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	Commenti a: DUE DOMANDE	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		Di: Nausea da genere &#171; [luciano*pagano] #giorni perduti#		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/due-domande/comment-page-1/#comment-100538</link>

		<dc:creator><![CDATA[Nausea da genere &#171; [luciano*pagano] #giorni perduti#]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 May 2009 10:23:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[...] si trattava del precariato ancora ancora. Ancora ancora uno resisteva perché magari la situazione lo colpiva da vicino, oppure era [...] ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] si trattava del precariato ancora ancora. Ancora ancora uno resisteva perché magari la situazione lo colpiva da vicino, oppure era [&#8230;] </p>
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		Di: NikkoHell		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[NikkoHell]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 May 2009 09:58:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Se la mamma che ha pagato il master comincia a sgozzare venditori di tecnocasa allora credo, anzi sono sicuro, che valga la pena leggerlo.
insomma dipende sempre da dove si vuole andare a parare.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se la mamma che ha pagato il master comincia a sgozzare venditori di tecnocasa allora credo, anzi sono sicuro, che valga la pena leggerlo.<br />
insomma dipende sempre da dove si vuole andare a parare.</p>
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		<title>
		Di: valeria		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/due-domande/comment-page-1/#comment-100536</link>

		<dc:creator><![CDATA[valeria]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 May 2009 09:35:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sì certo, in realtà con quella citazione volevo correggere anche il mio primo post in cui dichiaravo che certi romanzi mi avevano stufato, in realtà mi hanno stufato quelli che vogliono cavalcare l&#039;onda e fanno dei quadretti di genere.
Dieci anni fa invece avevo bisogno di qualcuno che parlasse, nominasse, le cose che vivevo e che vedevo io come del pane. E a certi autori, come Celestini per esempio, sono addirittura grata per averlo fatto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sì certo, in realtà con quella citazione volevo correggere anche il mio primo post in cui dichiaravo che certi romanzi mi avevano stufato, in realtà mi hanno stufato quelli che vogliono cavalcare l&#8217;onda e fanno dei quadretti di genere.<br />
Dieci anni fa invece avevo bisogno di qualcuno che parlasse, nominasse, le cose che vivevo e che vedevo io come del pane. E a certi autori, come Celestini per esempio, sono addirittura grata per averlo fatto.</p>
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		<title>
		Di: tinamarti		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[tinamarti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 May 2009 23:00:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[non intendevo generalizzare, so che c&#039;è chi affronta in modo serio la questione lavoro anche sul versante letterario/artistico. Mi riferivo, ma non l&#039;ho specificato (ma un po&#039; si capiva tra le righe del mio flusso di coscienza), ai film e ai libri di chi vuole solo cavalcare l&#039;onda]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>non intendevo generalizzare, so che c&#8217;è chi affronta in modo serio la questione lavoro anche sul versante letterario/artistico. Mi riferivo, ma non l&#8217;ho specificato (ma un po&#8217; si capiva tra le righe del mio flusso di coscienza), ai film e ai libri di chi vuole solo cavalcare l&#8217;onda</p>
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		<title>
		Di: valeria		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/due-domande/comment-page-1/#comment-100534</link>

		<dc:creator><![CDATA[valeria]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 May 2009 22:32:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Anch&#039;io riprendo le fila del discorso tardi, in effetti   forse ero stata un po&#039; troppo superficiale nel liquidare la questione, ma mi pareva si fosse partiti dal romanzo e da come fossero venuti a noia non certi temi, ma certi modi di trattarli.
Per quel che riguarda il mondo del lavoro, sono d&#039;accordo con l&#039;analisi di Milena.
Dieci anni fa ho lavorato in un call center per diversi mesi e lì mi sono accorta, non per particolare acume, ma perché la cosa si toccava veramente con mano, che la realtà del lavoro stava cambiando e in modo radicale.
Era un call center, è vero, ma   in vitro era un modello aziendale   che si andava affermando in modo trasversale in tutti i settori, privati e  anche pubblici, e pure nella vita sociale.
