<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	
	>
<channel>
	<title>
	Commenti a: GUARDARE LA LUNA, E ANCHE IL DITO	</title>
	<atom:link href="https://www.lipperatura.it/guardare-la-luna-e-anche-il-dito/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.lipperatura.it/guardare-la-luna-e-anche-il-dito/</link>
	<description>di Loredana Lipperini</description>
	<lastBuildDate>Thu, 09 Feb 2012 13:54:50 +0000</lastBuildDate>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	
	<item>
		<title>
		Di: Filippo Filippini		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/guardare-la-luna-e-anche-il-dito/comment-page-2/#comment-126285</link>

		<dc:creator><![CDATA[Filippo Filippini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 13:54:50 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/?p=5063#comment-126285</guid>

					<description><![CDATA[Rispondere al maschilismo fallico con il femminismo vaginale è un errore da &quot;guerra fredda&quot;, testate contro testate.
Per una decisione che prima una persona della libertà non servono automatismi, servono decisioni prese da persone sagge.
Consiglio &quot;L&#039;ultimo giorno di un condannato a morte&quot; di Victor Hugo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Rispondere al maschilismo fallico con il femminismo vaginale è un errore da &#8220;guerra fredda&#8221;, testate contro testate.<br />
Per una decisione che prima una persona della libertà non servono automatismi, servono decisioni prese da persone sagge.<br />
Consiglio &#8220;L&#8217;ultimo giorno di un condannato a morte&#8221; di Victor Hugo.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: andrea barbieri		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/guardare-la-luna-e-anche-il-dito/comment-page-2/#comment-126284</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea barbieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 13:24:38 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/?p=5063#comment-126284</guid>

					<description><![CDATA[Riguardo alla &#039;differenza sessuale&#039;, cioè riconoscere tra maschio e femmina una differenza innata nel comportamento e nelle abilità cognitive, va detto che ognuno configura questa differenza sessuale a modo suo. Questo a mio parere è significativo.
Va anche aggiunto che i discorsi sulla differenza sessuale sono costantemente informati al segregazionismo sessuale, cioè estromettono senza giustificazione razionale gli individui intersessuali e transessuali. Anche questo a mio parere è significativo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riguardo alla &#8216;differenza sessuale&#8217;, cioè riconoscere tra maschio e femmina una differenza innata nel comportamento e nelle abilità cognitive, va detto che ognuno configura questa differenza sessuale a modo suo. Questo a mio parere è significativo.<br />
Va anche aggiunto che i discorsi sulla differenza sessuale sono costantemente informati al segregazionismo sessuale, cioè estromettono senza giustificazione razionale gli individui intersessuali e transessuali. Anche questo a mio parere è significativo.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: ilaria		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/guardare-la-luna-e-anche-il-dito/comment-page-2/#comment-126283</link>

		<dc:creator><![CDATA[ilaria]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 15:37:36 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/?p=5063#comment-126283</guid>

					<description><![CDATA[Tornerò con calma più tardi, intanto ci tengo a precisare che non era mia intenzione generalizzare o fare paragoni mettendo tutto su uno stesso piano(poi mi spiegherò meglio, evidentemente è necessario). Come non intendevo dire che sia meno necessario pretendere giustizia e segnali inequivocabili. Solo che la strada è quella di una sensibilizzazione costante dei giudici e della società: non la tutela anticostituzionale di certe leggi, ma l&#039;applicazione col massimo rigore di quelle che alla Costituzione si attengono.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tornerò con calma più tardi, intanto ci tengo a precisare che non era mia intenzione generalizzare o fare paragoni mettendo tutto su uno stesso piano(poi mi spiegherò meglio, evidentemente è necessario). Come non intendevo dire che sia meno necessario pretendere giustizia e segnali inequivocabili. Solo che la strada è quella di una sensibilizzazione costante dei giudici e della società: non la tutela anticostituzionale di certe leggi, ma l&#8217;applicazione col massimo rigore di quelle che alla Costituzione si attengono.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Serbilla		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/guardare-la-luna-e-anche-il-dito/comment-page-2/#comment-126282</link>

		<dc:creator><![CDATA[Serbilla]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 15:37:03 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/?p=5063#comment-126282</guid>

