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	Commenti a: IO MOLTIPLICHERO&#039; GRANDEMENTE LE TUE PENE	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		<title>
		Di: lalipperini		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/io-moltiplichero-grandemente-le-tue-pene/comment-page-1/#comment-132094</link>

		<dc:creator><![CDATA[lalipperini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Jan 2013 13:36:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Una delle cose che mi lascia stupefatta dei cattolici &quot;no choice&quot; è l&#039;abilità di rigirare i discorsi a proprio favore. Sei a favore dell&#039;aborto terapeutico? Allora discrimini i disabili. Carissimo K, quello che voi non capite è che non è demonizzando chi fa scelte diverse dalle vostre che si vive: libertà di scelta, per tutte e tutti. Chi decide di seguire una strada, chi decide di seguirne un&#039;altra. Senza per questo essere santi o dannati. Chiaro?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una delle cose che mi lascia stupefatta dei cattolici &#8220;no choice&#8221; è l&#8217;abilità di rigirare i discorsi a proprio favore. Sei a favore dell&#8217;aborto terapeutico? Allora discrimini i disabili. Carissimo K, quello che voi non capite è che non è demonizzando chi fa scelte diverse dalle vostre che si vive: libertà di scelta, per tutte e tutti. Chi decide di seguire una strada, chi decide di seguirne un&#8217;altra. Senza per questo essere santi o dannati. Chiaro?</p>
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		Di: k.		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/io-moltiplichero-grandemente-le-tue-pene/comment-page-1/#comment-132093</link>

		<dc:creator><![CDATA[k.]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Jan 2013 13:12:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In un commento qui sopra Antonio scrive che, essendo fratello di una persona con disabilità gravissima, si stupisce  dell’approssimazione di chi ancora parla di “adesione acritica alla diagnosi prenatale”.   La Lipperini lo  ringrazia più volte, dicendo che  “una cosa sono, davvero, gli intellettualismi, e un’altra, la vita delle donne e degli uomini “.
Ora non è che leggendo  tre righe di commenti si possono tranciare giudizi, però diciamo che da questo breve  scambio qualcuno  potrebbe concludere  che chi  ha  a che fare quotidianamente  con la disabilità, sia portato ad avere posizioni favorevoli  all’aborto terapeutico, per evitare  problemi e vicinanze con  i disabili .
Nel caso vorrei testimoniare che non è sempre così. Oddio,..   quando si porta  per strada un bambino sulla sua carrozzella capita, che i  conoscenti si volatilizzino all’improvviso; li vedi in fondo la strada, abbassi gli occhi per scansare qualche buca dell’asfalto e quando li rialzi  non ci sono più, spariti, oppure hanno fatto inversione di marcia. magari si erano dimenticati qualcosa... Anche questo isolamento è un problema, ma si può  capire e si prova anche un po’ di tenerezza; come l’adolescente timido cambia strada per la fifa d’incontrare la ragazzina dei suoi sogni,  pensando “ e poi cosa gli dico?” Così fa chi evita la vicinanza con i disabili, le paure sono un po’ le stesse. paure.
