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	Commenti a: I NOSTRI DEBITI	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		Di: zauberei		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[zauberei]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Mar 2011 06:04:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Orfeo io non so cosa pensi Loredana, ma mi sa che la pensa come me qui - poi però non voglio parlere per lei. Il pensiero della differenza cui tu alludi, non è comunque tutto il femminismo ma una sua - certamente molto fiorente - stagione. Però si è andate oltre. C&#039;era un forte rischio sessista in quello che tu dici, e una considerazione che molte donne hanno considerato come ingiusta - la stessa De Beauvoir volle chiudere ogni rapporto con Irigaray. Siamo sicuri che certi desideri e processi intellettuali siano etichettabili come esclusivamente come maschili, e le donne che li attuano sono donne che si mettono in bocca un linguaggio non proprio? Siamo sicuri che le filosofe della differenza abbiano usato gli strumenti opportuni per stabilire e reificare la differenza nei processi cognitivi logici e relazionali? E&#039; tutta una questione di filosofia? E le scienze che avrebbero molto da dire in proposito - quando lo dicono, hanno tutte le risposte sotto mano? E se invece quella filosofia della differenza avesse in realtà offerto un prestigioso alibi alla discriminazione di genere, perchè diventava prescrittiva essa stessa? E cosa facciamo delle forme soggettive individuali che ora rivendicano pieno diritto ma mettono sotto scacco le logiche binarie?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Orfeo io non so cosa pensi Loredana, ma mi sa che la pensa come me qui &#8211; poi però non voglio parlere per lei. Il pensiero della differenza cui tu alludi, non è comunque tutto il femminismo ma una sua &#8211; certamente molto fiorente &#8211; stagione. Però si è andate oltre. C&#8217;era un forte rischio sessista in quello che tu dici, e una considerazione che molte donne hanno considerato come ingiusta &#8211; la stessa De Beauvoir volle chiudere ogni rapporto con Irigaray. Siamo sicuri che certi desideri e processi intellettuali siano etichettabili come esclusivamente come maschili, e le donne che li attuano sono donne che si mettono in bocca un linguaggio non proprio? Siamo sicuri che le filosofe della differenza abbiano usato gli strumenti opportuni per stabilire e reificare la differenza nei processi cognitivi logici e relazionali? E&#8217; tutta una questione di filosofia? E le scienze che avrebbero molto da dire in proposito &#8211; quando lo dicono, hanno tutte le risposte sotto mano? E se invece quella filosofia della differenza avesse in realtà offerto un prestigioso alibi alla discriminazione di genere, perchè diventava prescrittiva essa stessa? E cosa facciamo delle forme soggettive individuali che ora rivendicano pieno diritto ma mettono sotto scacco le logiche binarie?</p>
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		Di: valeria		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[valeria]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Mar 2011 17:23:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Una perplessità sulla frase finale: &quot;Cosciente solo del fatto che, per essere “libere”, le donne non devono mai smettere di lottare contro gli stereotipi&quot;.
Chi può smettere di farlo o, qualora non lo facesse,  non iniziare a farlo?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una perplessità sulla frase finale: &#8220;Cosciente solo del fatto che, per essere “libere”, le donne non devono mai smettere di lottare contro gli stereotipi&#8221;.<br />
Chi può smettere di farlo o, qualora non lo facesse,  non iniziare a farlo?</p>
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		Di: orfeo		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/i-nostri-debiti/comment-page-1/#comment-118404</link>

		<dc:creator><![CDATA[orfeo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Mar 2011 15:59:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[devo dire che mi intendo molto poco di pensiero femminista - curiosamente, però, quel poco che so va in contrapposizione (almeno secondo me) al pensiero della de beauvoire.
