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	Commenti a: GRANDI DOMANDE	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		<title>
		Di: Autet		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/grandi-domande/comment-page-1/#comment-81179</link>

		<dc:creator><![CDATA[Autet]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Oct 2005 08:16:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Io resto di un&#039;idea semplice, ma che secondo me è l&#039;unico metro in grado di aiutarci a capire: quello che conta è la qualità. se un prodotto è di qualità, merita se no, è inutile &quot;pomparlo&quot;, anzi diventa controproducente. Che sia la rete a farlo (e lo fa spesso) cambia poco.  Ritengo infatti che molta letteratura odierna, spesso molto pubblicizzata dalla rete, non solo dai canali ufficiali, sia, con un po&#039; di pasoliniano &quot;buon senso&quot;, di scarsa qualità. E che sia un po&#039; la spia di un periodo in cui libri, inteso nel senso di romanzi, di qualità scarseggi. Per non parlare della saggistica: praticamente inesistente. E la saggistica è la linfa della letteratura: se non c&#039;è critica, non c&#039;è romanzo di qualità, ci si ferma appunto (e ci si è fermati da tempo) all&#039;intrattenimento, come detto. E allora spesso a tutti i costi si cerca di vedere qualche luce anche dove ce n&#039;è poca. Prendiamo il caso da te citato di &quot;Scirocco&quot; di De Michele. Mi sembra un libro mediocre. Eccessivamente lungo, per una trama costruita e tirata in lungo troppo forzatamente e con pretese omnicomprenisve assurde: sembra volerci spiegare tutto dalla strage di piazza fontana a oggi. pescando un po&#039; qua e un po&#039; là dalla controcultura degli anni settanta a quella degli hacker. troppo, e troppo poco allo stesso tempo: nel senso che la trama, la storia in sè, è veramente poca cosa. Si vede chiaramente che l&#039;autore voleva parlare del contesto, arricchendolo di mille riferimenti, ma tutto ciò finisce per avere un sapore prettamente autoreferenziale. Ecco, la rete molto spesso ha finito per osannare prodotti di questo tipo. Prodotti mediocri, dal mio punto di vista. Concludendo: non penso sia un problema di elite versus popolarità, ma di qualità versus non qualità. E oggi, comunque la si volgia prendere, la qualità non è eccelsa. Per questo trionfa l&#039;intrattenimento e la letteratura, m anche la cultura, che in molti spregiate definendo &quot;d&#039;elite&quot;, pare inesistente. In realtà quella che manca come l&#039;acqua nel deserto è un po&#039; di qualità. Una volta sulle pagine del corriere si rispondevano e si attaccavano anche pesantemente i Pasolini e i Calvino. E non era cultura d&#039;elite. Marcovaldo era cultura d&#039;elite? Ragazzi di vita era cultura d&#039;elite? No.
Autet
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Io resto di un&#8217;idea semplice, ma che secondo me è l&#8217;unico metro in grado di aiutarci a capire: quello che conta è la qualità. se un prodotto è di qualità, merita se no, è inutile &#8220;pomparlo&#8221;, anzi diventa controproducente. Che sia la rete a farlo (e lo fa spesso) cambia poco.  Ritengo infatti che molta letteratura odierna, spesso molto pubblicizzata dalla rete, non solo dai canali ufficiali, sia, con un po&#8217; di pasoliniano &#8220;buon senso&#8221;, di scarsa qualità. E che sia un po&#8217; la spia di un periodo in cui libri, inteso nel senso di romanzi, di qualità scarseggi. Per non parlare della saggistica: praticamente inesistente. E la saggistica è la linfa della letteratura: se non c&#8217;è critica, non c&#8217;è romanzo di qualità, ci si ferma appunto (e ci si è fermati da tempo) all&#8217;intrattenimento, come detto. E allora spesso a tutti i costi si cerca di vedere qualche luce anche dove ce n&#8217;è poca. Prendiamo il caso da te citato di &#8220;Scirocco&#8221; di De Michele. Mi sembra un libro mediocre. Eccessivamente lungo, per una trama costruita e tirata in lungo troppo forzatamente e con pretese omnicomprenisve assurde: sembra volerci spiegare tutto dalla strage di piazza fontana a oggi. pescando un po&#8217; qua e un po&#8217; là dalla controcultura degli anni settanta a quella degli hacker. troppo, e troppo poco allo stesso tempo: nel senso che la trama, la storia in sè, è veramente poca cosa. Si vede chiaramente che l&#8217;autore voleva parlare del contesto, arricchendolo di mille riferimenti, ma tutto ciò finisce per avere un sapore prettamente autoreferenziale. Ecco, la rete molto spesso ha finito per osannare prodotti di questo tipo. Prodotti mediocri, dal mio punto di vista. Concludendo: non penso sia un problema di elite versus popolarità, ma di qualità versus non qualità. E oggi, comunque la si volgia prendere, la qualità non è eccelsa. Per questo trionfa l&#8217;intrattenimento e la letteratura, m anche la cultura, che in molti spregiate definendo &#8220;d&#8217;elite&#8221;, pare inesistente. In realtà quella che manca come l&#8217;acqua nel deserto è un po&#8217; di qualità. Una volta sulle pagine del corriere si rispondevano e si attaccavano anche pesantemente i Pasolini e i Calvino. E non era cultura d&#8217;elite. Marcovaldo era cultura d&#8217;elite? Ragazzi di vita era cultura d&#8217;elite? No.<br />
Autet</p>
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		<title>
		Di: paolo beneforti		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/grandi-domande/comment-page-1/#comment-81178</link>

