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	Commenti a: GLI EDITORI RISPONDONO	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		Di: L&#8217;ebook nell&#8217;impero ottomano &#171; goodthing.it		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[L&#8217;ebook nell&#8217;impero ottomano &#171; goodthing.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Feb 2011 23:48:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[...] (ma non solo). Tuttavia sull’ebook neanche una parola. (A parte, per quanto ne so, qualche commento su Lipperatura e una discussione ormai vecchia di molti mesi sul loro blog, incalzata da un [...] ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] (ma non solo). Tuttavia sull’ebook neanche una parola. (A parte, per quanto ne so, qualche commento su Lipperatura e una discussione ormai vecchia di molti mesi sul loro blog, incalzata da un [&#8230;] </p>
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		Di: danae		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[danae]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Aug 2010 18:18:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[davanti a cose cosi&#039;, i nostri discorsi, i nostri ragionamenti potrebbero sembrare chiacchiere inutili, e invece sono ancora più necessari...
http://www.repubblica.it/politica/2010/08/19/news/caso_mondadori_i_l_pd_attacca_esecutivo_ad_personam-6372600/?ref=HREC1-2]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>davanti a cose cosi&#8217;, i nostri discorsi, i nostri ragionamenti potrebbero sembrare chiacchiere inutili, e invece sono ancora più necessari&#8230;<br />
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		<title>
		Di: Elisa Sanacore		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/gli-editori-rispondono/comment-page-3/#comment-109997</link>

		<dc:creator><![CDATA[Elisa Sanacore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Aug 2010 12:32:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Mi affaccio timidamente a questa discussione molto specializzata. Siccome alcuni di voi hanno accennato agli autori, io vorrei dire qualcosa come autrice semi-sconosciuta.
Ci sono vari tipi di autori, quelli di saggistica, di manualistica, di scolastica, di narrativa, ecc. Ma prendiamo un autore di narrativa, quello che generalmente chiamiamo scrittore. E prendiamo uno scrittore che faccia (o vuole fare) solo lo scrittore e non in parallelo il giornalista, il medico, l&#039;avvocato, il calciatore, ecc. Questo scrittore tout court a cosa dovrebbe interessarsi e di cosa dovrebbe occuparsi? In quanto scrittore a tutto tondo si interessa un po&#039; di tutto, per poi trarre dal tutto storie interessanti. Bene.
Quindi potrà prendere atto di queste nuove realtà editoriali, ebook, siti di editoria online, ecc., ma non può entrare in tutti i dettagli, non può, altrimenti farebbe un altro mestiere, che so l&#039;informatico o l&#039;esperto marketing.
Voglio dire,  uno scrittore deve dedicarsi ai contenuti/forme (cioè al &quot;libro&quot;) e assicuro che non è attività facile, è un&#039;attività che prende 24 ore su 24, perché ci si addormenta e ci si sveglia con la &quot;storia&quot; in testa e non si ha pace finché non si trova il modo di scriverla nel migliore dei modi.
Come può, questo autore trovare tempo e energie per comprendere il complesso mondo del marketing editoriale? Sento dire che alcuni autori si vendono da soli in internet, attraverso vari strumenti. Ma chi può farlo? Chi ha una minima conoscenza di come funzionano i siti e i motori di ricerca e i posizionamenti per incrementare le visite, ecc. O chi ha qualche amico che gli fa il lavoro al costo di una cena.
Insomma, credo che ognuno debba fare il suo, se vuole farlo bene.