nel campo delle scienze politiche il femminsmo è perlopiù una critica construttivista al concetto di razionalità (maschile, occidentale, positivista) che ha dominato l&#039;analisi politologica per molti secoli: questo femminismo, quindi, vuole decostruire, ma non ha nessuna pretesa di &quot;universalità&quot;, nel senso che non c&#039;è nulla che trascenda l&#039;essere uomo o l&#039;essere donna, così come non c&#039;è nessuna verità che trascenda l&#039;essere giovani o l&#039;essere vecchi, l&#039;essere italiani o arabi o cinesi - siamo costruiti socialmente, ma lo siamo totalmente, quindi uscirne (e creare una razionalità, e quindi anche una scienza, &quot;neutrale&quot;) non è possibile.
in questo senso sì, le donne sono diverse, e no, non peggiori o migliori - come gli uomini queste definizioni sono contenuti vuoti che possiamo riempire come vogliamo, ma che non saranno mai &quot;neutri&quot;.
tu che ne pensi?
clà]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>devo dire che mi intendo molto poco di pensiero femminista &#8211; curiosamente, però, quel poco che so va in contrapposizione (almeno secondo me) al pensiero della de beauvoire.<br />
nel campo delle scienze politiche il femminsmo è perlopiù una critica construttivista al concetto di razionalità (maschile, occidentale, positivista) che ha dominato l&#8217;analisi politologica per molti secoli: questo femminismo, quindi, vuole decostruire, ma non ha nessuna pretesa di &#8220;universalità&#8221;, nel senso che non c&#8217;è nulla che trascenda l&#8217;essere uomo o l&#8217;essere donna, così come non c&#8217;è nessuna verità che trascenda l&#8217;essere giovani o l&#8217;essere vecchi, l&#8217;essere italiani o arabi o cinesi &#8211; siamo costruiti socialmente, ma lo siamo totalmente, quindi uscirne (e creare una razionalità, e quindi anche una scienza, &#8220;neutrale&#8221;) non è possibile.<br />
in questo senso sì, le donne sono diverse, e no, non peggiori o migliori &#8211; come gli uomini queste definizioni sono contenuti vuoti che possiamo riempire come vogliamo, ma che non saranno mai &#8220;neutri&#8221;.<br />
tu che ne pensi?<br />
clà</p>
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		<title>
		Di: Sara		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/i-nostri-debiti/comment-page-1/#comment-118403</link>

		<dc:creator><![CDATA[Sara]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Mar 2011 12:45:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ho letto un po&#039;, sia della De Beauvoire, che di Virginia Woolf ma anche Luisa Muraro, che giunge alle stesse conclusioni sull&#039;individulità dell&#039;azione. Possiamo cercare di fare la nostra parte, ma credo che alle giovani generazioni manchi la consapevolezza degli strati del nostro agire, possiamo discutere creare momenti di incontro e confronto, che in una città piccola come la mia mancano, e motivare le ragazze alla lettura perchè solo conoscendo le cose possiamo muoverci consapevolmente. Io ringrazio la Lipperini per il bel blog, che è sempre di stimolo e di riflessione. Buon lavoro!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho letto un po&#8217;, sia della De Beauvoire, che di Virginia Woolf ma anche Luisa Muraro, che giunge alle stesse conclusioni sull&#8217;individulità dell&#8217;azione. Possiamo cercare di fare la nostra parte, ma credo che alle giovani generazioni manchi la consapevolezza degli strati del nostro agire, possiamo discutere creare momenti di incontro e confronto, che in una città piccola come la mia mancano, e motivare le ragazze alla lettura perchè solo conoscendo le cose possiamo muoverci consapevolmente. Io ringrazio la Lipperini per il bel blog, che è sempre di stimolo e di riflessione. Buon lavoro!</p>
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		<title>
		Di: zauberei		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/i-nostri-debiti/comment-page-1/#comment-118402</link>

