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	Commenti a: DONNE CHE SCRIVONO, DONNE CHE LEGGONO	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		Di: donatella		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/donne-che-scrivono-donne-che-leggono/comment-page-1/#comment-116841</link>

		<dc:creator><![CDATA[donatella]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Feb 2011 18:43:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Penso sia diverso citare una persona, un autore, una posizione, un comportamento. Ma penso anche che sia anche molto apprezzabile evitare di identificare una persona con un comportamento o con una posizione quando si sa che questi possono mutare. Piuttosto osservo anch&#039;io una tendenza a usare taluni accostamenti allo scopo di screditare persone o fissarle su posizioni che non ci sono piaciute, pertanto mi convince l&#039;osservazione di Anna Bravo che contiene l&#039;indicazione a un maggiore rispetto e a cercare di accogliere l&#039;altro per ciò che è disposto a mostrare di sé. A me, ad esempio, capita di fare riferimento a ciò che so già di qualcuno perdendo così la possibilità di relazionarmi a ciò che in lui/lei è evoluto, cambiato. Devo dire che non è facile rinunciare all&#039;idea che ci si fa di qualcuno e che anzi, un po&#039; si soffra a farne a meno per aprirsi a ciò che può essere nuovo. E&#039; come se si rinunciasse al proprio bagaglio di informazioni e non si pensa che così si rischia di affidarsi ai pregiudizi, o a giudizi che appartengono alla nostra esperienza, ma al passato. Prendo la riflessione di Anna Bravo, come l&#039;occasione per un esercizio da fare, ovvero quello di cercare di fare qualche astrazione in più rispetto a quelle che (non) mi vengono spontanee. Insomma penso che ci sia una indicazione di grande civiltà nei rapporti nelle considerazioni della Bravo, quelle che stanno pericolosamente venendo a mancare in questa brutalizzazione progressiva della nostra faticosa convivenza.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Penso sia diverso citare una persona, un autore, una posizione, un comportamento. Ma penso anche che sia anche molto apprezzabile evitare di identificare una persona con un comportamento o con una posizione quando si sa che questi possono mutare. Piuttosto osservo anch&#8217;io una tendenza a usare taluni accostamenti allo scopo di screditare persone o fissarle su posizioni che non ci sono piaciute, pertanto mi convince l&#8217;osservazione di Anna Bravo che contiene l&#8217;indicazione a un maggiore rispetto e a cercare di accogliere l&#8217;altro per ciò che è disposto a mostrare di sé. A me, ad esempio, capita di fare riferimento a ciò che so già di qualcuno perdendo così la possibilità di relazionarmi a ciò che in lui/lei è evoluto, cambiato. Devo dire che non è facile rinunciare all&#8217;idea che ci si fa di qualcuno e che anzi, un po&#8217; si soffra a farne a meno per aprirsi a ciò che può essere nuovo. E&#8217; come se si rinunciasse al proprio bagaglio di informazioni e non si pensa che così si rischia di affidarsi ai pregiudizi, o a giudizi che appartengono alla nostra esperienza, ma al passato. Prendo la riflessione di Anna Bravo, come l&#8217;occasione per un esercizio da fare, ovvero quello di cercare di fare qualche astrazione in più rispetto a quelle che (non) mi vengono spontanee. Insomma penso che ci sia una indicazione di grande civiltà nei rapporti nelle considerazioni della Bravo, quelle che stanno pericolosamente venendo a mancare in questa brutalizzazione progressiva della nostra faticosa convivenza.</p>
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		Di: valentina		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/donne-che-scrivono-donne-che-leggono/comment-page-1/#comment-116840</link>