					<description><![CDATA[Come violenza non agita ma sempre possibile, non perchè il singolo uomo è sempre un potenziale stupratore, ma perchè la cultura ti dice che se non fai in un certo modo, a te femmina della specie, ti accadrà questo, e te lo dice costantemente e serve a condizionarti. L&#039;ottica è quella di capire i meccanismi mediante i quali agisce il patriarcato.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come violenza non agita ma sempre possibile, non perchè il singolo uomo è sempre un potenziale stupratore, ma perchè la cultura ti dice che se non fai in un certo modo, a te femmina della specie, ti accadrà questo, e te lo dice costantemente e serve a condizionarti. L&#8217;ottica è quella di capire i meccanismi mediante i quali agisce il patriarcato.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: #...		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/guardare-la-luna-e-anche-il-dito/comment-page-2/#comment-126281</link>

		<dc:creator><![CDATA[#...]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 14:07:58 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/?p=5063#comment-126281</guid>

					<description><![CDATA[@ donatella
Come poi si possa pensare allo stupro come atto di guerra contro un intero genere mi è davvero oscuro. E a cosa ci serve pensarlo in questa ottica?
Cosa si intende con capacità di percepire la vulnerabilità dell&#039;altro?
In che modo viene tramandata attraverso l&#039;esperienza e non con la trasmissione genetica?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ donatella<br />
Come poi si possa pensare allo stupro come atto di guerra contro un intero genere mi è davvero oscuro. E a cosa ci serve pensarlo in questa ottica?<br />
Cosa si intende con capacità di percepire la vulnerabilità dell&#8217;altro?<br />
In che modo viene tramandata attraverso l&#8217;esperienza e non con la trasmissione genetica?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: donatella		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/guardare-la-luna-e-anche-il-dito/comment-page-2/#comment-126280</link>

		<dc:creator><![CDATA[donatella]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 13:17:29 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/?p=5063#comment-126280</guid>

					<description><![CDATA[Minuscolo &quot;tu quoque&quot;, scusate.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Minuscolo &#8220;tu quoque&#8221;, scusate.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: donatella		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/guardare-la-luna-e-anche-il-dito/comment-page-2/#comment-126279</link>

		<dc:creator><![CDATA[donatella]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 13:16:56 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/?p=5063#comment-126279</guid>

