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	Commenti a: I SASSI DEL FONDO	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		Di: enrico gregori		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[enrico gregori]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Jul 2011 16:39:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[bene, cassini. ne avevo pochi dubbi e non è che volessi farvi i conti in tasca. posso solo augurarvi un altro &quot;botto&quot; come acqua in bocca]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>bene, cassini. ne avevo pochi dubbi e non è che volessi farvi i conti in tasca. posso solo augurarvi un altro &#8220;botto&#8221; come acqua in bocca</p>
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		Di: marcocassini		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[marcocassini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Jul 2011 12:50:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[per stemperare con una battuta spero meno infelice di quella di ferrari su catalano posso dire per rispondere a gregori che i proventi di acqua in bocca erano già stati investiti tutti (e anche qualcosa in più) preventivamente nel periodo 1994-2010 in attività di scouting, in investimenti sulla qualità,  operazioni rischiose e non produttive di utili.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>per stemperare con una battuta spero meno infelice di quella di ferrari su catalano posso dire per rispondere a gregori che i proventi di acqua in bocca erano già stati investiti tutti (e anche qualcosa in più) preventivamente nel periodo 1994-2010 in attività di scouting, in investimenti sulla qualità,  operazioni rischiose e non produttive di utili.</p>
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		Di: enrico.gregori		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/i-sassi-del-fondo/comment-page-1/#comment-121174</link>

		<dc:creator><![CDATA[enrico.gregori]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Jul 2011 09:26:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ecco, nella lunga e pigra attesa di trovare argomenti per commentare Ferrari, è arrivato Raimo a farmi da involontario quanto esaustivo portavoce. nel merito, trovo importante che Christian abbia sottolineato come il libro sia &quot;il peggiore oggetto vendibile per il mercato&quot;. Lo è anche (mi verrebbe da pensare) perché in molti concorrono a trattarlo come un prodotto pubblicizzabile alla stregua di altri senza coglierne le peculiarità che Raimo evidenzia.
Ciò detto, non posso spingermi più di tanto a giudicare il lavoro dei grandi gruppi rispetto a quello degli editori indipendenti, perché non ne so molto.
Mi dicono che il gruppo Rcs (che qualcosa rappresenta) si stia (ri)attrezzando per aggiungere qualità alla quantità. Io, personalmente, non ho mai alzato fieramente il sopracciglio di fronte a Moccia, Tamaro e Wilbur Smith, semmai mi rendono perplesso i loro cloni e gli editori che questi cloni pretendono e/o creano.
Tomas Milian che fa &quot;er monnezza&quot; non sarà cinema da Oscar, ma tutte le imitazioni sono addirittura patetiche e, spesso, fallimentari.
Sarebbe auspicabile che parte dei proventi che arrivano dai best-seller (a prescindere dal loro valore letterario) servissero anche per lo scouting o per le pubblicazioni che hanno bisogno di promozione diversa. Raimo sollecita a fare nomi. Va bene, visto che in questo post intervengono lui e Cassini, allora diciamo che mi sembrerebbe auspicabile che loro possano avere investito &quot;a buon fine&quot; parte dei guadagni ottenuti (per esempio) con l&#039;operazione Camilleri-Lucarelli.
Negli anni, mi sono capitati tra le mani parecchi libri &quot;Minimum Fax&quot; e ne ho spesso apprezzato la qualità. Credo che questa strada possa essere percorsa ancora, anche senza manifesti TQ o manifesti compilati da Doris Lessing e Boris Pahor. La letteratura non ha età. E con questa citazione &quot;catalana&quot; faccio felice l&#039;ottimo Raimo che ringrazio per il suo intervento.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ecco, nella lunga e pigra attesa di trovare argomenti per commentare Ferrari, è arrivato Raimo a farmi da involontario quanto esaustivo portavoce. nel merito, trovo importante che Christian abbia sottolineato come il libro sia &#8220;il peggiore oggetto vendibile per il mercato&#8221;. Lo è anche (mi verrebbe da pensare) perché in molti concorrono a trattarlo come un prodotto pubblicizzabile alla stregua di altri senza coglierne le peculiarità che Raimo evidenzia.<br />
Ciò detto, non posso spingermi più di tanto a giudicare il lavoro dei grandi gruppi rispetto a quello degli editori indipendenti, perché non ne so molto.<br />
Mi dicono che il gruppo Rcs (che qualcosa rappresenta) si stia (ri)attrezzando per aggiungere qualità alla quantità. Io, personalmente, non ho mai alzato fieramente il sopracciglio di fronte a Moccia, Tamaro e Wilbur Smith, semmai mi rendono perplesso i loro cloni e gli editori che questi cloni pretendono e/o creano.<br />
Tomas Milian che fa &#8220;er monnezza&#8221; non sarà cinema da Oscar, ma tutte le imitazioni sono addirittura patetiche e, spesso, fallimentari.<br />
Sarebbe auspicabile che parte dei proventi che arrivano dai best-seller (a prescindere dal loro valore letterario) servissero anche per lo scouting o per le pubblicazioni che hanno bisogno di promozione diversa. Raimo sollecita a fare nomi. Va bene, visto che in questo post intervengono lui e Cassini, allora diciamo che mi sembrerebbe auspicabile che loro possano avere investito &#8220;a buon fine&#8221; parte dei guadagni ottenuti (per esempio) con l&#8217;operazione Camilleri-Lucarelli.<br />
Negli anni, mi sono capitati tra le mani parecchi libri &#8220;Minimum Fax&#8221; e ne ho spesso apprezzato la qualità. Credo che questa strada possa essere percorsa ancora, anche senza manifesti TQ o manifesti compilati da Doris Lessing e Boris Pahor. La letteratura non ha età. E con questa citazione &#8220;catalana&#8221; faccio felice l&#8217;ottimo Raimo che ringrazio per il suo intervento.</p>
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		<title>
		Di: christian raimo		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/i-sassi-del-fondo/comment-page-1/#comment-121173</link>

