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	Commenti a: FILISTEE	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		<title>
		Di: Paolo1984		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/filistee/comment-page-1/#comment-109173</link>

		<dc:creator><![CDATA[Paolo1984]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Jul 2010 18:10:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Tutte le storie sul femminismo aggressivo (ma dove sarebbe in Italia?), la rivolta degli schiavi eccetera non sono che balle patriarcali e reazionarie tanto care ai tradizionalisti stile Veneziani e Massimo Fini.
Queste tragedie nascono dall&#039;incapacità di alcuni uomini di accettare il fatto che la loro compagna, fidanzata o amante è un essere umano con la sua libertà e individualità, non è e non può essere  la loro &quot;sexy tata&quot; sempre pronta a rassicurarli emotivamente e sessualmente e vale anche per le donne, ovviamente: facciamo in modo, tutti noi, di non far dipendere completamente la nostra autostima dall&#039;amore di un&#039;altra persona perchè l&#039;amore non è eterno nè immutabile nel tempo: l&#039;amore può finire e se lo accettassimo il più possibile serenamente e senza drammi staremmo meglio tutti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tutte le storie sul femminismo aggressivo (ma dove sarebbe in Italia?), la rivolta degli schiavi eccetera non sono che balle patriarcali e reazionarie tanto care ai tradizionalisti stile Veneziani e Massimo Fini.<br />
Queste tragedie nascono dall&#8217;incapacità di alcuni uomini di accettare il fatto che la loro compagna, fidanzata o amante è un essere umano con la sua libertà e individualità, non è e non può essere  la loro &#8220;sexy tata&#8221; sempre pronta a rassicurarli emotivamente e sessualmente e vale anche per le donne, ovviamente: facciamo in modo, tutti noi, di non far dipendere completamente la nostra autostima dall&#8217;amore di un&#8217;altra persona perchè l&#8217;amore non è eterno nè immutabile nel tempo: l&#8217;amore può finire e se lo accettassimo il più possibile serenamente e senza drammi staremmo meglio tutti.</p>
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		Di: vincent		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/filistee/comment-page-1/#comment-109172</link>

		<dc:creator><![CDATA[vincent]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Jul 2010 14:40:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ Umberto: più del dibattito l&#039;invenzione di un nuovo italiano e l&#039;amore per il punto?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ Umberto: più del dibattito l&#8217;invenzione di un nuovo italiano e l&#8217;amore per il punto?</p>
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		Di: umberto		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/filistee/comment-page-1/#comment-109171</link>

		<dc:creator><![CDATA[umberto]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Jul 2010 11:06:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[risulta evidente anche dalle risposte che la guerra tra i sessi non viene comunque vista,oggi come oggi.il femminismo aggressivo produce le virago alla simona ventura,che ,credetemi,come atteggiamento,esistono per le strade.sono solo che maggiormente i deboli maschi,spoliati dalla spada e dalla produzione esclusiva per la cura della casa,odiano.alcuni,che credono di avere un potere riflesso nell&#039;averne accanto,le amano,come stato sociale da sfoggiare.della serie, io si che sono capace di contenerle.illusi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>risulta evidente anche dalle risposte che la guerra tra i sessi non viene comunque vista,oggi come oggi.il femminismo aggressivo produce le virago alla simona ventura,che ,credetemi,come atteggiamento,esistono per le strade.sono solo che maggiormente i deboli maschi,spoliati dalla spada e dalla produzione esclusiva per la cura della casa,odiano.alcuni,che credono di avere un potere riflesso nell&#8217;averne accanto,le amano,come stato sociale da sfoggiare.della serie, io si che sono capace di contenerle.illusi.</p>
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		Di: umberto		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/filistee/comment-page-1/#comment-109170</link>

		<dc:creator><![CDATA[umberto]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Jul 2010 10:59:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[in un mondo che preferisce solitudini perchè maggiormente produttive e cosumatrici,ovvio che il dialogo a due ne sia travolto.oggi devo essere contemporanamente tutto.primus inter pares,leone,manager,soldato,amante dolce,panettiere e anche fabbro.