					<description><![CDATA[Penso che la violenza maschile e quella femminile siano e debbano restare imparagonabili, analizzate e affrontate nei contesti di appartenenza. Sto parlando di differenza sessuale e so già che in molti qui non sono d&#039;accordo. Spero tuttavia di poter esplicitare le mie valutazioni in merito ad un aspetto importante come quello della relazione fra i sessi e del suo conflitto.
Chiaro che il &quot;tu quoque&quot; è l&#039;ultima delle pratiche auspicabili ed è un po&#039; quella che si trova in giro nel blog quando vengono assaliti dai negazionisti, i quali nei loro siti hanno costituito una vera e propria organizzazione fondata sul &quot;tu quoque&quot; se non sul &quot;tu più di me, tu peggio di me&quot;.
Ci sono aspetti della violenza che non riguardano le donne, è vero e non giova negarlo; ci sono modi della violenza che appartengono solo alle donne e che esercitano con ferocia se possibile maggiore verso le loro simili. Ci sono modi della violenza maschile assunti dalle donne con in più quel tratto dell&#039;oppresso che cova vendetta che a me risulta insopportabile quanto la violenza maschile caricata di istanze del &quot;tu quoque, tu di più, tu peggio&quot;.
C&#039;è un modo della violenza femminile che trova fondamento in un aspetto analizzato nel libro curato da Federica Giardini, Sensibili guerriere, il quale consiste nella maggiore capacità femminile di percepire la vulnerabilità dell&#039;altro, capacità che si può tradurre in forza femminile e, aggiungo io, in forza distruttiva ben supportata da questa, chiamiamola, intuizione che appare quasi innata. Ma non è innata, anche questa è dovuta all&#039;esperienza e alla sua tramandazione di donna in donna. Spetta a ciascuna la volontà di saperla usare a scopi costruttivi. Ma non dobbiamo fare l&#039;errore di non considerare che tale distruttività è frequentemente reattiva e per questo, come dimostrato nel libro di Giardini, terribilmente debole perché si esercita nel terreno dell&#039;Altro, dove l&#039;altro è innegabilmente più forte in quanto dispone della forza originaria della sua posizione di dominio, per lo meno del suo territorio, ma poiché il terreno del conflitto è il mondo e il mondo è uno, di necessità quella reazione accumula impotenza e debolezza.
Se vogliamo, come vogliamo progredire dovremmo fare attenzione a non cedere alle facili banalizzazioni e magari chiederci cosa sta dicendo una donna che ricusa da sé la violenza tipicamente maschile, la quale va osservata per quello che è ovvero un fenomeno attualmente in crescita seppure presente fin dalle origini delle società patriarcali. E pensare allo stupro come atto di guerra contro un intero genere non può essere un optional ma una ulteriore chiave interpretativa che spiega molto bene ciò che sta accadendo in questi giorni in merito alla sentenza della Cassazione. Le donne, c&#039;è poco da fare, hanno avvertito una ennesima manifestazione dell&#039;assoluta mancanza di volontà di fronteggiare la violenza maschile e che questo fosse reso più grave dal non poter chiedere giustizia senza sconfinare nelle derive che sono state ben descritte ovunque e che fanno parte di un sistema di giustizia totalmente autoriferito da parte maschile per cui pare impossibile immaginare una cultura della prevenzione senza configurare minore libertà. E&#039; incredibile ma è così.
Ingenuamente ho chiesto più sopra quale differenza vi fosse fra i crimini di mafia e quelli contro le donne, la risposta che ne ho ricevuto mi lascia totalmente insoddisfatta perché appartenente a logiche che non sanno concepire, pensare proprio la violenza di genere. Ne consegue che le cautele del caso finiscono immediatamente in un calderone improprio ma quel che mi lascia un amaro intollerabile in bocca è che la denuncia di una donna, seppure all&#039;interno di episodi continui  e crescenti di violenza di genere, in questa società non conta niente. O conta molto di meno di una denuncia per mafia in cui la reiterazione del reato viene concepita nei singoli episodi e non come una immensa e impunita reiterazione. Ma nemmeno io mi sento di chiedere il carcere per quel gruppo di ragazzi. Mi sento di chiedere che si rifletta e si cerchino soluzioni e che vengano concepite il più lontano possibile da quasiasi, miniscolo, &quot;tu quoque&quot;.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Penso che la violenza maschile e quella femminile siano e debbano restare imparagonabili, analizzate e affrontate nei contesti di appartenenza. Sto parlando di differenza sessuale e so già che in molti qui non sono d&#8217;accordo. Spero tuttavia di poter esplicitare le mie valutazioni in merito ad un aspetto importante come quello della relazione fra i sessi e del suo conflitto.<br />
