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	Commenti a: IL FATTORE JANE	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		Di: Stefania Prandi		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefania Prandi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Jul 2011 08:48:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sono fermamente convinta che, in questo movimento, ci sia un potenziale da non disperdere e sul quale lavorare. Credo che questo potenziale sia rappresentato dalle donne “della base”. Vorrei che riuscissimo a trovare delle persone capaci di rappresentarci davvero. Vorrei anche che fossimo sempre presenti a noi stesse e consapevoli per non farci mai strumentalizzare. Che cosa c’entri tutto questo con l’invidia non mi è molto chiaro.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono fermamente convinta che, in questo movimento, ci sia un potenziale da non disperdere e sul quale lavorare. Credo che questo potenziale sia rappresentato dalle donne “della base”. Vorrei che riuscissimo a trovare delle persone capaci di rappresentarci davvero. Vorrei anche che fossimo sempre presenti a noi stesse e consapevoli per non farci mai strumentalizzare. Che cosa c’entri tutto questo con l’invidia non mi è molto chiaro.</p>
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		Di: Stefania Prandi		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/il-fattore-jane/comment-page-1/#comment-120967</link>

		<dc:creator><![CDATA[Stefania Prandi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Jul 2011 08:46:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Come ho ribadito nell’incipit, il mio è stato un intervento “recriminante” (con tutta la retorica che ne consegue). Detto questo sono fermamente convinta che, in questo movimento, ci sia un potenziale da non disperdere e sul quale lavorare. Credo che questo potenziale sia rappresentato dalle donne “della base”. Vorrei che riuscissimo a trovare delle persone capaci di rappresentarci davvero. Vorrei anche che fossimo sempre presenti a noi stesse e consapevoli per non farci mai strumentalizzare. Che cosa c&#039;entri tutto questo con l&#039;invidia non mi è molto chiaro.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come ho ribadito nell’incipit, il mio è stato un intervento “recriminante” (con tutta la retorica che ne consegue). Detto questo sono fermamente convinta che, in questo movimento, ci sia un potenziale da non disperdere e sul quale lavorare. Credo che questo potenziale sia rappresentato dalle donne “della base”. Vorrei che riuscissimo a trovare delle persone capaci di rappresentarci davvero. Vorrei anche che fossimo sempre presenti a noi stesse e consapevoli per non farci mai strumentalizzare. Che cosa c&#8217;entri tutto questo con l&#8217;invidia non mi è molto chiaro.</p>
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		Di: zauberei		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[zauberei]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Jul 2011 09:47:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Intanto definire la Bindi caviale etc. proprio mi pare ridicolo se non altro per i taglierini, e Camusso idem. Confondete i radical chic con le persone che si sono conquistate un potere, e usate l&#039;arma del senso di colpa dei soldi per invidiare il potere. A me questa roba non interessa. Posso anche facilmente immaginare che le femministe storiche citate (tutte insieme eh, come se fossero andate tutte d&#039;accordo solo per via del genere) avrebbero avuto l&#039;intelligenza di capire il significato storico di questi eventi, e di farne un&#039;analisi attenta senza invidie e piccole ricatti morali. Ma in caso critiche serie - che non riguardano chi sei che stipendio hai cosa hai fatto (cazzo, mo&#039; essere regista sta diventando una colpa - però se si parla solo di registi uomini è una colpa. Quindi la colpa è il potere che non si ha) ma le proposte che fai e il linguaggio che proponi. Se tante donne della base c&#039;erano, diverse e non necessariamente afferenti a una elite o dobbiamo dire che sono delle cretine, o dobbiamo chiederci cosa di buono ci hanno trovato, oltre il finesettimana simpatico.