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	Commenti a: GOZZINI, IL PESO DELLE PAROLE E GEORGE LAKOFF	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		<title>
		Di: Luca Perilli		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/gozzini-il-peso-delle-parole-e-george-lakoff/comment-page-1/#comment-141671</link>

		<dc:creator><![CDATA[Luca Perilli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Mar 2021 09:29:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Davvero illuminante: se il campo progressista vuol tornare a fare proseliti e a non subìre un conservatorismo via via sempre più chiuso, escludente, violento e maggioritario, deve mettersi a studiare marketing da una prospettiva &quot;morale&quot;. Ovvero, scevra dalle considerazioni sull&#039;uso che commercialmente si fa del marketing stesso. Perché solo così potrà comunicare le proprie visioni morali sul mondo: condividendole empaticamente.
Poi, certo, bisogna anche essere preparati perché quelle visioni possono nascere solo da nuove consapevolezze e da nuove scoperte; per usare la Madre di tutti i marketing (la Religione), si potrebbe riassumere questo articolo col concetto biblico secondo cui &quot;la Parola deve farsi Carne&quot; per poter agire: mi vien da dire che troppi progressisti curano a dismisura la parola senza però farla diventare carne, mentre in campo conservatore si bada poco a ciò che sta dietro (e davanti) la parola perché sono tutti concentrati sugli effetti che essa ha sulla carne, supportati spesso dai riscontri immediati di questa pratica e da un &quot;framing&quot; che vuole il futuro come una immutabile riproposizione di cose passate. Certo, per chi vuol vedere oltre è un esercizio immensamente più faticoso e più rischioso, ma temo sia l&#039;unica strada per coinvolgere (e convincere) gli altri a fare sostanzialmente più fatica: trattenere è sempre più facile e consolatorio (anche se non meno faticoso) del costruire o ricostruire ex-novo, spesso in ambienti mai esplorati. Ma forse il motore potrebbe essere proprio -basicamente- il gusto di farlo per il gusto di farlo: e allora perché non trasmetterlo, questo gusto? Perché non imparare a saperlo fare?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Davvero illuminante: se il campo progressista vuol tornare a fare proseliti e a non subìre un conservatorismo via via sempre più chiuso, escludente, violento e maggioritario, deve mettersi a studiare marketing da una prospettiva &#8220;morale&#8221;. Ovvero, scevra dalle considerazioni sull&#8217;uso che commercialmente si fa del marketing stesso. Perché solo così potrà comunicare le proprie visioni morali sul mondo: condividendole empaticamente.<br />
Poi, certo, bisogna anche essere preparati perché quelle visioni possono nascere solo da nuove consapevolezze e da nuove scoperte; per usare la Madre di tutti i marketing (la Religione), si potrebbe riassumere questo articolo col concetto biblico secondo cui &#8220;la Parola deve farsi Carne&#8221; per poter agire: mi vien da dire che troppi progressisti curano a dismisura la parola senza però farla diventare carne, mentre in campo conservatore si bada poco a ciò che sta dietro (e davanti) la parola perché sono tutti concentrati sugli effetti che essa ha sulla carne, supportati spesso dai riscontri immediati di questa pratica e da un &#8220;framing&#8221; che vuole il futuro come una immutabile riproposizione di cose passate. Certo, per chi vuol vedere oltre è un esercizio immensamente più faticoso e più rischioso, ma temo sia l&#8217;unica strada per coinvolgere (e convincere) gli altri a fare sostanzialmente più fatica: trattenere è sempre più facile e consolatorio (anche se non meno faticoso) del costruire o ricostruire ex-novo, spesso in ambienti mai esplorati. Ma forse il motore potrebbe essere proprio -basicamente- il gusto di farlo per il gusto di farlo: e allora perché non trasmetterlo, questo gusto? Perché non imparare a saperlo fare?</p>
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		<title>
		Di: Francesca		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/gozzini-il-peso-delle-parole-e-george-lakoff/comment-page-1/#comment-141670</link>

