spiegare benissimo senza di essi. In più, tendono a spiegare fenomeni di cui è già complicato constatare la veridicità, fenomeni di tipo sociale, oserei dire. Ho certamente dei geni: ma che io abbia dei memi, dipende soltanto dalla mia accettazione o meno di una certa spiegazione pseudoscientifica (alla fine, lo dico: riduzionista).</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: elio-c		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/dice-sartre/comment-page-1/#comment-76485</link>

		<dc:creator><![CDATA[elio-c]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Apr 2005 09:04:40 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/2005/04/23/dice-sartre/#comment-76485</guid>

					<description><![CDATA[Dannazione, quando si riedita dalle finestrelle di input, si introducono più nuovi errori di quanti non si eliminino. Vabbé.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dannazione, quando si riedita dalle finestrelle di input, si introducono più nuovi errori di quanti non si eliminino. Vabbé.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
	</channel>
</rss>