		<dc:creator><![CDATA[paolo beneforti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Oct 2005 15:42:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[melloni, leggi i post]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>melloni, leggi i post</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: Wu Ming 1		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/grandi-domande/comment-page-1/#comment-81177</link>

		<dc:creator><![CDATA[Wu Ming 1]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Oct 2005 15:00:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Lucio, non è questione di &quot;esotismo&quot;. Noi siamo un gruppo, e da che mondo è mondo i gruppi hanno un nome di gruppo (Coldplay, Radiohead, Le Orme, Litfiba, The Platters, i Brutos, le Vibrazioni, gli Skiantos, le Bangles...)
Quanto al resto: quando dopo il successo di Q abbiamo cambiato nome (il famoso &quot;Seppuku&quot; del LBP), gli editori si sono messi le mani nei capelli: &quot;Ma come, lavorate un anno per creare un marchio, riuscite a imporlo e subito dopo ve ne liberate?&quot;
Noi siamo riusciti a far loro capire che avevamo una strategia ben precisa.
Dovevamo tesaurizzare il successo di Q in modo non prevedibile, guerrigliero, immaginifico, in modo da non dipendere dai titoli di giornale, e non essere un fuoco di paglia.
E mi pare che ce l&#039;abbiamo fatta.
Bon, per oggi basta, vado alla riunione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lucio, non è questione di &#8220;esotismo&#8221;. Noi siamo un gruppo, e da che mondo è mondo i gruppi hanno un nome di gruppo (Coldplay, Radiohead, Le Orme, Litfiba, The Platters, i Brutos, le Vibrazioni, gli Skiantos, le Bangles&#8230;)<br />
Quanto al resto: quando dopo il successo di Q abbiamo cambiato nome (il famoso &#8220;Seppuku&#8221; del LBP), gli editori si sono messi le mani nei capelli: &#8220;Ma come, lavorate un anno per creare un marchio, riuscite a imporlo e subito dopo ve ne liberate?&#8221;<br />
Noi siamo riusciti a far loro capire che avevamo una strategia ben precisa.<br />
Dovevamo tesaurizzare il successo di Q in modo non prevedibile, guerrigliero, immaginifico, in modo da non dipendere dai titoli di giornale, e non essere un fuoco di paglia.<br />
E mi pare che ce l&#8217;abbiamo fatta.<br />
Bon, per oggi basta, vado alla riunione.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: Lucio Angelini		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/grandi-domande/comment-page-1/#comment-81176</link>

		<dc:creator><![CDATA[Lucio Angelini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Oct 2005 14:44:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Wu Ming1: pane al cane e vino al tino, cosa cambia, ai fini di un vendibilissimo esotismo autorale, tra firmarsi Luther Blisset e Wu Ming, una volta che i libri siano &quot;all&#039;altezza&quot; della risonanza creata intorno a essi?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Wu Ming1: pane al cane e vino al tino, cosa cambia, ai fini di un vendibilissimo esotismo autorale, tra firmarsi Luther Blisset e Wu Ming, una volta che i libri siano &#8220;all&#8217;altezza&#8221; della risonanza creata intorno a essi?</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: Franco Melloni		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/grandi-domande/comment-page-1/#comment-81175</link>

