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	Commenti a: GLI ASSASSINI DI K.	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		Di: evacarriego		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[evacarriego]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Feb 2006 14:00:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[mondìeu, che ambiente malsano:
buon proseguimento a tutti, eh
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>mondìeu, che ambiente malsano:<br />
buon proseguimento a tutti, eh</p>
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		Di: labuccia		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[labuccia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Feb 2006 08:35:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Anche una piccola recensione al mio? Di libro, intendo. Non sono stata nè raccomandata, nè suggerita, nè sponsorizzata, nè bestsellerizzata (o selleronizzata... ). L&#039;attesa è stata la mia maestra suprema. La perseveranza è una fonte continua di sorprese. Buona giornata. Ovviamente sul Giornale non compare l&#039;invito a regalare a scuole e biblioteche i libri che devastano le scrivanie dei poveri recensori... ;o)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Anche una piccola recensione al mio? Di libro, intendo. Non sono stata nè raccomandata, nè suggerita, nè sponsorizzata, nè bestsellerizzata (o selleronizzata&#8230; ). L&#8217;attesa è stata la mia maestra suprema. La perseveranza è una fonte continua di sorprese. Buona giornata. Ovviamente sul Giornale non compare l&#8217;invito a regalare a scuole e biblioteche i libri che devastano le scrivanie dei poveri recensori&#8230; ;o)</p>
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		Di: Ale		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ale]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Feb 2006 00:07:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Lippe qui tutti si sforzano di fare commenti intelligenti ai tuoi post per attirare l&#039;attenzione io ti faccio due domande:
1- quando mi intervisti?
2- scriverai la prefazione al mio primo libro?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lippe qui tutti si sforzano di fare commenti intelligenti ai tuoi post per attirare l&#8217;attenzione io ti faccio due domande:<br />
1- quando mi intervisti?<br />
2- scriverai la prefazione al mio primo libro?</p>
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		<title>
		Di: kristian betti		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[kristian betti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Feb 2006 22:33:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[anche per me Brown fa cagare, per cui lo consiglio a chi soffre di stipsi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>anche per me Brown fa cagare, per cui lo consiglio a chi soffre di stipsi.</p>
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		Di: evacarriego		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[evacarriego]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Feb 2006 18:08:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[segno evidente che intellettuali e critici non leggono in bagno ( attività ricreativa e culturale degna del massimo rispetto), dove è molto più agevole e rilassante leggere Brown anzichè - lo doco? lo dico - Kafka.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>segno evidente che intellettuali e critici non leggono in bagno ( attività ricreativa e culturale degna del massimo rispetto), dove è molto più agevole e rilassante leggere Brown anzichè &#8211; lo doco? lo dico &#8211; Kafka.</p>
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		<title>
		Di: girolamo		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/gli-assassini-di-k/comment-page-1/#comment-84952</link>

		<dc:creator><![CDATA[girolamo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Feb 2006 17:20:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Purtroppo le idiosincasie di Magris aumentano in misura inversamente proporzionale alla sua calante lucidità: cosa che lo porta a dire su Kant delle enormi sciocchezze, all&#039;interno di una storia della filosofia in nuce che sembra un bignamino di Lukàcs o di Geymonat: insomma, come sembrare il nonno di Tilgher, che aveva già capito (nel 1923!) che Kant apre la strada al termine della quale arriva Pirandello.
Il guaio è che l&#039;ossessione del commerciale Magris l&#039;ha sempre avuta: come quando, in &quot;Danubio&quot;, sostenne che Cioran (che viveva in una mansarda assediato dagli avvocati, e solo nel 1987, dopo 40 anni di fame, ha raggiunto livelli di vendite accettabili) scriveva per compiacere il mercato (ahi, le macchine letterarie!).
Temo di ripetermi: ma all&#039;inizio degli anni 70 nessuno, mi pare (o mi sono perso dei precursori?) si stracciava le vesti per &quot;Love Story&quot; e &quot;Il Padrino&quot;, che per il fatto di dominare le vendite non negavano certo al lettore americano il piacere di leggersi Salinger, Pynchon, Burroughs, Bellow, Singer...