Mi piace  invece come i bambini ( quelli sotto i sei sette anni) superino con facilità la barriera e si avvicinino istintivamente al disabile   senza pietà e senza  nessun tipo di pregiudizio e ci stanno insieme finchè ne hanno voglia, a volte si affezionano. Comunque volevo  dire che per mia esperienza, questa vicinanza con il limite della disabilità, non mi ha portato a pensieri, diciamo pure eugenetici, anzi  nel momento in cui per forza o per amore uno è costretto a questa prossimità , scopre similitudini e somiglianze  che  aiutano anche per relazionarsi con i limiti propri e quelli degli altri. Certo non è che sia tutto un gaudio di letizia , ma a parte che di letizia non se ne vede tanta in giro,  credo sia giusto
ciao,k.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In un commento qui sopra Antonio scrive che, essendo fratello di una persona con disabilità gravissima, si stupisce  dell’approssimazione di chi ancora parla di “adesione acritica alla diagnosi prenatale”.   La Lipperini lo  ringrazia più volte, dicendo che  “una cosa sono, davvero, gli intellettualismi, e un’altra, la vita delle donne e degli uomini “.<br />
Ora non è che leggendo  tre righe di commenti si possono tranciare giudizi, però diciamo che da questo breve  scambio qualcuno  potrebbe concludere  che chi  ha  a che fare quotidianamente  con la disabilità, sia portato ad avere posizioni favorevoli  all’aborto terapeutico, per evitare  problemi e vicinanze con  i disabili .<br />
Nel caso vorrei testimoniare che non è sempre così. Oddio,..   quando si porta  per strada un bambino sulla sua carrozzella capita, che i  conoscenti si volatilizzino all’improvviso; li vedi in fondo la strada, abbassi gli occhi per scansare qualche buca dell’asfalto e quando li rialzi  non ci sono più, spariti, oppure hanno fatto inversione di marcia. magari si erano dimenticati qualcosa&#8230; Anche questo isolamento è un problema, ma si può  capire e si prova anche un po’ di tenerezza; come l’adolescente timido cambia strada per la fifa d’incontrare la ragazzina dei suoi sogni,  pensando “ e poi cosa gli dico?” Così fa chi evita la vicinanza con i disabili, le paure sono un po’ le stesse. paure.<br />
Mi piace  invece come i bambini ( quelli sotto i sei sette anni) superino con facilità la barriera e si avvicinino istintivamente al disabile   senza pietà e senza  nessun tipo di pregiudizio e ci stanno insieme finchè ne hanno voglia, a volte si affezionano. Comunque volevo  dire che per mia esperienza, questa vicinanza con il limite della disabilità, non mi ha portato a pensieri, diciamo pure eugenetici, anzi  nel momento in cui per forza o per amore uno è costretto a questa prossimità , scopre similitudini e somiglianze  che  aiutano anche per relazionarsi con i limiti propri e quelli degli altri. Certo non è che sia tutto un gaudio di letizia , ma a parte che di letizia non se ne vede tanta in giro,  credo sia giusto<br />
ciao,k.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: franca lukke		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/io-moltiplichero-grandemente-le-tue-pene/comment-page-1/#comment-132092</link>

		<dc:creator><![CDATA[franca lukke]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Jan 2013 09:51:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La lotta è quella: una ripartizione di risorse e di possibilità più equa, un&#039;altra maniera di usare e consumare per tutti. anche nelle famiglie, anche tra uomini e donne. Negli ospedali e nell&#039;uso della tecnologia. ma anche nella scuola. Poi si cerca di pensare a ogni ambito per bene. e le tattiche adoperiamole tutte: la cultura, il discorso intellettuale, le storie di vita, le azioni concrete, le notizie, i reportage, i dibattiti pubblici in concreto o virtuali come questo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La lotta è quella: una ripartizione di risorse e di possibilità più equa, un&#8217;altra maniera di usare e consumare per tutti. anche nelle famiglie, anche tra uomini e donne. Negli ospedali e nell&#8217;uso della tecnologia. ma anche nella scuola. Poi si cerca di pensare a ogni ambito per bene. e le tattiche adoperiamole tutte: la cultura, il discorso intellettuale, le storie di vita, le azioni concrete, le notizie, i reportage, i dibattiti pubblici in concreto o virtuali come questo.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: antonio		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/io-moltiplichero-grandemente-le-tue-pene/comment-page-1/#comment-132091</link>

		<dc:creator><![CDATA[antonio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Jan 2013 20:14:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[mi scuso per il refuso. la prescrizione del farmaco antitumorale nel veneto cui facevo riferimento nel post sopra è in realtà riservata alle donne fino a 65 anni ... non siamo un paese per vecchie]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>mi scuso per il refuso. la prescrizione del farmaco antitumorale nel veneto cui facevo riferimento nel post sopra è in realtà riservata alle donne fino a 65 anni &#8230; non siamo un paese per vecchie</p>
