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	Commenti a: INTERROGATIVI SUL VAMPIRO	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		Di: andrea barbieri		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea barbieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Sep 2007 17:00:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sandrone Dazieri ha in linea di massima ragione, ma quello che sostiene non è assolutamente in contraddizione con quello che sto dicendo qui. Ragioniamoci un attimo.
Il marketing è cruciale per vendere i libri, ma le case editrici difficilmente investono in un esordiente. I soldi sono disposti a spenderli per moltiplicare le vendite di un libro che già marcia da sé. E&#039; allora che arrivano le mille ristampe, le mille edizioni, le mille recensioni, i mille box pubblicitari, i mille premi (avrete notato che nella categoria marketing includo tutto quello che dà visibilità al libro, anche la decisione di stamparne una tiratura da grattacielo in libreria).
I manager puntano su ciò che marcia, e su libri nuovi di autori che hanno girato bene in precedenza.
Stanno attenti alle piccole case editrici, che fanno scouting al posto loro - rischiando e spendendo -, e se il libro ha venduto fanno un fischio all&#039;autore.
Ma questo è vero anche per un&#039;esordiente come Pulsatilla: ricordate le megapubblicità su La Repubblica nazionale, e l&#039;ufficio stampa di Castelvecchi che ha fatto un lavoro certosino e capillare (trovavo trafiletti ovunque, anche nei giornali che circolano sui treni). Pulsatilla era appunto un esordiente, ma aveva un blog seguitissimo che faceva presagire ottime vendite (infatti si partì con una tiratura molto alta se ricordo bene).
C&#039;è stato un momento in cui l&#039;editoria puntava a rullo compressore sulle scritture dei blog più che per l&#039;innovazione nel linguaggio, per il fatto che forme &#039;facili&#039; e &#039;fresche&#039; erano per così dire collaudate sulla platea - a volte davvero vastissima - dei lettori del blog. Erano libri che  avevano appeal e un bacino minimo di compratori già assicurato.
Un caso contraddice tutto questo. Castelvecchi ha utilizzato la macchina pubblicitaria di Pulsatilla senza avere per le mani un&#039;autrice già conosciuta. E&#039; stato il caso della Sherman, che infatti, dopo una passaggio su La repubblica nazionale a pagina intera è scomparsa dalle classifiche (correggetemi se sbaglio).
Vorrei anche far notare a Dazieri che sono sempre più frequenti costosi box pubblicitari - per esempio su TTl - che sanciscono il successo di certi libri.
E poi basta andare su Vibrisse e cogliere tutto nel post intitolato da Mozzi: &#039;Un (solo) libro per tutti&#039;.
Quindi il panorama è: marketing alle stelle, ma solo per aiutare chi già vende, e vende chi va incontro ai gusti del pubblico, quindi vengono stimolate scritture che clonano successi.
Dall&#039;altra parte si saccheggiano i talenti delle piccole case editrici, si invadono le librerie con tonnellate di volumi col medesimo titolo, si recensiscono solo libri che vendono, si scoraggia la ricerca, o meglio si ammette solo la ricerca sulle spalle segaligne delle piccole case editrici, che finiscono per spezzarsi.
Dico tutto questo col massimo rispetto per autori notevoli come Dazieri, Lucarelli, De Cataldo ecc. Sono persone di valore e hanno un successo meritato. Ma ciò non toglie che l&#039;editoria, intorno a loro e non certo per colpa loro, si sta trasformando in un supermercato che polverizza la qualità.