Forse sono stata confusa, anzi sento di essere stata confusa, ma... okay, torno nella mia tana a scrivere storie.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi affaccio timidamente a questa discussione molto specializzata. Siccome alcuni di voi hanno accennato agli autori, io vorrei dire qualcosa come autrice semi-sconosciuta.<br />
Ci sono vari tipi di autori, quelli di saggistica, di manualistica, di scolastica, di narrativa, ecc. Ma prendiamo un autore di narrativa, quello che generalmente chiamiamo scrittore. E prendiamo uno scrittore che faccia (o vuole fare) solo lo scrittore e non in parallelo il giornalista, il medico, l&#8217;avvocato, il calciatore, ecc. Questo scrittore tout court a cosa dovrebbe interessarsi e di cosa dovrebbe occuparsi? In quanto scrittore a tutto tondo si interessa un po&#8217; di tutto, per poi trarre dal tutto storie interessanti. Bene.<br />
Quindi potrà prendere atto di queste nuove realtà editoriali, ebook, siti di editoria online, ecc., ma non può entrare in tutti i dettagli, non può, altrimenti farebbe un altro mestiere, che so l&#8217;informatico o l&#8217;esperto marketing.<br />
Voglio dire,  uno scrittore deve dedicarsi ai contenuti/forme (cioè al &#8220;libro&#8221;) e assicuro che non è attività facile, è un&#8217;attività che prende 24 ore su 24, perché ci si addormenta e ci si sveglia con la &#8220;storia&#8221; in testa e non si ha pace finché non si trova il modo di scriverla nel migliore dei modi.<br />
Come può, questo autore trovare tempo e energie per comprendere il complesso mondo del marketing editoriale? Sento dire che alcuni autori si vendono da soli in internet, attraverso vari strumenti. Ma chi può farlo? Chi ha una minima conoscenza di come funzionano i siti e i motori di ricerca e i posizionamenti per incrementare le visite, ecc. O chi ha qualche amico che gli fa il lavoro al costo di una cena.<br />
Insomma, credo che ognuno debba fare il suo, se vuole farlo bene.<br />
Forse sono stata confusa, anzi sento di essere stata confusa, ma&#8230; okay, torno nella mia tana a scrivere storie.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Anonimo		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/gli-editori-rispondono/comment-page-3/#comment-109996</link>

		<dc:creator><![CDATA[Anonimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Aug 2010 12:33:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@danae. Ok, ammetto di aver indorato un po&#039; la pillola: non è semplice. Questo però non vuol dire che sia impossibile (te lo dico per esperienza personale). Chiaro c&#039;è da faticare parecchio, ma nessuno ha mai detto che la lotta sindacale sia una scampagnata. Come pensi che abbiano conquistato i nostri nonni e i nostri padri i pochi diritti che ancora ci rimangono? Comunque, anche ammettendo che hai ragione quando dici che i sindacati per come sono oggi non sono adatti a rappresentare i lavoratori dell&#039;editoria, prima di buttarli a mare forse bisognerebbe pensare se non si possano in qualche modo cambiare. Esiste anche l&#039;opzione dei sindacati autonomi... E&#039; difficile trovare un terreno comune sull&#039;inclinazione politica (o sulla sua assenza), ma gli interessi sono condivisibili da tutti, no? Tutti ci tengono a non perdere il proprio posto di lavoro, a migliorare la propria condizione di lavoro, a fare il proprio dovere e a vedersi riconoscere i propri diritti. O forse no? Ora però, anche se il discorso a me interessa molto, mi pare stiamo andando un po troppo OT e non vorrei annoiare gli altri lettori di questo blog :-)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@danae. Ok, ammetto di aver indorato un po&#8217; la pillola: non è semplice. Questo però non vuol dire che sia impossibile (te lo dico per esperienza personale). Chiaro c&#8217;è da faticare parecchio, ma nessuno ha mai detto che la lotta sindacale sia una scampagnata. Come pensi che abbiano conquistato i nostri nonni e i nostri padri i pochi diritti che ancora ci rimangono? Comunque, anche ammettendo che hai ragione quando dici che i sindacati per come sono oggi non sono adatti a rappresentare i lavoratori dell&#8217;editoria, prima di buttarli a mare forse bisognerebbe pensare se non si possano in qualche modo cambiare. Esiste anche l&#8217;opzione dei sindacati autonomi&#8230; E&#8217; difficile trovare un terreno comune sull&#8217;inclinazione politica (o sulla sua assenza), ma gli interessi sono condivisibili da tutti, no? Tutti ci tengono a non perdere il proprio posto di lavoro, a migliorare la propria condizione di lavoro, a fare il proprio dovere e a vedersi riconoscere i propri diritti. O forse no? Ora però, anche se il discorso a me interessa molto, mi pare stiamo andando un po troppo OT e non vorrei annoiare gli altri lettori di questo blog 🙂</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: danae		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/gli-editori-rispondono/comment-page-3/#comment-109995</link>

		<dc:creator><![CDATA[danae]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Aug 2010 11:49:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@Anonimo,
no, venerea no, se la prendiamo dal lato medico. Se invece la prendiamo dal lato mitologico, invece, credo venga da venere tutto quello che dici a proposito della partecipazione attiva dei lavoratori anche ai processi creativi dell&#039;azienda. E tutto quello che viene da venere mi piace.