Chiaro che il &#8220;tu quoque&#8221; è l&#8217;ultima delle pratiche auspicabili ed è un po&#8217; quella che si trova in giro nel blog quando vengono assaliti dai negazionisti, i quali nei loro siti hanno costituito una vera e propria organizzazione fondata sul &#8220;tu quoque&#8221; se non sul &#8220;tu più di me, tu peggio di me&#8221;.<br />
Ci sono aspetti della violenza che non riguardano le donne, è vero e non giova negarlo; ci sono modi della violenza che appartengono solo alle donne e che esercitano con ferocia se possibile maggiore verso le loro simili. Ci sono modi della violenza maschile assunti dalle donne con in più quel tratto dell&#8217;oppresso che cova vendetta che a me risulta insopportabile quanto la violenza maschile caricata di istanze del &#8220;tu quoque, tu di più, tu peggio&#8221;.<br />
C&#8217;è un modo della violenza femminile che trova fondamento in un aspetto analizzato nel libro curato da Federica Giardini, Sensibili guerriere, il quale consiste nella maggiore capacità femminile di percepire la vulnerabilità dell&#8217;altro, capacità che si può tradurre in forza femminile e, aggiungo io, in forza distruttiva ben supportata da questa, chiamiamola, intuizione che appare quasi innata. Ma non è innata, anche questa è dovuta all&#8217;esperienza e alla sua tramandazione di donna in donna. Spetta a ciascuna la volontà di saperla usare a scopi costruttivi. Ma non dobbiamo fare l&#8217;errore di non considerare che tale distruttività è frequentemente reattiva e per questo, come dimostrato nel libro di Giardini, terribilmente debole perché si esercita nel terreno dell&#8217;Altro, dove l&#8217;altro è innegabilmente più forte in quanto dispone della forza originaria della sua posizione di dominio, per lo meno del suo territorio, ma poiché il terreno del conflitto è il mondo e il mondo è uno, di necessità quella reazione accumula impotenza e debolezza.<br />
Se vogliamo, come vogliamo progredire dovremmo fare attenzione a non cedere alle facili banalizzazioni e magari chiederci cosa sta dicendo una donna che ricusa da sé la violenza tipicamente maschile, la quale va osservata per quello che è ovvero un fenomeno attualmente in crescita seppure presente fin dalle origini delle società patriarcali. E pensare allo stupro come atto di guerra contro un intero genere non può essere un optional ma una ulteriore chiave interpretativa che spiega molto bene ciò che sta accadendo in questi giorni in merito alla sentenza della Cassazione. Le donne, c&#8217;è poco da fare, hanno avvertito una ennesima manifestazione dell&#8217;assoluta mancanza di volontà di fronteggiare la violenza maschile e che questo fosse reso più grave dal non poter chiedere giustizia senza sconfinare nelle derive che sono state ben descritte ovunque e che fanno parte di un sistema di giustizia totalmente autoriferito da parte maschile per cui pare impossibile immaginare una cultura della prevenzione senza configurare minore libertà. E&#8217; incredibile ma è così.<br />
Ingenuamente ho chiesto più sopra quale differenza vi fosse fra i crimini di mafia e quelli contro le donne, la risposta che ne ho ricevuto mi lascia totalmente insoddisfatta perché appartenente a logiche che non sanno concepire, pensare proprio la violenza di genere. Ne consegue che le cautele del caso finiscono immediatamente in un calderone improprio ma quel che mi lascia un amaro intollerabile in bocca è che la denuncia di una donna, seppure all&#8217;interno di episodi continui  e crescenti di violenza di genere, in questa società non conta niente. O conta molto di meno di una denuncia per mafia in cui la reiterazione del reato viene concepita nei singoli episodi e non come una immensa e impunita reiterazione. Ma nemmeno io mi sento di chiedere il carcere per quel gruppo di ragazzi. Mi sento di chiedere che si rifletta e si cerchino soluzioni e che vengano concepite il più lontano possibile da quasiasi, miniscolo, &#8220;tu quoque&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: andrea barbieri		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/guardare-la-luna-e-anche-il-dito/comment-page-2/#comment-126278</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea barbieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 12:33:25 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/?p=5063#comment-126278</guid>