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		<title>
		Di: lalipperini		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/io-moltiplichero-grandemente-le-tue-pene/comment-page-1/#comment-132090</link>

		<dc:creator><![CDATA[lalipperini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Jan 2013 18:29:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Grazie, Antonio. Perchè una cosa sono, davvero, gli intellettualismi, e un&#039;altra la vita delle donne (e degli uomini). Grazie.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie, Antonio. Perchè una cosa sono, davvero, gli intellettualismi, e un&#8217;altra la vita delle donne (e degli uomini). Grazie.</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: antonio		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/io-moltiplichero-grandemente-le-tue-pene/comment-page-1/#comment-132089</link>

		<dc:creator><![CDATA[antonio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Jan 2013 17:49:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[buongiorno, come fratello di una persona con disabilità gravissima mi stupisco sempre dell&#039;approssimazione di chi ancora parla di &quot;adesione acritica alla diagnosi prenatale&quot;. il problema reale è l&#039;adesione, questa sì acritica, a un modello che vede nel portatore di disabiltà reale, e non quello che potrebbe venire al mondo, un oggetto di politiche compassionevoli e non capace di diritti individuali. questo si traduce in una vita spesa alla ricerca affannosa di sostegni e a combattere con amministrazioni pubbliche ad ogni livello. consiglio a chi non la conoscesse l&#039;ultima pubblicazione di marta nussbaum, &quot;giustizia sociale e dignità umana&quot;, anche per le interessanti implicazoini con il pensiero femminista. quanto alle paure della medicalizzazione della maternità e della salute in genere, presto sarà una delle cose che, se non si invertirà la tendenza delle spending rewiew, sarà una cosa che un giorno potremmo rimpiangere. avevo letto a fine 2012 sul corriere del veneto, una notizia significativa: nella regione del nord est, nei nuovi prontuari per un grave tumore metastatico della mammella, la prescrizione di un farmaco specifico viene riservata alle donne over 65 anni, anche contro il parere degli oncologi che considerano il farmaco generico proposto in alternativa, meno efficace e con effetti collaterali più pesanti. provate a parlare con una ginecologa di un ospedale pubblico non solo del centro sud e vedrete la fatica per garantire quei sostegni che alcuni guardano con sufficienza, in nome di non si sa quale concetto di naturalità.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>buongiorno, come fratello di una persona con disabilità gravissima mi stupisco sempre dell&#8217;approssimazione di chi ancora parla di &#8220;adesione acritica alla diagnosi prenatale&#8221;. il problema reale è l&#8217;adesione, questa sì acritica, a un modello che vede nel portatore di disabiltà reale, e non quello che potrebbe venire al mondo, un oggetto di politiche compassionevoli e non capace di diritti individuali. questo si traduce in una vita spesa alla ricerca affannosa di sostegni e a combattere con amministrazioni pubbliche ad ogni livello. consiglio a chi non la conoscesse l&#8217;ultima pubblicazione di marta nussbaum, &#8220;giustizia sociale e dignità umana&#8221;, anche per le interessanti implicazoini con il pensiero femminista. quanto alle paure della medicalizzazione della maternità e della salute in genere, presto sarà una delle cose che, se non si invertirà la tendenza delle spending rewiew, sarà una cosa che un giorno potremmo rimpiangere. avevo letto a fine 2012 sul corriere del veneto, una notizia significativa: nella regione del nord est, nei nuovi prontuari per un grave tumore metastatico della mammella, la prescrizione di un farmaco specifico viene riservata alle donne over 65 anni, anche contro il parere degli oncologi che considerano il farmaco generico proposto in alternativa, meno efficace e con effetti collaterali più pesanti. provate a parlare con una ginecologa di un ospedale pubblico non solo del centro sud e vedrete la fatica per garantire quei sostegni che alcuni guardano con sufficienza, in nome di non si sa quale concetto di naturalità.</p>
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		<title>
		Di: lalipperini		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/io-moltiplichero-grandemente-le-tue-pene/comment-page-1/#comment-132088</link>

		<dc:creator><![CDATA[lalipperini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Jan 2013 12:31:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Esistono tante verità e sono tutte importanti è senz&#039;altro frase da incorniciare. Per questo, anche alle poche (non così poche) righe di un quotidiano è giusto chiedere di dar conto di tante possibilità. Nessuno si è sognato di dire, qui, che una scelta è migliore dell&#039;altra. Purché sia davvero una scelta: purché, ovvero, esistano quei servizi e quelle possibilità (epidurale, fecondazione assistita) a disposizione delle madri e dei padri. Finché questo non c&#039;è, nessuna scelta libera è possibile, non fino in fondo.
