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	Commenti a: IL SEMINARIO SULL&#039;HATE SPEECH (VERSIONE PARZIALISSIMA E FALLACE, COME E&#039; GIUSTO CHE SIA)	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
	<lastBuildDate>Tue, 11 Jun 2013 14:00:49 +0000</lastBuildDate>
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		Di: ilaria		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[ilaria]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Jun 2013 14:00:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[A stare cinque minuti su fb pare che un sacco di persone abbiano ascoltato un altro seminario. O forse hanno solo letto i resoconti. o forse ancora, in base a uno studio recente, nemmeno letto oltre il titolo e le prime parole dei resoconti, che condividono freneticamente e che paiono tutti scritti da un&#039;unica prospettiva (solo un tantino deformante). Un bel caleidoscopio che ripete un unico mantra: i vecchi attaccano la libertà di espressione e la rete, non è un paese per internet.
Che sia stato detto chiaramente che il problema non nasce su internet, e che le leggi ci sono e basta applicarle, perché quel che è contro la legge fuori da internet non può essere permesso su internet, e che soprattutto si tratta di diffondere una cultura del rispetto e di dare strumenti perché questa cultura prevalga e gli abusi - già definiti come tali dalle leggi vigenti - siano riconosciuti e sanzionati, ebbene, tutto questo non viene proprio notato. Come non viene notata la preoccupazione di salvaguardare la libertà di espressione, che però va distinta da una pseudo libertà che in realtà la mina alla base.
A me sembrano gli stessi argomenti di chi in USA difende a oltranza la libertà di armarsi fino ai denti come prevenzione della violenza.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A stare cinque minuti su fb pare che un sacco di persone abbiano ascoltato un altro seminario. O forse hanno solo letto i resoconti. o forse ancora, in base a uno studio recente, nemmeno letto oltre il titolo e le prime parole dei resoconti, che condividono freneticamente e che paiono tutti scritti da un&#8217;unica prospettiva (solo un tantino deformante). Un bel caleidoscopio che ripete un unico mantra: i vecchi attaccano la libertà di espressione e la rete, non è un paese per internet.<br />
Che sia stato detto chiaramente che il problema non nasce su internet, e che le leggi ci sono e basta applicarle, perché quel che è contro la legge fuori da internet non può essere permesso su internet, e che soprattutto si tratta di diffondere una cultura del rispetto e di dare strumenti perché questa cultura prevalga e gli abusi &#8211; già definiti come tali dalle leggi vigenti &#8211; siano riconosciuti e sanzionati, ebbene, tutto questo non viene proprio notato. Come non viene notata la preoccupazione di salvaguardare la libertà di espressione, che però va distinta da una pseudo libertà che in realtà la mina alla base.<br />
A me sembrano gli stessi argomenti di chi in USA difende a oltranza la libertà di armarsi fino ai denti come prevenzione della violenza.</p>
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		Di: Loredana De Vita		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/il-seminario-sullhate-speech-versione-parzialissima-e-fallace-come-e-giusto-che-sia/comment-page-1/#comment-134122</link>

