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	Commenti a: IONONLEGGOSAGGI	</title>
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	<description>di Loredana Lipperini</description>
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		<title>
		Di: ElenaElle		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[ElenaElle]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Mar 2015 11:07:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Diffidare di chi vuole convertire alla lettura i non lettori!
Sono molto perplessa su questa iniziativa e condivido nel complesso l&#039;intervento di Maurizio. Poi l&#039;elenco dei libri proposti è piuttosto triste. Mettiamo Vitali? Benissimo, piace anche ai lettori forti, ma scegliamo un titolo migliore. Vogliamo la Mazzantini? Figurarsi, ma allora scegliamo meglio. Stesso discorso vale per De Carlo e soprattutto Pennac.
Lo so che sui gusti di lettura si può discutere all&#039;infinito. Ma è proprio il principio che non mi convince. Fare una lista di titoli appetibili.
O sarà che il sito web con l&#039;appello a diventare messaggeri del libro mi ricorda in modo inquietante le sentinelle in piedi...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Diffidare di chi vuole convertire alla lettura i non lettori!<br />
Sono molto perplessa su questa iniziativa e condivido nel complesso l&#8217;intervento di Maurizio. Poi l&#8217;elenco dei libri proposti è piuttosto triste. Mettiamo Vitali? Benissimo, piace anche ai lettori forti, ma scegliamo un titolo migliore. Vogliamo la Mazzantini? Figurarsi, ma allora scegliamo meglio. Stesso discorso vale per De Carlo e soprattutto Pennac.<br />
Lo so che sui gusti di lettura si può discutere all&#8217;infinito. Ma è proprio il principio che non mi convince. Fare una lista di titoli appetibili.<br />
O sarà che il sito web con l&#8217;appello a diventare messaggeri del libro mi ricorda in modo inquietante le sentinelle in piedi&#8230;</p>
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		Di: Maurizio		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Mar 2015 09:24:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Io sono sempre perplesso quando si parla di &quot;educazione alla lettura&quot;. Si presuppone, in qualche modo, una missione evangelizzatrice non troppo diversa dal proselitismo religioso. E&#039; una contraddizione in cui incorro anch&#039;io: sono convinto anch&#039;io, infatti, che chi non legge perda una parte importantissima della vita e che sarebbe bello se tutti provassero questo piacere; e credo, anche, che si tratti di un&#039;attività che rende le persone migliori. Ma non è, in fondo, la stessa cosa che dicono quelli che vogliono convertirti a una qualche religione? E allora forse serve una riflessione. Intanto, perché sarebbe bene che ci fossero più lettori? Sicuramente per ragioni commerciali e di fatturato, ma per questo vanno bene anche le barzellette di Totti. E poi, quello che più interessa a me e, immagino, alla grande maggioranza delle persone che frequentano questo blog, per far sì che chi scrive (edita, pubblica, ecc.) possa vivere del suo lavoro e che quindi chi ha vero talento possa più facilmente produrre lavori di grande qualità. Ma per raggiungere questo secondo scopo, che purtroppo con il primo fa quasi sempre a pugni, secondo me si deve lavorare con i bambini. Non “sui” bambini, ma “con”. Proponendo, e non imponendo. Slogan facile, ma difficilissimo da mettere in pratica. La lettura, però, è per sua natura libertà e non credo si possa “convertire” qualcuno in modo coercitivo, o anche soltanto proponendo una ricompensa: ottenere crediti universitari, ad esempio. Impossibile, poi, secondo me, mettere in grado schiere di quarantenni che non abbiano mai letto un libro di apprezzare non dico - che ne so - Musil, ma anche la letteratura popolare di buona qualità. In questo caso, effettivamente, la leva motivazionale potrebbe essere uno strumento migliore: libri per soddisfare curiosità scientifiche, personali, per approfondire certe tematiche. Ma in questo c&#039;è, fortissima, la concorrenza della rete: se mi punge vaghezza di sapere chi fosse la regina Vittoria e non sono abituato a sorbirmi due o trecento pagine a stampa vado su Wikipedia, e in un  quarto d&#039;ora la mia curiosità sarà soddisfatta. Male, certamente, con buchi ed errori, ma tanto non ci devo mica tenere una lezione, sulla regina Vittoria. Ma qui si aprono infinite riflessioni, difficili da fare tutte insieme. E’ difficile negare, ad esempio, che oggi la maggior parte della gente legga (e scriva) più di ieri, proprio per la frequentazione della rete; così come è difficile negare che molta della roba che viene letta in rete sia scadente, scritta in pessimo italiano, zeppa di errori (e di livori). Non tutta, però, perché anche la rete offre dei contenuti (e dei contenitori) di altissimo livello. Quindi cos’è che vogliamo salvare? In fondo le storie ci raggiungono ancora, magari in forme diverse dal libro, e sospetto che troveranno sempre il modo di raggiungerci. Raccontare (e ascoltare) storie