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	Commenti a: INCONTRARE MR.RIGHT A TREBLINKA	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		Di: La banalità dell&#8217;amore &#124; laPantofolaDigitale		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/incontrare-mrright-a-treblinka/comment-page-1/#comment-132208</link>

		<dc:creator><![CDATA[La banalità dell&#8217;amore &#124; laPantofolaDigitale]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Feb 2013 19:43:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[...] ripreso da Loredan Lipperini nel post Incontrare MR. Right a Treblinka. Condividi Pin ItAltroEmailStampaShare on TumblrDiggMi piace:Mi piace [...] ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] ripreso da Loredan Lipperini nel post Incontrare MR. Right a Treblinka. Condividi Pin ItAltroEmailStampaShare on TumblrDiggMi piace:Mi piace [&#8230;] </p>
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		Di: Pamela Cologna		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/incontrare-mrright-a-treblinka/comment-page-1/#comment-132207</link>

		<dc:creator><![CDATA[Pamela Cologna]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 Feb 2013 13:24:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Chiedo scusa se riprendo il discorso e spero che nessuno me ne voglia.
Voglio solo illustrare in due parole l&#039;argomento del libro che ho tradotto, La sposa di Auschwitz, e non perché l&#039;abbia tradotto io e quindi debba difenderlo a tutti i costi, ma semplicemente perché ne conosco meglio di altri ogni riga.
Il rosa qui è pressoché inesistente. Rabbia, rabbia, e poi ancora rabbia: questo il tema di fondo. Rabbia nei confronti dei tedeschi e di chi sapeva ma non ha mosso un dito, rabbia verso gli stessi ebrei che vendevano ai tedeschi i propri fratelli con l&#039;illusoria speranza di essere risparmiati, e rabbia verso Dio per averli abbandonati. E, infine, solo il desiderio di abbandonarsi alla morte come unica via di salvezza.
Pamela Cologna]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Chiedo scusa se riprendo il discorso e spero che nessuno me ne voglia.<br />
Voglio solo illustrare in due parole l&#8217;argomento del libro che ho tradotto, La sposa di Auschwitz, e non perché l&#8217;abbia tradotto io e quindi debba difenderlo a tutti i costi, ma semplicemente perché ne conosco meglio di altri ogni riga.<br />
Il rosa qui è pressoché inesistente. Rabbia, rabbia, e poi ancora rabbia: questo il tema di fondo. Rabbia nei confronti dei tedeschi e di chi sapeva ma non ha mosso un dito, rabbia verso gli stessi ebrei che vendevano ai tedeschi i propri fratelli con l&#8217;illusoria speranza di essere risparmiati, e rabbia verso Dio per averli abbandonati. E, infine, solo il desiderio di abbandonarsi alla morte come unica via di salvezza.<br />
Pamela Cologna</p>
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		<title>
		Di: Claudia Lionetti		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/incontrare-mrright-a-treblinka/comment-page-1/#comment-132206</link>

		<dc:creator><![CDATA[Claudia Lionetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Feb 2013 17:56:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Prendo spunto dal commento di Barbara F, e riapro il filone con tanto ritardo, solo per precisare che La figlia dei ricordi di Sarah McCoy, pur parlando _anche_ di storie d&#039;armore, di sicuro _non_ è ambientato in un campo di concentramento. In effetti, nessuna delle due protagoniste - doppia linea temporale che poi s&#039;intreccia - è nemmeno una sopravvissuta. Una è tedesca e ha vissuto nella Germania di quegli anni, per poi trasferirsi negli Stati Uniti, e semmai attraverso il suo racconto si vive uno squarcio di quella realtà con gli occhi di una ragazzina &quot;ariana&quot;, come il pericolo di chi nascondeva un ebreo, tanto per fare brevi esempi.
Mi è parso giusto specificarlo per via del tono assunto dalla discussione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Prendo spunto dal commento di Barbara F, e riapro il filone con tanto ritardo, solo per precisare che La figlia dei ricordi di Sarah McCoy, pur parlando _anche_ di storie d&#8217;armore, di sicuro _non_ è ambientato in un campo di concentramento. In effetti, nessuna delle due protagoniste &#8211; doppia linea temporale che poi s&#8217;intreccia &#8211; è nemmeno una sopravvissuta. Una è tedesca e ha vissuto nella Germania di quegli anni, per poi trasferirsi negli Stati Uniti, e semmai attraverso il suo racconto si vive uno squarcio di quella realtà con gli occhi di una ragazzina &#8220;ariana&#8221;, come il pericolo di chi nascondeva un ebreo, tanto per fare brevi esempi.<br />
Mi è parso giusto specificarlo per via del tono assunto dalla discussione.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Musette		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/incontrare-mrright-a-treblinka/comment-page-1/#comment-132205</link>