Ps. Lippe?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Esistono tante verità e sono tutte importanti è senz&#8217;altro frase da incorniciare. Per questo, anche alle poche (non così poche) righe di un quotidiano è giusto chiedere di dar conto di tante possibilità. Nessuno si è sognato di dire, qui, che una scelta è migliore dell&#8217;altra. Purché sia davvero una scelta: purché, ovvero, esistano quei servizi e quelle possibilità (epidurale, fecondazione assistita) a disposizione delle madri e dei padri. Finché questo non c&#8217;è, nessuna scelta libera è possibile, non fino in fondo.<br />
Ps. Lippe?</p>
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		<title>
		Di: Paolo1984		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/io-moltiplichero-grandemente-le-tue-pene/comment-page-1/#comment-132087</link>

		<dc:creator><![CDATA[Paolo1984]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Jan 2013 12:24:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Emy, è positivo che tu dica &quot;può&quot; e non deve&quot;...se pensi che il dolore fisico del parto ti sia stato utile bene..qui nessuno vuole vietare il parto naturale..a me interessa che chi vuole partorire in ospedale possa farlo in sicurezza e che i medici non rifiutino per motivi ideologici di fare l&#039;epidurale a chi la chiede]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Emy, è positivo che tu dica &#8220;può&#8221; e non deve&#8221;&#8230;se pensi che il dolore fisico del parto ti sia stato utile bene..qui nessuno vuole vietare il parto naturale..a me interessa che chi vuole partorire in ospedale possa farlo in sicurezza e che i medici non rifiutino per motivi ideologici di fare l&#8217;epidurale a chi la chiede</p>
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		<title>
		Di: emy		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/io-moltiplichero-grandemente-le-tue-pene/comment-page-1/#comment-132086</link>

		<dc:creator><![CDATA[emy]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Jan 2013 11:52:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Io sono femminista (e cara Lipperini ti apprezzo da sempre). Detto ciò, vorrei raccontare una cosa: io HO PARTORITO CON DOLORE -  e tanto, in un modo che non auguro a nessuno. Dopo varie ore di travaglio ho implorato un cesareo che per fortuna non mi hanno fatto; la faccenda è andata avanti per 14 ore, seguite da un parto di 45 minuti, stavo così male che se mi avessero detto che il bambino era morto non mi sarebbe importato. Eppure, quando è nato, e sono uscita da quel delirio, mi sono rea conto di avere vissuto un&#039;iniziazione, una cosa che mi ha tolto la paura di morire. Da allora sono molto più critica sulla medicalizzazione dei parti (anche se non consiglierei di far le cose in casa e di sottovalutare i rischi): parlo dell&#039;eccesso di cesarei e della mistica dei parti indolori: giusto che chi ha paura possa ricorrere a tutti i sistemi possibili per salvaguardarsi, ma devo dire che per la mia esperienza si il dolore può avere un senso; può essere un&#039;esperienza evolutiva. Non dico che lo sia: può esserlo; stiamo attente a non buttare via tutto, esistono tante verità e sono tutte importanti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Io sono femminista (e cara Lipperini ti apprezzo da sempre). Detto ciò, vorrei raccontare una cosa: io HO PARTORITO CON DOLORE &#8211;  e tanto, in un modo che non auguro a nessuno. Dopo varie ore di travaglio ho implorato un cesareo che per fortuna non mi hanno fatto; la faccenda è andata avanti per 14 ore, seguite da un parto di 45 minuti, stavo così male che se mi avessero detto che il bambino era morto non mi sarebbe importato. Eppure, quando è nato, e sono uscita da quel delirio, mi sono rea conto di avere vissuto un&#8217;iniziazione, una cosa che mi ha tolto la paura di morire. Da allora sono molto più critica sulla medicalizzazione dei parti (anche se non consiglierei di far le cose in casa e di sottovalutare i rischi): parlo dell&#8217;eccesso di cesarei e della mistica dei parti indolori: giusto che chi ha paura possa ricorrere a tutti i sistemi possibili per salvaguardarsi, ma devo dire che per la mia esperienza si il dolore può avere un senso; può essere un&#8217;esperienza evolutiva. Non dico che lo sia: può esserlo; stiamo attente a non buttare via tutto, esistono tante verità e sono tutte importanti.</p>
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		<title>
		Di: franca lukke		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/io-moltiplichero-grandemente-le-tue-pene/comment-page-1/#comment-132085</link>

		<dc:creator><![CDATA[franca lukke]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Jan 2013 11:46:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Come qualcuna propone negli ultimi post che precedono, converrebbe fare un po’ di ordine e uno sforzo riflessivo perché gli argomenti sono ricchi, complessi e toccano nel vivo donne e uomini. Se anche il primo impulso è quello di polemizzare, di vedere subito messa in discussione la propria scelta e la propria immagine, di esprimersi con livore perché si tratta di questioni etiche ed esistenziali che ci scuotono identitariamente, è meglio controllarsi e riconoscere che la foga non serve per pensare e cercare.