Su Marco, Volta, invece il discorso è un&#039;altro. Certo che è andato in Colombia per farsi i cavoli suoi, ma il problema è che se in Italia ci fosse un ambiente favorevole, attenzione e mercato, io credo che difficilmente un autore se ne vada. A me dispiace sempre quando un autore se ne va, perché ci si impoverisce un po&#039;. Del resto se pensi che qui l&#039;attenzione dei media ricevuta da Gipi ha portato - oltre a qualche articolo sentito di Fofi - il lavoro per Repubblica che quando non  consisteva nel fargli disegnare facciazze di scrittori, si  risolveva nel montargli con sequenze sbagliate le tavole delle storie e nel cambiargli i colori... Voglio dire, Volta, questo è &#039;terzo mondo&#039; culturale e allora tanto vale andarsene in Colombia dove ci sono le donne più belle del mondo! :-)
E comunque a me Maicol &#038; Mirco piacciono. Sono anche un felice abbonato della rivista Inguine.
Però, quello che penso è che non devi aspettarti da un autore che ti sia indicato un orizzonte di ricerca completo. Ogni autore ha le sue idee e tira l&#039;acqua al suo mulino (detto in senso buono naturalmente). Sono i critici che ricostruiscono l&#039;orizzonte artistico. E se tu ti rivolgi a Igort per ottenerlo, o a Maicol &#038; Mirco, è perché non esistono critici del fumetto, tolti pochissimi pionieri.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sandrone Dazieri ha in linea di massima ragione, ma quello che sostiene non è assolutamente in contraddizione con quello che sto dicendo qui. Ragioniamoci un attimo.<br />
Il marketing è cruciale per vendere i libri, ma le case editrici difficilmente investono in un esordiente. I soldi sono disposti a spenderli per moltiplicare le vendite di un libro che già marcia da sé. E&#8217; allora che arrivano le mille ristampe, le mille edizioni, le mille recensioni, i mille box pubblicitari, i mille premi (avrete notato che nella categoria marketing includo tutto quello che dà visibilità al libro, anche la decisione di stamparne una tiratura da grattacielo in libreria).<br />
I manager puntano su ciò che marcia, e su libri nuovi di autori che hanno girato bene in precedenza.<br />
Stanno attenti alle piccole case editrici, che fanno scouting al posto loro &#8211; rischiando e spendendo -, e se il libro ha venduto fanno un fischio all&#8217;autore.<br />
Ma questo è vero anche per un&#8217;esordiente come Pulsatilla: ricordate le megapubblicità su La Repubblica nazionale, e l&#8217;ufficio stampa di Castelvecchi che ha fatto un lavoro certosino e capillare (trovavo trafiletti ovunque, anche nei giornali che circolano sui treni). Pulsatilla era appunto un esordiente, ma aveva un blog seguitissimo che faceva presagire ottime vendite (infatti si partì con una tiratura molto alta se ricordo bene).<br />
C&#8217;è stato un momento in cui l&#8217;editoria puntava a rullo compressore sulle scritture dei blog più che per l&#8217;innovazione nel linguaggio, per il fatto che forme &#8216;facili&#8217; e &#8216;fresche&#8217; erano per così dire collaudate sulla platea &#8211; a volte davvero vastissima &#8211; dei lettori del blog. Erano libri che  avevano appeal e un bacino minimo di compratori già assicurato.<br />
Un caso contraddice tutto questo. Castelvecchi ha utilizzato la macchina pubblicitaria di Pulsatilla senza avere per le mani un&#8217;autrice già conosciuta. E&#8217; stato il caso della Sherman, che infatti, dopo una passaggio su La repubblica nazionale a pagina intera è scomparsa dalle classifiche (correggetemi se sbaglio).<br />
Vorrei anche far notare a Dazieri che sono sempre più frequenti costosi box pubblicitari &#8211; per esempio su TTl &#8211; che sanciscono il successo di certi libri.<br />