		<dc:creator><![CDATA[Musette]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Jan 2013 16:14:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Mi permetto di segnalare un piccolo libro uscito in questi giorni (Mattioli 1885), per la prima volta pubblicato in Italia: Un anno a Treblinka, di Y. Wiernick, polacco rimasto un anno a Treblinka e sopravvissuto (uno dei pochissimi) alla rivolta del 1943. Una cronaca terribile, scritta nel &#039;44 e tradotta in inglese nel &#039;45. Lunga vita agli editori che si adperano per perpetuare la memoria senza cedere alle lusinghe del mercato.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi permetto di segnalare un piccolo libro uscito in questi giorni (Mattioli 1885), per la prima volta pubblicato in Italia: Un anno a Treblinka, di Y. Wiernick, polacco rimasto un anno a Treblinka e sopravvissuto (uno dei pochissimi) alla rivolta del 1943. Una cronaca terribile, scritta nel &#8217;44 e tradotta in inglese nel &#8217;45. Lunga vita agli editori che si adperano per perpetuare la memoria senza cedere alle lusinghe del mercato.</p>
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		<title>
		Di: Barbara F		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/incontrare-mrright-a-treblinka/comment-page-1/#comment-132204</link>

		<dc:creator><![CDATA[Barbara F]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Jan 2013 04:10:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Col rischio di risultare molto naive, propongo una riflessione. Riflessione che NON è circostanziata, perché io questi romanzi sentimentali ambientati in campi di concentramento non li ho letti e quindi non so rendermi conto delle loro qualità né posso dire se il livello sia uniforme o se qualcuno di essi spicchi, in qualche modo.
Su questo blog nei mesi scorsi si è spesso discusso della forbice che si è attualmente creata fra letteratura &#039;alta&#039; ed elitaria e letteratura meramente commerciale e &#039;di genere&#039;, di come questa forbice sia stata parzialmente eliminata per quel che riguarda il noir italiano (penso a Lucarelli ma anche ad autori come Massimo Carlotto con il suo Perdas de Fogu, solo per citarne uno) ma risulti tuttora infinitamente aperta per il &#039;rosa&#039;.
La mia domanda è, perché invece di un &#039;abbassamento di livello&#039; un romanzo sentimentale che sceglie come ambientazione storica il campo di concentramento non puo&#039; invece innalzare in qualche modo il genere letterario e portare alla riflessione un pubblico che magari da queste tematiche resta normalmente distante? Decidendo che questa è una ambientazione tabu&#039; per una trama sentimentale, non ricadiamo anche noi nelle temibili regole del romanzo rosa di Leonora Forneris? (sempre sia lode a Stefania Bertola).
Premetto che sottoscrivo totalmente le riflessioni della sempre puntuale Zauberei e di Francesca Violi: la scelta di usare un campo di concentramento come ambientazione, porta enormi responsabilità, si ha un grande debito etico nei confronti del periodo storico e il campo non puo&#039; mai essere solo sfondo ma deve permeare del tutto la storia, perché altrimenti il rischio di pornografia emotiva è enorme.
A rischio di suonare molto ingenua, pero&#039;, non riesco a non vedere questo tipo di ambientazione come una grandissima potenzialità che non deve per forza essere persa. Quando a suo tempo lessi Maus e ne parlai con un mio conoscente, costui commento&#039; che si trattava di un fumetto &#039;inutile e all&#039;acqua di rose&#039; e che dopo Levi non si poteva che tacere sui campi di concentramento. Ecco, io non sono d&#039;accordo. Innanzitutto, perché oltre che alla Storia raccontata dai sopravvissuti (perché ahimé i sommersi non possono che tacere), mi interessano le storie di coloro che il campo non lo hanno vissuto ma si ritrovano a rimettere assieme i pezzi della vita distrutta di qualcuno che ha vissuto l&#039;orrore in prima persona. E, come seconda ragione ma non seconda per importanza, è inevitabile che ora che la generazione di uomini e donne che hanno vissuto sulla propria pelle l&#039;Olocausto sta scomparendo, qualcun altro debba prendere in mano il testimone. Devono farlo solamente gli storici o possiamo augurarci che ci pensino anche gli scrittori e i registi popolari, perché il ricordo rimanga vivo anche alla base?