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Intanto definire la Bindi caviale etc. proprio mi pare ridicolo se non altro per i taglierini, e Camusso idem. Confondete i radical chic con le persone che si sono conquistate un potere, e usate l&#8217;arma del senso di colpa dei soldi per invidiare il potere. A me questa roba non interessa. Posso anche facilmente immaginare che le femministe storiche citate (tutte insieme eh, come se fossero andate tutte d&#8217;accordo solo per via del genere) avrebbero avuto l&#8217;intelligenza di capire il significato storico di questi eventi, e di farne un&#8217;analisi attenta senza invidie e piccole ricatti morali. Ma in caso critiche serie &#8211; che non riguardano chi sei che stipendio hai cosa hai fatto (cazzo, mo&#8217; essere regista sta diventando una colpa &#8211; però se si parla solo di registi uomini è una colpa. Quindi la colpa è il potere che non si ha) ma le proposte che fai e il linguaggio che proponi. Se tante donne della base c&#8217;erano, diverse e non necessariamente afferenti a una elite o dobbiamo dire che sono delle cretine, o dobbiamo chiederci cosa di buono ci hanno trovato, oltre il finesettimana simpatico.</p>
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		Di: Stefania Prandi		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/il-fattore-jane/comment-page-1/#comment-120965</link>

		<dc:creator><![CDATA[Stefania Prandi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Jul 2011 09:39:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Dal blog della rivista Xxd
Se non ora quando o le féminisme caviar
Comincio dalla fine e mi si perdoni il tono recriminante, ma non riesco a farne a meno. La fine di “Se non ora quando”, per me che sono andata via da Siena domenica mattina presto (per tornare a Milano in treno e spendere poco ci ho messo più di 7 ore. Ma chi ha avuto l’idea brillante di fare l’incontro nella scomodissima Siena?), è stata la sera di sabato alle 20.30. La fine è stata una piazza del Duomo riempita per un quarto da donne perlopiù di mezza età che urlavano, un po’ scomposte, “se non ora quando” con palloncini rosa in una mano e bolle di sapone nell’altra. Io le guardavo e mi chiedevo che pubblicità sembrassero. In genere adoro le manifestazioni ma questa a che cosa doveva servire, esattamente? Questa domanda, che mi tormenta anche adesso, mi è venuta in mente appena arrivata nello splendido giardino di Sant’Agostino a Siena, dove era stato allestito il set per la rappresentazione di “Se non ora quando”. Non posso definire altrimenti il dispiegamento di nomi e cognomi famosi e di giornali e televisioni mainstream. Guardavo la piazza e poi la rappresentazione mediatica sui siti di Repubblica e del Corriere della Sera (dal computerino che avevo con me) e mi chiedevo: a che cosa serve tutto questo?
La piazza era piena. Mille persone. Magari anche di più. Quel che è certo è che c’erano le donne dell’Italia che conta. Sedute in prima fila, in piedi nelle retrovie e sul palco a parlare. C’era la Camusso che ha appena fatto un accordo con i sindacati fake Cisl e Uil per aumentare il potere contrattuale delle aziende (e ne avevamo proprio bisogno). C’erano la Turco, la Bindi e la Bongiorno – che è stata, per chi l’avesse dimenticato, l’orgogliosa avvocata del mafioso Andreotti – che hanno promesso di impegnarsi per difendere i diritti delle donne. Mentre parlavano mi chiedevo: ma perché promettete? Cosa fate quando siete in Parlamento? Che cosa avete fatto per quel tesoretto dell’Inps di 4 miliardi di euro? Avevate bisogno di vedere i palloncini rosa per ricordarvi che le donne in questo paese sono discriminate? Soltanto ora vi ricordate di essere femministe?