è una delle attività che fanno degli esseri umani ciò che sono da molte decine di migliaia di anni e trovo difficile ipotizzare che un giorno si smetterà di farlo. Probabilmente, vogliamo salvare due cose: l’oggetto libro, che a  molti di noi (me compreso) pare insostituibile nonostante si sia perfettamente in grado di apprezzare gli altri mezzi con cui le storie possono raggiungerci; e la possibilità di guadagnarsi da vivere scrivendo (ed editando, pubblicando, ecc.), perché se questo non fosse più possibile si perderebbe un patrimonio immenso di conoscenza accumulato in secoli di stampa e la qualità di ciò che viene pubblicato non potrebbe non risentirne; e, anche se ai cultori del mercato sembra interessare poco, un sacco di gente preparata finirebbe (sta finendo) per strada. Purtroppo quello che sta succedendo nel mondo dell’editoria e la pretesa che i contenuti in rete debbano essere gratuiti sta rendendo molto reale la possibilità di un mondo in cui non sarà possibile, di professione, fare lo scrittore. Anzi, quel mondo è già qui. Come se ne esca io non lo so, ma la storia dei 24 libri mi pare un tentativo molto maldestro, per tutto quello che (in modo confuso, lo so) ho detto sopra.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Io sono sempre perplesso quando si parla di &#8220;educazione alla lettura&#8221;. Si presuppone, in qualche modo, una missione evangelizzatrice non troppo diversa dal proselitismo religioso. E&#8217; una contraddizione in cui incorro anch&#8217;io: sono convinto anch&#8217;io, infatti, che chi non legge perda una parte importantissima della vita e che sarebbe bello se tutti provassero questo piacere; e credo, anche, che si tratti di un&#8217;attività che rende le persone migliori. Ma non è, in fondo, la stessa cosa che dicono quelli che vogliono convertirti a una qualche religione? E allora forse serve una riflessione. Intanto, perché sarebbe bene che ci fossero più lettori? Sicuramente per ragioni commerciali e di fatturato, ma per questo vanno bene anche le barzellette di Totti. E poi, quello che più interessa a me e, immagino, alla grande maggioranza delle persone che frequentano questo blog, per far sì che chi scrive (edita, pubblica, ecc.) possa vivere del suo lavoro e che quindi chi ha vero talento possa più facilmente produrre lavori di grande qualità. Ma per raggiungere questo secondo scopo, che purtroppo con il primo fa quasi sempre a pugni, secondo me si deve lavorare con i bambini. Non “sui” bambini, ma “con”. Proponendo, e non imponendo. Slogan facile, ma difficilissimo da mettere in pratica. La lettura, però, è per sua natura libertà e non credo si possa “convertire” qualcuno in modo coercitivo, o anche soltanto proponendo una ricompensa: ottenere crediti universitari, ad esempio. Impossibile, poi, secondo me, mettere in grado schiere di quarantenni che non abbiano mai letto un libro di apprezzare non dico &#8211; che ne so &#8211; Musil, ma anche la letteratura popolare di buona qualità. In questo caso, effettivamente, la leva motivazionale potrebbe essere uno strumento migliore: libri per soddisfare curiosità scientifiche, personali, per approfondire certe tematiche. Ma in questo c&#8217;è, fortissima, la concorrenza della rete: se mi punge vaghezza di sapere chi fosse la regina Vittoria e non sono abituato a sorbirmi due o trecento pagine a stampa vado su Wikipedia, e in un  quarto d&#8217;ora la mia curiosità sarà soddisfatta. Male, certamente, con buchi ed errori, ma tanto non ci devo mica tenere una lezione, sulla regina Vittoria. Ma qui si aprono infinite riflessioni, difficili da fare tutte insieme. E’ difficile negare, ad esempio, che oggi la maggior parte della gente legga (e scriva) più di ieri, proprio per la frequentazione della rete; così come è difficile negare che molta della roba che viene letta in rete sia scadente, scritta in pessimo italiano, zeppa di errori (e di livori). Non tutta, però, perché anche la rete offre dei contenuti (e dei contenitori) di altissimo livello. Quindi cos’è che vogliamo salvare? In fondo le storie ci raggiungono ancora, magari in forme diverse dal libro, e sospetto che troveranno sempre il modo di raggiungerci. Raccontare (e ascoltare) storie è una delle attività che fanno degli esseri umani ciò che sono da molte decine di migliaia di anni e trovo difficile ipotizzare che un giorno si smetterà di farlo. Probabilmente, vogliamo salvare due cose: l’oggetto libro, che a  molti di noi (me compreso) pare insostituibile nonostante si sia perfettamente in grado di apprezzare gli altri mezzi con cui le storie possono raggiungerci; e la possibilità di guadagnarsi da vivere scrivendo (ed editando, pubblicando, ecc.), perché se questo non fosse più possibile si perderebbe un patrimonio immenso di conoscenza accumulato in secoli di stampa e la qualità di ciò che viene pubblicato non potrebbe non risentirne; e, anche se ai cultori del mercato sembra interessare poco, un sacco di gente preparata finirebbe (sta finendo) per strada. Purtroppo quello che sta succedendo nel mondo dell’editoria e la pretesa che i contenuti in rete debbano essere gratuiti sta rendendo molto reale la possibilità di un mondo in cui non sarà possibile, di professione, fare lo scrittore. Anzi, quel mondo è già qui. Come se ne esca io non lo so, ma la storia dei 24 libri mi pare un tentativo molto maldestro, per tutto quello che (in modo confuso, lo so) ho detto sopra.</p>