E poi basta andare su Vibrisse e cogliere tutto nel post intitolato da Mozzi: &#8216;Un (solo) libro per tutti&#8217;.<br />
Quindi il panorama è: marketing alle stelle, ma solo per aiutare chi già vende, e vende chi va incontro ai gusti del pubblico, quindi vengono stimolate scritture che clonano successi.<br />
Dall&#8217;altra parte si saccheggiano i talenti delle piccole case editrici, si invadono le librerie con tonnellate di volumi col medesimo titolo, si recensiscono solo libri che vendono, si scoraggia la ricerca, o meglio si ammette solo la ricerca sulle spalle segaligne delle piccole case editrici, che finiscono per spezzarsi.<br />
Dico tutto questo col massimo rispetto per autori notevoli come Dazieri, Lucarelli, De Cataldo ecc. Sono persone di valore e hanno un successo meritato. Ma ciò non toglie che l&#8217;editoria, intorno a loro e non certo per colpa loro, si sta trasformando in un supermercato che polverizza la qualità.<br />
Su Marco, Volta, invece il discorso è un&#8217;altro. Certo che è andato in Colombia per farsi i cavoli suoi, ma il problema è che se in Italia ci fosse un ambiente favorevole, attenzione e mercato, io credo che difficilmente un autore se ne vada. A me dispiace sempre quando un autore se ne va, perché ci si impoverisce un po&#8217;. Del resto se pensi che qui l&#8217;attenzione dei media ricevuta da Gipi ha portato &#8211; oltre a qualche articolo sentito di Fofi &#8211; il lavoro per Repubblica che quando non  consisteva nel fargli disegnare facciazze di scrittori, si  risolveva nel montargli con sequenze sbagliate le tavole delle storie e nel cambiargli i colori&#8230; Voglio dire, Volta, questo è &#8216;terzo mondo&#8217; culturale e allora tanto vale andarsene in Colombia dove ci sono le donne più belle del mondo! 🙂<br />
E comunque a me Maicol &amp; Mirco piacciono. Sono anche un felice abbonato della rivista Inguine.<br />
Però, quello che penso è che non devi aspettarti da un autore che ti sia indicato un orizzonte di ricerca completo. Ogni autore ha le sue idee e tira l&#8217;acqua al suo mulino (detto in senso buono naturalmente). Sono i critici che ricostruiscono l&#8217;orizzonte artistico. E se tu ti rivolgi a Igort per ottenerlo, o a Maicol &amp; Mirco, è perché non esistono critici del fumetto, tolti pochissimi pionieri.</p>
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		<title>
		Di: volta		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/interrogativi-sul-vampiro/comment-page-1/#comment-92611</link>

		<dc:creator><![CDATA[volta]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Sep 2007 10:37:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[le parole di dazieri qui sopra sono talmente &quot;ovvie&quot; da risultare sacrosante. Soprattutto di questi tempi - e mi pare che qui lo si sia ribadito più volte - consolarsi col complottismo da marketing, in un senso o nell&#039;altro (libri che vendono tanto perché spinti bene/libri che vendono poco perché non spinti adeguatamente o addirittura, vai a capire perché, boicottati) è una scappatoia troppo facile, per quanto - intendiamoci - esistono a mio parere casi in cui effettivamente una maggiore o minore pressione in termini di visibilità può fare la differenza.
Riguardo l&#039;horror, non so: è un genere dalle enormi potenzialità, ma a mio parere si è impantanato da troppo tempo in una serie di cliché che ne bloccano tanto gli sviluppi quanto la presa, sia nei confronti delle case editrici che (soprattutto) del pubblico. Negli anni &#039;90 ci fu una certa aria di riscoperta, non so se ve lo ricordate, poi boh, più il nulla. Sarei curioso di leggere il libro di Francesco Dimitri sempre su Gargoyle: ormai è uscito da un po&#039; e se ne dice bene.
