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	Commenti a: IL DIRETTORE?	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		Di: che ridere		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[che ridere]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Feb 2005 00:02:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Be&#039;, ma che ridere che Pascale deprechi l&#039;accesso libero ai commenti e poi intervenga lui stesso con un commento!
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Be&#8217;, ma che ridere che Pascale deprechi l&#8217;accesso libero ai commenti e poi intervenga lui stesso con un commento!</p>
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		<title>
		Di: Antonio Sofi		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/il-direttore/comment-page-1/#comment-72791</link>

		<dc:creator><![CDATA[Antonio Sofi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Feb 2005 23:02:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Mi ha colpito questa affermazione secondo cui l&#039;autoregolazione sia un &quot;difetto&quot;. Penso che Pascale intendesse il semplice fatto che non c&#039;è una selezione a monte dei pezzi, e che tutti gli autori possono postare, cosa e quando vogliono. Più che un &quot;difetto&quot; di fabbricazione, come fosse una sbiellatura inevitabile dello strumento, è una particolare logica editoriale che proprio il meccanismo dei blog e dei multiblog produce. Che lavora su una certa malìa caotica, sulle suggestioni a catena, sulle connessioni (tra pezzi diversi e autori diversi, e contigui) inaspettate. Invece che su un&#039;unica mente pensante che sceglie e impagina. E, ammetto, può piacere o non piacere, può funzionare o non funzionare.
Poi c&#039;è un &quot;basta guardare&quot; che congiunge il problema dell&#039;autoregolamentazione ai commenti - cui poco c&#039;entra, a mio parere. I commenti non solo non sono un difetto, ma nemmeno un prodotto o un effetto dell&#039;autoregolamentazione di cui sopra. Sono una opportunità comunicativa altra, e in più. Sono anche dell&#039;idea che si possa discutere, senza alcuna lesa maestà, se i commenti abbiano senso nei blog/riviste/bollettini ecc. che contengono racconti e varia letteratura. Secondo me sì, ma Pascale evidentemente pensa di no - che il testo debba rimanere &quot;solo&quot; con il lettore, ed è una posizione che non condivido ma ne capisco il senso.
Il problema è forse che, me ne rendo conto anche io nella mia esperienza di lettore di blog e relativi commenti, non è cognitivamente così semplice nè automatico distinguere sempre e comunque il testo dal commento che genera. Che siano due cose diverse, insomma, non sono poi così convinto. Ma è più una domanda che una convinzione.
Ultimo punto e mi cheto.
Pascale sconta, secondo me, come diceva anche adrix, una sorta di &quot;scarsa socializzazione&quot; al web, le cui logiche non sono nè semplicissime, nè automatiche. Come tutti i processi di socializzazione. Ecco perchè poi non ci si capisce. Sulla sua amorevolezza per le riviste,  e sulla bontà del suo libro non ho dubbi - e, coincidenza, ne pensavamo di scrivere a giorni. Peraltro mi è capitato di pensare, leggendo di questa passione spesso frustrata dalle logiche perverse del cartaceo, come proprio l&#039;online potesse essere una soluzione ideale (e già ovviamente e ampiamente lo è).
Perdona Loredana la lunghezza imperdonabile. :)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi ha colpito questa affermazione secondo cui l&#8217;autoregolazione sia un &#8220;difetto&#8221;. Penso che Pascale intendesse il semplice fatto che non c&#8217;è una selezione a monte dei pezzi, e che tutti gli autori possono postare, cosa e quando vogliono. Più che un &#8220;difetto&#8221; di fabbricazione, come fosse una sbiellatura inevitabile dello strumento, è una particolare logica editoriale che proprio il meccanismo dei blog e dei multiblog produce. Che lavora su una certa malìa caotica, sulle suggestioni a catena, sulle connessioni (tra pezzi diversi e autori diversi, e contigui) inaspettate. Invece che su un&#8217;unica mente pensante che sceglie e impagina. E, ammetto, può piacere o non piacere, può funzionare o non funzionare.<br />
Poi c&#8217;è un &#8220;basta guardare&#8221; che congiunge il problema dell&#8217;autoregolamentazione ai commenti &#8211; cui poco c&#8217;entra, a mio parere. I commenti non solo non sono un difetto, ma nemmeno un prodotto o un effetto dell&#8217;autoregolamentazione di cui sopra. Sono una opportunità comunicativa altra, e in più. Sono anche dell&#8217;idea che si possa discutere, senza alcuna lesa maestà, se i commenti abbiano senso nei blog/riviste/bollettini ecc. che contengono racconti e varia letteratura. Secondo me sì, ma Pascale evidentemente pensa di no &#8211; che il testo debba rimanere &#8220;solo&#8221; con il lettore, ed è una posizione che non condivido ma ne capisco il senso.<br />
Il problema è forse che, me ne rendo conto anche io nella mia esperienza di lettore di blog e relativi commenti, non è cognitivamente così semplice nè automatico distinguere sempre e comunque il testo dal commento che genera. Che siano due cose diverse, insomma, non sono poi così convinto. Ma è più una domanda che una convinzione.<br />
Ultimo punto e mi cheto.<br />
Pascale sconta, secondo me, come diceva anche adrix, una sorta di &#8220;scarsa socializzazione&#8221; al web, le cui logiche non sono nè semplicissime, nè automatiche. Come tutti i processi di socializzazione. Ecco perchè poi non ci si capisce. Sulla sua amorevolezza per le riviste,  e sulla bontà del suo libro non ho dubbi &#8211; e, coincidenza, ne pensavamo di scrivere a giorni. Peraltro mi è capitato di pensare, leggendo di questa passione spesso frustrata dalle logiche perverse del cartaceo, come proprio l&#8217;online potesse essere una soluzione ideale (e già ovviamente e ampiamente lo è).<br />
Perdona Loredana la lunghezza imperdonabile. 🙂</p>
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		<title>
		Di: mariasole		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/il-direttore/comment-page-1/#comment-72790</link>