		<dc:creator><![CDATA[zauberei]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Mar 2011 11:19:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L&#039;articolo mi è piaciuto molto - per la chiarezza e l&#039;esordio fulminante. Proprio per quell&#039;esordio così vero - io prescriverei il Secondo Sesso in lettura a tutte le ragazze diciamo intorno ai venti quando più quando meno. Perchè il secondo sesso - quando gli dai ragione o quando allo stile assertivo reagisci dando torto - in ogni caso aiuta a strutturare una singolare e cerebrale identità e personalità. E&#039; un innaffiatore di sinapsi - e insegna la libertà. Per quanto mi riguarda - da una parte ho accolto molti dei suoi suggerimenti - sulla costruzione sociale del femminile, da un&#039;altra ho rifiutato altre sue conclusioni sul perchè il femminile agisce in certi modi. Con il tempo ho anche scoperto che la parte del volume in cui parla di psicoanalisi era quanto di più distorto archeologico e disinformato  - anche rispetto al suo anno di pubblicazione - e scoprivo con un po&#039; di delusione che a sostegno delle sue tesi citava Helene Deutsch, una delle analiste più sessiste della storia - e sicuramente più di Freud. Queste cose sono importanti per un discorso solo tangenziale al femminismo e che riguardano più che altro il problema della secolare disinvoltura degli intellettuali a parlare della psicologia senza aver letto molto, ma rimane il fatto che Il Secondo Sesso è un libro di capitale importanza.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;articolo mi è piaciuto molto &#8211; per la chiarezza e l&#8217;esordio fulminante. Proprio per quell&#8217;esordio così vero &#8211; io prescriverei il Secondo Sesso in lettura a tutte le ragazze diciamo intorno ai venti quando più quando meno. Perchè il secondo sesso &#8211; quando gli dai ragione o quando allo stile assertivo reagisci dando torto &#8211; in ogni caso aiuta a strutturare una singolare e cerebrale identità e personalità. E&#8217; un innaffiatore di sinapsi &#8211; e insegna la libertà. Per quanto mi riguarda &#8211; da una parte ho accolto molti dei suoi suggerimenti &#8211; sulla costruzione sociale del femminile, da un&#8217;altra ho rifiutato altre sue conclusioni sul perchè il femminile agisce in certi modi. Con il tempo ho anche scoperto che la parte del volume in cui parla di psicoanalisi era quanto di più distorto archeologico e disinformato  &#8211; anche rispetto al suo anno di pubblicazione &#8211; e scoprivo con un po&#8217; di delusione che a sostegno delle sue tesi citava Helene Deutsch, una delle analiste più sessiste della storia &#8211; e sicuramente più di Freud. Queste cose sono importanti per un discorso solo tangenziale al femminismo e che riguardano più che altro il problema della secolare disinvoltura degli intellettuali a parlare della psicologia senza aver letto molto, ma rimane il fatto che Il Secondo Sesso è un libro di capitale importanza.</p>
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		<title>
		Di: rossan		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/i-nostri-debiti/comment-page-1/#comment-118401</link>

		<dc:creator><![CDATA[rossan]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Mar 2011 11:05:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Quando ho letto Il secondo sesso ero un&#039;adolescente.All&#039;epoca, erano gli anni 80, pensavo che essere femminista significasse essere come un uomo,una dura.La De beavoir mi ha insegnato che non era quello il cuore della questione, essere donna non sottomessa non significa certo rinnegare il proprio sesso.ma riconoscere nella diversità una risorsa]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando ho letto Il secondo sesso ero un&#8217;adolescente.All&#8217;epoca, erano gli anni 80, pensavo che essere femminista significasse essere come un uomo,una dura.La De beavoir mi ha insegnato che non era quello il cuore della questione, essere donna non sottomessa non significa certo rinnegare il proprio sesso.ma riconoscere nella diversità una risorsa</p>
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		<title>
		Di: Amedeo		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Amedeo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Mar 2011 10:23:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Articolo splendido, molto chiaro e diretto.