		<dc:creator><![CDATA[Francesca]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Mar 2021 20:39:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Trovo le sue considerazioni introduttive, che pur condivido, un poco fuori fuoco. Credo sia già stato detto da molti - non frequento molto i social, a dire il vero, ma è un&#039;opinione che ho già sentito - comunque: mi pare che il punto principale della questione, o almeno quello che più mi ha colpito, non sia il sessismo, come lei dice, ma nemmeno il linguaggio (che pur è importante); piuttosto, un odioso classismo che considera subumano e indegno di fare politica, ma in generale di essere preso in considerazione, chi non ha un titolo di studio. È un discorso che ho sentito decine di volte da sedicenti progressisti, sedicenti democratici, sedicenti di sinistra, che trovo repellente.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Trovo le sue considerazioni introduttive, che pur condivido, un poco fuori fuoco. Credo sia già stato detto da molti &#8211; non frequento molto i social, a dire il vero, ma è un&#8217;opinione che ho già sentito &#8211; comunque: mi pare che il punto principale della questione, o almeno quello che più mi ha colpito, non sia il sessismo, come lei dice, ma nemmeno il linguaggio (che pur è importante); piuttosto, un odioso classismo che considera subumano e indegno di fare politica, ma in generale di essere preso in considerazione, chi non ha un titolo di studio. È un discorso che ho sentito decine di volte da sedicenti progressisti, sedicenti democratici, sedicenti di sinistra, che trovo repellente.</p>
]]></content:encoded>
		
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		Di: Alfredo il Ricciotti		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/gozzini-il-peso-delle-parole-e-george-lakoff/comment-page-1/#comment-141669</link>

		<dc:creator><![CDATA[Alfredo il Ricciotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Feb 2021 10:15:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Buongiorno Loredana,
E&#039; vero; è un articolo di difficile - ma non impossibile - lettura e rilettura
(che ritengo anche di aver compreso). Ma ne è valsa la pena; perlomeno
per giungere alla mia personale conclusione che - in questo caso, nel
&quot;frame&quot; limitato di una intervista - il pensiero del Prof. George Lakoff è
assai primitivo e non connesso alle precendenti e conclamate scoperte
etiche, morali e manipolatorie di Vance Packard e Burrhus Skinner, per
restare in ambiente anglosassone. Che poi tale Lakoff-iano pensiero di
10 anni fa (ad oggi), si sia esteso a una sua trasformazione maschilista
(termine che ricordo, è un insulto), mi porta solo a concludere che, alcune
volte, si è iconoclasti di sè stessi.
Alf]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Buongiorno Loredana,<br />
E&#8217; vero; è un articolo di difficile &#8211; ma non impossibile &#8211; lettura e rilettura<br />
(che ritengo anche di aver compreso). Ma ne è valsa la pena; perlomeno<br />
per giungere alla mia personale conclusione che &#8211; in questo caso, nel<br />
&#8220;frame&#8221; limitato di una intervista &#8211; il pensiero del Prof. George Lakoff è<br />
assai primitivo e non connesso alle precendenti e conclamate scoperte<br />
etiche, morali e manipolatorie di Vance Packard e Burrhus Skinner, per<br />
restare in ambiente anglosassone. Che poi tale Lakoff-iano pensiero di<br />
10 anni fa (ad oggi), si sia esteso a una sua trasformazione maschilista<br />
(termine che ricordo, è un insulto), mi porta solo a concludere che, alcune<br />
volte, si è iconoclasti di sè stessi.<br />
Alf</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: Lucio Angelini		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/gozzini-il-peso-delle-parole-e-george-lakoff/comment-page-1/#comment-141668</link>

		<dc:creator><![CDATA[Lucio Angelini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Feb 2021 09:22:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Per insultare in rete persone a noi invise senza fare figuracce o incorrere in antipatiche reprimende è sufficiente dare loro del TROLL (o trollone o trollona) rinunciando a epiteti irricevibili quali frocio, vacca, scrofa, merda umana &#038; company). TROLL è polivalente, vuol dire tutto e niente, si adatta a qualunque circostanza e non suscita scandalo. A me è dagli anni Novanta che danno del troll e sono ancora qua che trolleggio come se niente fosse...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per insultare in rete persone a noi invise senza fare figuracce o incorrere in antipatiche reprimende è sufficiente dare loro del TROLL (o trollone o trollona) rinunciando a epiteti irricevibili quali frocio, vacca, scrofa, merda umana &amp; company). TROLL è polivalente, vuol dire tutto e niente, si adatta a qualunque circostanza e non suscita scandalo. A me è dagli anni Novanta che danno del troll e sono ancora qua che trolleggio come se niente fosse&#8230;</p>
]]></content:encoded>
		
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