(e mi scuso con i dimenticati).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Purtroppo le idiosincasie di Magris aumentano in misura inversamente proporzionale alla sua calante lucidità: cosa che lo porta a dire su Kant delle enormi sciocchezze, all&#8217;interno di una storia della filosofia in nuce che sembra un bignamino di Lukàcs o di Geymonat: insomma, come sembrare il nonno di Tilgher, che aveva già capito (nel 1923!) che Kant apre la strada al termine della quale arriva Pirandello.<br />
Il guaio è che l&#8217;ossessione del commerciale Magris l&#8217;ha sempre avuta: come quando, in &#8220;Danubio&#8221;, sostenne che Cioran (che viveva in una mansarda assediato dagli avvocati, e solo nel 1987, dopo 40 anni di fame, ha raggiunto livelli di vendite accettabili) scriveva per compiacere il mercato (ahi, le macchine letterarie!).<br />
Temo di ripetermi: ma all&#8217;inizio degli anni 70 nessuno, mi pare (o mi sono perso dei precursori?) si stracciava le vesti per &#8220;Love Story&#8221; e &#8220;Il Padrino&#8221;, che per il fatto di dominare le vendite non negavano certo al lettore americano il piacere di leggersi Salinger, Pynchon, Burroughs, Bellow, Singer&#8230;<br />
(e mi scuso con i dimenticati).</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: ivan		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/gli-assassini-di-k/comment-page-1/#comment-84951</link>

		<dc:creator><![CDATA[ivan]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Feb 2006 16:16:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sì, ma:
&quot;Col precipitare sempre più veloce del tempo e degli eventi, questa concezione si è radicalizzata all’estremo: la sapienza diventa mera comprensione intellettuale di ciò che accade e che ha sì bisogno di essere portato a chiarezza e ad autoconsapevolezza (con l’aiuto del filosofo, tecnico addetto a questa funzione), ma ha comunque sempre ragione e non tollera un giudizio di valore&quot;
Non so in base a cosa Magris possa fare questa affermazione. Ho l&#039;impressione che sia &quot;buttata lì&quot;.
Molta la retorica.
&quot;Se questo è il tempo dei Dan Brown, ciò significa che ad esprimere l’io e il mondo non sarebbe più la grande letteratura sperimentale e d’avanguardia - che da più di un secolo ha cambiato la realtà, cogliendone l’essenza con potenza visionaria - che continua a farci scoprire in essa, nonostante gli anni e i decenni, il nostro presente, la nostra verità.&quot;
Parafrasando, se questo è il tempo di Berlusconi (e non vi è dubbio che lo sia), ciò significa che ad esprimere l&#039;io ed il paese (non il mondo) ci sia solo una monolitica cultura mercantilistica, neppure tanto liberista. Ma da quando in qua ciò che &quot;si impone&quot; con i grandi numeri  può esprimere un &quot;io&quot; o un mondo? Lo &lt;i&gt;contrassegna storicamente&lt;/i&gt;, ma è tutt&#039;altra cosa. Magris salta alle conclusioni da quelli che tratta come &quot;sintomi&quot;, proprio perché li tratta come sintomi di qualcosa che ha in mente di dimostrare.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sì, ma:<br />
&#8220;Col precipitare sempre più veloce del tempo e degli eventi, questa concezione si è radicalizzata all’estremo: la sapienza diventa mera comprensione intellettuale di ciò che accade e che ha sì bisogno di essere portato a chiarezza e ad autoconsapevolezza (con l’aiuto del filosofo, tecnico addetto a questa funzione), ma ha comunque sempre ragione e non tollera un giudizio di valore&#8221;<br />
Non so in base a cosa Magris possa fare questa affermazione. Ho l&#8217;impressione che sia &#8220;buttata lì&#8221;.<br />
Molta la retorica.<br />
&#8220;Se questo è il tempo dei Dan Brown, ciò significa che ad esprimere l’io e il mondo non sarebbe più la grande letteratura sperimentale e d’avanguardia &#8211; che da più di un secolo ha cambiato la realtà, cogliendone l’essenza con potenza visionaria &#8211; che continua a farci scoprire in essa, nonostante gli anni e i decenni, il nostro presente, la nostra verità.&#8221;<br />
Parafrasando, se questo è il tempo di Berlusconi (e non vi è dubbio che lo sia), ciò significa che ad esprimere l&#8217;io ed il paese (non il mondo) ci sia solo una monolitica cultura mercantilistica, neppure tanto liberista. Ma da quando in qua ciò che &#8220;si impone&#8221; con i grandi numeri  può esprimere un &#8220;io&#8221; o un mondo? Lo <i>contrassegna storicamente</i>, ma è tutt&#8217;altra cosa. Magris salta alle conclusioni da quelli che tratta come &#8220;sintomi&#8221;, proprio perché li tratta come sintomi di qualcosa che ha in mente di dimostrare.</p>
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		<title>
		Di: dado		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/gli-assassini-di-k/comment-page-1/#comment-84950</link>

		<dc:creator><![CDATA[dado]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Feb 2006 16:13:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ho trovato un pezzo di più di una settimana fa che conferma l&#039;ipotesi...