		<dc:creator><![CDATA[mariasole]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Feb 2005 20:02:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Infatti, concordo pienamente con quanto detto qui sopra da Loredana L. La possibilità del commento immediato -e dunque più facilmente ri.commentabile- è forse ciò che fa la differenza tra l&#039;informazione, la letteratura, l&#039;espressione dell&#039;opinione su carta e quella invece on line. Sull&#039;immediatezza concessa da questo mezzo si può trovare del bene e del male, questo è chiaro. E come in ogni spazio libero (SE ce ne sono altri) potendo intervenire chiunque,spesso e volentieri interviene anche chi -con nome o senza nome, non è tanto questo l&#039;importante a mio avviso- pigia i tasti giusto per una presenza goduta e qualche sasso insignificante tolto dalla scarpa del chiacchericcio.
Ma su questo non mi dannerei tanto(e se vogliamo, nonostante lo spazio sia intimo per conoscenza ma esposto ai chiunque per ovvietà,chi  lascia la propria casa aperta ha pur sempre il diritto di chiudere gentilmente la porta agli indesiderati o strafottersene e lasciar libera parola ad ognuno- io propendo comunque per la seconda e forse ingenuamente mi fido del fatto che il commentatore anonimo che si da voce giusto a masturbarsi i nervi e rompere a chi di turno le palle, dopo un po&#039; è il primo a stancarsi-
L&#039;inganno a mio avviso sta piuttosto nel nome inappropriato che si usa per indicare e qualificare il commento:per quel che mi riguarda la realtà dei siti-blogs che tengo sott&#039;occhio è ben altra. Si dice commento ma potrebbe dirsi proseguo, risposta, domanda, aggiunta, integrazione,confronto,glossa,impronta di passaggio, simposio o per giunta sottrazione. Non esiste una logica e una regola del commento, dargli un nome unico è pura convenzione. Su Nazione Indiana in termini di glosse non mi pronuncio:ma volete dirmi dove sta tutta sta bolgia? E&#039; un anno che sto cercando lo spazio commenti e non lo trovo...
Per quel che riguarda la necessità di una direzione alta e il  darsi delle regole fisse,bè,ovviamente anche  su questo ho opinione ben diversa dal signor S.  Al contrario, sui tempi della scrittura e ancor più della lettura,propro su questo mi prendo un tempo di riflessione. Per alcuni pezzi -magari anche i più brevi- il tempo della valutazione si dilata a dismisura, altri sono pronti allo scambio]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Infatti, concordo pienamente con quanto detto qui sopra da Loredana L. La possibilità del commento immediato -e dunque più facilmente ri.commentabile- è forse ciò che fa la differenza tra l&#8217;informazione, la letteratura, l&#8217;espressione dell&#8217;opinione su carta e quella invece on line. Sull&#8217;immediatezza concessa da questo mezzo si può trovare del bene e del male, questo è chiaro. E come in ogni spazio libero (SE ce ne sono altri) potendo intervenire chiunque,spesso e volentieri interviene anche chi -con nome o senza nome, non è tanto questo l&#8217;importante a mio avviso- pigia i tasti giusto per una presenza goduta e qualche sasso insignificante tolto dalla scarpa del chiacchericcio.<br />
Ma su questo non mi dannerei tanto(e se vogliamo, nonostante lo spazio sia intimo per conoscenza ma esposto ai chiunque per ovvietà,chi  lascia la propria casa aperta ha pur sempre il diritto di chiudere gentilmente la porta agli indesiderati o strafottersene e lasciar libera parola ad ognuno- io propendo comunque per la seconda e forse ingenuamente mi fido del fatto che il commentatore anonimo che si da voce giusto a masturbarsi i nervi e rompere a chi di turno le palle, dopo un po&#8217; è il primo a stancarsi-<br />
L&#8217;inganno a mio avviso sta piuttosto nel nome inappropriato che si usa per indicare e qualificare il commento:per quel che mi riguarda la realtà dei siti-blogs che tengo sott&#8217;occhio è ben altra. Si dice commento ma potrebbe dirsi proseguo, risposta, domanda, aggiunta, integrazione,confronto,glossa,impronta di passaggio, simposio o per giunta sottrazione. Non esiste una logica e una regola del commento, dargli un nome unico è pura convenzione. Su Nazione Indiana in termini di glosse non mi pronuncio:ma volete dirmi dove sta tutta sta bolgia? E&#8217; un anno che sto cercando lo spazio commenti e non lo trovo&#8230;<br />
Per quel che riguarda la necessità di una direzione alta e il  darsi delle regole fisse,bè,ovviamente anche  su questo ho opinione ben diversa dal signor S.  Al contrario, sui tempi della scrittura e ancor più della lettura,propro su questo mi prendo un tempo di riflessione. Per alcuni pezzi -magari anche i più brevi- il tempo della valutazione si dilata a dismisura, altri sono pronti allo scambio</p>
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		<title>
		Di: mariasole		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/il-direttore/comment-page-1/#comment-72789</link>