Pardon, ho pronunciato la parola bandita. Perché il termine femminismo, alle donne dell’Italia che conta, piace poco. Meglio trovare parole nuove, più politically correct, come “risveglio delle donne”, come se fosse la prima volta, come se non fosse successo niente fino ad ora, come se all’estero non ci fosse un dibattito vivacissimo, come se non fossero state scritte tonnellate di libri sull’argomento. Le donne dell’Italia che conta, quando ho chiesto di poter lasciare i volantini della rivista femminista Xxd per cui scrivo sul tavolo dove c’era il materiale informativo di “Se non ora quando”, hanno storto il naso e alzato le spalle. Se proprio vuoi, mi hanno detto, senza nemmeno guardarmi in faccia. Speravo che mi chiedessero almeno: che rivista é? Ma si sa, senza un pedigree, nell’Italia che conta, non sei nessuno. Se ti va bene sei una faccia senza un nome, sennò un nome senza un cognome. Grazie! Lo sapevo già e non mi servivano 14 ore di treno in due giorni per ricordarmelo.
Ma sabato a Siena c’era anche qualcosa di meraviglioso. C’erano le donne che avevo visto nelle piazze del 13 febbraio, le donne che quando parlano di precariato e maternità impossibile – due temi ricorrenti nella giornata di sabato – sanno che cosa stanno dicendo perché lo vivono o l’hanno vissuto sulla loro pelle. C’era il bellissimo gruppo delle Archeologhe che (r)esistono. C’erano le donne che si battono contro la mafia, le donne di Arcilesbica, le donne di Punto G e tantissime altre. C’erano le donne dell’Italia “che conta davvero”. E il problema è proprio questo: le donne “dell’Italia che conta davvero” possono continuare a farsi rappresentare da quelle “dell’Italia che conta”? Non c’è altro modo? Possiamo davvero sentirci parte di un movimento dove chi parla di precarietà o di maternità lo fa perché l’ha sentito dire dalla colf? Io, se nascesse un partito formato da sole donne che contano come la Camusso e la Bongiorno (e tutte le altre che potete vedere nelle varie photogallery online), non lo voterei di certo.
“Se non ora quando” ha fatto riunire le donne nelle piazze lo scorso inverno. Ci ha ricordato che siamo tante, che siamo arrabbiate e che abbiamo molto da dire. Ma ora basta con questi slogan patetici, questi palloncini e queste bolle di sapone. Basta con questo femminismo caviar. Se ci vedessero Virginia Woolf, Shulamith Firestone, German Greer, Luce Irigaray, Elisabeth Badinter, Judith Butler, Rosy Braidotti ed Erica Jong (solo per citarne alcune e omettendo le italiane), che cosa penserebbero di noi?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dal blog della rivista Xxd<br />
Se non ora quando o le féminisme caviar<br />
Comincio dalla fine e mi si perdoni il tono recriminante, ma non riesco a farne a meno. La fine di “Se non ora quando”, per me che sono andata via da Siena domenica mattina presto (per tornare a Milano in treno e spendere poco ci ho messo più di 7 ore. Ma chi ha avuto l’idea brillante di fare l’incontro nella scomodissima Siena?), è stata la sera di sabato alle 20.30. La fine è stata una piazza del Duomo riempita per un quarto da donne perlopiù di mezza età che urlavano, un po’ scomposte, “se non ora quando” con palloncini rosa in una mano e bolle di sapone nell’altra. Io le guardavo e mi chiedevo che pubblicità sembrassero. In genere adoro le manifestazioni ma questa a che cosa doveva servire, esattamente? Questa domanda, che mi tormenta anche adesso, mi è venuta in mente appena arrivata nello splendido giardino di Sant’Agostino a Siena, dove era stato allestito il set per la rappresentazione di “Se non ora quando”. Non posso definire altrimenti il dispiegamento di nomi e cognomi famosi e di giornali e televisioni mainstream. Guardavo la piazza e poi la rappresentazione mediatica sui siti di Repubblica e del Corriere della Sera (dal computerino che avevo con me) e mi chiedevo: a che cosa serve tutto questo?<br />
