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	Commenti a: IL DOMANI APPARTIENE A	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		Di: Mammamsterdam		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mammamsterdam]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Nov 2012 05:49:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Quante ne ho viste da vicino e dal di dentro di situazioni del genere? Almeno da quando esiste la direttiva Cee sui comitati aziendali europei per cui spesso lavoro. Le aziende parlano di investimenti e non intendono la messa a norma di impianti esistenti, il miglioramento delle condizioni di lavoro, sicurezza e salute, la modernizzazione, l&#039; adeguamento, le assunzioni.  Spesso gli &#039; investimenti&#039; significano rilevare concorrenti, tagliare i costi, fare delle operazioni delle tre carte che rendono felici gli azionisti come se non esistessero clienti, dipendenti e prodotti, i manager vengono promossi, e poi via, si ricomincia daccapo. Questo aspettate, vedrete, lavorate in 10 dove prima si era in venti, mandate via le persone più esperte e perdete know-how, sono da impazzire.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quante ne ho viste da vicino e dal di dentro di situazioni del genere? Almeno da quando esiste la direttiva Cee sui comitati aziendali europei per cui spesso lavoro. Le aziende parlano di investimenti e non intendono la messa a norma di impianti esistenti, il miglioramento delle condizioni di lavoro, sicurezza e salute, la modernizzazione, l&#8217; adeguamento, le assunzioni.  Spesso gli &#8216; investimenti&#8217; significano rilevare concorrenti, tagliare i costi, fare delle operazioni delle tre carte che rendono felici gli azionisti come se non esistessero clienti, dipendenti e prodotti, i manager vengono promossi, e poi via, si ricomincia daccapo. Questo aspettate, vedrete, lavorate in 10 dove prima si era in venti, mandate via le persone più esperte e perdete know-how, sono da impazzire.</p>
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		Di: Maurizio		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Nov 2012 15:57:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@+: uno dei danni collaterali del pensiero unico che caratterizza la nostra epoca è proprio questo, il credere che &quot;non ci sia scampo&quot;. Con questo non voglio accusare te, ma il sistema di pensiero che ha condotto a questo, e non solo quando si parla di aziende e di economia. In realtà, restando al caso specifico, quale debba essere lo scopo di un&#039;impresa è materia dibattuta nel pensiero economico (quello vero, non quello dei derivati del credito) per molti decenni e alla quale la risposta americana costituisce una sola delle possibili soluzioni. C&#039;è una famosa sentenza, credo del 1918, che sancisce questo principio: il giudice dà ragione a sue soci di Ford che chiedevano il dividendo, mentre lui voleva invece reinvestire. Come vedi, c&#039;è materia su cui discutere. Per non andare così lontano nel te mpo e nello spazio, basta guardare alla Germania, in cui il modello gestionale prevede la presenza dei sindacati nei CDA. Dici &quot;chissà che succederebbe da noi, con i sindacati che ci ritroviamo&quot;? E perché? Con i capitalisti che ci ritroviamo, invece, sta andando meglio?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@+: uno dei danni collaterali del pensiero unico che caratterizza la nostra epoca è proprio questo, il credere che &#8220;non ci sia scampo&#8221;. Con questo non voglio accusare te, ma il sistema di pensiero che ha condotto a questo, e non solo quando si parla di aziende e di economia. In realtà, restando al caso specifico, quale debba essere lo scopo di un&#8217;impresa è materia dibattuta nel pensiero economico (quello vero, non quello dei derivati del credito) per molti decenni e alla quale la risposta americana costituisce una sola delle possibili soluzioni. C&#8217;è una famosa sentenza, credo del 1918, che sancisce questo principio: il giudice dà ragione a sue soci di Ford che chiedevano il dividendo, mentre lui voleva invece reinvestire. Come vedi, c&#8217;è materia su cui discutere. Per non andare così lontano nel te mpo e nello spazio, basta guardare alla Germania, in cui il modello gestionale prevede la presenza dei sindacati nei CDA. Dici &#8220;chissà che succederebbe da noi, con i sindacati che ci ritroviamo&#8221;? E perché? Con i capitalisti che ci ritroviamo, invece, sta andando meglio?</p>