		<dc:creator><![CDATA[mariasole]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Feb 2005 20:02:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ops.Mi si perdoni, ho fatto un po&#039; un pasticcio con l&#039;invio.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ops.Mi si perdoni, ho fatto un po&#8217; un pasticcio con l&#8217;invio.</p>
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		<item>
		<title>
		Di: La Lipperini		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/il-direttore/comment-page-1/#comment-72788</link>

		<dc:creator><![CDATA[La Lipperini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Feb 2005 19:02:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Caro Antonio, certo che ho letto il tuo libro. E mi è piaciuto, peraltro. Notavo, semplicemente, che pur occupandoti delle riviste on line con amore (per inciso, capita che se ne occupino anche i poteri forti), ne contesti una delle caratteristiche più interessanti, se non fondanti: la possibilità di innescare una discussione su quell&#039;argomento. Poi, il livello della discussione stessa non è sempre all&#039;altezza, su questo si può concordare. Ma non è questo che conta: è la possibilità di aprirla, e di svolgerla. Altrimenti, le riviste on line (specie se dotate di direttore) rischierebbero di somigliare molto a quelle su carta, risultando anche più scomode da leggere.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Antonio, certo che ho letto il tuo libro. E mi è piaciuto, peraltro. Notavo, semplicemente, che pur occupandoti delle riviste on line con amore (per inciso, capita che se ne occupino anche i poteri forti), ne contesti una delle caratteristiche più interessanti, se non fondanti: la possibilità di innescare una discussione su quell&#8217;argomento. Poi, il livello della discussione stessa non è sempre all&#8217;altezza, su questo si può concordare. Ma non è questo che conta: è la possibilità di aprirla, e di svolgerla. Altrimenti, le riviste on line (specie se dotate di direttore) rischierebbero di somigliare molto a quelle su carta, risultando anche più scomode da leggere.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: antonio pascale		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/il-direttore/comment-page-1/#comment-72787</link>

