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	Commenti a: IL VIAGGIO DEL TRENINO	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		<title>
		Di: Luca Perilli		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Perilli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Nov 2014 17:14:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Cara Loredana, ci rivedremo alla Biblioteca Filelfica di Tolentino questo sabato! Per me sarà un gran piacere, a libro letto. :)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cara Loredana, ci rivedremo alla Biblioteca Filelfica di Tolentino questo sabato! Per me sarà un gran piacere, a libro letto. 🙂</p>
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		Di: Luca Perilli		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Perilli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Nov 2014 15:52:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Credo di essere stato il primo ad averlo acquistato a Macerata: il mio libraio di fiducia me lo ha preso dall&#039;imballo appena arrivato in libreria, profumava ancora di inchiostro e aveva le copertine appiccicate ai libri che lo accompagnavano. Mi sono subito fiondato a pagina 67, per rivivere l&#039;evento che ha marcato ogni maceratese che lo ha vissuto: il terremoto del 26 Settembre 1997, la notte del mio 30simo compleanno... e da lì mi sto dipanando con voracità. Fa un certo effetto leggerti, cara Loredana, soprattutto quando i luoghi e le situazioni che racconti o che fai raccontare da chi citi sono così familiari al Sottoscritto (i miei sono di Camerino e Sarnano-Macerata, fin da piccolino ho frequentato i Sibillini): adesso non mi resta che (tentare di) capire &quot;il dolore che non ti appartiene&quot; ma che è più vero di quello reale e di quello finto, per dirla con la poesia di Pessoa che ha ispirato il bel titolo del tuo libro.
P.S.: Alternerò la lettura con quella della nuova traduzione integrale delle fiabe e delle storie di Andersen, riempiendo gli occhi con le sue illustrazioni e con quelle di Paolo D&#039;Altan per &quot;Pupa&quot;. Così, per contrappuntare o per sottolineare di volta in volta quel che hai scritto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Credo di essere stato il primo ad averlo acquistato a Macerata: il mio libraio di fiducia me lo ha preso dall&#8217;imballo appena arrivato in libreria, profumava ancora di inchiostro e aveva le copertine appiccicate ai libri che lo accompagnavano. Mi sono subito fiondato a pagina 67, per rivivere l&#8217;evento che ha marcato ogni maceratese che lo ha vissuto: il terremoto del 26 Settembre 1997, la notte del mio 30simo compleanno&#8230; e da lì mi sto dipanando con voracità. Fa un certo effetto leggerti, cara Loredana, soprattutto quando i luoghi e le situazioni che racconti o che fai raccontare da chi citi sono così familiari al Sottoscritto (i miei sono di Camerino e Sarnano-Macerata, fin da piccolino ho frequentato i Sibillini): adesso non mi resta che (tentare di) capire &#8220;il dolore che non ti appartiene&#8221; ma che è più vero di quello reale e di quello finto, per dirla con la poesia di Pessoa che ha ispirato il bel titolo del tuo libro.<br />
P.S.: Alternerò la lettura con quella della nuova traduzione integrale delle fiabe e delle storie di Andersen, riempiendo gli occhi con le sue illustrazioni e con quelle di Paolo D&#8217;Altan per &#8220;Pupa&#8221;. Così, per contrappuntare o per sottolineare di volta in volta quel che hai scritto.</p>
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		<title>
		Di: lalipperini		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[lalipperini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Nov 2014 08:08:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Caro, caro Anselmo. Un grazie a te, per l&#039;affetto e la cura che hai dedicato al librino, e per tutto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro, caro Anselmo. Un grazie a te, per l&#8217;affetto e la cura che hai dedicato al librino, e per tutto.</p>
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		Di: Anselmo		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Anselmo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Nov 2014 01:03:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ho appena terminato di leggere &quot;Questo trenino a molle che si chiama cuore&quot;. L&#039;ho letto tutto d&#039;un fiato. E&#039; molto scorrevole e anche coinvolgente. Per me in particolare, specialmente quando ricordi gli ultimi giorni di vita di Chiara. Molto ricco di contenuti, che può essere letto in diversi modi. Per chi non conosce le Marche, come me, e in particolare la Val di Chienti, è  la curiosità di conoscere a motivare la lettura e in questo senso può essere letto come una guida, non turistica, ma di viaggio. Una guida, per intenderci, non del turista frettoloso dei viaggi organizzati, ma del viaggiatore che, alla fine del soggiorno, fa propria la località visitata. Nello stesso modo come viaggiava Chiara.
Inoltre riesci a descrivere in maniera esemplare il passaggio della Valle dalla società rurale alla società attuale, piena di tante contraddizioni e anche tante penalizzazioni. Tanto che la terra di confine più che &quot;limen&quot; (confine d&#039;incontro) - metaforicamente la molla del trenino si distende -  molte volte diventa un  &quot;limes&quot; (confine di scontro) - la molla si contrae -. Così questa dualità che vedi anche nei luoghi geografici (il tempio antico che diventa chiesa, ecc...), la trasferisci anche nei luoghi interiori. E in questo senso riesci a fornire al lettore anche una sorta di ulteriore guida per addentrarsi nei propri luoghi interiori, sempre in lotta tra  &quot;limen&quot; e &quot;limes&quot;.  Per continuare la metafora della molla, con un cuore che si chiude in se stesso o si apre completamente.