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		Di: k.		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[k.]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Mar 2015 21:18:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Certo  che la lettura è scaturita da una &quot;motivazione&quot;,  ma va tenuto conto che l&#039;iniziativa è rivolta a &quot;non lettori&quot; che quindi vanno anche &quot;educati alla lettura&quot; a saperne  gustare le  potenzialità espressive e anche  creative. Il  romanzo crederei che in qualche modo esprima al  meglio queste potenzialità della scrittura,  che  appunto non sono solo quelle descrittive o di testimonianza  dei saggi, e in un struttura  forse più accessibile rispetto alla poesia. Se l’aie, come scrive laterza,  per prima cosa doveva pensare alla “motivazione”, allora  mgari dovevano stampare  e distribuire gratuitamente dugentoquarantamila calendari di blenrodrighez e qualgheduno di frate indovino.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Certo  che la lettura è scaturita da una &#8220;motivazione&#8221;,  ma va tenuto conto che l&#8217;iniziativa è rivolta a &#8220;non lettori&#8221; che quindi vanno anche &#8220;educati alla lettura&#8221; a saperne  gustare le  potenzialità espressive e anche  creative. Il  romanzo crederei che in qualche modo esprima al  meglio queste potenzialità della scrittura,  che  appunto non sono solo quelle descrittive o di testimonianza  dei saggi, e in un struttura  forse più accessibile rispetto alla poesia. Se l’aie, come scrive laterza,  per prima cosa doveva pensare alla “motivazione”, allora  mgari dovevano stampare  e distribuire gratuitamente dugentoquarantamila calendari di blenrodrighez e qualgheduno di frate indovino.</p>
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		<title>
		Di: Alessandro Borri		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/iononleggosaggi/comment-page-1/#comment-138300</link>

		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Borri]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Mar 2015 12:32:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[E la poesia? E la letteratura teatrale? E basta con la dittatura del romanzo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E la poesia? E la letteratura teatrale? E basta con la dittatura del romanzo.</p>
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		<title>
		Di: Sari		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sari]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Mar 2015 12:17:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Chi non ha dimestichezza con la lettura, trova più semplice comperare un romanzo e quella storia  &quot;altra&quot; che rappresenta. Se, come lei dice, qualcuno viene stimolato a leggere altro di appassionante, ecco che anche un Odifreddi diventa un narratore di storie affascinanti, come e più di un romanzo d&#039;avventure.
Gli editori, a mio parere, con le loro iniziative non intendono incentivare la lettura ma fare cassa... che di questi tempi è cosa capibile.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Chi non ha dimestichezza con la lettura, trova più semplice comperare un romanzo e quella storia  &#8220;altra&#8221; che rappresenta. Se, come lei dice, qualcuno viene stimolato a leggere altro di appassionante, ecco che anche un Odifreddi diventa un narratore di storie affascinanti, come e più di un romanzo d&#8217;avventure.<br />
Gli editori, a mio parere, con le loro iniziative non intendono incentivare la lettura ma fare cassa&#8230; che di questi tempi è cosa capibile.</p>
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		<title>
		Di: diamonds		</title>
		<link>https://www.lipperatura.it/iononleggosaggi/comment-page-1/#comment-138298</link>

		<dc:creator><![CDATA[diamonds]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Mar 2015 09:08:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Tra i servizi sociali previsti per espiare pene alternative bisognerebbe inserire la lettura di libri scelti secondo un sorteggio integrale in un paniere scelto da lettori forti in cui restano fuori le faide editoriali.Qualsiasi riferimento all`ipotesi che molti di quei libri della pregevole iniziativa danneggino la causa e` puramente voluta]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tra i servizi sociali previsti per espiare pene alternative bisognerebbe inserire la lettura di libri scelti secondo un sorteggio integrale in un paniere scelto da lettori forti in cui restano fuori le faide editoriali.Qualsiasi riferimento all`ipotesi che molti di quei libri della pregevole iniziativa danneggino la causa e` puramente voluta</p>
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