Sul fumetto d&#039;autore, tema caro al barbieri, ho le mie idee, ma non credo sia il caso di approfondire qui. Dico solo questo: nel ribadire che Corona tecnicamente non si è trasferito in sudamerica se non per motivi contingenti (ma qui si scade nel gossip), credo che gli stessi atteggiamenti dei fumettari non aiutino granché. Sentire che Igort se la prende con Maicol &#038; Mirco (grandissimi) perché non sanno disegnare e perché le storie non gli piacciono (a lui), con tanto di anatema lanciato in pubblico, mi fa solo tristezza. E mi fa sposare incondizionatamente la risposta degli stessi Maicol &#038; Mirco: &quot;Hai campato pe&#039; vent&#039;anni colle siringhe di Pazienza!&quot;. Tutta la mia stima a Igort e al lavoro che fa, ma la replica è stata da applausi (divertiti e non maligni, tanto per mettere le cose in chiaro).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>le parole di dazieri qui sopra sono talmente &#8220;ovvie&#8221; da risultare sacrosante. Soprattutto di questi tempi &#8211; e mi pare che qui lo si sia ribadito più volte &#8211; consolarsi col complottismo da marketing, in un senso o nell&#8217;altro (libri che vendono tanto perché spinti bene/libri che vendono poco perché non spinti adeguatamente o addirittura, vai a capire perché, boicottati) è una scappatoia troppo facile, per quanto &#8211; intendiamoci &#8211; esistono a mio parere casi in cui effettivamente una maggiore o minore pressione in termini di visibilità può fare la differenza.<br />
Riguardo l&#8217;horror, non so: è un genere dalle enormi potenzialità, ma a mio parere si è impantanato da troppo tempo in una serie di cliché che ne bloccano tanto gli sviluppi quanto la presa, sia nei confronti delle case editrici che (soprattutto) del pubblico. Negli anni &#8217;90 ci fu una certa aria di riscoperta, non so se ve lo ricordate, poi boh, più il nulla. Sarei curioso di leggere il libro di Francesco Dimitri sempre su Gargoyle: ormai è uscito da un po&#8217; e se ne dice bene.<br />
Sul fumetto d&#8217;autore, tema caro al barbieri, ho le mie idee, ma non credo sia il caso di approfondire qui. Dico solo questo: nel ribadire che Corona tecnicamente non si è trasferito in sudamerica se non per motivi contingenti (ma qui si scade nel gossip), credo che gli stessi atteggiamenti dei fumettari non aiutino granché. Sentire che Igort se la prende con Maicol &amp; Mirco (grandissimi) perché non sanno disegnare e perché le storie non gli piacciono (a lui), con tanto di anatema lanciato in pubblico, mi fa solo tristezza. E mi fa sposare incondizionatamente la risposta degli stessi Maicol &amp; Mirco: &#8220;Hai campato pe&#8217; vent&#8217;anni colle siringhe di Pazienza!&#8221;. Tutta la mia stima a Igort e al lavoro che fa, ma la replica è stata da applausi (divertiti e non maligni, tanto per mettere le cose in chiaro).</p>
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		<title>
		Di: sandrone		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/interrogativi-sul-vampiro/comment-page-1/#comment-92610</link>

		<dc:creator><![CDATA[sandrone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Sep 2007 16:16:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Se fosse vero che è il marketing a fare vendere i libri, le grandi case editrici sarebbero a posto. Basta investire tot in pubblicità e vendi tot libri. Non è così, e per capirlo basta vedere che i libri che funzionano sono quelli che incontrano, semplicemente, i gusti del pubblico. La Casta, Moccia, il Codice da Vinci, piacciono a chi li legge, semplicemente. Il pubblico fa l&#039;unico &quot;marketing&quot; che funziona, il passaparola. Certo, le major possono aumentare le vendite di un libro, investendo in pubblicità, ma sempre meno di quanto spendono. Se non si innesca il passaparola, non succede niente e ne abbiamo la riprova tutti i giorni, perché ogni giorno su qualche giornale esce una pubblicità a piena pagina di un capolavoro. O una locandina in libreria che strombazza il meglio del meglio.
