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	Commenti a: IL RANCORE	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		Di: Quello che abbiamo da dire sui &#34;forconi&#34; - Carmilla on line &#174;		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Quello che abbiamo da dire sui &#34;forconi&#34; - Carmilla on line &#174;]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Dec 2013 22:56:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[...] in buoni e cattivi: perché queste parole di Bonomi sembrano tratte dal suo libro  Il rancore [ qui la mia recensione], dove in fonda aveva già capito tutto. Compresa l&#8217;utilità, per la [...] ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] in buoni e cattivi: perché queste parole di Bonomi sembrano tratte dal suo libro  Il rancore [ qui la mia recensione], dove in fonda aveva già capito tutto. Compresa l&#8217;utilità, per la [&#8230;] </p>
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		Di: spettatrice		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[spettatrice]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 May 2008 18:03:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Girolamo, grazie per la segnalazione
.
ho già segnalato CATTEDRALE di Saverio Fattori. E&#039; uscito il Capitolo VII e visto che sono in vena di citazioni ecco l&#039;appunto sulla storia generazionale di un po&#039; di &#039;fascisti naturali&#039;. Ok, è solo citazione, non sono favorevole alle generalizzazioni. Però..... gli anni &#039;80 per certe cose aiutano/aiutarono
.
...Con il Frank mi è subito chiaro il problema. Non posso giocare all’operaio che rivendica la propria anzianità aziendale come valore assoluto degno di rispetto. Non inventerò filastrocche su come tutto una volta era meglio, i vecchi tempi eroici di chissà quale cazzo di eroismo. Suonerebbero stonate con gente nata nel mezzo degli anni Ottanta. In queste generazioni non ci sono residui di etica politica a presiedere azioni e pensieri. Sono tutti fascisti naturali, nessuna dottrina ha corretto l’istintività. Sono cresciuti con Studio Aperto, anestetizzati e iperattivi al tempo stesso.....
.
http://www.carmillaonline.com/archives/2008/05/002625.html#002625]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Girolamo, grazie per la segnalazione<br />
.<br />
ho già segnalato CATTEDRALE di Saverio Fattori. E&#8217; uscito il Capitolo VII e visto che sono in vena di citazioni ecco l&#8217;appunto sulla storia generazionale di un po&#8217; di &#8216;fascisti naturali&#8217;. Ok, è solo citazione, non sono favorevole alle generalizzazioni. Però&#8230;.. gli anni &#8217;80 per certe cose aiutano/aiutarono<br />
.<br />
&#8230;Con il Frank mi è subito chiaro il problema. Non posso giocare all’operaio che rivendica la propria anzianità aziendale come valore assoluto degno di rispetto. Non inventerò filastrocche su come tutto una volta era meglio, i vecchi tempi eroici di chissà quale cazzo di eroismo. Suonerebbero stonate con gente nata nel mezzo degli anni Ottanta. In queste generazioni non ci sono residui di etica politica a presiedere azioni e pensieri. Sono tutti fascisti naturali, nessuna dottrina ha corretto l’istintività. Sono cresciuti con Studio Aperto, anestetizzati e iperattivi al tempo stesso&#8230;..<br />
.<br />
<a href="http://www.carmillaonline.com/archives/2008/05/002625.html#002625" rel="nofollow ugc">http://www.carmillaonline.com/archives/2008/05/002625.html#002625</a></p>
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		<title>
		Di: girolamo		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[girolamo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 May 2008 14:01:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ spettatrice (e per i patiti di Tocqueville)
su un Tocqueville che sembra non Nostradamus, ma Foucault c&#039;è uno studio straordinario, ma assolutamente ignorato: la seconda parte di &quot;Fragile cristallo&quot; di Sandro Chignola (editoriale scientifica, napoli, 2004). Non per caso Chignola è uno dei migliori lettori di Foucault.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ spettatrice (e per i patiti di Tocqueville)<br />
su un Tocqueville che sembra non Nostradamus, ma Foucault c&#8217;è uno studio straordinario, ma assolutamente ignorato: la seconda parte di &#8220;Fragile cristallo&#8221; di Sandro Chignola (editoriale scientifica, napoli, 2004). Non per caso Chignola è uno dei migliori lettori di Foucault.</p>
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		<title>
		Di: spettatrice		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/il-rancore/comment-page-1/#comment-95651</link>

		<dc:creator><![CDATA[spettatrice]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 May 2008 09:46:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[pescato in rete un Tocqueville che assomiglia a Nostradamus.