		<dc:creator><![CDATA[christian raimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Jul 2011 06:56:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Trovo l&#039;intervento di Ferrari un tipico esempio della retorica di destra.
1) Sottovalutazione del problema (la citazione di Catalano), con l&#039;ironia facile, la citazione colta buttata là;
2) Silenzio sulla politica editoriale aggressiva adottata dai grandi gruppi editoriali (in che cosa si differenzia il povero esaltato che Ferrari prende per il culo perché vuole pubblicare solo best-seller dall&#039;orrida meta-collana Numeri Primi del gruppo Mondadori? - [dal sito: Il nuovo brand NumeriPrimi° vede la collaborazione tra Mondadori e RobilantAssociati, società di consulenza alle imprese leader in Italia per il brand design e la strategia di marca]?);
3) Autogiustificazione dell&#039;esistente: il mercato funziona così perché funziona così. Ma va? Ma il mercato sono anche le persone che lo regolano, che lo muovono, che possono decidere per esempio di non mettere la foto dell&#039;autore a tutta pagina sulla quarta o sulla copertina di un libro, che possono non fare di tutto per accaparrarsi il premio Strega, che possono responsabilmente fare certe scelte e non altre; e trasformare (auf-heben, se vogliamo trattare Schelling con la prefazione della Fenomenologia dello Spirito) quella notte in un mondo in cui ci sono albe e tramonti.
4) Autogiustificazione dell&#039;esistente in base alla crisi. Le cose vanno peggio del solito, siamo nell&#039;emergenza, con un filo d&#039;acqua rimasta nel letto del fiume, e vogliamo pensare di cambiare qualcosa proprio in questo momento in cui l&#039;unica politica editoriale da perseguire è quella del Si salvi chi può?
Il punto fondamentale che GA Ferrari pare ignorare è che il libro, in un certo senso, è il peggiore oggetto vendibile per il mercato. Per un lettore attento, per esempio, un libro acquista valore invecchiando, al contrario della maggior parte delle merci. Oppure, possiede più valore se non gli viene fatta pubblicità, per esempio. Queste e moltissime caratteristiche che diamo al valore del libro sono state dimenticate o combattute dal gruppo Mondadori nella gestione Ferrari.
Che adesso Ferrari venga a fare l&#039;intellettuale blasé che, tra una frase chiastica e un catalanismo sull&#039;industria culturale, sembra aver vissuto in esilio in Islanda negli ultimi anni, è un po&#039; fastidioso. Sarebbe più utile invece che gli stessi esempi che cita li riferisca alla sua ex-attività di editore, citando nomi e dati.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Trovo l&#8217;intervento di Ferrari un tipico esempio della retorica di destra.<br />
1) Sottovalutazione del problema (la citazione di Catalano), con l&#8217;ironia facile, la citazione colta buttata là;<br />
2) Silenzio sulla politica editoriale aggressiva adottata dai grandi gruppi editoriali (in che cosa si differenzia il povero esaltato che Ferrari prende per il culo perché vuole pubblicare solo best-seller dall&#8217;orrida meta-collana Numeri Primi del gruppo Mondadori? &#8211; [dal sito: Il nuovo brand NumeriPrimi° vede la collaborazione tra Mondadori e RobilantAssociati, società di consulenza alle imprese leader in Italia per il brand design e la strategia di marca]?);<br />
3) Autogiustificazione dell&#8217;esistente: il mercato funziona così perché funziona così. Ma va? Ma il mercato sono anche le persone che lo regolano, che lo muovono, che possono decidere per esempio di non mettere la foto dell&#8217;autore a tutta pagina sulla quarta o sulla copertina di un libro, che possono non fare di tutto per accaparrarsi il premio Strega, che possono responsabilmente fare certe scelte e non altre; e trasformare (auf-heben, se vogliamo trattare Schelling con la prefazione della Fenomenologia dello Spirito) quella notte in un mondo in cui ci sono albe e tramonti.<br />
4) Autogiustificazione dell&#8217;esistente in base alla crisi. Le cose vanno peggio del solito, siamo nell&#8217;emergenza, con un filo d&#8217;acqua rimasta nel letto del fiume, e vogliamo pensare di cambiare qualcosa proprio in questo momento in cui l&#8217;unica politica editoriale da perseguire è quella del Si salvi chi può?<br />
Il punto fondamentale che GA Ferrari pare ignorare è che il libro, in un certo senso, è il peggiore oggetto vendibile per il mercato. Per un lettore attento, per esempio, un libro acquista valore invecchiando, al contrario della maggior parte delle merci. Oppure, possiede più valore se non gli viene fatta pubblicità, per esempio. Queste e moltissime caratteristiche che diamo al valore del libro sono state dimenticate o combattute dal gruppo Mondadori nella gestione Ferrari.<br />
Che adesso Ferrari venga a fare l&#8217;intellettuale blasé che, tra una frase chiastica e un catalanismo sull&#8217;industria culturale, sembra aver vissuto in esilio in Islanda negli ultimi anni, è un po&#8217; fastidioso. Sarebbe più utile invece che gli stessi esempi che cita li riferisca alla sua ex-attività di editore, citando nomi e dati.</p>
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		<title>
		Di: Lucio Angelini		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/i-sassi-del-fondo/comment-page-1/#comment-121172</link>