Per quanto riguarda l&#039;horror, anch&#039;io credo che le cifre di centomila copie a titolo, negli Stati Uniti, siano esagerate. E in Italia questo genere funziona poco perché gli appassionati sono una nicchia che non cresce. Anche King, che è universalmente considerato il maestro contemporaneo (a ragione o a torto, se ne può discutere), vende molto meno di quanto ci si potrebbe aspettare. Tutte le grandi case editrici hanno qualche titolo horror in catalogo, e sarebbero ben contente di vederli andare in classifica. Ma non capita. L&#039;unico successo recente degno di questo nome è stata la serie Twiligt, ma perché mescola l&#039;horror con il melò adolescenziale. Tipo Buffy l&#039;Ammazzavampiri.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se fosse vero che è il marketing a fare vendere i libri, le grandi case editrici sarebbero a posto. Basta investire tot in pubblicità e vendi tot libri. Non è così, e per capirlo basta vedere che i libri che funzionano sono quelli che incontrano, semplicemente, i gusti del pubblico. La Casta, Moccia, il Codice da Vinci, piacciono a chi li legge, semplicemente. Il pubblico fa l&#8217;unico &#8220;marketing&#8221; che funziona, il passaparola. Certo, le major possono aumentare le vendite di un libro, investendo in pubblicità, ma sempre meno di quanto spendono. Se non si innesca il passaparola, non succede niente e ne abbiamo la riprova tutti i giorni, perché ogni giorno su qualche giornale esce una pubblicità a piena pagina di un capolavoro. O una locandina in libreria che strombazza il meglio del meglio.<br />
Per quanto riguarda l&#8217;horror, anch&#8217;io credo che le cifre di centomila copie a titolo, negli Stati Uniti, siano esagerate. E in Italia questo genere funziona poco perché gli appassionati sono una nicchia che non cresce. Anche King, che è universalmente considerato il maestro contemporaneo (a ragione o a torto, se ne può discutere), vende molto meno di quanto ci si potrebbe aspettare. Tutte le grandi case editrici hanno qualche titolo horror in catalogo, e sarebbero ben contente di vederli andare in classifica. Ma non capita. L&#8217;unico successo recente degno di questo nome è stata la serie Twiligt, ma perché mescola l&#8217;horror con il melò adolescenziale. Tipo Buffy l&#8217;Ammazzavampiri.</p>
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		<title>
		Di: andrea barbieri		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/interrogativi-sul-vampiro/comment-page-1/#comment-92609</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea barbieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Sep 2007 16:12:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Corona è in sudamerica. Mattotti, Gipi, Igort vivono in Francia. Igort ha pubblicato con Mondadori e Rizzoli, ma il più delle cose con Coconino Press che è la casa editrice che ha fondato, e una delle migliori al mondo per il fumetto.
In Italia non c&#039;è mercato per il fumetto d&#039;autore, mentre in Francia addirittura esistono premi importanti indifferentemente per romanzi e romanzi grafici. Oggi su Nazione Indiana c&#039;è un articolo sulla traduzione francese del libro di Sartori, Anatomia della battaglia. Credo che nessuno o quasi abbia menzionato, non solo la traduzione francese di Appunti per una storia di guerra di Gipi, ma nemmeno il premio che là ha vinto. Niente, niente di niente. Quando questi autori importanti se ne vanno perché qui non c&#039;è ossigeno, va persa la possibilità di partecipare alla vita intellettuale, artistica del nostro paese. Dissipiamo i nostri poeti, perché questi sono poeti veri.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Corona è in sudamerica. Mattotti, Gipi, Igort vivono in Francia. Igort ha pubblicato con Mondadori e Rizzoli, ma il più delle cose con Coconino Press che è la casa editrice che ha fondato, e una delle migliori al mondo per il fumetto.<br />