  Non so se Milena parla dello stesso periodo, ma era evidente già dieci anni fa che la consapevolezza da parte dei lavoratori più giovani di essere titolari di diritti, la coscienza collettiva come dice Milena,  non esisteva più, sostituita dall&#039;illusione che &#039;diventare  imprenditori di se stessi&#039; ed essere molto &#039;proattivi&#039; sarebbe stato il presupposto di magnifiche sorti  progressive, anche se individuali, anzi progressive proprio perchè individuali(stiche).
Per rispondere a Tinamarti, secondo me Bajani, Ferracuti, Baldanzi, Murgia,  Nove, Celestini e sicuramente qualche altro che non ricordo hanno   trattato del mondo del lavoro in modo non superficiale.
Celestini, oltre a trattarne a teatro, ultimamente ha scritto un romazo  &#039;Coscienza di classe&#039; che ancora non ho letto, ma conosco molto bene il mondo di cui parla, che poi è il call center in cui ho lavorato.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Anch&#8217;io riprendo le fila del discorso tardi, in effetti   forse ero stata un po&#8217; troppo superficiale nel liquidare la questione, ma mi pareva si fosse partiti dal romanzo e da come fossero venuti a noia non certi temi, ma certi modi di trattarli.<br />
Per quel che riguarda il mondo del lavoro, sono d&#8217;accordo con l&#8217;analisi di Milena.<br />
Dieci anni fa ho lavorato in un call center per diversi mesi e lì mi sono accorta, non per particolare acume, ma perché la cosa si toccava veramente con mano, che la realtà del lavoro stava cambiando e in modo radicale.<br />
Era un call center, è vero, ma   in vitro era un modello aziendale   che si andava affermando in modo trasversale in tutti i settori, privati e  anche pubblici, e pure nella vita sociale.<br />
  Non so se Milena parla dello stesso periodo, ma era evidente già dieci anni fa che la consapevolezza da parte dei lavoratori più giovani di essere titolari di diritti, la coscienza collettiva come dice Milena,  non esisteva più, sostituita dall&#8217;illusione che &#8216;diventare  imprenditori di se stessi&#8217; ed essere molto &#8216;proattivi&#8217; sarebbe stato il presupposto di magnifiche sorti  progressive, anche se individuali, anzi progressive proprio perchè individuali(stiche).<br />
Per rispondere a Tinamarti, secondo me Bajani, Ferracuti, Baldanzi, Murgia,  Nove, Celestini e sicuramente qualche altro che non ricordo hanno   trattato del mondo del lavoro in modo non superficiale.<br />
Celestini, oltre a trattarne a teatro, ultimamente ha scritto un romazo  &#8216;Coscienza di classe&#8217; che ancora non ho letto, ma conosco molto bene il mondo di cui parla, che poi è il call center in cui ho lavorato.</p>
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		<title>
		Di: tinamarti		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/due-domande/comment-page-1/#comment-100533</link>

		<dc:creator><![CDATA[tinamarti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 May 2009 22:03:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[mi dispiace intervenire così tardi, ma è l&#039;unico momento in cui posso fermarmi davanti ad uno schermo a leggere sul serio quello che ho davanti, poter riflettere ed eventualmente rispondere. Proprio per questo pur leggendo quotidianamente il blog non intervengo mai perchè credo che i miei commenti sarebbero davvero fuori tempo massimo e quindi inutili, non parte integrante della discussione. MA stavolta mi sento troppo coinvolta e quindi vado, anche se ormai siamo già tutti in attesa del post di domani. Dunque, io ho quasi 25 anni, ho fatto lettere e poi un master che non mi ha insegnato molto, seguito da uno stage che non credo abbia contribuito a formarmi professionalmente ma mi ha messo davanti alla realtà lavorativa (fino ad allora per me totalmente