il tutto sapendo che comunque non esiste poi neppure la riconoscenza di lei e,nel contrario,neppure quella di lui.i rapporti possono scindersi anche all&#039;improvviso,senza avvisaglie.
senza invenzione vocale che crea il significato nulla rimane,nulla si conserva e tutto degrada.economia interiore nessuno la spiega.serve letteratura,ove nessuno legge e domanda.atteggiamenti pericolosi in un mondo che va di fretta ma senza sapere dove.ovvio che i deboli soccombano senza aiuto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>in un mondo che preferisce solitudini perchè maggiormente produttive e cosumatrici,ovvio che il dialogo a due ne sia travolto.oggi devo essere contemporanamente tutto.primus inter pares,leone,manager,soldato,amante dolce,panettiere e anche fabbro.<br />
il tutto sapendo che comunque non esiste poi neppure la riconoscenza di lei e,nel contrario,neppure quella di lui.i rapporti possono scindersi anche all&#8217;improvviso,senza avvisaglie.<br />
senza invenzione vocale che crea il significato nulla rimane,nulla si conserva e tutto degrada.economia interiore nessuno la spiega.serve letteratura,ove nessuno legge e domanda.atteggiamenti pericolosi in un mondo che va di fretta ma senza sapere dove.ovvio che i deboli soccombano senza aiuto.</p>
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		Di: zauberei		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/filistee/comment-page-1/#comment-109169</link>

		<dc:creator><![CDATA[zauberei]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Jul 2010 11:02:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Don Cave - delle osservazioni: intanto molte delle persone che partecipano a questo dibattito probabilmente potranno usare questo metadiscorso in  modo assai pratico: lipperini ci fa i libri che altri possono leggere, io per mio sono psicologa, altri che partecipino oggi qui o meno, ma sono commentatori abituali sono insegnanti.
L&#039;autoanalisi individuale è cosa buona e giusta, ma difficile che cicci fuoir se non ci sono strumenti, e sono certe competenze che possono fornire progetti di intervento per fornire quegli strumenti.
In questo contesto specifico poi, motivo dei miei interventi fin dall&#039;inizio, dubito che la scelta del delitto passionale sia così superficiale, esito di condizionamenti culturali così diretti e immediati. Ma mi ripeterei e mi fermo qui:)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Don Cave &#8211; delle osservazioni: intanto molte delle persone che partecipano a questo dibattito probabilmente potranno usare questo metadiscorso in  modo assai pratico: lipperini ci fa i libri che altri possono leggere, io per mio sono psicologa, altri che partecipino oggi qui o meno, ma sono commentatori abituali sono insegnanti.<br />
L&#8217;autoanalisi individuale è cosa buona e giusta, ma difficile che cicci fuoir se non ci sono strumenti, e sono certe competenze che possono fornire progetti di intervento per fornire quegli strumenti.<br />
In questo contesto specifico poi, motivo dei miei interventi fin dall&#8217;inizio, dubito che la scelta del delitto passionale sia così superficiale, esito di condizionamenti culturali così diretti e immediati. Ma mi ripeterei e mi fermo qui:)</p>
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		<title>
		Di: Don Cave		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/filistee/comment-page-1/#comment-109168</link>

		<dc:creator><![CDATA[Don Cave]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Jul 2010 10:51:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sono d&#039;accordo con le tue considerazioni, Zauberei, e dirò di più: provengo da un percorso di studi umanistici che ho scelto proprio perché credevo (credo?) nell&#039;importanza dell&#039;autoanalisi, del mettere in gioco le &quot;narrative dominanti&quot;, o del tracciare nuove narrative laddove queste mancano del tutto. Però, come tu stess(o/a?) rilevi, il metadiscorso è confinato ad un&#039;enclave di persone che, per una serie di ragioni sono maggiormente predisposte a porsi certi problemi e a tentare di discuterne. Nel frattempo il mondo continua a girare come sempre, e lo sforzo profuso nel capire il perché di certi fenomeni non riesce neppure a scalfire una quotidianità dove una dimensione autenticamente sociale, partecipativa, attiva, critica non si è mai davvero sviluppata su larga scala. Riguardo all&#039;argomento specifico, poi, c&#039;è secondo me un altro fatto: a prescindere dalla predisposizione o meno all&#039;autoanalisi e ai metadiscorsi, siamo