		<dc:creator><![CDATA[antonio pascale]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Feb 2005 16:02:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ciao Loredana, ma cosa hai contro la mia dichiarazione? Cose è questo scialo di dichiarazioni ? il libro l&#039;hai letto, ti è piaciuto? Qualcuno dei commentatori ha letto il libro,? non credo proprio, ma l&#039;importante è commentare la chiosa di pascale. Se tu invece hai letto il libro avrai notato che il mio atteggiamento nei confronti delle riviste (e del pubblico) è più che amorevole. Sono follemente innamorato delle riviste, anche quelle on line. E allora? Questo libro raccoglie pezzi che i giornali (i poteri forti) non avrebbero mai pubblicato. E&#039; un merito o un demerito? Sono scelte serie oppure no? Perchè non commentate o criticate queste? magari avete più argomenti, c&#039;è un mondo particolare espresso in quei testi. Ma resta il fatto che non sopporto alcuni (particolari) commenti, e con questo? Devo dire che siccome la rete ha canali particolari (liberi?)  va sempre bene? Non lo dico, alcuni commenti rilevano un&#039;assenza preoccupante di pensiero. Non è un bene, come lettore delle riviste on line è un problema che mi pongo.  Voi no?.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ciao Loredana, ma cosa hai contro la mia dichiarazione? Cose è questo scialo di dichiarazioni ? il libro l&#8217;hai letto, ti è piaciuto? Qualcuno dei commentatori ha letto il libro,? non credo proprio, ma l&#8217;importante è commentare la chiosa di pascale. Se tu invece hai letto il libro avrai notato che il mio atteggiamento nei confronti delle riviste (e del pubblico) è più che amorevole. Sono follemente innamorato delle riviste, anche quelle on line. E allora? Questo libro raccoglie pezzi che i giornali (i poteri forti) non avrebbero mai pubblicato. E&#8217; un merito o un demerito? Sono scelte serie oppure no? Perchè non commentate o criticate queste? magari avete più argomenti, c&#8217;è un mondo particolare espresso in quei testi. Ma resta il fatto che non sopporto alcuni (particolari) commenti, e con questo? Devo dire che siccome la rete ha canali particolari (liberi?)  va sempre bene? Non lo dico, alcuni commenti rilevano un&#8217;assenza preoccupante di pensiero. Non è un bene, come lettore delle riviste on line è un problema che mi pongo.  Voi no?.</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: gianni biondillo		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/il-direttore/comment-page-1/#comment-72786</link>

		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Feb 2005 13:02:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Mariasole,
i commenti su NI sono difficili da trovare perché il sito è fatto alla cazzo (non è proprio così ma il discorso è lungo). Comunque: Se vai in basso, a destra, c&#039;è una colonnina: &quot;archivi per mese&quot;, ci entri e ti scarica tutti i pezzi del mese in quetione. Alla fine di ogni pezzo chè il link che ti fa antrare allo spazio commneti.
Poi: quello che dici è assolutamente condivisibile, anche se, purtroppo, ad essere troppo democratici va sempre a finire che la gente ti entra in casa vomita e poi neppure pulisce per terra.
ciao]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mariasole,<br />
i commenti su NI sono difficili da trovare perché il sito è fatto alla cazzo (non è proprio così ma il discorso è lungo). Comunque: Se vai in basso, a destra, c&#8217;è una colonnina: &#8220;archivi per mese&#8221;, ci entri e ti scarica tutti i pezzi del mese in quetione. Alla fine di ogni pezzo chè il link che ti fa antrare allo spazio commneti.<br />
Poi: quello che dici è assolutamente condivisibile, anche se, purtroppo, ad essere troppo democratici va sempre a finire che la gente ti entra in casa vomita e poi neppure pulisce per terra.<br />
ciao</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: mariasole ariot		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/il-direttore/comment-page-1/#comment-72785</link>