		<dc:creator><![CDATA[Franco Melloni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Oct 2005 14:39:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Se i wuminghi non sono un esempio di &quot;sfruttamento riuscito delle potenzialità della rete&quot;, io non so cos&#039;altro possa esserlo. Una newsletter in italiano con 8000 iscritti,  altre tre newsletter in inglese, spagnolo e portoghese, un sito multilingue, cinque diversi feed, un&#039;audioteca on line, tutti i loro libri scaricabili gratis, un dibattito continuo coi loro lettori (NT ha anche un forum dedicato), i cosidetti &quot;communal projects&quot;, un e-book come &quot;La prima volta che ho visto i fascisti&quot; scaricato da qualcosa come quattordicimila persone... Nessun altro scrittore italiano si sta muovendo a quel livello, almeno mi sembra di no. Sono arrivati a una condizione in cui possono FARE A MENO dei giornali.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se i wuminghi non sono un esempio di &#8220;sfruttamento riuscito delle potenzialità della rete&#8221;, io non so cos&#8217;altro possa esserlo. Una newsletter in italiano con 8000 iscritti,  altre tre newsletter in inglese, spagnolo e portoghese, un sito multilingue, cinque diversi feed, un&#8217;audioteca on line, tutti i loro libri scaricabili gratis, un dibattito continuo coi loro lettori (NT ha anche un forum dedicato), i cosidetti &#8220;communal projects&#8221;, un e-book come &#8220;La prima volta che ho visto i fascisti&#8221; scaricato da qualcosa come quattordicimila persone&#8230; Nessun altro scrittore italiano si sta muovendo a quel livello, almeno mi sembra di no. Sono arrivati a una condizione in cui possono FARE A MENO dei giornali.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Wu Ming 1		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/grandi-domande/comment-page-1/#comment-81174</link>

		<dc:creator><![CDATA[Wu Ming 1]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Oct 2005 14:29:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Trespolo: boh, fai pure.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Trespolo: boh, fai pure.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Wu Ming 1		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/grandi-domande/comment-page-1/#comment-81173</link>

		<dc:creator><![CDATA[Wu Ming 1]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Oct 2005 14:28:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Si nota, si nota... :-)
Per l&#039;ultima volta e poi basta, faccio notare che la natura di quelli che chiami &quot;happening&quot; (atti di mitopoiesi, dicevamo noi in modo poco &quot;pop&quot;) derivava dalla natura del progetto, la quale derivava dalla natura degli scambi che avvenivano tra noi, i quali non sarebbero stati possibili senza la rete.
Il marchio &quot;Wu Ming&quot;, tra l&#039;altro, non può in alcun modo derivare per linea diretta dal lancio di Q, dato che Q NON era firmato &quot;Wu Ming&quot; bensì &quot;Luther Blissett&quot;, e per ovvi motivi il marchio &quot;Wu Ming&quot; non fu mai menzionato in quei giorni (ancora non esisteva). &quot;Wu Ming&quot; si è fatto un &quot;nome&quot; nel periodo 2000-2001, grazie soprattutto a Giap. Molti si iscrivevano a Giap senza nemmeno sapere che eravamo gli stessi di Q.
Chiedi a qualunque operatore del settore se considera &quot;normale&quot; che un libro non recensito - se non addirittura ostracizzato dai media tradizionali - venda oltre ventimila copie in due mesi. Ti dirà che non è possibile, invece lo è, e non certo perché sei anni prima è uscita qualche intervista a uno degli autori, per giunta relativa a un libro firmato con un altro pseudonimo.
Mi fermo qui.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si nota, si nota&#8230; 🙂<br />
Per l&#8217;ultima volta e poi basta, faccio notare che la natura di quelli che chiami &#8220;happening&#8221; (atti di mitopoiesi, dicevamo noi in modo poco &#8220;pop&#8221;) derivava dalla natura del progetto, la quale derivava dalla natura degli scambi che avvenivano tra noi, i quali non sarebbero stati possibili senza la rete.<br />
Il marchio &#8220;Wu Ming&#8221;, tra l&#8217;altro, non può in alcun modo derivare per linea diretta dal lancio di Q, dato che Q NON era firmato &#8220;Wu Ming&#8221; bensì &#8220;Luther Blissett&#8221;, e per ovvi motivi il marchio &#8220;Wu Ming&#8221; non fu mai menzionato in quei giorni (ancora non esisteva). &#8220;Wu Ming&#8221; si è fatto un &#8220;nome&#8221; nel periodo 2000-2001, grazie soprattutto a Giap. Molti si iscrivevano a Giap senza nemmeno sapere che eravamo gli stessi di Q.<br />
Chiedi a qualunque operatore del settore se considera &#8220;normale&#8221; che un libro non recensito &#8211; se non addirittura ostracizzato dai media tradizionali &#8211; venda oltre ventimila copie in due mesi. Ti dirà che non è possibile, invece lo è, e non certo perché sei anni prima è uscita qualche intervista a uno degli autori, per giunta relativa a un libro firmato con un altro pseudonimo.<br />
Mi fermo qui.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: paolo beneforti		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/grandi-domande/comment-page-1/#comment-81172</link>