&quot;De la démocratie en Amérique&quot; Alexis De Tocqueville, 1840
&quot;... Può tuttavia accadere che un gusto eccessivo per i beni materiali porti gli uomini a mettersi nelle mani del primo padrone che si presenti loro. In effetti, nella vita di ogni popolo democratico, vi è un passaggio assai pericoloso. Quando il gusto per il benessere materiale si sviluppa più rapidamente della civiltà e dell&#039;abitudine alla libertà, arriva un momento in cui gli uomini si lasciano trascinare e quasi perdono la testa alla vista dei beni che stanno per conquistare. Preoccupati solo di fare fortuna, non riescono a cogliere lo stretto legame che unisce il benessere di ciascuno alla prosperità di tutti. In casi del genere, non sarà neanche necessario strappare loro i diritti di cui godono: saranno loro stessi a privarsene volentieri...
Se un individuo abile e ambizioso riesce a impadronirsi del potere in un simile momento critico, troverà la strada aperta a qualsivoglia sopruso. Basterà che si preoccupi per un po&#039; di curare gli interessi materiali e nessuno lo chiamerà a rispondere del resto. Che garantisca l&#039;ordine anzitutto! Una nazione che chieda al suo governo il solo mantenimento dell&#039;ordine è già schiava in fondo al cuore, schiava del suo benessere e da un momento all&#039;altro può presentarsi l&#039;uomo destinato ad asservirla.
Quando la gran massa dei cittadini vuole occuparsi solo dei propri affari privati i più piccoli partiti possono impadronirsi del potere. Non è raro allora vedere sulla vasta scena del mondo delle moltitudini rappresentate da pochi uomini che parlano in nome di una folla assente o disattenta, che agiscono in mezzo all&#039;universale immobilità disponendo a capriccio di ogni cosa: cambiando leggi e tiranneggiando a loro piacimento sui costumi; tanto che non si può fare a meno di rimanere stupefatti nel vedere in che mani indegne e deboli possa cadere un grande popolo&quot;.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>pescato in rete un Tocqueville che assomiglia a Nostradamus.<br />
&#8220;De la démocratie en Amérique&#8221; Alexis De Tocqueville, 1840<br />
&#8220;&#8230; Può tuttavia accadere che un gusto eccessivo per i beni materiali porti gli uomini a mettersi nelle mani del primo padrone che si presenti loro. In effetti, nella vita di ogni popolo democratico, vi è un passaggio assai pericoloso. Quando il gusto per il benessere materiale si sviluppa più rapidamente della civiltà e dell&#8217;abitudine alla libertà, arriva un momento in cui gli uomini si lasciano trascinare e quasi perdono la testa alla vista dei beni che stanno per conquistare. Preoccupati solo di fare fortuna, non riescono a cogliere lo stretto legame che unisce il benessere di ciascuno alla prosperità di tutti. In casi del genere, non sarà neanche necessario strappare loro i diritti di cui godono: saranno loro stessi a privarsene volentieri&#8230;<br />
Se un individuo abile e ambizioso riesce a impadronirsi del potere in un simile momento critico, troverà la strada aperta a qualsivoglia sopruso. Basterà che si preoccupi per un po&#8217; di curare gli interessi materiali e nessuno lo chiamerà a rispondere del resto. Che garantisca l&#8217;ordine anzitutto! Una nazione che chieda al suo governo il solo mantenimento dell&#8217;ordine è già schiava in fondo al cuore, schiava del suo benessere e da un momento all&#8217;altro può presentarsi l&#8217;uomo destinato ad asservirla.<br />
Quando la gran massa dei cittadini vuole occuparsi solo dei propri affari privati i più piccoli partiti possono impadronirsi del potere. Non è raro allora vedere sulla vasta scena del mondo delle moltitudini rappresentate da pochi uomini che parlano in nome di una folla assente o disattenta, che agiscono in mezzo all&#8217;universale immobilità disponendo a capriccio di ogni cosa: cambiando leggi e tiranneggiando a loro piacimento sui costumi; tanto che non si può fare a meno di rimanere stupefatti nel vedere in che mani indegne e deboli possa cadere un grande popolo&#8221;.</p>