		<dc:creator><![CDATA[mariasole ariot]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Feb 2005 00:02:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Infatti, concordo pienamente con quanto detto qui sopra da Loredana L. La possibilità del commento immediato -e dunque più facilmente ri.commentabile- è forse ciò che fa la differenza tra l&#039;informazione, la letteratura, l&#039;espressione dell&#039;opinione su carta e quella invece on line. Sull&#039;immediatezza concessa da questo mezzo si può trovare del bene e del male, questo è chiaro. E come in ogni spazio libero (SE ce ne sono altri) potendo intervenire chiunque,spesso e volentieri interviene anche chi -con nome o senza nome, non è tanto questo l&#039;importante a mio avviso- pigia i tasti giusto per una presenza goduta e qualche sasso insignificante tolto dalla scarpa del chiacchericcio.
Ma su questo non mi dannerei tanto(e se vogliamo, nonostante lo spazio sia intimo per conoscenza ma esposto ai chiunque per ovvietà,chi  lascia la propria casa aperta ha pur sempre il diritto di chiudere gentilmente la porta agli indesiderati o strafottersene e lasciar libera parola ad ognuno- io propendo comunque per la seconda e forse ingenuamente mi fido del fatto che il commentatore anonimo che si da voce giusto a masturbarsi i nervi e rompere a chi di turno le palle, dopo un po&#039; è il primo a stancarsi-
L&#039;inganno a mio avviso sta piuttosto nel nome inappropriato che si usa per indicare e qualificare il commento:per quel che mi riguarda la realtà dei siti-blogs che tengo sott&#039;occhio è ben altra. Si dice commento ma potrebbe dirsi proseguo, risposta, domanda, aggiunta, integrazione,confronto,glossa,impronta di passaggio, simposio o per giunta sottrazione. Non esiste una logica e una regola del commento, dargli un nome unico è pura convenzione. Su Nazione Indiana in termini di glosse non mi pronuncio:ma volete dirmi dove sta tutta sta bolgia? E&#039; un anno che sto cercando lo spazio commenti e non lo trovo...
Per quel che riguarda la necessità di una direzione alta e il  darsi delle regole fisse,bè,ovviamente anche  su questo ho opinione ben diversa dal signor S.  Al contrario, sui tempi della scrittura e ancor più della lettura,propro su questo mi prendo un tempo di riflessione. Per alcuni pezzi -magari anche i più brevi- il tempo della valutazione si dilata a dismisura, altri sono pronti allo scambio simultaneo. Anche su questo, perciò, non vedo dove stia il Male.E non vedo quale bisogno ci sia della Regola.
Poi c&#039;è che &quot;commento&quot; sta anche a &quot;giudizio&quot;...non sarà forse questo che spaventa chi alla critica dei lettori di provincia è poco abituato?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Infatti, concordo pienamente con quanto detto qui sopra da Loredana L. La possibilità del commento immediato -e dunque più facilmente ri.commentabile- è forse ciò che fa la differenza tra l&#8217;informazione, la letteratura, l&#8217;espressione dell&#8217;opinione su carta e quella invece on line. Sull&#8217;immediatezza concessa da questo mezzo si può trovare del bene e del male, questo è chiaro. E come in ogni spazio libero (SE ce ne sono altri) potendo intervenire chiunque,spesso e volentieri interviene anche chi -con nome o senza nome, non è tanto questo l&#8217;importante a mio avviso- pigia i tasti giusto per una presenza goduta e qualche sasso insignificante tolto dalla scarpa del chiacchericcio.<br />
Ma su questo non mi dannerei tanto(e se vogliamo, nonostante lo spazio sia intimo per conoscenza ma esposto ai chiunque per ovvietà,chi  lascia la propria casa aperta ha pur sempre il diritto di chiudere gentilmente la porta agli indesiderati o strafottersene e lasciar libera parola ad ognuno- io propendo comunque per la seconda e forse ingenuamente mi fido del fatto che il commentatore anonimo che si da voce giusto a masturbarsi i nervi e rompere a chi di turno le palle, dopo un po&#8217; è il primo a stancarsi-<br />
L&#8217;inganno a mio avviso sta piuttosto nel nome inappropriato che si usa per indicare e qualificare il commento:per quel che mi riguarda la realtà dei siti-blogs che tengo sott&#8217;occhio è ben altra. Si dice commento ma potrebbe dirsi proseguo, risposta, domanda, aggiunta, integrazione,confronto,glossa,impronta di passaggio, simposio o per giunta sottrazione. Non esiste una logica e una regola del commento, dargli un nome unico è pura convenzione. Su Nazione Indiana in termini di glosse non mi pronuncio:ma volete dirmi dove sta tutta sta bolgia? E&#8217; un anno che sto cercando lo spazio commenti e non lo trovo&#8230;<br />
Per quel che riguarda la necessità di una direzione alta e il  darsi delle regole fisse,bè,ovviamente anche  su questo ho opinione ben diversa dal signor S.  Al contrario, sui tempi della scrittura e ancor più della lettura,propro su questo mi prendo un tempo di riflessione. Per alcuni pezzi -magari anche i più brevi- il tempo della valutazione si dilata a dismisura, altri sono pronti allo scambio simultaneo. Anche su questo, perciò, non vedo dove stia il Male.E non vedo quale bisogno ci sia della Regola.<br />
Poi c&#8217;è che &#8220;commento&#8221; sta anche a &#8220;giudizio&#8221;&#8230;non sarà forse questo che spaventa chi alla critica dei lettori di provincia è poco abituato?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: mariasole ariot		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/il-direttore/comment-page-1/#comment-72784</link>