		<dc:creator><![CDATA[paolo beneforti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Oct 2005 14:21:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[si parlava delle potenzialità della rete; tu hai fatto l&#039;esempio di The Thing; qualcuno ha detto che le vendite di The Thing non fanno testo in questo perché &#039;viaggiano&#039; col marchio WuMing; io ho aggiunto che il &#039;marchio&#039; nasce dalla promozione di Q sui media tradizionali. ecc.
ok? non ho &#039;spostato la discussione&#039;, argomentavo solo che il vostro caso non è un esempio di sfruttamento riuscito delle potenzialità della rete.
per il resto, tu dici che siete rimbalzati sui giornali per via del vostro lavoro sulle reti; io dico che è stato solo per gli happening provocatori (per la novità degli).
può essere che la sola attività sulle BBS e Fidonet vi avrebbe dato ugualmente un&#039;eco di stampa sufficiente ad un buon battage, al momento della &quot;scoperta&quot; del web da parte dei media; ma non si può dire.
in ogni caso oggi non vedo analoghe possibilità; non escludo, ma finché non vedo il preventivo di bilancio non ci credo.
(oggi non ho da fare una mazza, non so se si nota)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>si parlava delle potenzialità della rete; tu hai fatto l&#8217;esempio di The Thing; qualcuno ha detto che le vendite di The Thing non fanno testo in questo perché &#8216;viaggiano&#8217; col marchio WuMing; io ho aggiunto che il &#8216;marchio&#8217; nasce dalla promozione di Q sui media tradizionali. ecc.<br />
ok? non ho &#8216;spostato la discussione&#8217;, argomentavo solo che il vostro caso non è un esempio di sfruttamento riuscito delle potenzialità della rete.<br />
per il resto, tu dici che siete rimbalzati sui giornali per via del vostro lavoro sulle reti; io dico che è stato solo per gli happening provocatori (per la novità degli).<br />
può essere che la sola attività sulle BBS e Fidonet vi avrebbe dato ugualmente un&#8217;eco di stampa sufficiente ad un buon battage, al momento della &#8220;scoperta&#8221; del web da parte dei media; ma non si può dire.<br />
in ogni caso oggi non vedo analoghe possibilità; non escludo, ma finché non vedo il preventivo di bilancio non ci credo.<br />
(oggi non ho da fare una mazza, non so se si nota)</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Trespolo		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/grandi-domande/comment-page-1/#comment-81171</link>

		<dc:creator><![CDATA[Trespolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Oct 2005 14:18:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Wu Ming: interessanti i dati che hai raccontato relativi al vostro impegno. Mi autorizzi a fare quattro conti per arrivare a un valore ipotetico?
Buona serata. Trespolo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Wu Ming: interessanti i dati che hai raccontato relativi al vostro impegno. Mi autorizzi a fare quattro conti per arrivare a un valore ipotetico?<br />
Buona serata. Trespolo.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Wu Ming 1		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/grandi-domande/comment-page-1/#comment-81170</link>

