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	Commenti a: DUE CHIACCHIERE CON IL TEAM DI OBAMA	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		Di: Spindoc &#124; Sms, blog, social e network, così ho fatto vincere Obama		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Spindoc &#124; Sms, blog, social e network, così ho fatto vincere Obama]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 May 2009 11:00:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[...] gli appunti di Loredana Lipperini, presente all&#8217;incontro con i tipi di BSD organizzato dal [...] ]]></description>
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		Di: Così ho fatto vincere Obama &#171; Ilcomizietto		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Così ho fatto vincere Obama &#171; Ilcomizietto]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 May 2009 09:55:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[...] DUE CHIACCHIERE CON IL TEAM DI OBAMAdi Loredana Lipperini [...] ]]></description>
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		<title>
		Di: Così ho fatto vincere Obama &#171; Ilcomizietto		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Così ho fatto vincere Obama &#171; Ilcomizietto]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 May 2009 09:55:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[...] DUE CHIACCHIERE CON IL TEAM DI OBAMAdi Loredana Lipperini [...] ]]></description>
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		<title>
		Di: valeria		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[valeria]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 May 2009 08:56:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non è che lui ne sappia, ma qualcosa gli deve essere arrivata alle orecchie, secondo me.
E come un bambino che si è trovato tra le mani dei pezzi di lego spaiati. Però i pezzi di lego ci sono. Che poi qualcuno riesca a farci delle costruzioni   anche di una certa dignità è tutto un altro discorso.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non è che lui ne sappia, ma qualcosa gli deve essere arrivata alle orecchie, secondo me.<br />
E come un bambino che si è trovato tra le mani dei pezzi di lego spaiati. Però i pezzi di lego ci sono. Che poi qualcuno riesca a farci delle costruzioni   anche di una certa dignità è tutto un altro discorso.</p>
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		<title>
		Di: zauberei		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/due-chiacchiere-con-il-team-di-obama/comment-page-1/#comment-100728</link>

		<dc:creator><![CDATA[zauberei]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 May 2009 08:17:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ecco Valeria, sugli scrittori so d&#039;accordo. Ma sul fatto che Lanza sappia non dico di filosofia ma di analisi grammaticale ci ho i miei seri dubbi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ecco Valeria, sugli scrittori so d&#8217;accordo. Ma sul fatto che Lanza sappia non dico di filosofia ma di analisi grammaticale ci ho i miei seri dubbi.</p>
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		<title>
		Di: valeria		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/due-chiacchiere-con-il-team-di-obama/comment-page-1/#comment-100727</link>

		<dc:creator><![CDATA[valeria]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 May 2009 08:12:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Partiamo pure da là, Zauberei, tenendo a mente però tutto quello che c&#039;è intorno. E c&#039;è tanto.
Sulla elitarietà (e dunque inutilità?) degli scrittori io sarei più cauta, in fondo anche loro sono usciti da un grande sonno. E che qualcuno cominci a svegliarsi a me sembra molto positivo.
Poi certo le ideologie passano attraverso la televisione e la pubblicità, e ormai questi sono mondi che si riproducono dall&#039;interno, ma gli intellettuali che stanno là dentro in qualche modo si devono essere pur formati. In fondo le panzanate di Lanza traevano linfa da una certa filosofia e visione del mondo esterna alla televisione.