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		Di: +°		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[+°]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Nov 2012 15:36:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Maurizio io però non capisco una cosa. Lo scopo di qualsiasi impresa non può essere salvare posti di lavoro, ma il profitto. Non c&#039;è scampo. Anche un&#039;azienda in cui tutti guadagnano lo stesso ha questo problema. Non conosco il caso in questione, quindi non so il perché Fnac viene ceduta e neanche il perché è in perdita. Se un libraio non ce la fa chiude. Io i libri li compro in una libreria che sta di fianco a una libreria di catena. Se tutti fanno come me la libreria di catena chiude, non perché ci sono i cattivi, ma per forza di cose. Per cui a parte i lavoratori e chi compra alla Fnac, dire salviamo la Fnac per solidarietà non ha senso.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Maurizio io però non capisco una cosa. Lo scopo di qualsiasi impresa non può essere salvare posti di lavoro, ma il profitto. Non c&#8217;è scampo. Anche un&#8217;azienda in cui tutti guadagnano lo stesso ha questo problema. Non conosco il caso in questione, quindi non so il perché Fnac viene ceduta e neanche il perché è in perdita. Se un libraio non ce la fa chiude. Io i libri li compro in una libreria che sta di fianco a una libreria di catena. Se tutti fanno come me la libreria di catena chiude, non perché ci sono i cattivi, ma per forza di cose. Per cui a parte i lavoratori e chi compra alla Fnac, dire salviamo la Fnac per solidarietà non ha senso.</p>
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		Di: Maurizio		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Nov 2012 15:09:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@Marino Buzzi: hai ragione da vendere, ma purtroppo in Italia la normativa vigente statuisce che scopo dell&#039;attività d&#039;impresa è creare valore per gli azionisti, non salvare posti di lavoro. Punto. A questo istituto, mutuato dal mondo anglosassone, si è arrivati negli anni &#039;90 e non si tratta di una semplice norma: è il manifesto di un credo, un credo liberista importato sull&#039;onda del tatcherismo e del reaganismo e acriticamente adottato anche da certa sinistra inneggiante, a suo tempo, a quei &quot;capitani coraggiosi&quot; che a partire dalla spoliazione di Telecom e passando per le vicende di RCS e dei furbetti del quartierino sono poi approdati alle poltrone di Alitalia, mai rischiando in proprio e sempre depredando lo stato, tutti noi. Quando certa gente, come anche quei due signori che si confrontavano in TV ieri sera, apre la bocca per riempirsela di &quot;responsabilità sociale dell&#039;impresa&quot;, dovrebbe prima chiarire se e come intende rimettere in discussione questo paradigma. Che, ripeto, non è una semplice norma: è un documento programmatico su come deve funzionare l&#039;economia di un paese e su quale valore quel paese decide di attribuire al lavoro: un valore inferiore a quello della remunerazione del capitale, o forse nessun valore che non sia quello di fattore di produzione, una commodity da vendere e acquistare al pari della benzina e del cotone per fare le magliette, niente di più. Questo va molto al di là della crisi dell’editoria e dei posti di lavoro che si perdono in quel comparto, riguarda il concetto che abbiamo di noi stessi come lavoratori, sì, ma prima ancora come cittadini e, soprattutto, come esseri umani. Ci serve un modo di pensare e di essere del tutto nuovo, che riparta dal fatto che non tutto può o deve essere misurato in termini di denaro. C’è altro, ci sono gli esseri umani, che non possono essere ridotti a puro fattore determinante di profitti e perdite in un bilancio d’impresa o nella contabilità dello stato. E questo modo di pensare nuovo deve affermarsi fino a permeare le norme, la cultura, i rapporti sindacali, la politica internazionale, ma sopratutto il senso comune. Quel senso comune che invece, ormai deformato da tre decenni di iperliberismo, vede come normale un’austerità dissennata e la mortificazione dei lavoratori (di noi stessi!) e si scandalizza come al suono di parole eretiche, sentendo la voce di quei pochissimi che cercano di testimoniare la necessità di un nuovo umanesimo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Marino Buzzi: hai ragione da vendere, ma purtroppo in Italia la normativa vigente statuisce che scopo dell&#8217;attività d&#8217;impresa è creare valore per gli azionisti, non salvare posti di lavoro. Punto. A questo istituto, mutuato dal mondo anglosassone, si è arrivati negli anni &#8217;90 e non si tratta di una semplice norma: è il manifesto di un credo, un credo liberista importato sull&#8217;onda del tatcherismo e del reaganismo e acriticamente adottato