		<dc:creator><![CDATA[Lucio Angelini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Jul 2011 06:16:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@girolamo. però se trovo un buon libro scritto da uno scrittore che si è auto-recintato a Cornish/New Hampshire...  ehm, lo leggo lo stesso.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@girolamo. però se trovo un buon libro scritto da uno scrittore che si è auto-recintato a Cornish/New Hampshire&#8230;  ehm, lo leggo lo stesso.</p>
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		<title>
		Di: Giuliana		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/i-sassi-del-fondo/comment-page-1/#comment-121171</link>

		<dc:creator><![CDATA[Giuliana]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Jul 2011 17:36:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Girolamo, grazie. Questo era l&#039;intervento che sognavo di leggere.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Girolamo, grazie. Questo era l&#8217;intervento che sognavo di leggere.</p>
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		<title>
		Di: girolamo de michele		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/i-sassi-del-fondo/comment-page-1/#comment-121170</link>

		<dc:creator><![CDATA[girolamo de michele]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Jul 2011 16:09:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Se è vero – ed è vero! – che la crisi colpisce anche l&#039;editoria, mettendone in luce le carenze strutturali, ora che l&#039;acqua nello stagno è troppo bassa per tutti i pescetti, e legislative (vaglielo a spiegare a chi di dovere che un libro non è un gadget), sarà il caso di interrogarsi, accanto all&#039;elaborazione di proposte generali e locali per riformare il settore (sulle quali, lo ammetto, come piccolo scrittore non saprei cos&#039;altro dire se non che il nostro – di noi scrittori – compito è di scrivere buoni libri che facciano sorridere non solo il lettore, ma anche il libraio e l&#039;editore), a cosa gli scrittori (narratori in prosa, poeti, autori di teatro, saggisti e quant&#039;altro) sono in grado di fare, e in concreto fanno, contro la crisi. Negli ultimi due anni un certo numero di &quot;piccoli&quot; scrittori, e qualche &quot;medio&quot; (parlo di quantità e vendite, e di impatto mediatico, non di qualità, e neanche di anagrafe) si è impegnato anche nelle lotte contro la crisi, accanto a precari, operai, studenti, lavoratori della scuola e insubordinati di vario genere (solo per citare gli ultimi eventi: Val di Susa, occupazione del Teatro Valle, &quot;Se non ora quando&quot;). Una gran parte degli scrittori &quot;medio-grossi&quot; ha invece continuato a coltivare il proprio orticello (se non il proprio campo da golf) letterario, combattendo al massimo per sgomitare in cima a un appello o un manifesto, come se libertà, giustizia, legalità fossero beni da acquistare con le tessere annonarie sulle quali le firme valgono come bollini [lo stesso discorso vale per le case editrici, beninteso].
Come se la cultura fosse una riserva a parte nel vasto campo della crisi. Come se la crisi dovesse, per volontà dell&#039;Altissimo, colpire la scuola e i pastori sardi, le donne e i precari, ma non gli scrittori.
E allora sarà bene ricordare che quando ci dicono che abbiamo ciascuno 33mila € di debito pro capite ci stano mentendo: l&#039;87% del debito italiano è nelle mani di banchieeri, finanziarie e speculatori stranieri, peraltro responsabili in massima parte della crisi (a partire dall&#039;innalzamento dello &lt;i&gt;spread&lt;/i&gt;). E che ogni manovra, manovrina, leggina volta a &quot;salvare l&#039;Italia dalla crisi&quot; e a &quot;ottenere la fiducia dei mercati&quot; è una tassa su chi, dopo aver subito il peso della crisi, viene costretto a farsi carico della salvaguardia del portafoglio degli speculatori e del capitale finanziario messo a repentaglio dal nuovo capo di Al Qaeda, che com&#039;è noto si chiama &quot;Default Europeo&quot;.
