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	Commenti a: I BOOK BLOGGER E LE PRINCIPESSE DISNEY	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		Di: Instaneography		</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Apr 2013 08:32:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[...] condivisione sono i grandi nodi attivi sui social network. Case editrici, se parliamo di libri. Loredana Lipperini ne cava un parallelo con le principesse Disney. Se non che la quattrenne influenza il mercato. Non [...] ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] condivisione sono i grandi nodi attivi sui social network. Case editrici, se parliamo di libri. Loredana Lipperini ne cava un parallelo con le principesse Disney. Se non che la quattrenne influenza il mercato. Non [&#8230;] </p>
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		Di: &#34;Lavoro culturale&#34; soggetto o complemento oggetto? -equilibridigitali-		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[&#34;Lavoro culturale&#34; soggetto o complemento oggetto? -equilibridigitali-]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Apr 2013 07:46:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[...] di lettori che si porta in dote rimane e conta nelle scelte letterarie, quanto nella scelta della prossima principessa Disney, ricalcando un simpatico paragone di L.Lipperini. Un blog ha un peso etico e politico e per questo [...] ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] di lettori che si porta in dote rimane e conta nelle scelte letterarie, quanto nella scelta della prossima principessa Disney, ricalcando un simpatico paragone di L.Lipperini. Un blog ha un peso etico e politico e per questo [&#8230;] </p>
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		Di: StefanoD		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[StefanoD]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Apr 2013 09:27:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[E io mi becco &#039;sta principessa con lo stesso nome della mia treenne (che però l&#039;ha scartata quasi subito per Pippi e per una principessa pirata...).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E io mi becco &#8216;sta principessa con lo stesso nome della mia treenne (che però l&#8217;ha scartata quasi subito per Pippi e per una principessa pirata&#8230;).</p>
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		Di: Maurizio		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Apr 2013 08:49:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Confesso di essere un po&#039; sorpreso dal fatto che la Disney presenti come innovativa la sua prassi. Letta così, mi pare che si tratti di nient&#039;altro che di una riedizione aggiornata dei focus group, che nel marketing si usano dagli anni &#039;50. Da Wikipedia: &quot;Un focus group (o gruppo di discussione), che nasce negli Stati Uniti ad opera di due sociologi degli anni ‘40 del Novecento, K. Levin e R. Merton[1], è una tecnica qualitativa utilizzata nelle ricerche delle scienze umane e sociali, in cui un gruppo di persone è invitato a parlare, discutere e confrontarsi riguardo all&#039;atteggiamento personale nei confronti di un tema, di un prodotto, di un progetto, di un concetto, di una pubblicità, di un&#039;idea o di un personaggio. Le domande sono fatte in modo interattivo, infatti, i partecipanti al gruppo sono liberi di comunicare con gli altri membri, seguiti dalla supervisione di un conduttore (in genere il ricercatore o un suo assistente). Nel mondo del marketing, i focus group sono uno strumento importante per l&#039;acquisizione di riscontri riguardo ai nuovi prodotti. In particolare, i focus group permettono alle aziende che desiderano sviluppare, nominare o esaminare un nuovo prodotto di discutere, osservare e/o esaminare il nuovo prodotto, prima che esso sia messo a disposizione del pubblico. Ciò può fornire informazioni inestimabili sull&#039;accettazione del prodotto da parte del suo mercato potenziale&quot;. Niente di nuovo sotto il sole, mi pare, a parte il probabile uso di tecnologie contemporanee per gestire l’interazione e il feedback. Mi pare davvero strano che in sessanta anni la Disney sia ricorsa solo oggi ai focus group.