		<dc:creator><![CDATA[Loredana De Vita]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Jun 2013 13:27:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Copio e incollo due post che ho inserito ieri sulla pagina di Loredana, il primo subito dopo il lunghissimo ascolto in diretta:
 è finito proprio ora e l&#039;ho gradito molto. molti spunti di riflessione... prima un po&#039; di pausa ora più tardi provo a esplicitare meglio.
Il secondo ragionato di stamattina presto:
Lunga pausa conclusa. Sensazione che il mio gradire l&#039;ascolto si sia poi scontrato con l&#039;essenzialità di quanto ascoltato. Non so, ma mancava qualcosa come quando si ha una buona idea ma non si hanno gli strumenti per realizzarla. Della parte istituzionale ho gradito molto Rodotà e l&#039;invito a considerare che ciò che si fa off-line è anche ciò che compare on-line sia per le leggi di controllo, ma credo soprattutto per l&#039;etica di un linguaggio rispettoso che sempre più spesso viene a mancare. La parte (breve per fortuna) centrale, le testimonianze, mi sono sembrate una forzatura. Per carità, nulla da dire sul peso delle storie vere... ma da insegnante potrei raccontarne tante simili che non accadono on-line. La rete amplifica l&#039;evento e anche la sua ricezione, ma è alla base che bisogna &quot;educare&quot;, intendo dire prima della rete e, ovviamente anche durante e dopo. La terza parte è stata, per me, più congrua. Anche nella differenza dei modi e degli stili di comunicazione, mi è sembrato che si parlasse di vita concreta, lontano dagli abiti gessati delle istituzioni. Il che se da una parte è bello, dall&#039;altra è veramente triste... le istituzioni non dovrebbero essere noi invece che dei nudi sepolcri imbiancati? Forte l&#039;intervento di Loredana, toccava il punto &quot;difendere la libertà di internet, ma senza diffondere gli insulti&quot;, &quot;la responsabilità degli influencer&quot;, &quot;le parole e immagini violente soprattutto contro le donne&quot; che hanno una testa in testa (aggiungo io). Invitava a smettere di fare i conti con il pallottoliere per eviatre di nominare il problema &quot;femminicidio&quot;, per esempio. Mi è piaciuto anche molto quando sottolineava l&#039;importanza di un&#039;educazione per i giovani, ma con particolare attenzione a quella degli adulti. Luisa Betti sottolineava ancora l&#039;importanza del linguaggio e il fatto che &quot;limitarlo&quot; nel senso di educare a usarlo meglio non è censura... e questo soprattutto negli adulti perché i giovani amplificano i comportamenti degli adulti anche on-line. Lorella Zanardo, bellissimo intervento anche lei, sottolineava il rischio di un effetto &quot;palcoscenico&quot; della rete con attori che si fanno protagonisti non di sé ma dell&#039;altro da sé spesso scaricando insicurezze e fobie in rete. Insomma, chi è riuscito a leggermi sin qui ha capito che davvero gli spunti erano molti, buoni e anche cattivi, ma entrambi utili per farsi un&#039;idea e scegliere il proprio modo di &quot;scendere in rete&quot;.
Poi ho letto anche di troppi interventi contraddittori, ci rifletterò ma per il momento resto della mia opinione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Copio e incollo due post che ho inserito ieri sulla pagina di Loredana, il primo subito dopo il lunghissimo ascolto in diretta:<br />
 è finito proprio ora e l&#8217;ho gradito molto. molti spunti di riflessione&#8230; prima un po&#8217; di pausa ora più tardi provo a esplicitare meglio.<br />
Il secondo ragionato di stamattina presto:<br />
Lunga pausa conclusa. Sensazione che il mio gradire l&#8217;ascolto si sia poi scontrato con l&#8217;essenzialità di quanto ascoltato. Non so, ma mancava qualcosa come quando si ha una buona idea ma non si hanno gli strumenti per realizzarla. Della parte istituzionale ho gradito molto Rodotà e l&#8217;invito a considerare che ciò che si fa off-line è anche ciò che compare on-line sia per le leggi di controllo, ma credo soprattutto per l&#8217;etica di un linguaggio rispettoso che sempre più spesso viene a mancare. La parte (breve per fortuna) centrale, le testimonianze, mi sono sembrate una forzatura. Per carità, nulla da dire sul peso delle storie vere&#8230; ma da insegnante potrei raccontarne tante simili che non accadono on-line. La rete amplifica l&#8217;evento e anche la sua ricezione, ma è alla base che bisogna &#8220;educare&#8221;, intendo dire prima della rete e, ovviamente anche durante e dopo. La terza parte è stata, per me, più congrua. Anche nella differenza dei modi e degli stili di comunicazione, mi è sembrato che si parlasse di vita concreta, lontano dagli abiti gessati delle istituzioni. Il che se da una parte è bello, dall&#8217;altra è veramente triste&#8230; le istituzioni non dovrebbero essere noi invece che dei nudi sepolcri imbiancati? Forte l&#8217;intervento di Loredana, toccava il punto &#8220;difendere la libertà di internet, ma senza diffondere gli insulti&#8221;, &#8220;la responsabilità degli influencer&#8221;, &#8220;le parole e immagini violente soprattutto contro le donne&#8221; che hanno una testa in testa (aggiungo io). Invitava a smettere di fare i conti con il pallottoliere per eviatre di nominare il problema &#8220;femminicidio&#8221;, per esempio. Mi è piaciuto anche molto quando sottolineava l&#8217;importanza di un&#8217;educazione per i giovani, ma con particolare attenzione a quella degli adulti. Luisa Betti sottolineava ancora l&#8217;importanza del linguaggio e il fatto che &#8220;limitarlo&#8221; nel senso di educare a usarlo meglio non è censura&#8230; e questo soprattutto negli adulti perché i giovani amplificano i comportamenti degli adulti anche on-line. Lorella Zanardo, bellissimo intervento anche lei, sottolineava il rischio di un effetto &#8220;palcoscenico&#8221; della rete con attori che si fanno protagonisti non di sé ma dell&#8217;altro da sé spesso scaricando insicurezze e fobie in rete. Insomma, chi è riuscito a leggermi sin qui ha capito che davvero gli spunti erano molti, buoni e anche cattivi, ma entrambi utili per farsi un&#8217;idea e scegliere il proprio modo di &#8220;scendere in rete&#8221;.<br />
Poi ho letto anche di troppi interventi contraddittori, ci rifletterò ma per il momento resto della mia opinione.</p>
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		<title>
		Di: isabella		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/il-seminario-sullhate-speech-versione-parzialissima-e-fallace-come-e-giusto-che-sia/comment-page-1/#comment-134121</link>