RICERCATORI DELLA COLUMBIA UNIVERSITY ANALIZZANO I MECCANISMI DEL SUCCESSO DELLE CANZONI
Hit Parade, conta più il branco del talento
La formula del successo la vorrebbero tutti, quelli che cercano di scrivere un best seller o una canzone da hit parade e quelli che inseguono il grande amore o un posto di lavoro sicuro. Chi lo ottiene, empiricamente, spesso non se lo sa spiegare: talento? Duro lavoro? Fortuna? Sono ingredienti necessari, ma non basta. Il successo, sostiene un gruppo di ricercatori americani in uno studio pubblicato ieri su «Science» è una questione di maggioranza, proprio come la democrazia: i libri e le canzoni che ci piacciono sono quelli che piacciono a tutti, a prescindere dalla loro qualità. D’altra parte se piacciono a tutti un motivo ci sarà. E’ il gatto che si morde la coda: una cosa piace se piace, difficile capire come inizia il processo. Per ottenere questo inquientante risultato i ricercatori americani hanno creato un mercato musicale artificiale formato da 14341 partecipanti contattati attraverso un sito internet dedicato ai giovani: senza che loro lo sappiano, i partecipanti vengono divisi in due gruppi: «indipendenti» e «influenzati socialmente». A tutti vengono fatte ascoltare canzoni sconosciute di band sconosciute. Gli indipendenti scelgono le canzoni da ascoltare solo in base al nome della band e alla melodia, le scaricano da Internet se le apprezzano e alla fine danno un voto di gradimento. «In questo modo - spiega uno degli autori della ricerca, Matthew Salganik, sociologo alla Columbia University - riusciamo a misurare la qualità della canzone senza influenze esterne». I «socialmente influenzati», invece, ascoltano gli stessi brani ma possono anche sapere quante persone hanno scelto un certo brano scaricandolo. Bene, i ricercatori hanno scoperto esattamente il gatto che si morde la coda, cioè che le canzoni popolari sono popolari, e quelle impopolari non piacciono, il tutto senza collegamento con la loro qualità stabilita dall’altro gruppo.
In un secondo tempo, Salganik e i suoi hanno diviso i «socialmente influenzati» in otto «mondi» separati, non interattivi. I membri di ognuno dei mondi non possono vedere le decisioni degli altri sette mondi. L’idea è verificare se per certi brani il successo è dovuto solo alla fortuna, ossia al fatto di essere stati scelti dai primi soggetti e aver di conseguenza influenzato gli altri, o se invece oltre alla fortuna c’è anche della qualità. «Prendiamo ad esempio Britney Spears - spiega Salganik - alcuni dicono che è davvero brava, altri che è soltanto fortunata. Con un unico gruppo, è difficile distinguere tra le due opzioni. Ma se tu immagini dieci mondi e lei è popolare in tutti e dieci, allora puoi dire che è davvero brava. Se è popolare soltanto in uno, allora si può dire che il suo successo è dovuto alla fortuna». Nell’esperimento americano ogni «mondo» sceglieva una hit diversa ma la popolarità era sempre il fattore decisivo, sebbene le «belle» canzoni dal punto di vista qualitativo non fossero mai proprio le ultime e le «pessime» mai le prime. D’altronde già il direttore marketing della Mondadori, Massimo Turchetta, spiegava tempo fa a La Stampa: «Non avremo mai un best-seller se il libro è cattivo. Il best-seller non lo crea il marketing, nessun direttore marketing ci riesce. Se il libro è buono e il marketing efficace è probabile ne nasca un best-seller. Talvolta anche se il libro è buono e il marketing inefficace. L´idea che esista un algoritmo del best-seller è ingenua».