Dove vedo il problema? Nello strumento sindacale per come lo conosciamo. Ripeto: parlo per esperienza. Tu dici &quot;Molto semplicemente bisogna chiedere la consulenza di un sindacato tra quelli esistenti che ci sono proprio per aiutare i lavoratori ad organizzarsi&quot;. Molto semplicemente? No, sai, non e&#039; per niente semplice. L&#039;ho visto accadere davanti ai miei occhi la prima volta che siamo riusciti a organizzare una specie di assemblea dei lavoratori nella CE in cui lavoro. Pensi che tutti siano d&#039;accordo nel chiedere &quot;consulenze&quot;? No. Pensi che tutti siano d&#039;accordo nel chiedere consulenze a un solo sindacato? No. I lavoratori delle CE non sono tutti di sinistra, non sono tutti pro CGIL (o tutti di destra, o tutti di centro, o tutti di nessuna parte politica...).
Per questo non vedo nel sindacato la risorsa giusta. Le forme sindacali - per come sono strutturate ora - non funzionano nell&#039;editoria.
L&#039;editoria (come tutto quello che ha a che fare con la cultura) e&#039; difficilmente strutturabile: questo da un lato rende complicato far sentire la propria voce, ma dall&#039;altro da&#039; modo di inventarsi modi nuovi di intendere il lavoro e l&#039;organizzazione del lavoro.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Anonimo,<br />
no, venerea no, se la prendiamo dal lato medico. Se invece la prendiamo dal lato mitologico, invece, credo venga da venere tutto quello che dici a proposito della partecipazione attiva dei lavoratori anche ai processi creativi dell&#8217;azienda. E tutto quello che viene da venere mi piace.<br />
Dove vedo il problema? Nello strumento sindacale per come lo conosciamo. Ripeto: parlo per esperienza. Tu dici &#8220;Molto semplicemente bisogna chiedere la consulenza di un sindacato tra quelli esistenti che ci sono proprio per aiutare i lavoratori ad organizzarsi&#8221;. Molto semplicemente? No, sai, non e&#8217; per niente semplice. L&#8217;ho visto accadere davanti ai miei occhi la prima volta che siamo riusciti a organizzare una specie di assemblea dei lavoratori nella CE in cui lavoro. Pensi che tutti siano d&#8217;accordo nel chiedere &#8220;consulenze&#8221;? No. Pensi che tutti siano d&#8217;accordo nel chiedere consulenze a un solo sindacato? No. I lavoratori delle CE non sono tutti di sinistra, non sono tutti pro CGIL (o tutti di destra, o tutti di centro, o tutti di nessuna parte politica&#8230;).<br />
Per questo non vedo nel sindacato la risorsa giusta. Le forme sindacali &#8211; per come sono strutturate ora &#8211; non funzionano nell&#8217;editoria.<br />
L&#8217;editoria (come tutto quello che ha a che fare con la cultura) e&#8217; difficilmente strutturabile: questo da un lato rende complicato far sentire la propria voce, ma dall&#8217;altro da&#8217; modo di inventarsi modi nuovi di intendere il lavoro e l&#8217;organizzazione del lavoro.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Anonimo		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/gli-editori-rispondono/comment-page-3/#comment-109994</link>

		<dc:creator><![CDATA[Anonimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Aug 2010 15:23:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@danae: scusa se rispondo così in ritardo, non avevo la possibilità di accedere a Internet. Brevemente, secondo me sbagli ad intendere la sindacalizzazione come una specie di malattia venerea :-) Una sana sindacalizzazione dei lavoratori (che parte sempre dalla consapevolezza del proprio ruolo nell&#039;azienda e termina con il coinvolgimento attivo di ogni singolo lavoratore con una buona idea nei processi creativi...) serve anche e soprattutto a