La piazza era piena. Mille persone. Magari anche di più. Quel che è certo è che c’erano le donne dell’Italia che conta. Sedute in prima fila, in piedi nelle retrovie e sul palco a parlare. C’era la Camusso che ha appena fatto un accordo con i sindacati fake Cisl e Uil per aumentare il potere contrattuale delle aziende (e ne avevamo proprio bisogno). C’erano la Turco, la Bindi e la Bongiorno – che è stata, per chi l’avesse dimenticato, l’orgogliosa avvocata del mafioso Andreotti – che hanno promesso di impegnarsi per difendere i diritti delle donne. Mentre parlavano mi chiedevo: ma perché promettete? Cosa fate quando siete in Parlamento? Che cosa avete fatto per quel tesoretto dell’Inps di 4 miliardi di euro? Avevate bisogno di vedere i palloncini rosa per ricordarvi che le donne in questo paese sono discriminate? Soltanto ora vi ricordate di essere femministe?<br />
Pardon, ho pronunciato la parola bandita. Perché il termine femminismo, alle donne dell’Italia che conta, piace poco. Meglio trovare parole nuove, più politically correct, come “risveglio delle donne”, come se fosse la prima volta, come se non fosse successo niente fino ad ora, come se all’estero non ci fosse un dibattito vivacissimo, come se non fossero state scritte tonnellate di libri sull’argomento. Le donne dell’Italia che conta, quando ho chiesto di poter lasciare i volantini della rivista femminista Xxd per cui scrivo sul tavolo dove c’era il materiale informativo di “Se non ora quando”, hanno storto il naso e alzato le spalle. Se proprio vuoi, mi hanno detto, senza nemmeno guardarmi in faccia. Speravo che mi chiedessero almeno: che rivista é? Ma si sa, senza un pedigree, nell’Italia che conta, non sei nessuno. Se ti va bene sei una faccia senza un nome, sennò un nome senza un cognome. Grazie! Lo sapevo già e non mi servivano 14 ore di treno in due giorni per ricordarmelo.<br />
Ma sabato a Siena c’era anche qualcosa di meraviglioso. C’erano le donne che avevo visto nelle piazze del 13 febbraio, le donne che quando parlano di precariato e maternità impossibile – due temi ricorrenti nella giornata di sabato – sanno che cosa stanno dicendo perché lo vivono o l’hanno vissuto sulla loro pelle. C’era il bellissimo gruppo delle Archeologhe che (r)esistono. C’erano le donne che si battono contro la mafia, le donne di Arcilesbica, le donne di Punto G e tantissime altre. C’erano le donne dell’Italia “che conta davvero”. E il problema è proprio questo: le donne “dell’Italia che conta davvero” possono continuare a farsi rappresentare da quelle “dell’Italia che conta”? Non c’è altro modo? Possiamo davvero sentirci parte di un movimento dove chi parla di precarietà o di maternità lo fa perché l’ha sentito dire dalla colf? Io, se nascesse un partito formato da sole donne che contano come la Camusso e la Bongiorno (e tutte le altre che potete vedere nelle varie photogallery online), non lo voterei di certo.<br />
“Se non ora quando” ha fatto riunire le donne nelle piazze lo scorso inverno. Ci ha ricordato che siamo tante, che siamo arrabbiate e che abbiamo molto da dire. Ma ora basta con questi slogan patetici, questi palloncini e queste bolle di sapone. Basta con questo femminismo caviar. Se ci vedessero Virginia Woolf, Shulamith Firestone, German Greer, Luce Irigaray, Elisabeth Badinter, Judith Butler, Rosy Braidotti ed Erica Jong (solo per citarne alcune e omettendo le italiane), che cosa penserebbero di noi?</p>
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		<title>
		Di: zauberei		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/il-fattore-jane/comment-page-1/#comment-120964</link>

		<dc:creator><![CDATA[zauberei]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Jul 2011 19:10:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Loredana i miei due cents.