anche da certa sinistra inneggiante, a suo tempo, a quei &#8220;capitani coraggiosi&#8221; che a partire dalla spoliazione di Telecom e passando per le vicende di RCS e dei furbetti del quartierino sono poi approdati alle poltrone di Alitalia, mai rischiando in proprio e sempre depredando lo stato, tutti noi. Quando certa gente, come anche quei due signori che si confrontavano in TV ieri sera, apre la bocca per riempirsela di &#8220;responsabilità sociale dell&#8217;impresa&#8221;, dovrebbe prima chiarire se e come intende rimettere in discussione questo paradigma. Che, ripeto, non è una semplice norma: è un documento programmatico su come deve funzionare l&#8217;economia di un paese e su quale valore quel paese decide di attribuire al lavoro: un valore inferiore a quello della remunerazione del capitale, o forse nessun valore che non sia quello di fattore di produzione, una commodity da vendere e acquistare al pari della benzina e del cotone per fare le magliette, niente di più. Questo va molto al di là della crisi dell’editoria e dei posti di lavoro che si perdono in quel comparto, riguarda il concetto che abbiamo di noi stessi come lavoratori, sì, ma prima ancora come cittadini e, soprattutto, come esseri umani. Ci serve un modo di pensare e di essere del tutto nuovo, che riparta dal fatto che non tutto può o deve essere misurato in termini di denaro. C’è altro, ci sono gli esseri umani, che non possono essere ridotti a puro fattore determinante di profitti e perdite in un bilancio d’impresa o nella contabilità dello stato. E questo modo di pensare nuovo deve affermarsi fino a permeare le norme, la cultura, i rapporti sindacali, la politica internazionale, ma sopratutto il senso comune. Quel senso comune che invece, ormai deformato da tre decenni di iperliberismo, vede come normale un’austerità dissennata e la mortificazione dei lavoratori (di noi stessi!) e si scandalizza come al suono di parole eretiche, sentendo la voce di quei pochissimi che cercano di testimoniare la necessità di un nuovo umanesimo.</p>
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		Di: Laura atena		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Laura atena]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Nov 2012 14:27:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@Valberici allora alla lista degli inguaribili romantici e poveri cretini aggiungiamo anche passionari!!!!
@claudio mi piacerebbe tanto darti ragione ma purtroppo qualche volta gli inguaribili romantici si ritrovano in mezzo ad una strada e sapendo che chi ce li ha buttati non pagherà mai si sentono un po&#039; poveri cretini ;)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Valberici allora alla lista degli inguaribili romantici e poveri cretini aggiungiamo anche passionari!!!!<br />
@claudio mi piacerebbe tanto darti ragione ma purtroppo qualche volta gli inguaribili romantici si ritrovano in mezzo ad una strada e sapendo che chi ce li ha buttati non pagherà mai si sentono un po&#8217; poveri cretini 😉</p>
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		Di: Marino Buzzi		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marino Buzzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Nov 2012 14:26:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Car* +
io lavoro in una libreria di catena e il problema che poni è legittimo. Ma forse sarebbe meglio salvare posti di lavoro cambiando le politiche gestionali ed economiche invece di limitarsi a chiudere le librerie e puntare tutto sulle &quot;piattaforme&quot; on line.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Car* +<br />
io lavoro in una libreria di catena e il problema che poni è legittimo. Ma forse sarebbe meglio salvare posti di lavoro cambiando le politiche gestionali ed economiche invece di limitarsi a chiudere le librerie e puntare tutto sulle &#8220;piattaforme&#8221; on line.</p>
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		Di: Valberici		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/il-domani-appartiene-a/comment-page-1/#comment-131455</link>

		<dc:creator><![CDATA[Valberici]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Nov 2012 13:57:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@Laura: certo che si, bisogna andare a parlare ai lavoratori e non aspettare che siano loro a venire. Un partito si radica in mezzo alla gente e non nei salotti televisivi o in pochi incontri in sale mezzo vuote. Poi capisco che certe parole come radicamento, sezioni, militanti, organizzazione, siano ormai impraticabili dagli attuali partiti che cercano consensi utilizzando esclusivamente una propaganda mediatica.