Mi piacerebbe vedere questo punto di vista generalizzarsi e farsi egemone, tra tutti gli operatori della cultura e dell&#039;editoria, piuttosto che assistere allo sbircio del blog o della carta d&#039;identità per sapere se il tale o il talaltro narratore è amino o non amico di..., se è T oppure Q o C, S, O..., se scrive o non scrive su...
O qualcuno pensa che si possa salvare l&#039;editoria e preservare i destini del libro accettando lo stato di cose esistente?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se è vero – ed è vero! – che la crisi colpisce anche l&#8217;editoria, mettendone in luce le carenze strutturali, ora che l&#8217;acqua nello stagno è troppo bassa per tutti i pescetti, e legislative (vaglielo a spiegare a chi di dovere che un libro non è un gadget), sarà il caso di interrogarsi, accanto all&#8217;elaborazione di proposte generali e locali per riformare il settore (sulle quali, lo ammetto, come piccolo scrittore non saprei cos&#8217;altro dire se non che il nostro – di noi scrittori – compito è di scrivere buoni libri che facciano sorridere non solo il lettore, ma anche il libraio e l&#8217;editore), a cosa gli scrittori (narratori in prosa, poeti, autori di teatro, saggisti e quant&#8217;altro) sono in grado di fare, e in concreto fanno, contro la crisi. Negli ultimi due anni un certo numero di &#8220;piccoli&#8221; scrittori, e qualche &#8220;medio&#8221; (parlo di quantità e vendite, e di impatto mediatico, non di qualità, e neanche di anagrafe) si è impegnato anche nelle lotte contro la crisi, accanto a precari, operai, studenti, lavoratori della scuola e insubordinati di vario genere (solo per citare gli ultimi eventi: Val di Susa, occupazione del Teatro Valle, &#8220;Se non ora quando&#8221;). Una gran parte degli scrittori &#8220;medio-grossi&#8221; ha invece continuato a coltivare il proprio orticello (se non il proprio campo da golf) letterario, combattendo al massimo per sgomitare in cima a un appello o un manifesto, come se libertà, giustizia, legalità fossero beni da acquistare con le tessere annonarie sulle quali le firme valgono come bollini [lo stesso discorso vale per le case editrici, beninteso].<br />
Come se la cultura fosse una riserva a parte nel vasto campo della crisi. Come se la crisi dovesse, per volontà dell&#8217;Altissimo, colpire la scuola e i pastori sardi, le donne e i precari, ma non gli scrittori.<br />
E allora sarà bene ricordare che quando ci dicono che abbiamo ciascuno 33mila € di debito pro capite ci stano mentendo: l&#8217;87% del debito italiano è nelle mani di banchieeri, finanziarie e speculatori stranieri, peraltro responsabili in massima parte della crisi (a partire dall&#8217;innalzamento dello <i>spread</i>). E che ogni manovra, manovrina, leggina volta a &#8220;salvare l&#8217;Italia dalla crisi&#8221; e a &#8220;ottenere la fiducia dei mercati&#8221; è una tassa su chi, dopo aver subito il peso della crisi, viene costretto a farsi carico della salvaguardia del portafoglio degli speculatori e del capitale finanziario messo a repentaglio dal nuovo capo di Al Qaeda, che com&#8217;è noto si chiama &#8220;Default Europeo&#8221;.<br />
Mi piacerebbe vedere questo punto di vista generalizzarsi e farsi egemone, tra tutti gli operatori della cultura e dell&#8217;editoria, piuttosto che assistere allo sbircio del blog o della carta d&#8217;identità per sapere se il tale o il talaltro narratore è amino o non amico di&#8230;, se è T oppure Q o C, S, O&#8230;, se scrive o non scrive su&#8230;<br />
O qualcuno pensa che si possa salvare l&#8217;editoria e preservare i destini del libro accettando lo stato di cose esistente?</p>
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		<item>
		<title>
		Di: Nicoletta		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/i-sassi-del-fondo/comment-page-1/#comment-121169</link>