La prima distinzione da fare, come già ha ripetuto Lippe, è che quella di Trinci è solo una segnalazione di poche righe sul quotidiano: genere che di per sé non è adatto a entrare nel merito di temi complessi. Non ci si riesce a fare un’idea di chi e di che cosa abbia scritto sul n della rivista quindi bisogna leggerselo, dato l’argomento decisivo in epoca di biopolitica, bioetica e tecno-domìni. Le autrici sono professioniste legate al mondo della maternità ed è meglio verificare di persona se le loro posizioni siano ideologiche o meno  e quale quadro generale dello stato dell’arte presentino.
Detto ciò, riconosciamolo dai: c’è moltissimo da pensare, da dire, da desiderare sui modi in cui oggi nasciamo, muoriamo, ci ammaliamo e curiamo, siamo madri e figli. Proprio perché c’è la tecnologia e c’è tutto l’inedito della nostra epoca più che gridare una piccola viscerale verità bisogna riflettere assieme. Non possiamo essere pigri, né lente, né paurosi ma leggiamo, pensiamo, fatichiamo un po’ per articolare il pensiero. Soprattutto su questi argomenti che ci toccano nella carne e nelle scelte esistenziali decisive. Perché questa furia polemica circa i modi del parto? Proprio in questi aspetti residuali, carnali, si collocano i conflitti etici e culturali più creativi e importanti. Ad esempio perché non ricordarci che l’immagine sociale delle donne era così fragile fino a ieri, che parlare pubblicamente e articolatamente di queste cose  è una pratica recente e da mettere a punto? Il parto, la cura del neonato, la gestazione sono state a lungo questioni estranee al mondo della speculazione, della rappresentazione, del dibattito delle idee. Erano lo sporco lavoro di cura che si perde nella schiuma della storia e invece adesso possiamo discuterne e farne oggetto di filosofia, politica, creatività. Perché non mettere assieme la ricerca etica e culturale con quella scientifica? Fare la fatica di interpretare i numeri e le parole della scienza, discernendo l’ideologia, l’economia, l’immaginario, la politica, la filosofia? Non possiamo ignorare le acquisizioni della scienza sul ruolo formativo decisivo che hanno la vita intrauterina e le modalità della nascita. La Arendt usa filosoficamente una verità fisiologica. E moltissime narrazioni comuni e della psicoanalisi ci dicono come il parto sia un evento capitale per una donna, che effetti di scoperta crescita benessere o malessere ha su di lei. Osiamo di più, riguardo il percorso nascita così come riguardo le forme delle città, delle economie, delle istituzioni.
Davvero mi pare che né la Trinci né Gli asini, dicano che diagnosi prenatale o procreazione assistita sono sì o no, bene o male e sparino giudizi calpestando la vita concreta delle persone. Anzi se leggerete la rivista troverete tanti interrogativi e grandi delicatezze. E mi pare anche che nessuna e nessuno pensi davvero che il modo unico o migliore di partorire sia quello che si vede nei reality americani, nelle stanzette ipertecnologiche e affollate del grande ospedale. Possiamo avere molto più benessere, giustizia bellezza di così in tutto, anche nel parto che comunque è fondativo e decisivo per chi nasce e per la donna che partorisce e negarlo non serve anche se tanti distinguo sono necessari. Perché il massimo supporto della tecnologia deve essere in conflitto con la nostra crescita di individui e società dal punto di vista culturale? È un problema come sempre di risorse e utilizzo della ricchezza, ma se ci fosse vero benessere le donne e i neonati potrebbero avere il massimo della cura e anche un ambiente rispettoso, prossimo all’ideale, per un omento così importante. Cosa dice la scienza al proposito, si sono chiesti Gli asini? Come si può essere informate, come si può essere responsabili, supportate, aiutate e preparate a vivere la nascita? Sono questioni importanti per noi e per il nostro futuro. Le paure e le aspettative di una donna incinta nascono nella sua storia familiare tanto quanto nel complesso di rappresentazioni sociali diffuse che incontra nella sua storia. Lo stesso accade a chi si ammala o a chi si trova a educare i figli o a cercare, scegliere, accettare un lavoro. Non chiediamo a poche righe di un articolo di segnalazione di affrontare tutti questi argomenti. Magari alcune espressioni erano sbagliate, magari non è giusto essere sbrigative sul tema del dolore nel parto: c’è tutta una cultura e un mondo di riflessioni da fare e scoprire sul tema. L’epidurale deve essere un diritto garantito e smepre più perfezionato e nessuna deve essere giudicata per la sua scelta. Altrettanto avremmo diritto ai mezzi che ci sono per conoscere, controllare, vivere questo dolore se lo vogliamo, se crediamo per mille motivi.  