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	Commenti a: FRAMMENTI DI SALONE: IL NOSTRO SCONTENTO	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		Di: Patrizia		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Patrizia]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Apr 2019 10:33:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Cara Loredana,
se non fosse adulazione,vorrei fare anch&#039;io gli auguri per il compleanno al direttore del salone del Libro.
Poi passo a tentare di spiegare il mio pensiero, su quello che sento come una divaricazione non facilmente sanabile, tra intellettuali e persone qualunque.
Mi ritengo fare parte dei terzultimi e per condizione anagrafica riconosco come necessario, anzi fondamentale il ruolo degli intellettuali.
Credo che anche in questi tempi in cui la superiorità culturale è avvertita come insopportabile ostentazione di privilegio, si possa invece riconoscere chi mette le proprie risorse intellettuali al servizio della comprensione della realtà e chi al contrario utilizza la conoscenza come strumento di emancipazione soltanto personale e direi sopratutto come miglioramento del proprio status (economico, di classe ecc.).
Ieri, per dire, ascoltavo la presentazione del tuo libro e avvertivo, ovviamente una distanza tra coloro che facevano parte di un circuito culturale ed il resto degli spettatori che come me, ne sono affascinati ma non ne fanno parte.
Credo che si debba avere una consapevolezza del privilegio di far parte di una élite culturale, pure se oggi potrebbe significare precarietà, duri anni di lavori non pagati, sottopagati, ecc.
E che, per qualcuno che raggiunge una visibilità ce ne sono chissà quanti altri, che non emergono o lavorano lontani da qualunque riconoscimento.
So che tu non hai proprio neanche, come si dice oggi, il codice postale di casa, dei quartieri benestanti, ma ugualmente chi opera nella cultura con intento anche politico si deve interrogare su una posizione privilegiata, quando ce l&#039;ha.
Ieri hai ricordato il tuo amore incondizionato per Steven King e di come la sua scrittura eccelsa ci mostri e ci spieghi l&#039;America bianca, arrabbiata, frustrata, con un desiderio di rivalsa anche violenta verso coloro che non hanno saputo ascoltarla.
Qualcosa di simile, dicevi oggi nel post, a quello che succede qui da noi, adesso in Italia.
Mi interrogo su queste derive di incattivimento della società, su come non la solidarietà ma l&#039;individualizzazione sia il modello a cui ci rifacciamo, con il risultato scontato di diventare inifluenti per operare qualunque miglioramento della nostra condizione di sfruttati e se questo non bastasse, anche molto infelici.
Ho solo inquietudini come vedi, e nessuna ricetta purtroppo. Una cosa però mi è venuta in mente a proposito del lavoro che sarà sicuramente molto bello (a partire dal titolo) sul nostro scontento: ossia che dobbiamo far parlare molto e senza troppa mediazione, le persone che si considerano penultime, ma non come sfogo, che quello l&#039;abbiamo sentito(anzi ce l&#039;hanno fatto sentire Casapound e Forza Nuova), ma laddove qualcuno si rendesse disponibile, come contraddittorio.
Cari saluti. Patrizia
P.S. mi hai fatto pensare a proposito del tuo libro e della letteratura in generale, che si può fare un saggio di sociologia scrivendo racconti e per di più che pescano nel &quot;fantastico&quot;.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cara Loredana,<br />
se non fosse adulazione,vorrei fare anch&#8217;io gli auguri per il compleanno al direttore del salone del Libro.<br />
Poi passo a tentare di spiegare il mio pensiero, su quello che sento come una divaricazione non facilmente sanabile, tra intellettuali e persone qualunque.<br />
Mi ritengo fare parte dei terzultimi e per condizione anagrafica riconosco come necessario, anzi fondamentale il ruolo degli intellettuali.<br />
Credo che anche in questi tempi in cui la superiorità culturale è avvertita come insopportabile ostentazione di privilegio, si possa invece riconoscere chi mette le proprie risorse intellettuali al servizio della comprensione della realtà e chi al contrario utilizza la conoscenza come strumento di emancipazione soltanto personale e direi sopratutto come miglioramento del proprio status (economico, di classe ecc.).<br />
Ieri, per dire, ascoltavo la presentazione del tuo libro e avvertivo, ovviamente una distanza tra coloro che facevano parte di un circuito culturale ed il resto degli spettatori che come me, ne sono affascinati ma non ne fanno parte.<br />
Credo che si debba avere una consapevolezza del privilegio di far parte di una élite culturale, pure se oggi potrebbe significare precarietà, duri anni di lavori non pagati, sottopagati, ecc.<br />
E che, per qualcuno che raggiunge una visibilità ce ne sono chissà quanti altri, che non emergono o lavorano lontani da qualunque riconoscimento.<br />
So che tu non hai proprio neanche, come si dice oggi, il codice postale di casa, dei quartieri benestanti, ma ugualmente chi opera nella cultura con intento anche politico si deve interrogare su una posizione privilegiata, quando ce l&#8217;ha.<br />
Ieri hai ricordato il tuo amore incondizionato per Steven King e di come la sua scrittura eccelsa ci mostri e ci spieghi l&#8217;America bianca, arrabbiata, frustrata, con un desiderio di rivalsa anche violenta verso coloro che non hanno saputo ascoltarla.<br />
Qualcosa di simile, dicevi oggi nel post, a quello che succede qui da noi, adesso in Italia.<br />
Mi interrogo su queste derive di incattivimento della società, su come non la solidarietà ma l&#8217;individualizzazione sia il modello a cui ci rifacciamo, con il risultato scontato di diventare inifluenti per operare qualunque miglioramento della nostra condizione di sfruttati e se questo non bastasse, anche molto infelici.<br />
Ho solo inquietudini come vedi, e nessuna ricetta purtroppo. Una cosa però mi è venuta in mente a proposito del lavoro che sarà sicuramente molto bello (a partire dal titolo) sul nostro scontento: ossia che dobbiamo far parlare molto e senza troppa mediazione, le persone che si considerano penultime, ma non come sfogo, che quello l&#8217;abbiamo sentito(anzi ce l&#8217;hanno fatto sentire Casapound e Forza Nuova), ma laddove qualcuno si rendesse disponibile, come contraddittorio.<br />
Cari saluti. Patrizia<br />
P.S. mi hai fatto pensare a proposito del tuo libro e della letteratura in generale, che si può fare un saggio di sociologia scrivendo racconti e per di più che pescano nel &#8220;fantastico&#8221;.</p>
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