		<dc:creator><![CDATA[valentina]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Feb 2011 14:43:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La coppia vincente/perdente esiste anche in altre lingue, per esempio in inglese, dove soprattutto &quot;loser&quot; si usa nel parlato per indicare un fallito  (e.g. you&#039;re a loser) ; il contrario &quot;winner&quot; indica la persona di successo, ma è spesso usato in modo sarcastico (per qualcuno che pensa di essere persona di mondo) o semplicemente antifrastico, oppure acquista una marea di altri significati. Non so quanto tale espressione sia diffusa nell&#039;italiano di oggi: in italiano resistono ancora altre espressioni, se vogliamo ancor più connotate e sessiste, come &quot;vincere la battaglia&quot; o anche &quot;il vincitore morale&quot; (legata forse a un certo episodio di storia sportiva). Sicuramente l&#039;immagine del &quot;vincente&quot; ricorda molto una certa etica dello yuppismo e del rampantismo anni 80 e non sono sicura che sia un&#039;involuzione specifica di questi anni.
Mi sembra più interessante la questione del distinguere &quot;identità&quot; (monolitica ed essenzialista) vs. &quot;singolarità&quot; (che è quella delle pratiche e dei comportamenti). In questi anni molte riflessioni condivisibili sono state formulate sui limiti e sui pericoli dell&#039;identità (in italia ne ha scritto Francesco Remotti, mi pare), e sappiamo tutti che fare i nomi è come puntare l&#039;indice contro i &quot;cattivi&quot; (o i &quot;perdenti&quot;), però sinceramente non credo che la genericità sia una buona alternativa. Penso che si possano trovare altre strade per imparare, appunto, a problematizzare comportamenti e responsabilità soggettivi, senza nascondersi dietro a persone retoriche e locuzioni tuttofare.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La coppia vincente/perdente esiste anche in altre lingue, per esempio in inglese, dove soprattutto &#8220;loser&#8221; si usa nel parlato per indicare un fallito  (e.g. you&#8217;re a loser) ; il contrario &#8220;winner&#8221; indica la persona di successo, ma è spesso usato in modo sarcastico (per qualcuno che pensa di essere persona di mondo) o semplicemente antifrastico, oppure acquista una marea di altri significati. Non so quanto tale espressione sia diffusa nell&#8217;italiano di oggi: in italiano resistono ancora altre espressioni, se vogliamo ancor più connotate e sessiste, come &#8220;vincere la battaglia&#8221; o anche &#8220;il vincitore morale&#8221; (legata forse a un certo episodio di storia sportiva). Sicuramente l&#8217;immagine del &#8220;vincente&#8221; ricorda molto una certa etica dello yuppismo e del rampantismo anni 80 e non sono sicura che sia un&#8217;involuzione specifica di questi anni.<br />
Mi sembra più interessante la questione del distinguere &#8220;identità&#8221; (monolitica ed essenzialista) vs. &#8220;singolarità&#8221; (che è quella delle pratiche e dei comportamenti). In questi anni molte riflessioni condivisibili sono state formulate sui limiti e sui pericoli dell&#8217;identità (in italia ne ha scritto Francesco Remotti, mi pare), e sappiamo tutti che fare i nomi è come puntare l&#8217;indice contro i &#8220;cattivi&#8221; (o i &#8220;perdenti&#8221;), però sinceramente non credo che la genericità sia una buona alternativa. Penso che si possano trovare altre strade per imparare, appunto, a problematizzare comportamenti e responsabilità soggettivi, senza nascondersi dietro a persone retoriche e locuzioni tuttofare.</p>
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		Di: Paolo1984		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/donne-che-scrivono-donne-che-leggono/comment-page-1/#comment-116839</link>

		<dc:creator><![CDATA[Paolo1984]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Feb 2011 14:33:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Io la parola &quot;perdente&quot; e anche &quot;sfigato&quot; l&#039;ho usata per definire i puttanieri..forse avrei potuto usare &quot;sfortunato&quot; o &quot;triste&quot;, ma mi sembrava che questi  termini rendessero meglio l&#039;idea, mi dispiace se ho ispirato istinti violenti in Anna Bravo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Io la parola &#8220;perdente&#8221; e anche &#8220;sfigato&#8221; l&#8217;ho usata per definire i puttanieri..forse avrei potuto usare &#8220;sfortunato&#8221; o &#8220;triste&#8221;, ma mi sembrava che questi  termini rendessero meglio l&#8217;idea, mi dispiace se ho ispirato istinti violenti in Anna Bravo.</p>
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		Di: luziferszorn		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/donne-che-scrivono-donne-che-leggono/comment-page-1/#comment-116838</link>