Onestamente non riesco ad augurarmi che non ci siano romanzi rosa ambientati nei campi di concentramento, se ben scritti e rispettosi della verità storica. Mi augurerei invece che ce ne fossero molti di piu&#039; (come anche molti piu&#039; noir, horror etc) ambientati negli anni di piombo, tanto per far si&#039; che qualche adolescente possa apprendere durante una lettura d&#039;evasione che no, la strage di Bologna NON è frutto del terrorismo rosso (tanto per dirne una). Il programma scolastico di storia alle scuole superiori molto spesso non arriva al nostro passato piu&#039; prossimo, giunge solo poco oltre la seconda guerra mondiale - se la letteratura popolare potesse fungere da cuscinetto a questo iato, non sarebbe per nulla male.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Col rischio di risultare molto naive, propongo una riflessione. Riflessione che NON è circostanziata, perché io questi romanzi sentimentali ambientati in campi di concentramento non li ho letti e quindi non so rendermi conto delle loro qualità né posso dire se il livello sia uniforme o se qualcuno di essi spicchi, in qualche modo.<br />
Su questo blog nei mesi scorsi si è spesso discusso della forbice che si è attualmente creata fra letteratura &#8216;alta&#8217; ed elitaria e letteratura meramente commerciale e &#8216;di genere&#8217;, di come questa forbice sia stata parzialmente eliminata per quel che riguarda il noir italiano (penso a Lucarelli ma anche ad autori come Massimo Carlotto con il suo Perdas de Fogu, solo per citarne uno) ma risulti tuttora infinitamente aperta per il &#8216;rosa&#8217;.<br />
La mia domanda è, perché invece di un &#8216;abbassamento di livello&#8217; un romanzo sentimentale che sceglie come ambientazione storica il campo di concentramento non puo&#8217; invece innalzare in qualche modo il genere letterario e portare alla riflessione un pubblico che magari da queste tematiche resta normalmente distante? Decidendo che questa è una ambientazione tabu&#8217; per una trama sentimentale, non ricadiamo anche noi nelle temibili regole del romanzo rosa di Leonora Forneris? (sempre sia lode a Stefania Bertola).<br />
Premetto che sottoscrivo totalmente le riflessioni della sempre puntuale Zauberei e di Francesca Violi: la scelta di usare un campo di concentramento come ambientazione, porta enormi responsabilità, si ha un grande debito etico nei confronti del periodo storico e il campo non puo&#8217; mai essere solo sfondo ma deve permeare del tutto la storia, perché altrimenti il rischio di pornografia emotiva è enorme.<br />
A rischio di suonare molto ingenua, pero&#8217;, non riesco a non vedere questo tipo di ambientazione come una grandissima potenzialità che non deve per forza essere persa. Quando a suo tempo lessi Maus e ne parlai con un mio conoscente, costui commento&#8217; che si trattava di un fumetto &#8216;inutile e all&#8217;acqua di rose&#8217; e che dopo Levi non si poteva che tacere sui campi di concentramento. Ecco, io non sono d&#8217;accordo. Innanzitutto, perché oltre che alla Storia raccontata dai sopravvissuti (perché ahimé i sommersi non possono che tacere), mi interessano le storie di coloro che il campo non lo hanno vissuto ma si ritrovano a rimettere assieme i pezzi della vita distrutta di qualcuno che ha vissuto l&#8217;orrore in prima persona. E, come seconda ragione ma non seconda per importanza, è inevitabile che ora che la generazione di uomini e donne che hanno vissuto sulla propria pelle l&#8217;Olocausto sta scomparendo, qualcun altro debba prendere in mano il testimone. Devono farlo solamente gli storici o possiamo augurarci che ci pensino anche gli scrittori e i registi popolari, perché il ricordo rimanga vivo anche alla base?<br />
Onestamente non riesco ad augurarmi che non ci siano romanzi rosa ambientati nei campi di concentramento, se ben scritti e rispettosi della verità storica. Mi augurerei invece che ce ne fossero molti di piu&#8217; (come anche molti piu&#8217; noir, horror etc) ambientati negli anni di piombo, tanto per far si&#8217; che qualche adolescente possa apprendere durante una lettura d&#8217;evasione che no, la strage di Bologna NON è frutto del terrorismo rosso (tanto per dirne una). Il programma scolastico di storia alle scuole superiori molto spesso non arriva al nostro passato piu&#8217; prossimo, giunge solo poco oltre la seconda guerra mondiale &#8211; se la letteratura popolare potesse fungere da cuscinetto a questo iato, non sarebbe per nulla male.</p>
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		<title>
		Di: Paolo1984		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/incontrare-mrright-a-treblinka/comment-page-1/#comment-132203</link>