In Italia non c&#8217;è mercato per il fumetto d&#8217;autore, mentre in Francia addirittura esistono premi importanti indifferentemente per romanzi e romanzi grafici. Oggi su Nazione Indiana c&#8217;è un articolo sulla traduzione francese del libro di Sartori, Anatomia della battaglia. Credo che nessuno o quasi abbia menzionato, non solo la traduzione francese di Appunti per una storia di guerra di Gipi, ma nemmeno il premio che là ha vinto. Niente, niente di niente. Quando questi autori importanti se ne vanno perché qui non c&#8217;è ossigeno, va persa la possibilità di partecipare alla vita intellettuale, artistica del nostro paese. Dissipiamo i nostri poeti, perché questi sono poeti veri.</p>
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		<title>
		Di: volta		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/interrogativi-sul-vampiro/comment-page-1/#comment-92608</link>

		<dc:creator><![CDATA[volta]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Sep 2007 15:55:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[be&#039;, ma pure marco corona: vive tuttora in italia solo che se ne va sei mesi l&#039;anno (circa) in venezuela, che c&#039;ha la donna lì.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>be&#8217;, ma pure marco corona: vive tuttora in italia solo che se ne va sei mesi l&#8217;anno (circa) in venezuela, che c&#8217;ha la donna lì.</p>
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		<item>
		<title>
		Di: Marcello		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/interrogativi-sul-vampiro/comment-page-1/#comment-92607</link>

		<dc:creator><![CDATA[Marcello]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Sep 2007 14:11:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In che senso Igort &quot;se ne è andato&quot;? Non vive in Sardegna e pubblica per Mondadori?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In che senso Igort &#8220;se ne è andato&#8221;? Non vive in Sardegna e pubblica per Mondadori?</p>
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		<item>
		<title>
		Di: andrea barbieri		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/interrogativi-sul-vampiro/comment-page-1/#comment-92606</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea barbieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Sep 2007 08:37:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Loredana, a me pareva buffo due-tre anni fa che un romanzo disegnato non avesse per tantissimi la dignità per essere pubblicato da una grande casa editrice. Mi è sempre parso pazzesco che autori come Marco Corona, Gipi, Igort fossero tenuti in disparte rispetto agli &#039;scrittori&#039; (e questo è ancora vero, addirittura Corona penso non lo conosca quasi nessuno; infatti poi se ne sono andati tutti e tre, come già era andato Mattotti). Poi si è scoperto il prodotto, e qualcosa è cambiato.
Basta che le case grandi case editrici, cioè quelle a grande utile, capiscano che bisogna spingere il prodotto horror, e bum!, si materializzerebbero centinaia di pubblicazioni, i mediatori ci darebbero sotto per vendere questi nuovi prodotti.
Dài tempo al tempo, ci arriveranno. Del resto la grande rivoluzione nelle strategie editoriali è recentissima, e esponenziale. Se uno esperto dicesse ai loro manager: abbinate a un libro horror, un abbonamento a Sky e un pacchetto di Nicorette, loro lo farebbero certamente. Se un esperto, un consulente dicesse loro, architettate un booktrailer (spot pubblicitario per libri) così: siete in un gabinetto pubblico, state leggendo un libro tenendo la testa dentro la tazza, insieme al libro, mentre sotto scorre la scritta &#039;tizio ha scritto un capolavoro che si leggerebbe ovunque&#039;, loro lo farebbero, farebbero mettere tutti i testimonial, tutti i manager, gli editor, gli scrittori con la testa nei gabinetti di tutti gli autogrill d&#039;Italia, del mondo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Loredana, a me pareva buffo due-tre anni fa che un romanzo disegnato non avesse per tantissimi la dignità per essere pubblicato da una grande casa editrice. Mi è sempre parso pazzesco che autori come Marco Corona, Gipi, Igort fossero tenuti in disparte rispetto agli &#8216;scrittori&#8217; (e questo è ancora vero, addirittura Corona penso non lo conosca quasi nessuno; infatti poi se ne sono andati tutti e tre, come già era andato Mattotti). Poi si è scoperto il prodotto, e qualcosa è cambiato.<br />