		<dc:creator><![CDATA[luziferszorn]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Feb 2011 09:37:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Grazie della risposta. Già avevo un sospetto che ci si rivolgessi a qualcuno in particolare ma ora ne ho la certezza. In ogni caso il discorso sull&#039;involuzione del linguaggio è una cosa che nulla ha a che vedere con l&#039;individuazione di una parte del collettivo di una società, alla quale indirizzare delle critiche, e che di volta in volta può essere una parte che lede, una parte lesa, una parte al potere, una all&#039;opposizione, una che abbracci una causa piuttosto che un&#039;atra. Insomma, poi ognuno usa il proprio stile e gli altri idem rispondendo. Questa è la democrazia (vero Binaghi?).
Anyway concordo sul discorso del linguaggio, peraltro ne ha parlato ieri sea anche Vendola da Santoro dopo aver sentito Grillo che sparava &quot;calci nel culo a profusione&quot; per tutti. Vendola però parte col piede sbagliato, perché poi rischia di poeticizzare troppo il linguaggio, con metafore talvolta oscure, talvolta ridondanti. Certo meglio il linguaggio poetico-declamato di Vendola a quello della lega. Nel mio piccolo è da anni, ad esempio, che cerco di evitare l&#039;uso della parola &quot;cazzo&quot; volta a rappresentare elementi e giudizi negativi. E&#039; dura, molto dura liberarsi di alcuni vizi imposti per costume acquisito dalla collettività, specie quando dall&#039;altra parte ti rispondono che sono solo fissazioni. Penso cioè che il Maschio abbia problemi a guardare alla propria sessualità come a qualcosa di meraviglioso, al pene in particolare. Allora chiedo a voi donne cosa pensate, e se non vi infastidisce usare il termine &quot;figata&quot; per il meravioglioso e &quot;cazzata&quot; per l&#039;orrendo o cmq il deprecabile. (su, così ci perdiamo via un po&#039;; poi domani mi taccio e che Venere ce la mandi buona).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie della risposta. Già avevo un sospetto che ci si rivolgessi a qualcuno in particolare ma ora ne ho la certezza. In ogni caso il discorso sull&#8217;involuzione del linguaggio è una cosa che nulla ha a che vedere con l&#8217;individuazione di una parte del collettivo di una società, alla quale indirizzare delle critiche, e che di volta in volta può essere una parte che lede, una parte lesa, una parte al potere, una all&#8217;opposizione, una che abbracci una causa piuttosto che un&#8217;atra. Insomma, poi ognuno usa il proprio stile e gli altri idem rispondendo. Questa è la democrazia (vero Binaghi?).<br />
Anyway concordo sul discorso del linguaggio, peraltro ne ha parlato ieri sea anche Vendola da Santoro dopo aver sentito Grillo che sparava &#8220;calci nel culo a profusione&#8221; per tutti. Vendola però parte col piede sbagliato, perché poi rischia di poeticizzare troppo il linguaggio, con metafore talvolta oscure, talvolta ridondanti. Certo meglio il linguaggio poetico-declamato di Vendola a quello della lega. Nel mio piccolo è da anni, ad esempio, che cerco di evitare l&#8217;uso della parola &#8220;cazzo&#8221; volta a rappresentare elementi e giudizi negativi. E&#8217; dura, molto dura liberarsi di alcuni vizi imposti per costume acquisito dalla collettività, specie quando dall&#8217;altra parte ti rispondono che sono solo fissazioni. Penso cioè che il Maschio abbia problemi a guardare alla propria sessualità come a qualcosa di meraviglioso, al pene in particolare. Allora chiedo a voi donne cosa pensate, e se non vi infastidisce usare il termine &#8220;figata&#8221; per il meravioglioso e &#8220;cazzata&#8221; per l&#8217;orrendo o cmq il deprecabile. (su, così ci perdiamo via un po&#8217;; poi domani mi taccio e che Venere ce la mandi buona).</p>
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		Di: zauberei		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/donne-che-scrivono-donne-che-leggono/comment-page-1/#comment-116837</link>

		<dc:creator><![CDATA[zauberei]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Feb 2011 09:31:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Moh - sono belle parole e non basta mai ripeterle però Loredana te qui le avevi già scritte, e anche altre di noi sono sicura. Mi sarebbe piaciuto che la Bravo rispondesse anche sugli altri punti della questione. E&#039; anche abbastanza difficile non essere d&#039;accordo con questo no? Anche abbastanza scontato. E d&#039;altra parte... possibile che tra &quot;perdente&quot; e &quot;responsabile con nome e cognome di una cazzata&quot; non ci sia via di mezzo? &quot;Perdente&quot; è relativo al modo di giudicare del lettore e certo del linguaggio di chi lo usa - si può sempre evitare quando eticamente lo si vuole evitare, pur usando un nome, e chiamando in causa la responsabilità che solo un nome sa evocare.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Moh &#8211; sono belle parole e non basta mai ripeterle però Loredana te qui le avevi già scritte, e anche altre di noi sono sicura. Mi sarebbe piaciuto che la Bravo rispondesse anche sugli altri punti della questione. E&#8217; anche abbastanza difficile non essere d&#8217;accordo con questo no? Anche abbastanza scontato. E d&#8217;altra parte&#8230; possibile che tra &#8220;perdente&#8221; e &#8220;responsabile con nome e cognome di una cazzata&#8221; non ci sia via di mezzo? &#8220;Perdente&#8221; è relativo al modo di giudicare del lettore e certo del linguaggio di chi lo usa &#8211; si può sempre evitare quando eticamente lo si vuole evitare, pur usando un nome, e chiamando in causa la responsabilità che solo un nome sa evocare.</p>
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		Di: Lucia Capparrucci		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/donne-che-scrivono-donne-che-leggono/comment-page-1/#comment-116836</link>

		<dc:creator><![CDATA[Lucia Capparrucci]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Feb 2011 09:02:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La informo che ho avuto modo di incontrare la persona libro di &quot;Non è un  paese per vecchie&quot; e che può stare tranquilla perché è in ottime mani e con una signora voce.
Ero alla presentazione della Carta dei diritti della lettura a Bastia e sono rimasta semplicemente estasiata (sono seria) da queste persone proprio speciali. Un saluto.
Qui c&#039;è il comunicato stampa completo: http://eco-del-silenzio.blogspot.com/2011/02/liberi-leggere-liberi-pensare.html]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La informo che ho avuto modo di incontrare la persona libro di &#8220;Non è un  paese per vecchie&#8221; e che può stare tranquilla perché è in ottime mani e con una signora voce.<br />
Ero alla presentazione della Carta dei diritti della lettura a Bastia e sono rimasta semplicemente estasiata (sono seria) da queste persone proprio speciali. Un saluto.<br />
Qui c&#8217;è il comunicato stampa completo: <a href="http://eco-del-silenzio.blogspot.com/2011/02/liberi-leggere-liberi-pensare.html" rel="nofollow ugc">http://eco-del-silenzio.blogspot.com/2011/02/liberi-leggere-liberi-pensare.html</a></p>
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