«La verità è che la gente ha troppe alternative, nel caso del nostro esperimento 48 e nel mondo reale molte di più - conclude Salganik -: siccome non puoi assaggiare tutto, la scorciatoia è ascoltare quello che stanno già ascoltando gli altri». Non solo, un altro fattore importante nella scelta è il desiderio di condividere un’esperienza con gli altri, dato che una gran parte di piacere nell’ascoltare musica, leggere libri o guardare film è poi parlarne con gli altri. «Se tutti parlano di Harry Potter ti viene voglia di leggerlo» dice Salganik. Magia?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ho trovato un pezzo di più di una settimana fa che conferma l&#8217;ipotesi&#8230;<br />
RICERCATORI DELLA COLUMBIA UNIVERSITY ANALIZZANO I MECCANISMI DEL SUCCESSO DELLE CANZONI<br />
Hit Parade, conta più il branco del talento<br />
La formula del successo la vorrebbero tutti, quelli che cercano di scrivere un best seller o una canzone da hit parade e quelli che inseguono il grande amore o un posto di lavoro sicuro. Chi lo ottiene, empiricamente, spesso non se lo sa spiegare: talento? Duro lavoro? Fortuna? Sono ingredienti necessari, ma non basta. Il successo, sostiene un gruppo di ricercatori americani in uno studio pubblicato ieri su «Science» è una questione di maggioranza, proprio come la democrazia: i libri e le canzoni che ci piacciono sono quelli che piacciono a tutti, a prescindere dalla loro qualità. D’altra parte se piacciono a tutti un motivo ci sarà. E’ il gatto che si morde la coda: una cosa piace se piace, difficile capire come inizia il processo. Per ottenere questo inquientante risultato i ricercatori americani hanno creato un mercato musicale artificiale formato da 14341 partecipanti contattati attraverso un sito internet dedicato ai giovani: senza che loro lo sappiano, i partecipanti vengono divisi in due gruppi: «indipendenti» e «influenzati socialmente». A tutti vengono fatte ascoltare canzoni sconosciute di band sconosciute. Gli indipendenti scelgono le canzoni da ascoltare solo in base al nome della band e alla melodia, le scaricano da Internet se le apprezzano e alla fine danno un voto di gradimento. «In questo modo &#8211; spiega uno degli autori della ricerca, Matthew Salganik, sociologo alla Columbia University &#8211; riusciamo a misurare la qualità della canzone senza influenze esterne». I «socialmente influenzati», invece, ascoltano gli stessi brani ma possono anche sapere quante persone hanno scelto un certo brano scaricandolo. Bene, i ricercatori hanno scoperto esattamente il gatto che si morde la coda, cioè che le canzoni popolari sono popolari, e quelle impopolari non piacciono, il tutto senza collegamento con la loro qualità stabilita dall’altro gruppo.<br />
In un secondo tempo, Salganik e i suoi hanno diviso i «socialmente influenzati» in otto «mondi» separati, non interattivi. I membri di ognuno dei mondi non possono vedere le decisioni degli altri sette mondi. L’idea è verificare se per certi brani il successo è dovuto solo alla fortuna, ossia al fatto di essere stati scelti dai primi soggetti e aver di conseguenza influenzato gli altri, o se invece oltre alla fortuna c’è anche della qualità. «Prendiamo ad esempio Britney Spears &#8211; spiega Salganik &#8211; alcuni dicono che è davvero brava, altri che è soltanto fortunata. Con un unico gruppo, è difficile distinguere tra le due opzioni. Ma se tu immagini dieci mondi e lei è popolare in tutti e dieci, allora puoi dire che è davvero brava. Se è popolare soltanto in uno, allora si può dire che il suo successo è dovuto alla fortuna». Nell’esperimento americano ogni «mondo» sceglieva una hit diversa ma la popolarità era sempre il fattore decisivo, sebbene le «belle» canzoni dal punto di vista qualitativo non fossero mai proprio le ultime e le «pessime» mai le prime. D’altronde già il direttore marketing della Mondadori, Massimo Turchetta, spiegava tempo fa a La Stampa: «Non avremo mai un best-seller se il libro è cattivo. Il best-seller non lo crea il marketing, nessun direttore marketing ci riesce. Se il libro è buono e il marketing efficace è probabile ne nasca un best-seller. Talvolta anche se il libro è buono e il marketing inefficace. L´idea che esista un algoritmo del best-seller è ingenua».<br />