					<description><![CDATA[Sono d&#039;accordo, non c&#039;è alcun fondamento scientifico all&#039;assunto che una femmina &#039;per natura&#039; non potrebbe usare violenza sessuale su un maschio.
C&#039;è invece una schiacciante differenza statistica, causata direi dalla cultura in cui stiamo a bagno. Questa differenza è un fatto empirico che rende il paragone improprio. Come per intenderci sarebbe improprio paragonare omofobia e (supposta) &#039;eterofobia&#039;.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono d&#8217;accordo, non c&#8217;è alcun fondamento scientifico all&#8217;assunto che una femmina &#8216;per natura&#8217; non potrebbe usare violenza sessuale su un maschio.<br />
C&#8217;è invece una schiacciante differenza statistica, causata direi dalla cultura in cui stiamo a bagno. Questa differenza è un fatto empirico che rende il paragone improprio. Come per intenderci sarebbe improprio paragonare omofobia e (supposta) &#8216;eterofobia&#8217;.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: ilaria		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/guardare-la-luna-e-anche-il-dito/comment-page-2/#comment-126277</link>

		<dc:creator><![CDATA[ilaria]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 10:30:09 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/?p=5063#comment-126277</guid>

					<description><![CDATA[Io credo, Andrea, che tu abbia in parte ragione a indicare che in quel contesto il &quot;tu quoque&quot; non serviva a molto. A me è parso che fosse più in tema con altre affermazioni, quelle sì contestabili con l&#039;indicazione che il problema riguarda anche le donne, perché è stato scritto che le donne non farebbero mai certe cose, mentre il testo che ho citato lo specifica riguardo proprio alla violenza sessuale.  Anche le donne stuprano, e va detto, proprio perché è importante che il tema sia affrontato dalle donne e non da chi vorrebbe strumentalizzarlo.
Nel caso specifico, io penso che Laura S e Valter non si siano capiti, in quanto Laura mi sembra si riferisse a una specificità della costruzione sociale di virilità, mentre Valter le ha risposto riferendosi a un&#039;idea più generale di violenza.
La fallacia non è sempre tale, insomma, ma convengo che lo era (almeno in parte) in quel particolare frangente, e credo che la cosa più utile da fare in questi casi sia aiutare a chiarire, in modo da andare avanti anziché concentrarsi sullo scontro.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Io credo, Andrea, che tu abbia in parte ragione a indicare che in quel contesto il &#8220;tu quoque&#8221; non serviva a molto. A me è parso che fosse più in tema con altre affermazioni, quelle sì contestabili con l&#8217;indicazione che il problema riguarda anche le donne, perché è stato scritto che le donne non farebbero mai certe cose, mentre il testo che ho citato lo specifica riguardo proprio alla violenza sessuale.  Anche le donne stuprano, e va detto, proprio perché è importante che il tema sia affrontato dalle donne e non da chi vorrebbe strumentalizzarlo.<br />
Nel caso specifico, io penso che Laura S e Valter non si siano capiti, in quanto Laura mi sembra si riferisse a una specificità della costruzione sociale di virilità, mentre Valter le ha risposto riferendosi a un&#8217;idea più generale di violenza.<br />
La fallacia non è sempre tale, insomma, ma convengo che lo era (almeno in parte) in quel particolare frangente, e credo che la cosa più utile da fare in questi casi sia aiutare a chiarire, in modo da andare avanti anziché concentrarsi sullo scontro.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: andrea barbieri		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/guardare-la-luna-e-anche-il-dito/comment-page-2/#comment-126276</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea barbieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 09:56:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/?p=5063#comment-126276</guid>

					<description><![CDATA[Claudia b, la &quot;scaramuccia personale&quot; è una tua interpretazione che non condivido.
Il mio intervento riguardava una procedura scorretta di discussione che Valter utilizza continuamente, la fallacia &quot;tu quoque&quot;.
Questo tipo di argomento oltre a essere non pertinente col discorso (per questo è una fallacia) ha anche un effetto particolarmente odioso:  la falsa giustificazione.
Infatti leggiamo che l&#039;aggressività maschile è analoga al bullismo o allo stalking femminile.
Vedi come attraverso il &#039;tu quoque&#039;, che in se è un errore formale, si è arrivati a sostenere un errore nel merito. Già perché i comportamenti maschili aggressivi verso le femmine non sono paragonabili - lo dico prima di tutto pensando a dati statistici - a quelli femminili. E&#039; insomma una mistificazione metterli sullo stesso piano.
Ma ritengo che una minoranza oppressa deve difendersi da sé, perché è fondamentale la posizione concreta nel mondo di un individuo, e su quella posizione, secondo me, si fonda il diritto di prendere la parola. Il mio intento è insomma soltanto fiancheggiare. Quindi prendi ciò che scrivo come il tentativo di dare una mano, niente di più.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Claudia b, la &#8220;scaramuccia personale&#8221; è una tua interpretazione che non condivido.<br />
Il mio intervento riguardava una procedura scorretta di discussione che Valter utilizza continuamente, la fallacia &#8220;tu quoque&#8221;.<br />
Questo tipo di argomento oltre a essere non pertinente col discorso (per questo è una fallacia) ha anche un effetto particolarmente odioso:  la falsa giustificazione.<br />
Infatti leggiamo che l&#8217;aggressività maschile è analoga al bullismo o allo stalking femminile.<br />
Vedi come attraverso il &#8216;tu quoque&#8217;, che in se è un errore formale, si è arrivati a sostenere un errore nel merito. Già perché i comportamenti maschili aggressivi verso le femmine non sono paragonabili &#8211; lo dico prima di tutto pensando a dati statistici &#8211; a quelli femminili. E&#8217; insomma una mistificazione metterli sullo stesso piano.<br />
Ma ritengo che una minoranza oppressa deve difendersi da sé, perché è fondamentale la posizione concreta nel mondo di un individuo, e su quella posizione, secondo me, si fonda il diritto di prendere la parola. Il mio intento è insomma soltanto fiancheggiare. Quindi prendi ciò che scrivo come il tentativo di dare una mano, niente di più.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
	</channel>
</rss>