tutti immersi in una realtà che spesso ci costringe alla brutalità o alla mancanza di empatia verso noi stessi e verso gli altri; per cui mi chiedo: se anziché osservare il fenomeno come se ci fosse estraneo e avesse bisogno di una oggettivazione preventiva per essere analizzato adeguatamente, prendessimo finalmente atto che nessuno di noi è immune in linea di principio a quella brutalità, non faremmo un piacere a noi stessi e agli altri? Cominciando ad analizzare noi stessi, come viviamo le nostre vite, come ci comportiamo con gli altri, come viviamo la dimensione sentimentale e di coppia... insomma autoanalizzando noi stessi, anziché dando un contributo all&#039;autoanalisi della società, non faremmo un gesto più concreto e, forse, efficace? Il dubbio sulla bontà del metadiscorso mi deriva da questa perplessità: se come individui abbiamo forse qualche chance di riuscire a condurre un&#039;adeguata autoanalisi e una efficace autoterapia, che dire di un&#039;intera società o di un&#039;intera &quot;cultura&quot;? La mia non è quindi una presa di posizione a priori contro i metadiscorsi, né un tentativo di deresponsabilizzazione o disinteresse... semplicemente, credo che i metadiscorsi siano più efficaci se applicati ad una dimensione individuale, in una prospettiva idiografica, e che la responsabilità e l&#039;interesse abbiano tante più possibilità di produrre risultati se applicate anzitutto alle proprie scelte e alla propria vita.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono d&#8217;accordo con le tue considerazioni, Zauberei, e dirò di più: provengo da un percorso di studi umanistici che ho scelto proprio perché credevo (credo?) nell&#8217;importanza dell&#8217;autoanalisi, del mettere in gioco le &#8220;narrative dominanti&#8221;, o del tracciare nuove narrative laddove queste mancano del tutto. Però, come tu stess(o/a?) rilevi, il metadiscorso è confinato ad un&#8217;enclave di persone che, per una serie di ragioni sono maggiormente predisposte a porsi certi problemi e a tentare di discuterne. Nel frattempo il mondo continua a girare come sempre, e lo sforzo profuso nel capire il perché di certi fenomeni non riesce neppure a scalfire una quotidianità dove una dimensione autenticamente sociale, partecipativa, attiva, critica non si è mai davvero sviluppata su larga scala. Riguardo all&#8217;argomento specifico, poi, c&#8217;è secondo me un altro fatto: a prescindere dalla predisposizione o meno all&#8217;autoanalisi e ai metadiscorsi, siamo tutti immersi in una realtà che spesso ci costringe alla brutalità o alla mancanza di empatia verso noi stessi e verso gli altri; per cui mi chiedo: se anziché osservare il fenomeno come se ci fosse estraneo e avesse bisogno di una oggettivazione preventiva per essere analizzato adeguatamente, prendessimo finalmente atto che nessuno di noi è immune in linea di principio a quella brutalità, non faremmo un piacere a noi stessi e agli altri? Cominciando ad analizzare noi stessi, come viviamo le nostre vite, come ci comportiamo con gli altri, come viviamo la dimensione sentimentale e di coppia&#8230; insomma autoanalizzando noi stessi, anziché dando un contributo all&#8217;autoanalisi della società, non faremmo un gesto più concreto e, forse, efficace? Il dubbio sulla bontà del metadiscorso mi deriva da questa perplessità: se come individui abbiamo forse qualche chance di riuscire a condurre un&#8217;adeguata autoanalisi e una efficace autoterapia, che dire di un&#8217;intera società o di un&#8217;intera &#8220;cultura&#8221;? La mia non è quindi una presa di posizione a priori contro i metadiscorsi, né un tentativo di deresponsabilizzazione o disinteresse&#8230; semplicemente, credo che i metadiscorsi siano più efficaci se applicati ad una dimensione individuale, in una prospettiva idiografica, e che la responsabilità e l&#8217;interesse abbiano tante più possibilità di produrre risultati se applicate anzitutto alle proprie scelte e alla propria vita.</p>
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		<title>
		Di: zauberei		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/filistee/comment-page-1/#comment-109167</link>

		<dc:creator><![CDATA[zauberei]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Jul 2010 05:27:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L&#039;intervento di Don Cave tocca degli argomenti che a me sembrano molto intelligenti. Anche io metto Veneziani insieme a Fini e Bernard (marò) e anche io ho un po&#039; paura del metadiscorso che non cura ma sclerotizza una patologia sociale.