«La verità è che la gente ha troppe alternative, nel caso del nostro esperimento 48 e nel mondo reale molte di più &#8211; conclude Salganik -: siccome non puoi assaggiare tutto, la scorciatoia è ascoltare quello che stanno già ascoltando gli altri». Non solo, un altro fattore importante nella scelta è il desiderio di condividere un’esperienza con gli altri, dato che una gran parte di piacere nell’ascoltare musica, leggere libri o guardare film è poi parlarne con gli altri. «Se tutti parlano di Harry Potter ti viene voglia di leggerlo» dice Salganik. Magia?</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Noantri		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/gli-assassini-di-k/comment-page-1/#comment-84949</link>

		<dc:creator><![CDATA[Noantri]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Feb 2006 15:32:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[E&#039; vero, è più lecito temere Magris che Brown. Il primo si &lt;i&gt;insinua&lt;/i&gt;, la fruizione del secondo è comunque frutto di una scelta (bisogna vedere quanto quella scelta sia condizionata e quanto invece spontenea; ma questo è un altro discorso, pure interessante).
Ed è altrettanto vero che il trucchetto sta nella distribuzione. E&#039; proprio per quello che mi fa paura: è un trucchetto, non ci si può fare granché.
A proposito di Elio: domenica sera ero all&#039;Auditorium per l&#039;incontro con Assante (molto interessante e divertente). Al termine grande soddisfazione: Assante annuncia il prossimo appuntamento con la Pausini, dagli spalti orde di fischi e &#039;bù&#039;. Magari non è stato elegante, ma godo - letteralmente godo - quando pecepisco nella gente questa voglia (seppure goliardica) di dissentire.
[Ste] ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; vero, è più lecito temere Magris che Brown. Il primo si <i>insinua</i>, la fruizione del secondo è comunque frutto di una scelta (bisogna vedere quanto quella scelta sia condizionata e quanto invece spontenea; ma questo è un altro discorso, pure interessante).<br />
Ed è altrettanto vero che il trucchetto sta nella distribuzione. E&#8217; proprio per quello che mi fa paura: è un trucchetto, non ci si può fare granché.<br />
A proposito di Elio: domenica sera ero all&#8217;Auditorium per l&#8217;incontro con Assante (molto interessante e divertente). Al termine grande soddisfazione: Assante annuncia il prossimo appuntamento con la Pausini, dagli spalti orde di fischi e &#8216;bù&#8217;. Magari non è stato elegante, ma godo &#8211; letteralmente godo &#8211; quando pecepisco nella gente questa voglia (seppure goliardica) di dissentire.<br />
[Ste] </p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Paolo S		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/gli-assassini-di-k/comment-page-1/#comment-84948</link>

		<dc:creator><![CDATA[Paolo S]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Feb 2006 14:08:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[e scusate per la parola-baule: essrisultareere=risultare
:-)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>e scusate per la parola-baule: essrisultareere=risultare<br />
🙂</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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