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	Commenti a: IL VELENO E L&#039;ANTIDOTO: A PROPOSITO DI PILLON	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		Di: Anonimo		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Anonimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Mar 2019 07:40:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[frequentavo all&#039;epoca una comunità religiosa, ero giovanissima ed ero stata con loro a Spello per una settimana di lavoro nei campi e preghiera. Quando uscì questo articolo di fratel Carlo lui che era stato considerato il mistico e l&#039;illuminato divenne d&#039;un tratto l&#039;eretico. Pensava quello che pensavo io, e fu anche per questo che me andai e tornai del tutto laica. Grazie per averlo ripubblicato.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>frequentavo all&#8217;epoca una comunità religiosa, ero giovanissima ed ero stata con loro a Spello per una settimana di lavoro nei campi e preghiera. Quando uscì questo articolo di fratel Carlo lui che era stato considerato il mistico e l&#8217;illuminato divenne d&#8217;un tratto l&#8217;eretico. Pensava quello che pensavo io, e fu anche per questo che me andai e tornai del tutto laica. Grazie per averlo ripubblicato.</p>
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		Di: berlicche		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/il-veleno-e-lantidoto-a-proposito-di-pillon/comment-page-1/#comment-141155</link>

		<dc:creator><![CDATA[berlicche]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Mar 2019 05:32:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ero un lettore onnivoro. Spaziavo dai polizieschi al fantasy, dai tomi storici all’avventura. Quel volume era un best seller, e parlava di cose che amavo: medioevo, misteri, labirinti. Così me lo portai a casa, e lo divorai.
Una caratteristica dei lettori onnivori, di quelli che leggono tanto, è che spesso colgono le fonti da cui gli scrittori hanno attinto. Gli originali. Perché nessuno che scriva lo fa partendo dal nulla.
Ora, una citazione è qualcosa che può anche far piacere. L’ammiccamento ci può anche stare. Anche la parodia è benvenuta. Ma quando un autore prende le idee altrui e le fa proprie, senza dirlo…ecco, è una cosa che non riesco a sopportare. Non sono pochi i libri che ho lasciato letti a mezzo oppure ho terminato con fatica perché li ho scoperti plagi di opere precedenti. Per fare di meglio del tuo modello devi essere veramente, veramente bravo.
E no, Eco non lo era.
“Il nome della rosa” è un libro enormemente sopravvalutato. L’idea di un frate investigatore la troviamo nella saga di Fratello Cadfael che nei paesi anglosassoni aveva appena acquistato notorietà. Il protagonista e il suo assistente sono chiaramente modellati su Sherlock Holmes e Watson, senza possederne statura e carisma ma rubandone temi e metodo. Il modus operandi dell’assassino è preso dai romanzi di Agatha Christie, veleno compreso (ma quell’idea era di Caterina de’ Medici). Il bibliotecario cieco è Jorge Luis Borges, al centro del suo labirinto. E così via.
A neanche un terzo del libro avevo già capito l’assassino. Mi mancava solo comprenderne il vero movente: ma era troppo stupido e irrealistico da potersi anticipare. I personaggi non si comportavano come persone vere, ma come marionette che lo scrittore muoveva per confermare la sua tesi. Storicamente non stava in piedi, e per uno che si atteggiava a storico questo era il peccato più grave, perché consapevolmente commesso.
Non avevo però  compreso quale fosse la cosa peggiore. Allora non ero ancora abbastanza attrezzato filosoficamente per cogliere in pieno l’intento dell’autore. Il suo nichilismo, la tesi portata avanti a scapito della realtà. Però capivo molto bene che qualcosa aveva avvelenato la trama: un volume che emana qualcosa che uccide. Ci misi qualche giorno, dopo averlo terminato, a comprendere cosa realmente mi disturbava, e l’intuizione mi arrivò improvvisa: in quel libro non c’era amore.
Nessun amore, di nessuno per nessuno. Perché se tutto è nulla, se tutto è solo nome, allora niente ha senso, neppure l’amore. Nessuno dei monaci crede nell’amore di Dio, o prova piacere ad essere un monaco. Per tutti è una scelta di vita incomprensibile. E allora perché lo sono? In cosa credono, dunque? Ogni cosa è sopraffazione, sesso, potere, ideologia. Il cristianesimo è una scusa, una maschera, non esiste. Ognuno di loro vive in una finzione.
Ma cosa mi può insegnare un libro del genere? Così diverso dalla vita che vedo, che provo ogni giorno? Un plagio erudito, un pastiche di cose già lette, assemblato male, senz’anima?
Nulla.
E da quel giorno ho chiuso con Umberto Eco.
Rimane la domanda, che mi sono fatta solo molto dopo: come mai un romanzo del genere riesce a diventare un best-seller? Come mai i critici, che pur libri ne devono avere letti almeno quanto me, non hanno colto quanto ho colto io, o, se lo hanno colto, non l’hanno detto?
E’ un interrogativo che faccio anche a voi. Chi aveva interesse a spingere un libro che diffamava la Chiesa, alterava la storia, echeggiava il nulla? E perchè?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ero un lettore onnivoro. Spaziavo dai polizieschi al fantasy, dai tomi storici all’avventura. Quel volume era un best seller, e parlava di cose che amavo: medioevo, misteri, labirinti. Così me lo portai a casa, e lo divorai.<br />
Una caratteristica dei lettori onnivori, di quelli che leggono tanto, è che spesso colgono le fonti da cui gli scrittori hanno attinto. Gli originali. Perché nessuno che scriva lo fa partendo dal nulla.<br />
Ora, una citazione è qualcosa che può anche far piacere. L’ammiccamento ci può anche stare. Anche la parodia è benvenuta. Ma quando un autore prende le idee altrui e le fa proprie, senza dirlo…ecco, è una cosa che non riesco a sopportare. Non sono pochi i libri che ho lasciato letti a mezzo oppure ho terminato con fatica perché li ho scoperti plagi di opere precedenti. Per fare di meglio del tuo modello devi essere veramente, veramente bravo.<br />
E no, Eco non lo era.<br />
“Il nome della rosa” è un libro enormemente sopravvalutato. L’idea di un frate investigatore la troviamo nella saga di Fratello Cadfael che nei paesi anglosassoni aveva appena acquistato notorietà. Il protagonista e il suo assistente sono chiaramente modellati su Sherlock Holmes e Watson, senza possederne statura e carisma ma rubandone temi e metodo. Il modus operandi dell’assassino è preso dai romanzi di Agatha Christie, veleno compreso (ma quell’idea era di Caterina de’ Medici). Il bibliotecario cieco è Jorge Luis Borges, al centro del suo labirinto. E così via.<br />
A neanche un terzo del libro avevo già capito l’assassino. Mi mancava solo comprenderne il vero movente: ma era troppo stupido e irrealistico da potersi anticipare. I personaggi non si comportavano come persone vere, ma come marionette che lo scrittore muoveva per confermare la sua tesi. Storicamente non stava in piedi, e per uno che si atteggiava a storico questo era il peccato più grave, perché consapevolmente commesso.<br />
Non avevo però  compreso quale fosse la cosa peggiore. Allora non ero ancora abbastanza attrezzato filosoficamente per cogliere in pieno l’intento dell’autore. Il suo nichilismo, la tesi portata avanti a scapito della realtà. Però capivo molto bene che qualcosa aveva avvelenato la trama: un volume che emana qualcosa che uccide. Ci misi qualche giorno, dopo averlo terminato, a comprendere cosa realmente mi disturbava, e l’intuizione mi arrivò improvvisa: in quel libro non c’era amore.<br />
Nessun amore, di nessuno per nessuno. Perché se tutto è nulla, se tutto è solo nome, allora niente ha senso, neppure l’amore. Nessuno dei monaci crede nell’amore di Dio, o prova piacere ad essere un monaco. Per tutti è una scelta di vita incomprensibile. E allora perché lo sono? In cosa credono, dunque? Ogni cosa è sopraffazione, sesso, potere, ideologia. Il cristianesimo è una scusa, una maschera, non esiste. Ognuno di loro vive in una finzione.<br />
Ma cosa mi può insegnare un libro del genere? Così diverso dalla vita che vedo, che provo ogni giorno? Un plagio erudito, un pastiche di cose già lette, assemblato male, senz’anima?<br />
Nulla.<br />
E da quel giorno ho chiuso con Umberto Eco.<br />
Rimane la domanda, che mi sono fatta solo molto dopo: come mai un romanzo del genere riesce a diventare un best-seller? Come mai i critici, che pur libri ne devono avere letti almeno quanto me, non hanno colto quanto ho colto io, o, se lo hanno colto, non l’hanno detto?<br />
E’ un interrogativo che faccio anche a voi. Chi aveva interesse a spingere un libro che diffamava la Chiesa, alterava la storia, echeggiava il nulla? E perchè?</p>
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		Di: Paola		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/il-veleno-e-lantidoto-a-proposito-di-pillon/comment-page-1/#comment-141154</link>