Ci sono modi di respirare, ginnastiche, visualizzazioni, situazioni concrete di assistenza durante il travaglio in posizione libera che lo riducono enormemente e per tanti aspetti è utile. Dire questo cosa toglie al fatto che per alcune di noi è meglio avere l’anestesia? Però c’è ancora da parlarne e cercare, senza voler attentare all’autodeterminazione delle donne che ci è carissima e irrinunciabile, sopra a tutto. Ma non si può buttare tutto solo in autoffermazione e difesa del proprio, perché c’è in ballo un modo di organizzare la conoscenza e le risorse che riguarda il complesso della nostra vita odierna e la sua dimensione politica nel senso più alto del termine. Anche dire che il dolore prepara alla fatica essere genitori è di certo un’espressione poco, anzi pochissimo, felice. Però non ci può impedire di pensare e discutere del fatto che tante persone arrivano oggi alla maternità e paternità senza sapere che fatica comporta accudire bene un bebè in un mondo organizzato quanto a tempi, case e lavori come il nostro. Adesso partirà un’altra raffica di grida o meglio sarebbe affrontare la fatica  di un ragionamento su cosa vuol dire accudire ed educare nei primi mesi di vita, sui conflitti, le bellezze, le assurdità che ci propone? Da Lippe ce n’è di lavoro e tu ci metti del buono, e Gli asini pure e tante e tanti altri anche, grazie, ciao Franca]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come qualcuna propone negli ultimi post che precedono, converrebbe fare un po’ di ordine e uno sforzo riflessivo perché gli argomenti sono ricchi, complessi e toccano nel vivo donne e uomini. Se anche il primo impulso è quello di polemizzare, di vedere subito messa in discussione la propria scelta e la propria immagine, di esprimersi con livore perché si tratta di questioni etiche ed esistenziali che ci scuotono identitariamente, è meglio controllarsi e riconoscere che la foga non serve per pensare e cercare.<br />
La prima distinzione da fare, come già ha ripetuto Lippe, è che quella di Trinci è solo una segnalazione di poche righe sul quotidiano: genere che di per sé non è adatto a entrare nel merito di temi complessi. Non ci si riesce a fare un’idea di chi e di che cosa abbia scritto sul n della rivista quindi bisogna leggerselo, dato l’argomento decisivo in epoca di biopolitica, bioetica e tecno-domìni. Le autrici sono professioniste legate al mondo della maternità ed è meglio verificare di persona se le loro posizioni siano ideologiche o meno  e quale quadro generale dello stato dell’arte presentino.<br />
Detto ciò, riconosciamolo dai: c’è moltissimo da pensare, da dire, da desiderare sui modi in cui oggi nasciamo, muoriamo, ci ammaliamo e curiamo, siamo madri e figli. Proprio perché c’è la tecnologia e c’è tutto l’inedito della nostra epoca più che gridare una piccola viscerale verità bisogna riflettere assieme. Non possiamo essere pigri, né lente, né paurosi ma leggiamo, pensiamo, fatichiamo un po’ per articolare il pensiero. Soprattutto su questi argomenti che ci toccano nella carne e nelle scelte esistenziali decisive. Perché questa furia polemica circa i modi del parto? Proprio in questi aspetti residuali, carnali, si collocano i conflitti etici e culturali più creativi e importanti. Ad esempio perché non ricordarci che l’immagine sociale delle donne era così fragile fino a ieri, che parlare pubblicamente e articolatamente di queste cose  è una pratica recente e da mettere a punto? Il parto, la cura del neonato, la gestazione sono state a lungo questioni estranee al mondo della speculazione, della rappresentazione, del dibattito delle idee. Erano lo sporco lavoro di cura che si perde nella schiuma della storia e invece adesso possiamo discuterne e farne oggetto di filosofia, politica, creatività. Perché non mettere assieme la ricerca etica e culturale