E&#039; anche un libro che parla della morte, come ne parlava Chiara. Non lontana e distaccata. Non nemica e avversaria come nel Settimo sigillo di Bergman. Ma sorella. Sorella morte di francescana memoria. Del resto Chiara, citando Agostino d&#039;Ippona - mi sembra le Confessioni - ricordava che noi umani siamo o vivi mortali o morti viventi. E nel tuo libro tutti i morti che ricordi sembrano essere in vita. Anche se, come scrivi, &quot;non tornerà nessuno dalla morte&quot;. Purtroppo. Grazie.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho appena terminato di leggere &#8220;Questo trenino a molle che si chiama cuore&#8221;. L&#8217;ho letto tutto d&#8217;un fiato. E&#8217; molto scorrevole e anche coinvolgente. Per me in particolare, specialmente quando ricordi gli ultimi giorni di vita di Chiara. Molto ricco di contenuti, che può essere letto in diversi modi. Per chi non conosce le Marche, come me, e in particolare la Val di Chienti, è  la curiosità di conoscere a motivare la lettura e in questo senso può essere letto come una guida, non turistica, ma di viaggio. Una guida, per intenderci, non del turista frettoloso dei viaggi organizzati, ma del viaggiatore che, alla fine del soggiorno, fa propria la località visitata. Nello stesso modo come viaggiava Chiara.<br />
Inoltre riesci a descrivere in maniera esemplare il passaggio della Valle dalla società rurale alla società attuale, piena di tante contraddizioni e anche tante penalizzazioni. Tanto che la terra di confine più che &#8220;limen&#8221; (confine d&#8217;incontro) &#8211; metaforicamente la molla del trenino si distende &#8211;  molte volte diventa un  &#8220;limes&#8221; (confine di scontro) &#8211; la molla si contrae -. Così questa dualità che vedi anche nei luoghi geografici (il tempio antico che diventa chiesa, ecc&#8230;), la trasferisci anche nei luoghi interiori. E in questo senso riesci a fornire al lettore anche una sorta di ulteriore guida per addentrarsi nei propri luoghi interiori, sempre in lotta tra  &#8220;limen&#8221; e &#8220;limes&#8221;.  Per continuare la metafora della molla, con un cuore che si chiude in se stesso o si apre completamente.<br />
E&#8217; anche un libro che parla della morte, come ne parlava Chiara. Non lontana e distaccata. Non nemica e avversaria come nel Settimo sigillo di Bergman. Ma sorella. Sorella morte di francescana memoria. Del resto Chiara, citando Agostino d&#8217;Ippona &#8211; mi sembra le Confessioni &#8211; ricordava che noi umani siamo o vivi mortali o morti viventi. E nel tuo libro tutti i morti che ricordi sembrano essere in vita. Anche se, come scrivi, &#8220;non tornerà nessuno dalla morte&#8221;. Purtroppo. Grazie.</p>
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		Di: Laura atena		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Laura atena]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Nov 2014 14:23:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[A te che hai dormito nell&#039;ombra protetta da un cielo di stelle lontane un grande abbraccio.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A te che hai dormito nell&#8217;ombra protetta da un cielo di stelle lontane un grande abbraccio.</p>
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		Di: Rita Ortenzi		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rita Ortenzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Nov 2014 13:37:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[I luoghi degli affetti più cari oltraggiati e lesi  è come una ferita dentro il proprio cuore! Il libro ci riporta ad atmosfere intime ed a ricordi passati legati a quei luoghi, quando erano ancora intatti, e ci racconta la consapevolezza odierna e recuperata dell&#039;amore per essi insieme al dolore per immaginarne la fine. Bellissimo!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I luoghi degli affetti più cari oltraggiati e lesi  è come una ferita dentro il proprio cuore! Il libro ci riporta ad atmosfere intime ed a ricordi passati legati a quei luoghi, quando erano ancora intatti, e ci racconta la consapevolezza odierna e recuperata dell&#8217;amore per essi insieme al dolore per immaginarne la fine. Bellissimo!</p>
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		Di: lalipperini		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[lalipperini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Nov 2014 12:06:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[D&#039;accordo. La risposta è che non lo so con certezza, e non ho la presunzione di immaginare che non lo sapesse neanche Pessoa, ma mi piace pensarlo. Non un dio, comunque. Perché il treno che intrattiene la ragione è, per me, la parte della nostra vita che la ragione stessa  si compiace di osservare come un gioco. E che invece è più importante della nostra esistenza sotto la luce.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>D&#8217;accordo. La risposta è che non lo so con certezza, e non ho la presunzione di immaginare che non lo sapesse neanche Pessoa, ma mi piace pensarlo. Non un dio, comunque. Perché il treno che intrattiene la ragione è, per me, la parte della nostra vita che la ragione stessa  si compiace di osservare come un gioco. E che invece è più importante della nostra esistenza sotto la luce.</p>
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		Di: Petulante		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Petulante]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Nov 2014 11:35:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Però l&#039;hai fatta tua, quindi la domanda resta valida.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Però l&#8217;hai fatta tua, quindi la domanda resta valida.</p>
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		Di: lalipperini		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/il-viaggio-del-trenino/comment-page-1/#comment-137653</link>

		<dc:creator><![CDATA[lalipperini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Nov 2014 11:28:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Come detto, la metafora sdolcinata non è mia, ma di Fernando Pessoa :)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come detto, la metafora sdolcinata non è mia, ma di Fernando Pessoa 🙂</p>
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		<title>
		Di: Petulante		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/il-viaggio-del-trenino/comment-page-1/#comment-137652</link>

		<dc:creator><![CDATA[Petulante]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Nov 2014 11:21:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Scusa, ma nella tua metafora (un po&#039; sdolcinata, a parer mio) CHI caricherebbe a molla il cuore?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Scusa, ma nella tua metafora (un po&#8217; sdolcinata, a parer mio) CHI caricherebbe a molla il cuore?</p>
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