		<dc:creator><![CDATA[Wu Ming 1]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Oct 2005 13:44:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[No.
Quelle azioni non sarebbero state realizzabili e nemmeno pensabili fuori da quel contesto, un contesto in piena e rapida trasformazione grazie all&#039;irruzione di nuove tecnologie, con tutte le loro peculiarità.
Mi sa che ti sfugge il punto.
Qui si stava parlando delle potenzialità della rete, io ho spiegato come cerchiamo di sfruttarle noi, tu hai spostato la discussione sul fatto che noi siamo diventati famosi grazie ai media tradizionali.
Ma la &quot;fama&quot; di cui parli (l&#039;anno è il 1999) fu la *conseguenza* di un lavoro quasi decennale nelle reti, lavoro che in seguito è proseguito, mutatis mutandis.
&quot;Rimbalzammo&quot; sui media tradizionali grazie al nostro &quot;essere rete nelle reti&quot;. Non erano tanto le azioni - che pure colpivano la fantasia di lettori e addetti ai lavori - quanto l&#039;inedito contesto, un contesto &quot;reticolare&quot;, orizzontale (all&#039;epoca andava di moda l&#039;espressione &quot;rizomatico&quot;), di scambio &quot;peer to peer&quot; (all&#039;epoca quest&#039;espressione in Italia non si usava, sarebbe stato Napster a introdurla nel lessico quotidiano). La firma collettiva, il personaggio immaginario, il network auto-organizzato che &quot;usava Internet&quot; in modo strano, in un periodo in cui in Italia imperversava l&#039;analfabetismo informatico.
L&#039;icona del network era il volto di Blissett, un morphing di diverse facce che in pochissimo tempo si diffuse in rete in modo virale, salvato e ripubblicato un po&#039; ovunque sul pionieristico web di quei giorni.
Io non nego affatto l&#039;importanza *cruciale* del battage su Q (si badi bene: un battage conqustato dal basso), ma quel lancio non è comprensibile senza la rete.
Inoltre, nessun battage è sufficiente a creare un long-seller. Per quello bisogna continuare a lavorare, a sbattersi. Altrimenti un successo editoriale non è che un fuoco di paglia, cfr. &quot;Vogliamo i pantaloni&quot;.
Il passaparola di oggi è certamente *anche* conseguenza sul lungo periodo di quel battage, ma si autoalimenta soprattutto grazie alla rete e alla nostra possibilità di fare a meno dei media tradizionali, possibilità che ci siamo costruiti mattone dopo mattone.
Ora che ho chiarito, spero che almeno sulle basi del discorso tu sia d&#039;accordo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>No.<br />
Quelle azioni non sarebbero state realizzabili e nemmeno pensabili fuori da quel contesto, un contesto in piena e rapida trasformazione grazie all&#8217;irruzione di nuove tecnologie, con tutte le loro peculiarità.<br />
Mi sa che ti sfugge il punto.<br />
Qui si stava parlando delle potenzialità della rete, io ho spiegato come cerchiamo di sfruttarle noi, tu hai spostato la discussione sul fatto che noi siamo diventati famosi grazie ai media tradizionali.<br />
Ma la &#8220;fama&#8221; di cui parli (l&#8217;anno è il 1999) fu la *conseguenza* di un lavoro quasi decennale nelle reti, lavoro che in seguito è proseguito, mutatis mutandis.<br />
&#8220;Rimbalzammo&#8221; sui media tradizionali grazie al nostro &#8220;essere rete nelle reti&#8221;. Non erano tanto le azioni &#8211; che pure colpivano la fantasia di lettori e addetti ai lavori &#8211; quanto l&#8217;inedito contesto, un contesto &#8220;reticolare&#8221;, orizzontale (all&#8217;epoca andava di moda l&#8217;espressione &#8220;rizomatico&#8221;), di scambio &#8220;peer to peer&#8221; (all&#8217;epoca quest&#8217;espressione in Italia non si usava, sarebbe stato Napster a introdurla nel lessico quotidiano). La firma collettiva, il personaggio immaginario, il network auto-organizzato che &#8220;usava Internet&#8221; in modo strano, in un periodo in cui in Italia imperversava l&#8217;analfabetismo informatico.<br />
L&#8217;icona del network era il volto di Blissett, un morphing di diverse facce che in pochissimo tempo si diffuse in rete in modo virale, salvato e ripubblicato un po&#8217; ovunque sul pionieristico web di quei giorni.<br />
Io non nego affatto l&#8217;importanza *cruciale* del battage su Q (si badi bene: un battage conqustato dal basso), ma quel lancio non è comprensibile senza la rete.<br />
Inoltre, nessun battage è sufficiente a creare un long-seller. Per quello bisogna continuare a lavorare, a sbattersi. Altrimenti un successo editoriale non è che un fuoco di paglia, cfr. &#8220;Vogliamo i pantaloni&#8221;.<br />
Il passaparola di oggi è certamente *anche* conseguenza sul lungo periodo di quel battage, ma si autoalimenta soprattutto grazie alla rete e alla nostra possibilità di fare a meno dei media tradizionali, possibilità che ci siamo costruiti mattone dopo mattone.<br />
Ora che ho chiarito, spero che almeno sulle basi del discorso tu sia d&#8217;accordo.</p>
]]></content:encoded>
		
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