Ma ci sono delle questioni: la prima è che sereno Don Cave che per il momento il metadiscorso è talmente circoscritto a certe aree della popolazione che - aveccene. Il fatto che è circoscritto è strettamente correlato alla scarsa propensione collettiva a produrre autonalisi di qualsiasi tipo, giacchè queste autoanalisi dovrebbero per forza di cose servirsi di stralci di questo meta discorso.
In secondo luogo - attenzione al disfattismo diffuso (che è strettamente parente della mancanza di responsabilità) nei confronti delle competenze intellettuali, le quali producono discorsi che paiono autoreferenziali e astratti ma sono solo la parte spesso pià che necessaria di interventi concreti. Questo atteggiamento spocchioso tipico in italia, per cui pare che se non fabbrichi caciotte in  questo esatto momento sei inutile (eepure esiste un sapere procedurale e discorsivo sulla produzione delle caciotte) sta diventando virale, e pericoloso. Perchè sono quelle competenze a poter produrre interventi su più larga scala, che onestamente mi paiono ancora più urgenti delle famose labili, e variamente  - molto variamente  - efficaci, autoanalisi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;intervento di Don Cave tocca degli argomenti che a me sembrano molto intelligenti. Anche io metto Veneziani insieme a Fini e Bernard (marò) e anche io ho un po&#8217; paura del metadiscorso che non cura ma sclerotizza una patologia sociale.<br />
Ma ci sono delle questioni: la prima è che sereno Don Cave che per il momento il metadiscorso è talmente circoscritto a certe aree della popolazione che &#8211; aveccene. Il fatto che è circoscritto è strettamente correlato alla scarsa propensione collettiva a produrre autonalisi di qualsiasi tipo, giacchè queste autoanalisi dovrebbero per forza di cose servirsi di stralci di questo meta discorso.<br />
In secondo luogo &#8211; attenzione al disfattismo diffuso (che è strettamente parente della mancanza di responsabilità) nei confronti delle competenze intellettuali, le quali producono discorsi che paiono autoreferenziali e astratti ma sono solo la parte spesso pià che necessaria di interventi concreti. Questo atteggiamento spocchioso tipico in italia, per cui pare che se non fabbrichi caciotte in  questo esatto momento sei inutile (eepure esiste un sapere procedurale e discorsivo sulla produzione delle caciotte) sta diventando virale, e pericoloso. Perchè sono quelle competenze a poter produrre interventi su più larga scala, che onestamente mi paiono ancora più urgenti delle famose labili, e variamente  &#8211; molto variamente  &#8211; efficaci, autoanalisi.</p>
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		<title>
		Di: Don Cave		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/filistee/comment-page-1/#comment-109166</link>

		<dc:creator><![CDATA[Don Cave]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Jul 2010 21:07:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L&#039;articolo di Veneziani rientra in un preoccupante revival misoginistico a sfondo nostalgico (della buona vecchia società partiarcale, s&#039;intende), di cui si trova traccia nei discorsi e nelle sparate di molti opinionisti redivivi (penso solo a Massimo Fini... ma anche alla piega di certi interventi di Paolo Barnard, ad esempio). Forse affrontare il problema a partire da approcci del genere, per giunta sull&#039;onda di una sequela di episodi così drammatici è sbagliato in partenza... analfabetismo sentimentale, relazioni fra i generi ecc., secondo me cose che andrebbero affrontate nel quotidiano, cominciando con una seria e permanente autoanalisi. Quei fatti, molto