		<dc:creator><![CDATA[Paolo1984]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Jan 2013 17:25:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[se la qualità dei romanzi in questione fosse la stessa del noto film di Spielberg non sarebbe male (a parte il fatto che letteratura e cinema sono linguaggi troppo diversi, non so fino a che punto sia corretto fare paragoni), anche se dovendo scegliere Il pianista di Polanski mi è parso più toccante,]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>se la qualità dei romanzi in questione fosse la stessa del noto film di Spielberg non sarebbe male (a parte il fatto che letteratura e cinema sono linguaggi troppo diversi, non so fino a che punto sia corretto fare paragoni), anche se dovendo scegliere Il pianista di Polanski mi è parso più toccante,</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: Pier		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/incontrare-mrright-a-treblinka/comment-page-1/#comment-132202</link>

		<dc:creator><![CDATA[Pier]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Jan 2013 17:13:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Esempio tipico di banalizzazione di un periodo storico, annacquandolo con un amore sghembo, è &quot;Dove finisce Roma&quot; di Paola Soriga, mediocrissimo agglomerato di pagine.
Per il resto, concordo sul fatto che non esiste incompatibilità di temi: dipende sempre dal &quot;come&quot; li si tratta. Un autore bravo parla anche di &quot;rosa&quot; nella tragedia senza perdere di qualità. Un autore scarso no.
Alla fine si tratta di discussioni oziose, a mio parere: esistono solo libri brutti o libri belli.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Esempio tipico di banalizzazione di un periodo storico, annacquandolo con un amore sghembo, è &#8220;Dove finisce Roma&#8221; di Paola Soriga, mediocrissimo agglomerato di pagine.<br />
Per il resto, concordo sul fatto che non esiste incompatibilità di temi: dipende sempre dal &#8220;come&#8221; li si tratta. Un autore bravo parla anche di &#8220;rosa&#8221; nella tragedia senza perdere di qualità. Un autore scarso no.<br />
Alla fine si tratta di discussioni oziose, a mio parere: esistono solo libri brutti o libri belli.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Mammamsterdam		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/incontrare-mrright-a-treblinka/comment-page-1/#comment-132201</link>