http://zauberei.blog.kataweb.it/2011/07/12/note-sui-fatti-di-siena/]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Loredana i miei due cents.<br />
<a href="http://zauberei.blog.kataweb.it/2011/07/12/note-sui-fatti-di-siena/" rel="nofollow ugc">http://zauberei.blog.kataweb.it/2011/07/12/note-sui-fatti-di-siena/</a></p>
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		<title>
		Di: Il silenzio sulle donne &#171; femminileplurale		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/il-fattore-jane/comment-page-1/#comment-120963</link>

		<dc:creator><![CDATA[Il silenzio sulle donne &#171; femminileplurale]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Jul 2011 15:07:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[...] e descrizioni che vogliamo qui sintetizzare e condividere. Loredana Lipperini in un commento a margine di un suo post diceva “questi sono argomenti, correttamente, postati dopo l’incontro di Siena, per non [...] ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] e descrizioni che vogliamo qui sintetizzare e condividere. Loredana Lipperini in un commento a margine di un suo post diceva “questi sono argomenti, correttamente, postati dopo l’incontro di Siena, per non [&#8230;] </p>
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		<title>
		Di: Barbara F		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/il-fattore-jane/comment-page-1/#comment-120962</link>

		<dc:creator><![CDATA[Barbara F]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Jul 2011 07:37:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Austen mode on...
Io credo che il discorso sulla &quot;vecchia Jane&quot; sia complesso. Da un lato, la critica sociale al vetriolo manca negli adattamenti recenti delle opere di JA, ma dall&#039;altro dire che Bridget Jones non ha una componente umoristica mi sembra inesatto (anche se film e libro sono diversi in questo - la protagonista del primo e&#039; una sorta di &quot;Fantozzi&quot; donna mentre nel libro, questo personaggio appare non sempre simpatico ma un buono specchio delle nevrosi urbane, descritto con una penna impietosa e decisamente non autocompiaciuta).
Per quanto riguarda la riproposizione del tema lavoro-famiglia-da-coniugare-per-forza, non vorrei fare della sociologia da accatto ma credo che anche la temperie economico-culturale influisca. Nel senso che le donne, in Italia, sono forse le piu&#039; colpite dalla crisi finanziaria e sono talmente con l&#039;acqua alla gola (specie le ragazze piu&#039; giovani) da non potersi permettere nemmeno di analizzare DAVVERO i propri desideri ed applicare una scelta serena e consapevole. D&#039;altro canto, la crisi ci rifocalizza su una scelta che dovrebbe essere &quot;normale&quot; (nel senso di comune e praticabile, non nel senso di unica possibilita&#039; accettabile), ovvero quella di lavorare E dedicare tempo al proprio nucleo famigliare e agli affetti, mentre oggi appare come una sfida titanica...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Austen mode on&#8230;<br />
Io credo che il discorso sulla &#8220;vecchia Jane&#8221; sia complesso. Da un lato, la critica sociale al vetriolo manca negli adattamenti recenti delle opere di JA, ma dall&#8217;altro dire che Bridget Jones non ha una componente umoristica mi sembra inesatto (anche se film e libro sono diversi in questo &#8211; la protagonista del primo e&#8217; una sorta di &#8220;Fantozzi&#8221; donna mentre nel libro, questo personaggio appare non sempre simpatico ma un buono specchio delle nevrosi urbane, descritto con una penna impietosa e decisamente non autocompiaciuta).<br />
Per quanto riguarda la riproposizione del tema lavoro-famiglia-da-coniugare-per-forza, non vorrei fare della sociologia da accatto ma credo che anche la temperie economico-culturale influisca. Nel senso che le donne, in Italia, sono forse le piu&#8217; colpite dalla crisi finanziaria e sono talmente con l&#8217;acqua alla gola (specie le ragazze piu&#8217; giovani) da non potersi permettere nemmeno di analizzare DAVVERO i propri desideri ed applicare una scelta serena e consapevole. D&#8217;altro canto, la crisi ci rifocalizza su una scelta che dovrebbe essere &#8220;normale&#8221; (nel senso di comune e praticabile, non nel senso di unica possibilita&#8217; accettabile), ovvero quella di lavorare E dedicare tempo al proprio nucleo famigliare e agli affetti, mentre oggi appare come una sfida titanica&#8230;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Il Genio		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/il-fattore-jane/comment-page-1/#comment-120961</link>