E ora mi scuso e mi zittisco, con un po&#039; di fatica perché la passione e tanta. :)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Laura: certo che si, bisogna andare a parlare ai lavoratori e non aspettare che siano loro a venire. Un partito si radica in mezzo alla gente e non nei salotti televisivi o in pochi incontri in sale mezzo vuote. Poi capisco che certe parole come radicamento, sezioni, militanti, organizzazione, siano ormai impraticabili dagli attuali partiti che cercano consensi utilizzando esclusivamente una propaganda mediatica.<br />
E ora mi scuso e mi zittisco, con un po&#8217; di fatica perché la passione e tanta. 🙂</p>
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		<title>
		Di: claudio		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/il-domani-appartiene-a/comment-page-1/#comment-131454</link>

		<dc:creator><![CDATA[claudio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Nov 2012 12:13:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La lista degli inguaribili romantici non ha nulla in comune con quella dei poveri cretini. Cominciamo ad opporre il nostro sapere a quello dei tecnici, che a tutti i livelli si sta dimostrando disastroso. Le catene non dovevano essere la soluzione ai problemi della distribuzione?  Se gli unici investimenti a sostegno dell&#039;economia vanno ai grandi monopoli e alle multinazionali si traccia un percorso che inevitabilmente porta alla fine delle piccole realtà e con esse al prodotto di qualità. @ Laura Atena . Mi fa piacere il disinteresse dei cittadini per la candidatura di Ambrosoli, sarò choosy, ma un candidato della sinistra dovrebbe essere quantomeno di sinistra!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La lista degli inguaribili romantici non ha nulla in comune con quella dei poveri cretini. Cominciamo ad opporre il nostro sapere a quello dei tecnici, che a tutti i livelli si sta dimostrando disastroso. Le catene non dovevano essere la soluzione ai problemi della distribuzione?  Se gli unici investimenti a sostegno dell&#8217;economia vanno ai grandi monopoli e alle multinazionali si traccia un percorso che inevitabilmente porta alla fine delle piccole realtà e con esse al prodotto di qualità. @ Laura Atena . Mi fa piacere il disinteresse dei cittadini per la candidatura di Ambrosoli, sarò choosy, ma un candidato della sinistra dovrebbe essere quantomeno di sinistra!</p>
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		<title>
		Di: Ekerot		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/il-domani-appartiene-a/comment-page-1/#comment-131453</link>

		<dc:creator><![CDATA[Ekerot]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Nov 2012 12:05:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Amazon ha riunito tre grosse doti. Trasporti rapidi, prezzi ottimali e ampia scelta di prodotti (non soltanto i libri, come è noto).
Quando uscì Amazon-Italia fui davvero contento. E quando il governo fece la legge che prevedeva un tetto massimo per gli sconti, nel mese di Agosto di due anni fa, ne approfittai e spesi follemente - ma mai con così tanto piacere - 200 euro in libri, spesa di cui sto ancora approfittando per le mie letture.
Feltrinelli, Mondadori erano per le piccole librerie ciò che Amazon ha rappresentato poi. C&#039;è un problema aggiuntivo con Amazon. Ed è il motivo per cui la passione per Amazon è scemata: come fa ad avere prezzi così bassi? Le risposte che ho trovato in giro non mi sono piaciute.
Ma resta il fatto che venti euro per un libro non me li posso permettere. E neanche 15.
Nella mia vita ho sempre utilizzato un mezzo fantastico di &quot;mercato&quot; culturale libresco: le biblioteche. Penso che anche quelle dovrebbero dare fastidio alle librerie e persino ad Amazon. Eppure non sono così utilizzate dalla popolazione. Gli Italiani non amano molto le biblioteche, se non ricordo male.
E in alternativa, per gli acquisti, ho sempre fatto riferimento al Libraccio. Le librerie specialistiche le ho frequentate solo per motivi di studio, e anche lì evitandole quando possibile (prestiti da amici, fotocopie, etc...).
Avessi i soldi comprerei molti più libri. Ne sono sicuro. Purtroppo questo fatto non si può cambiare.
Tante catene culturali stanno scomparendo. Ultima nella memoria è stata Blockbuster, per la quale - confesso - ne ho goduto (pur dispiacendomi per i lavoratori). Ma, secondo me, se impostiamo la battaglia nello stile &quot;salviamo il panda dall&#039;estinzione&quot; non andremo lontani.
Quid agerem?