		<dc:creator><![CDATA[isabella]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Jun 2013 10:35:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[io ho seguito in streaming quasi tutto il seminario. Mi è piaciuto molto, ma la sordità è preconcetta e forse anche decisa a tavolino.
I sordi più semplici si fanno scudo della loro necessità e libertà di poter continuare a parlare (male) del presunto avversario (le istituzioni); i sordi più artati sono lì solo per chiudere ogni possibile analisi o dialogo.
Che si fa? Si continua a parlare,a d analizzare e a dialogare. Anche se è triste.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>io ho seguito in streaming quasi tutto il seminario. Mi è piaciuto molto, ma la sordità è preconcetta e forse anche decisa a tavolino.<br />
I sordi più semplici si fanno scudo della loro necessità e libertà di poter continuare a parlare (male) del presunto avversario (le istituzioni); i sordi più artati sono lì solo per chiudere ogni possibile analisi o dialogo.<br />
Che si fa? Si continua a parlare,a d analizzare e a dialogare. Anche se è triste.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: ElenaElle		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/il-seminario-sullhate-speech-versione-parzialissima-e-fallace-come-e-giusto-che-sia/comment-page-1/#comment-134120</link>

		<dc:creator><![CDATA[ElenaElle]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Jun 2013 10:14:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Condivido l&#039;amarezza di fondo del tuo resoconto, soprattutto dopo che ho letto l&#039;articolo che riporti da webnews e che usa parole come queste:
&quot;Su Twitter, mentre il seminario prosegue, si sono scatenate le critiche a questo stile – anche se non sono mancati gli apprezzamenti – soprattutto da parte degli esperti della Rete, di blogger, giornalisti, che pensavano di partecipare a un seminario sull’hate speech di alto livello, non a uno spot su una campagna di sensibilizzazione per le scuole medie superiori promossa da persone che non riescono a pronunciare correttamente il termine cyberspazio.&quot;
Direi che si commenta da solo, aimé!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Condivido l&#8217;amarezza di fondo del tuo resoconto, soprattutto dopo che ho letto l&#8217;articolo che riporti da webnews e che usa parole come queste:<br />
&#8220;Su Twitter, mentre il seminario prosegue, si sono scatenate le critiche a questo stile – anche se non sono mancati gli apprezzamenti – soprattutto da parte degli esperti della Rete, di blogger, giornalisti, che pensavano di partecipare a un seminario sull’hate speech di alto livello, non a uno spot su una campagna di sensibilizzazione per le scuole medie superiori promossa da persone che non riescono a pronunciare correttamente il termine cyberspazio.&#8221;<br />
Direi che si commenta da solo, aimé!</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Flavia Novelli		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/il-seminario-sullhate-speech-versione-parzialissima-e-fallace-come-e-giusto-che-sia/comment-page-1/#comment-134119</link>