sconociuta). Sempre grazie a questo stage ho trovato il lavoro che ho ora (lavoro che potrebbe fare una qualsiasi persona anche con un diploma di scuola media inferiore, si intende). Ma sono comunque precaria, tra qualche mese non so cosa ne sarà di me. Quindi vorrei che del precariato si parlasse seriamente e seriamente si trovasse una soluzione. Ma nonostante questo (e nonostante sia abbastanza &quot;coinvolta&quot; lavorativamente parlando con il film &quot;Generazione mille euro&quot;-anche se non l&#039;ho visto-) o forse proprio per questo rifiuto libri e film su questo genere perchè fanno solo male alla causa. Non fanno denuncia perchè sono superficiali, e sfido chiunque a non sapere che esistono i precari. E invece questa è l&#039;unica informazione che forniscono film e libri di questo tipo. Il resto sono battute, sesso, il solito italianissimo deleterio &quot;buttiamola in caciara, tanto restiamo sempre a galla&quot; che rovina e immobilizza il nostro paese da decenni. E&#039; la politica che ci sta dietro che va risolta, è tutto quello di cui avete parlato oggi che andrebbe denunciato, ma non si fanno film o libri così. Si fanno invece su storie individuali in cui il precariato è solo il contesto storico su cui appunto queste storie si stagliano perchè è questo che va di moda raccontare oggi. Se fosse andato di moda lo stile bucolico avrebbero raccontato di ragazzi che si innamorano sotto gli alberi in mezzo alle caprette anzichè in appartamenti in subaffitto. Ecco l&#039;unica differenza.
p.s. chiedo scusa per la prolissità e per eventuali pensieri contorti o errori, ma a quest&#039;ora mi si incrociano davvero gli occhi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>mi dispiace intervenire così tardi, ma è l&#8217;unico momento in cui posso fermarmi davanti ad uno schermo a leggere sul serio quello che ho davanti, poter riflettere ed eventualmente rispondere. Proprio per questo pur leggendo quotidianamente il blog non intervengo mai perchè credo che i miei commenti sarebbero davvero fuori tempo massimo e quindi inutili, non parte integrante della discussione. MA stavolta mi sento troppo coinvolta e quindi vado, anche se ormai siamo già tutti in attesa del post di domani. Dunque, io ho quasi 25 anni, ho fatto lettere e poi un master che non mi ha insegnato molto, seguito da uno stage che non credo abbia contribuito a formarmi professionalmente ma mi ha messo davanti alla realtà lavorativa (fino ad allora per me totalmente sconociuta). Sempre grazie a questo stage ho trovato il lavoro che ho ora (lavoro che potrebbe fare una qualsiasi persona anche con un diploma di scuola media inferiore, si intende). Ma sono comunque precaria, tra qualche mese non so cosa ne sarà di me. Quindi vorrei che del precariato si parlasse seriamente e seriamente si trovasse una soluzione. Ma nonostante questo (e nonostante sia abbastanza &#8220;coinvolta&#8221; lavorativamente parlando con il film &#8220;Generazione mille euro&#8221;-anche se non l&#8217;ho visto-) o forse proprio per questo rifiuto libri e film su questo genere perchè fanno solo male alla causa. Non fanno denuncia perchè sono superficiali, e sfido chiunque a non sapere che esistono i precari. E invece questa è l&#8217;unica informazione che forniscono film e libri di questo tipo. Il resto sono battute, sesso, il solito italianissimo deleterio &#8220;buttiamola in caciara, tanto restiamo sempre a galla&#8221; che rovina e immobilizza il nostro paese da decenni. E&#8217; la politica che ci sta dietro che va risolta, è tutto quello di cui avete parlato oggi che andrebbe denunciato, ma non si fanno film o libri così. Si fanno invece su storie individuali in cui il precariato è solo il contesto storico su cui appunto queste storie si stagliano perchè è questo che va di moda raccontare oggi. Se fosse andato di moda lo stile bucolico avrebbero raccontato di ragazzi che si innamorano sotto gli alberi in mezzo alle caprette anzichè in appartamenti in subaffitto. Ecco l&#8217;unica differenza.<br />