più che di questioni psicologiche, sociologiche o politiche, parlano di un disagio che è proprio di ciascuno di noi, e, visti singolarmente e nel dettaglio, si rivelano per quello che sono: fatti, citando Nietzsche, &quot;umani, troppo umani&quot;. La discussione in termini generali è certamente utile e necessaria; ma secondo me c&#039;è il serio rischio che una società intrinsecamente malata e un&#039;umanità visibilmente priva di punti di riferimento, anziché &quot;curarsi&quot; nel quotidiano, sublimino pure la propria malattia in un eterno metadiscorso tendenzialmente autoassolutorio e deresponsabilizzante.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;articolo di Veneziani rientra in un preoccupante revival misoginistico a sfondo nostalgico (della buona vecchia società partiarcale, s&#8217;intende), di cui si trova traccia nei discorsi e nelle sparate di molti opinionisti redivivi (penso solo a Massimo Fini&#8230; ma anche alla piega di certi interventi di Paolo Barnard, ad esempio). Forse affrontare il problema a partire da approcci del genere, per giunta sull&#8217;onda di una sequela di episodi così drammatici è sbagliato in partenza&#8230; analfabetismo sentimentale, relazioni fra i generi ecc., secondo me cose che andrebbero affrontate nel quotidiano, cominciando con una seria e permanente autoanalisi. Quei fatti, molto più che di questioni psicologiche, sociologiche o politiche, parlano di un disagio che è proprio di ciascuno di noi, e, visti singolarmente e nel dettaglio, si rivelano per quello che sono: fatti, citando Nietzsche, &#8220;umani, troppo umani&#8221;. La discussione in termini generali è certamente utile e necessaria; ma secondo me c&#8217;è il serio rischio che una società intrinsecamente malata e un&#8217;umanità visibilmente priva di punti di riferimento, anziché &#8220;curarsi&#8221; nel quotidiano, sublimino pure la propria malattia in un eterno metadiscorso tendenzialmente autoassolutorio e deresponsabilizzante.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: gina		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/filistee/comment-page-1/#comment-109165</link>

		<dc:creator><![CDATA[gina]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Jul 2010 15:53:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[(ops, in più di mille, in un milione di piccoli pezzi )]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(ops, in più di mille, in un milione di piccoli pezzi )</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Adrianaaaa		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/filistee/comment-page-1/#comment-109164</link>

		<dc:creator><![CDATA[Adrianaaaa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Jul 2010 13:20:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[scusate se mi inserisco goffamente nella conversazione con una sparata...
a me sembra che dietro questa inquietantissima serie di omicidi-suicidi stia una specie di mentalità kamikaze. ammazzo te che hai reso la mia vita orribile, e muoio compiendo l&#039;impresa. la giustizia ottenuta a scapito della propria vita, che tanto fa schifo. perchè si incolpano le donne? perchè, come detto più sopra, DEVONO essere creature dolci e amorevoli, capaci di guarire ogni male, come la mamma che da un bacino sul livido e passa il male, la crocerossina che bagna la fronte del soldato febbricitante, la puttana che dopo aver prestato altre parti di sé presta pure l&#039;orecchio alle confidenze del cliente, la badante che cambia i pannoloni col sorriso sulle labbra (idea, peraltro, che appartiene sia agli uomini sia alla stragrande maggioranza delle donne).