		<dc:creator><![CDATA[Mammamsterdam]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Jan 2013 16:33:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[mmmh. La Spielbergschidlerizzazione di ritorno, quindi?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>mmmh. La Spielbergschidlerizzazione di ritorno, quindi?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Paolo1984		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/incontrare-mrright-a-treblinka/comment-page-1/#comment-132200</link>

		<dc:creator><![CDATA[Paolo1984]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Jan 2013 13:07:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Chissà come mai quando una commedia ci piace diciamo che &quot;non è semplicemente una commedia&quot; ma &quot;è più di una commedia&quot; e pure quel romanzo/film non è &quot;semplicemente un horror&quot; o un thriller, un fantasy o una love story, un romance no, è sempre &quot;di più&quot; perchè senza quel &quot;di più&quot; ci vergogneremmo a dire che ci è piaciuto. Train de vie è una commedia poetica, visionaria, surreale, amara e l&#039;essere &quot;commedia&quot; non è un &quot;di meno&quot;. Scusate l&#039;OT.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Chissà come mai quando una commedia ci piace diciamo che &#8220;non è semplicemente una commedia&#8221; ma &#8220;è più di una commedia&#8221; e pure quel romanzo/film non è &#8220;semplicemente un horror&#8221; o un thriller, un fantasy o una love story, un romance no, è sempre &#8220;di più&#8221; perchè senza quel &#8220;di più&#8221; ci vergogneremmo a dire che ci è piaciuto. Train de vie è una commedia poetica, visionaria, surreale, amara e l&#8217;essere &#8220;commedia&#8221; non è un &#8220;di meno&#8221;. Scusate l&#8217;OT.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Laura atena		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/incontrare-mrright-a-treblinka/comment-page-1/#comment-132198</link>

		<dc:creator><![CDATA[Laura atena]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Jan 2013 12:54:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Io leggo una doppia forzatura. La prima  forzatura cerca di sfruttare dal punto di vista commerciale due grossi filoni &quot;la tragedia&quot; e il romance. Svuotando in parte la prima di tutta una serie di significati e fatti per &quot;addolcire&quot; il contenuto e lo stile con la retorica e l&#039;immaginario del romanzo rosa che dovrebbe rimanere invece lettura di evasione. Solo alcune penne sono riuscite in passato a raggiungere questo intento e certamente non erano spinte da richieste editoriali e di mercato. Per non scomodare gli altissimi penso ad esempio al libro e al film The Reader.
La seconda forzatura, magari la vedo solo io, ma questa invasione rosa del romance sembra dettare quali dovrebbero essere i gusti e le letture delle donne in maniera stereotipata e superficiale. Come se in un&#039;ideale libreria gli editori creassero un ipotetico reparto donne fornito quasi esclusivamente di sfumature di grigi, romanzi rosa, libri di cucina e consigli domestici e manuali della mamma perfetta.
Ripeto quasi esclusivamente per fortuna esistono le eccezioni.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Io leggo una doppia forzatura. La prima  forzatura cerca di sfruttare dal punto di vista commerciale due grossi filoni &#8220;la tragedia&#8221; e il romance. Svuotando in parte la prima di tutta una serie di significati e fatti per &#8220;addolcire&#8221; il contenuto e lo stile con la retorica e l&#8217;immaginario del romanzo rosa che dovrebbe rimanere invece lettura di evasione. Solo alcune penne sono riuscite in passato a raggiungere questo intento e certamente non erano spinte da richieste editoriali e di mercato. Per non scomodare gli altissimi penso ad esempio al libro e al film The Reader.<br />
La seconda forzatura, magari la vedo solo io, ma questa invasione rosa del romance sembra dettare quali dovrebbero essere i gusti e le letture delle donne in maniera stereotipata e superficiale. Come se in un&#8217;ideale libreria gli editori creassero un ipotetico reparto donne fornito quasi esclusivamente di sfumature di grigi, romanzi rosa, libri di cucina e consigli domestici e manuali della mamma perfetta.<br />
Ripeto quasi esclusivamente per fortuna esistono le eccezioni.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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