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		<title>
		Di: Gigi Canasta		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/il-rancore/comment-page-1/#comment-95650</link>

		<dc:creator><![CDATA[Gigi Canasta]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Apr 2008 16:59:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[sì, fare società.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>sì, fare società.</p>
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		<title>
		Di: girolamo		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/il-rancore/comment-page-1/#comment-95649</link>

		<dc:creator><![CDATA[girolamo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Apr 2008 15:28:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@Paolo
non è che Bonomi la pensi come te: la famiglia, sostiene &quot;tiene&quot;: ma non è più in grado di svolgere il ruolo di luogo protetto, veicolatore di passioni e interessi, di un tempo: «Si ha fiducia nella rete cortissima della famiglia, tiene un po&#039; il volontariato, ma sono completamente desertificate le reti sociali verso i vicini di casa, le parrocchie, gli abitanti del paese, i servizi del comune e lo stato». In questo senso, &quot;mettersi in mezzo&quot; significa chiedersi quali nuove reti di relazioni possono collegare nuclei locali (come la famiglia) a un mondo che appare, privo di collegamenti, lontanissimo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Paolo<br />
non è che Bonomi la pensi come te: la famiglia, sostiene &#8220;tiene&#8221;: ma non è più in grado di svolgere il ruolo di luogo protetto, veicolatore di passioni e interessi, di un tempo: «Si ha fiducia nella rete cortissima della famiglia, tiene un po&#8217; il volontariato, ma sono completamente desertificate le reti sociali verso i vicini di casa, le parrocchie, gli abitanti del paese, i servizi del comune e lo stato». In questo senso, &#8220;mettersi in mezzo&#8221; significa chiedersi quali nuove reti di relazioni possono collegare nuclei locali (come la famiglia) a un mondo che appare, privo di collegamenti, lontanissimo.</p>
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		<title>
		Di: g		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/il-rancore/comment-page-1/#comment-95648</link>

		<dc:creator><![CDATA[g]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Apr 2008 15:12:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ecco, appunto, sta cosa che questi abitanti delle valli non cercano risposte ma simboli e narrazioni è una cosa indubbiamente molto intellettuale, ma un po&#039; mi fa antropologo dell&#039;800 in visita agli aborigeni &quot;che in fondo sono come noi&quot;. sottovalutare e non rintracciare la razionalità delle scelte altrui non è molto razionale, imho]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ecco, appunto, sta cosa che questi abitanti delle valli non cercano risposte ma simboli e narrazioni è una cosa indubbiamente molto intellettuale, ma un po&#8217; mi fa antropologo dell&#8217;800 in visita agli aborigeni &#8220;che in fondo sono come noi&#8221;. sottovalutare e non rintracciare la razionalità delle scelte altrui non è molto razionale, imho</p>
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		<title>
		Di: patrizia		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/il-rancore/comment-page-1/#comment-95647</link>

		<dc:creator><![CDATA[patrizia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Apr 2008 12:45:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Era il 1997 e Paolo Rumiz pubblicava per &quot;Editori Riuniti&quot; &quot; LA SECESSIONE LEGGERA dove nasce la rabbia del profondo nord&quot;. Poco piu&#039; di dieci anni fa. La situazione era gia&#039; drammatica ma sicuramente poco compresa, cosi&#039; alleggerita da ironia e sfacciataggine surreali. Qui il dramma successivo e conseguente: aver continuato a non comprenderla. A non comprendere che &quot;con il successo del suo linguaggio popolare, la Lega Nord svela che e&#039; cresciuta una nuova pianta-uomo: quella dello spaesato, uscito dalla cultura di paese e smarrito in quella globale. Per radicarsi a uno spazio vitale in cui fatica a riconoscersi, non cerca risposte razionali ma simboli. E Bossi prima ancora che uno spazio politico, ha occupato questo territorio immaginario e mitico, dove non ha concorrenti&quot;.