		<dc:creator><![CDATA[Il Genio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Jul 2011 15:45:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Pertinente al blog, più che al post. Tema? Utilizzo inappropriato del corpo femminile: https://fbcdn-sphotos-a.akamaihd.net/hphotos-ak-ash4/261210_2057880525705_1205381416_32038072_435713_n.jpg
Ora si vede?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pertinente al blog, più che al post. Tema? Utilizzo inappropriato del corpo femminile: <a href="https://fbcdn-sphotos-a.akamaihd.net/hphotos-ak-ash4/261210_2057880525705_1205381416_32038072_435713_n.jpg" rel="nofollow ugc">https://fbcdn-sphotos-a.akamaihd.net/hphotos-ak-ash4/261210_2057880525705_1205381416_32038072_435713_n.jpg</a><br />
Ora si vede?</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: S.		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/il-fattore-jane/comment-page-1/#comment-120960</link>

		<dc:creator><![CDATA[S.]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Jul 2011 15:24:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ovviamente era Austen, non Austin. Ché lui non credo si sarebbero mai azzardati a definirlo un romanticone :)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ovviamente era Austen, non Austin. Ché lui non credo si sarebbero mai azzardati a definirlo un romanticone 🙂</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: S.		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/il-fattore-jane/comment-page-1/#comment-120959</link>

		<dc:creator><![CDATA[S.]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Jul 2011 15:21:28 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/?p=4678#comment-120959</guid>

					<description><![CDATA[Ho sempre amato i libri di Jane Austin e continuo a sostenere l&#039;impossibilità di ridurli alla categoria del romantico. Del resto, basterebbe un confronto con uno dei libri delle Brontë per accorgersene.
Eppure il messaggio che passa è unicamente questo: l&#039;amore che trionfa, il matrimonio, il &quot;e vissero sempre felici e contenti&quot;, poco importa se si tratti di Cenerentola o di Elizabeth e Darcy. Una generalizzazione banalizzante che può apparire &quot;trascurabile&quot;, appunto. Ma è da tutte queste piccole cose trascurabili che si comincia a cambiare la mentalità delle persone. Senza un mutamento della mente non si va da nessuna parte.
Per questo sono stata contenta che a Siena abbiano affermato più volte l&#039;autonomia di SNOQ dalla protesta contro il governo. La strada è ancora lunga, e condivido i motivi di disaccordo evidenziati da Giovanna Cosenza: ma qualche cambiamento, per quanto piccolo, mi è sembrato esserci.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho sempre amato i libri di Jane Austin e continuo a sostenere l&#8217;impossibilità di ridurli alla categoria del romantico. Del resto, basterebbe un confronto con uno dei libri delle Brontë per accorgersene.<br />
Eppure il messaggio che passa è unicamente questo: l&#8217;amore che trionfa, il matrimonio, il &#8220;e vissero sempre felici e contenti&#8221;, poco importa se si tratti di Cenerentola o di Elizabeth e Darcy. Una generalizzazione banalizzante che può apparire &#8220;trascurabile&#8221;, appunto. Ma è da tutte queste piccole cose trascurabili che si comincia a cambiare la mentalità delle persone. Senza un mutamento della mente non si va da nessuna parte.<br />
Per questo sono stata contenta che a Siena abbiano affermato più volte l&#8217;autonomia di SNOQ dalla protesta contro il governo. La strada è ancora lunga, e condivido i motivi di disaccordo evidenziati da Giovanna Cosenza: ma qualche cambiamento, per quanto piccolo, mi è sembrato esserci.</p>
]]></content:encoded>
		
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