Basta che le case grandi case editrici, cioè quelle a grande utile, capiscano che bisogna spingere il prodotto horror, e bum!, si materializzerebbero centinaia di pubblicazioni, i mediatori ci darebbero sotto per vendere questi nuovi prodotti.<br />
Dài tempo al tempo, ci arriveranno. Del resto la grande rivoluzione nelle strategie editoriali è recentissima, e esponenziale. Se uno esperto dicesse ai loro manager: abbinate a un libro horror, un abbonamento a Sky e un pacchetto di Nicorette, loro lo farebbero certamente. Se un esperto, un consulente dicesse loro, architettate un booktrailer (spot pubblicitario per libri) così: siete in un gabinetto pubblico, state leggendo un libro tenendo la testa dentro la tazza, insieme al libro, mentre sotto scorre la scritta &#8216;tizio ha scritto un capolavoro che si leggerebbe ovunque&#8217;, loro lo farebbero, farebbero mettere tutti i testimonial, tutti i manager, gli editor, gli scrittori con la testa nei gabinetti di tutti gli autogrill d&#8217;Italia, del mondo.</p>
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		<item>
		<title>
		Di: La Lipperini		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/interrogativi-sul-vampiro/comment-page-1/#comment-92605</link>

		<dc:creator><![CDATA[La Lipperini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Sep 2007 07:22:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Concordo ovviamente con Biondillo e con Tiger. Semplicemente, facevo notare, come altre volte in questa sede, una personale intolleranza alle scritture - specie, ahi, &quot;femminili&quot; - che si concentrano sull&#039;intimismo...posso dire &quot;di genere&quot;? Senza che questa necessità  si trasformi in colpo d&#039;ala.
In altre parole: per riuscirci, e decisamente non è da tutte, bisogna essere Anne Sexton.
 Una donna che scrive è troppo sensibile e sensuale,
quali estasi e portenti!
Come se mestrui bimbi ed isole
non fossero abbastanza, come se iettatori e
pettegoli
e ortaggi non fossero abbastanza.
Crede di poter prevedere gli astri.
Nell&#039;essenza una scrittrice è una spia.
Amore mio, così io son ragazza.
Un uomo che scrive è troppo colto e celebrale,
quali fatture e feticci!
Come se erezioni congressi e merci
non fossero abbastanza; come se macchine galeoni
e guerre non fossero già abbastanza.
Come un mobile usato costruisce un albero.
Nell&#039;essenza uno scrittore è un ladro.
Amore mio, tu maschio sei così.
Mai amando noi stessi,
odiando anche le nostre scarpe, i nostri cappelli,
ci amiamo preziosa, prezioso.
Le nostre mani sono azzurre e gentili,
gli occhi pieni di tremende confessioni.
Ma quando ci sposiamo
ci abbandoniamo ai figli, disgustati.
Il cibo è troppo e nessuno è restato
a mangiare l&#039;estrosa abbondanza.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Concordo ovviamente con Biondillo e con Tiger. Semplicemente, facevo notare, come altre volte in questa sede, una personale intolleranza alle scritture &#8211; specie, ahi, &#8220;femminili&#8221; &#8211; che si concentrano sull&#8217;intimismo&#8230;posso dire &#8220;di genere&#8221;? Senza che questa necessità  si trasformi in colpo d&#8217;ala.<br />
In altre parole: per riuscirci, e decisamente non è da tutte, bisogna essere Anne Sexton.<br />
 Una donna che scrive è troppo sensibile e sensuale,<br />
quali estasi e portenti!<br />
Come se mestrui bimbi ed isole<br />
non fossero abbastanza, come se iettatori e<br />
pettegoli<br />
e ortaggi non fossero abbastanza.<br />
Crede di poter prevedere gli astri.<br />
Nell&#8217;essenza una scrittrice è una spia.<br />
Amore mio, così io son ragazza.<br />
Un uomo che scrive è troppo colto e celebrale,<br />
quali fatture e feticci!<br />