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Era il 1997 e Paolo Rumiz pubblicava per &#8220;Editori Riuniti&#8221; &#8221; LA SECESSIONE LEGGERA dove nasce la rabbia del profondo nord&#8221;. Poco piu&#8217; di dieci anni fa. La situazione era gia&#8217; drammatica ma sicuramente poco compresa, cosi&#8217; alleggerita da ironia e sfacciataggine surreali. Qui il dramma successivo e conseguente: aver continuato a non comprenderla. A non comprendere che &#8220;con il successo del suo linguaggio popolare, la Lega Nord svela che e&#8217; cresciuta una nuova pianta-uomo: quella dello spaesato, uscito dalla cultura di paese e smarrito in quella globale. Per radicarsi a uno spazio vitale in cui fatica a riconoscersi, non cerca risposte razionali ma simboli. E Bossi prima ancora che uno spazio politico, ha occupato questo territorio immaginario e mitico, dove non ha concorrenti&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: solito g		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/il-rancore/comment-page-1/#comment-95646</link>

		<dc:creator><![CDATA[solito g]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Apr 2008 10:43:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[bonomi rilegge da tempo e in modo meritorio le analisi del postoperaismo sulla trasformazione produttiva seguita agli anni 70 (bologna e fumagalli su tutti, e in parte negri per via di lazzarato), analisi che circolano da almeno 15 anni peraltro. Purtroppo gli eredi del pci, sia in direzione riformista che rifondante, le hanno sempre ignorate (più i secondi dei primi, a dire il vero), coi bei risultati che vediamo. Anche in area &quot;antagonista&quot; si è preferito utilizzarne solo la fraseologia piuttosto che capire cosa cacchio volessero dire (esemplari l&#039;apporto militaresco di casarini o quello fantasmagorico di bifo, in questo senso).
bene l&#039;analisi di bonomi dunque, per quanto trovo ancora debole e meccanicistica tutta la parte in cui dall&#039;analisi materiale si passa a quella &quot;sentimentale&quot;, identificando nella paura identitaria l&#039;origine dei problemi e non, più semplicemente e oggettivamente, nell&#039;assenza di qualsivoglia governance dei processi, o persino riconoscimento della loro legittimità ed esistenza, i quali processi di conseguenza non potevano che marcire lì sul posto.
(faccio anche notare che paura e rancore non sono sentimenti contigui, semmai paura e sottomissione, e che più che rancore si dovrebbe rintracciare l&#039;odio, è che quest&#039;ultimo non è necessariamente di destra anche se a volte si mostra come tale).
Sottolineo anche che il richiamo iniziale del post al metodo della conricerca o inchiesta dei quaderni rossi e successivi, dovrebbe alludere anche all&#039;importanza di letture dei processi sociali che non rinuncino per principio a rintracciare in essi, anche nei più sporchi, tracce d&#039;altri &quot;sentimenti&quot; e in particolare i germi del desiderio, delle &quot;macchine desideranti&quot;. Perché non esiste strategia di sinistra (di emancipazione) che non ci si debba basare in positivo sulle spinte del desiderio, e se si pensa che non ve ne siano tanto vale il suicidio politico (il fatto che i sentimenti dominanti del popolo di sinistra siano da tempo la tristezza cosmica e la percezione di lontananza dal proprio tempo, di stranieri in questo mondo, piuttosto che la gioia e la passione, la dice lunga sull&#039;abbandono delle &quot;sane radici materialistiche&quot; a favore di un atteggiamento di estenuato, nobile e aristocratico disincanto da mitteleuropa, una vera e propria ripulsa e nausea di fronte al diverso che dovrebbe un pochetto far riflettere, magari).