Ammetto che di De Beauvoir ho letto le cose minori, ma mi impegnerò verso altre letture. Soprattutto, questo articolo mi dà un po&#039; di sollievo dopo due giorni che mi scontro con queste realtà (mi riferisco ai commenti): http://blog.leiweb.it/marinaterragni/2011/03/26/siculi-vili-e-machi/#comments_list]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Articolo splendido, molto chiaro e diretto.<br />
Ammetto che di De Beauvoir ho letto le cose minori, ma mi impegnerò verso altre letture. Soprattutto, questo articolo mi dà un po&#8217; di sollievo dopo due giorni che mi scontro con queste realtà (mi riferisco ai commenti): <a href="http://blog.leiweb.it/marinaterragni/2011/03/26/siculi-vili-e-machi/#comments_list" rel="nofollow ugc">http://blog.leiweb.it/marinaterragni/2011/03/26/siculi-vili-e-machi/#comments_list</a></p>
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		Di: milena d		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/i-nostri-debiti/comment-page-1/#comment-118399</link>

		<dc:creator><![CDATA[milena d]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Mar 2011 09:15:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Per come la vedo io, punto di vista personale, limitatissimo e non certo filosofico, (non ne ho conoscenze ne&#039; capacita&#039; ne&#039; pretese), credo che nessun essere umano sia totalmente uomo o donna. Credo che in ciascuno di noi coesistano, in misura maggiore o minore, caratteristiche &quot;maschili&quot; (indipendenza, orgoglio, attivismo, desiderio di affermarsi...) e &quot;femminili&quot; (sensibilita&#039;, accoglienza, istinto di cura...).
Molti fattori, sia genetici sia di educazione o di manifestazione della sessualita&#039;, fanno prevalere le prime negli uomini, le seconde nelle donne. Si tende costantemente a soffocare come sbagliata ogni manifestazione di istinto o caratteristica contraria al proprio sesso di nascita.
Non solo. Per antica tradizione di una societa&#039; patriarcale, le caratteristiche &quot;femminili&quot; pur esaltate da una ipocrita morale della sottomissione come valore, sono di per se&#039; considerate inferiori rispetto a quelle maschili, brillanti, attive.
Ecco, da tutto questo, da queste pressioni e da questa confusione derivano i mali: ruolo inferiore della donna, disagi psichici di chi non si riconosce in queste categorie e ne soffre, disparita&#039; della societa&#039;, conflitti, e anche spreco di risorse, nella misura in cui il contributo di una parte dell&#039;umanita&#039; e di una parte della natura umana viene soffocato e misconosciuto.
Una societa&#039; che ritrovasse un equilibrio dei valori &quot;maschili&quot; e &quot;femminili&quot;, smitizzando i primi e rivalutando i secondi, sia per quanto riguarda l&#039;umanita&#039; nel suo insieme sia per quanto riguarda le componenti in ciascuno di noi, sarebbe sicuramente piu&#039; giusta, equilibrata, serena, e ridurrebbe i conflitti.
Ma nelle societa&#039; aspra, estremamente sessualizzata, omofoba, razzista, competitiva, violenta in tutti i sensi in cui viviamo, che tende a soffocare qualsiasi empatia umana, questo equilibrio e&#039; molto al di la&#039; da venire.
E preciso, se non si fosse capito, che questa mia visione, appunto parziale e personale, non ha niente a che vedere con la mistica della capacita&#039; riproduttiva o una presunta superiorita&#039; delle virtu&#039; femminili.
Non credo occorra ne&#039; rinnegarle come inferiori (lo sbaglio di certe femministe del passato) ne&#039; esaltarle.