p.s. chiedo scusa per la prolissità e per eventuali pensieri contorti o errori, ma a quest&#8217;ora mi si incrociano davvero gli occhi</p>
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		<title>
		Di: zauberei		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/due-domande/comment-page-1/#comment-100532</link>

		<dc:creator><![CDATA[zauberei]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 May 2009 20:10:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ah il romanzo piagnone! Teribbile:)
Sono comunque confortata da questa risposta, grazie:)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ah il romanzo piagnone! Teribbile:)<br />
Sono comunque confortata da questa risposta, grazie:)</p>
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		<item>
		<title>
		Di: La Lipperini		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/due-domande/comment-page-1/#comment-100531</link>

		<dc:creator><![CDATA[La Lipperini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 May 2009 18:09:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[No, Zauberei. Il rifiuto era nei confronti del romanzo perchè enfatizzava quel tipo socioculturale sottolineando il suo essere &quot;vittima&quot;. Come vedi, dalla discussione che stiamo facendo, il discorso è MOLTO più complesso.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>No, Zauberei. Il rifiuto era nei confronti del romanzo perchè enfatizzava quel tipo socioculturale sottolineando il suo essere &#8220;vittima&#8221;. Come vedi, dalla discussione che stiamo facendo, il discorso è MOLTO più complesso.</p>
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		<item>
		<title>
		Di: zauberei		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/due-domande/comment-page-1/#comment-100530</link>

		<dc:creator><![CDATA[zauberei]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 May 2009 16:57:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Eh allora Loredana ora la capisco la polemica che temevi:) E&#039; un tipo socioculturale questo che ti sta sulle scatole, non un romanzo - è una persona che potresti incontrare (speriamo che nun so io!).
Mi ha interessato pure il secondo commento di Milena. Io ci ho esperienza di psicologi. Un disastro. Si laureano e devono lavorare a gratis per altri cinque anni, la dove ovunque all&#039;estero per fare le stesse cose sono retribuiti. Esattamente come i loro colleghi medici specializzandi sono retribuiti per la specializzazione.
Ora. Io ho provato a pensare a una protesta. Organizzarla, contattare fare- perchè questo andazzo ha anche un ricasco imbarazzantemente grave sulla qualità del servizio offerto dai centri di igene mentale, dove lo stato fattura, ma il tirocinante - trentenne che tiene famiglia o vorrebbe - non prende una lira. E&#039; dura lavorare col dolore altrui a gratis, e il dolore altrui che pretende da te la dedizione, e ti viene pure la signora che potrebbe pagarsi la terapia privata e ti tratta con supponenza, ha un disturbo grave e te vorresti strozzarla. Ho provato a proporre degli scioperi per esempio nell&#039;ospedale dove ho fatto il mio ultimo tirocinio - Gemelli - figuramose. Ho provato a raccogliere delle cavolo di firme. Ma fanno spallucce. Dicono, eh tanto se ci fermiamo noi tutto continua uguale. Eh tanto qui eh tanto li. Parli con il capo dipartimento e quella ti dice ma cosa pretendi! Ma cosa protesti! E si incazza con te.   Forse la situazione è aggravata dal fatto che per lo più le psicologhe sono donne, e le vediamo quanto sono agguerite ste donne italiane, per l&#039;appunto.