		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Jul 2011 15:08:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[un pensiero basso da operatrice del settore
con la nuova legge del libro, come lettrice e come libraia indipendente, vorrei che le fasce di prezzo dei libri tornassero più realistiche, dai 5 agli 8 euro i tascabili e le riedizioni anche se di grande formato (vedi nuove collane di tascabili giganteschi tipo Numeri primi e Vintage col prezzo alle stelle), e le novità di narrativa e saggistica fossero sotto i 15-18 euro
l&#039;aumento dei prezzi degli ultimi due anni va ridimensionato, era possibile ipotizzare che fosse anche per recuperare i grossi sconti concessi ai grandi acquirenti...
avranno questo coraggio gli editori???
è una riflessione necessaria credo
Nicoletta, libraia a Bologna]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>un pensiero basso da operatrice del settore<br />
con la nuova legge del libro, come lettrice e come libraia indipendente, vorrei che le fasce di prezzo dei libri tornassero più realistiche, dai 5 agli 8 euro i tascabili e le riedizioni anche se di grande formato (vedi nuove collane di tascabili giganteschi tipo Numeri primi e Vintage col prezzo alle stelle), e le novità di narrativa e saggistica fossero sotto i 15-18 euro<br />
l&#8217;aumento dei prezzi degli ultimi due anni va ridimensionato, era possibile ipotizzare che fosse anche per recuperare i grossi sconti concessi ai grandi acquirenti&#8230;<br />
avranno questo coraggio gli editori???<br />
è una riflessione necessaria credo<br />
Nicoletta, libraia a Bologna</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Pubblicare meno, pubblicare meglio. Lettera aperta a Marco Cassini &#124; lcblog		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/i-sassi-del-fondo/comment-page-1/#comment-121168</link>

		<dc:creator><![CDATA[Pubblicare meno, pubblicare meglio. Lettera aperta a Marco Cassini &#124; lcblog]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Jul 2011 12:41:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[...] di offerta, alla bibliodiversità, il problema però è come riuscirci, posto che quanto affermato da Gian Arturo Ferrari – pubblicare costa così poco da convenire più di un&#8217;indagine di [...] ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] di offerta, alla bibliodiversità, il problema però è come riuscirci, posto che quanto affermato da Gian Arturo Ferrari – pubblicare costa così poco da convenire più di un&#8217;indagine di [&#8230;] </p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Giuliana		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/i-sassi-del-fondo/comment-page-1/#comment-121167</link>

		<dc:creator><![CDATA[Giuliana]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Jul 2011 20:13:40 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/?p=4700#comment-121167</guid>

					<description><![CDATA[Marco Cassini, grazie anzitutto per la disponibilità e anche per il rigore con cui rispondi, e Dio sa quanto è raro. Ho un dubbio. La concentrazione della distribuzione, e va bene. Ma non sono i distributori - o almeno credo - a far sì che i libri italiani siano la copia l&#039;un dell&#039;altro. Quelli sono gli editori. Non so se sia il megaseller di cui parla Ferrari a fargli perdere la trebisonda, ma non penso. Bisogna essere stupidi per pensare che inondando il mercato di esordienti carucce tutte quante avranno lo stesso successo di Silvia Avallone. E allora? Se cambia la distribuzione ma non la testa dei direttori editoriali, non siano punto e a capo?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Marco Cassini, grazie anzitutto per la disponibilità e anche per il rigore con cui rispondi, e Dio sa quanto è raro. Ho un dubbio. La concentrazione della distribuzione, e va bene. Ma non sono i distributori &#8211; o almeno credo &#8211; a far sì che i libri italiani siano la copia l&#8217;un dell&#8217;altro. Quelli sono gli editori. Non so se sia il megaseller di cui parla Ferrari a fargli perdere la trebisonda, ma non penso. Bisogna essere stupidi per pensare che inondando il mercato di esordienti carucce tutte quante avranno lo stesso successo di Silvia Avallone. E allora? Se cambia la distribuzione ma non la testa dei direttori editoriali, non siano punto e a capo?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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