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	Commenti a: GENOVA 2001: UNO STRAORDINARIO FALLIMENTO	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		Di: Genova 2001: uno straordinario fallimento &#124; Informare per Resistere		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/genova-2001-uno-straordinario-fallimento/comment-page-1/#comment-129930</link>

		<dc:creator><![CDATA[Genova 2001: uno straordinario fallimento &#124; Informare per Resistere]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Jul 2012 15:03:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[...] 2001: uno straordinario fallimento  - di Fabrizio Crasso -  Lipperatura [...] ]]></description>
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		Di: Maurizio		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Jul 2012 13:15:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La macelleria della Diaz non è mai stata considerata, dai media e dall&#039;opinione pubblica in senso lato, un episodio veramente grave. In un paese che non ha saputo far memoria di Piazza Fontana e della stazione di Bologna non ci si poteva aspettare di meglio. Se il passato avesse insegnato qualcosa, la Diaz non sarebbe stata possibile. Non sarebbe stato possibile per figuri come Scajola, che se non ricordo male era ministro dell&#039;Interno, e i fascisti La Russa, Gasparri e compagnia, far intendere all&#039;ala eversiva da sempre presente negli apparati militari italiani che la festa stava per ricominciare, che finalmente sarebbe stato di nuovo possibile strapazzare i rossi. Avessimo imparato qualcosa, appena un poco, dalle infiltrazioni, dai depistaggi e dalle menzogne che hanno da subito inquinato le indagini sulle stragi negli anni settanta, non ci saremmo cascati un&#039;altra volta. Non avremmo assistito alla solidarietà beota di milioni di cittadini con le &quot;forze dell&#039;ordine&quot;, giustificate alla luce di una presunta azione paramilitare di matrice no global che, se mai c&#039;è stata, è stata in buona parte alimentata ad arte se non addirittura condotta da infiltrati di Kossighiana memoria.
Ora che qualche condanna è arrivata e troppe assoluzioni e prescrizioni hanno, come al solito, steso un velo di oblio su quei fatti, siamo di nuovo a contemplare le macerie del diritto, della libertà di espressione, della vita di persone rovinate per sempre da quei giorni. Ma, ancora una volta, senza aver imparato niente. Delle dieci persone in attesa di sentenza non so bene cosa pensare: se è vero che rischiano dieci e più anni a testa, si tratta veramente di un’enormità, di un mostro giuridico, anche senza bisogno di fare il confronto con l’impunità di chi, dall’altra parte della barricata, ha commesso crimini molto peggiori. Ma non mi viene nemmeno naturale giustificarli, come sembra fare l’autore di questo pezzo, quasi spaccare vetrine e incendiare automobili fosse un modo lecito di esprimere le proprie opinioni. Il fatto che Genova non possono averla devastata da soli “manco fossero gli X-Men”, scrive l’autore, non vuol dire che non debbano essere comunque condannati per quello che loro, come singoli individui, hanno fatto, se l’hanno fatto. Che non è lecito, sarà bene ricordare anche questo. E certo, non merita né dieci anni di galera, né la patente di eversore. Gli eversori c’erano, ma stavano dall’altra parte.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La macelleria della Diaz non è mai stata considerata, dai media e dall&#8217;opinione pubblica in senso lato, un episodio veramente grave. In un paese che non ha saputo far memoria di Piazza Fontana e della stazione di Bologna non ci si poteva aspettare di meglio. Se il passato avesse insegnato qualcosa, la Diaz non sarebbe stata possibile. Non sarebbe stato possibile per figuri come Scajola, che se non ricordo male era ministro dell&#8217;Interno, e i fascisti La Russa, Gasparri e compagnia, far intendere all&#8217;ala eversiva da sempre presente negli apparati militari italiani che la festa stava per ricominciare, che finalmente sarebbe stato di nuovo possibile strapazzare i rossi. Avessimo imparato qualcosa, appena un poco, dalle infiltrazioni, dai depistaggi e dalle menzogne che hanno da subito inquinato le indagini sulle stragi negli anni settanta, non ci saremmo cascati un&#8217;altra volta. Non avremmo assistito alla solidarietà beota di milioni di cittadini con le &#8220;forze dell&#8217;ordine&#8221;, giustificate alla luce di una presunta azione paramilitare di matrice no global che, se mai c&#8217;è stata, è stata in buona parte alimentata ad arte se non addirittura condotta da infiltrati di Kossighiana memoria.<br />
Ora che qualche condanna è arrivata e troppe assoluzioni e prescrizioni hanno, come al solito, steso un velo di oblio su quei fatti, siamo di nuovo a contemplare le macerie del diritto, della libertà di espressione, della vita di persone rovinate per sempre da quei giorni. Ma, ancora una volta, senza aver imparato niente. Delle dieci persone in attesa di sentenza non so bene cosa pensare: se è vero che rischiano dieci e più anni a testa, si tratta veramente di un’enormità, di un mostro giuridico, anche senza bisogno di fare il confronto con l’impunità di chi, dall’altra parte della barricata, ha commesso crimini molto peggiori. Ma non mi viene nemmeno naturale giustificarli, come sembra fare l’autore di questo pezzo, quasi spaccare vetrine e incendiare automobili fosse un modo lecito di esprimere le proprie opinioni. Il fatto che Genova non possono averla devastata da soli “manco fossero gli X-Men”, scrive l’autore, non vuol dire che non debbano essere comunque condannati per quello che loro, come singoli individui, hanno fatto, se l’hanno fatto. Che non è lecito, sarà bene ricordare anche questo. E certo, non merita né dieci anni di galera, né la patente di eversore. Gli eversori c’erano, ma stavano dall’altra parte.</p>
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