Come se erezioni congressi e merci<br />
non fossero abbastanza; come se macchine galeoni<br />
e guerre non fossero già abbastanza.<br />
Come un mobile usato costruisce un albero.<br />
Nell&#8217;essenza uno scrittore è un ladro.<br />
Amore mio, tu maschio sei così.<br />
Mai amando noi stessi,<br />
odiando anche le nostre scarpe, i nostri cappelli,<br />
ci amiamo preziosa, prezioso.<br />
Le nostre mani sono azzurre e gentili,<br />
gli occhi pieni di tremende confessioni.<br />
Ma quando ci sposiamo<br />
ci abbandoniamo ai figli, disgustati.<br />
Il cibo è troppo e nessuno è restato<br />
a mangiare l&#8217;estrosa abbondanza.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: diamonds		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/interrogativi-sul-vampiro/comment-page-1/#comment-92604</link>

		<dc:creator><![CDATA[diamonds]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Sep 2007 19:20:01 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2007/09/20/interrogativi-sul-vampiro/#comment-92604</guid>

					<description><![CDATA[nel cinema la discriminazione tra generi è più rara.E parlando di desiderata vorrei invece che un Ken Loach nostrano sorgesse dal fango delle storie in ghingheri ma senza importanza per raccontarci veramente.Il noir è necessario come un uomo medicina per una tribù che ha scordato l&#039;anima al cesso,ed è in viaggio verso &quot;mete imprecisate&quot;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>nel cinema la discriminazione tra generi è più rara.E parlando di desiderata vorrei invece che un Ken Loach nostrano sorgesse dal fango delle storie in ghingheri ma senza importanza per raccontarci veramente.Il noir è necessario come un uomo medicina per una tribù che ha scordato l&#8217;anima al cesso,ed è in viaggio verso &#8220;mete imprecisate&#8221;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Tiger		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/interrogativi-sul-vampiro/comment-page-1/#comment-92603</link>

		<dc:creator><![CDATA[Tiger]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Sep 2007 16:52:46 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2007/09/20/interrogativi-sul-vampiro/#comment-92603</guid>

					<description><![CDATA[Biondillo ha ragione,quando uno scrittore stringe sempre più da vicino i nodi essenziali del suo pensiero così da arrivare a una &quot;narrazione&quot; BUONA,e auno stile che risalta, non ha senso parlare di scrittura ombelical-claustrofobica,o politica,o postapocalittica(com&#039;è stato detto de La strada di McCahrty).Alla fine la letteratura è anzitutto qualità di scrittura, il resto sono chiacchiere...Anche &quot;Meglio morti&quot; di Fois,per fare un esempio,o &quot;Uno in diviso&quot; di Pierantozzi sono libri ombelical-claustrofobici che potrebbero essere etichettati come semplici &quot;horror&quot;in questo senso, senza arrivare a citare di Aldo Busi che della propria claustrofobia ombelicale ne ha fatto una poetica, però è la scrittura, sono le scritture che riassumono il talento con perentoria chiarezza.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Biondillo ha ragione,quando uno scrittore stringe sempre più da vicino i nodi essenziali del suo pensiero così da arrivare a una &#8220;narrazione&#8221; BUONA,e auno stile che risalta, non ha senso parlare di scrittura ombelical-claustrofobica,o politica,o postapocalittica(com&#8217;è stato detto de La strada di McCahrty).Alla fine la letteratura è anzitutto qualità di scrittura, il resto sono chiacchiere&#8230;Anche &#8220;Meglio morti&#8221; di Fois,per fare un esempio,o &#8220;Uno in diviso&#8221; di Pierantozzi sono libri ombelical-claustrofobici che potrebbero essere etichettati come semplici &#8220;horror&#8221;in questo senso, senza arrivare a citare di Aldo Busi che della propria claustrofobia ombelicale ne ha fatto una poetica, però è la scrittura, sono le scritture che riassumono il talento con perentoria chiarezza.</p>
]]></content:encoded>
		
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