E allora lo confesso, io mi stufo. Sto al gioco. Ripiego nel privato e mi occupo di me, e tiro avanti, e dritto. Perchè ahò ci avrò la fissa der potere? e sia. Sono individualista? benone. Ma cazzo voglio fare questo lavoro, lo voglio fare perchè è la cosa che so fare meglio, e non posso perdere tempo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Eh allora Loredana ora la capisco la polemica che temevi:) E&#8217; un tipo socioculturale questo che ti sta sulle scatole, non un romanzo &#8211; è una persona che potresti incontrare (speriamo che nun so io!).<br />
Mi ha interessato pure il secondo commento di Milena. Io ci ho esperienza di psicologi. Un disastro. Si laureano e devono lavorare a gratis per altri cinque anni, la dove ovunque all&#8217;estero per fare le stesse cose sono retribuiti. Esattamente come i loro colleghi medici specializzandi sono retribuiti per la specializzazione.<br />
Ora. Io ho provato a pensare a una protesta. Organizzarla, contattare fare- perchè questo andazzo ha anche un ricasco imbarazzantemente grave sulla qualità del servizio offerto dai centri di igene mentale, dove lo stato fattura, ma il tirocinante &#8211; trentenne che tiene famiglia o vorrebbe &#8211; non prende una lira. E&#8217; dura lavorare col dolore altrui a gratis, e il dolore altrui che pretende da te la dedizione, e ti viene pure la signora che potrebbe pagarsi la terapia privata e ti tratta con supponenza, ha un disturbo grave e te vorresti strozzarla. Ho provato a proporre degli scioperi per esempio nell&#8217;ospedale dove ho fatto il mio ultimo tirocinio &#8211; Gemelli &#8211; figuramose. Ho provato a raccogliere delle cavolo di firme. Ma fanno spallucce. Dicono, eh tanto se ci fermiamo noi tutto continua uguale. Eh tanto qui eh tanto li. Parli con il capo dipartimento e quella ti dice ma cosa pretendi! Ma cosa protesti! E si incazza con te.   Forse la situazione è aggravata dal fatto che per lo più le psicologhe sono donne, e le vediamo quanto sono agguerite ste donne italiane, per l&#8217;appunto.<br />
E allora lo confesso, io mi stufo. Sto al gioco. Ripiego nel privato e mi occupo di me, e tiro avanti, e dritto. Perchè ahò ci avrò la fissa der potere? e sia. Sono individualista? benone. Ma cazzo voglio fare questo lavoro, lo voglio fare perchè è la cosa che so fare meglio, e non posso perdere tempo.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: milena d		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/due-domande/comment-page-1/#comment-100529</link>

		<dc:creator><![CDATA[milena d]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 May 2009 16:31:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Vero, quando ero in fabbrica e quando partecipavo alle prime mailing list sul telelavoro, mi accorgevo  che i ragazzi piu&#039; giovani non avevano proprio in loro i geni della protesta, della coscienza collettiva (non voglio dire di classe). Ciascuno chiuso nel suo privato, con una idea sbagliata dell&#039;individualismo, o arrogante o rinunciataria.
Nel primo caso, a fronte di un sindacato ritenuto non rappresentativo si sbandierava orgogliosamente la propria unitarieta&#039;, la propria partitella IVA, sbarazzandosi di qualsiasi diritto sociale faticosamente acquisito dalle generazioni precedenti come di anticaglia superata, inutile palla al piede, privilegio dei nullafacenti eccetera, convinti di far carriera con la furbizia, l&#039;assenza di scrupoli, l&#039;iniziativa, (questa anche positiva, di per se&#039;), senza accorgersi che cosi&#039; ci si esponeva inermi ai contraccolpi di un sistema senza piu&#039; regole, un liberismo trionfante all&#039;americana senza i lati buoni del medesimo, perche&#039; applicato in una realta&#039; farraginosa e clientelare, altro che meritocratica.
Nel secondo caso, i rinunciatari, sono divenuti tali anche perche&#039; bombardati da una propaganda martellante tesa a colpevolizzarli, a metterli in difficolta&#039;, a far capire che era tutta colpa loro se non ce la facevano. Cosi&#039; si teneva a bada la loro rabbia e si impediva che si incanalasse pericolosamente in forme di consapevolezza e ribellione sociale.
Del tipo: e&#039; colpa tua che hai troppa esperienza, o troppo poca, devi fare il master, hai fatto troppi master, chiedi troppi soldi, ne chiedi pochi e ti svaluti, non sai scrivere un curriculum , ti vanti troppo, sei modesto... e cosi&#039; via. Arzigogoli mentali per non ammettere la semplice verita&#039;: che di lavoro qualificato e stabile ce n&#039;era sempre meno, ed era riservato ai raccomandati con corsie preferenziali. Cosi&#039; alla fine uno si butta sul privato come una lumachina e diventa tipo Arisa.