migliorare le dinamiche di lavoro e la qualità della produzione e quindi, in definitiva, aiuta l&#039;azienda a fare profitti e a crescere. Il punto è che, temo, gli uffici di dirigenza di molte CE non sono interessate a far crescere le proprie aziende, ma solo a fare il maggiore profitto possibile. Quando poi la candela si è consumata, l&#039;azienda non c&#039;è più e loro se ne vanno a distruggerne un&#039;altra (sì, lo so, generalizzo, ma ammetterai che questo genere di storie è all&#039;ordine del giorno in Italia!). Questa non è un&#039;opinione solo mia, ma mi rendo conto che al momento è poco diffusa, oggi si sceglie l&#039;ottimismo :-) Venendo alle tue domande. Come sindacalizzare i lavoratori di una casa editrice (di qualsiasi dimensione)? Molto semplicemente bisogna chiedere la consulenza di un sindacato tra quelli esistenti che ci sono proprio per aiutare i lavoratori ad organizzarsi. Tutto qui? Sì. Non c&#039;è altro da fare. Va fatto in fretta, meglio subito, proprio perché - come scrivi - questa è una fase di transizione importante del mondo dell&#039;editoria. Queste cose che scrivo, ovviamente, molti autori che lavorano per le CE le sanno già, avrebbero potuto dirle ai lavoratori delle CE molto chiaramente e molto prima di me, ma non l&#039;hanno fatto. Io dico che questo è il momento per loro (perlomeno per quelli che difendono il valore della solidarietà tra lavoratori) di farsi avanti e recuperare l&#039;iniziativa perduta. Non dubito che il &quot;calcio d&#039;inizio&quot; potrebbe darlo anche un magazziniere di Feltrinelli (faccio un esempio), so che nelle CE ci sono persone in gamba (a volte molto più degli autori ;-), ma bisogna riconoscere che gli autori di una casa editrice hanno anche un diverso peso mediatico e questo potrebbe fare la differenza. Mi domando perché non metterlo a disposizione per il bene comune... Inoltre loro potrebbero funzionare da &quot;collettore&quot; iniziale perché sono super partes (prima di decidere a che sindacato rivolgersi bisognerà pure che si parlino i lavoratori, no? Perché gli autori non potrebbero farsi promotori di riunioni di questo genere?). Per quanto riguarda il resto delle tue riflessioni, cara danae, prego che tu abbia ragione: quello che auspichi sarebbe magnifico per tutti. Lettori compresi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@danae: scusa se rispondo così in ritardo, non avevo la possibilità di accedere a Internet. Brevemente, secondo me sbagli ad intendere la sindacalizzazione come una specie di malattia venerea 🙂 Una sana sindacalizzazione dei lavoratori (che parte sempre dalla consapevolezza del proprio ruolo nell&#8217;azienda e termina con il coinvolgimento attivo di ogni singolo lavoratore con una buona idea nei processi creativi&#8230;) serve anche e soprattutto a migliorare le dinamiche di lavoro e la qualità della produzione e quindi, in definitiva, aiuta l&#8217;azienda a fare profitti e a crescere. Il punto è che, temo, gli uffici di dirigenza di molte CE non sono interessate a far crescere le proprie aziende, ma solo a fare il maggiore profitto possibile. Quando poi la candela si è consumata, l&#8217;azienda non c&#8217;è più e loro se ne vanno a distruggerne un&#8217;altra (sì, lo so, generalizzo, ma ammetterai che questo genere di storie è all&#8217;ordine del giorno in Italia!). Questa non è un&#8217;opinione solo mia, ma mi rendo conto che al momento è poco diffusa, oggi si sceglie l&#8217;ottimismo 🙂 Venendo alle tue domande. Come sindacalizzare i lavoratori di una casa editrice (di qualsiasi dimensione)? Molto semplicemente bisogna chiedere la consulenza di un sindacato tra quelli esistenti