L&#039;unica soluzione poco indolore che vedo è ripartire dalle scuole e creare &quot;il bisogno&quot; di lettura lì. Ma gira e rigira, il macigno sospeso resta sempre a monte: è il sistema economico in cui viviamo a dettare queste regole. Nella logica del money, non importa l&#039;oggetto culturale in sé importa solo che venga venduto. E per questo c&#039;è un continuo ricambio.
Io ormai ho libri da leggere per i prossimi 2 anni, non posso stare dietro alle mille mila uscite. Stiamo andando nella direzione in cui fare cultura (dallo scrittore al montatore video) sarà una faccenda sempre più costretta al &quot;tempo libero&quot;, al &quot;secondo lavoro&quot;. Se durante la crisi peggiore dal dopoguerra molti consumatori preferiscono acquistarsi uno smartphone piuttosto che 10 libri o 20 ingressi al Cinema, possiamo mica denunciarli...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Amazon ha riunito tre grosse doti. Trasporti rapidi, prezzi ottimali e ampia scelta di prodotti (non soltanto i libri, come è noto).<br />
Quando uscì Amazon-Italia fui davvero contento. E quando il governo fece la legge che prevedeva un tetto massimo per gli sconti, nel mese di Agosto di due anni fa, ne approfittai e spesi follemente &#8211; ma mai con così tanto piacere &#8211; 200 euro in libri, spesa di cui sto ancora approfittando per le mie letture.<br />
Feltrinelli, Mondadori erano per le piccole librerie ciò che Amazon ha rappresentato poi. C&#8217;è un problema aggiuntivo con Amazon. Ed è il motivo per cui la passione per Amazon è scemata: come fa ad avere prezzi così bassi? Le risposte che ho trovato in giro non mi sono piaciute.<br />
Ma resta il fatto che venti euro per un libro non me li posso permettere. E neanche 15.<br />
Nella mia vita ho sempre utilizzato un mezzo fantastico di &#8220;mercato&#8221; culturale libresco: le biblioteche. Penso che anche quelle dovrebbero dare fastidio alle librerie e persino ad Amazon. Eppure non sono così utilizzate dalla popolazione. Gli Italiani non amano molto le biblioteche, se non ricordo male.<br />
E in alternativa, per gli acquisti, ho sempre fatto riferimento al Libraccio. Le librerie specialistiche le ho frequentate solo per motivi di studio, e anche lì evitandole quando possibile (prestiti da amici, fotocopie, etc&#8230;).<br />
Avessi i soldi comprerei molti più libri. Ne sono sicuro. Purtroppo questo fatto non si può cambiare.<br />
Tante catene culturali stanno scomparendo. Ultima nella memoria è stata Blockbuster, per la quale &#8211; confesso &#8211; ne ho goduto (pur dispiacendomi per i lavoratori). Ma, secondo me, se impostiamo la battaglia nello stile &#8220;salviamo il panda dall&#8217;estinzione&#8221; non andremo lontani.<br />
Quid agerem?<br />
L&#8217;unica soluzione poco indolore che vedo è ripartire dalle scuole e creare &#8220;il bisogno&#8221; di lettura lì. Ma gira e rigira, il macigno sospeso resta sempre a monte: è il sistema economico in cui viviamo a dettare queste regole. Nella logica del money, non importa l&#8217;oggetto culturale in sé importa solo che venga venduto. E per questo c&#8217;è un continuo ricambio.<br />
Io ormai ho libri da leggere per i prossimi 2 anni, non posso stare dietro alle mille mila uscite. Stiamo andando nella direzione in cui fare cultura (dallo scrittore al montatore video) sarà una faccenda sempre più costretta al &#8220;tempo libero&#8221;, al &#8220;secondo lavoro&#8221;. Se durante la crisi peggiore dal dopoguerra molti consumatori preferiscono acquistarsi uno smartphone piuttosto che 10 libri o 20 ingressi al Cinema, possiamo mica denunciarli&#8230;</p>
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		<title>
		Di: +°		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/il-domani-appartiene-a/comment-page-1/#comment-131452</link>

		<dc:creator><![CDATA[+°]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Nov 2012 12:00:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ Marino Buzzi
scusa eh, ma la fnac e le catene di libri non sono il simbolo di un mondo che tratta i libri come scatolette di tonno? Allora perché salvarla?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ Marino Buzzi<br />
scusa eh, ma la fnac e le catene di libri non sono il simbolo di un mondo che tratta i libri come scatolette di tonno? Allora perché salvarla?</p>
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