		<dc:creator><![CDATA[mariasole ariot]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Feb 2005 00:02:12 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/2005/02/07/il-direttore/#comment-72784</guid>

					<description><![CDATA[Infatti, concordo pienamente con quanto detto qui sopra da Loredana L. La possibilità del commento immediato -e dunque più facilmente ri.commentabile- è forse ciò che fa la differenza tra l&#039;informazione, la letteratura, l&#039;espressione dell&#039;opinione su carta e quella invece on line. Sull&#039;immediatezza concessa da questo mezzo si può trovare del bene e del male, questo è chiaro. E come in ogni spazio libero (SE ce ne sono altri) potendo intervenire chiunque,spesso e volentieri interviene anche chi -con nome o senza nome, non è tanto questo l&#039;importante a mio avviso- pigia i tasti giusto per una presenza goduta e qualche sasso insignificante tolto dalla scarpa del chiacchericcio.
Ma su questo non mi dannerei tanto(e se vogliamo, nonostante lo spazio sia intimo per conoscenza ma esposto ai chiunque per ovvietà,chi  lascia la propria casa aperta ha pur sempre il diritto di chiudere gentilmente la porta agli indesiderati o strafottersene e lasciar libera parola ad ognuno- io propendo comunque per la seconda e forse ingenuamente mi fido del fatto che il commentatore anonimo che si da voce giusto a masturbarsi i nervi e rompere a chi di turno le palle, dopo un po&#039; è il primo a stancarsi-
L&#039;inganno a mio avviso sta piuttosto nel nome inappropriato che si usa per indicare e qualificare il commento:per quel che mi riguarda la realtà dei siti-blogs che tengo sott&#039;occhio è ben altra. Si dice commento ma potrebbe dirsi proseguo, risposta, domanda, aggiunta, integrazione,confronto,glossa,impronta di passaggio, simposio o per giunta sottrazione. Non esiste una logica e una regola del commento, dargli un nome unico è pura convenzione. Su Nazione Indiana in termini di glosse non mi pronuncio:ma volete dirmi dove sta tutta sta bolgia? E&#039; un anno che sto cercando lo spazio commenti e non lo trovo...
Per quel che riguarda la necessità di una direzione alta e il  darsi delle regole fisse,bè,ovviamente anche  su questo ho opinione ben diversa dal signor S.  Al contrario, sui tempi della scrittura e ancor più della lettura,propro su questo mi prendo un tempo di riflessione. Per alcuni pezzi -magari anche i più brevi- il tempo della valutazione si dilata a dismisura, altri sono pronti allo scambio simultaneo. Anche su questo, perciò, non vedo dove stia il Male.E non vedo quale bisogno ci sia della Regola.
Poi c&#039;è che &quot;commento&quot; sta anche a &quot;giudizio&quot;...non sarà forse questo che spaventa chi alla critica dei lettori di provincia è poco abituato?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Infatti, concordo pienamente con quanto detto qui sopra da Loredana L. La possibilità del commento immediato -e dunque più facilmente ri.commentabile- è forse ciò che fa la differenza tra l&#8217;informazione, la letteratura, l&#8217;espressione dell&#8217;opinione su carta e quella invece on line. Sull&#8217;immediatezza concessa da questo mezzo si può trovare del bene e del male, questo è chiaro. E come in ogni spazio libero (SE ce ne sono altri) potendo intervenire chiunque,spesso e volentieri interviene anche chi -con nome o senza nome, non è tanto questo l&#8217;importante a mio avviso- pigia i tasti giusto per una presenza goduta e qualche sasso insignificante tolto dalla scarpa del chiacchericcio.<br />