con quella scientifica? Fare la fatica di interpretare i numeri e le parole della scienza, discernendo l’ideologia, l’economia, l’immaginario, la politica, la filosofia? Non possiamo ignorare le acquisizioni della scienza sul ruolo formativo decisivo che hanno la vita intrauterina e le modalità della nascita. La Arendt usa filosoficamente una verità fisiologica. E moltissime narrazioni comuni e della psicoanalisi ci dicono come il parto sia un evento capitale per una donna, che effetti di scoperta crescita benessere o malessere ha su di lei. Osiamo di più, riguardo il percorso nascita così come riguardo le forme delle città, delle economie, delle istituzioni.<br />
Davvero mi pare che né la Trinci né Gli asini, dicano che diagnosi prenatale o procreazione assistita sono sì o no, bene o male e sparino giudizi calpestando la vita concreta delle persone. Anzi se leggerete la rivista troverete tanti interrogativi e grandi delicatezze. E mi pare anche che nessuna e nessuno pensi davvero che il modo unico o migliore di partorire sia quello che si vede nei reality americani, nelle stanzette ipertecnologiche e affollate del grande ospedale. Possiamo avere molto più benessere, giustizia bellezza di così in tutto, anche nel parto che comunque è fondativo e decisivo per chi nasce e per la donna che partorisce e negarlo non serve anche se tanti distinguo sono necessari. Perché il massimo supporto della tecnologia deve essere in conflitto con la nostra crescita di individui e società dal punto di vista culturale? È un problema come sempre di risorse e utilizzo della ricchezza, ma se ci fosse vero benessere le donne e i neonati potrebbero avere il massimo della cura e anche un ambiente rispettoso, prossimo all’ideale, per un omento così importante. Cosa dice la scienza al proposito, si sono chiesti Gli asini? Come si può essere informate, come si può essere responsabili, supportate, aiutate e preparate a vivere la nascita? Sono questioni importanti per noi e per il nostro futuro. Le paure e le aspettative di una donna incinta nascono nella sua storia familiare tanto quanto nel complesso di rappresentazioni sociali diffuse che incontra nella sua storia. Lo stesso accade a chi si ammala o a chi si trova a educare i figli o a cercare, scegliere, accettare un lavoro. Non chiediamo a poche righe di un articolo di segnalazione di affrontare tutti questi argomenti. Magari alcune espressioni erano sbagliate, magari non è giusto essere sbrigative sul tema del dolore nel parto: c’è tutta una cultura e un mondo di riflessioni da fare e scoprire sul tema. L’epidurale deve essere un diritto garantito e smepre più perfezionato e nessuna deve essere giudicata per la sua scelta. Altrettanto avremmo diritto ai mezzi che ci sono per conoscere, controllare, vivere questo dolore se lo vogliamo, se crediamo per mille motivi.  Ci sono modi di respirare, ginnastiche, visualizzazioni, situazioni concrete di assistenza durante il travaglio in posizione libera che lo riducono enormemente e per tanti aspetti è utile. Dire questo cosa toglie al fatto che per alcune di noi è meglio avere l’anestesia? Però c’è ancora da parlarne e cercare, senza voler attentare all’autodeterminazione delle donne che ci è carissima e irrinunciabile, sopra a tutto. Ma non si può buttare tutto solo in autoffermazione e difesa del proprio, perché c’è in ballo un modo di organizzare la conoscenza e le risorse che riguarda il complesso della nostra vita odierna e la sua dimensione politica nel senso più alto del termine. Anche dire che il dolore prepara alla fatica essere genitori è di certo un’espressione poco, anzi pochissimo, felice. Però non ci può impedire di pensare e discutere del fatto che tante persone arrivano oggi alla maternità e paternità senza sapere che fatica comporta accudire bene un bebè in un mondo organizzato quanto a tempi, case e lavori come il nostro. Adesso partirà un’altra raffica di grida o meglio sarebbe affrontare la fatica  di un ragionamento su cosa vuol dire accudire ed educare nei primi mesi di vita, sui conflitti, le bellezze, le assurdità che ci propone? Da Lippe ce n’è di lavoro e tu ci metti del buono, e Gli asini pure e tante e tanti altri anche, grazie, ciao Franca</p>
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