Solo ricuperare l&#039;equilibrio negli esseri umani.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per come la vedo io, punto di vista personale, limitatissimo e non certo filosofico, (non ne ho conoscenze ne&#8217; capacita&#8217; ne&#8217; pretese), credo che nessun essere umano sia totalmente uomo o donna. Credo che in ciascuno di noi coesistano, in misura maggiore o minore, caratteristiche &#8220;maschili&#8221; (indipendenza, orgoglio, attivismo, desiderio di affermarsi&#8230;) e &#8220;femminili&#8221; (sensibilita&#8217;, accoglienza, istinto di cura&#8230;).<br />
Molti fattori, sia genetici sia di educazione o di manifestazione della sessualita&#8217;, fanno prevalere le prime negli uomini, le seconde nelle donne. Si tende costantemente a soffocare come sbagliata ogni manifestazione di istinto o caratteristica contraria al proprio sesso di nascita.<br />
Non solo. Per antica tradizione di una societa&#8217; patriarcale, le caratteristiche &#8220;femminili&#8221; pur esaltate da una ipocrita morale della sottomissione come valore, sono di per se&#8217; considerate inferiori rispetto a quelle maschili, brillanti, attive.<br />
Ecco, da tutto questo, da queste pressioni e da questa confusione derivano i mali: ruolo inferiore della donna, disagi psichici di chi non si riconosce in queste categorie e ne soffre, disparita&#8217; della societa&#8217;, conflitti, e anche spreco di risorse, nella misura in cui il contributo di una parte dell&#8217;umanita&#8217; e di una parte della natura umana viene soffocato e misconosciuto.<br />
Una societa&#8217; che ritrovasse un equilibrio dei valori &#8220;maschili&#8221; e &#8220;femminili&#8221;, smitizzando i primi e rivalutando i secondi, sia per quanto riguarda l&#8217;umanita&#8217; nel suo insieme sia per quanto riguarda le componenti in ciascuno di noi, sarebbe sicuramente piu&#8217; giusta, equilibrata, serena, e ridurrebbe i conflitti.<br />
Ma nelle societa&#8217; aspra, estremamente sessualizzata, omofoba, razzista, competitiva, violenta in tutti i sensi in cui viviamo, che tende a soffocare qualsiasi empatia umana, questo equilibrio e&#8217; molto al di la&#8217; da venire.<br />
E preciso, se non si fosse capito, che questa mia visione, appunto parziale e personale, non ha niente a che vedere con la mistica della capacita&#8217; riproduttiva o una presunta superiorita&#8217; delle virtu&#8217; femminili.<br />
Non credo occorra ne&#8217; rinnegarle come inferiori (lo sbaglio di certe femministe del passato) ne&#8217; esaltarle.<br />
Solo ricuperare l&#8217;equilibrio negli esseri umani.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: milva		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/i-nostri-debiti/comment-page-1/#comment-118398</link>

		<dc:creator><![CDATA[milva]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Mar 2011 09:08:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[grazie. per il titolo: i nostri debiti. Sono sicuramente in debito con Simone de Beauvoir, soprattutto per le riflessioni sulla consapevolezza della fragilità singolare, individuale,  e la necessità di un punto di vista che venga della donne e che sia il più possibile universale, senza dogmi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>grazie. per il titolo: i nostri debiti. Sono sicuramente in debito con Simone de Beauvoir, soprattutto per le riflessioni sulla consapevolezza della fragilità singolare, individuale,  e la necessità di un punto di vista che venga della donne e che sia il più possibile universale, senza dogmi.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: diamonds		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/i-nostri-debiti/comment-page-1/#comment-118397</link>

		<dc:creator><![CDATA[diamonds]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Mar 2011 08:32:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[la disparità di forze in campo è tale per cui bisognerebbe instaurare qualcosa che corrisponda a una no-fly-zone da far rispettare,e non ci sono le condizioni perchè ciò possa avvenire in tempi brevi.Forse è più facile ribaltare il progetto e risolversi a dissacrare il re denudandolo
http://it.cathopedia.org/w/images/thumb/7/7c/Festino_di_Belsazar_Rembrandt.jpg/333px-Festino_di_Belsazar_Rembrandt.jpg]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>la disparità di forze in campo è tale per cui bisognerebbe instaurare qualcosa che corrisponda a una no-fly-zone da far rispettare,e non ci sono le condizioni perchè ciò possa avvenire in tempi brevi.Forse è più facile ribaltare il progetto e risolversi a dissacrare il re denudandolo<br />
<a href="http://it.cathopedia.org/w/images/thumb/7/7c/Festino_di_Belsazar_Rembrandt.jpg/333px-Festino_di_Belsazar_Rembrandt.jpg" rel="nofollow ugc">http://it.cathopedia.org/w/images/thumb/7/7c/Festino_di_Belsazar_Rembrandt.jpg/333px-Festino_di_Belsazar_Rembrandt.jpg</a></p>
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