		<dc:creator><![CDATA[Flavia Novelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Jun 2013 09:53:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Condivido pienamente!
Penso che su un argomento delicato come questo si debba avere l&#039;onestà e l&#039;umiltà intellettuale di non schierarsi da una parte o dall&#039;altra. Sono finiti i tempi degli apocalittici/integrati. Non è il caso di fare tifoseria ma bisogna ragionare seriamente valutando tutti i pro e i contro che la rete comporta. Una strada secondo me perseguibile potrebbe essere quella della sensibilizzazione e della media education per far comprendere ai più giovani che il web non è un limbo dove le azioni non hanno conseguenze. Perchè il web non è un universo parallelo privo di regole. Se fai una cosa sul web è come se la facessi nella tua aula scolastica ... per di più con conseguenze amplificate!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Condivido pienamente!<br />
Penso che su un argomento delicato come questo si debba avere l&#8217;onestà e l&#8217;umiltà intellettuale di non schierarsi da una parte o dall&#8217;altra. Sono finiti i tempi degli apocalittici/integrati. Non è il caso di fare tifoseria ma bisogna ragionare seriamente valutando tutti i pro e i contro che la rete comporta. Una strada secondo me perseguibile potrebbe essere quella della sensibilizzazione e della media education per far comprendere ai più giovani che il web non è un limbo dove le azioni non hanno conseguenze. Perchè il web non è un universo parallelo privo di regole. Se fai una cosa sul web è come se la facessi nella tua aula scolastica &#8230; per di più con conseguenze amplificate!</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Ilaria		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/il-seminario-sullhate-speech-versione-parzialissima-e-fallace-come-e-giusto-che-sia/comment-page-1/#comment-134118</link>

		<dc:creator><![CDATA[Ilaria]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Jun 2013 09:12:10 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/?p=6009#comment-134118</guid>

					<description><![CDATA[Penso anch&#039;io che i concetti chiave siano cultura dell&#039;uso delle tecnologie (e dei social network) e educazione. Una cosa che mi colpisce, per es. è che in facoltà come scienze della formazione (almeno quella che ho frequentato io, ma sto parlando di Bologna, cioè di una facoltà faro, nel suo campo), cioè facoltà dove si formano coloro che andranno poi a educare/insegnare/formare a tutti i livelli, questi temi siano pochissimo trattati. In realtà per un esame studiai un testo sul &quot;bullismo elettronico&quot; ma lo trovai un po&#039; troppo accademico come visione. Invece è fondamentale che almeno le persone che si troveranno a lavorare in contesti specificamente educativi abbiano una cultura e una consapevolezza sul tema, altrimenti continueremo a dividerci nella perenne e inutile schermaglia tra apocalittici e integrati, solo che qui - essendoci l&#039;interattività (e intersoggettività) di mezzo - la posta in gioco è ben più grave.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Penso anch&#8217;io che i concetti chiave siano cultura dell&#8217;uso delle tecnologie (e dei social network) e educazione. Una cosa che mi colpisce, per es. è che in facoltà come scienze della formazione (almeno quella che ho frequentato io, ma sto parlando di Bologna, cioè di una facoltà faro, nel suo campo), cioè facoltà dove si formano coloro che andranno poi a educare/insegnare/formare a tutti i livelli, questi temi siano pochissimo trattati. In realtà per un esame studiai un testo sul &#8220;bullismo elettronico&#8221; ma lo trovai un po&#8217; troppo accademico come visione. Invece è fondamentale che almeno le persone che si troveranno a lavorare in contesti specificamente educativi abbiano una cultura e una consapevolezza sul tema, altrimenti continueremo a dividerci nella perenne e inutile schermaglia tra apocalittici e integrati, solo che qui &#8211; essendoci l&#8217;interattività (e intersoggettività) di mezzo &#8211; la posta in gioco è ben più grave.</p>
]]></content:encoded>
		
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