che ci sono proprio per aiutare i lavoratori ad organizzarsi. Tutto qui? Sì. Non c&#8217;è altro da fare. Va fatto in fretta, meglio subito, proprio perché &#8211; come scrivi &#8211; questa è una fase di transizione importante del mondo dell&#8217;editoria. Queste cose che scrivo, ovviamente, molti autori che lavorano per le CE le sanno già, avrebbero potuto dirle ai lavoratori delle CE molto chiaramente e molto prima di me, ma non l&#8217;hanno fatto. Io dico che questo è il momento per loro (perlomeno per quelli che difendono il valore della solidarietà tra lavoratori) di farsi avanti e recuperare l&#8217;iniziativa perduta. Non dubito che il &#8220;calcio d&#8217;inizio&#8221; potrebbe darlo anche un magazziniere di Feltrinelli (faccio un esempio), so che nelle CE ci sono persone in gamba (a volte molto più degli autori ;-), ma bisogna riconoscere che gli autori di una casa editrice hanno anche un diverso peso mediatico e questo potrebbe fare la differenza. Mi domando perché non metterlo a disposizione per il bene comune&#8230; Inoltre loro potrebbero funzionare da &#8220;collettore&#8221; iniziale perché sono super partes (prima di decidere a che sindacato rivolgersi bisognerà pure che si parlino i lavoratori, no? Perché gli autori non potrebbero farsi promotori di riunioni di questo genere?). Per quanto riguarda il resto delle tue riflessioni, cara danae, prego che tu abbia ragione: quello che auspichi sarebbe magnifico per tutti. Lettori compresi.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: danae		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/gli-editori-rispondono/comment-page-3/#comment-109993</link>

		<dc:creator><![CDATA[danae]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Aug 2010 16:50:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ Anonimo,
il mio &quot;se non sbaglio&quot; si riferiva alla dicitura &#039;poligrafici&#039;. Quello che volevo intendere è che nell&#039;ambito dei CCN non esiste il concetto di &quot;redattori&quot;, o &quot;correttori di bozze&quot; separato da quello delle altre funzioni nell&#039;ambito delle CE (e così per i vari settori).
Ripeto: capisco le buone intenzioni e immagino che tu abbia a che fare direttamente con queste realtà. Da parte mia, non amo molto che &quot;mi si sindacalizzi&quot;. E&#039; vero: occorre capire diritti e doveri. E&#039; vero: occorre aiutare i più deboli a capire i propri diritti. Ma, come farlo? Cioè, come farlo ora, in una fase di transizione così importante nel mondo dell&#039;editoria?
E perché dovrebbero mettersi gli autori a farlo?
Solo questo non riesco a capire del tuo ragionamento...
Personalmente, non ho bisogno della solidarietà di WM1 (scusami, eh! :-) ) per le mie battaglie in CE. Però, certamente ho bisogno delle cose che scrive WM1 (e vabbè, dai, già che ci siamo ti prendo a esempio di buona pratica letteraria), perché può aiutarmi a trovare nel mio settore nuove chiavi di lettura, nuovi modi di essere presente a me stessa e alla società (anche la micro-società nella quale lavoro).
Poi, se WM1 ha voglia di farsi un giro nella CE in cui lavoro a farsi due chiacchiere, per carità, è sempre il benvenuto! Però, non gli chiedo di fare l&#039;Epifani della situazione, ecco...
Sindacalizzare l&#039;editoria mi sembra una fatica immane, al limite della proponibilità (quale sindacato entra nelle CE? 1, 2, 3, n sindacati? c&#039;è rischio che ci siano più rappresentanti che lavoratori). Non so, guardando da dentro, e non affacciandomi su una situazione rosea, continuo a pensare che la soluzione sia nel &quot;fare rete&quot;, &quot;mettere insieme idee e proposte&quot; in modo più costruttivo.