Anche perché diversamente si finisce nel solito cul de sac: non si può far politica dicendo semplicemente &quot;è un mondo di zombie sfigati e di stronzi&quot;, ma sostituire quell&#039;atteggiamento suicida con &quot;le trasformazioni sociali hanno prodotto un mondo di zombie sfigati e di stronzi&quot; non ci fa avanzare granché nella comprensione dei processi, né delle strategie alternative, pratiche, da offrire a quegli zombie.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>bonomi rilegge da tempo e in modo meritorio le analisi del postoperaismo sulla trasformazione produttiva seguita agli anni 70 (bologna e fumagalli su tutti, e in parte negri per via di lazzarato), analisi che circolano da almeno 15 anni peraltro. Purtroppo gli eredi del pci, sia in direzione riformista che rifondante, le hanno sempre ignorate (più i secondi dei primi, a dire il vero), coi bei risultati che vediamo. Anche in area &#8220;antagonista&#8221; si è preferito utilizzarne solo la fraseologia piuttosto che capire cosa cacchio volessero dire (esemplari l&#8217;apporto militaresco di casarini o quello fantasmagorico di bifo, in questo senso).<br />
bene l&#8217;analisi di bonomi dunque, per quanto trovo ancora debole e meccanicistica tutta la parte in cui dall&#8217;analisi materiale si passa a quella &#8220;sentimentale&#8221;, identificando nella paura identitaria l&#8217;origine dei problemi e non, più semplicemente e oggettivamente, nell&#8217;assenza di qualsivoglia governance dei processi, o persino riconoscimento della loro legittimità ed esistenza, i quali processi di conseguenza non potevano che marcire lì sul posto.<br />
(faccio anche notare che paura e rancore non sono sentimenti contigui, semmai paura e sottomissione, e che più che rancore si dovrebbe rintracciare l&#8217;odio, è che quest&#8217;ultimo non è necessariamente di destra anche se a volte si mostra come tale).<br />
Sottolineo anche che il richiamo iniziale del post al metodo della conricerca o inchiesta dei quaderni rossi e successivi, dovrebbe alludere anche all&#8217;importanza di letture dei processi sociali che non rinuncino per principio a rintracciare in essi, anche nei più sporchi, tracce d&#8217;altri &#8220;sentimenti&#8221; e in particolare i germi del desiderio, delle &#8220;macchine desideranti&#8221;. Perché non esiste strategia di sinistra (di emancipazione) che non ci si debba basare in positivo sulle spinte del desiderio, e se si pensa che non ve ne siano tanto vale il suicidio politico (il fatto che i sentimenti dominanti del popolo di sinistra siano da tempo la tristezza cosmica e la percezione di lontananza dal proprio tempo, di stranieri in questo mondo, piuttosto che la gioia e la passione, la dice lunga sull&#8217;abbandono delle &#8220;sane radici materialistiche&#8221; a favore di un atteggiamento di estenuato, nobile e aristocratico disincanto da mitteleuropa, una vera e propria ripulsa e nausea di fronte al diverso che dovrebbe un pochetto far riflettere, magari).<br />
Anche perché diversamente si finisce nel solito cul de sac: non si può far politica dicendo semplicemente &#8220;è un mondo di zombie sfigati e di stronzi&#8221;, ma sostituire quell&#8217;atteggiamento suicida con &#8220;le trasformazioni sociali hanno prodotto un mondo di zombie sfigati e di stronzi&#8221; non ci fa avanzare granché nella comprensione dei processi, né delle strategie alternative, pratiche, da offrire a quegli zombie.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Paolo S		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/il-rancore/comment-page-1/#comment-95645</link>

		<dc:creator><![CDATA[Paolo S]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Apr 2008 10:37:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;uno spostamento emotivo dalla passione calda della politica verso le piccole, fredde passioni degli interessi&quot;?
Direi che in Italia il fulcro del sogno e della passione calda è e rimane la &quot;famiglia&quot;, con tutte le virgolette del caso. E purtroppo da queste parti una politica del sociale sembra alimentare molto meno dei denari o della sicurezza dei privati gli interessi (presunti) della fiamma del focolare.
Miopia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;uno spostamento emotivo dalla passione calda della politica verso le piccole, fredde passioni degli interessi&#8221;?<br />
Direi che in Italia il fulcro del sogno e della passione calda è e rimane la &#8220;famiglia&#8221;, con tutte le virgolette del caso. E purtroppo da queste parti una politica del sociale sembra alimentare molto meno dei denari o della sicurezza dei privati gli interessi (presunti) della fiamma del focolare.<br />
Miopia.</p>
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