Insomma quello che voglio dire è che la responsabilità ce la dobbiamo assumere tutti, poi facciamo pure pressione sui pubblicitari, sui televisivi, sui creativi ecc. ecc. ecc.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Partiamo pure da là, Zauberei, tenendo a mente però tutto quello che c&#8217;è intorno. E c&#8217;è tanto.<br />
Sulla elitarietà (e dunque inutilità?) degli scrittori io sarei più cauta, in fondo anche loro sono usciti da un grande sonno. E che qualcuno cominci a svegliarsi a me sembra molto positivo.<br />
Poi certo le ideologie passano attraverso la televisione e la pubblicità, e ormai questi sono mondi che si riproducono dall&#8217;interno, ma gli intellettuali che stanno là dentro in qualche modo si devono essere pur formati. In fondo le panzanate di Lanza traevano linfa da una certa filosofia e visione del mondo esterna alla televisione.<br />
Insomma quello che voglio dire è che la responsabilità ce la dobbiamo assumere tutti, poi facciamo pure pressione sui pubblicitari, sui televisivi, sui creativi ecc. ecc. ecc.</p>
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		<title>
		Di: zauberei		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/due-chiacchiere-con-il-team-di-obama/comment-page-1/#comment-100726</link>

		<dc:creator><![CDATA[zauberei]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 May 2009 07:34:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Gli è Valeria, che la discussione sul post moderno - nei confronti del quale ho una certa ambivalenza, ma l&#039;antipatia prevale - è tanto utile, gli scrittori sono molto utili, ma mi chiedo quanto agisca sul grande mare dell&#039;industria culturale. Soprattutto perchè con questo tipo di riflessione si riflette tra persone che hanno bello che riflettuto e sono perciò le meno pericolose. Si rimane insomma tra noi. La letteratura in questo momento storico non ha quella doppiezza che hanno pubblicità o televisione in genere, per cui simultaneamente producono ideologia e fanno creatività. Sono insomma terreni più politiici, coinvolgono più persone e al loro interno lavorano molte persone senza che questa riflessione sia arrivata. Per questo io penso che - benchè la tiua domanda sia legittima - bisogna partire da la:)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gli è Valeria, che la discussione sul post moderno &#8211; nei confronti del quale ho una certa ambivalenza, ma l&#8217;antipatia prevale &#8211; è tanto utile, gli scrittori sono molto utili, ma mi chiedo quanto agisca sul grande mare dell&#8217;industria culturale. Soprattutto perchè con questo tipo di riflessione si riflette tra persone che hanno bello che riflettuto e sono perciò le meno pericolose. Si rimane insomma tra noi. La letteratura in questo momento storico non ha quella doppiezza che hanno pubblicità o televisione in genere, per cui simultaneamente producono ideologia e fanno creatività. Sono insomma terreni più politiici, coinvolgono più persone e al loro interno lavorano molte persone senza che questa riflessione sia arrivata. Per questo io penso che &#8211; benchè la tiua domanda sia legittima &#8211; bisogna partire da la:)</p>
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		<title>
		Di: valeria		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/due-chiacchiere-con-il-team-di-obama/comment-page-1/#comment-100725</link>

		<dc:creator><![CDATA[valeria]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 May 2009 21:15:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La domanda era provocatoria e il pensiero di Seguela, nonostante l&#039;indubbio fascino e intelligenza della persona, non rispecchia il mio.
Decisamente io non l&#039;ho mai condiviso, ma è lì da molti anni e non mi pare che abbia suscitato delle reazioni critiche o soltanto scandalizzate da parte di qualcuno.
Io ho solo voluto mettere una freccia del tipo: noi siamo qua.
Vorrei capire come siamo arrivati a questo punto. Siamo sicuri che è tutta colpa dei pubblicitari?
E quindi la mia domanda va esattamente nel senso in cui l&#039;ha intesa Zauberei.
Mi chiedo quando c&#039;entri quella cosa che va sotto il nome generico di postmoderno, che io sinceramente non ho mai capito in pieno cosa sia, ma che per un alcuni versi condivido e per altri assolutamente no.
Ad esempio quanto c&#039;entrino con  questa concezione della comunicazione totalmente deresponsabilizzata  i concetti di ironia e di alibi, di cui tanto parla Wu Ming.
Parlo di Wu Ming perché a me sembra che il problema lo vedano con molta chiarezza soltanto alcuni scrittori, per esempio,  per limitarmi a un nome solo, Genna.
E&#039; da loro che viene  l&#039;esigenza di un ritorno alla responsabilità pubblica e individuale della parola, esigenza che mi pare sia pochissimo avvertita  non solo dai politici ma pure dagli intellettuali nel nostro Paese.
Quando si parla di comunicazione e la si analizza, anche con strumenti molto sofisticati, non si fa quasi mai cenno ai concetti di referenzialità e di congruenza ovvero, detto in modo molto grossolano, quanto l&#039;enunciato sia coerente con la realtà che descrive e  con il soggetto che lo enuncia.
Ci si limita a considerare l&#039;aspetto formale del messaggio, la sua confezione.
Da questo punto di vista la comunicazione della destra in Italia  è perfetta,  è confezionata in modo impeccabile, funziona alla grande.
Peccato che abbia perso del tutto qualsiasi referenzialità e qualsiasi congruenza: mai come in questo momento  mi pare che in Italia la realtà sia stata sostituita dalla sua narrazione.
E per me questo è il vero aspetto osceno della questione, e oscena mi pare essere diventata tutta la  società.
Una volta che si accetta questa  irresponsabilità etica e cognitiva della comunicazione (e l&#039; abbiamo accettata o non l&#039; abbiamo rifiutata  o non l&#039; abbiamo criticata a sufficienza), tutto il resto ne consegue. Anche l&#039;esposizione ossessiva di   tette e culi.