Non vedo negli editori dei mostri: ma se anche lo fossero, la realtà nella quale ci troviamo ora è così fluida che noi per primi, noi lavoratori intendo, dobbiamo renderci conto che la tendenza non è quella a cui si preparano i padroni del vapore. E se noi per primi conosceremo la nuova realtà e la sapremo usare (uso i verbi al futuro, ma dovrebbero essere al presente), giocoforza gli editori dovranno seguire noi. Non potranno fare altrimenti. Non potranno che abbandonare la gestione verticale... Non hanno il coltello dalla parte del manico. Se noi l&#039;abbiamo capito, dobbiamo fare leva su questo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ Anonimo,<br />
il mio &#8220;se non sbaglio&#8221; si riferiva alla dicitura &#8216;poligrafici&#8217;. Quello che volevo intendere è che nell&#8217;ambito dei CCN non esiste il concetto di &#8220;redattori&#8221;, o &#8220;correttori di bozze&#8221; separato da quello delle altre funzioni nell&#8217;ambito delle CE (e così per i vari settori).<br />
Ripeto: capisco le buone intenzioni e immagino che tu abbia a che fare direttamente con queste realtà. Da parte mia, non amo molto che &#8220;mi si sindacalizzi&#8221;. E&#8217; vero: occorre capire diritti e doveri. E&#8217; vero: occorre aiutare i più deboli a capire i propri diritti. Ma, come farlo? Cioè, come farlo ora, in una fase di transizione così importante nel mondo dell&#8217;editoria?<br />
E perché dovrebbero mettersi gli autori a farlo?<br />
Solo questo non riesco a capire del tuo ragionamento&#8230;<br />
Personalmente, non ho bisogno della solidarietà di WM1 (scusami, eh! 🙂 ) per le mie battaglie in CE. Però, certamente ho bisogno delle cose che scrive WM1 (e vabbè, dai, già che ci siamo ti prendo a esempio di buona pratica letteraria), perché può aiutarmi a trovare nel mio settore nuove chiavi di lettura, nuovi modi di essere presente a me stessa e alla società (anche la micro-società nella quale lavoro).<br />
Poi, se WM1 ha voglia di farsi un giro nella CE in cui lavoro a farsi due chiacchiere, per carità, è sempre il benvenuto! Però, non gli chiedo di fare l&#8217;Epifani della situazione, ecco&#8230;<br />
Sindacalizzare l&#8217;editoria mi sembra una fatica immane, al limite della proponibilità (quale sindacato entra nelle CE? 1, 2, 3, n sindacati? c&#8217;è rischio che ci siano più rappresentanti che lavoratori). Non so, guardando da dentro, e non affacciandomi su una situazione rosea, continuo a pensare che la soluzione sia nel &#8220;fare rete&#8221;, &#8220;mettere insieme idee e proposte&#8221; in modo più costruttivo.<br />
Non vedo negli editori dei mostri: ma se anche lo fossero, la realtà nella quale ci troviamo ora è così fluida che noi per primi, noi lavoratori intendo, dobbiamo renderci conto che la tendenza non è quella a cui si preparano i padroni del vapore. E se noi per primi conosceremo la nuova realtà e la sapremo usare (uso i verbi al futuro, ma dovrebbero essere al presente), giocoforza gli editori dovranno seguire noi. Non potranno fare altrimenti. Non potranno che abbandonare la gestione verticale&#8230; Non hanno il coltello dalla parte del manico. Se noi l&#8217;abbiamo capito, dobbiamo fare leva su questo.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Anonimo		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/gli-editori-rispondono/comment-page-3/#comment-109992</link>

		<dc:creator><![CDATA[Anonimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 31 Jul 2010 16:44:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@Alessandro Ansuini: Probabilmente hai ragione sulla questione de trasporto e dello stoccaggio. Sulla  nascita di nuove figure professionali e sulla specializzazione di quelle esistenti penso ci sia da fare un po&#039; di chiarezza. Al momento non è ben chiaro chi dovrà formare questi nuovi professionisti e quali saranno le loro mansioni, i loro diritti e i loro doveri. Intravedo dei rischi enormi per il settore se l&#039;intera trasformazione sarà lasciata nelle mani delle aziende che, dall&#039;altra parte, non hanno un soggetto forte (i lavoratori) con cui confrontarsi. Sappiamo tutti quali sono le trafile degli stagisti...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Alessandro Ansuini: Probabilmente hai ragione sulla questione de trasporto e dello stoccaggio. Sulla  nascita di nuove figure professionali e sulla specializzazione di quelle esistenti penso ci sia da fare un po&#8217; di chiarezza. Al momento non è ben chiaro chi dovrà formare questi nuovi professionisti e quali saranno le loro mansioni, i loro diritti e i loro doveri. Intravedo dei rischi enormi per il settore se l&#8217;intera trasformazione sarà lasciata nelle mani delle aziende che, dall&#8217;altra parte, non hanno un soggetto forte (i lavoratori) con cui confrontarsi. Sappiamo tutti quali sono le trafile degli stagisti&#8230;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Anonimo		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/gli-editori-rispondono/comment-page-3/#comment-109991</link>