Poi, ultima cosa e la pianto, sul discorso delle qualifiche, non e&#039; neppure vera la storia che ci sono troppi laureati di materie letterarie o sociali, pochi tecnici. Quante volte avrete sentito dire che mancano ingegneri, per esempio? Bene, e&#039; informazione distorta anche quella.
Per esperienza personale e dei miei amici ho visto tanti di quei laureati tecnici a spasso, di varie eta&#039;, qualifiche, esperienze, nazioni addirittura, che vi potrei fare un elenco lunghissimo. Anche disposti a trasferirsi, anche senza famiglia al seguito.
Ribadisco, c&#039;e&#039; tutta una realta&#039; scomoda che si vuole negare.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vero, quando ero in fabbrica e quando partecipavo alle prime mailing list sul telelavoro, mi accorgevo  che i ragazzi piu&#8217; giovani non avevano proprio in loro i geni della protesta, della coscienza collettiva (non voglio dire di classe). Ciascuno chiuso nel suo privato, con una idea sbagliata dell&#8217;individualismo, o arrogante o rinunciataria.<br />
Nel primo caso, a fronte di un sindacato ritenuto non rappresentativo si sbandierava orgogliosamente la propria unitarieta&#8217;, la propria partitella IVA, sbarazzandosi di qualsiasi diritto sociale faticosamente acquisito dalle generazioni precedenti come di anticaglia superata, inutile palla al piede, privilegio dei nullafacenti eccetera, convinti di far carriera con la furbizia, l&#8217;assenza di scrupoli, l&#8217;iniziativa, (questa anche positiva, di per se&#8217;), senza accorgersi che cosi&#8217; ci si esponeva inermi ai contraccolpi di un sistema senza piu&#8217; regole, un liberismo trionfante all&#8217;americana senza i lati buoni del medesimo, perche&#8217; applicato in una realta&#8217; farraginosa e clientelare, altro che meritocratica.<br />
Nel secondo caso, i rinunciatari, sono divenuti tali anche perche&#8217; bombardati da una propaganda martellante tesa a colpevolizzarli, a metterli in difficolta&#8217;, a far capire che era tutta colpa loro se non ce la facevano. Cosi&#8217; si teneva a bada la loro rabbia e si impediva che si incanalasse pericolosamente in forme di consapevolezza e ribellione sociale.<br />
Del tipo: e&#8217; colpa tua che hai troppa esperienza, o troppo poca, devi fare il master, hai fatto troppi master, chiedi troppi soldi, ne chiedi pochi e ti svaluti, non sai scrivere un curriculum , ti vanti troppo, sei modesto&#8230; e cosi&#8217; via. Arzigogoli mentali per non ammettere la semplice verita&#8217;: che di lavoro qualificato e stabile ce n&#8217;era sempre meno, ed era riservato ai raccomandati con corsie preferenziali. Cosi&#8217; alla fine uno si butta sul privato come una lumachina e diventa tipo Arisa.<br />
Poi, ultima cosa e la pianto, sul discorso delle qualifiche, non e&#8217; neppure vera la storia che ci sono troppi laureati di materie letterarie o sociali, pochi tecnici. Quante volte avrete sentito dire che mancano ingegneri, per esempio? Bene, e&#8217; informazione distorta anche quella.<br />
Per esperienza personale e dei miei amici ho visto tanti di quei laureati tecnici a spasso, di varie eta&#8217;, qualifiche, esperienze, nazioni addirittura, che vi potrei fare un elenco lunghissimo. Anche disposti a trasferirsi, anche senza famiglia al seguito.<br />
Ribadisco, c&#8217;e&#8217; tutta una realta&#8217; scomoda che si vuole negare.</p>
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