		<dc:creator><![CDATA[Paola]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Mar 2019 16:41:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[È stupefacente come dal sentimento religioso sia così facile scivolare nell’intolleranza. Sembra un paradosso poi quando queste rigidità si rivelano tra fedeli cattolici, la religione della carità. Suonano ancora più preziose le parole di Carretto]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È stupefacente come dal sentimento religioso sia così facile scivolare nell’intolleranza. Sembra un paradosso poi quando queste rigidità si rivelano tra fedeli cattolici, la religione della carità. Suonano ancora più preziose le parole di Carretto</p>
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		<title>
		Di: Alida		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/il-veleno-e-lantidoto-a-proposito-di-pillon/comment-page-1/#comment-141153</link>

		<dc:creator><![CDATA[Alida]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Mar 2019 11:36:26 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/?p=7758#comment-141153</guid>

					<description><![CDATA[Non è un commento molto articolato... Forse una tua osservazione così ben fatta lo meriterebbe... Ma solo la commozione che mi hanno provocato le parole di Carlo Carretto che rappresentano la vera libertà nel rispetto della diversità di pensiero... Grazie.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non è un commento molto articolato&#8230; Forse una tua osservazione così ben fatta lo meriterebbe&#8230; Ma solo la commozione che mi hanno provocato le parole di Carlo Carretto che rappresentano la vera libertà nel rispetto della diversità di pensiero&#8230; Grazie.</p>
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