		<dc:creator><![CDATA[Anonimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 31 Jul 2010 16:38:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@Wu Ming 1  Se hai la pazienza per seguirmi proverò a spiegarmi meglio. Il soggetto X è disorganizzato da un punto di vista sindacale, non ha piena coscienza dei propri diritti e dei propri doveri (danae, per esempio, scrive &quot;il nostro contratto collettivo è - se non sbaglio - quello dei poligrafici…&quot;). Questa condizione, naturalmente conviene al datore di lavoro del soggetto X che è l&#039;editore che - guarda un po&#039; - è pure il tuo datore di lavoro e adesso ti sta strangolando sulla questione degli ebook. Su quella stessa questione domani strangolerà tutti gli altri suoi dipendenti, chiaro? Ora, segui il ragionamento, tu da solo sei un soggetto sindacalmente debole, gli altri lavoratori del settore idem: perché non stabilire un punto di incontro comune e collettivamente rivendicare i propri diritti? In questo contesto cosa potresti fare tu come scrittore e intellettuale? Prestare la tua conoscenza e la tua intelligenza per aiutare i soggetti più deboli di questo settore a capire quali sono i loro diritti e i loro doveri e come organizzarsi per ottenerli. Spero di essere stato più chiaro. Però adesso smettila di fare orecchie da mercante, altrimenti cominceremo a pensare che la questione semplicemente non ti interessa. Se ti sta bene così non mi straccio di certo le vesti, semplicemente ti giochi la solidarietà di un lettore (e magari anche di qualche dipendente delle case editrici) e mi pare che questa ti interessasse. In questo caso tanti saluti e in bocca al lupo per i tuoi diritti d&#039;autore!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Wu Ming 1  Se hai la pazienza per seguirmi proverò a spiegarmi meglio. Il soggetto X è disorganizzato da un punto di vista sindacale, non ha piena coscienza dei propri diritti e dei propri doveri (danae, per esempio, scrive &#8220;il nostro contratto collettivo è &#8211; se non sbaglio &#8211; quello dei poligrafici…&#8221;). Questa condizione, naturalmente conviene al datore di lavoro del soggetto X che è l&#8217;editore che &#8211; guarda un po&#8217; &#8211; è pure il tuo datore di lavoro e adesso ti sta strangolando sulla questione degli ebook. Su quella stessa questione domani strangolerà tutti gli altri suoi dipendenti, chiaro? Ora, segui il ragionamento, tu da solo sei un soggetto sindacalmente debole, gli altri lavoratori del settore idem: perché non stabilire un punto di incontro comune e collettivamente rivendicare i propri diritti? In questo contesto cosa potresti fare tu come scrittore e intellettuale? Prestare la tua conoscenza e la tua intelligenza per aiutare i soggetti più deboli di questo settore a capire quali sono i loro diritti e i loro doveri e come organizzarsi per ottenerli. Spero di essere stato più chiaro. Però adesso smettila di fare orecchie da mercante, altrimenti cominceremo a pensare che la questione semplicemente non ti interessa. Se ti sta bene così non mi straccio di certo le vesti, semplicemente ti giochi la solidarietà di un lettore (e magari anche di qualche dipendente delle case editrici) e mi pare che questa ti interessasse. In questo caso tanti saluti e in bocca al lupo per i tuoi diritti d&#8217;autore!</p>
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		Di: Wu Ming 1		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/gli-editori-rispondono/comment-page-3/#comment-109990</link>

		<dc:creator><![CDATA[Wu Ming 1]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 31 Jul 2010 16:15:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ Anonimo,
prima ci esorti a partecipare alle riunioni delle rappresentanze sindacali dei dipendenti. Nel commento dopo, dici che non ci sono riunioni né rappresentanze sindacali dei dipendenti. Prima ci dici che dobbiamo schierarci con il soggetto X, poi che il soggetto X non forma alcuno schieramento. Siamo a posto così, ciao.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ Anonimo,<br />
prima ci esorti a partecipare alle riunioni delle rappresentanze sindacali dei dipendenti. Nel commento dopo, dici che non ci sono riunioni né rappresentanze sindacali dei dipendenti. Prima ci dici che dobbiamo schierarci con il soggetto X, poi che il soggetto X non forma alcuno schieramento. Siamo a posto così, ciao.</p>
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