ovviamente si tratta di un fenomeno complessissimo, che riguarda prima di tutto individui con una propria vicenda di vita, e sono d&#039;accordo sul fatto che le generalizzazioni siano inutili. Tuttavia a me pare che ci sia una specie di trend che riguarda il rapporto tra il bene e il sacrificio di sé. Come gli operai che, invece di minare la fabbrica come fanno i francesi, salgono sui tetti arroventati mettendo in serio pericolo la propria vita (spesso, oltretutto, sotto gli occhi dei figli). L&#039;ottenimento della giustizia passa attraverso l&#039;automortificazione. una volta si usava il cilicio ai fini di una vita ultraterrena, ora si usano i tetti ai fini di questa vita qua. forse davvero l&#039;assenza di un percorso spirituale (anche ateo, ovviamente) non permette di affrontare le questioni terrene come tali.
comunque mi sembra assai realistica l&#039;ipotesi del suicidio come estremo atto di deresponsabilizzazione nei confronti delle proprie azioni, e in un certo senso non si tratta di una questione slegata a quella di cui ho appena detto. guardate come sono disposto a ridurre me stesso, mi ammazzo persino, è l&#039;Ingiustizia! Sarebbe interessante sapere che pensavano questi assassini-suicidi, se sotto sotto non si sentivano eroi, come qualcuno che prima di lasciare questo mondo abbia messo a posto tutti i conti in sospeso, abbia fatto il suo dovere.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>scusate se mi inserisco goffamente nella conversazione con una sparata&#8230;<br />
a me sembra che dietro questa inquietantissima serie di omicidi-suicidi stia una specie di mentalità kamikaze. ammazzo te che hai reso la mia vita orribile, e muoio compiendo l&#8217;impresa. la giustizia ottenuta a scapito della propria vita, che tanto fa schifo. perchè si incolpano le donne? perchè, come detto più sopra, DEVONO essere creature dolci e amorevoli, capaci di guarire ogni male, come la mamma che da un bacino sul livido e passa il male, la crocerossina che bagna la fronte del soldato febbricitante, la puttana che dopo aver prestato altre parti di sé presta pure l&#8217;orecchio alle confidenze del cliente, la badante che cambia i pannoloni col sorriso sulle labbra (idea, peraltro, che appartiene sia agli uomini sia alla stragrande maggioranza delle donne).<br />
ovviamente si tratta di un fenomeno complessissimo, che riguarda prima di tutto individui con una propria vicenda di vita, e sono d&#8217;accordo sul fatto che le generalizzazioni siano inutili. Tuttavia a me pare che ci sia una specie di trend che riguarda il rapporto tra il bene e il sacrificio di sé. Come gli operai che, invece di minare la fabbrica come fanno i francesi, salgono sui tetti arroventati mettendo in serio pericolo la propria vita (spesso, oltretutto, sotto gli occhi dei figli). L&#8217;ottenimento della giustizia passa attraverso l&#8217;automortificazione. una volta si usava il cilicio ai fini di una vita ultraterrena, ora si usano i tetti ai fini di questa vita qua. forse davvero l&#8217;assenza di un percorso spirituale (anche ateo, ovviamente) non permette di affrontare le questioni terrene come tali.<br />
comunque mi sembra assai realistica l&#8217;ipotesi del suicidio come estremo atto di deresponsabilizzazione nei confronti delle proprie azioni, e in un certo senso non si tratta di una questione slegata a quella di cui ho appena detto. guardate come sono disposto a ridurre me stesso, mi ammazzo persino, è l&#8217;Ingiustizia! Sarebbe interessante sapere che pensavano questi assassini-suicidi, se sotto sotto non si sentivano eroi, come qualcuno che prima di lasciare questo mondo abbia messo a posto tutti i conti in sospeso, abbia fatto il suo dovere.</p>
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