Rispetto a quanto possano effettivamente spostare i book blog in termini di vendite, le considerazioni che mi vengono sono due. La prima è negativa: per esperienza, so che nel marketing nulla è più difficile da smontare di una congettura affascinante. E’ un assurdo per una disciplina che dovrebbe basarsi soprattutto sui riscontri empirici, ma è così: la dissonanza cognitiva impera anche nelle market intelligence unit. C’è però da dire, a parziale correzione di quanto sopra, che a volte la congettura – vista con il senno di poi – diventa una profezia: ciò che non sta nei numeri oggi ci starà domani: quando gli strumenti saranno stati sufficientemente raffinati, quando la tendenza sociale appena intravista si sarà consolidata, quando avremo imparato a sfruttare davvero ciò che adesso maneggiamo in modo goffo. Del resto, se uno volesse promuovere le innovazioni stando solo al loro impatto sui  numeri, semplicemente le innovazioni non ci sarebbero: di e-commerce si parla, a mia memoria, dalla prima metà degli anni ’90, e solo da relativamente poco tempo i volumi sono diventati importanti. Penso sia probabile che lo stesso accada con i book blogger. Non so se sarà un bene o un male, ma ho la sensazione che, comunque, sarà.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Confesso di essere un po&#8217; sorpreso dal fatto che la Disney presenti come innovativa la sua prassi. Letta così, mi pare che si tratti di nient&#8217;altro che di una riedizione aggiornata dei focus group, che nel marketing si usano dagli anni &#8217;50. Da Wikipedia: &#8220;Un focus group (o gruppo di discussione), che nasce negli Stati Uniti ad opera di due sociologi degli anni ‘40 del Novecento, K. Levin e R. Merton[1], è una tecnica qualitativa utilizzata nelle ricerche delle scienze umane e sociali, in cui un gruppo di persone è invitato a parlare, discutere e confrontarsi riguardo all&#8217;atteggiamento personale nei confronti di un tema, di un prodotto, di un progetto, di un concetto, di una pubblicità, di un&#8217;idea o di un personaggio. Le domande sono fatte in modo interattivo, infatti, i partecipanti al gruppo sono liberi di comunicare con gli altri membri, seguiti dalla supervisione di un conduttore (in genere il ricercatore o un suo assistente). Nel mondo del marketing, i focus group sono uno strumento importante per l&#8217;acquisizione di riscontri riguardo ai nuovi prodotti. In particolare, i focus group permettono alle aziende che desiderano sviluppare, nominare o esaminare un nuovo prodotto di discutere, osservare e/o esaminare il nuovo prodotto, prima che esso sia messo a disposizione del pubblico. Ciò può fornire informazioni inestimabili sull&#8217;accettazione del prodotto da parte del suo mercato potenziale&#8221;. Niente di nuovo sotto il sole, mi pare, a parte il probabile uso di tecnologie contemporanee per gestire l’interazione e il feedback. Mi pare davvero strano che in sessanta anni la Disney sia ricorsa solo oggi ai focus group.<br />
Rispetto a quanto possano effettivamente spostare i book blog in termini di vendite, le considerazioni che mi vengono sono due. La prima è negativa: per esperienza, so che nel marketing nulla è più difficile da smontare di una congettura affascinante. E’ un assurdo per una disciplina che dovrebbe basarsi soprattutto sui riscontri empirici, ma è così: la dissonanza cognitiva impera anche nelle market intelligence unit. C’è però da dire, a parziale correzione di quanto sopra, che a volte la congettura – vista con il senno di poi – diventa una profezia: ciò che non sta nei numeri oggi ci starà domani: quando gli strumenti saranno stati sufficientemente raffinati, quando la tendenza sociale appena intravista si sarà consolidata, quando avremo imparato a sfruttare davvero ciò che adesso maneggiamo in modo goffo. Del resto, se uno volesse promuovere le innovazioni stando solo al loro impatto sui  numeri, semplicemente le innovazioni non ci sarebbero: di e-commerce si parla, a mia memoria, dalla prima metà degli anni ’90, e solo da relativamente poco tempo i volumi sono diventati importanti. Penso sia probabile che lo stesso accada con i book blogger. Non so se sarà un bene o un male, ma ho la sensazione che, comunque, sarà.</p>
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