Ma su questo non mi dannerei tanto(e se vogliamo, nonostante lo spazio sia intimo per conoscenza ma esposto ai chiunque per ovvietà,chi  lascia la propria casa aperta ha pur sempre il diritto di chiudere gentilmente la porta agli indesiderati o strafottersene e lasciar libera parola ad ognuno- io propendo comunque per la seconda e forse ingenuamente mi fido del fatto che il commentatore anonimo che si da voce giusto a masturbarsi i nervi e rompere a chi di turno le palle, dopo un po&#8217; è il primo a stancarsi-<br />
L&#8217;inganno a mio avviso sta piuttosto nel nome inappropriato che si usa per indicare e qualificare il commento:per quel che mi riguarda la realtà dei siti-blogs che tengo sott&#8217;occhio è ben altra. Si dice commento ma potrebbe dirsi proseguo, risposta, domanda, aggiunta, integrazione,confronto,glossa,impronta di passaggio, simposio o per giunta sottrazione. Non esiste una logica e una regola del commento, dargli un nome unico è pura convenzione. Su Nazione Indiana in termini di glosse non mi pronuncio:ma volete dirmi dove sta tutta sta bolgia? E&#8217; un anno che sto cercando lo spazio commenti e non lo trovo&#8230;<br />
Per quel che riguarda la necessità di una direzione alta e il  darsi delle regole fisse,bè,ovviamente anche  su questo ho opinione ben diversa dal signor S.  Al contrario, sui tempi della scrittura e ancor più della lettura,propro su questo mi prendo un tempo di riflessione. Per alcuni pezzi -magari anche i più brevi- il tempo della valutazione si dilata a dismisura, altri sono pronti allo scambio simultaneo. Anche su questo, perciò, non vedo dove stia il Male.E non vedo quale bisogno ci sia della Regola.<br />
Poi c&#8217;è che &#8220;commento&#8221; sta anche a &#8220;giudizio&#8221;&#8230;non sarà forse questo che spaventa chi alla critica dei lettori di provincia è poco abituato?</p>
]]></content:encoded>
		
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		Di: La Lipperini		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/il-direttore/comment-page-1/#comment-72783</link>

		<dc:creator><![CDATA[La Lipperini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Feb 2005 09:02:13 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/2005/02/07/il-direttore/#comment-72783</guid>

					<description><![CDATA[E&#039; esattamente questo il punto: molte discussioni che si sviluppano in rete trovano il loro punto di forza nei commenti. Ho passato diverso tempo, ieri, a leggere quelli su Palmasco a proposito di autore e scrittura. Negare questa specificita&#039; significa riportare sul web le caratteristiche del cartaceo, tutto qui.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; esattamente questo il punto: molte discussioni che si sviluppano in rete trovano il loro punto di forza nei commenti. Ho passato diverso tempo, ieri, a leggere quelli su Palmasco a proposito di autore e scrittura. Negare questa specificita&#8217; significa riportare sul web le caratteristiche del cartaceo, tutto qui.</p>
]]></content:encoded>
		
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