Cominciamo pure da qui la critica, per carità, ma secondo me quella è solo la parte emergente del problema e,   neppure la più volgare, nonostante le apparenze.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La domanda era provocatoria e il pensiero di Seguela, nonostante l&#8217;indubbio fascino e intelligenza della persona, non rispecchia il mio.<br />
Decisamente io non l&#8217;ho mai condiviso, ma è lì da molti anni e non mi pare che abbia suscitato delle reazioni critiche o soltanto scandalizzate da parte di qualcuno.<br />
Io ho solo voluto mettere una freccia del tipo: noi siamo qua.<br />
Vorrei capire come siamo arrivati a questo punto. Siamo sicuri che è tutta colpa dei pubblicitari?<br />
E quindi la mia domanda va esattamente nel senso in cui l&#8217;ha intesa Zauberei.<br />
Mi chiedo quando c&#8217;entri quella cosa che va sotto il nome generico di postmoderno, che io sinceramente non ho mai capito in pieno cosa sia, ma che per un alcuni versi condivido e per altri assolutamente no.<br />
Ad esempio quanto c&#8217;entrino con  questa concezione della comunicazione totalmente deresponsabilizzata  i concetti di ironia e di alibi, di cui tanto parla Wu Ming.<br />
Parlo di Wu Ming perché a me sembra che il problema lo vedano con molta chiarezza soltanto alcuni scrittori, per esempio,  per limitarmi a un nome solo, Genna.<br />
E&#8217; da loro che viene  l&#8217;esigenza di un ritorno alla responsabilità pubblica e individuale della parola, esigenza che mi pare sia pochissimo avvertita  non solo dai politici ma pure dagli intellettuali nel nostro Paese.<br />
Quando si parla di comunicazione e la si analizza, anche con strumenti molto sofisticati, non si fa quasi mai cenno ai concetti di referenzialità e di congruenza ovvero, detto in modo molto grossolano, quanto l&#8217;enunciato sia coerente con la realtà che descrive e  con il soggetto che lo enuncia.<br />
Ci si limita a considerare l&#8217;aspetto formale del messaggio, la sua confezione.<br />
Da questo punto di vista la comunicazione della destra in Italia  è perfetta,  è confezionata in modo impeccabile, funziona alla grande.<br />
Peccato che abbia perso del tutto qualsiasi referenzialità e qualsiasi congruenza: mai come in questo momento  mi pare che in Italia la realtà sia stata sostituita dalla sua narrazione.<br />
E per me questo è il vero aspetto osceno della questione, e oscena mi pare essere diventata tutta la  società.<br />
Una volta che si accetta questa  irresponsabilità etica e cognitiva della comunicazione (e l&#8217; abbiamo accettata o non l&#8217; abbiamo rifiutata  o non l&#8217; abbiamo criticata a sufficienza), tutto il resto ne consegue. Anche l&#8217;esposizione ossessiva di   tette e culi.<br />
Cominciamo pure da qui la critica, per carità, ma secondo me quella è solo la parte emergente del problema e,   neppure la più volgare, nonostante le apparenze.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: zauberei		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/due-chiacchiere-con-il-team-di-obama/comment-page-1/#comment-100724</link>

		<dc:creator><![CDATA[zauberei]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 May 2009 18:29:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Io sono tentata dall&#039;opinione di Valeria diciamo così - nella misura in cui ritengo che la pubblicità non crei ma in linea di massima rispecchi.
E almeno io leggo il suo parere nella direzione di: non possiamo isolare le nostre critiche alla semiotica della pubblicità laddove essa è solo una propaggine della cultura generale, una delle tante per altro.
Però Valeria mi dico - come ho già scritto in altri commenti sempre qui - come mai se chiedi a un inglese, a un francese a un americano a un giapponese, cosa pensa della tivvù italiana e quello REGOLARMENTE dice, mizzica quanti culi? Come mai in Italia l&#039;immaginazione pubblicitaria passa per la fica in un numero di volte esponenzialmente superiore che negli altri paesi? Non è che se trombi de meno nelle Inghilterre eh, epppure l&#039;economist si è scandalizzato sul fatto che da noi, per vendere una tariffa telefonica, tim, ci volevano le tette della Kanalis. Allora c&#039;è un problema, il problema per cui si incrocia sessismo povertà di idee e un generico modello di imprenditoria fermo allo stadio della clava. La qual cosa certo è dell&#039;Italia tutta e non solo della pubblicità - ma mi pare lecito chiedere all&#039;industria culturale di fare un qualche progressuccio in termini di ideologia (ohibò che parolaccia!) e creatività (invece tanto alla page)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Io sono tentata dall&#8217;opinione di Valeria diciamo così &#8211; nella misura in cui ritengo che la pubblicità non crei ma in linea di massima rispecchi.<br />
E almeno io leggo il suo parere nella direzione di: non possiamo isolare le nostre critiche alla semiotica della pubblicità laddove essa è solo una propaggine della cultura generale, una delle tante per altro.<br />
Però Valeria mi dico &#8211; come ho già scritto in altri commenti sempre qui &#8211; come mai se chiedi a un inglese, a un francese a un americano a un giapponese, cosa pensa della tivvù italiana e quello REGOLARMENTE dice, mizzica quanti culi? Come mai in Italia l&#8217;immaginazione pubblicitaria passa per la fica in un numero di volte esponenzialmente superiore che negli altri paesi? Non è che se trombi de meno nelle Inghilterre eh, epppure l&#8217;economist si è scandalizzato sul fatto che da noi, per vendere una tariffa telefonica, tim, ci volevano le tette della Kanalis. Allora c&#8217;è un problema, il problema per cui si incrocia sessismo povertà di idee e un generico modello di imprenditoria fermo allo stadio della clava. La qual cosa certo è dell&#8217;Italia tutta e non solo della pubblicità &#8211; ma mi pare lecito chiedere all&#8217;industria culturale di fare un qualche progressuccio in termini di ideologia (ohibò che parolaccia!) e creatività (invece tanto alla page)</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Denise		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/due-chiacchiere-con-il-team-di-obama/comment-page-1/#comment-100723</link>

		<dc:creator><![CDATA[Denise]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 May 2009 16:38:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Valeria. Dal momento che la pubblicità ha un ruolo sempre più pervasivo nelle nostre vite, che è capace di orientare i comportamenti, i gusti, in una parola il costume, e che questo ha implicazioni inimmaginabili sul senso comune, sui modelli psicologici di riferimento, ecc di un contesto sociale, i pubblicitari hanno evidentemente un potere enorme, che va ben al di là del semplice compito di &quot;vendere il prodotto&quot;. Questo &quot;sintomo&quot; della divisione del lavoro, questo dilagare di specialismi (lo dico in tono neutro) fa sì che si perdano di vista i perché, i contesti, le conseguenze. Ogni lavoratore, allora, in un simile assetto burocratico (dove, cioè, ciascuno delega ad altri le proprie responsabilità, e, come direbbe Arendt, s&#039;instaura una sorta di governo di nessuno) fa quello che deve fare ciecamente: &quot;io mi svolgo il mio compituccio, al resto ci pensino gli altri&quot; che ovviamente, non ci penseranno, perché a loro volta faranno lo stesso ragionamento. Non so se mi spiego.
Allora, secondo il tuo pensiero, dovremmo accettare messaggi pubblicitari anche disumani, volgari, in una parola barbari, semplicemente per &quot;rispettare&quot; le (pretese) circoscritte intenzioni del pubblicitario? Trovo che sia molto riduttivo e semplificatorio pensarla così.
Temo che sia decisamente OT, ma la domanda mi è balzata agli occhi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Valeria. Dal momento che la pubblicità ha un ruolo sempre più pervasivo nelle nostre vite, che è capace di orientare i comportamenti, i gusti, in una parola il costume, e che questo ha implicazioni inimmaginabili sul senso comune, sui modelli psicologici di riferimento, ecc di un contesto sociale, i pubblicitari hanno evidentemente un potere enorme, che va ben al di là del semplice compito di &#8220;vendere il prodotto&#8221;. Questo &#8220;sintomo&#8221; della divisione del lavoro, questo dilagare di specialismi (lo dico in tono neutro) fa sì che si perdano di vista i perché, i contesti, le conseguenze. Ogni lavoratore, allora, in un simile assetto burocratico (dove, cioè, ciascuno delega ad altri le proprie responsabilità, e, come direbbe Arendt, s&#8217;instaura una sorta di governo di nessuno) fa quello che deve fare ciecamente: &#8220;io mi svolgo il mio compituccio, al resto ci pensino gli altri&#8221; che ovviamente, non ci penseranno, perché a loro volta faranno lo stesso ragionamento. Non so se mi spiego.<br />
Allora, secondo il tuo pensiero, dovremmo accettare messaggi pubblicitari anche disumani, volgari, in una parola barbari, semplicemente per &#8220;rispettare&#8221; le (pretese) circoscritte intenzioni del pubblicitario? Trovo che sia molto riduttivo e semplificatorio pensarla così.<br />
Temo che sia decisamente OT, ma la domanda mi è balzata agli occhi.</p>
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